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TITOLO: Iraq un ano dopo: e ora cosa dobbiamo pensare?

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 4 Aprile, 2004

 


L’Iraq un anno dopo:
e adesso cosa dobbiamo pensare?


Lorenzo Matteoli
22 Marzo, 2004

Tutti i valori con i quali siamo stati allevati sembrano inutili quando si deve valutare quello che succede oggi nel mondo: le guerre in Iraq e Afghanistan, la guerra a Gaza, nell’America Centrale e in Messico, i massacri e le pulizie etniche in Africa, le guerre in Tchechnia, Kashmir, Nepal … chi ha ragione e chi ha torto? Esistono poi una ragione e un torto? Che genere di soluzione può essere la guerra? E quale alternativa ci può essere?
Quale etica ci può salvare in questa situazione? Dove sono i guru? Ci sono etiche per i tempi di terrorismo e di pulizia etnica? Il “minore dei mali” è un principio accettabile?
E’ facile dire che la “guerra non è una opzione”. Non è mai stata una opzione per millenni: molto spesso la scelta non si pone nemmeno in termini di potenziale opzione. Coloro per i quali la guerra non è una opzione vengono in genere spazzati da guerre che qualcun altro ha gia’ cominciato.
Robert Fisk si pone la domanda: “E’ veramente cominciato con l’11 Settembre?” e si risponde: “No è cominciato molto prima.” (The Independent del 15 Marzo).
Il fatto è che dell’inizio nessuno si ricorda: cosi’ è da sempre.
E questo porta all’altra domanda:
“Chi ha cominciato?”
Signor Giudice, io non ricordo.
Noi siamo qui e ora e dobbiamo decidere da che parte stiamo.
Molte domande cercano risposte.
Esiste una figura e una funzione come quella del “poliziotto mondiale”? Possiamo contare sulle Nazioni Unite e sulle attuali regole di ingaggio delle N.U.? Un esercito straniero può abbattere un dittatore efferato, corrotto e sanguinario che si mantiene al potere con la tortura e i massacri di massa? Per abbatterne uno è necessario abbatterli tutti? C’e’ la possibilita’ o il diritto di scegliersi le priorita’? (del tipo: prima Saddam, poi Mugabe, … Milosevich gia’ fatto…avanti il prossimo?)

Se con la caduta del dittatore e con la liberazione della gente torturata l’esercito straniero si trova a controllare il più importante bacino di risorse petrolifere del mondo, questo cambia il valore etico dell’operazione? (oppure il dittatore gode di un diritto inalienabile di rimanere al potere solo perche’ ci sono interessi collaterali associati alla sua rimozione?). Se la guerra in Iraq è stata una “guerra per il petrolio” si può qualificare la resistenza Irakena come una “resistenza per il petrolio”? magari alimentata da diversi ed equivoci interessi stranieri?
Se era una guerra per il petrolio possiamo dire che le nazioni che vi si opponevano avevano “interessi petroliferi” diversi e magari antagonisti a quelli degli US? (cioe’ si sono opposti a una guerra per il petrolio per motivi dettati dal petrolio). Il fatto che queste nazioni (Francia, Germania, Russia) avessero interessi petroliferi diversi diminuisce il valore morale della loro opposizione alla guerra? I conflitti inter-etnici (Sunni, Kurdi, Sciiti) scantenatisi dopo la caduta di Saddam sono stati provocati solo da questa caduta o erano un problema pre-esistente che avrebbe dovuto essere affrontato, prima o poi ?
O erano invece questi conflitti una pratica corrente soffocata con la tortura dal dittatore? I metodi di controllo dei conflitti etnici erano accettabili e giustificavano il potere di Saddam Hussein? L’enorme “collateral damage” in termini di vite e beni distrutti avrebbe potuto essere un valido motivo per non fare la guerra per liberare gli Irakeni? Quanto vale la liberta’? I resistenti Irakeni sono i resti del regime poliziesco di Saddam o sono sinceri nazionalisti Irakeni che combattono per liberare il paese da un esercito invasore non voluto? O sono qualcosa di diverso ancora? L’arroganza, l’incompetenza e l’ignoranza del presidente degli Stati Uniti Bush e dei suoi generali annullano qualunque valore morale dell’operazione di “cambio del regime”? Il prezzo in vite irakene e in vite di soldati americani è un prezzo troppo alto per il “cambio di regime”? E per il petrolio?
Ci sono risposte senza “se” e senza “ma” a queste domande? Ci sono mai state risposte di questo genere a questo genere di domande?
Da dove passa la linea che divide il bene dal male? Di chi dobbiamo avere paura? Chi dovremmo sostenere? Dove possiamo fuggire?
Tutte le domande sono senza risposta se non siamo capaci di uscire dalla corazza di moralismo ipocrita con la quale ci proteggiamo e che ci impedisce di affrontare i termini reali del problema.
Per poter esprimere una qualunque valutazione su quello che sta succedendo dobbiamo chiarire due punti:
A. quella in corso è una guerra planetaria per la sopravvivenza. Il Sud del mondo contro il Nord del mondo. I ricchi e garantiti contro gli affamati e condannati.
B. ci sarebbero le risorse in termini di energia di acqua e di cibo per tutti gli abitanti del Pianeta e per un tempo sufficientemente lungo a organizzare la transizione incruenta verso un sistema in equilibrio; ma manca la volonta' e la capacita' politica di individuare e attuare le corrette strategie

La libertà non è un problema: nessuna delle parti è credibile come garante di libertà, e comunque la libertà non è una priorità per una specie condannata all’estinzione per fame. O no? Meglio morire di fame liberi o vivere schiavi?
Ma poi liberi di fare cosa?
Nessuno si avventura nella ipotesi B e ognuno pensa di combattere e di uccidere per la sua sopravvivenza: il controllo strategico del petrolio è vitale per l'economia USA. Chi investe in America senza una garanzia di almeno ventanni a venire?
Per avviare uno scenario tipo B sarebbe necessario un cambiamento radicale della strategia in essere e un cambiamento radicale del quadro di vita del Nord per consentire un futuro o una speranza di futuro al Sud.
Credibile? Dove sono i genii capaci di questa visione e capaci di indurre il cambiamento o almeno la sua intuizione concettuale? Dove sono i capi carismatici con il potere di guidare il cambiamento? Dove è la cultura capace di scegliersi e di eleggere questi capi?
Nessuno a portata di mano, nessuno all’orizzonte. L’unica luce è un canone economico falso che sancisce l'arricchimento senza fine dei ricchi e l'impoverimento senza fine dei pover: senza speranze.
Ciò che dobbiamo gestire è l’ipotesi A, quello che si sta svolgendo è uno programma di disperate guerre planetarie per la sopravvivenza di una parte della popolazione del Pianeta. In questa prospettiva si scatena tutto: WMD, avvelenamenti territoriali, assassinii politici, genocidio, pulizia etnica, terrorismo, controterrorismo, bombe sui treni, bombe sugli aerei, bambini impacchettati di dinamite e aerei che si spiaccicano sui grattacieli.


E io con chi sto?
Con l'utopa perdente! è meglio schierarsi con questa parte piuttosto che unirsi alle orde di benpensanti massacratori. Non mi piacerebbe vivere nel Nord vittorioso e tantomeno nel Sud vittorioso. Se mai si dovesse porre la scelta finale starò a Nord cercando di cambiare i benpensanti sperando in una visione diversa. Starò la dove nasce il mio DNA ideologico dove si era quasi avverato un sogno credibile di libertà e democrazia, senza fanatici ayatollah, senza dittature religiose, senza “puzzoni” di sorta, senza servi e senza padroni.
Le immagini della rabbia islamica, lo spettacolo di un popolo che dopo decenni di asservimento al potere sanguinario di Saddam, approfitta del primo minuto di liberta' per scatenarsi nei massacri interetnici e per sottomettersi a un nuovo regime di asservimento fanatico
, suggeriscono che forse la democrazia e' un privilegio non disponibile a quella cultura.
Mi dispiace per le migliaia di Irakeni e per i Marines fatti a pezzi dalle bombe e mi dispiace per i milioni di affamati nel mondo. E' difficile capire che le due parti siano onestamente convinte di cio' che fanno. Chiunque dovesse vincere il risultato sarà un incubo per la ignoranza e la cecità dei capi: ma, alla fine dei conti, è la gente che li ha votati e messi al potere. O no? Non sempre, anzi quasi mai.


Speranze?
Gli undici milioni di Spagnoli nelle strade di Madrid e delle altre città della Spagna dopo le bombe dell’11 Marzo possono indurre qualche ripensamentio nelle strategie del Nord: un successo del terrorismo? Chi non ha pianto, chi non ha fatto suo il dolore della Spagna? Ma innegabilmente a Madrid il terrorismo ha vinto, negare serve a poco. Beato il paese che non ha bisogno di eroi. Come è assurdo sperare che una Europa governata dalla sinistra sia in grado di affrontare il problema con diversi risultati: non c’è negoziato nella lotta per la sopravvivenza. La sinistra della "buona vecchia Europa" si batte per privilegi che solo la fame del terzo mondo e la "schiavitu'" della manodopera asiatica puo' garantire. Alla resa dei conti la sinistra europea sceglierà il petrolio.


Da millenni il mondo viene formato dalla violenza e dalla filosofia e quale delle due venga prima non è facile dire. La Rivoluzione Francese, quella Americana, quella Russa e tutte le altre rivoluzioni che non hanno avuto l’onore dei nostri libri di storia insegnano. I filosofi non hanno mai vinto: i loro violenti e sanguinari seguaci hanno sempre vinto per loro. Il regno della filosofia non si è mai insediato.
Chi è più responsabile per la tragedia di oggi?
Per me il Nord ricco, arrogante e sprecone ha la massima responsabilità ed è quello che più ha abbandonato i suoi principi ideali. Che ne è della Dichiarazione di Indipendenza? Della Magna Charta? Della Costituzione Americana? Del Bill of Rights? Della Liberte, Egalite, Fraternite? Della Rivoluzione Russa?
Carte sepolte sotto milioni di cadaveri, travolte da fiumi di sangue.
Continuamente evocate, senza vergogna, da leaders indegni, che in loro nome continuano a massacrare valori, ideali e popoli.
Si può onestamente condannare chi combatte per la sopravvivenza?
Domanda inutile. Risposta ovvia. Siamo in grado di affrontarla?
Il problema di oggi è fermare la carneficina, e va fatto il più presto possibile.
E’ però importante non fare confusioni: Bush non è l’ultimo bastione della libertà e della democrazia contro il terrore, i valori che oggi governano gli Stati Uniti non sono quelli della libertà e della democrazia, i terroristi non sono “freedom fighters”, l’Islam non è la sinistra, il terrorismo non è l’Islam, la democrazia non è l’Occidente, l’Europa non è la “buona vecchia Europa”, l’Islam non è la democrazia, la democrazia non è la sinistra, la sinistra non è la libertà, la destra non è la democrazia e la destra non è la libertà, e le bombe non sono ne libertà ne democrazia etc. etc….: è urgente distruggere tutte le categorie di pregiudizio che hanno dominato gli ultimi cinquanta anni di storia mondiale e ricominciare da capo. Azzerare il marasma ideologico. Il falso storico di una democrazia che e’ solo un paravento per coprire il più rapace imperialismo
Il problema è come sopravvivere al collasso planetario e sapere se la eliminazione di metà della popolazione mondiale è una condizione ineludibile di sopravvivenza. Se questa eliminazione si può gestire in quattro generazioni di controllo demografico o in dieci anni di guerre nucleari. Basta con questa truffa della guerra contro il terrorismo: questa e le prossime cento guerre saranno guerre per la sopravvivenza e per garantirsi le limitate risorse del Pianeta. Tutto il resto è una fogna moralistica e ne siamo tutti stufi. Roba che va bene per splendidi articoli radicali, per oceaniche proteste di benpensanti “no-global” mondiali e per i pacifisti con manganelli.
Ma che non ha nulla a che vedere con il vero problema.
Bisogna anche uscire dal tranello della political correctness e qualificare le cose in modo preciso: un picchiatore fascista che picchia per motivi eticamente
accettabili resta un picchiatore fascista. Come un aggressore che fa la guerra per motivi eticamente accettabili resta un aggressore....etc. L'accettabilita' delle motivazioni non riscatta il crimine.
Ma poi chi ha mai detto o scritto che la specie dei Cro Magnon debba sopravvivere per milioni di anni?
Nessuno.


Una ricetta per il breve termine?
Piano A:
Gli Stati Uniti e il fantasma della coalizione dei più o meno willing devono uscire dall’Iraq, l’Australia da East Timor e in genere tutti dovrebbero uscire da territori occupati militarmente.
Eliminato Saddam, WMD non ce ne sono, se il petrolio non è un problema, l'Iraq è competenza delle Nazioni Unite. O no?
L'Europa dovrebbe sostenere vigorosamente questa opzione.
Agli Stati Uniti manca la visione culturale per ottenere una vittoria militare in Iraq.
Le NU dovrebbero subentrare con un mandato durissimo per un numero indefinito di anni. Sciiti, Sunni e Kurdi governeranno quando saranno capaci di farlo senza massacrarsi fra di loro. Gli Stati Uniti dovrebbero pagare i costi della ricostruzione in Iraq e le NU dovrebbero essere responsabili della amministrazione dei contratti. Evirazione con ferro rovente sulla pubblica piazza dei corrotti e dei corruttori. Un tratto di civiltà islamica da recepire.
Le NU dovrebbero amministrare le risorse petrolifere dell’Iraq per il solo beneficio degli Irakeni.
Nuove regole di ingaggio per le NU: le NU dovrebbero intervenire in ogni paese dove la classe politica non è in grado di garantire la legge. Giudizio insindacabile del Segretario Generale.
Un grande piano per l’uso equilibrato delle risorse dovrebbe essere al centro della elaborazione normativa delle NU, allo scopo di prevenire la Madre di Tutte Le Guerre che sta per iniziare. Se non è già iniziata. Gli Stati Uniti dovranno capire che il sequestro di tutte le risorse non li salverà comunque dalla catastrofe.
Se il cosiddetto mondo libero non fosse capace di organizzare il piano A sopra delineato, il piano B non avrà alcun bisogno di organizzazione:
Piano B.
Il Piano B è semplice: subire le conseguenze. Lasciare che i terroristi terrorizzino e che gli antiterroristi antiterrorizzino, che i ricchi diventino più ricchi e che i poveri diventino più poveri fino alla felice estinzione di metà della popolazione mondiale. Preferibilmente la “loro” metà e non la “nostra” metà.
La metà che resta deciderà per il meglio. Ma ci sarà sempre una metà da far fuori.
Quindi, per cortesia, si cessi una volta per sempre l’ipocrita piagnisteo moralistico insopportabile e il peana stucchevole per eroi inesistenti.
Quelli che non credono nella fattibilità del Piano A, che non vogliono nemmeno provare, possono cominciare a ridere. Se trovano la storia buffa.
Ricordate le parole del Mahatma Gandhi:
“ Prima ti ignoreranno, poi rideranno di te, poi ti combatteranno e alla fine tu vincerai.”

Lorenzo Matteoli

 

Post Scriptum

Sono stato rimproverato perche' ho posto molte domande in parte retoriche e in parte no.
Porre domande è un modo per evadere la responsabilità di rispondere, mi hanno detto autorevoli amici.
Non posso non riconoscere la fondatezza del rimprovero ed ecco le mie risposte.


Domande e risposte

Chi ha ragione e chi ha torto?
Hanno ragione gli Irakeni che non vogliono ne’ Saddam, ne’ Americani.
Hanno ragione gli Americani che vogliono abbattere il regime di Saddam.
Hanno torto gli Irakeni che si massacrano fra loro.
Hanno torto gli Americani che vogliono controllare il petrolio Irakeno.
Hanno torto gli Americani che massacrano indiscriminatamente: civili, militari, insurgents, Sciiti, Kurdi, Sunniti.
Hanno torto gli Americani che impongono la democrazia con i carri armati.
Hanno torto gli Americani che non hanno capito la complessità dei problemi etnico-politici dell’Iraq.
Hanno torto gli Americani che hanno imposto personaggi criminali come Chalabi per guidare la transizione.
Hanno torto gli Americani.
Le responsabilità dell’attuale disastro sono chiaramente della amministrazione Bush/Cheney/Rumsfeld/Powell/Wolvovitz/Rice che ha iniziato una Guerra sulla base di motivazioni false, sapendo che erano false. L’unica motivazione moralmente valida, l’eliminazione di Saddam, e’ stata compromessa dall’esercito USA che si e’ alienato qualunque comprensione della popolazione Irakena con comportamenti arroganti, inutile violenza, massacri indiscriminati.

Esistono poi una ragione e un torto?
Certo: vanno saputi identificare nella nebbia di un’informazione criminalmente settaria e volutamente deviante.

Che genere di soluzione può essere la guerra?
La Guerra può essere una soluzione necessaria ed inevitabile quando i termini del conflitto sono chiari, documentati e moralmente ineccepibili.

E quale alternativa ci può essere?
L’intelligenza delle parti.

Quale etica ci può salvare in questa situazione?
Quella da sempre graniticamente vera: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Dove sono i guru?
Good question.

Ci sono etiche per i tempi di terrorismo e di pulizia etnica?
Il “minore dei mali” è un principio accettabile?

Il minore dei mali non e’ un principio accettabile, una volta iniziata la spirale terroristica, e’ quasi impossibile fermarla: vedi Irlanda, Palestina, Iskalleria…

Esiste una figura e una funzione come quella del “poliziotto mondiale”?
Certo: un paese o un consorzio di paesi rigorosamente giusti, senza interessi di sorta, adeguatamente dotati di mezzi finanziari e capaci d’intervento con eserciti responsabili può svolgere il ruolo di poliziotto mondiale.

Possiamo contare sulle Nazioni Unite e sulle attuali regole d’ingaggio delle N.U.?
No.

Un esercito straniero può abbattere un dittatore efferato, corrotto e sanguinario che si mantiene al potere con la tortura e i massacri di massa?
Si.

Per abbatterne uno è necessario abbatterli tutti?
No.

C’e’ la possibilità o il diritto di scegliersi le priorità?
Si.

Se con la caduta del dittatore e con la liberazione della gente torturata l’esercito straniero si trova a controllare il più importante bacino di risorse petrolifere del mondo, questo cambia il valore etico dell’operazione?

Certamente: ne diminuisce la credibilità e l’autorità’ morale.

Il dittatore ha un diritto inalienabile di rimanere al potere solo perché ci sono interessi collaterali associati alla sua rimozione?
No.

Se la guerra in Iraq è stata una “guerra per il petrolio” si può qualificare la resistenza Irakena come una “resistenza per il petrolio”?
Si.

Magari alimentata da diversi ed equivoci interessi stranieri?
Si

Se era una guerra per il petrolio possiamo dire che le nazioni che vi si opponevano avevano “interessi petroliferi” diversi e magari antagonisti a quelli degli US?
Si.

Il fatto che queste nazioni (Francia, Germania, Russia) avessero interessi petroliferi diversi diminuisce il valore morale della loro opposizione alla guerra?
Certamente: ne diminuisce la credibilità e l’autorità morale.

I conflitti inter-etnici (Sunniti, Kurdi, Sciiti) scatenatisi dopo la caduta di Saddam sono stati provocati solo da questa caduta o erano un problema pre-esistente che avrebbe dovuto, prima o poi, essere affrontato?
Era un problema che avrebbe dovuto essere affrontato quando furono stabiliti artificialmente i confini della regione (Iraq, Iran, Kuwait, Arabia Saudita, Siria, Giordania, Arabia Saudita) dal Foreign Office Inglese, e dal Mistero degli Affari Esteri Francese. (1920 circa). Il problema dovrà essere affrontato in un’ipotesi di pacificazione dell’intera regione.

O erano invece questi conflitti una pratica corrente soffocata con la tortura dal dittatore?
Saddam risolveva con la polizia, con il terrore e con le pulizie etniche, i conflitti tra le etnie, come faceva Tito in Jugoslavia, secondo un modello storicamente consolidato da secoli.

I metodi di controllo dei conflitti etnici erano accettabili e giustificavano il potere di Saddam Hussein?
No.

L’enorme “collateral damage” in termini di vite e beni distrutti avrebbe potuto essere un valido motivo per non fare la guerra per liberare gli Irakeni?
Si.

Quanto vale la libertà?
Non ha prezzo.

I resistenti Irakeni sono i resti del regime poliziesco di Saddam o sono sinceri nazionalisti Irakeni che combattono per liberare il paese da un esercito invasore non voluto?
Sono una alleanza di tutte le componenti cementata dal comportamento inqualificabile/criminale degli Americani.

O sono qualcosa di diverso ancora?
Non ci sono molte altre opzioni.

L’arroganza, l’incompetenza e l’ignoranza del presidente degli Stati Uniti Bush e dei suoi generali annullano qualunque valore morale dell’operazione di “cambio del regime”?
Si.

Il prezzo in vite irakene e in vite di soldati americani è un prezzo troppo alto per il “cambio di regime”?
Si a causa della incompetenza politica e militare Americana.

E per il petrolio?
Evidentemente non per Bush.

Lorenzo Matteoli
(18 Aprile 2004)