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Bibliography
Bibliografia

bulafia, David 

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The measure of reality
, Cambridge University Press, Cambridge, 1997.

Duby, George,  
L'Europe au Moyen Age,
Flammarion, Paris, 1990.

Encyclpedia Britannica
- la voce
Holy Roman Empire Micropedia e Macropedia
- la voce
Frederick II Hohenstaufen Micropedia

Hohenstaufen, Frederick Roger
The Art of Falconry
, translated by Casey A. Wood and F. Marjorie Fyfe, Stanford University Press, Stanford, California, 1943

Original title: De Arte Venandi cum Avibus, Faenza, 1241.

Huizinga, Johan,  
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Kantorowicz, Ernst,  
Federico II Imperatore,
Collezione Storica Garzanti, Milano, 1988.

Original title: Kaiser Friedrich der Zweite, Verlag Helmut Kupper, Dusseldorf & Munchen.

Le Goff, Jacques,  
Pour un autre Moyen Age,
Gallimard, Paris, 1991.

McEvedy, Colin,  
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McEvedy, Colin,  
The New Penguin Atlas of Medieval History, London 1967.

Norwich, John Julius 
The Normans in Sicily, Penguin Books, London, 1967.

Yourcenar, Marguerite, 
Memoirs of Hadrian,
Penguin Books, London 1951

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TITOLO: Federico II Svevo -  Un "moderno" imperatore medievale

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: August 1996

TRANSLATION EDITED BY: Wendy Charnell

 

Federico II Svevo 
Un moderno imperatore medievale

 

Lecture alla Dante Alighieri Society of Western Australia 
Perth
Western Australia
Aprile 5, 2001

 

stupormundi.it 
foto di Toti Calo'

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Premessa
Questo non e' un saggio "storico". Non sono uno "storico" e non rispetto i canoni della storiografia accademica, ammesso che ce ne siano. Ho consultato poche fonti originali. Alcune delle cose che di seguito scrivo sono "fatti" ed "eventi" come riportati da "storici" e dai piu' autorevoli biografi moderni di Federico II di Hohenstaufen e dalle loro "fonti" originali (sostanzialmente Ernst Kantorowicz e David Abulafia). Altre cose che scrivo sono una "mia opinione", la mia opinione come desunta criticamente ed elaborata consequenzialmente da quei fatti ed eventi. Credo che sia un metodo legittimo: studiare fatti e modelli comportamentali documentati di un soggetto e desumere da questi il profilo caratteriale, la cultura, i sentimenti e la dimensione umana di quel soggetto. E' un procedimento di pensiero che svolgiamo tutti i giorni in politica, negli affari e nelle relazioni personali e non vedo la ragione per la quale non sia possibile fare la stessa cosa per i grandi personaggi del passato.

Dalla caduta dell'Impero Romano al 1194
La "caduta" dell'Impero Romano e' stato un lungo lento processo che ebbe inizio ancora prima del momento di massima espansione e maturita' (A.D. 130 Caesar Aelius Hadrianus Trajanus Augustus era forse l'Imperatore dell'apogeo Imperiale: lo stesso le cui "memorie" apocrife sono state scritte con rigore splendido da Marguerite Yourcenar). La lenta decadenza/transizione si svolse quindi per tre o quattro secoli e forse anche di piu'. L'Impero Romano d'Oriente con la sua capitale Bisanzio era ancora una realta' politica forte alla fine del sesto secolo DC e i resti, con il nome di Impero Bizantino, appaiono ancora sulle mappe del mondo conosciuto nell'undicesimo e dodicesimo secolo (1150).

Una rapida corsa attraverso le mappe del bacino Mediterraneo fra il terzo secolo e il tredicesimo secolo DC puo' dare una idea piu' chiara del processo di quanto non sia possibile fare con un racconto cronologico.

(ottime le mappe del Penguin Atlas of Ancient History di Colin McEvedy).

Il processo puo' essere visto come una lenta e graduale (con qualche fase traumatica) sostituzione di un sistema burocratico organizzato e gestito centralmente con sistemi di potere locali: caporioni militari, "signori della guerra", vescovi, e capi di nazioni tribali. Nel territorio abbandonato dalle legioni si infiltravano invasori che venivano assorbiti e integrati dagli autoctoni e a poco a poco si formava l'embrione della struttura culturale (Celtica) dell'Europa moderna. I residui dell'Impero decadente venivano gradualmente assunti, qualche volta con fasi drammatiche, dalla congerie multiculturale e multietnica dei Celti e degli Alemanni e dalle loro numerose "nazioni": (Goti, Burgundi, Vichinghi, Franchi, Sassoni, Frigi, Marcomanni, Turingi, Longobardi, Vandali, Quadi, Gepidi, Svevi, Ostrogoti, Juti, Angli, Teutoniä)

Il processo complesso puo' essere descritto solo attraverso migliaia di situazioni specifiche e locali: ogni provincia, regione, valle, citta', villaggio, e' stato un caso particolare dove i grandi eventi generali si articolavano in una varieta' di ruoli e modi locali: L'arrivo dei "barbari", la "resa/collaborazione" della burocrazia latina/romana, il consolidarsi della chiesa romana, gli scontri fra capi e gruppi emergenti, la resistenza delle etnie insediate contro i nuovi arrivati, le carestie e pestilenze. L'Europa era un continente di vasti spazi, quasi interamente coperto da foreste: dove oggi ci sono circa 350 milioni di abitanti ce ne erano intorno all'anno 1000 DC circa 40 milioni e intorno al 1300 DC circa 60 milioni. Il sistema viario terrestre era stato tracciato e costruito dai Romani e su questo si svolgevano i principali traffici: il potere locale si aggrego' intorno alla gestione di gabelle e di diritti di passaggio sui principali flussi di traffico. L'agricoltura non era in grado di sfamare la popolazione a causa delle rese molto basse: fagioli e patate non erano ancora arrivati. La fame degli uomini e degli animali spingeva le genti al movimento genericamente da Est a Ovest e da Nord a Sud.

E' facile presumere che, nella complessa dinamica generale, i piu' forti e meglio organizzati prevalessero, l'aggregazione del potere si formalizzo' in "reami", regni, ducati, contee, principati, vescovadi, sultanati, umayyad, kahnati. Una forte interferenza della "chiesa" caratterizzo' fin dall'inizio i processi aggregativi e di fondazione istituzionale: la legittimazione dei titoli seguiva ai processi di affermazione di forza o militari. I Vescovi e i Papi incoronavano Re e Imperatori. Spesso i papi e i vescovi erano anche Conti, Principi e Duchi, gestivano il potere secolare e amministravano anche la giustizia terrena. Il diritto di comandare o governare era garantito dalla "Volonta' di Dio". La struttura fondamentale del potere era la "protezione": i mercanti avevano bisogno di protezione per sopravvivere in una economia basata sul baratto e sullo scambio diretto di merci e servizi. I contadini avevano bisogno di "protezione" per coltivare la terra (altrui) e gli artigiani avevano bisogno di protezione per le loro industrie. In cambio della protezione pagavano tasse, dazi, decime e fornivano servizi (armi, cavalli, derrate, uomini). I resti del diritto dei Romani, mescolati con le regole tribali, i codici delle singole etnie e con le leggi della chiesa emergente venivamo gestiti dal "capriccio" o dalla "saggezza" del "barone" locale, il quale garantiva i sudditi dalle scorrerie e dalle rapine dei banditi esterni. Ma non dalle sue.

Quando i "cattivi" venivano presi erano trattati in modo orribile per dare un esempio terrificante e scoraggiare i maleintenzionati. La descrizione delle punizioni in vigore a quei tempi e' raccapricciante (pratiche purtroppo non molto diverse da quanto ancora oggi avviene in qualche parte del mondo).

Intorno all'anno 800 DC le entita' politiche dell'Europa erano L'Impero dei Franchi (Carlo Magno Imperatore), l'Impero Bizantino (Niceforo II Imperatore) e il Kahnato Bulgaro (Krum Kahn).

L'Inghilterra era divisa in tre regni: Wessex a Sud, Mercia nel Centro, e Northumbria a Nord. In Spagna c'era il Regno di Galizia a Nord e il resto della penisola Iberica era una Umayyad Araba.

Nell'Italia del Nord Carlo Magno si era annesso il Regno dei Longobardi e nell'Italia del Sud i Longobardi nel Ducato di Spoleto e nel Principato di Benevento contrastavano i "Catapani" del decadente Impero Bizantino e logoravano i margini del "Patrimonium Petri".

Su questa Europa il Papa aveva un potere morale che spesso era utilizzato in termini "secolari".

Nel Nord i Vikinghi (Varangiani) iniziarono a muoversi verso Sud lungo la rete dei fiumi Russi: un piccolo drappello raggiunse Costantinopoli attraverso il Mar Nero nell'839. Le notizie delle meraviglie del Sud riecheggiavano nella Tundra e facevano sognare nuove generazioni di "esploratori".

Un'altra "ala" di Vikinghi si spostava via mare verso la Francia settentrionale e si installava intorno al 900 nella pianura dell'estuario della Senna. Il leggendario re Rollo nel 911 negoziava un trattato con Carlo III il Debole, Re di Francia, in base al quale acquisiva alla sua gente il diritto di insediarsi in "Normandia".

Solo cinquanta anni piu' tardi (850 DC) la mappa d'Europa cambia radicalmente: l'Impero di Carlo Magno viene diviso fra i suoi tre nipoti nei Regni di Francia, Germania e Italia. I Danesi invadono l'Inghilterra e si insediano nel Regno di Mercia. Gli uomini del Nord (Norsemen) si spostano nella Scozia e in Islanda mentre gli Svedesi continuano il loro movimento a Sud e verso le pianure dell'Europa Centrale.

Nel 1100 DC la Germania si era incamerata il Regno d'Italia e aveva costutito l'Impero Germanico, mentre il resto dell'Europa era organizzata nel Regno di Francia, Regno d'Inghilterra, e i Regni di Navarra, Castiglia, Aragona, Leone e Portogallo tutti in lotta per respingere l'avanzata degli Arabi nella penisola Iberica.

Nell'Italia meridionale si affermava il Regno Normanno di Sicilia con il re Ruggero II e sua madre Adelaide vedova di Ruggero I d'Hauteville.

I Normanni in Italia
Andiamo ora a vedere piu' da vicino cosa succede nella parte meridionale della penisola Italiana e in Sicilia.

La regione si trova al centro del Mediterraneo ed era ben conosciuta dai Fenici fin dal sesto secolo A.C. che avevano sulle coste della Puglia, della Calabria e della Sicilia molti punti di appoggio per le loro navi, ma che non si sono mai spinti verso l'interno. Vi arrivarono poi i Cartaginesi dal Nord Africa e quindi i Greci che ne fecero una loro colonia (Magna Graecia). La regione venne in seguito assorbita dai Romani e nel 500 AD fu conquistata dagli Arabi per diventare piu' tardi provincia dell'Impero Romano d'Oriente. Invasa dai Goti e dai Vandali e quindi dai Longobardi che la disputarono ai Catapani di Bisanzio fino all'arrivo dei Normanni.

L'insediamento dei Normanni in Italia e' una storia interessante. Alla fine del nono secolo i Vikinghi Danesi si erano insediati nella Francia settentrionale dove la Senna forma un estuario e sfocia nella Manica. I Normanni venivano dalla Scandinavia erano pirati, saccheggiatori, violenti, astuti, molto prolifici e per questo naturalmente portati alla esplorazione di nuovi territori dove insediarsi. A pochi decenni dal loro arrivo nella regione che oggi si chiama Normandia il loro re Rollo nel 911 era riuscito a consolidare il suo controllo sul territorio da imporre a Carlo III (il Debole) re di Francia un trattato che garantiva la regione alla sua gente. Il trattato poneva peraltro limiti alla loro ulteriore espansione in Francia.

Gli Scandinavi divennero prima Norsemen, poi Normanni e infine francesi e rispettarono il patto con il re di Francia restando nei limiti del territorio che il trattato con Rollo aveva stabilito. Ma i Normanni non erano una razza tranquilla, inquieti, eccezionalmente prolifici, fisicamente dotati e robusti, marinai, pirati, guerrieri, banditi, avevano nel DNA il gene della esplorazione e della curiosita' per altre terre, divennero Cristiani e parlarono francese. La visita ai luoghi santi della Cristianita' era quindi una felice sintesi perche' combinava il dettato di ogni buon Cristiano con la naturale tendenza normanna alla esplorazione e ai viaggi e cosi' cominciarono i pellegrinaggi dei Normanni a Gerusalemme attraverso l'Italia, la Puglia, Capua, Napoli, Benevento e la Sicilia.

Il clima era splendido, il paese ricco e i Normanni con grande pragmatismo si misero al soldo sia dei Catapani Bizantini contro i Lombardi invasori che al soldo dei Lombardi contro i Bizantini. Abili manovratori e senza molti scrupoli vennero rapidamente a controllare tutto il territorio e meno di cento anni dopo il loro primo arrivo erano solidamente insediati come Duchi di Apulia e Conti di Sicilia. I piu' famosi e potenti fra loro erano i fratelli d'Altavilla Roberto detto Guiscardo Duca di Apulia e Ruggero I Conte di Sicilia originari di un piccolo villaggio normanno di Hauteville La Guichard.

Ruggero I sposo' Adelaide di Savona e il loro figlio Ruggero II venne incoronato Re di Sicilia nel 1130. Ruggero II alla morte dello zio Roberto aggrego' al Regno di Sicilia il Ducato di Apulia e fondo' il Regno d'Italia. Ruggero II sposo' in seconde nozze Beatriche di Rethel e da questa nacque, dopo la morte di Ruggero nel 1154, la figlia Costanza d'Altavilla. Costanza sposo' nel 1186 Enrico VI Hohenstaufen, figlio di Federico I Barbarossa e futuro Imperatore di Germania. Un matrimonio che si dice sia stato il capolavoro della azione diplomatica del Barbarossa. Enrico VI Hohenstaufen e Costanza vennero incoronati Imperatore e Imperatrice dei Romani a Roma il 15 Aprile 1191 dal Papa Celestino III.

Nel 1189 alla morte del nipote Guglielmo II d'Altavilla detto il Buono, Costanza aveva reclamato il trono del Regno d'Italia, ma i Baroni siciliani le preferirono Tancredi Conte di Lecce un suo nipote naturale.

Tancredi muore nel dicembre del 1194 mentre Enrico VI Hohenstaufen scendeva lungo la penisola per reclamare il Regno di Italia titolo che aveva acquisito con il matrimonio con Costanza d"Hauteville figlia di Ruggero II. Enrico viene incoronato Re d'Italia a Palermo il giorno di Natale 1194 dopo avere fatto prigionieri la moglie e i figli di Tancredi.

Aneddoto sui Normanni in Italia: Una storia riportata da John Julius Norwich nel suo "The Normans in Sicily" e' divertente e molto verosimile. Un folto gruppo di robusti "pellegrini normanni" di ritorno da Gerusalemme si stava riposando a Salerno ospite di Rainulfo Duca Longobardo quando sbucano nella rada le navi dei pirati saraceni. Terrore dei locali, grida "Mamma li Turchi!!" fuga, panico. I Saraceni sbarcano e praticamente indisturbati iniziano a saccheggiare. I Normanni osservano la scena per qualche secondo sbalorditi e, quindi, senza altra esitazione, danno mano ai loro spadoni si scaraventano contro i Saraceni e li fanno a pezzi mentre questi sono ancora sbaccaliti per la sorpresa. Gioia sfrenata dei Salernitani che si uniscono ai Normanni per rifinire l'operazione e invito del Duca ai Normanni di fermarsi. Il gruppo riparte per il Nord carico di regali e promette di tornare in forze. Notizie di questo genere creavano in Normandia grandi speranze e incentivavano i giovani guerrieri cadetti senza futuro e senza terra ad intraprendere il viaggio. Moltissimi vennero adeguatamente premiati nel "Regno del sole". 

Federico II di Hohenstaufen
Nell'inverno del 1194 l'Imperatrice Costanza d'Altavilla in avanzato stato di gravidanza seguiva a distanza il marito Enrico VI Hohenstaufen nella sua spedizione siciliana contro Tancredi Conte di Lecce, illegittimamente sul trono siciliano. Enrico venne accolto con tutti gli onori del vincitore da Napoli, citta' che nella spedizione precedente aveva assediato senza successo, e immediatamente prosegui' per Salerno per vendicarsi dei Salernitani che avevano tradito la sua fiducia nel 1191 quando avevano tentato di consegnare al nemico Tancredi Costanza, a loro affidata dall'Imperatore. Il Papa Celestino III aveva convinto Tancredi a restituire l'Imperatrice attraverso i buoni uffici del Papato. Nel viaggio verso Roma l'Imperatrice, accompagnata da qualche Cardinale e dalla scorta siciliana, viene incrociata (non per caso) da un drappello di Cavalieri Imperiali. Costanza, con rapida corsa si mette sotto la protezione dei Cavalieri, la scorta viene sopraffatta e la protesta dei Cardinali derisa. Il recupero fortunoso della Imperatrice non salvo' comunque i Salernitani dalla ira di Enrico che consumo' la sua vendetta nel pieno rispetto della tradizione Medievale: la citta' dei traditori venne rasa al suolo, i beni degli abitanti confiscati. Ai Salernitani superstiti non restarono che gli occhi per piangere: esempio chiarissimo a futura memoria di possibili traditori. Enrico era dunque gia' a Palermo e veniva incoronato Re di Italia il 25 Dicembre 1194 quando, quello stesso giorno, Costanza arrivo' a Jesi (Ancona) e i segni della nascita imminente non lasciarono dubbi. Costanza volle che venisse approntata una grande tenda nella piazza di Jesi dove il 26 Dicembre 1194, in pubblico, diede alla luce il figlio che chiamo' Costante, non avendo particolare simpatia per i nomi e le cose tedesche. Il parto in pubblico era una liturgia frequente in quei tempi quando i titoli trasmessi in via ereditaria non potevano essere aggrediti da dubbi o insinuazioni da parte di chicchessia. Una illustrazione della grande tenda di Jesi e' tramandata in una edizione delle storie del Villani. Secondo alcuni il "parto pubblico" di Jesi fu una "excusatio non petita": in fondo quella di cui si dubitava era la paternita' essendo ovviamente (almeno a quei tempi) "mater semper certa". Il dubbio aleggia ancora e non e' stato diradato dalle recenti analisi sul DNA del corpo di Federico. Che non ci fosse molta simpatia fra Costanza e Federico sembra peraltro evidente da molti episodi e vicende successive.

Sotto robusta scorta il neonato venne portato con Costanza a Palermo dove venne battezzato ufficialmente con i nomi dei suoi due nonni: Federico Ruggero. (Federico I Hohenstaufen detto Barbarossa Imperatore, Ruggero II d'Hauteville Re d'Italia).

Enrico VI muore nel 1196. Costanza alla morte di Enrico prende in mano saldamente le redini del Regno, nella sua qualita' di erede legittima al titolo, esilia il Siniscalco Imperiale Markward von Anweiler che pretendeva la reggenza e allontana da Palermo tutti i Baroni tedeschi che avevano ricevuto Feudi e privilegi nel regno normanno. Incarcera Gualtieri di Pagliara il vescovo di Troja, da sempre ostile alla dinastia normanna. Il comportamento rigorosamente antitedesco di Costanza conferma l'ipotesi di rapporti relativamente freddi fra lei e il defunto Imperatore. D'altra parte non c'era amore in Sicilia per i Tedeschi e i crociati tedeschi di ritorno dalla Terrasanta evitavano prudentemente i porti siciliani. Prima di morire, nel 1198, Costanza con molta saggezza e lungimiranza fa incoronare Federico Re d'Italia a Palermo e lo affida alla tutela del Papa Innocenzo III. Costanza riesce in queste operazioni combattendo contro attentati e complotti dei Baroni siciliani e tedeschi e contro le mene del clero siciliano e prova ancora una volta la tempra e il genio pratico delle Signore della dinastia degli Hauteville.

La tutela del Papa protegge Federico dalle mene dei pretendenti al titolo di Imperatore (Otto von Braunschweig e Filippo di Svevia), ma il Regno resta nel caos per dieci anni.

Federico cresce a Palermo educato da oscuri maestri (Gregorio da Galgano (?), e Guglielmo Francesco), ma piu' che altro istruito al mondo reale dalle strade di Palermo. I racconti sulla sua giovinezza Palermitana sono coloriti e assistiti da molti aneddoti: se ne deriva l'immagine di un giovane robusto, non molto alto, capelli fulvi, occhi azzurri, ben proporzionato, agile e svelto. Abile con la spada e con l'arco, sicuro di se' e insofferente di ogni autorita'. Nei giuochi d'arma impetuoso e facilmente travolto dalla passione della lotta: gli sparring partners dovevano essere molto attenti. Federico aveva grande dimestichezza con i cavalli dei quali conosceva bene la natura fisica e il carattere. Autodidatta, ammiratore di Alessandro Magno, lettore appassionato della storia di Roma Imperiale, conosceva le imprese degli avi Hauteville e Hohenstaufen. Sicuramente aveva studiato la lunga vertenza degli Imperatori Hohenstaufen con i Papi dalla controversia sulle investiture al Concordato di Worms tra il Papa Callisto II ed Enrico V (1122). Usava con disinvoltura le lingue che si parlavano a Palermo (siciliano, latino, greco, arabo, ebraico) e certamente aveva imparato in casa il francese della madre e il tedesco dei cortigiani del padre. Viziato dai Palermitani che ne ammiravano la naturale autorevolzza di cadetto imperiale, coltiva negli anni della adolescenza il suo gene normanno (pragmatico, esploratore, curioso) il gene (?) tedesco (risoluto, determinato, preciso) e la cultura arabo/siciliana (astuta, cortesemente strumentale, obliquamente ironica). La posizione socialmente privilegiata gli conferisce, questa e' una facile deduzione, una buona dose di arrogante strafottenza. Versatile, curioso, inquisitivo: certamente gia' in gioventu' un soggetto fuori dall'ordinario, sia per la nascita "nobile" che per la vicenda esistenziale dei suoi anni giovani.

Federico arriva nel 1208 alla maggiore eta' che allora era stabilita in 14 anni. Innocenzo depone la sua tutela e come ultimo atto di questa organizza diplomaticamente il suo matrimonio con Sancha di Aragona. In realta' sposera' Costanza di Aragona sorella maggiore di Sancha maggiore di lui di dieci anni e vedova del Re di Ungheria. Mentre il Papa aveva in mente strategie e incroci di dinastie, Federico era, molto piu' pragmaticamente, attratto dai 500 cavalieri armati che Costanza gli avrebbe portato in dote: un piccolo esercito indispensabile per richiamare all'ordine i Baroni siciliani e della Puglia, insofferenti del nuovo potere dopo dieci anni di rapina anarchica e pronti alla ribellione contro il giovane e, presumibilmente, debole Re.

Federico non perde tempo per scontrarsi con Innocenzo III sulla questione delle nomine dei vescovi siciliani: un privilegio che era sempre stato dei Re normanni di Sicilia, ma al quale Tancredi aveva rinunciato in cambio dello sperato nell'avallo del Papa al suo titolo di Re di Italia conquistato illegittimamente a danno di Costanza. Innocenzo lo richiama con bonaria fermezza all'ordine e Federico deve abbozzare e imparare una prima lezione di abilita' papalina. Questo primo scontro e' comunque il segnale della futura difficile convivenza tra Federico e Papato. Nel 1209 Federico e un piccolo gruppo di giovani cavalieri amici compie un rapido giro attraverso i feudi siciliani per punire i ribelli e per dare un primo segnale a chi nutrisse cattive intenzioni su chi aveva l'effettivo controllo degli affari del Regno. Molto sinteticamente riferisce i risultati della spedizione: " I figli della ribellione, coloro che odiano la pace, sono stati domati: sono ora in ginocchio sotto il mio giogo". Federico aveva 15 anni.

Nell'Agosto del 1209 Costanza di Aragona arriva a Palermo con i 500 Cavalieri e il fratello Alfonso Conte di Provenza. I cavalieri non reggono al clima o, probabilmente all'acqua, e muoiono tutti nel giro di pochi giorni. Con loro muore anche Alfonso e lascia Costanza sola e disperata. La spedizione in Calabria, Puglia e Napoli deve essere rimandata. Una congiura per uccidere Federico ordita dai Baroni siciliani e' scoperta e denunciata: i responsabili catturati e puniti secondo la prassi mediante accecamento con chiodo rovente conficcato negli occhi. Tutte le proprieta' e i titoli dei congiurati sono confiscati dalla Corona.

Il primo anno di effettivo regno del giovane Federico e' movimentato: un confronto diplomatico con Innocenzo III, una spedizione contro i Baroni siciliani ribelli, il matrimonio con Costanza d'Aragona, la morte di 500 Cavalieri Aragonesi (probabilmente avvelenati), una congiura di palazzo sventata con la condanna dei responsabili.

Dopo la congiura dei Baroni siciliani anche i Feudi della Puglia e della Calabria organizzano una ribellione. Mentre avvengono queste cose Ottone von Braunschweig scende in Italia con un esercito per reclamare il titolo di Imperatore Romano. L'esercito del Tedesco e' un argomento convincente e i Baroni della Puglia e della Calabria mandano ambascerie chiedendo a Ottone di deporre Federico e di prendere sotto il suo controllo il Regno Italiano.

La situazione del sedicenne Federico a Palermo e' gravissima: senza esercito, senza denaro, senza alcun controllo sui suoi Vassalli e Feudatari, e' pressocche' finito. Prudentemente tiene una nave pronta nel porto per fuggire con Costanza e rifugiarsi in Aragona. Qualcosa pero' succede e innesca un incredibile cambiamento della fortuna di Federico. I Principi tedeschi negano il loro appoggio a Ottone ed "eleggono" come Imperatore il giovane siciliano Federico Hohenstaufen. Il fascino leggendario della Dinastia del Barbarossa, l'idea che un Imperatore disarmato lontano e' meglio che un Imperatore vicino e armato. L'appoggio del Re di Francia e del Re di Inghilterra organizzati dal Papa, che messo sull'avviso dall'aggressione al Regno Italiano sospetta di Ottone e lo scomunica. Ottone deve tornare di corsa in Germania per salvare il salvabile: era pur sempre il Re e aveva ancora un esercito al seguito!

Federico nel giro di pochi giorni passa dalla totale disperazione al massimo delle sue fortune. Per accettare la nomina dei Principi tedeschi doveva pero' andare in Germania attraversando i territori del nemico e Citta' ostili (la Lega Lombarda era sempre vigile e sospettosa), senza esercito con la esigua scorta della sua Guardia saracena e del Vescovo di Palermo Berardo di Castacca (suo amico fedele consigliere per tutta la vita). Federico sedicenne parte, contro il parere di Costanza, e va in Germania per accettare la nomina dei Principi e reclamare il Regno che era stato di suo padre Enrico VI e di suo nonno Federico Barbarossa e degli Hohenstaufen fin dal tempo di Enrico IV. Una serie di circostanze fortunate, il prestigio della Dinastia degli Hohenstaufen, il fascino personale, la leggenda del Puer Apuliae, la sicurezza normanna gli consentirono di sconfiggere Ottone praticamente senza battaglia. Venne acclamato Re di Germania e Imperatore dei Romani e attraverso' in trionfo le Citta' della Germania. Inizia qui la leggenda della sua vita.

Dieci anni dopo la elezione da parte dei Principi tedeschi Federico viene incoronato Imperatore a Roma dal Papa Onorio III nel 1220 quando aveva 26 anni. Da quell'anno in poi la sua vita fu una continua lotta contro i Papi e contro il loro potere in Europa fino alla morte a Castelfiorentino nel 1250.

Consideriamo adesso brevemente l'azione di Federico come Re, Imperatore, uomo di stato e di cultura per concentrare poi l'attenzione sulle ragioni che ne fanno, ancora oggi, una personalita' eccezionale nella storia Europea, e infine tentare di tracciare il profilo personale dell'Imperatore.

 

Riorganizzazione del Regno 
di Sicilia e d'Italia

Federico eredita il Regno che dopo Ruggero II era stato praticamente smantellato dai suoi successori Guglielmo il Cattivo e Guglielmo il Buono. Un tentativo di ristrutturazione era stato iniziato, senza successo, da Tancredi Conte di Lecce ultimo e illegittimo re normanno. Dopo due anni (1194-1196) di governo di Enrico VI suo padre e altri due (1196-1198) di interregno di Costanza il Regno e' lasciato per dieci anni alla negligente tutela di Innocenzo III e alla avidita' dei Baroni siciliani e ai Tedeschi amici del Siniscalco Markward von Anweiler ai quali Enrico aveva concesso Feudi e privilegi.

Nel 1208 Federico quattordicenne prende in mano la situazione e la prima cosa che ordina e' la revoca di tutti i titoli e i privilegi concessi da chiunque (Papi, Vescovi e Re) negli ultimi trenta anni. Tutti i titoli dovevano essere depositati di nuovo alla Corona per venire riconsiderati. Pochi vennero confermati e ogni resistenza venne considerata come ribellione e gestita di conseguenza. Dopo questa prima fase di restaurazione il consolidamento del Regno dal punto di vista organizzativo venne completato nei tre anni dal 1221 al 1223.

Sotto il dominio normanno la Sicilia era diventata una regione molto ricca (piu' ricca dell'Inghilterra di allora) con una agricoltura solida e ben condotta produceva grano e lo esportava in tutto il bacino del Mediterraneo. L'altro prodotto strutturale siciliano era il sale. Federico con diverse misure fiscali (dazi, magazzini, tasse portuali, licenze di esportazione e di importazione) controllava i commerci del grano e del sale raccogliendo un flusso di tributi che fecero rapidamente di lui uno dei Sovrani piu' ricchi del tempo. Il "Regno" era la sua banca finanziaria e attraverso questa supportava la sua strategia Europea e gestiva il potere politico che gli derivava dal titolo di Imperatore dei Romani.

L'azione di Federico era assistita e consigliata da un ristretto gruppo di amici: Pier della Vigna, Berardo di Castacca, Ermanno di Salza. Piero era il capo della Cancelleria: un fine giurista diplomatico, maestro "logoteta" nella redazione delle note e delle lettere di Stato, Berardo di Castacca, vescovo di Palermo in seguito scomunicato per la sua vicinanza a Federico fu vicino all'Imperatore fino alla sua morte, amico, consigliere, moderatore e grande riferimento esistenziale. Ermanno di Salza Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Teutonici era l'ambasciatore dell'Imperatore e il regista della politica imperiale per piu' di venti anni.

Pier della Vigna venne arrestato e incarcerato nel 1249 sotto accusa di tradimento. Non c'e' mai stata chiarezza su questo episodio: secondo voci della corte fu una questione di donne, piu' probabilmente era vero che Piero si era enormemente arricchito gestendo i favori dell'Imperatore in modo improprio (oggi si chiamerebbero tangenti) e che era stato avvicinato dal Papa Innocenzo IV durante una sua missione a Lione con l'offerta di una enorme fortuna per organizzare l'assassinio dell'Imperatore. Federico non ha mai lasciato scritti ne' dichiarazioni sulla vicenda: il tradimento di un personaggio che gli era stato vicino per una vita deve essere stato doloroso e moralmente massacrante e certamente contribui' alla radicalizzazione estrema del comportamento di Federico nei confronti dei "traditori" negli ultimi anni della sua vita.

La grande impresa di Federico fu l'organizzazione burocratica amministratriva del Regno: la giustizia era amministrata con efficacia e rapidita' le tasse e i tributi erano raccolti da una struttura fiscale precisa ed efficiente. Le responsabilita' sul territorio erano continuamente ruotate allo scopo di evitare l'innesco di fenomeni corruttivi. Il Re governava attraverso Vicari e Giustizieri (Giudici) e l'amministrazione della Giustizia era considerata da Federico un dovere sacro.

Federico era puntualmente informato su cosa avveniva in ogni angolo del Regno da una "intelligence" efficientissima e rigorosamente organizzata. Il Regno non ebbe mai una "citta' capitale" anche se Palermo era la citta' che aveva visto i fasti dei Re normanni non aveva la connotazione di sede del potere amministrativo e politico. La Corte si muoveva continuamente per esigenze di guerra, politiche, di relazioni sociali o di (!) caccia. La Cancelleria era sempre vicina all'Imperatore e dovunque si spostasse la Corte (Camera Imperialis) la cancelleria veniva attrezzata e resa operativa immediatamente per inviare centinaia di messaggi, decreti, istruzioni e ordini ogni giorno in ogni angolo del Regno. A ogni ora del giorno partivano messaggeri a cavallo per tutte le destinazioni: Germania, Francia, Inghilterra, Costantinopoli, Tunisi, Gerusalemme. I decreti erano stilati in molte lingue e redatti in molte copie. Le lettere di Pier della Vigna, scritte in un latino molto elegante, erano uno specchio dello stile ufficiale di Federico e furono un modello per la diplomazia delle Corti Europee per secoli successivi. Federico controllava personalmente molte lingue (latino, greco, arabo, francese, tedesco) era rigoroso ed esigente. La precisione del suo linguaggio, della logica e il rigore dei contenuti erano proverbiali: resta una grande testimonianza di questo stile nel De Arte Venandi cum Avibus. Il trattato sulla falconeria che Federico curo' per molti anni e che completo' in una prima redazione durante l'assedio di Faenza (1241).

Un aneddoto si tramanda per illustrare la severita' di Federico nell'esigere precisione: fece tagliare il pollice a uno scrivano che aveva sbagliato l'ortografia del suo nome. L'aneddoto e' forse dovuto alla malignita' di Salimbene, ma e' significativo che potesse venire divulgato.

idefinizione del valore politico del titolo di Imperatore dei Romani

Il titolo di Imperatore dei Romani era stato "inventato" da Carlo Magno tre secoli prima di Federico II. Il titolo, nella visione di Carlo Magno, era una ideale restaurazione dell'Impero Romano al culmine della sua potenza del quale Carlo Magno si sentiva l'erede storico. L'Impero di Carlo Magno non era esattamente quello degli ultimi Imperatori di Roma perche' si limitava ai territori Europei della Francia, Germania, Italia e parte della Spagna che Carlo governava direttamente o attraverso i suoi vassalli. Dopo la morte di Carlo Magno l'impero venne suddiviso fra i suoi tre nipoti (Italia Francia e Germania) e al tempo di Federico le cose si erano complicate ulteriormente con la formazione di regni piu' piccoli (Borgogna, Boemia, Normandia, Sicilia) e con molti Ducati, Contee, Vescovadi e Citta' che interferivano nel sistema feudale per conquistare spazi di autonomia e indipendenza. Il titolo di Imperatore dei Romani nei tre secoli dopo Carlo Magno era diventato un titolo formale senza un effettivo riscontro di potere temporale sul territorio. I Papi incoronavano gli "Imperatori" per avere "autorita'" e perche' dall'Imperatore incoronato ottenevano protezione e appoggio "politico". I Re desideravano il titolo, anche se in effetti si trattava di una "scatola vuota", in quanto era il massimo della possibile aspirazione per la famiglia o la dinastia. La interpretazione del titolo era diversa a seconda della situazione politica, del particolare momento storico e degli "interpreti". Fino agli Hohenstaufen il titolo aveva anche un significato di potere temporale, con gli Hohenstaufen e specialmente con Federico II il titolo assunse invece una valenza nettamente ideologica.

L'interpretazione di Federico fu un originale risultato del suo scetticismo laico e del suo pragmatismo normanno e fu connotata da lungimiranza e da una lucida visione politica. Federico cerco' di fare dell'Impero dei Romani un Istituto Universale. La sua interpretazione del "ruolo dell'Imperatore" fu pragmatica, razionale e nello stesso tempo utopicamente magnifica.

Gioco' il ruolo nella piena convinzione di essere l'erede legittimo della gloria di Roma e come se non ci fosse dubbio che il suo "diritto" era una emanazione della volonta' di Dio. Si comportava di conseguenza e di conseguenza giudicava ogni diversa opinione come blasfema e ribelle contro la volonta' di Dio. Uso' freddamente il "timore di Dio" della cultura Medievale per il suo specifico progetto di "Istituto Universale" al di sopra dei Regni, dei Principati, delle Signorie e delle Nazioni che mantenevano la loro identita' culturale e il loro potere secolare partecipando pero' ai fini superiori dell'Impero.

Allo scopo di costruire il valore "ideologico" del titolo Federico era estremamente generoso con gli aspetti materiali. La generosita' era senza limiti e d'altra parte la durezza con la quale reprimeva e puniva ogni "ribellione" era estrema. Gli eretici erano ribelli perche' non riconoscevano il Dio che gli aveva dato il titolo e la responsabilita' imperiale. I ribelli politici erano trattati con eguale severita' in quanto l'opposizione all'Imperatore nominato da Dio era blasfema. Ogni attacco contro l'Imperatore era un attacco contro il Dio che aveva conferito il titolo. La morte era l'unica punizione possibile e non c'era clemenza.

Ma non e' il caso di commettere errori di valutazione sulla "religiosita'" e sulla "pieta'" di Federico il quale promuoveva il suo progetto di Istituto Universale per mezzo del concetto di "governo per volonta' di Dio" molto piu' comprensibile e coerente con la mentalita' Medievale, che era la realta' di quel tempo, di quanto non potesse essere la visione ancora astratta dell'Istituto Universale sovranazionale. Molti storici, sopravalutando i comportamenti autocratici di Federico II, gli hanno attribuito una visione "medievale" del titolo e della competenza di "Imperatore dei Romani". I suoi gesti di governante laico, indipendente dalla Chiesa, con competenza "sovranazionale" e rispetto delle "identita'" delle "nazioni", in un progetto dagli scopi molto piu' elevati, indicano invece una visione del tutto diversa e anticipatrice di concezioni che solo dopo molti secoli sarebbero riapparse in Europa.Questa e' la mia opinione desunta dalla storia e non ho documenti a supporto. Ma la vita intera di Federico e' stata coerente con questa ipotesi: il confronto con i papi e l'opposizione dei Papi a lui, i molti aneddoti che riferiscono del suo sarcasmo nei confronti della bigotteria e della credulita' religiosa. Il suo manifesto era che si deve credere solo a quello che si vede con i propri occhi e che cio' che si ascolta dagli altri non costituisce esperienza valida. Un messaggio inaccettabile per una Istituzione totalmente e dogmaticamente basata sulla "Fede" in una verita' rivelata.

Dal momento che il titolo di Imperatore dei Romani non aveva competenza territoriale o potere secolare, ma una valenza puramente "politica", per poterlo adeguatamente valorizzare era necessario giocare sul terreno dell'immagine. A questo scopo Federico era un maestro delle "pubbliche relazioni" e della "comunicazione visiva". Aveva un fascino personale meglio descritto come "magnetismo psicologico" e un carisma che avvinceva chiunque venisse in sua presenza. Federico coltivava sapientemente e con professionalita' la propria immagine. La Corte (Camera Imperialis) in movimento era un folcloristico assortimento di Filosofi, Scienziati, Saggi, Sacerdoti, Maghi, Astrologi, Poeti, Giuristi, attori e saltimbanchi. Seguivano l'Imperatore la Guardia saracena, l'Harem, carriaggi con i tesori della corona, ballerine acrobatiche saracene, e un grande Serraglio di animali esotici e rari. Quando entrava nelle citta' vinte i prigionieri seguivano il corteo incatenati. La folla rimaneva abbagliata dallo spettacolo. Federico in testa sul suo cavallo preferito (Drago) con ricchissimi addobbi in seta e oro, corona e scettro si muoveva maestosamente e levando il braccio salutava la folla con gesto benedicente (un fatto scandaloso per la curia papale). Nei suoi incontri privati aveva un gesto particolare (molto siciliano) che sconcertava gli interlocutori: li fissava a lungo in silenzio con gli occhi immobili come se volesse scavarne l'anima. Gli arabi lo chiamavano "occhi di serpente".

La modernita' di Federico.

Il termine "moderno" si applica a cose che appartengono al nostro tempo e in genere si oppone al termine "antico" che si applica invece a cose che appartengono al passato.

Nella letteratura storica su Federico il dibattito sulla sua vera o presunta "modernita'" e' ricorrente. Personalmente ritengo Federico un uomo del Medio Evo con idee moderne e con visioni che furono una sfida ai suoi contemporanei. Il dibattito e' peraltro abbastanza strano e riflette una mentalita' categorica nella lettura e nella percezione della storia. Come se il Medioevo finisse alle 20.30 del 31 dicembre 1256 e il Rinascimento iniziasse, dopo un breve intervallo, alle 21.30 del 31 dicembre 1256. Dove invece ha sempre dominato una complessa continuita' e una articolata interconnessione spaziotemporale degli eventi. L'idea che Federico sia stato uomo del Medio Evo con idee moderne non e' per nulla contraddittoria. Si puo' essere uomini del 2001 e avere idee antiche, e viceversa vivere nel Medio Evo e avere intuizioni di grande modernita'. Seneca e' un pensatore attualissimo vissuto nei primi anni dopo Cristo. Analogamente un uomo delle caverne puo' avere avuto dubbi etici e non deve irritare il fatto che un criminale abbia intuizioni poetiche. Le idee sembrano galleggiare su mezzi diversi dal nostro corpo e sfuggono ai nostri paradigmi comportamentali.

La congruenza fra azione e idee e' la battaglia ideale che cerchiamo di vincere da millenni; un confronto che la nostra "ratio" ha introdotto nel nostro DNA animale. Qualche volta vinciamo, molto piu' spesso perdiamo.

Federico e' stato il primo Monarca Europeo ad avere una visione Europea moderna: una Europa di nazioni con identita' culturali diverse e peculiari organizzata intorno ad un progetto politico superiore comune. "Impero e tuttavia nazioni" come commenta Kantorowicz con grande sintesi. Una visione molto simile a quella che ebbe ad esprimere Charles De Gaulle nel 1950, settecento anni piu' tardi. Questa e' la ragione per la quale la Comunita' Europea considera Federico II un ideale "fondatore". L'azione di Federico, letta al di fuori del litigio congiunturale con il Papato, fu quella di usare il titolo di Imperatore dei Romani separando nettamente il piano del comando amministrativo e secolare dal piano etico. Il primo lasciato ai re e ai Principi e il secondo chiaro dominio dell'Imperatore; una lettura non condivisa dalla storiografia inglese e da David Abulafia in particolare che non legge la distinzione fra i due livelli di azione politica che invece Federico pratico' nei limiti degli accidenti esistenziali.

La visione di Federico non poteva non scontrarsi con la visione dei Papi che consideravano l'Impero Romano come il Sacro Romano Impero (un aggettivo proposto da Carlo Magno ma mai impiegato da Federico): il braccio secolare del Papa. Il papa si riteneva il solo rappresentante di Dio in terra con sovranita' totale. In questa visione l'Imperatore era il "servo" del Papa nella gestione del potere secolare. La spada di Cristo. Federico non poteva rinunciare ad essere "unto" dal Papa perche' attraverso questa unzione acquisiva credibilita' e autorevolezza nella societa' Medievale. Ma a valle di questa liturgia non era disposto a giocare un ruolo subalterno e tantomeno strumentale. In questo Federico applicava razionalmente il pragmatismo normanno, associato con l'astuzia obliqua siciliana e con la determinazione tedesca. Piu' tardi nella vita, frustrato dal comportamento criminale dei Papi (in particolare di Innocenzo IV) abbandono' la copertura di cortesia formale che le lettere di Pietro della Vigna avevano gestito con tanta eleganza nei documenti della Cancelleria.

Il dibattito sulla "modernita'" di Federico e' anche una moda letteraria che nasconde altri scontri antichi e recenti, come quello fra Guelfi e Ghibellini, Sinistra e Destra, Liberali e Conservatori, Comunismo e Capitalismo, Est e Ovest. La discussione di oggi e' anche originata dai diversi atteggiamenti dei due importanti biografi moderni di Federico II: Ernst Kantorowicz e David Abulafia. Mentre il Federico di Kantorowicz trasuda energia, gioia di vivere, pragmatismo, visione, passione e umanita', David Abulafia ritiene che questa immagine positiva non abbia supporto documentale e insiste sulla sua interpretazione di Federico come un uomo del suo tempo: l'Imperatore Medievale del titolo del suo libro. Le concessioni fatte all'altra ipotesi, che per me suonano contraddittorie, sono solo finalizzate a consolidare il suo assunto.

Ecco una citazione (tradotta dall'inglese del testo curato da Casey Wood) dal Prologo del De Arte Venandi cum Avibus scrive Federico:

" Fra l'altro abbiano scoperto attraverso una esperienza acquisita con fatica che le deduzioni di Aristotele, il cui insegnamento abbiamo seguito quando le deduzioni erano in accordo con il nostro pensiero, non erano completamente affidabili, specialmente nelle sue descrizioni del comportamento di certi uccelli. C'e' un'altra ragione per cui non seguiamo alla lettera il Principe dei Filosofi: egli ignorava la pratica della falconeria, un'arte che e' sempre stata per noi una divertente occupazione e dei cui dettagli siamo bene a conoscenza. Nel suo lavoro "Liber Animalium" troviamo molte citazioni da altri autori, le cui affermazioni Aristotele non ha verificato, e che a loro volta non parlavano per esperienza diretta. La totale comprensione del vero non si puo' ottenere solo per sentito dire".

Questa forte dichiarazione di indipendenza dal Principe dei Filosofi, indiscusso dominus della Scienza Medievale, e' un elemento fondamentale della ipotesi di modernita' di Federico II. Vale la pena notare che l'affermazione si riferisce alla "descrizione degli uccelli", ma questo e' solo in apparenza un limite: la frase "chiave" del brano e' l'ultima: " La totale comprensione del vero non si puo' ottenere solo per sentito dire". Un colpo durissimo al "pensiero scientifico" del Medio Evo, specialmente se si ricorda quale fosse il rispetto per Aristotele di una delle grandi menti Italiane un secolo dopo il tempo di Federico: Dante Alighieri. Galileo Galilei trecento anni dopo venne costretto all'abiura per avere negato, sulla base di dati sperimentali, le teorie di Aristotele sul moto degli astri e dei pianeti.

Vale anche la pena di notare la apparente cortese concessione di Federico: "[Aristotele] il cui insegnamento abbiamo seguito quando le deduzioni erano in accordo con il nostro pensiero". Una concessione che in realta' si pone come dichiarazione di forte indipendenza ideologica nei confronti dei limiti del paradigma Aristotelico. Molto difficilmente un "uomo del Medio Evo" avrebbe osato contraddire Aristotele: Federico aveva la liberta' mentale di farlo. Karl Popper avrebbe certamente apprezzato.

Ed ecco cosa dice David Abulafia sulla posizione di Federico rispetto ad Aristotele (pag. 268 "Frederick II, a Medieval Emperor"):

"L'abilita' di applicare le regole del filosofo e nello stesso di non rimanere affascinato da Aristotele e' una delle molte ragioni per cui il De Arte deve venire ritenuto una grande conquista intellettuale e scientifica".

L'editto imperiale del 1240 con il quale si autorizzava la dissezione autoptica dei cadaveri per scopi di studio, e' un altro tratto del profilo "moderno" di Federico fedele al suo credo: "La conoscenza si raggiunge solo attraverso l'esperienza diretta". Federico ordino' in seguito che lo studio dell'anatomia umana fosse obbligatorio per gli studenti di medicina nella Scuola di Salerno.

Gli amici di Federico nel sito "stupormundi" non sono in favore all'immagine di quella che loro ritengono sia una "impossibile modernita'" di Federico (cio' che poteva e cio' che non poteva essere), Ciononostante elencano sei "ma" che in realta' confortano l'apparente "ossimoro" di un "moderno" Imperatore Medievale al quale ossimoro, confesso, sono affezionato:

A. lotto' per condurre il Papato alle sole competenze morali, premessa per lo Stato di diritto e per sconfiggere ogni forma di integralismo;

B. tento' piu' di ogni altro contemporaneo di risolvere molte controversie con la diplomazia senza spargimento di sangue;

C. ospito' i Saraceni [siciliani] a Lucera integrandoli nel proprio esercito e nell'amministrazione dell'Impero; dopo di lui regnanti Bonifacio VII a Roma e Carlo d'Angio' in Sicilia furono barbaramente sterminati nel 1300, l'Anno del Primo Giubileo;

D. nelle Costituzioni di Melfi detto' pagine importanti ed innovative per reprimere la violenza contro le donne e difenderle dalle accuse;

E. ospito' alla sua corte dotti di tutte le terre senza distinzione di razza e di religione, cui pose quesiti che saranno alla base delle prime ricerche degne di essere definite scientifiche;

F. seppe concepire l'universalita' della cultura all'esclusivo servizio dell'uomo, superando i vincoli che nascevano dal fatto di voler distinguere le culture cristiana, ebrea, musulmanaä Crociato scomunicato, a Gerusalemme trasformo' una lotta di religione in un confronto tra diverse culture, rendendo possibile un accordo da allora mai ripetuto;

Nonostante tutti questi importanti meriti secondo gli amici di Federico di "stupormundi.it" l'Imperatore era invece uomo del Medioevo perche':

G. non era laico nel senso attuale del termine;

H. in battaglia era crudele e senza pieta' come i suoi contemporanei;

I. puni' le intolleranze dei Saraceni in Sicilia (e ogni altra ribellione)

J. mantenne segregata nell'asfittico harem di Palermo la moglie Jolanda di Brienne

K. era legato ai riti magici dell'Oriente;

Non dovrebbe sfuggire la valenza generale dei "meriti" del primo elenco rispetto al taglio specifico e particolare delle "colpe" elencate nel secondo elenco.

Qualunque giudizio, comunque, non dovrebbe ignorare che molte delle azioni di Federico, in particolare dopo la elezione del Papa Innocenzo IV, furono in effetti reazioni al comportamento criminale del Papato. Questo potrebbe anche essere il motivo della differenza di giudizio su Federico fra gli storici Italiani e quelli tedeschi. L'Italia Guelfa e papista ha mantenuto l'immagine "satanica e di anticristo" come promossa dai libelli dei Papi, mentre la Germania Ghibellina e Imperiale ha per Federico una memoria onorata di affetto e stima: un commento che traggo da Stupormundi.it e che condivido molto.

La struttura fondamentale di innesco del pensiero rinascimentale prima e moderno poi, e' comunque il rapporto tra l'Uomo e il Dio. Il Dio Medievale e' una potenza immane fuori dall'Uomo, trascendente, il Dio del Rinascimento e' nell'Uomo e direttamente correlato all'Umanita'. In questo senso Federico e' sicuramente anticipatore della cultura Rinascimenale e moderna: il pragmatismo normanno, la conoscenza di molte lingue e di molte culture, lo scetticismo derivato dall'esperienza giovanile "sulla strada", la fiducia in se' degli Hohenstaufen tutto partecipava alla formazione di una sensibilita' dove la dimensione umana aveva un forte privilegio. Una intuizione che Martin Lutero, trecento anni dopo, avrebbe portato a maturazione rivoluzionaria. Nella lettera di Federico ai Romani la denuncia del Papa (Gregorio IX) e' una violentissima invettiva che non poteva essere lanciata da chi non avesse sentito profondamente diverso il rapporto tra l'Uomo e il suo Dio rispetto a quello imposto dal dogma cattolico.

Il confronto con i papi: Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, Innocenzo IV

Ho gia' scritto del primo "scontro" fra Federico II e il Papa Innocenzo III nel 1209 sulla questione dei vescovi siciliani. La disputa successiva fu sul problema delle Crociate. Nell'accettare la nomina dei Principi tedeschi Federico nel 1210 aveva solennemente "preso la croce": si era cioe' impegnato a organizzare e condurre la Crociata per la conquista di Gerusalemme. Il Papa, che tradizionalmente puniva i "renitenti alla leva" della Crociata con la scomunica, insisteva per la partenza. Federico aveva molti motivi per rinviarla: la sistemazione della organizzazione amministrativa siciliana, il consolidamento del Regno in Puglia, il consolidamento dei rapporti "imperiali" con i Principi tedeschi e, non ultima, la scarsa fiducia che nutriva nel Papa. Sapeva che, quasi certamente, Gregorio avrebbe approfittato della sua assenza per indebolire la sua posizione nel Regno. Inoltre era molto amico del Sultano d'Egitto Al-Kamil e cercava tutti i modi per evitare uno scontro e una guerra che riteneva assolutamente inutile. Un atteggiamento di civilta' diverso dalla conformita' medievale che giustifica, insieme a molti altri, il giudizio di modernita' di Federico. Per i buoni uffici di Ermanno di Salza (Maestro dei Cavalieri Teutoni) riusci' a ottenere diversi rinvii dal Papa fino al 1227. Quando la Crociata di Federico finalmente organizzata stava per partire con tutti i Crociati concentrati a Brindisi scoppio' nell'immenso campo una peste che decimo' i Crociati. Innocenzo accuso' Federico di avere diffuso l'infezione ad arte e lo scomunico' come renitente alla Crociata.

Federico, Crociato scomunicato, riusci' ad andare a Gerusalemme nel 1228-29, si fece incoronare Re di Gerusalemme come legittimo titolare per avere sposato la figlia di Giovanni di Gerusalemme e firmo' un trattato con Al-Kamil. Senza nessuna battaglia, ottenne l'accesso dei Cristiani al Santo Sepolcro. Gregorio ritenne la firma di un trattato con l'Infedele un disonore e si rifiuto' di revocare la scomunica. Non solo ma tento' anche di far sollevare il Regno contro Federico approfittando della sua assenza. Nel 1229 l'Imperatore deve tornare di corsa da Gerusalemme per riprendere il controllo del Regno d'Italia e sventare le cospirazioni del Papa. Lo scontro tra il Papato e Federico continuo' fino alla morte dell'Imperatore nel 1250. I Papi (Gregorio IX e Innocenzo IV) sapevano bene che la divergenza con l'Imperatore era profonda e insanabile sulla definizione del ruolo e della competenza politica del Papa e dell'Imperatore. Federico voleva un Impero libero dalle ingerenze della Chiesa. I Papi volevamo il primato assoluto politico e religioso della Chiesa. Le diverse questioni congiunturali (Crociate, rivendicazioni territoriali su Spoleto e Benevento, privilegi feudali), erano solo l'apparenza occasionale del vero insanabile e mortale confronto. La battaglia venne a lungo condotta sul piano diplomatico, e fu la massima responsabilita' della Cancelleria Imperiale guidata dal Logoteta e giurista Pietro della Vigna. Per molti anni Federico mantenne la vertenza entro limiti di scontro diplomatico: non voleva rotture perche' desiderava la revoca della scomunica che gli era indispensabile per portare avanti il suo progetto Imperiale. Gregorio IX muore nel 1241 e gli succede, dopo una lunga vacanza, Innocenzo IV che Federico appoggio' ritenendolo suo amico. Innocenzo IV fu invece il peggiore avversario dell'Imperatore e tento' in ogni modo di distruggerlo con complotti, sicari, congiure di Palazzo, assassini e veleno. Falliti tutti i tentativi rimase il danno provocato dalla feroce libellistica diffamatoria pagata dai papi. Innocenzo ricorre infine alla deposizione dell'Imperatore (Concilio di Lione 1245). Atto che segna la sconfitta della lotta di Federico contro i Papi. A onore di Federico va detto che nessuno, prima o dopo di lui, ha avuto la coscienza politica della insanabile divergenza fra Stato e Chiesa e la coerenza pragmatica di portare lo scontro fino in fondo.

Dopo la vittoria contro Milano e la Lega a Cortenova (1237) la fortuna di Federico era cambiata drammaticamente e da allora fino alla sua morte l'Imperatore deve affrontare la conclusione tragica della sua lotta: tradimenti, congiure e sconfitte. Clamorosa la sconfitta a Parma e la distruzione della Citta' di Vittoria nel 1248: i Parmigiani approfittano dell'assenza di Federico (a caccia con il falcone) e con una vittoriosa sortita preceduta da una diversione distruggono il campo Imperiale saccheggiando tutto: il tesoro, la corona, i mantelli imperiali, il Carroccio dei Cremonesi fedeli all'Imperatore e anche il prezioso manoscritto del De arte Venandi. Federico vede da lontano il fumo dell'incendio di Vittoria e intuisce la tragedia: rientra di corsa ma solo per assistere al massacro avvenuto. Dopo Parma, Federico continua ad organizzare il Regno, la Corte, le menageries, le fattorie e i falconi amatissimi, ma l'Impero e' un sogno finito: i ribelli eretici Milanesi e le citta' della Lega con l'aiuto dei Papi hanno vinto.

Una infezione intestinale lo coglie in Puglia e l'Imperatore si ferma a Castelfiorentino. Sa che per lui non c'e' niente da fare e chiama i figli e gli amici per dettare le sue ultime volonta'. Sono al suo letto di morte Manfredi, Corrado, Riccardo, Federico di Antiochia. Manfredi muore nella Battaglia di Benevento contro gli Angio' nel 1266, il nipote Corradino nel 1268 decapitato a Napoli dagli Angioini. Con la morte di Enzio a Bologna nel 1272 finisce la Dinastia degli Hohenstaufen. Con la sconfitta di Federico viene sconfitta anche la sua splendida e razionale utopia di Stato libero dalle interferenze della Chiesa. Una disfatta politica della quale ancora oggi soffriamo le conseguenze.

La cultura, la scienza e la religione

Federico era curioso e scettico: la sua dichiarazione fondamentale che l'unico apprendimento e' quello possibile dalla esperienza diretta e' buona evidenza di questa tesi. Anche in questo caso le cose che ha fatto sono un documento di supporto ulteriore.

Il "metodo" di Federico era quello delle domande: poneva quesiti e voleva risposte dai suoi "consulenti" nei vari settori del sapere. Medicina, astronomia, astrologia, zootecnia, agricoltura, geografia, matematica, geometria, anatomia: eclettico e preciso nel formulare i quesiti lo possiamo anche immaginare impaziente quando le risposte non erano esaurienti.

La sua curiosita' si svolgeva anche nelle "scienze umane": filosofia, etica, il rapporto tra corpo e anima, l'essenza degli elementi, la possibilita' di una vita ulteriore. La sua corrispondenza con il mondo Arabo era motivo di sospetto e insofferenza per la cultura cattolica "guelfa": un argomento spesso citato contro di lui nelle istruttorie per le scomuniche e per la deposizione di Lione. L'accusa di "magia" o di praticare arti magiche era letale nel Medioevo: se non fosse stato Imperatore Federico sarebbe sicuramente finito sul rogo. Nel 1220 si incontro' con il matematico Leonardo Pisano (Fibonacci) che aveva portato in Italia la numerazione "araba" con le operazioni fondamentali che questa consentiva facilitando enormemente l'uso della matematica come strumento di indagine e di modellazione scientifica. Fibonacci illustra all'Imperatore i suoi studi: quasi certamente lo intrattiene sul metodo (per tentativi di successiva approssimazione) di soluzione delle equazioni con tre incognite sul quale stava lavorando.

Federico praticava l'arte veterinaria e curava personalmente le vicende della agricoltura nei suoi possedimenti. Il documento piu' importante del profilo scientifico di Federico resta il trattato di falconeria "De Arte Venandi cum Avibus". Una attenta lettura del trattato istruisce a fondo sull'arte del falconiere, ma rivela anche molto sulla personalita' e sul carattere dell'autore.

Con l'obbligo di iscriversi agli albi delle professioni e dei mestieri, probabilmente suggerito da ragioni fiscali, Federico istituisce per primo gli ordini professionali e le corporazioni dei mestieri. La fondazione dello "Studium" di Napoli (1224) suggerita da motivi di "autonomia" del Regno nei confronti di Istituti "stranieri" come quello di Bologna, il patrocinio della Scuola di Medicina Salernitana, il decreto sulla dissezione autoptica sono altre testimonianze dell'atteggiamento di Federico nei confronti del sapere e della sua utilizzazione.

L'aneddotica riporta parecchie storie, alcune anche troppo raccapriccianti, emblematiche dell'atteggiamento empirico sperimentale di Federico. Certamente il suo desiderio di "manifestare ea quae sunt sic ut sunt" (De Arte, Prologo) era una chiara anticipazione di metodo che Galileo avrebbe posto molto esplicitamente tre secoli dopo suscitando, guarda caso, la feroce reazione del Papa. Una tesi che sfidava minacciosamente una Chiesa che imponeva di credere per atto di fede. E' per questo che sembra realistico pensare che l'antagonismo mortale dei papi nei confronti di Federico fosse motivato, nel profondo, da questa liberta' mentale piu' che da motivi secolari.

Ancora oggi, d'altra parte, la paura di conoscere e' una barriera difficile da superare, e la accettazione del sapere non e' scontata.

E ancora attuale e ricorrente il dibattito sulla religiosita' di Federico. E' da escludere che un uomo del Medioevo potesse essere "ateo": Federico era stato "unto" Imperatore da un vicario di Cristo e quindi sentiva e usava la responsabilita' del "comando per volonta' di Dio". Certamente il suo scetticismo intellettuale doveva essere in contrasto piu' o meno esplicito con la chiusura dogmatica cattolica e certamente il durissimo conflitto con i Papi logoro' la sua disponibilita' per la religione come da loro rappresentata. Federico era coevo di Francesco d'Assisi e, anche se non ci sono documenti che dimostrino un incontro fra i due, e' certo che l'Imperatore fosse compiutamente informato su un movimento che veniva considerato con molta preoccupazione nella cerchia del potere Medievale e che diede luogo a fenomeni estremi di pauperismo rivoluzionario "paraeretico" come quello guidato in Piemonte (Ivrea) da Dolcino che venne represso sanguinosamente (ricordo la impressionante narrazione che ne ha fatto Umberto Eco ne: "Il nome della rosa"). Un altro personaggio che era adiacente alla corte Fredericiana era Tommaso d'Aquino: anche se non ci sono stati incontri documentati e' impossibile che l'autorevolezza di Tommaso non avesse riflessi su Federico.

L'esercizio del potere assoluto, le vittorie sui nemici, la amministrazione "sovrana" della Giustizia, l'ammirazione estatica dei cortigiani e delle folle, l'adulazione sfrenata, la constatazione degli effetti stupefacenti che la sua presenza provocava sulla gente per ragioni psicotiche, il terrore/odio dei papi nei suoi confronti sono tutti fattori che devono avere fortemente condizionato la "religiosita'" di Federico.

Quando l'Imperatore ventiseienne, alla testa del corteo Imperiale, sul suo cavallo da guerra Drago, avvolto nel manto di seta carico di oro, con la corona e lo scettro, gli occhi scintillanti nel volto incorniciato dai capelli fulvi dorati dal sole, "imponeva" la mano in un saluto benedicente sulla folla estatica, il suo rapporto con "il Dio" non era mediato da nessuno, prete, vescovo o papa, e la risposta della folla doveva essere una inebriante conferma. Ci sara' una ragione che fa nascere le leggende?

Oggi e' difficile dire di cosa fosse effettivamente convinto Federico: una attenta considerazione del significato del termine latino "religio" puo' essere suggestiva di cose non banali.

Federico: l'uomo.

Per penetrare e descrivere la personalita' intima e il carattere di Federico bisognerebbe studiare e interpretare criticamente a fondo tutti i documenti, le fonti originali, le cronache, le storie della sua vita. Marguerite Yourcenar ha fatto forse il capolavoro di sempre in questo genere letterario con le "Memorie di Adriano" e vale la pena riportare una sua riflessione nel merito:

" La ricostruzione di una figura storica e del suo mondo scritta in prima persona e' al limite uno scritto di "fiction" e talvolta sconfina nella poesia; puo' quindi fare a meno della documentazione di supporto relativa al contesto storico. Il suo significato umano pero' risulta grandemente arricchito da un rigoroso rispetto della storia documentata". (Marguerite Yourcenar, Memoirs of Hadrian, pag. 251, traduzione dell'autore)

Devo dichiarare che non ho fatto questa ricerca approfonditamente, ho letto con attenzione Kantorowicz e le sue ricche note, Abulafia, John Julius Norwich e molti libri sul Medio Evo. Ho letto con attenzione (nella traduzione inglese di Casey Wood) il "De Arte Venandi cum Avibus" cercando i "luoghi" dove Federico rivela inconsciamente il suo mondo oltre all'arte della falconeria. Questo breve "componimento" (pensierini?) su Federico si pone scopi di divulgazione e non di esplorazione esistenziale come le "memorie" di Marguerite Yourcenar e spero quindi che la mia buona volonta' non sia presa come irritante presunzione da "coloro che sanno".

Nella premessa a questo scritto ho detto che: "Credo che sia un metodo legittimo: studiare fatti e modelli comportamentali documentati di un soggetto e desumere da questi il profilo caratteriale, la cultura, i sentimenti e la dimensione umana di quel soggetto". , ma mi rendo conto che la cosa possa essere ritenuta blasfema dagli storici veri.

Una fonte interessante per scoprire Federico sono i suoi monumenti: castelli fortezze, mura, fortificazioni. Federico era un uomo che voleva avere il controllo delle cose: delegava con molta precisione e dettaglio la sua volonta' (vedi ad esempio le istruzioni ai falconieri). Voleva vedere con i suoi occhi e questo e' molto probabilmente quello che ha fatto con la costruzione dei suoi edifici, dettandone esattamente e nei dettagli l'architettura, la forma e la tecnologia esecutiva.

Di seguito cerco una immagine di Federico attraverso i documenti che ho letto e sui quali ho fatto qualche riflessione. Ma prima voglio trascrivere la descrizione "fisica" che il prof. Fulvio delle Donne ha trovato alla Biblioteca Nazionale di Parigi e che ha cortesemente inoltrato sulla lista del "Club Fredericiani":

"Staturam igitur regis nec brevem intellegas nec maiorem quam tempus etatis exposcat. Illud tamen in eo natura munus adiecit, quod in solido corpore robusta membra formasset, quibus ad omnem actum forcior indoles perseveret. Nusquam quietus, diem assiduis actionibus inplet, et quo auctior fiat exercitio virtus, ad omnem usum et disciplinam armorum agile corpus exercet. Nunc tractat arma, nunc gestat... Electioribus gaudet equis atque prepetibus... Sic denique ad omnem exercitatus experientiam militarem mutuis semper actibus diem conducit in noctem totumque sequentis vigilie tempus armata deducit historia. Ceterum huic accedit regalis dignitas, vultus et maiestas inperiosa regnantis, forma quidem venusti decoris, leta fronte conspicuus, lecioribus oculis, aspectu desiderabilis, vultu alacer, animo acer, ingenio docilis, moribus tamen alienis atque ineptis, quibus eum non natura, sed conversacio rudis instituit".

Se non ricordo male la descrizione si trova anche in Kantorowicz tradotta o parafrasata. Letta ripetutamente con l'assistenza delle nostre memorie di latino liceale non richiede una traduzione ed e' molto piu' efficace.

C'e' una descrizione di Federico dodicenne nella quale appaiono gli aggettivi di "grezzo", "maleducato" e "volgare" (coarse, rude, vulgar in inglese: credo che la citazione sia in Abulafia non ho trovato in Australia la fonte originale). Innocenzo III dice di lui che stava ben piantato sulle gambe (stood solidly on his legs). Un'eco evidente del "in solido corpore robusta membra". Chiaramente questi devono essere stati i moduli di lettura della cultura di "corte" per il ragazzo "educato dalle strade di Palermo".

Ma l'idea del giovane robusto e "tosto" e' confermata dal brillante "raid" fatto in Sicilia quando aveva 14 anni (1208) per richiamare all'ordine i Baroni ribelli dopo i dieci anni di anarchia sotto la "tutela" di Innocenzo III e del Siniscalco di Palermo Markward von Anweiler.

A quindici anni sposa la venticinquenne Costanza di Aragona, a ventanni compone questa poesia:

Secondo mia credenza
Non e' Donna che sia
Alta, si bella, pare.
Ne' c'agia insegnamento
'nver voi, donna sovrana.
La vostra ciera umana
Mi da conforto e facemi alegrare;
S'eo pregiare - vi posso, donna mia.
Piu' conto mi ne tegno tuttavia.

ema certamente non originale, ma il linguaggio e' trattato con delicatezza e lascia intendere una sensibile timidezza del poeta. La stessa delicatezza la si ritrova in una poesia scritta per "il fiore di Siria che tiene il mio cuore prigioiniero" al ritorno dalla crociata (1229) da Federico oramai trentacinquenne e quanto mai pronto al fascino femminile. Sono famose le "feste" alla Corte di Federico: occasioni di contatti politici, scambi culturali, incontri diplomatici, banchetti, danze, sfide poetiche, incontri e corteggiamenti sentimentali: la gioia di vivere che era un tratto del carattere del "normanno" Hohenstaufen. Le acrobatiche e audaci danzatrici saracene intrattenevano Federico e i suoi ospiti: uno spettacolo con il quale Federico sfidava la societa' bacchettona e bigotta e scandalizzava i "papisti".

Al ritorno dalla crociata del 1228 compone questa "canzone":

Oi lasso! non pensai
si forte mi parisse
lo dipartire da madonna mia;
da poi ch'io m'alontai,
ben paria ch'io morisse,
membrando di una dolze compagnia;
e già mai tanta pena non durai,
se non quando a la nave dimorai.
Ed or mi credo morir certamente,
sed a lei no ritorno prestamente.

Tutto quanto eo vio
Si forte mi dispiace,
che non mi lassi in posa i [n] nes(s)un loco;
si mi stringe disio
e fàmi reo parere riso e gioco:
membrandomi suo' dolzi['n] segnamenti
tutti diporti m'escono di menti,
e non mi vanto ch'io disdotto sia
se non là ov'è la dolze donna mia.

O Deo, como fui matto,
quando mi dipartivi
là ov'era stato in tanta digitate!
E si caro l'accatto
E sc[i]oglio come nivi,
pensando c'altri l'aia in protestate!
Ed è , mi pare, mille anni la dia
Ched io ritorni a voi, madonna mia;
lo reo pensero si forte m'at(t)assa,
che rider,né giucare non mi lassa.

Canzonetta gioiosa,
va [a] la fior di Soria,
a quella c'à in pregione lo mio core:
di' a la più amorosa,
ca per sua cortesia
si rimembri de l[o] suo servitore,
quelli che per suo amore va penando
mentre non faccia tut(t)o il suo comando;
e priegalami per la sua bontate
ch'ella mi degia tener lealtate.

Nella 4° strofa viene menzionata in termini molto passionali (Fior di Siria) una giovane dama che nel novembre 1227 era al seguito di Jolanda di Gerusalemme tornando dalla Terra Santa. Si sparse la voce che, addirittura, Federico II trascorse la prima notte di nozze con lei anziché con la Regina, tanto era rimasto violentemente innamorato. Questo fatto causò l'inimicizia mortale con il suocero Giovanni di Brienne Re di Gerusalemme.

Alcune delle sue decisioni furono scommesse temerarie: come se ci fosse un particolare gusto nello sfidare la fortuna mettendo tutto a rischio. Quando nel 1211 decide di andare in Germania contro Ottone von Braunschweig la sfida fu al limite del suicidio. La sua categoria di governo era la "necessitas" Aristotelica. Il massimo valore era la "justitia". La colpa piu' grave e vergognosa il tradimento.

Poche alternative potevano distrarlo da una battuta di caccia con i suoi falconi e fu cosi' che dovette subire l'umiliazione di Vittoria da parte della citta' di Parma.

Nel primo capitolo del De Arte quando scrive:

" Per quanto sia vero che gli uccelli da preda mostrano innata antipatia per la presenza e per la compagnia di uomini ä"

...suggerisce implicitamente che anche lui, grande ammiratore dei falchi, non doveva avere molta simpatia per la presenza e la compagnia di uomini. Il tratto spavaldamente e impunemente aristocratico esce chiarissimo da:

"Si puo' bene affermare che siccome molti nobili, ma pochi uomini di rango inferiore apprendono e praticano l'arte [della falconeria], e' corretto concludere che questa sia uno sport intrinsecamente aristocratico".

Sul profilo umano di Federico la Enciclopedia Britannica riporta una posizione interessante:

"Il carattere di Federico era caratterizzato da nette contraddizioni, indubbiamente la conseguenza della sua infanzia insicura ed arida di affetti. Amabilita' affascinante e allegria convivevano con crudelta'; rudezza e rigidita' coesistevano con una intelligenza superiore e un acuto senso della realta'. Tolleranza e intolleranza andavano mano nella mano; la sensualita' impulsiva non impediva la genuina pieta'; discontinuita' (imbalance) e contrasto interiore marcavano la sua personalita' e le sue imprese. Federico non puo' essere considerato il primo uomo moderno sul trono e nemmeno un pioniere del Rinascimento come hanno sostenuto alcuni storici. Anche se con la sua personalita' eccezionale anticipo' tendenze intellettuali di tempi successivi egli e' stato nel complesso un uomo del Medio Evo. Ebbe certamente la fortuna di crescere in Sicilia in una cultura che combinava in modo unico elementi dell'antichita', della saggezza Araba ed Ebraica, dello spirito Occidentale del Medio Evo e del realismo normanno. La Corte raccoglieva una "repubblica di dotti" che coltivava le scienze naturali, la filosofia, la poesia, la matematica produceva traduzioni e scritti originali sia in Latino che in "volgare". Il perseguimento della conoscenza, senza particolare rispetto per le autorita' tradizionali, era una caratteristica di Federico e della sua corte.

Il contenuto e lo stile dei suoi codici giuridici e dei suoi manifesti, molti dei quali rimasti ad esempio per generazioni successive, attestano il vigore intellettuale e l'eccezionalita' di Federico e di coloro che l'attorniavano; gli edifici che costrui', e in particolare Castel del Monte, sono una sintesi in pietra di matematica e di poesia; e, assolutamente eccezionale, il trattato De Arte Venandi cum Avibus, un'opera sulla falconeria completamente basata sulla sua esperienza diretta.

La concezione di Federico della funzione dell'Imperatore era radicata nella ideologia della tarda epoca Greco-Romana e nella filosofia Giudaico-Cristiana del Medio Evo ed esaltava la sacralita' e il carattere universale dell'ufficio. Alla luce di questa visione Federico voleva la preminenza dell'Imperatore su tutti gli altri governanti secolari - indubbiamente una pretesa non coerente con i tempi che vedevano la nascita e lo sviluppo degli stati-nazione. Per questo la strategia di Federico, piena di promesse politiche e intellettuali, venne condannata nella storia alla tragedia". (traduzione dell'autore)

Si pecepisce abbastanza chiara la contraddizione nel commento della Enciclpedia Britannica: in premessa nega la connotazione moderna di Federico e della sua azione, e in seguito porta gli esempi delle sue eccezionali anticipazioni. Varrebbe la pena svolgere una analisi piu' approfondita e non mancheranno le opportunita' di farlo. Una sola nota di dissenso da parte mia, gia' accennata in precedenza: la Britannica attribuisce a Federico una interpretazione della funzione Imperiale completamente diversa da quella che Federico pratico' con la sua azione. Come sintetizza Kantorowicz: Impero e nazioni!

Abulafia si allinea sulla interpretazione della Britannica, probabilmente non per caso, e individua contraddizioni e discontinuita' fra la posizione teorica di Federico e la sua azione di governo. Una interpretazione piu' obbiettiva consentirebbe di comprendere la discontinuita' dell'atteggiamento di Federico come provocato dal settarismo dei papi: quando Federico si rese conto che non poteva continuare una linea di negoziato diplomatico con il programma criminale antagonista dei papi decise di modificare anche il suo atteggiamento (dopo la deposizione di Lione dichiaro': ora voglio essere martello).

Federico non fu un grande costruttore perche' spendeva la maggior parte dei suoi soldi in guerre contro i papi e contro le citta' "eretiche" ribelli della Lega Lombarda. Le opere realizzate sono pero' interessanti e qualcuna si stacca dal paradigma "medievale" per specifiche caratteristiche e forme. Fra tutte Castel del Monte e' il monumento piu' significativo del carattere dell'Imperatore. E in questo credo che tutti concordino con la Britannica!

La pianta ottagonale perfetta con una torre ottagonale ad ogni vertice: ordine e simmetria e le complesse implicazioni semantiche e "magiche" del numero 8. Il paramento murario esterno potente e con una piccola finestra gotica serliana centrale per ognuna delle 8 specchiature. La corte centrale, ovviamente ottagonale, aperta verso il cielo. Il contrasto tra l'apertura verso il cielo e la impenetrabilita' possente delle mura esterne e' fortemente evocatore. La porta di ingresso e' sotto un timpano "classico" che impegna tutta la larghezza della specchiatura, sotto questo un piccolo "protiro" gotico. La citazione "imperiale" sopra il segno contemporaneo. L'interno, prima dei saccheggi e dei furti, era ricco di decorazioni e rivestimenti in mosaico e in marmo, Federico aveva raccolto statue della Romanita' in tutto il mondo conosciuto e ve le aveva trasportate.

Un volume geometricamente puro come un cristallo, solidamente chiuso verso l'esterno, aperto verso il cielo, nel quale gli spazi impreziositi da marmi e mosaici contenevano oggetti preziosi. Un interessante oggetto di analisi!

Cortese, garbato e disponibile al gioco con gli amici e i compagni era crudele e sarcastico con i nemici e gli avversari. Le punizioni che infliggeva erano senza pieta'. I traditori venivano accecati con un chiodo rovente, le loro donne/complici andavano al rogo, la decapitazione e l'impiccagione erano considerate condanne pietose. I corpi mutilati, vivi dei traditori e dei criminali erano esposti nelle citta' e nei paesi come terribile esempio per coloro che meditavano simili delitti.

Federico venne tradito dal suo medico personale, dal suo figlio Enrico VII, da Pietro della Vigna il suo amico e consigliere da una vita. I complotti e congiure contro di lui organizzati da Innocenzo IV non si contano, tanto che negli ultimi anni la vita alla Corte Imperiale era diventata un incubo di sospetti.

Non ci sono documentate dichiarazioni di Federico sul tradimento di Pietro della Vigna, ma deve essere stato per lui devastante. Pietro venne arrestato, accecato e riusci' ad uccidersi scaraventandosi a testa bassa contro un muro. Del tradimento del figlio disse che il suo cuore piangeva, ma non poteva dimenticare di essere l'Imperatore. Enrico visse molti anni prigioniero e si uccise in un trasferimento da una prigione ad un'altra gettandosi con il cavallo in un dirupo. Centinaia di congiurati vennero giustiziati negli anni fra il 1240 e la morte di Federico.

La durezza e la crudelta' di Federico vengono in genere solo ascritte al suo "profilo medievale" o giustificate come "coerenza" con la prassi conforme di quel tempo. Si tratta piuttosto della contraddizione non conciliabile fra il suo idealismo utopico, la disponibilita' umana alla comprensione e alla generosita' verso il mondo del "poeta", e la durezza della responsabilita' del comando e della visione politica antagonista. Nelle condizioni date non c'era alternativa comportamentale: spesso ricorre, nelle dichiarazioni di Federico registrate dagli storici, la sofferenza per la lotta fra le lacrime dell'anima, lo schianto del dolore personale e la ineluttabilita' della "necessitas" di governo. Scomunicato e deposto con motivazioni settarie e oggetto di continui complotti orditi dai papi per assassinarlo corrompendo con enormi somme di denaro soggetti della cerchia intima della Camera Imperialis, l'Imperatore venne spinto alla esasperazione e oltre. Federico fu sconfitto nella battaglia "d'informazione" e la sua immagine ci e' giunta corrotta dai libelli e dalla de-informazione papista. L'azione di controinformazione dei papi fu cosi' efficace che la convinzione corrente a quel tempo associava Federico con l'Anticristo e con Satana: nelle cronache del tempo non mancano documenti che affermano che sul suo cranio spuntassero le corna di Satanasso. Con la morte di Federico II nel 1250 muore la visione e il sogno di uno Stato libero dalle interferenze del potere religioso: una perdita che non e' mai stata compiutamente recuperata nei secoli successivi, per le conseguenze della quale stiamo ancora soffrendo. Venne chiamato dai suoi contemporanei "Stupormundi", e si conferma ancora oggi come il primo governante moderno della storia Europea. Probabilmente dobbiamo a Federico molto di piu' di quanto non siamo in grado di comprendere.

Lorenzo Matteoli

Cronologia

1190 Morte di Federico Barbarossa Hohenstaufen.

1190 Enrico VI figlio del Barbarossa eletto Imperatore dei Romani dai Principi tedeschi

1194/26/Dic. Nasce Federico II a Jesi da Costanza d'Altavilla moglie di Enrico VI

1197/28/Sett Muore Enrico VI padre di Federico II

1197 Innocenzo II eletto papa, Guelfi e Ghibellini in lotta per il trono.

1198/Maggio Federico e' incoronato Re di Sicilia a Palermo.

1198/28/Nov. Muore all'eta' di 44 anni Costanza di Altavilla madre di Federico.

1198 Innocenzo II e' tutore di Federico e Reggente del Regno di Sicilia.

1201 Markward von Anweiler Siniscalco di Palermo

1208/21/Giugno Philip di Svevia, pretendente al titolo di Imperatore, viene assassinato.

1208/26/Dic. Frederico II raggiunge la maggiore eta' di 14 anni.

1209 Federico sposa Constanza di Aragona.

1209 Otto IV von Braunschweig Re di Germania e' incoronato Imperatore a Roma.

1210-1211 Otto IV von Braunschweig pretende il trono di Sicilia.

1211 Federico viene eletto Re di Germania dai Principi tedeschi.

1211 Ottone IV deve rientrare in Germania di corsa per salvare il suo Regno

1212 Federico va in Germania e sconfigge (senza vera battaglia) Ottone IV.

1215 Federico viene incoronato Re di Germania ad Aquisgrana e "prende la croce".

1216/16/Luglio Muore Innocenzo III

1216 Onorio III viene eletto Papa

1218 Muore Ottone IV

1220 Dieta di Francoforte Enrico VII (figlio di Federico II) viene incoronato Re di Germania.

1220 Federico II viene incoronato Imperatore dei Romani a Roma da Onorio III

1221-1223 I Baroni siciliani ribelli vengono sconfitti (la campagna finisce nel 1223)

1224 Fondazione della Universita' di Napoli : lo "Studium" si chiama ancora oggi Universita' di Napoli Federico II

1225 Federico tratta con il papa il rinvio della Crociata

1225 Trattato di San Germano

1225 Federico sposa Isabella figlia del Re di Gerusalemme Giovanni di Brienne.

1226 Muore San Francesco d'Assisi.

1227 Muore Onorio III

1227 Gregorio IX viene eletto papa, si prepara la crociata di Federico.

1227 La peste a Brindisi decima i Crociati.

1227-1229 La Crociata di Federico.

1229 Federico viene incoronato Re di Gerusalemme, titolo che gli spettava in quanto marito di Isabella di Brienne, figlia di Giovanni.

1229 Federico torna di corsa a Palermo per domare la ribellione istigata dal Papa.

1231 Costituzioni Melfitane e Augustali. Consolidamento del Regno di Sicilia.

1232 Visit a a Venezia, Enrico VII Re.

1233 Il movimento dei penitenti in Italia.

1236 Prima campagna contro Milano, campagna in Austria, campo invernale a Vienna.

1236 Corrado IV eletto Re.

1237 Seconda campagna conrto Milano e la Lega Lombarda: eretici perche' alleati a Enrico VII nella sua ribellione contro l'Imperatore, ma alleati del Papa.

1237 Vittoria a Cortenuova, trionfo a Cremona "la citta' fedele".

1238 Terza campagna contro la lega Lombarda, fallisce l'assedio a Brescia.

1239 La Camera Imperiale a Padova, Federico II viene scomunicato.

1239 Riassetto amministrativo e burocratico in Sicilia, fondazione del primo Stato italiano.

1239 Federico marcia contro il Patrimonio di San Pietro.

1940 Decreto Imperiale che autorizza la dissezione autoptica dei cadaveri a scopo di studio.

1240 Marcia contro Roma ritorno in Sicilia, campagna contro Ravenna e Faenza.

1241 Cade Faenza, battaglia navale a Montecristo: catturati i delegati al Concilio di Gregorio IX.

1241 Seconda spedizione contro Roma, mentre Federico sta per entrare Gregorio IX muore. Federico desiste per non compromettere il negoziato.

1241-1243 Vacanza del trono papale.

1243 Innocenzo IV eletto Papa.

1244 Tregua con il Papa, Innocenzo IV si rifugia a Lione e cerca la protezione del Re di Francia.

1245 Concilio di Lione e deposizione di Federico.

1246 La Camera Imperiale a Grosseto, complotti per assassinare Federico organizzati da Innocenzo IV.

1246 Spedizione in Sicilia.

1247 Riordino amministrativo e burocratico in Italia, marcia contro Lione, tradimento di Parma.

1247 Ribellione dei Guelfi italiani.

1247 Costruzione della citta' di Vittoria per l'assedio di Parma.

1248 Sortita vittoriosa dei Parmigiani, saccheggio di Vittoria. Il tesoro Imperiale nelle mani dei Parmigiani: si perde anche il primo "De Arte Venandi"

1249 Viene arrestato per tradimento Pier della Vigna.

1249 Tentativo di assassinio da parte del medico personale (pagato dal papa).

1249 Re Enzio fatto prigioniero dai Bolognesi.

1250/13/Dic. Federico muore a Castelfiorentino (vicino a Lucera).

1265/8/Maggio Nasce Dante Alighieri a Firenze.

1266 Re Manfredi muore nella battaglia di Benevento (Biondo era e bello e di gentile aspetto)

1268 Il nipote di Federico Corradino fatto prigioniero dagli Angio' viene decapitato a Napoli.

1272 Re Enzio muore prigioniero dei Bolognesi e la dinastia degli Hohenstaufen si estingue.