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TITOLO: Ricordando il Professore Ingegnere Giuseppe Ciribini il mio maestro ovvero: il rigore della impostazione

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: City Beach, 1994

Ricordando il Professore Ingegnere Giuseppe Ciribini 
il mio maestro ovvero: il rigore della impostazione

Il Corso di tecnologia nostro nasce dalla didattica degli 'elementi costruttivi' di Bairati e di Muzio (anni 50): vi si insegnavano i dettagli della costruzione organizzati secondo lo schema classico:

opere controterra e di fondazione
strutture portanti verticali
strutture portanti orizzontali
coperture
tamponamenti esterni
serramenti esterni
infissi
finiture esterne
finiture interne
rivestimenti
pavimentazioni
integrazione delle principali reti di impianto

Nel 1964/65 con l'arrivo a Torino del prof. Ciribini il corso venne radicalmente cambiato e la tecnologia venne insegnata come 'strumentazione per il progetto'. Sotto questo titolo Ciribini insegnava e lasciava insegnare quasi tutto: le sue lezioni erano sostanzialmente evocatrici di 'metodo', filosofia della progettazione, filosofia della normazione, filosofia del design, filosofia della concezione, management . Dire esattamente cosa insegnasse Ciribini e come lo insegnasse è molto difficile anche per i suoi migliori allievi. I temi che si possono ricordare sono quelli cari al dibattito sulla industrializzazione dell'edilizia anni 60: coordinazione modulare e dimensionale, la teoria delle 'tolleranze' (meglio delle 'deviazioni dimensionali ammesse'), ergonomia, programmazione di processi complessi, il 'pert' (Program Evaluation and Review Technique)....... Tutte queste cose però non venivano insegnate da Ciribini, che probabilmente nemmeno le conosceva nella loro grammatica e sintassi, ma 'evocate' come strumenti di un ipotetico rigoroso processo edilizio utopico, purtroppo, ahinoi, inesistente e comunque non praticato in Italia e forse nemmeno altrove. Alla evocazione seguivano sempre intelligenti critiche e commenti fatti da chi presumeva di conoscere i contenuti per allievi che si presumeva li conoscessero.

All'esame il Ciribini interrogava allievi che non sapevano cose che lui non aveva mai insegnato e che, comunque, si guardava bene dal sapere: gli allievi bravi erano capaci di 'evocare' la concezione delle cose non insegnate dal 'maestro' e di ripercorrere i suoi commenti e le sue critiche. Per la maggior parte degli allievi il corso era enigmatico e l'esame un terno al lotto. C'erano dei trucchi per passare con entusiastici 30 e consistevano nel simulare una sensibilità 'problematica': se lo studente era capace di imbastire una conversazione qualunque, ma decente, su un qualunque 'problema' Ciribini si affezionava immediatamente. Uscito l'allievo ci ammaestrava dicendoci in italo-ambrosiano stretto 'Uella sveglia ragazzi, qui si dorme, t'è vist l'allievo che ha capito...tratta l'argomento il giovane e voialtri sembrate tutti imbambolati. Bene bravo questo gli diamo un bel trenta. Anche la lode ? Ma si valà che ci vuole anche la lode. Quando si trovano quelli bravi vanno incoraggiati.....' Dopo una sequenza di allievi 'problematici', esente da dubbi, il Ciribini diceva 'Ma guarda che bravi, questi si che pensano, si pongono il problema, non l'avrei mai detto, han proprio colto il senso .....'

Noi assistenti, vigliaccamente lo incoraggiavamo nella sua illusione, aspettando un allievo 'non problematico' per scatenare le sue feroci vendette. Che non scendevano mai sotto il 27. Erano anni duri per le accademie!

Le lezioni erano sempre interessanti perché sostanzialmente strutturate sugli aneddoti personali del 'maestro' e sui suoi commenti di attualità: ogni aneddoto valeva, comunque, un capitolo di intelligenza e di scetticismo.

Ciribini non approfondiva mai i suoi argomenti: oltre la concezione tutto lo annoiava come 'grammaticale' e 'meccanico'. Ovviamente consumava una enorme quantità di 'concezione', frustrando allievi e assistenti costretti sempre a inseguire l'ultimo 'trip' del 'capo': Wachsmann, la scuola di Ulm, Heidegger, Husserl, la semiotica, Christopher Alexander, il 'performance concept', la coordinazione modulare, le teorie della classificazione, i giunti, messaggio/comunicazione/rumore, teoria della informazione, matematica operativa, la matematica binaria, i calcolatori, l'automazione, l'industrializzazione dell'industrializzazione, la cibernetica (ovviamente ridenominata dagli allievi 'ciribinetica'), il caos, i modelli 'icastici', i modelli 'analogici', la matematica binaria, la teoria della 'normazione'........

Ciribini oltre che un grande riciclatore e ravvivatore di 'concezioni' era anche un fertile 'inventore': resta ancora insuperata la sua invenzione del 'componenting'. Aveva attribuito agli inglesi e in particolare al GLC (Greater London Council) una teoria della industrializzazione edilizia che aveva chiamato con il termine 'componenting'. Quando vennero in Italia gli inglesi del GLC, molto interessati e totalmente ignari, chiesero in che cosa consisteva questa nuova concezione e decisero di studiarla a fondo. Suggerirono un nome più praticabile in inglese: 'component approach'.

Troppo tardi per il SAIE di quell'anno che aveva già stampato libri, cataloghi e manifesti con il termine in Ciribinglish di 'componenting'.

Sul ceppo degli elementi costruttivi e con la forte tendenza pragmatica dei piemontesi (ancorché oriundi lombardi come il sottoscritto) l'insegnamento di Ciribini ha dato luogo a due correnti didattiche: quella di Ceragioli sostanzialmente basata su una intelligente estensione del concetto di prestazione alle condizioni 'limite' del costruire (self help, barriadas, favelas etc.) e quella mia che sul 'performance concept' ho poi innescato il discorso della coerenza energetica, climatologica e ambientale degli insediamenti.

Molte battute didattiche e di saggezza quotidiana Ciribini le traeva dalla sua esperienza militare: 'il tavolo del comandante deve essere sempre sgombro, se ci sono sopra carte, pratiche fogli vuol dire che non è un bravo comandante'

Rapidamente scorreva le carte che trovava sul suo tavolo durante la sua giornata settimanale a Torino e le smistava ai diversi assistenti con qualche sinteticissimo commento sulle modalità di evasione. Il suo tavolo era sempre 'pulito' e i nostri, ovviamente, sempre ingombri.

'Il bravo sottufficiale (i.e. assistente) deve sempre avere qualcosa da fare, se non ha qualcosa da fare se lo deve inventare, se non se lo sa inventare non è un bravo sottufficiale e rischia di dover fare le cose che gli comandano...'

In effetti era pericoloso farsi trovare 'scoperti' dal 'capo' che ti appioppava subito qualche compitino in genere rognoso: le traduzioni di suoi scritti in inglese erano la mia condanna. Ciribini non è traducibile in inglese o meglio lo è tanto quanto Fichte.

Di fronte a qualunque 'novità' di pensiero o di concezione inevitabilmente commentava con forte 'drawl' milanese:'Io l'avevo detto......'

In effetti era molto probabile che l'avesse detto, o che potesse ragionevolmente sostenere di averlo detto.

Tutti i suoi allievi sono andati in cattedra se non 'contro' di lui certamente con il 'maestro' freddissimo: per tutta la vita ha riconosciuto le caratteristiche di allievo solo nei soggetti meno rappresentativi del suo pensiero e della sua intelligenza.

Il suo più grave difetto è stata la sensibilità alla lusinga gratificante. Probabilmente la conseguenza di una sistematica, esistenziale e mai appagata avidita' di essere compreso.

Il suo insegnamento piu' importante, ricordato e utile: il rigore della impostazione. Ancora e sempre: il rigore della impostazione.

***

Due episodi sono interessanti della esperienza di Ciribini 'milanese' in terra sabauda: uno relativo ai primi mesi della sua attività accademica nella Facoltà e il secondo relativo alla breve cerimonia di addio in occasione del suo definitivo pensionamento.

In un Consiglio di Facoltà per soli ordinari nel 1964-65, uno dei primi ai quali partecipava, Ciribini rimase molto meravigliato di apprendere che l'allora preside Giuseppe Maria Pugno (uno dei fondatori e secondo preside della Facoltà stessa dopo il prof. Cerradini) non era un architetto (nè poteva esserlo avendo appunto fondato la scuola), ma bensì un ingegnere. Chiese ai colleghi, torinesissimi, in strettissimo italo-ambrosiano:' Uella, ma tu Pugno sei un ingégnére o un architètto?' alla risposta imbarazzata dell'ingegnere Pugno, Ciribini sbottò 'Impussibil....propongo immediatamente di conferire al Pugno una laurea 'H.C.' in architettura !' Nessuno ci aveva pensato per vent'anni e probabilmente nessuno ci avrebbe pensato per altri vent'anni e la proposta suscitò notevole imbarazzo in tutti i membri del CDF. Con torinese riservatezza e cortesia nessuno si oppose e dopo pochi mesi il prof. Giuseppe Maria Pugno riceveva la laurea H.C. di architetto dalla Facoltà della quale era stato, fino a quel momento, il secondo preside dopo la fondazione (io sono stato il quarto).

La differenza fra i torinesi e i milanesi si valuta bene raccontando questo aneddoto: il gesto di Ciribini ai torinesi sembra ancora oggi assolutamente inqualificabile, i milanesi lo trovano normalissimo e domandono cosa ci sia di strano nell'episodio.

Personalmente, essendo milanese, ho sempre trovato la proposta di Ciribini apprezzabilissima e corretta, ma mi sono anche sempre reso conto, abitando a Torino dal 1956, del suo sapore blasfemo per le ineffabili categorie sabaude.

In occasione dei diversi discorsi fatti per il saluto dopo venticinque anni di servizio a Torino, Ciribini si illustrò come un 'ignorante': 'Io sono un ignorante, disse, non so niente o poche cose al massimo. E son sempre stato un ignorante, non sono come il Gabètti (ordinario di Composizione e grande Guru della Facolta' Torinese ovviamente presente al discorso) che ha la cultura e sa un sacco di cose. Però se nella mia vita avessi saputo tante cose non avrei combinato niente: le cose che ho fatto e scritto le ho fatte e scritte perchè ero un ignorante, se avessi saputo tutte le cose che sa il Gabétti non avrei mica combinato niente. Perchè quando uno sa tante cose è difficile che faccia qualcosa o pensi delle altre cose: le confronta con le cose che sà e gli viene paura.........!'

Grande insegnamento!