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TITOLO: Lectio Magistralis: commento

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 21 settembre 2006

Ratzinger a Regensburg e noi a Milano
Lorenzo Matteoli
Settembre 21, 2006
Equinozio di Autunno

 

Ho letto con molta attenzione il discorso di Ratzinger a Regensburg nella versione Italiana proposta dalla Libreria Editrice Vaticana.
Un testo non facile forse anche per le ambiguità conseguenti alla traduzione dal Tedesco in Italiano:  viene in mente, leggendo Ratzinger, la affermazione di Benedetto Croce sulla concettuale impossibilità di tradurre testi da una lingua ad un altra.
La citazione della battuta di Manuele Basileus non è la cosa più importante della Lectio Magistralis. Direi anzi che si sente come forzatura la sua introduzione nel componimento. Ratzinger ha cercato una citazione aspra per mandare un messaggio preciso. Questa volontà del Papa, più che le parole di Manuele Paleologo, potrebbe essere il suo vero messaggio:
 “Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”.
Si chiede poi Ratzinger se [abbia un valore in sé] la convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio o se sia soltanto una specificità del pensiero greco.
In questo punto, dice il Papa teologo, si manifesta la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia.

Dopo cinque pagine di argomentazioni, non sempre agevoli da connettere, la lezione arriva a una serie di conclusioni che mi sembrano rappresentare il portato essenziale della Lectio e di seguito le elenco quasi alla lettera:

  1. l’ethos della scientificità, la volontà di obbedienza alla verità è un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa;
  2. questo ethos apre grandi possibilità per l’uomo, ma comporta anche minacce e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle;
  3. si può riuscire in questo solo se ragione e fede si riuniscono in un modo nuovo;
  4. dobbiamo superare il limite che la ragione si è auto-imposta e cioè di trattare solo di ciò che è verificabile dall’esperimento;
  5. questo è lo scopo della teologia come disciplina storico-scientifica: porre l’interrogativo sulla ragione della fede;
  6. nel mondo occidentale domina l’opinione che solo la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali;
  7. le culture profondamente religiose vedono in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime;
  8. una ragione che resta sorda di fronte al divino e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture;
  9. la moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico porta in se un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche;
  10. la ragione deve accettare come un dato di fatto la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura;
  11. la domanda sul perchè di questo dato di fatto deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare: alla filosofia e alla teologia;
  12. fonte di conoscenza della filosofia e della teologia è l’ascolto delle grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente  quella della fede cristiana.

Con le parole di Manuele,  Ratzinger conclude la Lectio Magistralis di Regensburg:
“Non agire secondo ragione, non agire con il logos è contrario alla natura di Dio”.

Leggetevi questo bignamino (che è un estratto letterale dal testo di Ratzinger) un paio di volte e vedrete la connessione logica della Lectio è quantomeno fallace:

  1. propone una “nuova” associazione tra “ratio” e fede come strumento per dominare le “minacce” di un atteggiamento puramente scientifico e  per “superare” il limite che la ragione si è autoimposta e cioè di trattare solo ciò che è verificabile empiricamente;
  2. afferma un falso ovvio e cioè che la materia abbia una struttura razionale e che nella natura operino strutture razionali;
  3. dice che per conoscere le ragioni di questa presunta razionalità la scienza si deve affidare alla teologia;
  4. e dice che la conoscenza viene dall’ascolto delle grandi esperienze, tradizioni e convinzioni religiose dell’umanità;
  5. Specialmente quella della fede cristiana.

E’ implicita, ma non per questo oscura, la suggestione di Ratzinger che la vera conoscenza è solo possibile tramite la fede, la ragione da sola non è sufficiente. La sua iniziale “nuova” associazione tra ratio e fede è dimenticata.
Il punto 10 (dove impone senza alcuna esitazione razionalità dei processi naturali) è inaccettabile, ma serve a Ratzinger per sdoganare la sua teoria.
E’ preoccupante l’idea che metodologie e criteri di ricerca scientifica debbano essere integrate con assunti di “fede” o con suggestioni religiose per essere strumento di vera conoscenza.

Vorrei ora svolgere qualche pensiero su una lettura diversa della Lectio.
La citazione della battuta brutale di Manuele non è funzionale al discorso successivo svolto da Ratzinger. Non ne aveva bisogno e ci si può chiedere perchè l’ha voluta inserire. Non poteva non sapere che accusare Maometto di cattiveria e disumanità e di prediligere la guerra come strumento di diffusione della religione avrebbe provocato l’Islam. La citazione della Sura coranica è un modo abile per dare la botta senza sporcarsi le mani:  ipse dixit!
La cosa è poi storicamente offensiva se si pensa che la prassi missionaria cristiana si è basata per secoli sulla spada e sui cannoni assistendo e usando senza scrupolo l’imperialismo sanguinario delle potenze Europee (Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Venezia, Genova, Napoli). Uno strano modo di cercare il “dialogo” e una indicazione evidente di come il dialogo non ci possa essere.
La provocazione si inquadra in un confronto duro che da sempre pone i cristiani di fronte ai musulmani: una religione cristiana divenuta possibilista, per effetto del bagno ellenistico e del successivo lavaggio illuminista delle rivoluzioni Europee, contro una religione musulmana  che è rimasta decisamente assoluta, oggi struttura costituzionale di governi, e priva di qualunque disponibilità dialettica nei confronti degli “altri”, che vanno sempre convinti a fil di spada o suicide bombers. La debole presenza di un Islam moderato è stata ignorata e travolta.
(cfr : The Second Message of Islam, Mahmoud Mohamed Taha - Contemporary Issues in the Middle East) by Mahmud Muhammud Taha and Abdullahi Ahmed An-Na'Im).
Il mondo islamico, con la reazione scomposta delle sue masse eccitate dai governi e dai leader religiosi, ha ingenuamente dimostrato l’assunto del Papa teologo: l’Islam è tendenzialmente grezzo, assoluto, violento e intollerante. Il cristianesimo invece è benevolo, tollerante, ragionevole, moderato e illuminista, c.d.d., anzi q.e.d.
E’ difficile pensare che questa strategia non fosse quantomeno implicita nella cultura della Lectio Magistralis: Ratzinger e la sua Segreteria non sono sprovveduti. Le finte scuse offerte dopo servono solo alla gestione del “damage control”.  Una cosmesi dovuta.
Sul piano della politica internazionale il discorso di Ratzinger a Regensburg è stato un formidabile “assist” a Bush e alla linea dei neo-conservatori americani in un momento nel quale ne hanno disperatamente bisogno.
Il secondo pensiero che vorrei impostare è questo: Ratzinger è indiscutibilmente sofisticato, articolato e abile dialettico oltre che ben documentato e colto nell’uso delle parole, ma con questa lezione non dice nulla di nuovo rispetto ai  filosofi fondanti del cristianesimo: “la ragione umana è un riflesso della ragione divina che si manifesta agli uomini attraverso la Rivelazione. Questo consente quel "valore aggiunto" che fa conoscere il vero bene, laddove la ragione moderna si deve fermare. Concetto che è chiarissimo nel passaggio che va da "Nel sottofondo c'è l'autolimitazione moderna della ragione" a "Con questo, però, ci troviamo davanti ad una riduzione del raggio di scienza e ragione che è doveroso mettere in questione."” (Bruno Caudana).
La sua connessione logica, che dovrebbe dimostrare la necessità di associare la “fede” alla “ratio” per arrivare alla conoscenza fa acqua da tutte le parti, anche se può passare a una lettura affrettata. Leggendo bene si vedono le falle e si capisce che l’autore è il primo a non poter credere alla tesi che esista la possibilità di armonizzare scienza, ratio e fede.
L’una esclude l’altra e viceversa, senza possibilità di mediazione. Per la contraddizion che nol consente come diceva l’Alighieri.
La “ratio” associata alla fede proposta da Ratzinger “è antitetica a quella ragione che ha nel confronto col feedback dell'esperienza il proprio meccanismo di regolazione.” (Bruno Caudana)
(per approfondire il pensiero di Bruno Caudana sul tema cfr http://www.adaptive.it/home.htm Caudana è forse uno dei più acuti pensatori italiani contemporanei sui problemi di una nuova critica etica laica).
Il problema del papa quindi, e della cupola della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, è quello di mantenere il controllo sulle masse pur avendo in mano una piattaforma di fiabe e una serie di regole e di dettati etici “rivelati”, astratti dal reale, quando non decisamente assurdi, astorici e anti scientifici. Non molto diversi, concettualmente, dalla congerie di regole della Sharia e del Corano.
Controllo che è necessario per continuare a gestire l’enorme potere politico ed economico del regno terrestre della Istituzione.
In questo quadro una sortita anti Islam, mentre il mondo intero sembra subalterno alla aggressione dei musulmani, è una utile mossa per le strategie del Vaticano, ma siamo sempre in presenza di un confronto fra due fondamentalismi, uno grezzo e violento e l’altro astuto e insinuante, ma, alla fine, non meno brutale nella operazione del suo dominio.
L’interesse delle due parti è comunque un interesse comune: contrastare l’affermarsi di un pensiero laico e sanamente scettico e di un paradigma di pensiero etico impostato dalla condizione “…etsi Deus non daretur”.
I successivi svolgimenti della vicenda: le manifestazioni di rincrescimento papale per l’indignazione islamica, il ricevimento a Castel Gandolfo di alcuni mullah e ayatollah iraniani, l’apprezzamento del premier iraniano Ahmadinejad confermano questo timore. Ratzinger inoltre, con queste manifestazioni, ha umiliato il suo Ufficio e inutilmente validato figure che non sono qualificate come “autorità” della Religione Musulmana.

Per milioni di fedeli cristiani e musulmani “credere” è esistenzialmente necessario, la loro fede è fonte di motivazione di vita e di azione, nel bene e nel male, ed è un loro diritto inalienabile. Senza “credere” questa moltitudine di umanità non potrebbe sopravvivere alla solitudine etica: rinunciano alla loro libertà di pensiero in cambio delle terribili, vuote e consolanti certezze religiose.
La cultura laica è un privilegio e una libertà riservata a pochi.  Un privilegio che non autorizza alterigia o arroganza nei confronti dei credenti. Nemmeno si deve accettare lo strumentale sfruttamento dei “fedeli” per finalità politiche o di potere da parte dei loro “capi”.
Il privilegio e la libertà dei laici vanno difesi dall’attacco sistematico che viene dal fronte dei “credenti” alleati: la Lectio Magistralis di Regensburg è un buon esempio di questo attacco. Nel mirino del Papa c’era il pensiero laico, moderno e libero, non il Protestantesimo e nemmeno l’Islam. Quando questa interpretazione percolerà nella comprensione critica degli osservatori, assisteremo ad un riallineamento dei commenti che sono stati fatti a caldo.

Ultimo pensierino: leggendo molti commenti e reazioni sulla stampa mondiale credo che pochi commentatori si siano dati la pena di leggere attentamente la Lectio di Ratzinger e che ancora meno siano quelli che hanno individuato le abili mistificazioni. Molti hanno reagito “per sentito dire”. Particolarmente deviante il commento di Scalfari su La Repubblica che avverte nella Lectio un pericoloso varco verso la miscredenza. “Se Scalfari dice che questo testo rasenta la miscredenza vuol dire che non ha capito nulla di cosa sia il concetto di ragione moderna dopo Machiavelli, Hume, Hobbes e Darwin e di come la dottrina cristiana lo osteggi. Cosa che invece Benedetto XVI ha bene in mente e teme come minaccia mortale per il cristianesimo” (Bruno Caudana).  Trovate il testo originale della Lectio di Regensburg in appendice.
Per finire: l’idea di mettere nella Lectio una battuta aggressiva nei confronti dell’Islam è stata geniale dal punto di vista promozionale. Ratzinger si è guadagnato, grazie alle ordinate masse islamiche urlanti e incazzate, una visibilità mondiale fantastica: in termini pubblicitari non sarebbero bastati milioni di Euro per ottenere una copertura simile.
Forse sarebbe stato più elegante che il Papa si fosse assunto personalmente la responsabilità della battuta invece di usare le parole di un oscuro imperatore bizantino vissuto qualche secolo fa.
Una noiosa e raffinata discettazione sulla “transustaziazione”, oppure sul dramma della “fame nel mondo” sarebbe stata del tutto ignorata dai media.
Giovanni Paolo II agiva con la sua figura carismatica di grande attore drammatico religioso, Benedetto XVI ci prova con le sottili, abili, articolate e fallaci argomentazioni di dialettica teologica.
Per un popolo che crede, onestamente, alle lacrime delle statue di terracotta, al dogma della verginità di Maria (prima durante e dopo), e alla liquefazione del sangue di San Gennaro,  un attore drammatico di calibro “scespiriano” è meglio di un distillatore verbale di acrobazie pseudo illuministiche condite in salsa di fede cristiana.
Per affrontare i veri problemi del Pianeta sono tutti e due pericolosi.

Cordiali saluti,
Lorenzo Matteoli


Ho sottolineato due affermazioni che mi sembrano temerarie: la razionalità dei processi naturali è un assunto insostenibile; nulla è razionale nella natura dominata dalla massima aleatorietà di sistemi caotici e imprevedibili se non per qualche attimo contingente.