| Di
cosa si tratta.
Tutto quello che
avresto potuto sapere sullo Stadio delle Alpi se la Stampa e la
Repubblica ve lo avessero raccontato: una storia che e' pubblicata su
Internet da piu' di due anni e che e' nota a tutti i giornalisti di
Torino, ma a pochissimi Torinesi. Questo sito web ha bloccato per due
volte la scellerata decisione della Giunta Castellani di regalare
centinaia se non migliaia di miliardi alla Juventus di Agnelli.
Nessuno ha smentito, nessuno ha risposto: il silenzio si addice a
Torino specialmente su un problema che manda un pessimo odore proprio
dal "salotto buono" della Torino dei "poteri forti".
Bugie, truffettine, grandi scippi autorizzati, silenzi stampa,
connivenze, complicita', collusioni: tutto per la massima felicita'
dei Torinesi. Alla fine le cose si risolveranno: e' praticamente
impossibile impedire agli amministratori Torinesi di regalare
centinaia di miliardi ad Agnelli.
Notes on the
author & English abstract
The author served as
City Commissioner in Turin from 1986 to 1992 and was specifically
responsible for the administrative management of the construction of
the Stadio delle Alpi (1990) and for the setting out of the
arbitration procedure with the Concessionary/Contractor. The
"dictionary" outlines the history of the construction of the
Stadio delle Alpi and the sequence of events that lead to the present
proposal of the Turin mayor (22/10/99) to "give" the stadium
to the Juventus Football Club for free, wrapping up the gift with
further concessions and adjacent prime real estate land. The stadium
was completed in 1990 and still has 20 to 30 years of profitable life
expectancy. The building is in excellent condition and perfectly
operating in all of its components. The stadium was built with a BOT
concession to a private company who was to operate it for thirty
years. The amount of public money was minimal (43 billion Lire 1990)
since the concessionary supplemented, with his own funds, the
completion of the building. The Turin newspapers (La Stampa and the
local edition of La Repubblica) staged, since the very beginning, a
systematic biased news campaign against the Stadium. The City (1997)
became the owner of the title when the original Concessionary, in
receivership, was compelled to sell it. The City then gave the rights
on advertising and the concession to the Juventus Football Club and is
now considering giving the whole building, free of charge, with
concessions and prime real estate for 17 thousand meters to the same
Football Club. The proposal of the City follows a statement by
Juventus that they no longer want the Stadium. Maintenance costs and
the presence of the athletics' track are the alleged reasons for this
decision.
The organization and
sequence of events shows how the systematic and continuous aggression
through the media and manipulative information have strategically
induced the conditions of prejudice, hatred and suspicion in the
public opinion that influenced the administration and the City
decision makers. Eventually the City, unable to react on account of
inertia or political plagiarism, was compelled to give away the
concession, the advertising rights and now the entire building with
prime real estate and further concessions for tertiary and commercial
activities.
Nota sull'autore
& sintesi
L'autore del
dizionario e' stato Assessore della Citta' di Torino dal 1986 al 1992
per lo Sport il Turismo e il Tempo libero e fu specificamente
responsabile della gestione amministrativa relativa alla realizzazione
dello Stadio delle Alpi e alla impostazione del contenzioso arbitrale
con la Concessionaria.
Lo stadio completato
nel 1990 per i mondiali di Calcio ha ancora 20/30 anni di vita
economicamente utile, e' in ottime condizioni e perfettamente
funzionale, venne realizzato mediante una
Concessione a un privato che integro' il finanziamento pubblico in
cambio della gestione per trenta anni del manufatto. Dopo trentanni la
Citta' avrebbe acquisito, oltre alla proprieta' del manufatto (manutenuto
e ricondizionato a spese della Concessionaria), anche tutti i diritti
relativi ai proventi derivanti dalla sua gestione: locazione alle
squadre utenti, pubblicita' e quant'altro.
Lo Stadio delle Alpi
e' stato realizzato con minimo esborso di denaro pubblico: 30 miliardi
della legge Capria e 13 miliardi di contributi per i Mondiali di
calcio. Tutti fondi erogati dallo Stato e non dalla Citta'.
La Citta', per un
seguito di vicende connesse con la liquidazione della Concessionaria
Acqua Marcia, nel 1996 ha acquisito, in anticipo sulla scadenza
trentennale, anche il completo controllo della gestione e il diritto
sui proventi pubblicitari e su tutti gli altri utili connessi con la
gestione dello Stadio stesso.
Nel 1997, cedendo
alla insistente pressione della Juventus FC che voleva un contributo
per "continuare
a giocare a Torino"
, la Citta' ha ceduto alla Societa' calcistica il diritto di sfruttare
i proventi della pubblicita' nello stadio.
La Juventus, non
sodddisfatta, continua a minacciare di non giocare piu' a Torino e la
Citta', oggi, si accinge all'ulteriore passo di cedere alla Societa'
Calcistica anche la piena proprieta' del manufatto e i diritti di
sfruttamento commerciale e terziario su aree adiacenti alla Continassa
per 17 mila metri quadrati (65 mila in una prima ipotesi) senza
nessuna contropartita: a titolo gratuito.
La attuale proposta
della Citta' consegue alla rinnovata dichiarazione della Juventus di
non voler piu' giocare nello stadio. La presenza della pista di
atletica e' il motivo accampato.
La Stampa di Torino,
insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin dal 1987
una campagna di aggressione nei confronti dello Stadio delle Alpi.
Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli avvenimenti, degli
articoli e delle dichiarazioni si vede come l'aggressione e la
manipolazione sistematica delle informazioni de La Stampa e della
Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di
sospetto, astio e insofferenza nelle quali la posizione ricattuale
della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e presso i
decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica
Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di "plagio"
politico, viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei
proventi della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni
su aree adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie.
Con evidente e indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed
altrettanto evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle
risorse della Citta' di Torino e dei torinesi.
Ed ecco il "dizionario"
dello Stadio delle Alpi 1999
A.Avvertenza
Questo
dizionario descrive "parola
per parola"
le vicende della costruzione e dei primi dieci anni di gestione dello
Stadio delle Alpi. Molte cose sono state gia' raccontate e trasmesse
agli organi di stampa torinesi o all'ANSA, ma mai pubblicate da questi.
Anche se la vera storia dello stadio non e' stata mai stampata sui
giornali di Torino, questi sono riusciti a creare il mito del "tormentone":
con una tecnica classica del giornalismo vuoto di sostanza e pieno di
parole, sullo stadio di Torino si e' speso molto inchiostro, ma si e'
detto pochissimo e certamente non le cose necessarie alla comprensione
della vicenda. Molti avranno una reazione di rifiuto: le solite "querimonie
di Matteoli" come le dismetteva
Carpanini. Ma leggendo il dizionario, dopo averlo scritto e compilato,
mi sono reso conto che, in realta', la storia dello Stadio e'
marginale: la storia vera e' un'altra molto piu' importante, seria e
amara.
E' la
storia di come una Citta', medaglia d'oro della Resistenza, centro di
eccellenza dei valori antifascisti, con una tradizione secolare di
liberta' e democrazia, la culla della civilta' operaia Italiana, viene
prima stancata e poi annullata e quindi circonvenuta con la
malversazione della stampa e con la imposizione della conformita'
aziendale. E' la storia di come il malcostume e la disonesta'
ideologica del giornalismo disponibile, scorretto e incapace possono
istruire e consolidare un regime, privare della liberta' i cittadini,
impedire l'espressione del pensiero libero. Senza controllo e senza
nemmeno venire percepito come il nuovo olio di ricino, i nuovi
manganelli, le nuove chiavi inglesi. E' la storia documentata di come
sia facile, con il fascismo dell'informazione, minare i fondamenti
della democrazia imponendo, alla opinione pubblica, ignara e deformata,
decisioni, comportamenti, valori e giudizi. E' il documento di come
con la collusione di pochissime persone, senza qualifica professionale,
senza mandato degli elettori, senza competenza, si puo' decidere e far
decidere quello che si vuole: il disegno della Citta', la fortuna
degli speculatori, il danno per decine di migliaia di cittadini. E' la
figura, a Torino nel 1999, dell'incubo di Huxley e Orwell. Tutto
avviene mentre i vati ufficiali celebrano
le magnifiche sorti e progressive e
vantano le conquiste di una resistenza mai tanto celebrata a parole e
mai tanto tradita nei fatti. La voce dissenziente viene marcata di
"psicolabilita'", paranoia, monomania isterica, (querimonie
secondo Carpanini buonanima; millanterie, elucubrazioni da delirio
secondo Novelli eterno). Una tecnica PCI/PdS, DS) nota e attuale.
Quando
leggete questa storia, per
cortesia, leggete il racconto della
violenza alla liberta' e alla democrazia che vi viene narrato: lo
Stadio delle Alpi non c'entra quasi nulla.
Le reazioni del
signor Bettega e della professoressa Stefania
Viti di Stefano, e delle centinaia di migliaia di Torinesi come
loro, sono l'emblematico il risultato della campagna di
disinformazione, il comportamento del sindaco Castellani,
plagiato e ricattato sulla base di un castello di bugie, e le sue
assurde proposte di regali alla Juventus completano il disegno.
I due messaggi
del Signor Boffano, cronista de La Repubblica,
rivelano e confermano tutte le caratteristiche del giornalismo
strumentale torinese. Con esattezza e tempismo e senza rendersene
conto, il signor Boffano convalida le mie affermazioni sul giornalismo
deteriore: l'arroganza ignorante, il settarismo, la dipendenza
aziendale e di parte, la volonta' di deformare e falsificare, la boria
e l'accanimento persecutorio, la presunzione di onnipotenza, e,
l'elemento piu' deprimente, la scarsa intelligenza. Il generale
silenzio della categoria, che non risparmia le migliaia di parole per
le statue di madonne piangenti e centinaia di altre analoghe
sciocchezze, conferma lo scarso livello etico di quella professione. (torna
all'indice)
A.Premessa
La Civica Amministrazione si accinge a cedere lo Stadio delle Alpi
alla Juventus a condizioni di eccezionale privilegio se non di regalo.
La Juventus intende demolirlo, a meno di dieci anni dal suo
completamento per i Mondiali del '90. La Citta' viene espropriata di
un'opera del valore di circa 180/200 miliardi (250-300 secondo la
valutazione del documento della Provincia di Torino), tecnologicamente
d'avanguardia, perfettamente funzionante e pressocche' nuova. Il
valore e' calcolato scontato al 1999 (tasso di sconto 4%) nell'ipotesi
di 25 ulteriori anni di vita utile e al netto dei costi di
manutenzione. Tre mesi fa il sindaco, e i maggiorenti torinesi,
inneggiavano in Corea alla bellezza dello Stadio delle Alpi e nei
documenti della candidatura della Citta' per le Olimpiadi Invernali
del 2006 lo Stadio era uno dei "pezzi forti" di Torino. Lo
stesso sindaco, oggi, ne propone l'abbattimento. Sembra il capriccio
di un Emiro Arabo. Il disprezzo per il patrimonio pubblico e per il
senso comune sono al limite della credibilita'. Come se non ci fossero
priorita' sociali o infrastrutturali sulle quali spendere denaro (privato
o pubblico) per migliorare la vita dei torinesi: manutenzione di
edifici pubblici e del patrimonio storico monumentale, assistenza
sociale alla societa' marginale urbana e dei giovani, disoccupazione,
educazione, trasporti e mobilita', abbattimento e prevenzione
dell'inquinamento, sistemazione dei parchi urbani etc. etc. La
decisione di regalare e abbattere lo stadio non e' giustificata da
motivi di carattere infrastrutturale urbano come lo fu quella di
costruirlo che consenti' la riqualificzione del quadro Nord Ovest di
Torino e il recupero della Piazza d'Armi a funzioni piu' coerenti con
l'attuale morfologia della Citta' in quella zona (cfr dichiarazione
della Presidente della Provincia Mercedes Bresso
e dell'Assessore Provinciale alla Pianificazione Luigi
Rivalta) . La Juventus sta trattando con il Comune di Borgaro
una localizzazione sui terreni agricoli della Cascina Santa Cristina:
una ipotesi che per diventare fattibile richiedera' centinaia di
miliardi di investimento in collegamenti viarii e trasportistici e che
ha avuto un giudizio drasticamente negativo da parte della Provincia
di Torino. La ipotesi di Borgaro e' un bluff e varrebbe la pena andare
a "vedere".
Si dice che la demolizione
consentira' di risparmiare
i soldi della manutenzione del Delle Alpi che La Stampa in un articolo
di Sangiorgio si e' premurata di gonfiare e falsare, ma se si sommano
i costi della demolizione, i costi della costruzione di un nuovo
stadio e il valore dell'immobile che si demolisce si arriva a una
cifra prudenzialmente valutata in circa 536 miliardi il cui interesse
annuo al 5% sarebbe di quasi 27 miliardi: piu' di 10 volte il costo
della manutenzione corrente annuale del Delle Alpi.(cfr "capriccio
costo del" per un
valutazione piu' articolata)
Forse una sintetica visitazione
della storia di questo edificio puo' essere utile per capire cosa sta
succedendo.
Le due redazioni torinesi de La
Stampa e de La Repubblica sono riuscite, in dodici anni, a far
crescere e radicare nei torinesi la solida convinzione che lo Stadio
delle Alpi sia stato luogo di latrocinii, furti, tangenti, errori e
pasticci ai danni della Civica Amministrazione. Basta fare una
semplice indagine con tre o quattro domande a un centinaio di torinesi
scelti a caso e il dato risulta statisticamente confortato. La
convinzione e' comune e consolidata: lo Stadio delle Alpi e' il
monumento al malaffare (Bettega), la Colonna Infame (Mondo), il
simbolo del Mal de la Cittade (Recanatesi). Come pensare che la
cittadinanza abbia idee diverse? Ma ne' La Stampa, ne' La Repubblica
hanno mai fornito documentazione precisa, fatti, cifre vere, numeri e
nomi. Solo gli aggettivi, la associazione dei titoli, la scelta delle
notizie, le foto e la associazione delle foto con i titoli etc. etc.
Un'opera piu' che decennale e raffinata di condizionamento
dell'informazione. Due firme si distinguono per l'accanimento: Lorenzo
Mondo de La Stampa e Recanatesi de La Repubblica. Seguono Cannavo',
Suttora e Luisa Bianco de l'Europeo (direttore Vaccari). Gli altri, i
"minori" delle varie pagine di cronaca, si difendono,
resistono, cedono, hanno dei momenti di orgogliosa lucidita', ma con
il tempo e con la pressione redazionale alla fine si adeguano. I premi,
i privilegi, i brillanti incarichi che premiano la linea torinese alla
lunga logorano anche i migliori. E' difficile interpretare questo
comportamento con benevolenza: professionisti affermati, autorevoli
membri delle rispettive redazioni, non possono dire di non avere le
informazioni. Sanno quindi tutto e in modo preciso, ma non lo scrivono.
Anzi scrivono versioni settarie, implicitamente o esplicitamente calunniose
e diffamanti: per quale motivo? Una strategia in realta' c'e', e
molto precisa. La lettura di questo piccolo dizionario la dovrebbe
rendere chiara.
L'immagine finale complessiva dello
Stadio delle Alpi che La Stampa e la Repubblica hanno artatamente
cucinato per i sudditi torinesi e' stata la seguente:
1. che lo Stadio
e' costato una cifra spropositata (tra i 280 e i 350 miliardi nel mio
campione statistico)
2. che questa
cifra e' stata pagata dalla Citta'
3. che la vicenda
e' oscura e che sono stati fatti un sacco di pasticci e molti ci hanno
mangiato sopra
4. che la Fiat
venne esclusa dalla gara con strumenti corruttivi
5. che
l'arbitrato non si sa bene come sia finito, ma certamente male per la
Citta'
6. che la cifra
iniziale era strumentalmente bassa ed e' cresciuta a dismisura in
seguito per effetto di corruzione e tangenti
7. che oggi i
costi della manutenzione sono insostenibili
8. che le squadre
sono jugulate con canoni esorbitanti dal concessionario
9. che la
gestione e' fallimentare
10. che la pista
di atletica rende praticamente inutilizzabile lo stadio per il calcio
11. che alla
Continassa c'e' la nebbia
12. che
all'Avvocato lo Stadio delle Alpi non piace
13. che e' giusto
quindi regalarlo alla Fiat per abbatterlo e farne un altro
Tutto falso: anche il punto 12 e'
contestabile. L'Avvocato rilascio' infatti dichiarazioni entusiaste a
suo tempo: come quella del 10 giugno '90: "Il
Delle Alpi Ë bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale Ë
davvero eccellente."
Tutti questi punti, e molti altri
ancora, sono contraddetti dai fatti e dai documenti ufficiali:
contratti, libri contabili, deliberazioni, verbali, collaudi,
relazioni di periti e dell'arbitro, rapporti e memorie alla giunta,
corrispondenza amministrativa, protocolli. E dalle dichiarazioni di
soggetti insospettabili (l'Avvocato stesso, il Dottore suo fratello,
Vittorio Chiusano, avvocati con la a minuscola, giocatori di calcio,
magistrati, allenatori, giornalisti) che illustrano una storia
completamente diversa. Ma la falsificazione costruita in dieci anni
dalle redazioni torinesi e' oramai inattaccabile, profondamente
radicata nella pubblica opinione e negli stessi giornalisti che
l'hanno montata: un curioso fenomeno di auto-plagio. Questo castello
di falsita' e fantasie costituisce la struttura ideologica della
attuale strampalata decisione di regalare lo stadio perche' la
Juventus lo demolisca e se ne costruisca un altro nello stesso posto.
Al regalo dello stadio si aggiungono concessioni per attivita'
commerciali e terziarie su una cospicua fetta della Continassa.
Se nel 1985 una giunta avesse
pensato un giochino come quello che sta organizzando adesso Castellani
con il concerto del suo assessore all'Urbanistica Corsico, sarebbe
successo uno scandalo nazionale, denunce alla magistratura, dimissioni,
galera. Oggi la rigorosa, ancorche' informale, associazione stampa/impresa/squadre
di calcio/pubblica amministrazione (GPT) impone
l'adeguamento entusiasta e un reverente silenzio a destra e a sinistra.
Se i torinesi si facessero piu' domande, e non solo sullo stadio, si
renderebbero conto di vivere in uno dei peggiori regimi del mondo
"libero": un incubo Orwelliano. Con la benedizione debole ed
estetica di Vattimo e quella sociologica di Gallino.
Un regime che sta predisponendo per
la Juventus/Fiat un regalo da molte centinaia di miliardi di
patrimonio pubblico con la assistenza di una stampa strategicamente
orientata. Nel "dizionario" ci sono gli elementi conoscitivi
per comprendere meglio quello che sta succedendo: la storia che nessun
giornale torinese ha potuto mai raccontare.
Queste sono
le ragioni per le quali ho scelto di abitare altrove e, dopo il
servizio con il MAE a Jakarta, sono venuto in pensione in Australia
dove sto molto bene. E' significativa
conseguenza della campagna di stampa sistematica della stampa torinese
e della sindrome "mani pulite" il fatto che molti
a Torino pensino che io me ne sia andato per sottrarmi a indagini o
inchieste della magistratura con la quale invece ho avuto rapporti
obbiettivi e di reciproco rispetto.
E' vero invece che sono fuggito
dall'incubo di una citta' condannata al "servizio", alla
connivenza silenziosa, oppressa da una associazione di poteri totali e
arroganti, sistematicamente ingannata dalle redazioni cittadine
organiche al potere dominante. E quel che e' peggio, felice, e qualche
volta orgogliosa, di questo suo deprecabile stato. La stessa idea
della liberta' e' diventata oramai inconcepibile ai torinesi.
Per chi non
ha voglia di leggere tutte queste cose, e vuole invece una
informazione sintetica, ecco i punti che con questo documento si
dimostrano in modo che sfida qualunque confutazione:
1. lo Stadio
delle Alpi (valore 200 miliardi) e' costato alla Citta' di Torino e ai
torinesi meno di 6 miliardi: quasi tutti in parcelle di avvocati,
arbitri e periti.
2. la gestione
amministrativa della vicenda da parte delle Giunte Cardetti e Magnani
Noja e' stata impeccabile
3. un solo
tentativo di corruzione emerse e venne provato: la Fiat di Romiti
cerco' di comperarsi un membro della commissione consigliare che
doveva scegliere il Concessionario.
4. la
collocazione alla Continassa risulta ad oggi compiutamente confermata
nella sua validita' territoriale, urbana e funzionale
5. la pista per
l'atletica non danneggia la visibilita' che risulta fra le migliori
complessive per stadi di quella dimensione e questo per dichiarazioni
rilasciate all'inizio dagli stessi Agnelli
6. La successiva
drammatizzazione del problema pista e' stata funzionale e finalizzata
agli interessi e agli schemi speculativi della Juventus/Fiat oggi
palesi
7. La
Concessionaria Acqua Marcia, jugulata dall'ambiente torinese, tento'
di speculare sul contratto ricattando la Citta', ma fu controllata dal
rigore e dalla intelligenza della Civica Amministrazione.
8. La
Concessionaria Acqua Marcia e' stata comunque oggetto di sistematica e
continua aggressione da parte della Fiat, della imprenditoria torinese
e della stampa locale
9. La correttezza
e i buoni diritti della Civica Amministrazione sono stati riconosciuti
dall'Arbitro che ha respinto tutte le istanze della controparte.
10. I vantaggi
per la citta', oltre alla acquisizione del manufatto alle condizioni
previste dal contratto di concessione, sono stati la rivalutazione dei
valori immobiliari e delle aree del quartiere delle Vallette e gli
investimenti infrastrutturali finanziati dal Governo (aereoporto,
allacciamenti autostradali, sottopasso Grosseto, stazione ferroviaria,
linee tramviarie, copertura Torino Lanzo, illuminazione, fognaturaŠ)
La informazione mistificata su tutta
la vicenda ha provocato grave danno alla Citta' e alla economia di
Torino e ne provochera' ancora in futuro. Ma per il GPT
ci sono stati e ci saranno grandi vantaggi.
Abbattimento
Quello che si sta verificando a Torino e' un interessante esempio di
applicazione della "teoria
dei giochi" dove i due
soggetti Citta' e Juventus (Fiat) si confrontano a
base di minacce credibili alla ricerca di un equilibrio (detto nel
gergo "Nash
Equilibrium"
termine della teoria dei giochi che indica una situazione stabile in
cui entrambi i giocatori non hanno interesse a cambiare strategia).
La Juventus minaccia di non giocare piu' nello Stadio delle Alpi e di
costruirsene uno nuovo, la Citta' si trova senza proposte alternative
e non e' capace di esprimere una minaccia sufficientemente "credibile"
(non ci prova nemmeno): tipo "fate pure",
oppure di denunciare l'atteggiamento ricattuale e abusivo della
Juventus, oppure di finanziare un'altra squadra di calcio "sua"
che giochi nel "suo" stadio, o di ricostruire la leggendaria
Pro-Vercelli, etc. La Civica Amministrazione subisce l'aggressione
inerte, spinta nel vicolo cieco dall'ansia degli amministratori di
compiacere il Principe e dalla serie di circostanze, non del tutto
accidentale, che ha visto l'annullamento del triangolo citta'/Concessionaria/utenti
dello stadio. Di fatto oggi la Citta' e' al tempo stesso il soggetto
erogatore della concessione e Concessionaria ed e' esposta come un
vaso di coccio nel carro dei vasi di ghisa. Un "Nash
Equilibrium",costoso
e difficile da giustificare al di fuori dell'interesse privato,
potrebbe essere quello di cedere lo stadio alla Juventus in cambio
della garanzia che la Juventus ci giochi. Ma il sindaco si e' gia'
bruciato questa carta: la concessione dello stadio la ha gia' regalata
alla Juventus senza contropartite. La Juventus oggi chiede di piu', e
minaccia ancora piu' pesantemente. La citta' non sa come "regalare"
ancora senza incorrere nei rigori politici (e forse anche della
magistratura data l'evidenza dell'interesse privato). Il sindaco
Castellani e il suo assessore Corsico hanno promesso vaste concessioni
alla Juventus: terziario sportivo e commerciale, cinema multisala,
altri impianti sportivi di uso piu' o meno pubblico, ma la Juventus e'
insaziabile e vuole di piu'. Ha capito che la controparte e' debole e
disponibile.
Nel quadro di questa game
theory lo Stadio delle Alpi
e' un oggetto imbarazzante: se la citta' lo cede alla Juventus,
la Juventus lo deve pagare una cifra congruente con il valore di
patrimoniale ovvero il rendimento dei prossimi venti anni scontato
all'attualita': circa 200 miliardi, ma la Juve non lo vuole pagare
perche' ritiene di poter ottenere ulteriori vantaggi nella sua ottica
di profit
maximizing agent. E'
necessario trovare quindi un "motivo" che consenta di
cedere lo stadio a zero lire
senza incorrere nella punizione politica (problema facile data la
copertura dei media di servizio torinesi) o nella piu' plausibile
punizione di un magistrato della Corte dei Conti attento e vigile. Per
questo la Juve cerca di annullare il valore patrimoniale dello stadio
dichiarando che non ci giochera' piu': e la debolezza del sindaco
consente l'operazione. Sangiorgio su la Stampa esagera i costi della
manutenzione (attribuendoli a non identificati "tecnici comunali",
contraddetta ufficialmente dall'Ingegnere Capo Quirico) e non riporta
le vere cifre inviate formalmente da Pubbligest. Si inganna ancora
falsando e drammatizzando la storia della visibilita' e della pista (che
e' invece una risorsa se saputa sfruttare) e inventando altre storie,
come quella della "ritesatura" (Lorenzo Mondo) della
struttura, tutto per predisporre l'opinione pubblica alla mossa
finale: la cessione dello stadio a titolo praticamente gratuito e
qualche cospicuo premio aggiuntivo sulle aree della Continassa.
Se i torinesi non intervengono, se
l'opinione pubblica non riporta al senso comune gli amministratori la
Citta' nelle mani deboli del sindaco subira' la strategia assurda
dell'assessore Corsico. Verranno disperse o spese risorse di capitale
per circa 536 miliardi (comprendendo 30
miliardi per ristrutturare il vecchio Comunale per la "transizione"
o in alternativa per spostare l'attestamento della linea 10). E' una
valutazione molto prudente: secondo Mercedes
Bresso e Luigi Rivalta rispettivamente Presidente e Assessore alla
Pianificazione della Provincia di Torino la cifra sara' molto piu'
elevata. La Juventus con il suo Principe verranno descritti dalla
Stampa di servizio come i salvatori della Citta' e premiati con una
ricca speculazione multicentimiliardaria. I sudditi, felici e gabbati,
applaudiranno e pagheranno il conto. Come Torino ha sempre fatto per
la felicita' dei suoi Principi. Dai Savoia in poi. Tutto questo
avverra' anche perche' ci sono forti ragioni "antropologico-culturali"
che lo impongono. Eccone una breve revisione.
Lo stadio deve
essere abbattuto perche' e' stato eretto da una Giunta non subalterna
alla Fiat. E' quindi un monumento all'altra Torino, a quella che ci
sarebbe se non ci fosse stata la secolare indebita appropriazione
storica, ambientale, culturale e ideologica della Citta' da parte
dell'azienda, dei suoi dirigenti e dei suoi principi. Lo Stadio delle
Alpi e' anche l'emblema della inadeguatezza culturale e
imprenditoriale della Fiat e dell'avidita' dei suoi dirigenti, e' la
spiacevole memoria della non
chalance (un understatement
of course) dell'Avvocato che non ebbe, a suo tempo, il garbo di
proporre alla Citta' la cosa piu' ovvia: lo stadio della mia
Juventus lo faccio io.
Nessuno avrebbe protestato e il Principe avrebbe anche fatto un buon
investimento. Per un momento la sua dimensione torinese lo annebbio',
si dimentico' di essere un Principe, non occupo' lo spazio di
competenza principesca e questa momentanea miseria e' rappresentata
dalle migliaia di tonnellate di calcestruzzo e di acciaio dello Stadio
delle Alpi. Un bastione formidabile che da allora rinnova
continuamente il dispitto.
Una biblica spina nel fianco (in inglese "a pain in the arse").
Questa e' la vera condanna, oltre
alla necessita' di consentire l'acquisizione gratuita o a condizioni
di forte privilegio del comprensorio della Continassa da parte dei "poteri
forti" per svolgere il programma di privata speculazione
multicentimiliardaria conseguente. Lo scontro fra una citta' guidata
da un sindaco debole e subalterno e una banda imprenditoriale
agguerrita e avida in questo "gioco" non puo' che avere una
fine scontata. Il risultato imposto dalla prepotenza non sara' un "Nash
Equilibrium", sara' una
prevaricazione socialmente inefficiente, si distruggeranno risorse
utili, si bloccheranno processi evolutivi di generale vantaggio, la
dialettica sara' quella della imposizione e dell'asservimento, la
Civica Amministrazione sara' totalmente funzionale agli interessi dei
"poteri forti". Il GPT registrera' una
nuova vittoria. (torna
all'indice)
Accettazione
La borghesia di elite, le
squadre di calcio, la stampa di servizio torinese, il GPT
non accettarono mai l'impresa romana vincitrice. Lo stesso nome, Societý
dell'Acqua Pia Antica Marcia,
suscitava reazioni di spregio. Anche la collocazione alle Vallette era
offensiva per l'immaginario collettivo torinese. Pochi appartenenti
alla torino-bene erano mai stati alle Vallette: una "siberia".
Anticamente (nel Medio Evo e fino all'800) luogo di quarantena per
viandanti in arrivo da zone sospette, ha poi visto la collocazione del
Mattatoio, della Sardigna, del Campo Nomadi, delle Prigioni. Alle
Vallette ci sono i quartieri dormitorio dell'immigrazione meridionale.
I veri "coatti" che hanno costruito, con salari asiatici, il
potere della Fiat e l'arricchimento della Famiglia negli anni 50
fatidici. I giornalisti di Torino, pur non essendoci mai stati, erano
convinti che le Vallette fossero una palude perennemente nebbiosa: in
dieci anni una sola partita e' stata interrotta per nebbia. La
indagine fatta dall'Assessorato mediante foto da satellite veniva
ridicolizzata come incredibile: la ignoranza era la verita'. Gli
organi di stampa di Torino non hanno mai riportato i motivi che hanno
provocato la esclusione della Fiat Engineering
di Recchi e degli altri torinesi, pur essendone perfettamente a
conoscenza dopo la pubblicazione dei verbali della commissione. La
decisione di abbattere lo stadio e' la logica finale di una decennale
campagna di disinformazione: centinaia di articoli pieni di allusioni
false, di aggettivazioni aggressive o insinuanti, sistematica
deformazione del vero, parzialitý e partigianeria, spesso insulti. E'
un preciso esempio di come a Torino si condiziona l'opinione pubblica
attraverso la stampa per fare private, redditizie e capricciose
speculazioni. (torna
all'indice)
Accessibilita'
La collocazione alla Continassa venne verificata, sia con modellazione
matematica che con sano metodo empirico dall'Assessore ai Trasporti
ing. Aldo Ravaioli, cronometrando in diverse ore del giorno e della
settimana i tempi di arrivo alla Continassa dalle diverse zone di
Torino. La Continassa risulto' essere la piu'
accessibile fra tutte le collocazioni proposte. Alla accessibilita'
facile dalla zona urbana si aggiunge la accessibilita' ottima
dall'hinterland e dalla regione piu' ampia grazie alle Autostrade e
alla tangenziale. La realizzazione della linea dieci e della stazione
FFSS alla Continassa ha ulteriormente migliorato la accessibilita'
dalla zona urbana e dalla regione. Forse l'unico stadio in Italia al
quale si arriva direttamente con la ferrovia. Oltre ad essere
accessibile dalla Continassa si va facilmente via attraverso 6 grandi
arterie metropolitane: una caratteristica che poche, se alcuna,
localizzazioni nella periferia torinese possono vantare. Certamente
nessuna ipotesi di localizzazione fuori dall'area urbana e della
stretta cinta periferica. Questi elementi sono stati confermati nei
dieci anni di funzionamento dello stadio, ma erano nel 1987 oggetto di
critica e rigetto settario da parte degli organi di stampa che
dovevano ossequiare l'irritazione dell'Avvocato che aveva
icasticamente dichiarato nel 1987 : "Non
mi piace ne' il posto, ne' la pista."
La Stampa torinese evocava regolarmente la nebbia, la distanza, i
"terroni", l'infelicita' del quartiere delle Vallette. Pia
Luisa Bianco addittura scrisse che avevamo ignorato un fiume
sotterraneo che passava in mezzo allo stadio e che non erano state
fatte indagini geognostiche: data la matura saggezza di questa
giornalista restano da chiedersi i motivi delle volute bugie . La
scelta della Continassa viene finalmente riscattata, dopo dieci anni
di dimostrazione funzionale, anche dal PDS nella dichiarazione di Mercedes
Bresso e Luigi Rivalta, rispettivamente presidente e assessore
alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino. (torna
all'indice)
Acqua
Marcia (SAPAM) La Societa'
dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) vinse la gara per la Concessione
indetta con la delibera del 27/7/1986. La proposta della SAPAM era
complessivamente la migliore: progetto, modello di gestione, chiarezza
e rispetto delle condizioni del bando. Una vittoria che fu fatale per Vincenzo
Romagnoli e per la SAPAM. L'ira della Fiat e dei managers
sconfitti fu funesta e provoco', in modo piu' o meno diretto, il
tracollo del gruppo SAPAM costretto a vendere i suoi assetti
patrimoniali e finanziarii per procurarsi la liquidita' necessaria
alla realizzazione dello Stadio. Perche', con rigore e stile
imprenditoriale di altri tempi Romagnoli, voleva mantenere fede
all'impegno assunto, un rigore che venne messo a durissima prova e
quindi distrutto dalla maramalderia delle consorterie d'impresa
torinesi e dal fiscalismo della civica amministrazione che io non
riuscivo a moderare. La Fiat si compro' per poche lire la COGEFAR e
gruppi Romani si comprarono la Galleria Colonna: il gioiello della
collana di assetti immobiliari del gruppo dell'Acqua Pia Antica
Marcia. Alla ricerca disperata di liquido per continuare i lavori la
SAPAM nel 1988/89 si vide bloccate dalle banche Italiane, timorose di
ritorsioni da parte della Fiat di Romiti, tutte le
linee di credito, imposto' una insostenibile linea di contenzioso con
la Citta' chiedendo soldi per presunti aumenti dei costi e per
accelerazioni di lavori surretiziamente richieste dal COL. Non
esistevano ne' le premesse contrattuali ne', tantomeno, le condizioni
politiche per considerare le richieste dalla Concessionaria, ma era
necessario tenere aperta una linea di trattativa per evitare il
disastro di una rottura e della interruzione dei lavori: stavano
costruendo il nostro Stadio. La gestione amministrativa dello stadio
comportava la necessita' continua di approvare deliberazioni (campo
nomadi,opere infrastrutturali, allestimenti 90 etc.): le delibere per
lo stadio erano urgenti e inderogabili e costituivano un ottimo
terreno per lo scontro politico "minore". La ricattualita'
fra le correnti PSI e DC, le lotte per il potere all'interno dei
gruppi consiliari, la pressione indotta dalle consorterie
imprenditoriali torinesi, associavano le manovre interdittive al gioco
dell'opposizione. La questione "stadio" consentiva inoltre
ad ogni consigliere di acquisire uno spazio sulle pagine della cronaca
e molti inseguivano l'effimera gloriuzza. Il numero di voti limitato
della maggioranza pentapartita forniva l'elemento di aleatorieta' per
aggredire continuamente il sindaco, la giunta e l'assessore competente.
In queste condizioni fu facile per il PCI (Carpanini) organizzare un
gruppetto di "franchi tiratori" con i
quali faceva regolarmente saltare le delibere relative allo stadio: le
manovre dei franchi tiratori venivano qualche volta frustrate con
l'appoggio segreto del gruppo MSI. Come Assessore responsabile dello
Stadio sentivo la responsabilita' di garantire che l'opera venisse
portata a termine e vivevo notti e giornate di incubo: ogni Consiglio
Comunale nel quale si presentavano delibere per lo Stadio era un
processo e scatenava aggressioni la cui violenza e personalizzazione
andavano ben oltre i limiti della dialettica di opposizione politica.
Per guadagnare tempo e mantenere aperta una ipotesi di trattativa,
cercando di evitare la chiusura del cantiere minacciata dalla SAPAM,
presentai in Giunta una serie di istanze della Concessionaria
suggerendo una posizione interlocutoria con la richiesta di
documentarle: la mia memoria alla Giunta venne usata strumentalmente
per accusarmi di connivenza e di sospetta disponibilita'. Secondo i
paradigmi dominanti di allora la mia proposta confermo' l'opinione che
io fossi al soldo della SAPAM, non essendovi nella Amministrazione di
Torino (e in Italia) uno stile alternativo al modello delle tangenti e
dell'interesse privato in atti d'ufficio. Ma ci fu un risultato: la
SAPAM ottenne da una banca Giapponese a Londra un prestito di 40
miliardi con il quale riusci' a completare l'opera. Il mio funzionario
ing. Giuseppe Micheletta diceva, con molta saggezza, che il contratto
piu' vantaggioso del mondo non vale nulla se l'opera non si realizza.
La crisi di quel momento venne risolta, ma io avevo perso qualunque
credibilita'. I rapporti con la Concessionaria si deteriorarono: i
miei tentativi di istruire una dialettica positiva erano causa di
sospetto nei colleghi della Giunta, e la SAPAM si riteneva boicottata
dalla Amministrazione. Lo Stadio delle Alpi, dopo innumerevoli altre difficolta',
venne finito e consegnato nei termini del contratto e si apri' quindi
la vertenza arbitrale (vedi Arbitrato).
Le vicende successive vedono la
SAPAM in amministrazione controllata cedere i diritti sulla
Concessione per la gestione trentennale dello Stadio al gruppo romano
dei Fratelli Caltagirone. Questi ultimi hanno poi ceduto gli stessi
diritti all'Istituto San Paolo di Torino, che a
chiusura del cerchio, li ha poi ceduti, gratuitamente, alla Citta' di
Torino.
Prima di cedere "gratuitamente"
la concessione alla Civica Amministrazione il San Paolo (SOGEALPI)
fece una vera e propria rapina: stralciando dal contratto i diritti
per la pubblicita' allo stadio e vendendoli o regalandoli alla
Juventus FC (o a una sua societa' di comodo). La Citta' avrebbe dovuto
rifiutare il "regalo" peloso del San Paolo e avrebbe dovto
impugnare lo stralcio dalla concessione della "pubblicita'",
ma il sindaco Castellani e la sua giunta si sono lasciati circomvenire
dai furbi managers del San Paolo e hanno tradito gli interessi dei
Torinesi.
La Citta' oggi e' cosi' erogatrice
della Concessione e Concessionaria di se stessa: ovvero e' a tutti gli
effetti la proprietaria e l'utilizzatrice dello Stadio delle Alpi. Un
patrimonio immobiliare del valore di circa duecento di miliardi
acquisito con un esborso minimo di denaro pubblico finanziato dallo
Stato (30 miliardi piu' le spese per avvocati e periti). Il vantaggio
sostanziale della Concessione, come originariamente pensata e
approvata, di non dover trattare direttamente con gli utenti privati i
problemi connessi con l'uso dello stadio, si e' perso e la Citta', per
le sue evidenti debolezze, non e' in grado di resistere alle
imposizioni della Juventus e dei suoi dirigenti. (torna
all'indice)
Agnelli
Gianni Avvocato Un principe
capriccioso, elegante, ideologicamente avido, che piace alle donne, ai
media (in genere suoi), a se stesso, innamorato del suo potere.
Corteggiato dai politici, affascinati dalla patina elegante e dalla
luce riflessa, dominati dal carisma e dalla "leggenda". Il
Padrone di Torino, non tanto per sua ambizione, essendo naturalmente
portato alla nonchalanza blase', quanto per l'affannato servilismo dei
responsabili della amministrazione, della politica e delle imprese
torinesi. Voleva lo stadio della Juventus, e quando la Citta' delibero'
la gara per il Concessionario, l'Avvocato si aspettava il "dono
al Principe", troppo torinese per proporsi. Nessuno, a Torino,
avrebbe negato al Principe il diritto di costruirsi lo stadio: gli
avrebbero regalato il terreno e si sarebbe anche incamerato il
contributo della legge Capria. Ma non ebbe il garbo di prendere
l'iniziativa: troppo abituato a una gestione imprenditoriale riverita
dai cortigiani, protetta dallo Stato e totalmente garantita. La
partecipazione della Fiat Engineering alla gara fu un ripiego che
l'Avvocato accetto' di malumore e controvoglia: forse aveva intuito
che i suoi centurioni non avevano l'intelligenza progettuale per
operare "on an even
field". La sconfitta lo
fece arrabbiare
non poco (un understatement
per usare un termine che piace
all'Avvocato), la nonchalanza blase' venne messa da parte: la testa
della Fiat Engineering (Mosconi) salto'. Quello che in particolare
irrito' il Principe fu il fatto che i "managersfiat" si
erano eliminati con le loro mani dalla gara, inserendo nella offerta,
forse per avidita', una clausola suicida: la Fiat Engineering infatti
non forniva il Piano Economico e Finanziario,
un documento, esplicitamente richiesto dal bando e dalla legge sulle
Concessioni, per dimostrare l'interesse proprio del Concessionario a
ben condurre l'opera. Peggio: la Fiat Engineering diceva che il piano
non era producibile data l'incertezza dei cespiti attivi. Nella sua
offerta Fiat Engineering avvertiva che tutti i futuri eventuali
contributi dello Stato sarebbero stati di competenza del
concessionario. Anche il magistrato piu' torinese
e benevolo del mondo difficilmente avrebbe potuto accettare una
eventuale scelta della Fiat Engineering. La cosa buffa e' che la Fiat conosceva
perfettamente i cespiti perche' da anni la Juventus
prendeva dalla Publimondo cospicue fettone dei
proventi della pubblicita'. Ma evidentemente non poteva dirlo per
timore di rivelare un segreto scomodo. Anni dopo Boniperti
mi confesso' candidamente "che
la Juventus prendeva da sempre soldi da Bastino, ma che erano tutti
regolarmente fatturati".
Si trattava chiaramente di "tangenti" sulla concessione
pubblicitaria che l'amministrazione di Novelli "concedeva"
alla Publimondo per 300 milioni all'anno. Quando gli
assessori della Giunta Magnani-Noja imposero di rifare la gara, invece
di rinnovare automaticamente il contratto a Publimondo, come faceva
l'Amministrazione di Novelli, la pubblicita' venne concessa per 2500
milioni (duemilacinquecentomilioni). La domanda e': dove andava la
differenza? Alla mia comunicazione in Consiglio Comunale segui' un
significativo silenzio. Ancora nel Maggio del1996 spiegai, in una
intervista a la Repubblica, come si facevano le cose al tempo di
Novelli. Invece di verificare le mie dichiarazioni sui documenti il
giornalista de la Repubblica chiese "conferma" al Novelli il
quale le defini' elucubrazioni
da delirio: Metodo
tipicamente sovietico per affrontare verita' scomode. Il signor
Boffano ancora oggi definisce le mie documentate dichiarazioni "millanterie":
le verita' del dettato "torinese"
non devono essere disturbate nemmeno a dieci anni di distanza.
Ho incontrato una sola volta Gianni
Agnelli allo stadio comunale. Mi venne presentato e mi disse arrotolando
anche le "elle":
Ah! lei e' quello dello stadio - Ricordi che uno stadio si fa una
volta sola nella vita e la pista non ci vuole"
Io risposi che ero d'accordo, ma che da solo non riuscivo a sbloccare
la situazione e che, forse, se si fosse mosso lui qualcosa di meglio
si poteva fare. Si volto' verso il suo "entourage" e arrotolando
le "emme", le "elle" e le "pi" disse:
"Qualcuno di voi conosce
questo Primo Nebiolo? bisogna fargli una telefonata"
Senza salutare si avvio' all'uscita seguito dai suoi pretoriani.
La sua azione fu talmente efficace che lo stesso Chiusano poco tempo
dopo proponeva al sindaco Cardetti di fare lo stadio con la pista.
Da allora lo Stadio delle Alpi deve essere per lui come una spina
nel fianco: tutte le volte che vola con i suoi elicotteri sulle
sue terre e vede scintillare la copertura di allumnio del grande
anello alla Continassa deve provare il morso del
dispetto. E' l'unica cosa che gli e' andata storta nella vita
di Principe Felice e forse l'unica alla quale veramente teneva:
un bel monumentone imperituro, dal nome che nemmeno si discute.
Invece e' costretto a vedere il disco che altri hanno voluto, collocato,
realizzato, contro di lui e contro i suoi giornali e i suoi corruttori
aziendali. La memoria macro di una sconfitta bruciante. Non basta
che la Citta' glielo regali: anzi questo rende la spina ancora piu'
dolorosa. Ma quando lo Stadio Delle Alpi sara' livellato, spianato,
tritato e polverizzato e al suo posto sorgera' il suo
stadio, il Principe provera' una nuova grande delusione: anche questo
stadio gli ricordera', inesorabilmente, la sconfittta originaria.
Anzi, peggio, gli ricordera' la sconfitta e una cazzata. In chiusura
mi piace citare direttamente la prima reazione di Giovanni Agnelli,
10 giugno '90: "Il
Delle Alpi Ë bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale
Ë davvero eccellente."
E l'ultima, sei anni dopo, quando si pone alla testa delle fanterie
nella manovra di deprezzamento e il 20 dicembre '96 dichiara: "Questo
stadio di Torino Ë veramente pessimo. Temo che sia impossibile migliorarlo
e che la Juventus debba abbandonarlo."
E' vero che nella vita si dicono
tante cose e che si puo' e si deve cambiare idea specialmente se
si e' Principi: e' quando e perche' la si
cambia che e' interessante per la storia.
Nel Gennaio del 2003 Gianni Agnelli
e' morto.
Ecco la mia "ricordanza" non conforme del principe inconsistente:
Gianni Agnelli
Ho letto con attenzione quasi tutti i messaggi di partecipazione
e condoglianze inviati a La Stampa e ho letto un po di "eulogie"
pubblicate dai giornali italiani e stranieri. Non ho visto la televisione
italiana perché vivo in Australia. Ho cercato di confrontare
londata di sentimenti e di passioni espresse dai Torinesi
e dagli Italiani con i miei ragionamenti e il mio sentire. La sua
morte ha esposto con drammatica evidenza il disperato bisogno di
"principi" dellanimus Italiano.
Non ho conosciuto Agnelli se non in modo "mediato": attraverso
i rapporti con la Fiat e alcuni suoi dirigenti, attraverso le storie
pubblicate dai giornali e le sue rare fotografie sui rotocalchi.
Come tutti gli Italiani.
Ho cercato nelle biblioteche e in rete suoi scritti, saggi, articoli
o libri: si trovano solo biografie scritte da giornalisti o da professionisti
della penna. Di originale suo non sono riuscito a trovare nulla.
Ho avuto con lui un "dialogo a distanza" deforme e mediato
in occasione della vicenda dello Stadio delle Alpi di Torino, io
assessore e lui presidente della Fiat e della Juventus se avessimo
avuto un vero incontro forse le cose sarebbero andate diversamente.
Forse meglio, forse peggio. Di lui ho scritto una voce nel mio "dizionario
dello stadio" che riletta dopo qualche anno mi sembra adeguata
e corretta.
Mi ha sempre affascinato il pensiero di una vita vissuta nellonnipotenza:
tutto quello che vuoi fare lo puoi fare. Vedere luoghi, comperare
cose, conoscere personaggi, pagare personaggi, investire grandi
somme di denaro nelle iniziative che più ti stimolano culturalmente
o per sfizio. Mi sono spesso domandato cosa succede a un uomo mortale
quando gli vengono dati gli strumenti di un semidio. Alzarsi la
mattina andare a sciare al Fraiteve, poi in Costa Azzurra per fare
due bordi su Agneta YCI e la sera a Londra o a Parigi a cena con
Rotschild o con Jane Fonda, o Elle McPherson
Certamente non aveva tempo per "scrivere" saggi, articoli
o tantomeno libri. Scriveva sintetici e micidiali promemoria. Telefonava,
e si esprimeva colloquialmente per battute "fulminanti":
stroncava cinicamente, apprezzava scetticamente, usava con eleganza
lironia e la eccezionale conoscenza del mondo che la condizione
di "semidio" gli consentiva. Usava con garbo naturale
lintelligenza, il potere e il fascino del potere.
Coloriva il suo già vivido personaggio con alcuni vezzi naturali
(la "erre" e il sorriso distante) e artefatti (lorologio
sopra il polsino e la cravatta fuori dal gilè).
Limmagine che si era costruita su di lui era travolgente:
pochi sfuggivano al fascino di Gianni Agnelli. Era avvenuto quasi
naturalmente e per effetto combinato della sua giovinezza di orfano
adottato dal "senatore", della avventura in Russia nella
seconda guerra mondiale, delle avventure di play-boy negli anni
50 e 60, del potere, della ricchezza, della formale cortesia nel
comando e nei rapporti personali.
Limmagine era anche "potente" e lo protesse nellincontro
ravvicinato con "mani pulite": per i "sacerdoti del
rito ambrosiano", a differenza di altri presidenti, Agnelli
poteva "non sapere". Anche in quella occasione, di fatto
non smagliante, l"aura" di Agnelli si rafforzo.
Altri vennero lussuosamente sacrificati.
Il mio sospetto alla luce degli ultimi anni Fiat/Torino è
che nemmeno lui sfuggisse al fascino di se stesso. Era in qualche
modo un prigioniero dorato della sua stessa scintillante immagine.
Isolato, astratto, distaccato unico e ultimo protagonista del paradigma
"agnelli".
I suoi amici, dirigenti, consiglieri, confidenti, segretari, avvocati,
giornalisti, collaboratori, skippers, allenatori gli dicevano quello
che intensamente speravano gli facesse piacere. Lo sforzo dei dirigenti
era quello di "capire" cosa avrebbe pensato il "principe"
per poterlo anticipare e per evitare la frecciata sarcastica o,
ancora peggio, la annoiata dismissione.
In questa splendida prigionia si trova, a mio avviso, la spiegazione
del suo graduale distacco dalla realtà e della sua incapacità
conseguente di "vedere" cosa stava succedendo intorno
a lui per poter decidere e intervenire.
Il declino della Fiat in mano agli yes-men, la struttura del mercato
"globale", il pericolo della cappa protettiva che la politica
al suo "servizio" aveva costruito per la Fiat in Italia,
il filtro della stampa posseduta e disponibile, la lusinga ammirata
e la adulazione servile, diretta, indiretta, esplicita o implicita:
nulla sembrava più emergere alla sua attenzione.
Forse, invece, vede e capisce perfettamente, ma, per qualche motivo,
non ha piu voglia di intervenire e si ritira dentro la sua
splendida immagine.
Così lintelligenza non si esprime più con autonomia
critica originale, ma filtrata dallimmagine e dal ruolo che
limmagine gli attribuisce e che lui, a sua volta, assume in
una sequenza subdolamente involutiva.
Torino, la sua città per nascita e per cultura, non è
amata, ma usata e sacrificata alle esigenze della Fiat. Il grande
albero aziendale affonda le radici in un humus sociale e industriale
oramai sterile. La fabbrica "mamma" ha dato da mangiare
a tutti, ma quello che ha preso da tutti è oggi allo sconto:
territorio, ambiente, cultura, investimenti, futuro, vita. Nel mercato
globale e ferocemente competitivo la "protezione" del
governo italiano non è più sufficiente a coprire le
carenze qualitative. Nellazienda cambiano le generazioni e
i secchi promemoria del "principe" non possono sostituire
una solida ed elaborata strategia industriale. Lindotto esausto
dallo sfruttamento sistematico della "mamma" è
travolto per carenza di innovazione. La "cultura Fiat"
diventa un logismo negativo e provinciale.
I dirigenti si dedicano alle faide interne per catturare il favore
del "principe", e trascurano i loro compiti.
Limmagine fantastica, brillante, efficiente, "smart",
del Presidente non si trasferisce allimmagine dellazienda
che invece diventa sempre più modesta e slabbrata. Fix It
Again Tony.
Gianni Agnelli muore, lascia il vuoto della Fiat e lenorme
vuoto della immagine di lui che gli italiani avevano e che lui condivideva.
(LM)
(torna all'indice)
Agnelli Umberto
in preda ad OD adrenalinica per il 26esimo scudetto ha
dichiarato: "Vogliamo lo stadio, subito. Basta con i rinvii.
Se la Citta non ci da lo stadio ce ne andiamo!" il vice
Chiusano ha immediatamente rincarato la dose dettando lukase:
"Entro maggio vogliamo la risposta del Comune." Il vice
sindaco Chiamparino ha immediatamente confermato: "Risponderemo
anche prima, non vi dico cosa, ma risponderemo!"
Si avvicinano tempi interessanti quindi. Ci sara una gara?
Ci saranno diverse offerte? Quali saranno le condizioni? Sarebbe
interessante se ci fosse una offerta qualificata in concorrenza
con il "dettato" degli Agnelli: cosa fara il vicesindaco
Chiamparino? Come fara a non scegliere la nuova ipotetica
Acqua Marcia?
Sara anche interessante vedere come risolveranno nella proposta
di gara il problema della pubblicita gia regalata da
Castellani alla Juventus (via Sogealpi-San Paolo) con una operazione
scandalosa, sulla quale tutti fanno finta di nulla: uno scippo da
3 miliardi allanno.Senza la pubblicita' lo stadio e' ingestibile.
La gara per essere equa deve mettere di nuovo a disposizione la
concessione per la pubblicita: se cosi non sara
ci saranno buone ragioni per invalidarla e recuperare alla dialettica
legale un problemino spinosissimo. (torna
all'indice)
Annibaldi
Cesare Negli
anni del mio servizio di assessore Cesare Annibaldi era il
responsabile delle Relazioni Esterne della Fiat: un ufficio dalle
competenze misteriose e oscure che potevano andare dalle grandi
iniziative di strategia culturale agli ammiccamenti ambigui. I suoi
rapporti con me erano strani: ogni tanto telefonava e si faceva
fissare un appuntamento e quindi veniva a trovarmi. Si siedeva e
amministrava il cronico raffreddore da fieno, io offrivo un caffe' e
mi attrezzavo per conoscere quali istanze motivavano la visita.
Iniziava quindi una conversazione ineffabile dove io cercavo di capire
cosa volesse Annibaldi e Annibaldi cercava di capire qualcosa che mi
sfuggiva completamente. Si parlava della Fiat, di Torino, dei torinesi,
di Roma, del Governo, del momento politico. Annibaldi non faceva
domande esplicite e io evitavo qualunque riferimento alla
amministrazione e alla giunta. Certo non nascondevo la mia storica
disistima per lo stilefiat e credo che questo sentimento sia arrivato
chiarissimo all'interlocutore.
Dopo tre o quattro
visite (nell'arco di 6 anni) capii che Annibaldi voleva solo "percepire"
umori, sensazioni, tensioni, e le mie, ancorche' vaghe, reazioni
generiche erano per lui un elemento di "completamento" del
quadro. Non so quanto utile sia stata la frequentazione del mio
ufficio per Annibaldi in quegli anni. Certamente qualche utilita'
minore deve averla avuta: se cosi' non fosse stato dopo la seconda
visita avrebbe abbandonato la routine. Per quanto mi concerne avevo
capito che Cesare Annibaldi era un grande professionista. Avevo
inoltre intuito che non stimava la Fiat e aveva profonde riserve sulla
incultura degli smanagers e dell'ambiente "romitiano", ma
questo messaggio non era mai espresso in chiaro ed esplicitamente.
Anzi al contrario. La Fiat lo interessava perche' gli consentiva di
occuparsi di progetti "unici" (Palazzo Grassi ad esempio e
il Lingotto) unicamente possibili per l'arroganza e lo strapotere
della Azienda. Un uomo colto e intelligente, ambiguo e introverso:
sospettava di me (per lui ero un socialista laganghiano) e io
sospettavo di lui (per me Annibaldi era un uomofiat).
Annibaldi ha una grande,
negativa responsabilita' a Torino: il Palastampa. Chi concepisce
il progetto di Palazzo Grassi a Venezia non puo' lasciare fare il
Palastampa a Torino. Senza provare vergogna. Cesare
Annibaldi e' un lettore di questo dizionario: la mia petulante macchinetta
shinystat ha fatto la spia: un saluto cordiale! (torna
all'indice)
Anonima Torinese
dopo circa 15 anni dall'inizio della vicenda stadio ogni tanto ricevo
ancora interessanti messaggi di anonimi cittadini che sono significativi
del clima e della cultura che ancora pervade la citta': sono chiaramente
casi da manuale di psicopatologia, ma non e' per caso che si esprimano
in quel contesto sociale che ovviamente e' particolarmente favorevole
a queste forme di rabbia. Di seguito riporto l'ultimo messaggio
inviato da un anonimo abituale che io presumo di sesso femminile
per il particolare linguaggio che impiega. Da oltre un anno mi perseguita,
ma, nonostante le minacce, i toni arroganti e la volgarita' non
ha mai avuto il coraggio di andare da un magistrato per la evidente
ragione che dietro la rabbiosa volgarita' c'e' il vuoto. Sapremo
presto il nome di questa persona e sara' divertente procedere. Ho
tolto i nomi che cita nella sua foga velenosa per evitare altri
dispiaceri e per non essere a mia volta responsabile di diffamazione.
Ecco il messaggio:
ehi, pezzo di merda, vedo che
googlando in internet si trovano ancora le tue archeologie su Torino.
perchè non la racconti giusta e non dici le cose che so io
di te, magari ti audonenunci per le porcherie che hai fatto in comune
quando eri assessore per conto di xxxxx? Sei l'essere più
ipocrita che abbia mai conosciuto, una merda umana che ha il coraggio
di desriversi come un angelo immacolato. vergognati! spiega tutto,
spiega che cosa facevi con i xxxxxxx e con xxxxxx, con xxxxx xxxxx
e con xxxxx. Il tuo xxxxxx, ricordi?
Arbitrato
Storia lunga (una delle tante mai raccontata dai giornali torinesi)
che dovro' recuperare per sommi capi: e' peraltro emblematica ed
essenziale per capire il senso della intera vicenda. La Concessionaria,
subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva un arbitrato in
corso d'opera per agguantare soldi in breve tempo e in questo senso
aveva incaricato un noto mastino della professione forense milanese
(Schlesinger) di scrivere alla Citta'. La lettera
con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva alla Citta', pena la
sospensione dei lavori, di nominare il suo arbitro per formare poi
la terna, mise la Giunta in crisi e come Assessore competente mi
trovai di nuovo sotto pressione. Io non sapevo cosa fare e feci
leggere la lettera di Schlesinger a una mia grande
amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus
operandi di Schlesinger
l'amica mi disse, molto semplicemente:..." se
Schlesinger ti chiede qualcosa vuol dire che non gli tocca."
Le sottoposi quindi la clausola compromissoria della convenzione
che infatti risulto' inapplicabile: le concessioni non possono essere
oggetto di arbitrato in quanto di competenza del TAR. Scrissi alla
Concessionaria a nome di Maria Magnani Noja una lettera ferma nella
quale dicevo che l'arbitrato si sarebbe fatto alla fine dell'opera
e che se avessero fermato il cantiere la Citta' avrebbe fatto una
causa per danni da qualche centinaio di miliardi. La SAPAM non fermo'
il cantiere, la richiesta di Schlesinger non ebbe seguito e Schlesinger
rimise il mandato.
Alla fine dei lavori si apri' la
vertenza arbitrale. Paolo Emilio Ferreri e Franzo Grande-Stevens
rispettivamente per la Citta' e per la SAPAM elessero come Arbitro il
dr. Barbuto un magistrato molto rigoroso: una scelta corretta.
Avvocati della Citta' Bruzzone, Grosso, Benessia e Comba e per la
SAPAM lo Studio Zauli. In fase iniziale, per coerenza con la posizione
precedentemente assunta dalla Citta', gli avvocati della
Citta' chiesero la non competenza dell'Arbitro. La richiesta di
non competenza era pero' piu' dovuta alla scarsa fiducia che i nostri
avvocati avevano nelle possibilita' complessive della Citta' di uscire
bene dalla vertenza. I membri esterni del nostro collegio, infatti, erano
informati sulla vicenda dalle loro letture della Stampa e della
Repubblica la loro opinione sull'operato della Citta' era, di
conseguenza, pessima. Per le stesse ragioni gli avvocati della SAPAM
erano sicurissimi della vittoria. La terna arbitrale respinse la
istanza di non competenza e la procedura arbitrale prosegui'. Quando,
alla fine di tutte le perizie, conti, pareri, verifiche contabili,
amministrative contrattuali e quant'altro, il team arbitrale si rese
conto di come stavamo effettivamente le cose e del rigore con il quale
era stata condotta la vicenda dagli amministratori e dai funzionari
della Citta', le posizioni cambiarono radicalmente. Furono gli
avvocati della SAPAM, a questo punto, a fare l'istanza di non
competenza dell'arbitro, per assicurarsi una qualunque via di uscita.
Avendo fatto la medesima istanza all'inizio della procedura gli
avvocati della Citta' non potevano tirarsi indietro e la terna
arbitrale si trovo' obbligata a concordare sulla sua incompetenza. La
dichiarazione di non competenza e' pero' accompagnata dalla
documentazione di tutti i lavori di istruttoria e di indagine svolti e
si conclude comunque con un vero e proprio Lodo Arbitrale. Il parere
e' salomonico: in pratica vengono respinte sia le istanze della SAPAM
(per qualche centinaio di miliardi) sia le istanze della Citta'. Il
parere e' solidamente motivato e documentato e di fatto ha reso
impraticabile qualunque azione in altre sedi: una precisa conferma del
rigore con il quale era stata gestita tutta la vicenda amministrativa.
Della conclusione (nel 1997) dell'arbitrato non si ha notizia sulla
stampa torinese. Ne' tantomeno del significato politico, etico e
amministrativo di questa conclusione. La chiarissima e ineludibile
smentita di tutte le insinuazioni, calunnie e bugie di Lorenzo Mondo,
di Recanatesi, Cannavo', Bianco P.L., Suttora, Boffano, e di tutti gli
altri rappresentanti della linea giornalistica omologa torinese non
"passa" in cronaca. La gente ricorda gli insulti e le
insinuazioni volgari, ma non ha mai avuto modo di ricevere
l'informazione che avrebbe consentito la istruzione di una opinione
ben diversa sulla gestione amministrativa di tutta la vicenda e sugli
amministratori responsabili. (torna
all'indice)
Arbitro
Il giudice Barbuto fu arbitro serenissimo e dal giudizio finale
risulta chiaramente:
a. che la citta' ha bene
operato
b. che le cifre
pagate sono state congruenti con le opere eseguite
c. che gli
amministratori sono stati rigorosi e diligenti
d. che l'interesse
pubblico e' stato tutelato in modo esemplare
e. che la
convenzione venne compiutamente ed esattamente rispettata nello
spirito e nella sostanza
f. che le pretese
della Concessionaria non erano sostenibili
g. e che le
contropretese della Citta' nemmeno
La dichiarazione di non competenza
dell'Arbitro, inizialmente chiesta dagli avvocati della Citta', e
respinta dal collegio Arbitrale, e alla fine richiesta dagli avvocati
della Concessionaria e non piu' eludibile data la iniziale richiesta
dei rappresentanti della Citta', sarebbe stata disastrosa per la Citta'
se l'Arbitro Dr. Barbuto non avesse deciso di accompagnarla con la
completa stesura della istruttoria (computi metrici, stime, e
valutazioni delle varianti e delle relative implicazioni di costo e di
valore) e con la espressione di un "lodo" cosi'
rigorosamente documentato da scoraggiare qualsiasi ulteriore
iniziativa in altra sede. (torna
all'indice)
Autostrade
Due opere autostradali sono state effettuate in
occasione dei mondiali del 90: il raccordo della Tangenziale con Corso
Regina Margherita e l'uscita per lo stadio in fondo al Viale Grande
Torino. Quando la Citta' avra' finito la famosa "gronda nord-sud"
in corrispondenza della Via Sacchi il sistema di viabilita' interna di
Torino sara' molto piu' efficace anche grazie a questi due tasselli
nodali. (torna
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Avvocati
della Citta' All'inizio
della fase arbitrale la Citta' decise di fare
assistere l'Avvocatura Comunale con un team di principi del Foro
torinese (Benessia, Comba e Grosso) con i quali ebbi diversi incontri
e colloqui: come Assessore competente e responsabile dovevo dare ai
nostri avvocati tutte le informazioni utili alla causa. Mi
interrogarono a lungo e su tutti gli aspetti del contenzioso, ma mi
accorsi che non erano per nulla convinti dagli argomenti e dalle
informazioni che fornivo. A nulla valevano gli avalli dell'Avvocato
Bruzzone (il capo della avvocatura comunale) che mi conosceva e
conosceva la vicenda amministrativa nel dettaglio. Io rappresentavo,
per loro, quello che la Stampa e la Repubblica
avevano illustrato: un pasticcione di matrice accademica, scarsamente
competente e molto probabilmente corrotto. Qualunque cosa dicessi
veniva interpretata secondo il paradigma del pregiudizio che la stampa
torinese aveva oramai codificato. Vennero informati dello scambio con
Schlesinger e della mia posizione sulla clausola arbitrale della
Concessione e accolsero con sufficienza le mie tesi sulla sua
invalidita'. Comunque, convinti piu' dalla necessita' di trovare una
qualunque via d'uscita, che dalle mie tesi e posizioni, fecero
l'istanza di non competenza dell'arbitro. E se la videro respinta. La
mia modesta letterina da Assessore a Schlesinger aveva avuto piu'
efficacia: blocco della iniziativa mortale della Concessionaria e
remissione del mandato da parte dello Schlesinger. La Citta' "vinse"
il giudizio arbitrale perche' aveva operato rigorosamente.
Con il Collegio degli Avvocati della Citta' ebbi un confronto molto
duro nelle fasi iniziali: volevano imporre alla Citta' di non firmare
il Collaudo dell'Opera, ritenendo, erroneamente, che questa firma
potesse diventare un "titolo" per la controparte. Mi opposi
con fermezza ed evitai una manifestazione da celodurismo
avvocatizio che ci sarebbe
costata carissima. Ecco la mia lettera che attesta il fatto e denuncia
uno strano comportamento dell'Assessore agli Affari Pegali (allora
Pizzetti):
Vice Sindaco e Assessore
agli Affari Legali
prof. Franco Pizzetti
SEDE
p.c. Avvocato Renato
Bruzzone
p.c. Ing. Franco Pennella
oggetto: collaudo dello
stadio
Leggo solo oggi la lettera
31/7/91 firmata dagli avvocati Benessia, Comba e Grosso nella quale
si esprime formalmente, a seguito di precise argomentazioni
analitiche, una netta riserva sulla opportunitý che la Giunta
approvi il collaudo dello stadio. Sarebbe stato molto opportuno
ricevere la lettera quando venne inviata e non 4 mesi e mezzo dopo e
su questo fatto ho giý espresso la mia forte perplessitý. Ritengo
che la Civica Amministrazione debba procedere:
A. all'accoglimento della
relazione di collaudo con le riserve pi˜ volte espresse e rinnovate
nelle memorie avanti il Collegio Arbitrale,
oppure:
B. alla repulsione della
relazione di collaudo e ai conseguenti atti amministrativi di
surroga (nomina di una nuova commissione di collaudo, messa a
bilancio dei relativi costi, etc.)
Per decidere tra A. e B. la
Giunta deve essere compiutamente informata sulle conseguenze e sulle
implicazioni della alternativa.
Ripeto comunque quella che
Ë la mia personale opinione:
il collaudo va
approvato rinnovando le riserve pi˜ volte espresse
dalla Civica Amministrazione e rimettendo tutta la controversia al
Collegio Arbitrale con il fondamentale assunto che l'approvazione
del Collaudo non costituisce alcun "titolo" per la
Concessionaria. Approvare una relazione di collaudo vuol dire
approvare l'opera della Commissione, sancire che il manufatto Ë in
qualche modo compiuto, aprire la vertenza appunto sul "modo".
Se cosÏ non fosse non si comprende la necessitý dell'arbitrato:
visto che la giurisprudenza definisce l'approvazione del Collaudo
una condizione impropria di "procedibilitý"
dell'arbitrato stesso. Ritengo che la deliberazione relativa alla
decisione che la Giunta vorrý prendere non Ë pi˜ di mia
competenza, ma di competenza dell'Assessore agli Affari Legali.
L'Assessore Pizzetti, un po' in
ritardo, accolse il mio punto di vista. Il collegio degli Avvocati
della Citta', si adeguo' e i sospetti su di me vennero consolidati.
Non mi hanno mai ringraziato per averli salvati da una cantonata
madornale: forse non l'hanno mai nemmeno capito. (torna
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Avvocati
della Concessionaria Gli
Avvocati della SAPAM uscirono peggio, rispetto alle loro aspettative,
dalla vicenda arbitrale e bene rispetto alle nostre. Dopo Schlesinger
la SAPAM si era rivolta ad un altro avvocato torinese, Weigmann,
esperto amministrativista. Il Commendator Vincenzo Romagnoli, in un
ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere, su consiglio di
qualche manager "celodurista"
romano, aveva scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio
per i mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi,
arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i
mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una
ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di
ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta
a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che
noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini
fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo
applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale
la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni
all'anno. I mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la
manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa
vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per
spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La
Ganga che, informato dal Sindaco della situazione, le disse di
procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di
ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che
l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il
telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in
termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo,
ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece
a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della
decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno
il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione,
convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea
della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente (me) a
ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla
Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici
ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche
tempo dopo, mi disse che la nostra posizione era fortissima e che
aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione. Se
avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine
pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese
della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia
ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli
altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era
potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (salvammo:
Andrea Galasso come sempre era con me. Porgendo il petto agli strali
nemici, come diceva con il suo colorito linguaggio da penalista "vecchio
stile") (torna
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Bando
(Vedi anche alla voce "Gara")
Il bando per la scelta di un Concessionario con l'Allegato Tecnico
sono un esempio di strumento amministrativo originale rimasto senza
eguali nell'esperienza amministrativa degli Enti Locali in Italia. Il
documento tecnico era concepito come un "metaprogetto esigenziale"
dello stadio che vi era specificato in termini di richieste di
prestazione. Piu' precisamente veniva specificato uno stadio "ottimale"
per mezzo di una serie completa di caratteristiche funzionali: l'idea
era di scegliere il Concessionario sulla base del numero e della
qualita' delle caratteristiche che intendeva fornire e sulle quali si
impegnava. Ai concorrenti si chiedeva di specificare esplicitamente
gli oggetti che non avrebbero fornito. Fu molto difficile fare capire
il concetto, anzi impossibile. Il testo del documento tecnico diceva
chiaramente che i partecipanti dovevano specificare quali "prestazioni"
avrebbero offerto e quali no, ma nella bagarre di un Consiglio
Comunale isterico non riuscii a far capire il concetto. A
documentazione di questa mia affermazione e sconfitta, restano al
protocollo della Giunta, diverse versioni dell' "Allegato tecnico"
nella prima delle quali si legge chiaramente la logica di impostazione.
(torna
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Bastino
Bastino proprietario della Publimondo era da sempre
il Concessionario della Pubblicita' al Comunale. La delibera con la
quale gli veniva aggiudicata la Concessione non veniva mai discussa in
Consiglio, perche' si procedeva al rinnovo d'ufficio con motivazioni
di maggiore o minore futilita' (l'aggiustaggio dell'orologio dello
Stadio Comunale fu una). La cifra alla quale veniva data la
concessione della pubblicita' dalle Giunte Novelli era di circa 300
milioni all'anno (1984/85/86/87). Per l'anno 88 /89, teoricamente
l'ultimo anno di gestione pubblica del Comunale, si poneva il problema
di rinnovare la concessione per un solo anno: dopo il '90 la
pubblicita' sarebbe toccata alla Concessionaria della SAPAM, la
Pubbligest. Giorgio Re, Assessore al Bilancio mi propose il rinnovo,
come si era sempre fatto e come lui stesso aveva fatto durante i
"cento giorni" di Cardetti, addducendo come motivo il fatto
che si trattava per un solo anno e che non valeva la pena fare un
concorso o una gara. Con Andrea Galasso e Bepi Dondona decidemmo,
invece, che era molto opportuno fare la gara. Si fece la gara e
l'offerta vincente fu di 2500 milioni, la stessa Publimondo, che si
era sempre presa la pubblicita' per 300 milioni all'anno, fece una
offerta di 2300 milioni. Io non fui per nulla sorpreso perche' in
precedenza, quando stavo predisponendo la delibera per la ricerca di
un Concessionario, avevo fatto una semplice indagine personale:
contando i cartelloni al vecchio Comunale e chiedendo un'offerta per
un cartellone alla Publimondo. Una semplice
moltiplicazione mi aveva consentito di scoprire che 300 milioni
erano "noccioline"
rispetto al valore della concessione pubblicitaria. Novelli, che mi
prendeva in giro dicendo che non ci sarebbero state offerte per il
nuovo stadio perche' era impossibile realizzzarlo nei termini proposti,
faceva finta di ignorare gli enormi margini dei budget pubblicitari.
Meglio: doveva far finta di ignorarli per evitare di vedersi chiedere
qualche seccante informazione. Il suo vicesindaco e assessore al
bilancio Luigi Passoni, che invece non poteva far finta di non sapere,
taceva. (torna
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Bettega
[Disponibile] strumento del GPT,
ex calciatore della Juventus e dirigente del Juventus FC che in una
trasmissione televisiva nazionale (La domenica Sportiva del 2 Aprile,
1995) parlo' dello "stadio del malaffare" riferendosi al
Delle Alpi. Bettega, ingenuo uomo dabbene, rappresenta molto bene ed
emblematicamente il risultato della mala-informazione
che i torinesi hanno ricevuto da La Stampa e dalla Repubblica: dopo
anni di quelle letture nessuno poteva ne' pensare ne' esprimersi
diversamente. Come dirigente del Juventus FC,
Bettega. avrebbe dovuto conoscere in modo diretto e documentato tutta
la vicenda: ma ci devono essere filtri interni robusti. Se uno come
Bettega e' stato condizionato e parla pubblicamente in questi termini
immaginiamo quale puo' essere il livello di informazione e il pensiero
del pubblico generale. Questo e' il danno irrecuperabile prodotto
dalla mala-informazione servile: settarismo, pregiudizio, astio, odio,
risentimento, ostilita'. E non c'e' nessuna legge sulla stampa che
possa tutelare la decenza nei confronti della sistematica offesa alla
verita' prodotta dal giornalismo strumentale. (torna
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Blatter
Allora Segretario Generale oggi Presidente della FIFA. Venne a Torino
per controllare a che punto era la costruzione dello Stadio nel
Novembre del 1988. Visito' la Continassa e a mia richiesta dichiaro'
che lo stadio doveva essere consegnato al COL trenta giorni prima del
primo calcio del Campionato Mondiale del '90. Feci un diligente
protocollo della riunione e della visita e lo affidai a una conferenza
stampa. Tutti i giornali pubblicarono che lo stadio doveva essere
finito il primo di maggio 1990 visto che la prima partita era prevista
ai primi di giugno 1990. (vedi "Consegna dello Stadio") e
questa data venne poi inserita nella Convenzione di Costruzione e
Concessione con la SAPAM. Il protocollo e la conferenza stampa mi
salvarono quando il PCI, in una notte di lunghi coltelli, pretendeva
la mia testa per avere artatamente istruito una data di consegna che
avrebbe consentito la successiva (surrettizia) richiesta di
anticipazione da parte del COL. (torna
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Bianco
Pia Luisa la giornalista
dell'Europeo che pubblico' un compendio di panzane sullo stadio. Non
si capisce istigata da chi, ma le panzane erano chiaramente firmate
"Torino". A seguito dell'articolo di Pia Luisa Bianco (che
mi era stata raccomandata come "una nostra compagna"
dall'Onorevole La Ganga) scrissi una durissima lettera al Direttore
dell'Europeo che la ignoro' signorilmente. Quella della Bianco insieme
a quelle di Recanatesi, Mondo e
Suttora e' stata una delle piu' stupide e gratuite fra le tante
aggressioni che ho subito dai giornalisti. Comprendere questi
comportamenti e inquadrarli solo come finalizzati all'acquisizione del
mercato del lettore-massa e' molto difficile e la ipotesi di ragioni
diverse e', obbiettivamente, motivo di paura. Questi personaggi non
meritano la liberta' di stampa per la quale si sono fatte battaglie
storiche. Niente puo' ripagare il danno morale e materiale che
provocano. La cosa ridicola e offensiva e' che i soggetti sono invece
convinti di essere emblemi di virtu' sociale. (torna
all'indice)
Epilogo:
con il 7 dicembre 1999, la Repubblica cambia "linea" sullo
stadio (cfr Giro di Boa). Un avvenimento
importante. Il mio scontro con il Signor Boffano alla fine e'
risultato in una positiva svolta. (torna
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Boffano
Ho tolto dal dizionario
le ripicchine letterariamente modeste con Boffano ex responsabile
del foglio Torinese de La Repubblica e forse proprio a seguito di
queste rimosso dalla responsabilita'. A chi piace il genere un po'
volgare di libellistica da "Merlo Giallo" le trovera'
a "ripicchine". (torna
all'indice)
Boniperti
Giampiero Un grande
calciatore beneficiato, come presidente della Juventus,
dalle regalie liberali che Bastino elargiva alle squadre quando
Novelli distrattamente "regalava" (a circa un decimo del suo
valore di mercato) la concessione per la pubblicita' al Vecchio
Comunale: Novelli strilla "c'erano
anche i socialisti! c'erano anche socialisti!",
e dice che io sono "al delirio", ma sui documenti non si
confronta. Quando Boniperti candidamente confesso' a me Galasso e
Dondona che aveva sempre ricevuto soldi da Bastino (regolarmente
fatturati ci disse) mi chiese un miliardo all'anno per continuare a
giocare al Delle Alpi e molto esplicitamente minaccio' di usare una
scarpetta da calcio (che teneva sulla sua scrivania) "ancora
capace di somministrare poderosi calcioni". Alla
minaccia risposi con una lettera a La Repubblica che
chiuse la diatriba. Quando la Juventus si
accorse che il sindaco Castellani era disponibile riapri' il caso. (torna
all'indice)
Borgaro
Classica mossa da "game theory" che
lascia la citta' inebetita per incapacita' di reagire con altrettanta
spregiudicatezza: basterebbe dire "andate pure" per vedere
nel giro di bre |