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TITOLO: Teorema del PCI sullo stadio

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 1990

 

Il teorema del PCI sullo stadio.


Quando si è governato per 10 anni dominati dal terrore che qualcuno rubasse, che qualche comportamento potesse far sospettare che qualcuno rubasse, che qualche comportamento potesse far sospettare che qualcuno potesse sospettare etc. etc. .....si viene "marcati".
Alla fine si sospetta comunque di qualunque cosa e per evitare ogni ombra di sospetto e di sospetto di sospetto, si fa la cosa più sicura: non si fa nulla.
Se non si fa nulla non si è sospettabili di niente.
Questa idea ne implica, per simmetria, un'altra che si insinua nell'inconscio ed è che....chi fa qualcosa è comunque sospettabile.
Da qui alla sicura convinzione che chi fa è mosso da motivi abbietti, il passo è breve: impedire di fare vuol dire impedire di rubare ed è quindi un sacrosanto impegno.
Si tratta solo di dimostrare la tesi assunta: il "teorema".
Nel caso dello stadio nuovo il teorema del PCI ha imperversato lungo tutto il percorso: ogni risvolto dell'iter decisionale e amministrativo è stato sistematicamente avvelenato da questo atteggiamento che ha impedito qualunque visione strategica e di opposizione costruttiva.
Ovviamente il teorema si applica specificamente agli altri perché essendo il PCI un partito storicamente connotato da "diversità" è automaticamente esente da qualunque sospetto e da qualsivoglia sospetto di sospetto di sospetto.
Alcuni episodi sono stati emblematici di questa gabbia e può essere utile ricordarli: sono quelli sui quali si impostò la battaglia in Consiglio Comunale la notte del 3 Aprile 1989 quando il PCI arrivò alla spudoratezza di chiedere la seduta segreta per montare il 'processo' agli assessori Matteoli e Galasso.
La pubblicità.
Il PCI con il direttore di Tuttosport Dardanello, il direttore della Gazzetta dello Sport Cannavò, il direttore del COL Montezemolo e altri sbeffeggiano l'assessore che ha venduto "due volte" la pubblicità dei mondiali: non si preoccupano di vedere come aveva compromesso la cosa Novelli nell'83 che aveva assicurato alla FIGC con impegno personale non deliberato lo stadio libero da qualsiasi vincolo pubblicitario. Un regalo da qualche miliardo senza contropartita.
In realtà la Città ha venduto il diritto di fare pubblicità nello stadio, non il diritto sugli eventi ospitati nel medesimo, non avendo su questi alcuna competenza. Semplice e limpida distinzione che obbliga la Concessionaria a trattare con i proprietari della pubblicità come qualunque agenzia.
L'azione sconsiderata del PCI ha sostenuto la speculazione della Concessionaria e del COL su questo punto, di fatto validandola presso la stampa e l'opinione pubblica.
La fidejussione.
Il PCI ha sostenuto in Consiglio che la fidejussione da 60 miliardi consegnata dalla Concessionaria non fosse valida perché a scalare sullo stato di avanzamento. Venne smentito dalla Concessionaria e dall'Istituto emittente. Nessuna opera pubblica è stata mai garantita con fidejussione bancaria su un importo così elevato: oggi la Città oltre ad avere ancora la fidejussione per 60 miliardi è anche proprietaria delle opere realizzate. Dispone quindi di assetti per circa 120 miliardi se lo stadio vale 60 miliardi, ed ha fino ad oggi pagato 24 miliardi di lire.
L'accelerazione lavori.
Il PCI sulla base di una lettera di Carraro che chiedeva nel maggio 1987 la consegna dello stadio per l'ottobre 89 ha accusato gli assessori di "connivenza" con la Concessionaria e di aver precostituito le richieste di maggiori oneri per l'accelerazione dei lavori.
La Convenzione di Concessione era stata approvata dalla Giunta con immediata esecutività PRIMA che arrivasse la lettera di Carraro. Alla firma della Convenzione era impossibile per la Città abbreviare i tempi di consegna dell'area sulla quale insistevano ancora il campo nomadi e l'Istituto Agrario. Le richieste del COL, poco giustificate anche inizialmente, si sono poi notevolmente ridimensionate nel tempo (dovendosi adeguare alla situazione di Roma!) e oggi sono comunque cadute tutte le possibilità della Concessionaria di chiedere maggiori oneri per accelerazione dei lavori: le richieste di urgenza a suo tempo fatte sono, se non altro, servite a non avere ritardi maggiori di quelli che presumibilmente ci saranno.
I maggiori costi.
La Concessionaria dichiara sistematicamente maggiori oneri e costi e la stampa riporta queste dichiarazioni come se automaticamente le richieste della Concessionaria fossero un debito della Amministrazione. Ci sono stati obbiettivamente maggiori oneri e la Amministrazione avrebbe potuto considerarli e negoziarli con la Concessionaria per evitare inutile pressione di credito su questa e facilitare una operazione che veniva in ultima analisi a vantaggio della Pubblica Amministrazione. Non è stato possibile farlo per la debolezza della Giunta e per gli atteggiamenti forzosi della Concessionaria che a fronte della disponibilità dimostrata dalla Giunta al negoziato rilanciò la base di valutazione in modo inconsulto perdendo credibilità. Il PCI ha accusato gli assessori di disponibilità nei confronti della Concessionaria di fatto facendo il gioco di chi tentava di estromettere dal mercato torinese delle opere pubbliche un operatore esterno e scomodo.
Le opere accessorie.
Il PCI continua ad associare i costi dello stadio con i costi delle opere di strutturazione urbana circostanti: la stazione della ML3/ML9 e tutte le opere per la viabilità e per le fognature nelle immediate adiacenze dello stadio non sono costi dello stadio. Tutte le opere servono è vero allo stadio, ma servono molto di più alla Città ed erano da tempo dovute a quella specifica zona di Torino da sempre sacrificata (Mattatoio, Prigioni, Campo Nomadi, Sardigna Municipale, discariche selvagge, occupazioni abusive di suolo pubblico).
Questi sono solo alcuni dei punti che hanno caratterizzato l'opposizione del PCI sul problema stadio: la localizzazione alla Continassa avrebbe dovuto essere sostenuta da un Partito che ha sempre dichiarato di essere per la riqualificazione delle periferie urbane e per il decongestionamento del territorio. Invece il PCI per sostenere in linea strumentale la localizzazione a Grugliasco (sindaco PCI e grande impresa delle Cooperative Rosse per il Supermercato adiacente al sito ipotizzato per il nuovo stadio) ha sempre mantenuto una opposizione feroce alla Continassa mobilitandosi in tutte le circoscrizioni e in particolare quella interessata (presidente PCI) che rischiò la crisi sul parere.
Il PCI definisce una "querimonia" dell'Assessore la tesi della riqualificazione del nuovo insediamento alla Continassa evidente nei fatti (due linee urbane tramviarie, una linea ferro-tranviaria interurbana, allargamenti di Corso Grosseto, Corso Ferrara, Via Traves e Via Druento necessaria al traffico corrente, allacciamenti alla Tangenziale Nord) sta portando nell'area nuove iniziative di servizi e di terziario e ha sensibilmente mosso il mercato immobiliare con grande vantaggio per la piccola proprietà diffusa.
Dopo cinque anni questo partito non riesce ancora a uscire dal tunnel umiliante della immobilità culturale e amministrativa degli anni 70 e opera ancora nei fatti sulla base di categorie modeste e di scarsa visione strategica, mentre a parole dichiara intenzioni di grande portata. Come quelle che portarono durante il decennio di suo governo il Palazzo di Giustizia in Piazza Adriano, il Centro Direzionale FIAT in B.go San Paolo e soffocarono l'Università in una polverizzazione di sedi nel centro storico congestionato e asfittico.
Purtroppo le categorie del PCI sono caratteristiche anche di altre forze politiche e partiti torinesi: l'avere sottovalutato questa componente conservatrice e reazionaria è stato uno dei più gravi errori politici del pentapartito 85/90.