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La sconfitta Americana

La cultura di Abu Ghraib

TITOLO: Decapitazione e moralismo

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 15 Maggio 2004

 


 

Decapitazione e moralismo

Dopo le foto dei prigionieri torturati la foto della decapitazione dell’ostaggio Americano. Sembra una sequenza organizzata dalla “mano invisibile” di un grande equilibratore. Lo scandalo e l’orrore anti-americano si contrappongono allo scandalo e all’orrore anti-jihad. Uno a uno palla al centro.
Sergio Romano sul Corriere rifiuta la “contabilità dell’orrore” e la denuncia come un altro orrore.
Siamo appena all’inizio di quella che sarà una saga multi-generazionale d’orrori: dopo la prima provocazione, la prima reazione e via di seguito fino a quando fra qualche decina d’anni si perderanno il conto e la memoria e si continuerà il dialogo d’orrori e schifezze. Un po’ di torture, un po’ d’ammazzamenti, un po’ di bombe, un po’ di dinamite. Come le infinite saghe siciliane, irlandesi, palestinesi, basche. Magari con una ragionevole “escalation” di morti e di efferatezza. Occhio per occhio, due occhi per occhio, tre occhi per due occhi.
I giornali che pubblicheranno gli orrori degli Americani saranno accusati di antiamericanismo peloso quelli invece che pubblicheranno le foto degli ammazzamenti jihadisti saranno accusati di settarismo antislamico.
I filo-Americani si giustificheranno con la provocazione delle Torri Gemelle e i filo-Jihad con l’oppressione imperialista Americana. Ognuno gonfio e orgoglioso del suo untuoso moralismo giustizialista. Questa la struttura del dialogo per molti anni a venire.
Per risolvere il problema si puo’ procedere in due modi: un accordo per non pubblicare nulla, o un accordo per pubblicare tutto.
Il primo è impossibile perché ci sarà sempre qualcuno che per denaro, per tentazione settaria o per furbizia giornalara pubblicherà.
La seconda opzione è quindi l’unica praticabile: pubblicare tutto. Decapitazioni, torture, umiliazioni, massacri, corpi smembrati, cadaveri ammucchiati, fosse comuni, sventramenti, estrazioni dei bulbi oculari, taglio delle mani, dei piedi, delle orecchie, dei genitali e quant’altro di tagliabile disponibile, cadaveri appesi, bruciati, impiccati scalcianti ecc...no limits.
Qualche giornale pubblicherà, qualche giornale non pubblicherà: i direttori sceglieranno secondo le loro strategie editoriali e secondo i dettati ideologici ed etici dei relativi sponsor o padroni. I lettori sceglieranno secondo i loro gusti e le loro inclinazioni. Insomma la più ampia interpretazione della libertà d’informazione.
Una cosa sarebbe anche importante stabilire: nessuno è autorizzato ad ergersi maestro o giudice.
La contabilità dell’orrore è un altro orrore, ma la petulanza dei moralizzatori autonominati che stabiliscono, settariamente, quale orrore e quale schifezza settaria sia pubblicabile e quale no è ancora più indisponente.


Lorenzo Matteoli
15 Maggio, 2004

Post Scriptum: se la realtà non produce le fotografie d’efferatezze che i giornalisti e i loro sponsor o padroni vogliono si può sempre ricorrere alla professionalità di qualche falsificatore teatrale e organizzare una messinscena di torture e umiliazioni di vario segno e significato. Il premio va al Daily Mirror che si è fatto appioppare la patacca di un finto militare inglese con un finto fucile mitragliatore che fa finta di maltrattare con finta pipì un finto prigioniero irakeno con un finto sacco sulla testa e con finte tracce di sangue. Le finte foto sono state utilizzate da un vero Imam Sciita per incitare una folla di veri Sciiti ad attaccare i veri soldati inglesi a Bassora. La storia è molto contorta se si pensa che un vero direttore di giornale difficilmente si fa impataccare in modo cosi grossolano: l'esigenza dello sponsor di attaccare Tony Blair ha travolto ogni professionalità (ammesso che vi fosse qualcosa da travolgere in quel giornale). (lm).