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TITLE: Quattro storie Torinesi 

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: City Beach, April 1998

 

L'Aereoplano
Mi avevano da poco spostato l'Assessorato nella nuova sede di Corso Ferrucci e occupavo uno splendido ufficio da megadirettore: si trattava infatti dell'ufficio occupato dal Direttore Generale della FIAT SpA prima che l'edificio venisse ceduto alla Città di Torino come compensazione della transazione per il nuovo centro direzionale di Corso Peschiera. Bagno personale, ingresso filtrato, moquette, boiserie, tre grandi finestre...... la sensazione gradevole degli uffici dei megadirettori. Certo non aveva nulla a che vedere con il mio ufficio di preside al Castello del Valentino: nella 'camera del contratto' con vista sul Po e sulla collina, volta decorata, stucchi, affreschi e damaschi, ma comunque un rispettabilissimo ufficio. Le segretarie parlano a bassa voce e chi entra non manca mai di notare la solida dignità dell'ambiente. Nell'atmosfera rarefatta e luminosa, affondato nella poltrona manageriale, stavo leggendo la corrispondenza, assaporando il ronzio del condizionatore quando vengo distratto da un robusto vociare nella segreteria, grane, penso, e, prima di qualunque spiegazione si apre la porta e compare un pellegrinaccio vestito di jeans e giaccone unto, scarpacce, bisaccia, barba semilunga, capelli semilunghi, acuto odore di tabacco fantasiosamente integrato e di sudore. Lo seguiva (o precedeva) un cane grasso, brizzolato marrone con qualche difficoltà nella mobilità del treno posteriore e l'atteggiamento sicuro del capo delegazione. Guardo sorpreso la mia segretaria Maria che, quasi scusandosi, cerca di moderare l'invasione del bifolco inquadrandola burocraticamente e annunciando ...il signor Ferrero.

Dico: avanti, buongiorno, prego, si accomodi - dica, quale problema, cosa posso fare - il Ferrero si pone: sono Richi Ferrero.
Il cane conferma con sufficienza compunta.
Il tono era di chi dice: sono Vittorio Gassmann.
Piacere.
No, dico Ferrero quello di Gran Serraglio.

Sembrava avere in effetti attinenza con un serraglio, ma il dato non mi consentiva ancora di collocarlo nell'atlante dei soggetti che io avrei dovuto conoscere, cerco di prendere tempo mentre il cervello scorre rapidamente lo schedario senza molto successo. Qualcosa che aveva a che vedere con il teatro, ma niente di più preciso: intorno al mio Assessorato orbitavano ancora centinaia di questuanti e clienti della precedente gestione che sbarcavano il lunario proponendo ogni sorta di minestra buggerata sotto forma di 'cultura espressiva', 'momento di aggregazione sociale', 'rottura dei moduli correnti' con lo scopo fondamentale di portare via un po' di soldi al Comune. Appartenevano alla indistinta galassia antropologica che va dagli sballati reduci di avventure post-sessantottare, attraversa il cattolicesimo da barricata e arriva ai margini della semirispettabile sbracatura del PCI di frangia. Accomunati, se non da riferimenti ideologici esprimibili in italiano corrente, certamente da identità culturale ineffabile e aleatoria e cementati da fame cronica e costituzionale. Creativi per necessità di sopravvivenza piuttosto che per professione. Io cercavo di individuarli, selezionare quelli potenzialmente utili e di consumare con atteggiamento ambiguo, tecniche dilatorie e di logoramento burocratico gli irrecuperabili. Dopo l'impatto iniziale si capiva che il Ferrero era dalla parte recuperabile dell'antropologia. Lo invito alla conversazione: il cane si distende chiaramente tranquillizzato. Ferrero si attrezza per una strategia di aggressione e persistenza: porco qui, difà, porco la, città di merda, tutti stronzi, tutti cagoni, si potrebbe fare questo, si potrebbe fare quello, nessuno ha il coraggio di pisciare, difà etc. etc.

Un repertorio corrente al quale ero ben preparato: l'importante è non lasciarsi coinvolgere anche se si condivide.

Il Ferrero si rende conto che deve sparare robusto, ma non ha ancora elaborato una strategia precisa. Dice che la sua specialità sono gli 'allestimenti': hai visto quello della droga, difà, in piazza Carlo Alberto davanti alla biblioteca. L'avevo visto, ma feci finta di ignorare. Io, dice il Ferrero, vorrei farne ancora più grandi, più pazzeschi, roba da sballo, difà.

Dico: scusi, cosa vorrebbe fare?
Un allestimento, difà, roba spaziale, la fine del mondo, da impazzire!
Dico: in cosa consisterebbe ?
Ferrero tace qualche secondo per creare la tensione sufficiente alla sparata che si appresta a fulminare.
Il cane rutta distruggendo la catarsi o, forse, è un segnale convenuto fra i due.

Ferrero mi guarda sui 30 gradi obliqui e, chinandosi in avanti, tira il colpo: unacatastrofeaerea, sibila veloce, in piazzale Aldo Moro, tuttimortimenouno, inscalaalvero, da impazzire, difà, costruisco un vero boeing e lo impiastro come se fosse caduto sul piazzale Aldo Moro, poi esce uno dalla carlinga fumante e dice:

Lascio scorrere la descrizione della messa in scena urbana per qualche minuto mentre cerco di capire se il soggetto 'ci fa o c'è'. Poi decido che l'unica cosa e 'vedere'.

Dico si va bene potrebbe essere interessante, ma quanto costa il giochino?
Ferrero mi guarda: evidentemente si domanda anche lui se io 'ci faccio o ci sono'. Elabora in tempo reale qualche cifra per il cranio.
Moltiplica per due, aggiunge 100 e dice 240 milioni.

Divido per due, tolgo 100 e aggiungo 10 e dico: per 30 si può fare.

200 - 35 - 170 - 45 - 150 - 50 - 120 - 55 - 100 - 60 - 90 - 65 - 80 - 70 - 70. 
Merda è una rovina, non si può, difà, porco qui, porco la',,,

Qualche mese dopo i Torinesi che passavano in via Sant'Ottavio vedevano sul Piazzale Aldo Moro la carlinga ricostruita del 'boeing' di Ferrero e tutte le sere per 20 giorni lo stesso Ferrero in un torrente di effetti sonori, luminosi, proiezioni e immagini usciva e raccontava il monologo del giornalista superstite, allontanandosi poi su una splendida Cadillac noleggiata che la sceneggiatura, sua, prevedeva come 'deus ex machina' per salvarlo da una fine altrimenti ingestibile teatralmente. Vale la pena ripercorrere qualche stralcio del testo che riporto in calce. Andai a vederlo per debito di Assessore responsabile e restai affascinato dal coraggio di Richi Ferrero e della sua banda di teatranti. Non per niente "quelli del Gran Serraglio". L'atto era svolto puntualmente, con rigore e nei dettagli. Si capiva chiaramente che Ferrero recitava una ipotesi della futura autobiografia della vita che avrebbe voluto stare vivendo. Torino ignorò sovranamente la provocazione. In cambio venne un pulman da Milano e un pulman dalla Francia. Richi giura di averci rimesso una montagna di soldi, io non ho ancora capito se quei settanta milioni sono stati uno scialo di pubblico denaro o una eccezionale intuizione. Il parere di Richi non può contare, ovviamente. Negli ambienti di quelli che a Torino 'contano' (non in corso Marconi) del 'boeing' di Richi Ferrero ogni tanto si parla ancora.

L'anno dopo affidai a Richi Ferrero la regia dei fuochi d'artificio per la festa di San Giovanni e ancora l'anno successivo e poi ancora fino al 1992. Il Monte dei Cappuccini che scende nel Po con un brillante effetto laser, la battaglia tra il Principe del Fuoco e la principessa d'Acqua: tutte produzioni che avrebbero richiesto dal miliardo in su, ma che alla fine si facevano nell'ambito del feroce budget del San Giovanni. Più la militanza volontaria della banda del Gran Serraglio e dei suoi adepti (numerosissimi), con il professionale aiuto dei vigili del fuoco di Torino, guidati dal regista/sponsor (oggi pompiere honoris causa) Richi Ferrero.

Fuori dall'ironia: una serie di allestimenti di grande calibro per la regia e la sceneggiatura: forse per la prima volta dopo le grandi feste sul Po del 1700 Torino aveva modo di assistere a spettacoli di quella portata.

La Stampa il giorno dopo titolava: Traffico in tilt sui Murazzi.

Un classico dell'understatement torinese.

I torinesi rintronati dai botti, dall'amplificazione, dall'odore di cheddite e polvere nera, incastrati in un ingorgo di dimensioni epocali commentavano: l'autr'ani ma smiava pi bel, neh Gilda? I torinesi adottivi invece dicevano: ma smiasse ca fusse cchiu bel l'auc'iani, evvero Cammela , neh?

Forse un giorno riusciremo a realizzare un sogno ferreriano: una apocalittica battaglia tra una enorme scavatrice e una gru da 500 tonnellate, in un turbinio di trattori, scrapers e pale meccaniche mentre l'amplificazione da qualche milione di kilowatt spara la cavalcata delle valchirie o il bolero di Ravel, regia Ferrero/Spielberg, esclusiva mondiale della Sony, sponsorizzazione combinata del gruppo Mitsubishi e dei LLoyds di Londra. Contributo della Deutsche Bank.

I Torinesi, in overdose di adrenalina, attaccati alle bombolette di ossigeno da rianimazione, con i vestiti strappati dalle esplosioni dei fuochi d'artificio, bloccati per venti ore in un gorgo Piemonte, Lombardia, Liguria e Delfinato, impassibili, commenteranno: l'autr'ani a l'era pi bel, t'a smia co ti Gilda, neh?

Gli oriundi: ma smiasse ca fusse cchiu galuppu l'auc'iani, Rosalia evvero, neh ?
La Stampa il giorno dopo titolerà: 'Traffico in tilt per i fuochi di San Giovanni, comunicazione di garanzia per il regista Ferrero'
Difà dico io, ti rendi conto Ferrero di merda che questa città è impossibile, porco qui, porco la!
Senti Assessore
dirà il Ferrero, si potrebbe fare, hai in mente il Titanic, la naumachia, un naufragio nel Po, la Guerra del Golfo.
Quanto costa, Ferrero, questa cazzata?

 

I fuochi di San Giovanni
C'è un problema, Assessore, dice Davide Bogliacino con l'aria di uno che incomincia a divertirsi.

Quale problema, dico io. Mi interessano soluzioni non problemi Bogliacino.

Appunto, dice, non facciamo i fuochi di San Giovanni e tutto è risolto.

Non racconti barzellette durante le ore d'ufficio, ho fatto i salti mortali in Giunta per estorcere i soldi del San Giovanni e quindi adesso andiamo avanti. Matter of fact.

Bene, Assessore, ma dove li facciamo i fuochi 'matterroffat', dice Bogliacino, pregustando la mia risposta.

Come al solito ai Murazzi, dico io aspettando la fregatura.

No, dice Bogliacino, ai Murazzi ci mettiamo quelli che guardano i fuochi, i fuochi di solito si fanno di fronte, nei giardini Ginzburg.

O.K. non vedo ancora il problema.

Semplice: ai giardini Ginzburg c'è la festa dell'Unità: bancarelle, salcicce, birra e le solite puttanate dei compagni.

Come, dico io, chi è il c............ che gli ha dato il permesso di mettersi li, non lo sanno che ci sono i fuochi a San Giovanni, porcamiseria.....

Il suo collega Marzano, Assessore al verde pubblico, dice con ghignetto di provocatoria deferenza Bogliacino.

Merda, troviamo un altro posto: c'è tutto il Po davanti al Valentino.

Già verificati tutti i posti: davanti al San Giorgio impossibile perché si bloccano le ambulanze, alla sede estiva degli Artisti impossibile per il pericolo di incendio, sulla riva a valle di ponte Isabella li guardiamo io e lei i fuochi perché non c'è spazio per la gente e rimane il problema delle ambulanze.

Il viso di Bogliacino irradia il sottile godimento del funzionario che vede l'Assessore nel guano profondo.

Diciamo a quelli dell'Unità di levare le tende.

Impossibile: anche se potessero farlo non lo faranno mai. Hanno chiesto quel posto apposta perché sapevano che ci avrebbero creato difficoltà.

Perché glie lo hanno dato allora, dico io.

Veda Lei, Assessore, dice Bogliacino senza approfondire.

Al Lido Torino, dico, perfetto, abbiamo due campi di calcio nostri, c'è tutto lo spazio per metterci una tonnellata di polvere da sparo, non ci sono alberi, massima sicurezza, verifichiamo e andiamo avanti, Bogliacino.

Già verificato, Assessore: davanti al Lido Torino c'è il reparto coronarico delle Molinette. Ci garantiscono almeno otto infartuati e due probabili stecchiti nei primi dieci minuti. Gli altri seguiranno.

Bene dico io, risparmiamo 60 milioni, non facciamo i fuochi. Avvertite La Stampa, lo comunicherò alla Giunta, domani.

Con i fuochi di San Giovanni non si scherza, Matteoli, arrangiati, ti abbiamo dato i soldi, trova un posto e fai i fuochi. Ci interessano soluzioni, non problemi. Già sentita.

Mi pare di vedere uno strano sorriso sulle labbra di Marzano, ma è controluce e non vedo bene. Quando ti fottono non ti agitare penso, li fai godere di più.

Dico senz'altro, troverò un posto, farò i fuochi.

Bogliacino! Dica Assessore!? I fuochi si fanno in Piazza d'Armi, avverta La Stampa, diciamolo alle televisioni, facciamo in modo che lo sappiano tutti bene e in chiaro. Una uscita oggi e poi le ribaditure, anche i piccioni devono sapere che i fuochi non saranno ai Murazzi. Uno spazio enorme, li vedono in centomila, li facciamo partire dall'anello superiore dello stadio. Saranno fantastici. Avanti così, Bogliacino.

Bene, Assessore.

La sera del 24 giugno 1989 dopo avere premiato l'equipaggio di ragazzi e ragazze del quartiere 3 Pozzo Strada vincitore del palio dei quartieri sui Murazzi, mi avvio a piedi attraverso il Valentino verso la Promotrice dove c'è qualche altra importante manifestazione da presenziare, salutare, inaugurare, congratulare. Penso ai fatti miei o meglio alle grane delle delibere per lo stadio che sono ancora in alto mare e a qualche altra polpetta avvelenata amministrativa in corso e non mi guardo molto intorno.

Davanti alla Facoltà di Architettura noto un pellegrinare di gente che scende dal tram e si avvia verso il Po.

Sudore freddo.

Pigio il bottone della radiolina e chiamo Bogliacino, Bogliacino, passo..... Roger Assessore, quale problema, passo....risponde gracchiando attraverso l'alta frequenza.

Dico La Stampa ha pubblicato che i fuochi non si fanno ai Murazzi ma in Piazza d'Armi, o no? Passo...

Ricevuto, roger Assessore ...Si l'ha pubblicato ma in un articolo dal quale non si capiva bene e comunque solo stamanimattina senza possibilità di ribaditure...... Passo

Infatti i Torinesi stanno tutti andando ai Murazzi. Chiudo.

Questa è una tomba, miseria, domani sarò sputtanato sulla cronaca cittadina con la canea di prassi. Scorro il modulo degli improperi correnti contro il consueto elenco di soggetti fatali. Mi passano vicino frotte di Torinesi con cuscini, cestini di Coca Cola, birre e panini.

Mi si attorciglia lo stomaco, individuo una famigliuola particolarmente toccante: padre, madre, nonni, figlio e figlia, cuscini, panini, birre etc.

Mi avvicino e domando educatamente: Scusino, loro vanno a vedere i fuochi di San Giovanni .....?

Certo, dice con fierezza il pater familias, andoma per temp, per truvè 'n bel post....

Scusi, dico, non vorrei disturbare, ma guardi che i fuochi quest'anno saranno in Piazza d'Armi......

Ma non faccia cretino, dice, cosa crede di prendere in giro a chi lei...........!

No, dico, guardi, è che sui giardini Ginzburg c'è la festa dell'Unità e allora ..........

Ma vatt'la piè 'n tal cul....ci vada lei in Piazza d'Armi... ma guarda un po' che cretini dobbiamo incontrare. Basta la !

Desisto. E mi dico che non avrei nemmeno dovuto provarci.

Alle 23.00 di quel 24 giugno ci fu il più grande ingorgo di auto di Torinesi, feroci, che andavano dai Murazzi a Piazza d'Armi.

Le radioline dei servizi portavano messaggi volgarissimi dei funzionari bloccati dalla folla inferocita.

Seguivo il traffico sulla mia radio mantenendo un rigoroso silenzio.

Pochissimi sono arrivati in tempo per vedere i fuochi più belli mai fatti a Torino nel deserto immane di Piazza d'Armi.

I pochi passanti si interrogavano e scuotevano la testa.

La Stampa fece pochissimo rumore: avevano la coda di paglia molto più grossa della nostra (mia).

 

Il "ballo" degli anziani
Assessore c'è una delegazione di anziani del quartiere 5.

Faccia passare, Maria.....

Entra una delegazione di miei coetanei o quasi, scarto la rapida riflessione emergente, dico: bene, bravi, quale problema, comodi, cosa posso fare, ditemi...

Il capo della delegazione non è molto disponibile alle cortesie ed esclude subito il tono negoziale per impostare una linea chiaramente rivendicativa.

Non è cosa 'può' fare caro Assessore, è cosa 'deve' fare...

Capisco che la cosa deve essere seria e atteggio la mia linea sul preoccupato compunto. Mi dica, cosa è successo, quali problemi....

Così non si può andare avanti: o noi, o loro. Non è tollerabile, è una vergogna, siamo arrivati al colmo. Abbiamo lavorato tutta la vita e abbiamo diritto......

Interviene una 'anziana': Assessore, Lei deve venire a vedere, non si può credere, è una cosa insopportabile.......il baccano, lo sconquasso, i pavimenti tremano...... e poi, insomma, non mi faccia raccontare, sa cosa vuole anch'io con i miei anni, un po' di rispetto......

Penso che la cosa sia ancora più grave e imposto la marcia di emergenza. Chiamo la segretaria: faccia venire il dottor Cavallera (capo ripartizione: generalmente funzionario/soluzione)

Finalmente un terzo membro della delegazione con atteggiamento meno agitato e più pragmatico riesce a convogliarmi 'il fatto'.

Nel centro di incontro degli anziani ci sono dei gruppi di anziani che ballano.

Dico come 'ballano'? Si: ballano, ballano come ballare, il valzer, il tango, la samba (sarebbe il samba), il cha-cha-cha....

E allora? Come, Assessore, allora...allora è intollerabile. Noi vogliamo guardare la televisione, giocare a carte, giocare a scacchi e se questi ballano fanno un rabelotto incredibile, non c'è pace. Un bordello, con licenza, scusi, sa...

Dico calma, calma, vediamo bene come stanno le cose, intanto penso ma cosa mi tocca fare, ma guarda un po' se ora devo anche risolvere il tango dei vecchietti, con tutte le grane...............Calma anche tu, hai voluto la bicicletta....pedala.

Interviene con pacata funzionariale freddezza il dottor Cavallera: Si dice, Assessore, è un problema che c'è da tempo: nei centri di incontro alcuni vogliono ballare e altri no. Inevitabile lo scontro.

Ragionevole, dico, lo scontro nei centri d'incontro.

Cavallera ignora signorilmente......

Fra l'altro, prosegue Cavallera, i centri di incontro non possono ospitare il 'ballo' perché non sono locali abilitati dalla cipiviellepiesse.

Dalla che....?

Cipiviellepiesse: CPVLPS Commissione Provinciale di Vigilanza Locali Pubblico Spettacolo, scandisce Cavallera con cortesia didascalica.

La delegazione si scatena con intervento in crescendo corale, non si distinguono le parole, ma il concetto è chiaro: se ci proveranno ancora sarà la rissa.

Calma, dico, calma. Bisogna avere pazienza, adesso vedremo, prendiamo in carico questo problema, qualcosa faremo. Non avevo la minima idea di cosa fare, ma pensavo che qualche giorno di tempo sarebbe stato comunque utile.

La delegazione esce con bofonchiamenti minacciosi e dei 'torneremo presto' per nulla rassicuranti. E' così che si danno i voti alle leghe, penso.

Cavallera dico, cosa facciamo, questa è una fottutissima grana, i vecchietti non hanno nulla da fare, si accamperanno nell'Assessorato....bisogna inventare qualcosa. Facciamoli ballare da qualche parte, veda Lei, troviamo un posto........tango, samba, quello che vogliono......

Assessore, c'è una delegazione di anziani di Santa Rita. Ahi dico, ci siamo, altri incazzati del tango.

Entra la delegazione. Fricchettonissimi: dico se questi sono gli anziani, io sono da sotterrare.....Buongiorno, prego, comodi, ditemi, quale problema, cosa possiamo fare............L'interlocutore, capo autorevole della delegazione, non è sintonizzato sulla stessa banda, dice:

Guardi Assessore, non è cosa 'potete' fare, è cosa 'avreste già dovuto fare da anni'.....non è possibile andare avanti così, questa Città la farete morire, non si respira, è un incubo.

Condivido al 100%, ma invito alla calma con Assessorile serendipità (è così che si regalano i voti alle leghe) dico:

Andiamo, andiamo, cosa c'è di cosi drammatico, ditemi......

An primis l'oma semper balà, an secundis balè fa bin a la salute, e sai nen an che numer voloma continuè a balà. A la capime chiel, asesur ?

Dico bene, dunque ..... volete ballare (devo rapidamente riorientare le categorie).... certamente.... un ottimo esercizio, poi socialmente utile, ci si conosce, come no, quale problema ....?

Come quale problema e quale problema....ci rompono i cosiddetti da tutte le parti e da tutte le direzioni: la criscocizione, la pissiellecipivizeta, i pumpista, i vigili urbani, che se facessero le multe a quelli che dico io sarebbe meglio, cosa dice quale problema e quale problema......

Noi vorremmo ballare, vede Assessore, interviene una 'tota', più saggia e posata, ma nel centro d'incontro ci sono quelli che vogliono giocare a carte, guardare la televisione, leggere....e poi è piccolo, la musica fa rumore insomma non è semplice. Noi capiamo anche gli altri, ma si potrebbero fare i turni, il giovedì, il venerdì, che so.....un po' per uno, come si dice.... capisce Assessore...

Interviene Cavallera, nel frattempo convocato come funzionario/soluzione, dice:

Lo stesso problema di ieri, Assessore, solo visto dall'altro lato della medaglia......

Non mi era sfuggita l'ottica diversa, anche se, come professore universitario, ho i miei limiti.

Il messaggio di Cavallera era però meno ovvio e banale.............

Tranquillizzo una delegazione scettica e riottosa: va bene, vedremo, prendiamo in carico il problema (è così che si regalano i voti alle leghe), vi faremo sapere, per il momento un po' di pazienza.......

Cavallera, dico, troviamo una soluzione, fra poco avremo una guerra per bande di vecchietti-rock....

Assessore, cosa vuole che le dica, bisognerebbe farli ballare da un'altra parte..... tirandoli fuori dai centri d'incontro.

Ottima idea, dove ?

L'ideale sarebbe farli ballare nelle sale da ballo: non ci sono problemi di spazio, di cipiviellepiesse, sono fatte apposta.....

L'idea di Cavallera funzionò perfettamente: convenzione con le sale da ballo torinesi, noi ci mettiamo 150 milioni all'anno, agli 'anziani' diamo una tessera della Città e pagano 2000 lire di ingresso, consumazione compresa.............

Il più grande 'tango' sociale mai visto: 5000 anziani due giorni o tre alla settimana si scatenano nelle sale torinesi, valzer, mazurka, liscio, tango, samba, boogie (bughi).

Mi dicono che il 'quadro di vita' dell'anziano torinese è stato cambiato da questa iniziativa: i maschietti si tappano al massimo, le 'tote' recuperano un look da ventenni (di quarantanni fa) e si consumano amori, fidanzamenti, amicizie, flirt....tutto come una volta. 

Assessore c'è una delegazione di anziane della Crocetta. Bene, Maria, faccia entrare, mi accingo a raccogliere la soddisfazione conseguente alla brillante soluzione del problema 'tango' (è così che si portano via i voti alle leghe).........

Avanti, accomodatevi, quale problema, come va....

Entrano silenziose quattro signore molto distinte, l'aria severa e lo sguardo con barbagli sinistri. Devo riorientare le categorie, forse non è tutto in discesa come pensavo. Prego, dica, cosa succede nel mondo d'argento dico con tono assessorile affettato (l'abiezione non ha limiti: a la guerre comme a la guerre, se dobbiamo prendere voti alle leghe, ebbene sia....)

Assessore, scusi, sa, non è una cosa facile...alla nostra età, dopo una vita di lavoro, con i capelli bianchi...'d'argento' come dice lei...grassia ch'a i sun ancura ....per carità..ci mancherebbe, non per lamentarsi, cosa vuole, certe cose, perché vede, ancora si potrebbe capire, ma così proprio........non so.... sai nen..basta lah..!

Dico mi dica, cosa succede, quale problema, non capisco......

Eh non capisce, non capisce, tutto facile per lei, sa cosa vuole, noi siamo di un'altra generazione, in fondo ai nostri tempi pane e salame e via andare...adesso. Perché vede è anche imbarazzante, non so ..cerchi di capire...il ballo degli anziani..... Ha capito, Assessore??

Non ho capito, signora, non ho proprio capito.

Vede, Assessore, ballano nelle sale da ballo, siamo andate a vedere anche noi....per vedere, sa solo per vedere...ma non le dico, Assessore, cose mai viste....

Interviene una seconda 'madama', più diretta e meno circospettosa:

Guardi Assessore, sarà anche una cosa come dice lei, sociale, l'integrazione, la città per gli anziani, tutte cose bellissime...per carità...voi politici le sapete contare tutte bene...però resta il fatto...

Quale fatto? dico, preoccupato.. la seconda madama prende decisamente il campo e abbandona ogni 'filtro' e scandisce dura:

Il fatto è che si toccano, Assessore, SI TOCCANO, ballano, ballano, il tango, il valzer tut l'on ch'a vol...ma 'm bele si as tucu... ce n'è una che viene con uno spacco nella gonna...capisce, Assessore, con lo spacco nella gonna che io non mi oso nemmeno di guardare...alla nostra età, ma guarda un po' cosa l'oma ad veddi...

Devo riorientare le categorie....dico:

Ah...si toccano, si toccano....lo spacco nella gonna.....non è che ballino soltanto......

Ha capito, Assessore, si toccano, proprio così come dice lei, è una cosa guardi... una vergogna....

La delegazione si scatena, non c'è più ritegno, in quattro contemporaneamente rovesciano, a 9600 bits al secondo, storie carnali, tanghi sudati e passionali, abbracci, mani che serpeggiano, reggiseni, scollature abissali, del tango non glie ne importa niente, altro che cultura, integrazione sociale, amicizia, nostalgia..... questi pensano a una sola cosa............

Ascolto e provoco con piccoli tocchi, sadicamente, la loro brama moralizzatrice, per sentire altre storie...le ragazze trovano, nel raccontare, una soddisfazione crescente, vedo l'eccitazione colorare i volti, prima rinsecchiti nell'astio. Dovrebbero riorientare le categorie.....

Bene, dico, ho capito il problema......

Allora, Assessore, cosa farà, bisogna intervenire, fare qualcosa...non può andare avanti così....

Sicuro, certamente, non mancherò, provvederemo...

Maria.......facciamo una nota al dottor Cavallera: congratulazioni per la splendida idea del ballo per gli anziani, incentiviamo, sosteniamo, promuoviamo..... (è così che si portano via i voti alle leghe...)

 

Il trio electrico
Non sono mai stato in Brasile e nemmeno nell'America del sud. Conosco quel paese per 'sentito dire', per come mi è stato raccontato e per come lo si legge nei libri. Come si conoscono, d'altra parte, molte altre cose nella vita. Quando andrò in Brasile sono convinto che 'lo riconoscerò'.

Perchè era certamente un pezzo di Brasile il grande camion/amplificatore intorno al quale 20 000 tifosi scozzesi, torinesi e brasiliani ballavano il samba la sera del 12 giugno 1990 sul piazzale del parcheggio intorno allo Stadio delle Alpi. Elder Costa Caldas detto Fumaca faceva rotolare il ritmo direttamente dalla pelle ai suoi strumenti e guardava nella serata prealpina vedendo Bahia, Netinho (Ernesto de Souza Andrade Junior) meticcio crespo ossigenato al bianco cantava le-le oh, le-le oh oramai da tre ore non stop e le ballerine Maristella e Cosette instancabili si muovevano con l'impercettibile eleganza di chi ha il samba nelle gambe da sempre: l'amplificazione potentissima faceva muovere, come per una ineludibile magia, i ventimila e li avvinceva abbracciandoli in un grande pentolone fatto di samba, sudore e stanchezza. Nella pancia elettronica del camion amplificatore due o tre tecnici elettricisti ed elettronici vigilavano che tutto il complesso marchingegno funzionasse. Dall'alto della piattaforma in cima al camion guardavo la scena, pensando agli strani casi della vita, vicino a me Sergio di Yugoslavia con la sua giovane amica Vanessa, appena uscita dalla carta patinata di Vogue, festeggiava la felicità dell'istante anche lui dondolando, lunghissimo al ritmo pervasivo del samba. Non era Torino sotto di noi, ma una città del mondo con una dimensione ineffabile, nè futuro nè passato e il presente quanto mai sospeso a mezz'aria su un cuscino di samba sostenuto dai 60 000 watt di amplificaçao.

Nel maggio del 1989 era venuto a trovarmi un Brasiliano, titolare di una agenzia di pubblicità di Bahia: Edson Barbosa. Edson si qualifica come responsabile del budget pubblicitario del gruppo Perdigao: il secondo gruppo nel campo della industria alimentare Brasiliana. Barbosa era accompagnato da Ana Maria Dini Rodriguez, professione P.R., dagli occhi verdi, attrezzata con un sorriso che spaccava le pietre e che sembrava appena uscita dall'ultimo libro di Armani (Marrakech non era ancora uscito, ma la linea è quella). Torino era stata sorteggiata (o scelta) come sede per le partite del Brasile, la squadra leggenda del football mondiale, e il problema era come sfruttare questa occasione.

Parlando una lingua comprensibilissima, ma assolutamente inqualificabile fra quelle correnti, Edson Barbosa mi domanda se so cos è un 'trio electrico'. Dichiaro la mia ignoranza. E allora mi spiega.

O trio electrico' é la fine do mundo, un grande truck enorme, tutto fatto di altoparlanti e pieno di amplificadores 60 000 watt di amplificaçao, sopra il truck grande platform con orchestra e ballerine che suona o samba e dansa o samba, e si muove per la strada e tutti segue e tutti balla o samba e dansa o samba e nessuno resiste e sta fermo perché la musica lei sola ti muove tutto.

Il racconto evoca immagini da qualche parte della memoria sotto il file 'carnevale di Rio' e mi pare di avere capito di cosa sta parlando.

Dice Barbosa: Perdigao vuole mandare 'un trio electrico' al seguito del Brasile nella Coppa del Mondo di Calcio 90: paga lui tutto, viaggio, orchestra, ballerine...... chiede solo assistenza e ospitalità per il gruppo durante la permanenza in città. Mi fa vedere un po' di foto e un album di presentazione di Perdigao. Domando quanti sono i membri dell'equipaggio fra orchestra, macchinisti, tecnici e ballerine, faccio qualche rapido conto e dichiaro l'interesse per l'iniziativa.

Come mi venne confermato in seguito l'idea era nata sostanzialmente per bypassare i ladroni della FIFA: Perdigao non voleva pagare i due o tre miliardi per aderire al contratto pubblicitario ufficiale FIFA, ma voleva essere presente nella 'Copa' e identificarsi in qualche modo con la squadra del Brasile. Non era male come idea e potenzialmente avvincente: Torino avrebbe avuto durante la 'Copa' un profilo diverso da quello 'omologato' FIFA!

Con l'OK della Città i brasiliani partono pancia a terra da Bahia, viene imbarcato il 'trio electrico', a Torino riserviamo le camere in un albergo di Nichelino, ci accertiamo sui problemi connessi agli spostamenti dell'enorme aggeggio per le strade di Torino. Tutto è risolto nei limiti dell'imperfezione che connota le soluzioni complesse a problemi impossibili quando, pochi giorni prima della prima partita, ai primi di giugno 1990, finalmente arriva il mostro da Genova, dopo un viaggio avventuroso con scorta di polizia stradale. Nel grande cortile dell'assessorato viene scoperto e possiamo vedere da vicino la 'machina'. Si tratta di un complesso marchingegno (trio) tecnologico terzomondiale evoluto: una costruzione basata su un vecchio telaio di camion largo 4 metri e alto 5. Da una porticina nel retro si può entrare nella pancia, uno stretto corridoio fra i retri di enormi altoparlanti, una scaletta interna porta all''imperiale': la grande piattaforma che ospita l'orchestra e i danzatori di samba. Intorno al 'trio' i personaggi che lo manovrano bianchi, neri, molto abbronzati, ricciutissimi, crespi, biondi, biondissimi ossigenati, crespissimi neri, crespissimi biondi, alti, magri piccoli e fibrosi. Le ragazze molto belle bionde e anche loro di svariata coloritura. Tutti molto, molto calmi dai nomi romanzo: Samuel Martins Medeiro Robinson Cunha, Carlos Alberto De Jesus Silva ......Le competenze variano dall'autista meccanico tuttofare, all'elettronico dell'amplificazione, al cantante e capo dell'orchestra, chitarra bassa, ritmi tastiere, e danzatrici di samba. La macchina sembra stare insieme con filo di ferro, spaghi e altri componenti di istituzionata emergenza. Lo stretto corridoio interno è una giungla di fili, contatti, derivazioni, scotch, e nastri isolanti impiegati in dose massiccia con funzione propria e impropria. Se avessimo guardato il motore forse avremmo scoperto che il carburatore e la scatola del cambio erano montati per mezzo di abbondanti nastrature. Todo ben, todo ben........ I brasiliani chiedono se possono provare a suonare qualcosa per verificare che, dopo il viaggio in mare e quello in autostrada, il 'trio' non abbia sofferenze di sorta. Dò senz'altro il permesso perché non possiamo permetterci 'fiaschi' clamorosi sul campo. Gli gnomi meccanici elettrici ed elettronici manovrano per qualche minuto dopo di che una deflagrazione da 10 kilotonnellate, truccata da samba brasiliana, investe la regione sud ovest di Torino. Bogliacino deve ricorrere al pronto soccorso interno dell'Assessorato: già sconvolto dalla vista delle ballerine non era preparato al colpo e ha subìto un leggero arresto cardiaco.

Devo controllare a mia volta qualche difficoltà al plesso e appena ripreso mi compiaccio per l'efficacia del mostro e penso che sulle piazze di Torino l'aggeggio non mancherà di avere significativo impatto.

I brasiliani verificano contatti, filtri, mixer mentre la deflagrazione continua e dopo cinque minuti arrivano tre auto dei vigili urbani e quaranta telefonate di protesta dai cittadini di Borgo San Paolo, Crocetta, San Donato-Parrella (raggio 2.5 km circa). Penso che avremo anche qualche problema, tranquillizzo i vigili che vogliono ammanettare Bogliacino, faccio ridurre il volume del mostro e quindi azzerare la deflagrazione per motivi di pubblica sicurezza. I brasiliani sono visibilmente delusi, ma eseguono...todo ben, todo ben, no hay problema.

Il giorno dopo è prevista una prima uscita: conferenza stampa al caffè San Carlo in Piazza San Carlo e 'trio' in funzione esemplificativa nella piazza stessa con cantante e ballerine, samba a tutto volume.

I giornalisti presenti ascoltano interessati la conferenza stampa di Perdigao 'na copa (Entao manda Brazil era lo slogan che vuol dire 'e allora dai...Brasile'). Si compiacciono con la consueta riservatezza della 'stampa' subalpina. Parte il 'trio', tintinnano i bicchieri, dondolano i lampadari le vetrine oscillano pericolosamente. I cittadini vengono traslati orizzontalmente di qualche metro, ma riprendono coraggiosamente la linea. Nel giro di trenta secondi arrivano dieci auto dei vigili urbani: bloccare immediatamente il mostro, tutti i sistemi antifurto delle banche del centro sono saltati per effetto dell'onda d'urto e non si capisce più niente.............. La stampa subalpina ignora l'evento.

Alla prima partita Brasile Svezia il 'trio' parte all'alba dall'assessorato per raggiungere lo stadio senza creare intralci al traffico e comincia a suonare a mezzogiorno: enorme successo di folla. Durante la partita arrivano di tanto in tanto echi di samba a 60000 watt dentro lo stadio e dopo la partita, quando la polizia temeva gli scontri tra svedesi e brasiliani il 'trio' svolge la sua vera, magica, funzione: ventimila fra svedesi, torinesi e brasiliani ballano per ore dopo la partita sul piazzale del parcheggio intorno al 'trio'. Grande abbraccio collettivo internazionale al 'hitchmu' do samba. Mai vista una cosa del genere. Bogliacino domina dall'alto dell'imperiale controllando, con sabauda comprensione, gli arrotolamenti a samba delle splendide chiappe brasiliane vestite di praticamente nulla. Il popolo di ventimila celtoscandobrasileiri si abbraccia e si scarica in un samba che sembra senza fine. La stampa il giorno dopo ignora sovrana, tutti i giornali Brasiliani e svedesi riportano entusiasti la nota di colore, Perdigao ha fatto il suo colpo 'na copa'.

Così fu per tutte le partite del Brasile a Torino: anche i temuti scozzesi vennero agguantati dal samba e ci fu una splendida jam session con i brasiliani e le cornamuse che suonavano 'Flowers of Scotland' al ritmo di samba. La stampa continuò ad ignorare sovrana.

Il 'trio' ha suonato a Porta Palazzo e ancora in Piazza San Carlo con qualche difficoltà da parte di pochi cittadini che protestavano e di moltissimi cittadini che si divertivano: conta molto di più una telefonata di un cittadino che protesta che il divertimento di 30 000.

Ricevemmo il complesso brasiliano in Sala del Consiglio e consegnammo per le mani del Sindaco Maria Magnani Noja ricordi e un dono della Città di Torino gentilmente sponsorizzato dalla Pubbligest: una splendida tastiera elettronica Farfisa che penso stia suonando samba ancora oggi nel nome della Civica Amministrazione di Torino sotto cieli carioca.

In quell'occasione feci un discorso in portoghese: me lo ero fatto preparare e lo avevo trascritto foneticamente in modo da poter leggere in italiano con un 'sound' brasiliano efficacissimo. Bogliacino non ha potuto trattenere, nella sua sabauda compostezza, un 'minchia, asesur...!' che è stato per me il massimo della lusinga.

Tutto fu splendido, anche se molto faticoso, fino alla maledetta partita

con l'Argentina: la sconfitta del Brasile fu una tragedia. Maradona mai tanto esecrato.

Quella sera il 'trio' rimase muto, l'equipaggio in lacrime, danzatori di samba annichiliti dal crollo del cielo. Noi dell'assessorato eravamo totalmente coinvolti, Bogliacino pressoché irrecuperabile nonostante la tradizionale freddezza data la sua 'vicinanza' a tutta la vicenda.

Il 'trio' era nel guano anche economicamente: non c'era più motivo di seguire la squadra nelle partite secondarie successive. Tutta la macchina si apprestava ad un rientro mestissimo. Mandai il gruppo nella nostra cascina del Brero, per risparmiare un po' di soldi e per consentire ai brasiliani di riprendersi con aria buona e sane dormite.

Risolti i problemi organizzativi per la loro partenza, sdoganati dei grossi 'woofers' che avevano fatto comperare in Germania per il loro 'trio' andai a salutarli e quando gli chiesi di suonare ancora una volta in Piazza San Carlo per l'addio a Torino venne il magone a tutti. Fu la più bella serata di nostalgia brasiliana: 'saudade y hitchmu' 20 000 torinesi hanno ballato con il 'trio electrico' l'ultimo samba a Torino accompagnando il grande carro lungo la Via Roma e salutando forse l'unico evento garbato dell'orribile pastone di volgarità che è stata Italia 90.

Nell'assessorato il ricordo del 'trio' è vivissimo: l'occhio di Bogliacino manda sempre lampi eloquenti durante le rievocazioni. Le maledizioni 'voodoo' e 'carioca' su Maradona, moltiplicate dalla potenza del noto triangolo magico di Torino, hanno avuto micidiale efficacia a distanza di pochi mesi si verificava infatti, scontatissimo per noi, il suo clamoroso crollo.

Non ho più visto nessuno dei Brasiliani: mi hanno detto che Pedrino canta in un locale di Bahia e conto un giorno o l'altro di colmare la mia grave lacuna e andare a 'rivisitare' il Brasile dove credo che il saper vivere serenamente con l'incertezza sia un arte consolidata e indispensabile.

Con l'unica eccezione dell'insopportabile dolore per la sconfitta della squadra emblema.