ABOUT ME
CONTACT ME
ARTICLES

Bibliography
Bibliografia

TITOLO: Marchese Neri dei Principi Corsini

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE:1995

 



Nel 1344 Matteo Corsini a ventidue anni non ancora compiuti iniziava la vita del mercante avviandosi verso i centri commerciali dell'Europa del nord, dove già altri membri della sua famiglia si erano stabiliti e avevano con profitto operato fino ad allora. Egli si recò presso Lotto Stracciabendi e Giorgio di Cherchino a Londra, dove unì, alla attività finanziaria, quella di mercante di panni e di aringhe, che svolse insieme ai fratelli Duccio e Bartolomeo, da tempo operanti in Inghilterra, e Giovanni, rimasto a Firenze. Era un periodo durissimo per le imprese fiorentine che si erano trovate esposte con i loro capitali al tracollo finanziario inglese del 1343. Di tutte le famiglie fiorentine colpite dalla crisi del 1343, quella dei Corsini fu una delle prime a riprendersi. Trasferitisi a Firenze da Poggibonsi subito dopo la metà del XIII secolo, essi si erano stabiliti nella zona di Oltrarno, e precisamente nel popolo di San Felice in Piazza, ben presto, attraverso l'esercizio del commercio e dell'arte della lana, accumularono notevoli ricchezze e cominciarono a rappresentare una parte via via sempre più importante nel quadro della politica cittadina. Primo grande personaggio della famiglia fu Neri di Corsino, vissuto tra il 1244 e il 1318, otto volte priore e nel 1295 gonfaloniere di giustizia.

" Ricordanza che io Matteo figliolo che fu di Nicholò de'
Chorsini del popolo di San Filice in Piaza, mi partì di Firenze
per andare a Londra inn Ighiltera a dì .XXIJ. d'aprile anno
.MCCCXLIIIJ°. e giunsi lae dì .j. di giugno, puosemi a stare a
la muneta cho Lotto Stracabendi e con Giorgio di Cherchino.
E nel medesimo anno, dì .j. di dicebre partimi da Gernamuda
con .CLX. balle d'aringhe e andai a Bordello in Guascogna a
venderle e tornai a Londra i kalende di magio 1345. E
nel'ano .MCCCXLV. mi partì di Bristo cho .XL. panni e andai
con essi a Lisbona in Portogallo e là giugnemo dì .VIIIJ.
d'agosto e tornai a Brugia di .J. di genaio........"

Dal: IL LIBRO DI RICORDANZE DEI CORSINI (1362-1457)
a cura di A. Petrucci- Roma, 1965.

Seicentoventi circa anni dopo il Marchese Neri dei Principi Corsini, borghesemente noto come dottor Neri Corsini era un brillante personaggio di Firenze: occhio azzurro garbatamente ironico, pelo biondo rosso, baffo astuto si occupava di moltissime cose. Cavalli, aziende agricole nel Mugello di famiglia, Circolo di 'marca', amici e amiche 'doc', cinque figli. Fra le tante cose si occupava anche di una piccola azienda che produceva solfato di rame per l'agricoltura e polvere di rame e di stagno per la sinterizzazione . Corsini aveva indotto la FIAT ad attrezzarsi con un reparto presse e la riforniva regolarmente di polvere di rame e di stagno con le quali la FIAT stampava bronzine per i suoi motori. Neri Corsini mi aveva assoldato nel 1958 perché gli curassi il mercato Torinese e negli anni successivi ero stato promosso
alla responsabilità di Lombardia e Piemonte. Guadagnavo una cifra che allora fluttuava secondo gli umori del 'capo' intorno alle 100.000 mensili: pendolavo sulla Torino-Milano (allora a due sole corsie) con una 500 e battevo l'hinterland industriale milanese tre giorni alla settimana. Gli altri tre frequentavo Architettura e curavo i clienti Torinesi che erano tre fabbricanti di mole abrasive, una industria di freni e frizioni ad Alpignano, una industria di pezzi meccanici vari (FIPS in via de Sanctis) e la FIAT alla quale l'APE di Firenze (così si chiamava l'impero industriale di Neri) consegnava il 90% della sua produzione. La fornitura FIAT era vitale: senza le 40 tonnellate annuali di quel contratto il buon Neri doveva chiudere l'azienda. Il rinnovo del contratto annuale di fornitura 'in conto trasformazione' era un tormentone che vedeva epici scontri tra il 'marchese Neri dei principi' e un comune ragionier Bonacossa della FIAT Ricambi che, come unico mandato negoziale dalla 'direzione generale acquisti', entità irraggiungibile e iperuranica per i comuni mortali, aveva quello di confermare l'ordine alle condizioni dell'anno appena trascorso. La FIAT sapeva benissimo che senza il suo contratto Corsini doveva chiudere e il ragionier Bonacossa era un perfetto interprete di questa consapevolezza: freddissimo consegnava l'ukase del quale era latore e con un ghigno da poker ascoltava, non senza visibile godimento, le perorazioni di Corsini. Io assistevo al tutto cercando di interagire a sostegno di Neri con risultati assolutamente irrilevanti sul piano del convincimento. Corsini mi investiva del suo nervosismo prima degli incontri e io partecipavo con grande convinzione alla sua incazzatura dopo gli incontri: a suo dire ero indispensabile, ma non ho mai capito bene a cosa. Ogni rinnovo richiedeva almeno tre incontri che si ripetevano secondo una liturgia perfettamente identica: Corsini enunciava tutti gli aumenti intercorsi (energia, contratto di lavoro, trasporti, imballaggio, tasse etc.), Bonacossa comunicava icastico il suo messaggio 'stesso rame, stesso prezzo', Corsini ripeteva i suoi argomenti con qualche angoscia in più. Fra un incontro e l'altro si cercava l'abboccamento con un sidereo ing. Poma in Corso Marconi, regolarmente senza successo. Il trucco c'era: il rame wirebar elettrolitico che la FIAT dava in conto trasformazione era molto richiesto sul mercato dei metalli, mentre il processo di produzione della polvere era un processo elettrolitico che poteva partire da rottami di rame anche scadenti. Corsini prendeva il rame wirebar dalla FIAT lo vendeva alla quotazione massima del London Metal Exchange e comperava rottami di 3a o 4a scelta a cifre consistentemente più basse: essendo il suo processo di produzione della polvere un processo di separazione elettrolitica comunque la qualità di rame che avrebbe fornito alla FIAT sarebbe stata di rame elettrolitico con quattro 9. Con la differenza fra i due prezzi copriva gli aumenti dei suoi costi di produzione. Il contratto con la FIAT si chiudeva quando Neri era riuscito a chiudere gli altri due contratti: il tutto era perfettamente noto alla FIAT, ma non veniva mai apertamente dichiarato. Bonacossa si limitava a qualche accenno fra il severo e l'allusivo e Corsini non raccoglieva (quasi) mai la provocazione. Le cose diventavano piu’ difficili quando, per il nervosismo dei mercati internazionali del rame, il circuito non si chiudeva immediatamente. In genere, con qualche mal di pancia del Corsini, l'operazione andava sempre a buon fine. Una volta siglato il contratto (ovviamente alle condizioni FIAT) Corsini rientrava a Firenze e io mi occupavo della 'grammatica': consegne, collaudi, controlli di qualità, ritardi, visite di cortesia nel reparto della FIAT Ricambi. Uno dei problemi che innescava allarme ed emergenza era quando la FIAT trovava la polvere di rame ossidata: succedeva d'estate per la condensa dell'aria calda e umida di Firenze nei sacchi durante il viaggio notturno sulla Cisa. Bisognava ritirare la polvere mandarla a Firenze per un trattamento in forno di riduzione e riportarla a Torino in tempi rapidissimi: chi faceva fermare la 'catena' veniva marcato a fuoco ai tempi di Valletta. L'organizzazione di queste operazioni era uno dei miei compiti più importanti, oltre alla partecipazione, muta, agli scontri Bonacossa/Corsini. Un anno, mi pare nel 61, un Corsini particolarmente nervoso, un Bonacossa più feroce del solito, il London Metal Exchange disturbato da enormi acquisti strategici Americani, il mercato dei rottami incerto, o chi sa quale altro accidente, probabilmente anche la mia incapacità di smorzare la rissa.... fatto sta che il rituale prese una piega diversa dal solito e, prima che io riuscissi a intervenire, Neri concluse la visita con una volgarità da Borgo San Frediano, più che da 'marchese dei principi'. Il Bonacossa, solitamente di colore grigioverde, divenne scarlatto. Il contratto non si firmò. Corsini uscì con uno sbattimento di porta assolutamente intollerabile negli uffici acquisti FIAT e, tornato a Firenze, dovette chiudere la sua fabbrichetta mandando a casa i dodici operai per un anno. La FIAT comprò polvere di rame dai temutissimi concorrenti della Metal Powders e io rimasi senza la mia commissione. Dopo qualche mese vengo convocato d'urgenza in Corso Marconi dove un potente Direttore Generale mi chiede di riprendere la fornitura immediatamente. Era successo che con la polvere inglese, diversa come densità e granulometria, le bronzine non erano riuscite con le caratteristiche di porosità necessarie per garantire l'autolubrificazione: qualche migliaio di 'millecento' avevano fuso il motore in garanzia. Una catastrofe per l'etica Vallettiana. Piu' grave ancora l'alto dirigente interessato aveva perso la sua 'fetta', e questo era veramente inaccettabile. Il godimento di Corsini, il modo con il quale lo esprimeva, non era precisamente da 'marchese dei principi', ma certamente degno, per vigore fiorentino, degli illustri antenati. Intervenni più volte per consigliare una adeguata compunzione FIAT. Il ragionier Bonacossa, plumbeo, riprese il discorso come se nulla fosse successo. Non aveva il solito mandato e chiese regolare offerta. Quella sera grande festa all'APE di Firenze: in seguito l'episodio è stato oggetto di plurime rievocazioni e io capii come nascono le leggende.
Ogni tanto Corsini mi portava in Germania a trattare gli affari con la rappresentata Mannesmann Pulvermetall: io guidavo per un migliaio di chilometri la sua Giulietta sprint e lui mi raccontava vita, uomini, fatti, pettegolezzi, progetti e programmi. Ascoltandolo ripensavo ai Corsini mercanti e finanzieri (uomini di muneta) fiorentini, che qualche centinaio di anni prima avevano costruito il sistema finanziario e dei grandi scambi commerciali in Europa. Il sapore doveva essere quello. Ironia, strafottenza, amore per il rischio, fascino garbato con le belle signore, cortesia associata con una naturale capacità di disprezzare, spregiudicatezza e disinvoltura al limite della acrobazia, apprezzamento del denaro senza grettezza, disponibilità sportiva alla sfida, tenacia, competenza e la capacità di occuparsi di tutto: dalla pulizia dell'ufficio all'intrattenimento del principe. Insieme a tutte queste cose Corsini aveva una serena conoscenza del mondo, il tratto semplice di chi si può permettere la modestia, forte disponibilità al divertimento e forte disponibilità al lavoro, coraggio e garbo naturale al comando. Gli scontri tra Corsini e Bonacossa erano torte di mele rispetto alle interminabili torchiature con i tedeschi di Monchengladbach. Lo stesso Corsini riconosceva che 'a petto de' tedeschi, Bonahossa gli è un Duha'. Per Corsini e Mannesmann curai a Torino la fornitura dell'intero reparto di sinterizzazione dello stabilimento di Togliattigrad: era mio interlocutore, in colloqui estenuanti e di irrilevante puntualità, un Vladimir Morozov che anni dopo, imperante Breznev, incontrai in un ascensore dell'Hotel Rossija a Mosca. Era diventato un direttore del Gosstekniki. Non so che fine abbia fatto.
La commissione sull'affare Mannesmann/Togliattigrad, un centinaio di milioni di allora, se la tenne la filiale Mannesmann di Francoforte che, alla fine, aveva firmato il contratto.
Neri, Marchese dei Principi Corsini, è morto, dolcemente , a Parigi dove era andato anche per vedere l'Arc de Triomphe con la sua grande compagna di vita Cristina. Era un uomo che aveva la classe per impartire formidabili lezioni di vita.