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Dizionario dello Stadio

TITOLO: Lettera a Boniperti

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: Febbraio 1992

 

 

Nota 2004

Nel Febbraio del 1992 la Juventus faceva pubblicare dalla stampa torinese una lettera nella quale chiedeva alla Citta' di rivedere i termini del suo contratto con la Citta': per continuare a giocare a Torino Boniperti chiedeva soldi. Molti soldi, mentre la Cita' chiudeva gli asili nido per risparmiare.

Dalla mia risposta, anche pubblicata sulla stampa torinese, emerge chiaramente il modulo ricattuale ed estorsivo che caratterizzava l'atteggiamento della Juventus. Emergono in modo chiaro anche le responsabilita' pesantissime delle precedenti Amministrazioni torinesi che, con il sindaco Novelli, avevano per anni favorito, in modo improprio e a danno dei Torinesi, la squadra del Principe Agnelli.
La magistratura torinese era troppo impegnata su altri fronti per attivarsi sulle indicazioni fornite da questa lettera e in altri miei interventi pubblici: era il tempo nel quale venivano marcati a uomo solo gli assessori socialisti e il PCI, con la Fiat e la Juventus, erano "al di sopra di ogni sospetto" per i magistrati del " rito Sabaudo". Non molte cose sono cambiate se alla fine la Juventus e' riuscita a rapinare alla Citta' la concessione per 99 anni sui terreni della Continassa e sullo stadio delle Alpi per "un pugno di dollari".

Riporto nel mio website questo cimelio degli anni 80 per celebrare i 15 anni dall'inizio del cantiere e il successo della strategia di Moggi e Giraudo ottenuto con la complicita' di due sindaci "omologhi" e con il silenzio ossequiente della stampa torinese.
LM

 

Torino Febbraio 1992

Spett.le Juventus FC
Piazza Crimea


All'attenzione del
Presidente Giampiero Boniperti

 

Illustre Signor Presidente!
Leggo sulla Repubblica, prima ancora di riceverla dal mio protocollo, la lettera che la Juventus FC invia al Sindaco di Torino in data 17.2.92.

La Juventus esprime positivi apprezzamenti sulla operazione complessiva impostata dalla Amministrazione per il nuovo stadio: qualificazione di una parte di Citta', realizzazione di una grande opera a costi minimi per la mano pubblica, innesco di una importante e positiva strategia urbanistica per il comprensorio Nord Ovest di Torino, associazione di importanti investimenti infrastrutturali a beneficio di tutta l'area metropolitana (terminale tranviario, sottopasso di Corso Ferrara, copertura della Ferrovia Torino Ceres, fognature, illuminazione etc.) Bisogna prendere atto e ringraziare per il riconoscimento che, per la prima volta dopo ben 6 anni dall'inizio della operazione, viene espresso dalla Juventus: quelli erano proprio la volonta' e gli obbiettivi dichiarati fin dalla prima deliberazione della Giunta e per i quali ci si e' sempre battuti. Non senza difficolta'.
La Juventus, prosegue la lettera, individua come 'anello debole' della operazione una pretesa penalizzazione delle squadre Torinesi che devono pagare il gestore del manufatto e si lamenta delle condizioni alle quali deve sottostare per giocare allo Stadio delle Alpi, che pretende essere 'economicamente insostenibili', mentre in altre Citta' Italiane le condizioni sarebbero diverse e più vantaggiose. Dichiara inoltre la Juventus FC che la lettera e' finalizzata all'apertura di un dibattito ma, malgrado tale lodevole intenzione, chiede un intervento economico della Civica Amministrazione pena la possibilita' di disertare lo stadio anche se da cio', sicuramente, deriverebbe danno alla Citta'.
In merito alla lettera della Juventus FC vanno svolte una serie di riflessioni e osservazioni.

E' documentato che le condizioni del contratto Juventus Pubbligest sono identiche a quelle che a suo tempo regolavano il rapporto tra il Football Club bianconero e la Civica Amministrazione per lo stadio comunale, con un vantaggio: l'accesso al 12.5% sul fatturato netto prodotto dalla vendita della pubblicita' televisiva in occasione delle partite di Coppa.
Risulta inoltre, per espresso riconoscimento della stessa Juventus FC, che le presenze del pubblico sono aumentate di oltre il 45% nel nuovo stadio: merito sicuramente della squadra, ma anche della nuova e valida struttura.
L'aumento del 300% degli abbonati, anche questo espressamente riconosciuto dalla Juventus FC, che passano da 12000 a 36000, premia certamente la capacita' imprenditoriale della Juventus FC, ma e' anche strutturato dalla disponibilita' e dalle caratteristiche del nuovo stadio.

Per esprimere corrette valutazioni sarebbe necessario conoscere i termini economici di questi vantaggi, termini che non si trovano nella lettera citata. La Juventus quindi, per aprire l'auspicato dibattito, dovrebbe informare sui reali valori delle uscite e delle entrate in regime di trasparenza. Così come trasparenti dovranno essere i valori della concessionaria, in modo che la Citta' possa prendere una posizione informata e valutare su dati precisi se esista, in questa vicenda, un reale interesse pubblico che possa giustificare la richiesta di intervento.

Prescindendo, per ora, dalla precisa documentazione e' possibile esprimere qualche valutazione, che deriva anche dalla esperienza fatta dalla Civica Amministrazione nella vicenda 'stadio'.
La Citta' di Torino ha pagato con il denaro dello Stato e, in parte, con il denaro dei Torinesi, la costruzione del nuovo stadio, e inoltre, e' stato necessario l'apporto determinante di privati che hanno fornito il capitale di complemento necessario.
Questo capitale va remunerato per mezzo delle entrate consentite dalla gestione, fra le quali la percentuale sui biglietti e la pubblicita' di bordo campo e nel manufatto: due voci che, da sempre, sono diritto esclusivo e non discutibile della Citta' in quanto 'proprietaria e gestore' dell'impianto, che da sempre le squadre Torinesi hanno pagato senza mai eccepire.
Questi cespiti attivi sono stati 'girati' alla concessionaria dalla Citta' e costituiscono elemento sostanziale del piano economico finanziario associato alla convenzione.
Con la costruzione in concessione del nuovo stadio della Alpi e' stata fatta una operazione di grande chiarezza e trasparenza: conviene ricordare, perche' molti non lo sanno, che fino al 1988 la concessione della pubblicita' nel vecchio comunale veniva ceduta dalla Civica Amministrazione per cifre intorno ai 300 milioni.
Quando in quell'anno il contratto scadde e lo si rinnovo' (senza prorogarlo secondo la prassi che si era consolidata) mediante gara libera e pubblica (per la precisa volonta' degli Assessori Dondona, Galasso e Matteoli e non senza difficolta' e resistenze) la cifra di aggiudicazione fu di 2700 milioni: questa cifra dimostra con drammatica chiarezza che per anni la pubblicita' allo stadio di Torino era stata ceduta (da tutte le amministrazioni precedenti) a un decimo circa rispetto al suo valore di mercato, con mancati introiti di decine di miliardi per le casse pubbliche. Se le condizioni che le squadre devono rispettare per utilizzare lo stadio nuovo corrispondono a quelle a suo tempo praticate dalla Citta' di Torino per il vecchio comunale, e se non sono intervenuti fatti nuovi che ne modificano le implicazioni, non c'e' molto da dire.
E' vero che uno stadio senza squadre che vi giocano e' come una bicicletta per un pesce.
Ma e' altrettanto evidente che anche splendide squadre, senza uno stadio nel quale giocare, sono come pesci senz'acqua.


Scrive la Juventus FC che altre citta' italiane praticano diversamente: non e' cosa nuova la diversita' di Torino rispetto a Napoli, a Genova, a Firenze. Sia ben chiaro, lo si dica e lo si denunci: cio' che avviene nella maggior parte delle citta' Italiane e' una forma impropria di sovvenzionamento del calcio professionistico e avviene sottraendo denaro ad altre esigenze dei cittadini.
Su queste pratiche, come su molte altre interferenze fra azienda 'calcio' e pubblica spesa, attuali e passate, e' necessaria attenzione: Torino ha anticipato una operazione di chiarimento e di distinzione che sarebbe opportuno si estendesse a tutto il paesaggio nazionale.
Non v'e', ad esempio, chi non veda la prevaricazione che viene effettuata ai danni dei proprietari e gestori degli stadi (in genere soggetti pubblici) con la pretesa della FIFA, oggi tentata anche dalla UEFA, di gestire direttamente i proventi della pubblicita' negli stadi stessi: una evidente, indebita appropriazione fatta da chi e' gia' ben compensato dai proventi dei biglietti e dalle ricchissime quote dei diritti televisivi.
Su questi problemi la Citta' di Torino richiamera' l'attenzione del Governo: non e' possibile che il patrimonio pubblico venga amministrato con criteri così disparati nelle diverse citta' italiane e che si consenta, a qualunque organizzazione internazionale, di sottrarre risorse pubbliche, generando sperequazione e indebiti arricchimenti.
E' vero che gli stadi per il calcio sono stati considerati, da sempre nel nostro paese, 'opere pubbliche', ed e' altrettanto vero che su questa anomalia sono state costruite fortune immense dai clubs, che hanno sempre operato come imprese esenti da costi di investimento.
Nonostante la formula 'rivoluzionaria' e la partecipazione del privato, lo stadio Torinese e' ancora pagato e servito con una consistente quota di denaro pubblico: 30 miliardi per il manufatto, 24 miliardi per il terminal tranviario, 20 miliardi per il sottopasso del Corso Ferrara, e almeno altri 20 miliardi per opere di urbanizzazione di diretta e immediata attinenza con lo stadio (illuminazione, fognatura, reti tecniche varie). Si tratta di circa 15 miliardi all'anno di interessi correnti e restituzione del capitale a carico delle pubbliche finanze: per la qualita' di Torino e del comprensorio Nord Ovest, ma anche per la funzionalita' dello stadio.
Ogni partita costa inoltre alla Citta', in denaro corrente, decine di milioni per i vigili urbani, e allo Stato decine di milioni per pagare le forze di polizia che ogni domenica sono mobilitate per prevenire le violenze di tifoserie che sono spesso anche troppo professionalmente organizzate e dirette. Questo denaro e' quello che viene investito dalla Civica Amministrazione e dallo Stato in cambio della 'promozione' che le manifestazioni di calcio inducono sulla economia generale della citta', del terziario ricettivo, dei servizi e del commercio: una quota consistente nel bilancio complessivo.
Non si tratta di cifre di scarso rilievo: la Citta' ha investito facendo la sua parte e spende continuamente somme non indifferenti per i suoi servizi a sostegno delle manifestazioni del Juventus FC e del Torino Calcio.La Juventus FC chiede altro denaro affinché: ...' non si veda costretta a cercare una sede alternativa per la sua attivita' agonistica'.
Dispiace l'ostilita' di queste ipotesi nei confronti della Citta', dei Torinesi, dei sostenitori della squadra e di una Pubblica Amministrazione che e' stata addirittura aggredita in sede politica e sulla stampa per i privilegi con i quali qualcuno ha ritenuto sia stata trattata la cultura del calcio professionistico torinese.
Per queste ragioni e' indispensabile che la Juventus metta la Citta' in condizioni di valutare esattamente il rischio di tale evenienza ed esprima al più presto la reale richiesta (che non risulta essere 'un dibattito') ed i suoi precisi presupposti.
Non puo' valere un generico richiamo ad altre citta' italiane per le quali sarebbe anche necessario conoscere, nella sua complessita', il sistema di rapporti consolidato nello svolgersi di vecchie prassi amministrative.
Una complessa pre-esistenza che la Citta' di Torino ha inteso modificare con finalita' di trasparenza per la gestione del denaro pubblico, di efficienza del servizio e di più equa remunerazione di tutti gli apporti di lavoro e di capitale.
Si apra quindi un sereno dibattito con dati e fatti perche', se ci sono problemi, questi vengano risolti nel rispetto delle priorita' fondamentali che devono guidare la spesa pubblica, in uno dei momenti più difficili, da anni, per gli enti locali.
Nel confermare la massima disponibilita' all'ascolto saluto con la consueta cordialita'.

per il Sindaco di Torino

Lorenzo Matteoli
Assessore allo Sport, Turismo, Tempo Libero
Verde e Parchi Urbani della Citta' di Torino
Torino 25, Febbraio, 1992.


Post Scriptum:
A seguito di questa lettera pubblicata su La Repubblica Boniperti e la Juventus desistettero dal ricatto. La campagna della Juventus riprese feroce con il nuovo sindaco Castellani che cedette vergognosamente i diritti della pubblicita' alla Juventus per zero lire e propose l'idea assurda o disonesta di abbattere lo stadio.
Nel 2003 con il sindaco Chiamparino la Juventus vinse definitivamente la sua battaglia di rapina estorcendo per poche decine di milioni di Euro alla Citta' e ai Torinesi una concessione di 99 anni del valore di centinaia di milioni di Euro.
Il silenzio connivente della stampa Torinese e di tutte le parti politiche dell'Amministrazione e' indicativo dell'abilita' manovriera dei dirigenti della Juventus Moggi e Giraudo: profondi conoscitori delle regole del gioco e del "rito Sabaudo".


LM