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TITOLO: L'energia nel Territorio del progetto

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 20, Maggio 1980

Pubblicato su "Casabella", Vol 1. 1980

Compiti e responsabilità della 'normativa' per l'adeguamento del processo edilizio e delle dinamiche di insediamento alle condizioni poste dall'energia

Lorenzo Matteoli per Casabella
vol 1. 1980

Premessa

Non è sempre possibile la coerenza precisa e immediata tra acquisizione teorica e prassi, specialmente in un campo nel quale condizionamenti culturali, storici e di costume sono così consolidati come in quello dell'insediamento territoriale e della sua progettazione alle diverse scale. Alcuni esempi di crasi tra formulazione programmatica e prassi illustrano questa impossibilità con evidenza. Spesso la contingenza pone condizioni e limiti che costringono la elaborazione ideologica e culturale a rapido aggiornamento, in altri casi il rapporto è invece inverso.

Anche la crisi dell'energia impone revisione di modelli culturali alla progettazione e alle responsabilità 'metaprogettuali' e cioè a quelle della normativa, intesa nel senso più ampio del termine. I tempi della rivoluzione energetica saranno relativamente lunghi e tale scansione deve essere recuperata per evitare le conseguenze di urgenza e frettolosità in un settore caratterizzato da forte permanenza (2) e rischio di irreversibilità. Le linee di tendenza saranno quelle della coerenza fra qualità dell'energia e uso finale e il campo di intervento principale quello della ristrutturazione dei tessuti territoriali ed edilizi esistenti (storici e postbellici) per i quali la strumentazione di metodo e tecnologica non è tuttavia ancora oggettivamente matura. Molto lavoro deve essere fatto per la formazione di uno spessore conoscitivo e culturale che consenta di gestire l'energia come elemento di progetto: non si passa facilmente dalla posizione qualitativa e quantitativa di un problema alla sua maturazione progettuale.

Esiste il pericolo della preclusione culturale da parte degli attuali operatori progettuali, da una parte, e il pericolo di una prevaricazione specifica della complessità del progetto da parte di competenze tecniche parziali (3), dall'altra.

E' necessario recuperare l'energia al territorio del progetto, dotandola di strumenti e codici di comunicazione attenti e adeguati alla complessità e articolazione problematica che lo connotano senza sopravvalutare la specificità e senza sottovalutare gli elementi non razionalizzabili dei processi di associazione progettuali oggi maturi ed operanti.

Il quadro complessivo

Scopo di queste note è quello di considerare sinteticamente, con specifico riferimento al campo dell'edilizia, della sua gestione e della progettazione di insediamenti ambientali, quanto si è effettivamente appreso dalla crisi dell'energia o, meglio dalla emergenza del problema avvenuta per fatti congiunturali nel 1973, per tracciare quindi uno schema di azione lungo il quale promuovere ricerca, comunicazione e indagine. Apprendere, nel caso specifico, non significa scoprire cose nuove e condurre questa scoperta fino alla sua pratica applicazione con un processo critico verticale e isolato, quanto piuttosto associare conoscenze specifiche, pre-esistenze ambientali, strumenti tecnologici, ricordi storici e sociali, intuizioni formali e di sistema alle condizioni in essere o previste. Da questa continua associazione, non necessariamente organizzata, anche se sistematica alla scala complessiva, risultano risposte e modi operativi adeguati alle diverse specifiche situazioni e dinamiche (4). Questa banale posizione è necessaria per evitare di percorrere, ancora una volta, il cammino del recupero sentimentale e romantico della architettura spontanea e autoctona o altri improbabili e riduttivi modelli di semplificazione (5) del problema che è sostanzialmente quello delle grandi reti insediative urbane. Un interessante esempio di quanto 'le condizioni in essere' o previste possano stravolgere acquisizioni ideologiche affermate (6) può essere suggerito dalla associazione fra il commento che Cesar Daly faceva al London Reform Club del Barry nel 1857 e le affermazioni di Le Corbusier sulla 'Ville Contemporaine' del 1929.

Leggere queste due citazioni avendo in mente l'attività progettuale nelle due epoche è sconcertante.

Daly 1857:

'.....l'edificio non è una inerte massa di pietra, mattoni e ferro; è quasi come un corpo vivente, con la sua circolazione sanguigna e con il suo sistema nervoso. In queste pareti che sembrano così immobili circolano gas, vapori, fluidi e liquidi...'

Ed ecco Le Corbusier, che fin dal 22 anima i suoi scritti con attenzioni alla dinamica del sole e del vento come elementi determinanti la forma degli insediamenti e dell'architettura, in una affermazione molto brutale del 1929:

'... una lastra di vetro e tre muri di divisione interna costituiscono l'ufficio ideale: questo tipo di costruzione è la risposta migliore quando se ne devono costruire migliaia. Così le facciate degli edifici per uffici della nuova città formeranno distese ininterrotte di vetro...Questi prismi traslucidi che sembrano galleggiare nell'aria senza collegamento al suolo, lampeggianti nel sole dell'estate, dolcemente luminosi sul cielo grigio invernale, dotati di un magico sfavillio al tramonto...un solo enorme blocco di uffici....'

Le Corbusier si accorse poi che gli effetti della ...'entrée catastrofique du soleil...' dovevano essere combattuti e iniziò la sperimentazione a livello progettuale degli schermi solari. I suoi studi sul sole rimasero però sempre a livello di schema assai semplice: l'indicazione della altezza del sole in estate e in inverno sugli schizzi e la nozione dell'asse eliotermico per il Piano di Nemours.

Il messaggio recepito (7) dalle migliaia di architetti e progettisti che hanno operato negli anni 40, 50 e 60 in tutto il mondo fu sicuramente quello della 'ininterrotta distesa di vetro' mentre i brise soleil vennero usati come elemento meramente grafico (per facciate) e spalmati, dove era necessario coprire reliquati compositivi e cessi, con completo disinteresse per orientamento, esposizione, dinamica del sole.

Anche Neutra aveva sul problema della architettura bioclimatica posizioni teoriche molto corrette e precise: voleva architetti che fossero 'fisiologi applicati' e 'biologicamente realisti'. Nella prassi, dopo un certo studio su schermi solari coerenti con la dinamica naturale dell'irraggiamento, Neutra si affidò, per la Hall of Records di los Angeles, a schermi automaticamente attuati da sensori posti sul tetto recuperando (8)[in tal modo alla architettura 'razionale'] il controllo ambientale con tecnologie molto sofisticate.

Con questa aneddotica non si vuole certamente diminuire il significato e l'importanza dei fondatori della moderna architettura: è però opportuno ricordare quanto siano importanti i fattori storici contingenti, e la attualità del fare, rispetto alle acquisizioni teoriche o ai grandi principi.

Che Vitruvio scrivesse in termini di architettura organica e che in tal senso si possano leggere molte delle pagine scritte dallo stesso Palladio e certamente più tardi dal Daly, e che Le Corbusier nel 1933 facesse proclamare dal congresso CIAM (Conference Internationale des Architectes Modernes) di Atene che 'i materiali della progettazione urbana sono: il sole, la vegetazione, l'acciaio e il cemento, in questo preciso ordine gerarchico'(9) poco ha a che vedere con quello che effettivamente la professione del tempo di Vitruvio, Palladio, Daly e Le Corbusier, faceva in termini operativi.

L'interpretazione del verbo dei maestri partecipava di altri elementi e valori della cultura contingente e il risultato era funzione del complesso modo di interagire del tutto.

Discorso che ci porterebbe lontano, ma che ha una immediata relazione con il tema: oggi la ricerca della architettura organica, lo sviluppo della ricerca formale, le correnti 'adhocistiche' ed eclettiche derivate dal Movimento Moderno, hanno un referente immediato e contingente nell'energia che si pone come condizione storica necessaria in termini assai più pressanti di quanto non si ponesse al tempo nel quale Neutra e Le Corbusier e lo stesso Olgyay formulavano le prime ipotesi di architettura bioclimatica. Si sono, in un certo, senso capovolti i termini del problema: la 'prassi', il 'fare', le 'condizioni in essere' privilegiano fortemente l'energia come condizione determinante la forma urbana ed architettonica e la 'cultura del progetto' non ha, fra i suoi elementi, una adeguata strumentazione per corrispondere a questa esigenza.

Il vero problema è quello del rapporto tra 'manifesto' e 'prassi': quando l'uno anticipa l'altro e quando invece è quest'ultima a istruire l'avanguardia. In una continuità dialettica i due momenti non si distinguono proprio perché non esiste acquisizione ex novo di alcunché, ma sempre associazione di ricordi di pre-esistenze e conoscenze con emergenze contingenti.

Una precisa responsabilità per la ricerca progettuale, e quindi per la normativa, è proprio la capacità di istruire, in positivo, questa associazione, di aumentarne l'efficacia e la ricchezza, di predisporre condizioni culturali favorevoli. Vediamo quali sono le linee lungo le quali muoversi per far fronte a questa responsabilità.

Da una parte abbiamo una situazione contingente che pone l'energia come elemento di forte privilegio rispetto agli altri elementi di progetto. Dall'altra un corredo di risultati e di emergenze di ricerca teorica e sperimentale di enorme ampiezza che si arricchisce a ritmi rapidissimi per aree specifiche e settori, ma non sempre di forte spessore, né sempre compiutamente elaborato per le responsabilità di progetto. In questa situazione dobbiamo 'fare', cioè progettare e produrre case nuove, fare funzionare quelle esistenti, programmarne la manutenzione e la ristrutturazione, intervenire sui centri storici, organizzare e ri-organizzare tessuti urbani e territoriali, istruire una didattica e programmi di ricerca che proiettano verso il futuro a breve, medio e lungo termine la nostra competenza. (10)

Ritengo opportuno limitare queste note alla trattazione sintetica di quattro punti fondamentali:

* il valore dell'energia
* i tempi di intervento
* il parco esistente
* l'energia come elemento di progetto

Il valore dell'energia

Per quanto possa sembrare paradossale il 'valore' dell'energia non è obiettivamente stimabile con gli attuali strumenti di analisi economica. Questa è una delle ragioni della scarsa penetrazione di mercato che hanno avuto fino ad oggi le diverse proposte tecnologiche, sia per la conservazione dell'energia, che per lo sfruttamento di energie rinnovabili. Quanto vale l'energia di oggi, quanto varrà quella di domani, cosa significa risparmiare con denaro di oggi energia di domani, o con energia di oggi denaro di domani, possono sembrare domande oziose, ma la mancanza di una risposta, o della 'assunzione ipotetica' di risposta, rendono impossibili molte decisioni tecniche. Il campo è politico e deve essere risolto da normativa centrale (11). Riporto, come illustrazione molto semplice di un problema complesso (12), un diagramma tratto da un saggio di Yokell 'Economical and physical efficiency of energy systems': due decisioni tecnologiche implicano lo stesso investimento energetico e hanno eguale ritorno energetico distribuito però su archi di tempo diversi. Ovviamente il problema senza altri dati e altre specificazioni sulle diverse condizioni contestuali (sociali geo-politiche, territoriali, ambientali) non è risolvibile: ogni specifica contingenza può dare luogo a diverso privilegio.

In Italia non siamo ancora arrivati a queste sottigliezze: l'energia elettrica viene venduta sottocosto (il costo reale è probabilmente superiore per fattori) e, a fronte di altri parametri economici, anche il risparmio di combustibili fossili non riesce a competere con il tasso di sconto del denaro e con la speculazione inflattiva (13). Ciò significa che chi, investendo denaro risparmia energia, fa risparmiare a sue spese la collettività e che si consente una speculazione a chi consuma o spreca molta energia facendolo arricchire a spese del sociale. Quale normativa specifica (edilizia ad esempio) può sperare di risolvere in modo settoriale questa carenza di normativa centrale ? (14)

Per quanto difficile e complesso il problema deve avere una attenzione diversa da quella che gli viene attualmente dedicata: sia per il risvolto sociale che per quello di strategia economica. L'ENEL (15) ad esempio non solo lo ignora, ma struttura gli aumenti penalizzando il contratto e non i consumi dequalificati (16). Anche se non è sempre possibile adeguare in modo puntuale il costo dell'energia al significato sociale delle conversioni e al valore aggiunto di queste e al loro contenuto di occupazione o, ancora, alla coerenza degli usi finali, è necessario che questi criteri vengano recepiti come indicatori di massima dalla responsabilità politica ed espressi in sede normativa. Questa negligenza è probabile conseguenza del criterio fino ad oggi adottato dagli economisti di assumere come indice, emblema ed indicatore fondamentale dello 'sviluppo' e della qualità della vita il PNL (Prodotto Nazionale Lordo). Molte proiezioni al futuro di consumi e di fabbisogni sono strutturate dall'incremento del PNL e dal suo rapporto diretto con l'energia: il coefficiente di elasticità che lega le due funzioni viene spesso ignorato e quando viene considerato è assunto acriticamente come ipotesi aspecifica. Una analisi critica di quali elementi del PNL sono effettivi indicatori di standard di vita e quali siano invece connotati del degrado ambientale, deve essere fatta, allo scopo di informare in modo meno schematico le posizioni su ciò che deve aumentare e ciò che deve diminuire con strategie evolutive meno approssimate per il medio e lungo termine (17). Nuova in questo senso è la proposta di Colombo e Bernardini (Low energy scenario for Western Europe 2030) che si basa su una dinamica decrescente (per certi paesi) del rapporto tra energia e prodotto lordo. (18)

In difetto di indicazioni 'scientifiche' (poco probabili) le ipotesi di aumento del costo dell'energia primaria devono essere espresse e pubblicate dagli organismi centrali: gli enti e gli istituti che appaltano opere edilizie dovrebbero porre le ipotesi di aumento del costo dell'energia che devono essere assunte come riferimento fondamentale per decisioni di progetto (quanto isolamento termico, quanti collettori, quale accumulo, quale comportamento passivo, quali tecnologie di regolazione e controllo). E' meglio che questa ipotesi sia 'errata' in sede centrale che deformata o manipolata da speculazione specifica di interessi settoriali. Ciò consentirebbe strategie diversificate per settore, e potrebbe costituire un elemento assai utile per livelli successivi di informazione e normativa. (19)

La normativa spesso deve procedere in termini di supplenza e di approssimazione rispetto alla rigorosità scientifica (20): infatti il suo compito non è di strutturare la perfezione, ma quello di ridurre, di qualche percento, la grossolanità della prassi.

I tempi

E' urgente cambiare, è tempo di cambiare (21): su questo argomento è necessario recuperare oggettività. Il modello energetico di una società è supportato e strutturato dal suo modello sociale e culturale. Non si cambia l'uno senza modificare l'altro e viceversa ogni cambiamento effettivo e strutturale dell'uno dipende dal cambiamento dell'altro. I tempi necessari a questi cicli non sono brevi: un sistema insediativo, una cultura ambientale, formatasi e compromessa da alcuni secoli, non si aggiorna in dieci anni. Il cambiamento (che avrà comunque la connotazione di una rivoluzione tecnologica e sociale) avrà ritmi leggibili sulla cadenza dei decenni: più rapido in certi settori dove emergenze tecnologiche consentiranno completa sostituzione di 'hardware' (trasporti e comunicazioni) molto più lento in altri a seconda della permanenza e della complessità di sistemi e situazioni sociali e tecniche. (22)

Una linea di tendenza della 'rivoluzione' può essere comunque indicata con relativa certezza: ci si muoverà verso la 'coerenza' fra forme di energia e usi finali secondo modalità e tempi adeguati ai diversi settori e alle diverse condizioni ambientali. Responsabilità della informazione e della normativa è quella di non determinare situazioni irreversibili per questa linea di tendenza: o quantomeno di non determinare irreversibilità senza rendersene chiaramente e responsabilmente conto. L'edilizia e la gestione del parco costruito sono settori percentualmente importanti sulla conversione nazionale: nei paesi industrializzati la quota è del 25-35% della conversione primaria complessiva ed è il settore per il quale le temperature caratteristiche degli usi finali sono fra le più basse (tutto al di sotto dei 100° C e una forte percentuale al di sotto dei 40° C) e presentano quindi una forte vocazione e potenzialità per la sostituzione dei combustibili fossili con energia solare o per l'integrazione su reti termiche di centrali a co-generazione (23).

Il parco edilizio esistente

Il flusso di energia che viene convertito nel parco edilizio esistente supera per ordini di grandezza il flusso che è possibile controllare con i nuovi interventi. E' chiaro quindi, ed acquisito, che strumenti, modi e tecnologie applicabili sul parco edilizio esistente dovranno avere forte privilegio. Insieme a questa acquisizione si deve tenere presente che l'edilizia esistente non è 'immobile': la manutenzione ordinaria e straordinaria assorbono ogni anno circa il 5O% dell'investimento complessivo nel settore (dati più attendibili di quelli ISTAT sarebbero utili per una analisi più disaggregata). Si tratta di un fiume di manufatti, materiali, componenti, opere e impianti che ogni anno viene prodotto venduto e installato. Tutta questa attività oggi è sostanzialmente finalizzata al ripristino della funzionalità residenziale e sarebbe invece opportuno finalizzarla in modo adeguatamente programmato al retrofit passivo o solare attivo o, comunque, energeticamente coerente con situazioni contestuali in emergenza o prevedibili (district heating, cogenerazione etc.) (24) In questo campo vi è molto lavoro da fare sia in sede di ricerca che in sede di messa a punto tecnologica (25). Anche la sensibilità al problema dei responsabili istituzionali del parco esistente deve essere informata: a parte qualche timido inizio, la normativa, per questa area di problemi, è inesistente (26).

Modelli (27) di intervento adeguati ai nostri centri storici, modelli adeguati alle grandi periferie urbane e all'edilizia post bellica obsolescente, che non si limitino alla cosmesi e al semplice ripristino conservativo, richiedono una cultura della committenza e una forza progettuale per le quali lo stato attuale di acquisizione tecnologica e strumentale è obiettivamente ancora debole.

Alcune linee di attacco su questo terreno potrebbero essere proposte per specifiche tipologie di edilizia esistente (scuole ospedali, palazzi per uffici) dove ritmi orari di utenza o specifiche caratteristiche del modello di domanda energetica possono semplificare o ridurre i termini della complessità. Anche i processi industriali, e i relativi contenitori edilizi, hanno elevata potenzialità per la applicazione di tecnologie di conservazione energetica o per lo sfruttamento dell'energia solare: i processi (di trasformazione manifatturiera e industriale) offrono il vantaggio di continuità annuale della domanda termica, riducendo quindi in modo cospicuo i tempi di ritorno economico ed energetico del capitale investito.

L'energia come elemento di progetto per l'edilizia

Indipendentemente da una chiarezza sul valore dell'energia rappresentata da ipotesi di norma e da interventi legislativi articolati per settore (incentivazione) e a scala nazionale e regionale, avendo bene in mente i tempi nei quali si deve organizzare e differenziare la strategia di intervento e i campi (nuovo, esistente, manu-tenzione finalizzata, specifiche tipologie etc.) si tratta di promuovere informazione e normativa conseguenti per consentire che l'energia divenga operativamente 'elemento di progetto' alle varie scale di intervento (28).

E' questo a mio avviso il campo più difficile data la persistenza dei modelli critici che connotano la 'cultura del progetto' e la loro profonda radicazione storica e di costume (29). Il 'territorio del progetto' è un territorio notoriamente riservato (30), ma è in questa zona che si trovano alcuni nodi fondamentali da risolvere per una efficace penetrazione dei criteri energetici nell'insediamento e nella sua prefigurazione .

Ho sempre inteso il progetto come quella attività, relativamente complessa, che consiste nello scegliere e nel definire, per specifici fini ed obbiettivi, in date situazioni storiche e ambientali, aggregazioni di unità funzionali, modelli distributivi, associazioni di questi con vincoli spaziali e con strumenti tecnologici e tecnici.(31) Tutto questo avendo in mente i significati che queste scelte e associazioni possono avere o assumere nei luoghi e nel tempo della loro permanenza e nelle diverse visuali (ottiche e non) sotto le quali possono apparire (32).

Elementi del progetto sono quindi la conoscenza della dimensione umana delle utenze, la competenza sull'ambiente storico e fisico attuale e su quello in divenire o 'voluto', la competenza sui rapporti fra spazi e loro significati alle diverse scale fisiche di lettura e nella dimensione temporale di uso, la conoscenza dei diversi strumenti di metodo per la espressione dei diversi 'elementi del progetto', la conoscenza e la competenza sulle diverse tecnologie operative per la realizzazione degli 'oggetti' materiali, componenti, sequenze e procedure organizzative e operative.

Ogni 'elemento del progetto' deve essere associato alle diverse matrici condizionanti, secondo criteri e volontà che non è sempre possibile razionalizzare (33), e che trovano espressione e verifica per mezzo di processi critici iterati, più o meno complessi e partecipati (34).

La associazione che si fa tra sollecitazione e strumento portante è basata su un codice di competenza, conoscenze, dati sperimentali e 'ricordi' fortemente assistito sul piano scientifico e matematico ed è un esempio di come un 'elemento di progetto' (la condizione strutturale) partecipa e interagisce con il sistema delle altre matrici. Non si può però dire che esista un momento preciso del territorio progettuale dedicato alla 'verifica della struttura' o alla soluzione statica: la competenza strutturale, più o meno approfondita, il ricordo che l'operatore complesso metaprogettuale e progettuale hanno della condizione 'struttura' è presente in modo più o meno forte e preciso, con una continuità sicuramente tradita da tutti i diagrammi a blocchi o schemi di design razionalizzati.

La condizione statico strutturale è presente nella cultura del progetto da qualche centinaio di anni ed è stata assistita da alcune profonde verità sperimentalmente documentate (peso, massa, accelerazione di gravità, resistenza meccanica dei materiali etc.). Questo, e gli altri esempi che si possono fare per altri elementi del progetto, (spazio, luce, distanze, associazione di attività) hanno, più che altro, lo scopo di illustrare in quale modo la cultura del progetto dovrebbe partecipare della condizione 'energia' e in quale modo dovrebbe operare la manualistica e la normativa per consentire e facilitare questo livello di sensibilità e di integrazione.

Quando la matita traccia schemi e proposte, profili di oggetti o associazioni di attività e spazi, volumi e aggregazioni di requisiti, il ricordo dovrebbe (35) subito associare a questo tratto il relativo significato e le relative implicazioni energetiche, così come automatica è, attualmente, l'associazione 'on line' con altri elementi e strumenti tecnologici e di progetto correlati.

Dalla semplice posizione del problema, o dalla sua espressione qualitativa o quantitativa specifica, alla sua acquisizione come 'elemento di progetto', corrono tempi ed esperienze di generazioni professionali, revisione profonda di programmi didattici, di linguaggi, e di supporti di comunicazione. Sequenze concettuali, criteri generali, elenchi e diagrammi schematici, possono supplire o aiutare la maturazione, ma ci sono molte altre cose da fare per formare lo spessore conoscitivo necessario ad alimentare una vera cultura progettuale energeticamente informata (36).

Il neoumanesimo che informa la ricerca della architettura organica, la rivalutazione rinascimentale dei valori della ricerca formale, l'esuberanza dell'eclettismo post moderno e dell'adhocismo, la cultura dell'ambiguità e della complessità si trovano oggi a scoprire che una matrice dei loro codici è l'energia e che questa matrice è tanto importante da condizionare la vitalità del discorso complessivo, la sua accettabilità storica e sociale e la sua effettiva permanenza nel reale.

La matrice energetica per il progetto di architettura non ha però ancora supporti espressivi e di linguaggio compiuti, ci sono i fonemi o, al più, qualche parola, niente grammatica e niente sintassi (37). Non è certo sufficiente questo spessore conoscitivo per quella associazione continua di significati a scelte distributive, di aggregazione spaziale, formali, di organizzazione volumetrica e di strumentazione tecnologica che si operano lungo il complesso percorso che attraversa il territorio del progetto (38).

Né basta l'empirismo inglese di schemi didattici dove freccioline di varia intensità, frequenza, grafia e spessore e altre indicazioni qualitative di maggiore o minore correttezza o scientificità indicano flussi di energia e movimenti convettivi con equanime imparzialità (del quale tipo di letteratura sono in parte anch'io responsabile). Così come non si può presumere, con l'offerta di modelli di calcolo di enorme complessità e specificità, di rispondere a complessità (qualitativamente) superiori di qualche ordine di grandezza (39) come quelle connesse ai modelli funzionali e di fruizione culturale e umana degli edifici e dei sistemi insediativi.

Utile l'approccio qualitativo purché se ne conoscano i limiti di generalità, utile l'approccio specifico quantitativo purché se ne riconoscano i limiti di particolarità.

L'energia, come elemento di progetto, deve formare il suo repertorio di strumenti: schemi qualitativi, modelli di calcolo, criteri generali e particolari, logiche per la correlazione alle variabili contingenti e alle altre condizioni in essere e previste, tecnologie e componenti....grammatica e sintassi. Con questi strumenti si affronterà il territorio del progetto: area vasta e senza precise frontiere né percorsi tracciati, dove anche la storia, solitamente maestra, può essere guida incerta e illusoria. Viaggio da fare in compagnia affidandosi alla mano di coloro che via, via sono esperti degli specifici terreni, ma che, comunque, non possono mai operare da soli o da soli assumersi responsabilità determinanti. (40)

Lorenzo Matteoli

 

Note e commenti alla ri-edizione 1992

L'articolo pubblicato da Casabella nel 1980 è ancora attuale: potrebbe benissimo venire pubblicato oggi e venire letto senza dare l'impressione di avere ben dodici anni di età. Ancora oggi è vero che la cultura del progetto ha scarsa competenza sull'elemento progettuale 'energia,', ancora oggi è vero che c'è scarsa comunicazione fra 'fisici tecnici' e 'architetti'. A causa della presunzione totalizzante delle due culture e per specifica responsabilità della scuola che nulla ha fatto, a parte le molte parole, per ridurre questa distanza.

Allora scrivevo con molto rispetto per le due culture. Oggi sono meno disponibile: sono egualmente responsabili i 'compositivi' e i 'fisici tecnici'. La responsabilità maggiore però è degli organismi centrali di governo: l'uccisione delle alternative energetiche operata sistematicamente, costringendole alla competizione con un prezzo fissato per ragioni politiche in dumping, è una precisa e irrecuperabile responsabilità del governo e degli Enti che lo hanno informato.

Primo fra tutti l'ENEA: Ente Nazionale Energie Alternative. Una truffa anche nell'acronimo.

1) Questa premessa nell'articolo pubblicato su Casabella era una 'conclusione': ritengo molto più utile collocarla all'inizio del saggetto.

2) Il termine è educato e sta per 'viscosità'.

3) Questi pericoli c'erano e non vennero superati: ancora oggi il progettista architetto si sente prevaricato dai fisici tecnici e questi non riescono a comunicare con la cultura 'compositiva'. Tutto l'articolo scritto per Casabella risente dell'esperienza fatta a Urbino dove in quegli anni tenevamo un corso di 'Energy Conscious Building Design' e dove lo scontro fra fisici tecnici e compositivi costituiva elemento 'strutturale'.

4) sono sempre d'accordo con questa definizione di 'apprendimento' come processo di associazione e di correlazione, dico sempre che 'sa' molto di più chi è capace di correlare 3 elementi analitici di colui che è capace di elencarne 1000 senza vederne le interazioni. In questo senso 'progettare' è un procedimento di apprendimento e dovrebbe essere insegnato come modo di 'associare' memorie, vincoli, condizioni storiche, clima, intuizioni poetiche, procedure amministrative, processi produttivi, limiti antropologici.........Se dovessi fare una correzione al testo che ho scritto dodici anni fa toglierei l'inciso 'nel caso specifico': l'affermazione ha valenza generale.

5) il riferimento negativo è alla abbondanza di proposta 'bucolica' che caratterizzò la reazione alla crisi energetica: l'inno all'Arcadia del 2000 ancora oggi dà un sapore rancido a molti discorsi dei 'fondamentalisti ambientali'. La società a basso contenuto di energia è necessariamente ad elevato contenuto di informazione, sofisticata e complessa. Il Pianeta che deve alimentare 6 miliardi di uomini deve essere estremamente efficiente. L'Architettura proposta dai 'regionalisti' non si deve confondere con l'Arcadia retrò.

6) rileggendo oggi questa affermazione e le due citazioni ho avuto qualche difficoltà a ricordare la logica che me le aveva sollecitate, anche il linguaggio del testo non aiuta. E' probabile che volessi sottolineare la differenza fra 'architettura parlata' e 'architettura costruita', fra i grandi manifesti culturali e la pratica quotidiana e diffusa. Mentre Daly proclama con entusiasmo i canoni 'ante litteram' dell'architettura 'organica', l'800 costruisce i monumenti neoclassici: abominevoli per i fondatori del MM (Movimento Moderno), ma che oggi vengono riscoperti e apprezzati con ironia positiva dai sedicenti 'postmoderni'. Mentre Le Corbusier esaltava le distese di vetro della nuova città terziaria, la professione corrente costruiva ignobili scatoloni invivibili .... Questa forse era la motivazione delle riflessioni che facevo nell'80. Ma potrebbe essere anche un'altra cosa.

7) purtroppo ! qualcuno ha affermato che quando si lancia un 'manifesto' (culturale, politico, architettonico, poetico, letterario etc.) bisogna sempre chiedersi come verrà interpretato al livello 'minimo'. Non è vero, naturalmente, ma nel bilancio del MM in qualche modo entrano molti misfatti dei suoi epigoni periferici, così come nei bilanci di altre proposte 'illuminate'. E' evidente che bisogna continuare a proporre e a provocare: il rischio di essere interpretati in modo pessimo è un rischio che non si può eludere.

8) inserirei questo inciso: in tal modo alla architettura 'razionale'.

9) la brutalità sciocca di questa categorizzazione (che viene notevolmente aggravata dalla specificazione relativa al 'preciso ordine gerarchico') dovrebbe essere oggetto di severa denuncia: per molti anni gli architetti 'moderni' e non sono stati subalterni tanto che anche la minima obiezione a questa immane scempiaggine era oggetto di linciaggio culturale.

10) considerando il tutto dopo dodici anni dallo scritto per Casabella e dopo 20 anni dalla prima crisi energetica del 1973 le affermazioni vanno ridimensionate: l'energia sembrava 'a me' e agli amici che condividevano la sensibilità al problema un elemento determinante e di forte privilegio contestuale. Sono ancora di questa idea, ma devo riconoscere che è una idea di 'elite' termine elegante e presuntuoso per dire 'minoranza'. I motivi e le condizioni sulla concezione dell'architettura difficilmente afferiscono al campo degli strumenti tecnologici che non sono mai vincoli prioritari: l'architettura della 'trasparenza' o del 'vetro' nasce fuori dalla condizione tecnologica di disponibilità del vetro, l'architettura dell'acciaio strutturale, del calcestruzzo armato, del cotto non esistono: c'è una architettura che usa materiali diversi, strutture varie, forme e volumi variamente giocati, colori e superfici, luci, ombre, sole, pioggia etc. Se dovessi riformulare il pensiero oggi direi che l'energia è ancora uno strumento progettuale poco utilizzato nella ricerca architettonica: come sono poco utilizzati molti altri elementi e vincoli contestuali a causa della scarsa competenza 'generalistica' degli architetti e della loro scarsa capacità di 'associare' dati e conoscenze.

Partecipo ancora molto della preoccupazione sulla 'permanenza' nel tempo dell'opera degli architetti: l'errore o la stupidaggine costruita rimangono per decine di anni e secoli sul territorio e nella città. Questa è una cosa che le Facoltà di Architettura degli anni 50 e 60 non hanno insegnato, e si vede. Un solo esempio fra i milioni: quanto tempo ci vorrà perché qualcuno decida di distruggere l'orrendo monumento a Pertini costruito da Aldo Rossi a Milano in fondo a Via Montenapoleone ?

11) questa affermazione è ancora attuale, anzi attualissima: oggi affermo, insieme a pochi altri, che le decisioni energetiche dovrebbero tenere conto del 'costo ambientale' della combustione di fossili nelle atmosfere urbane. Va denunciata con severità la politica indotta in Italia dalla lobby dell'ENEA, dell'ENI e dell'ENEL che ha costretto tutta la potenzialità tecnologica delle alternative energetiche a confrontarsi in termini di 'mercato' con il prezzo 'politico' del petrolio. Il costo ambientale di questa imbecillità di tecnocrati settari sarà enorme: ci sarebbero buoni motivi per chiedere le dimissioni di molti 'presidenti' e di molti 'consiglieri di amministrazione'.

Per fare nomi precisi Umberto Colombo dell'ENEA dovrebbe capire che è tempo di andare in pensione con qualche umiltà sia per le cose che purtroppo ha fatto, che per quelle che, purtroppo, non ha fatto.

12) E' il problema degli arabi che non sanno di quanto l'aumento del greggio venga corrisposto in termini reali e quanto venga corrisposto in termini di inflazione delle monete dei paesi acquirenti e non sanno se vendere oggi il loro petrolio e investire il denaro ricavato o aspettare a venderlo domani per ricavare molto più denaro di quello probabilmente prodotto dall'investimento attuale.

13) Non mi veniva proprio in mente l'evidenza: non era un problema di competizione con il tasso di sconto, era un problema di competere con costi 'veri' con un costo del petrolio politicamente imposto al ribasso. Sono andato a cercare nella letteratura di colleghi e compagni più 'radicali' di me e in quegli anni attivi su questi argomenti: anche nei loro scritti manca questa sensibilità. Effetto della forte condizione che un contesto culturale induce anche su chi è critico e della carenza di dialettica effettiva che ha connotato il settore per effetto della prevaricazione cosiddetta 'scientifica' della lobby nucleare e dei 'fisici'.

14) su questo tema sono intervenuto recentemente con una comunicazione al Seminario CEE sull'uso efficiente dell'energia a Torino (23-24 Aprile 92): anche il petrolio è venduto clamorosamente sottocosto con danni ambientali enormi, dinamica probabilmente irreversibile, distorsione dell'economia di mercato 'vera' di marca quasi staliniana, ritardo enorme nella istruzione degli interventi di sostituzione. In quel convegno c'è stato un intervento molto interessante di Janos Szasz, professore al Pollack Mihaly Institute of Technology di Pecs (Ungheria) che illustrava la situazione drammatica provocata dalla 'command economy' sulla situazione ambientale nei paesi ex comunisti. L'ENEA in Italia non si è comportato in modo molto diverso rispetto agli apparati della 'command economy' del comunismo sovietico. L'abilità (perversa) di Umberto Colombo è stata quella di nascondere questo orrore concettuale e scientifico utilizzando la dabbenaggine della 'scienza conforme' e l'ignoranza della 'politica conforme'.

15) chissà perché citavo solo l'ENEL: l'ENEA, l'ENI, il Ministero dell'Industria, il CESEN, molti autorevoli professori ordinari di Politecnici e Università. Ricordo molto bene le risate di compatimento per 'l'energia da congressi' (così veniva chiamata l'energia solare dai Fisici tecnici e dai fautori dell'ipernucleare italiani) e l'atteggiamento scioccamente microeconomico senza alcuna considerazione per i limiti ambientali alla conversione di combustibili fossili (utili solo per supportare il nucleare) dei molti referenti 'scientifici'.

Leonardo Biondi consulente dell'ENEA è un rappresentante preciso di questa cultura: i nomi vanno fatti proprio perché queste enormi responsabilità 'scientifiche' non possono essere perseguite in altro modo.

16) Il riferimento è alla tecnica tariffaria dell'ENEL che da sempre è articolata, in modo più o meno subdolo, per incentivare i consumi e non per incentivare i risparmi da parte degli utenti.

17) I contenuti di energia di prodotti, comportamenti, pratiche correnti e quotidiane sono ignorati dal grande pubblico e dalle responsabilità amministrative ed economiche: spesso da questa ignoranza risultano raccomandazioni che costringono a sacrifici inutili sul piano del ritorno di energia se non negativi. Ci sono ancora oggi spazi significativi da occupare per ridurre l'intensità energetica dell'insediamento e del suo uso: lo spreco sistematico è ancora elemento strutturale.

18) la responsabilità di Colombo è tanto maggiore quanto maggiore era la sua informazione e competenza sul problema: oggi non lo citerei con tanta benevolenza. La produzione letteraria e divulgativa sui temi ambientali di Umberto Colombo, apparentemente obbiettiva e 'pacata', è stata più un veicolo di errore e devianza che di effettiva informazione.

19) da questa affermazione a quella che faccio oggi e cioè che le decisioni energetiche vanno riferite al costo ambientale della combustione il passo sembra breve: io ci ho messo più di dieci anni. Questa lentezza è anche dovuta all'ambiente di 'command science' imposto dalla cultura di Stato Italiana in questi anni.

20) per anni ho avuto molto rispetto per il 'rigore scientifico' oggi sono molto più sospettoso: c'è molta più 'scienza parlata e millantata' che scienza effettiva. In particolare è necessario diffidare delle etichette: molti cretini sono ritenuto credibili solo perché professori universitari, presidenti di grandi enti della struttura tecnocratica statale, ricercatori presso questi enti o loro consulenti, dirigenti di grandi industrie che fanno finta di essere private e sono invece potentemente sovvenzionate (a fondo perduto) dal denaro pubblico (la FIAT), o che fanno finta di operare in regime di mercato e invece operano in regime garantito di monopolio (SIP, Olivetti, Italtel). Questo atteggiamento critico e negativo non deve consentire ad altre 'ciabattonerie' di prevalere come ad esempio quella di molti 'fondamentalisti ambientali'. La cultura ambientale italiana è spesso demagogica e approssimativa.

21) l'affermazione riletta dopo 12 anni è patetica: sono passati 20 anni dalla crisi del Kippur (1973) e vent'anni corrispondono circa all'80% della vita 'ideologicamente' utile di un uomo. Il proseguimento della riflessione ai lettori......

22) sono molto più insofferente oggi: questi appelli ragionevoli sono serviti solo come alibi per la incapacità di intervenire mia e di altri. Un atteggiamento più duro e severo sarebbe stato necessario e utile: di nuovo si sposta la riflessione sulla difficoltà di operare in un ambiente di 'command science' come quello istruito dalle tecnocrazie di Stato italiane.

23) la dimensione temporale sembra essere la più 'elusiva': guardando al futuro tutto sembra schiacciarsi in un tempo molto ridotto: gli anni per realizzare una rete energetica basata sul nucleare si sono dimostrati molti di più dei sei o sette previsti dai primi PEN italiani (responsabilità ENEA quasi truffaldina). Questa aspettativa di breve termine a suo tempo deviò l'attenzione dalla opportunità di organizzarsi per i tempi intermedi: spesso questi tempi rischiano di essere 'generazionali'. Una generazione intera vive la sua vita aspettando soluzioni che non arriveranno mai e si comporta come se quelle soluzioni fossero già attuali. E' la dinamica che struttura in modo preciso la 'catastrofe'.

24) questa potenzialità sarebbe scattata automaticamente in presenza di una condizione economica di 'mercato' vero. Il prezzo 'politico' del petrolio ha ucciso una tendenza che in modo graduale e diffuso avrebbe portato il patrimonio esistente verso la 'congruenza' energetica: in venti anni il 30% del patrimonio edilizio esistente viene radicalmente aggiornato (impianti, involucri, coperture, coibentazione etc.)

25) vi è sempre molto lavoro da fare, ma ci sono anche molti risultati operabili e disconosciuti. Oggi ci sono alcune norme interessanti, per esempio quelle della legge 10: è necessario richiamare l'attenzione degli amministratori alla loro applicazione. Il PRG di Torino, nonostante ripetuti richiami ai progettisti sull'argomento, fatti anche in termini formalizzati dal sottoscritto, è totalmente carente dal punto di vista della strategia energetica e contiene alcuni elementi molto negativi nei suoi regolamenti come la limitazione che annulla la possibilità di retrofit con serre applicate. Si tratta in questo caso più di un problema di presunzione della Gregotti e Associati che di ignoranza.

26) Abusavo, insieme a molti colleghi, del termine 'modelli' che significa sempre troppe cose: modalità, strumenti, procedure, programmi. I lettori 1992 sono avvertiti.

27) In termini e parole più semplici si dice che l'energia deve costituire uno strumento corrente nel catalogo delle competenze progettuali. Non esistono progetti energeticamente corretti e progetti normali. Un progetto energeticamente inconsistente non è un progetto. Oggi si può dire: allora era 'culturalmente' rischioso

28) Espressioni educate: dopo dodici anni e in considerazione della pervicacia con la quale la professione progettuale difende la sua ignoranza potrei essere molto più esplicito e parlare di 'cocciutaggine' e 'presunzione'.

29) 'Riservato' come in 'riserva di caccia'.

30) Scrivevo su Casabella e quindi ero un ospite della 'riserva': forse un linguaggio più duro sarebbe stato più utile. Forse no.

31) Questa è una definizione di 'progetto': è cosa rara, se ne trovano pochissime in letteratura. I progettisti tendono sempre ad evadere la responsabilità di definire esattamente cosa sono, cosa fanno, quali competenze hanno. Anche la fattispecie accademica che sono 'i compositivi' evita di definire il progetto. Alcuni 'fondamentalisti progettuali' ritengono che definire il termine si connoti come blasfemia. Alcuni non si preoccupano di definire alcunché e anzi ritengono inutile l'operazione: se lo fanno con naturalezza sono i migliori, se ostentano il disinteresse e ne fanno un manifesto sono i peggiori. E' difficilissimo capire perché quasi sempre mentono sia in un caso che nell'altro. Ovviamente per motivi diversi, ma comunque imperscrutabili. La definizione di 'progetto' data da un tecnologo va presa con le molle, ovviamente.

32) Questa è una affermazione sulla quale tutti gli architetti (e i compositivi) sono d'accordo: stranamente nessuno di loro sfugge alla tentazione di spiegare in termini di rigore razionale i processi mentali ineffabili, poetici e legittimamente estemporanei che caratterizzano i suoi percorsi progettuali. Bisognerebbe vietare agli architetti di spiegare i loro progetti.

33) Processi che richiedono anche 'tempi' difficilmente eludibili.

34) Il condizionale è d'obbligo per moderare l'ottimismo illuminista.

35) Ancora vero.

36) Questa affermazione è disconosciuta dalle note critiche 1992 e in particolare dalla nota (25): si invecchia ............

37) Non molte cose sono cambiate dal 1980: lo spessore conoscitivo degli architetti è, in genere, ancora scarso. La scuola ha qualche robusta responsabilità.

38) Se la complessità si potesse esprimere in parametri quantitativi.

39) Per la riserva sul termine 'modelli' vedi nota (24).

40) Su questa invocazione finale ancora oggi, nonostante l'invecchiamento, concordo con la mia opinione di dodici anni fa.

PS riletto nel Marzo del 2000 l'articolo e' ancora tristemente attuale: forse si potrebbe aggiungere un paragrafo sul "grottesco" di alcuni progetti contrabbandati come sostenibili.