, progettato da Sergio Hutter
ABOUT ME
CONTACT ME
ARTICLES

  

Indice alfabetico

A
AA.Avvertenza
, AA.Premessa, Abbattimento, Accettazione, Accessibilita'
Acqua Marcia

Agnelli Gianni
Avvocato
Agnelli Umberto dottore,
Annibaldi Cesare
, Arbitrato
Arbitro

Autostrade

Australia

Avvocati della Citta'

Avvocati della Concessionaria
,

B
Bando

Bastino

Bettega

Blatter

Bianco Pia Luisa
, Boniperti Giampiero
Borgaro

Borghesan Luciano
, Boffano
Borini Marco

Brizio

Bulgaria

Buoni pensieri
,

C
Caltagirone Fratelli
, Capienza
Capria

Capriccio (costo del)

Cardetti Giorgio

Carpanini Domenico

Carraro Franco

Castellani Valentino

Cattaneo Giovanna

Cattivi Pensieri

Centro Commerciale

Chi ha comprato

Chi ha venduto

Chi ha promesso

Chiusano Vittorio

COL

Collaudo

Commenti della stampa

Comunicazione

Concessione

CONI

Consiglio Comunale

Consegna dello stadio

Continassa

Contraddizione

Contu Mario
Convegno
,

Corruzione
Corsi (magistrato)

Corsico Franco

Cosa Loro

Costo

Costo allestimento Italia 90

Craxi Bettino
, Credible Threats,

D
Denuncia

Dondona Bepi
,

F
Facolta' di Architettura

Fassino Piero

FFSS

Fiat Engineering

Fiat

Fifa
,  
Firpo Luigi

Foto

Franchi Tiratori
,

G
Galasso Andrea

Gara

Giornalisti

Giraudo

Giro di Boa

Giunta e Sindaco

Grosso (cons.re PCI)

Gruppo di Potere torinese G.P.T.
,

H
Hutter Sergio
,

I
Istituto Bancario San Paolo

Italia '90
,

J
Juventus FC
,

L
La Ganga Giusi

La Stampa

La Repubblica

Lerro

Lettera

L'Opera,

M
Magnani-Noja Maria

Manutenzione

Martinat

Marzano Marziano

Matteoli Lorenzo

Mercedes Bresso

Metropolitana leggera

Micheletta Titta'

Moggi Luciano

Mondiali '90

Mondo Lorenzo

Montezemolo
,

N
Nasce' Vittorio

Nash Equilibrium

NBC Commission
,

Nebbia

Nebiolo Primo

Nizzola

Novelli Diego
,

O
Ombra del PCI

Olimpiadi 2006
 
Opere accessorie

Ossola Francesco

Otto Settembre

P
Palastampa
Patti segreti

Pavarin Domenico

Pericolo

Piazza d'armi

Pinocchio

Pista
, Porcellana Giovanni,
Programma Economico e Finanziario
,
PRAXI

Pubblicita'

Pubbligest

Publimondo
,

Q
Quadro storico
Quaranta Luigi

R
Rapporti con le squadre
Ravaioli Aldo

Recanatesi
,
Regalo 2003
Ricatto

Luigi Rivalta

Rolando Renato (Rambo)

Romagnoli Vincenzo

Romiti Cesare

Riccardo Roscelli

S
San Siro
Silenzio
Schermo gigante

Schlesinger

Sogealpi

Spreco del denaro pubblico

Stadi Italiani

Stadio delle Alpi

Stile torinese

Suttora

T
Tangenti

Teorema del PCI

Tessore Elda

Tolleranza

Torino

Torino Calcio

Trasparenza
, Tropea, Tuttosport,

U
Utili della gestione,

V
Varianti

Vattimo Gianteresio
,
Vigili del Fuoco

Visibilita'

Viti Stefania di Stefano

Vogliazzo Maurizio

Z
Zito Maria
ZZZ Conclusione

 

 

TITOLO: Dizionario dello Stadio delle Alpi

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 1998-2002

La fine dello stadio:
Piccolo dizionario 
dello Stadio delle Alpi di Torino

compilato da
Lorenzo Matteoli

Iniziato nell'Ottobre 1999

Ultimo aggiornamento al 10 Giugno 2003

Vedi nuova voce Regalo 2003

Nuova voce Demolizione ottobre 2008

Aggiornamento importante 6 Ottbre 2013

è uscito un libro fondamentale per capire tutta la storia dello Stadio di Torino:

Operazione Stadio delle Alpi

di Maurizio D'Angelo

Questo "dizionario" e' dedicato alla memoria di Bepi Dondona
geniale Amministratore della Citta' di Torino

 "Il Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale è davvero eccellente."
Gianni Agnelli -10 giugno 1990

"La spettacolarità del Delle Alpi è sicura. La gente ha già dimostrato di voler bene a questo stadio. Basteranno poche partite per abituare i tifosi a frequentarlo, è uno stadio bellissimo."
Vittorio Chiusano
- 29 Maggio 1990

il Delle Alpi come si vede oggi ottobre 2008 da google

about the complex relationship between stadia and cities

check the site of Tobias Dietrich

Do the right thing: check out World Vision and spend some money on them!

help a kid with World Vision and forward this link to your friends

 

Di cosa si tratta.

Tutto quello che avresto potuto sapere sullo Stadio delle Alpi se la Stampa e la Repubblica ve lo avessero raccontato: una storia che e' pubblicata su Internet da piu' di due anni e che e' nota a tutti i giornalisti di Torino, ma a pochissimi Torinesi. Questo sito web ha bloccato per due volte la scellerata decisione della Giunta Castellani di regalare centinaia se non migliaia di miliardi alla Juventus di Agnelli. Nessuno ha smentito, nessuno ha risposto: il silenzio si addice a Torino specialmente su un problema che manda un pessimo odore proprio dal "salotto buono" della Torino dei "poteri forti". Bugie, truffettine, grandi scippi autorizzati, silenzi stampa, connivenze, complicita', collusioni: tutto per la massima felicita' dei Torinesi. Alla fine le cose si risolveranno: e' praticamente impossibile impedire agli amministratori Torinesi di regalare centinaia di miliardi ad Agnelli.

 

Notes on the author & English abstract

The author served as City Commissioner in Turin from 1986 to 1992 and was specifically responsible for the administrative management of the construction of the Stadio delle Alpi (1990) and for the setting out of the arbitration procedure with the Concessionary/Contractor. The "dictionary" outlines the history of the construction of the Stadio delle Alpi and the sequence of events that lead to the present proposal of the Turin mayor (22/10/99) to "give" the stadium to the Juventus Football Club for free, wrapping up the gift with further concessions and adjacent prime real estate land. The stadium was completed in 1990 and still has 20 to 30 years of profitable life expectancy. The building is in excellent condition and perfectly operating in all of its components. The stadium was built with a BOT concession to a private company who was to operate it for thirty years. The amount of public money was minimal (43 billion Lire 1990) since the concessionary supplemented, with his own funds, the completion of the building. The Turin newspapers (La Stampa and the local edition of La Repubblica) staged, since the very beginning, a systematic biased news campaign against the Stadium. The City (1997) became the owner of the title when the original Concessionary, in receivership, was compelled to sell it. The City then gave the rights on advertising and the concession to the Juventus Football Club and is now considering giving the whole building, free of charge, with concessions and prime real estate for 17 thousand meters to the same Football Club. The proposal of the City follows a statement by Juventus that they no longer want the Stadium. Maintenance costs and the presence of the athletics' track are the alleged reasons for this decision.

The organization and sequence of events shows how the systematic and continuous aggression through the media and manipulative information have strategically induced the conditions of prejudice, hatred and suspicion in the public opinion that influenced the administration and the City decision makers. Eventually the City, unable to react on account of inertia or political plagiarism, was compelled to give away the concession, the advertising rights and now the entire building with prime real estate and further concessions for tertiary and commercial activities.

Nota sull'autore & sintesi

L'autore del dizionario e' stato Assessore della Citta' di Torino dal 1986 al 1992 per lo Sport il Turismo e il Tempo libero e fu specificamente responsabile della gestione amministrativa relativa alla realizzazione dello Stadio delle Alpi e alla impostazione del contenzioso arbitrale con la Concessionaria.

Lo stadio completato nel 1990 per i mondiali di Calcio ha ancora 20/30 anni di vita economicamente utile, e' in ottime condizioni e perfettamente funzionale, venne realizzato mediante una Concessione a un privato che integro' il finanziamento pubblico in cambio della gestione per trenta anni del manufatto. Dopo trentanni la Citta' avrebbe acquisito, oltre alla proprieta' del manufatto (manutenuto e ricondizionato a spese della Concessionaria), anche tutti i diritti relativi ai proventi derivanti dalla sua gestione: locazione alle squadre utenti, pubblicita' e quant'altro.

Lo Stadio delle Alpi e' stato realizzato con minimo esborso di denaro pubblico: 30 miliardi della legge Capria e 13 miliardi di contributi per i Mondiali di calcio. Tutti fondi erogati dallo Stato e non dalla Citta'.

La Citta', per un seguito di vicende connesse con la liquidazione della Concessionaria Acqua Marcia, nel 1996 ha acquisito, in anticipo sulla scadenza trentennale, anche il completo controllo della gestione e il diritto sui proventi pubblicitari e su tutti gli altri utili connessi con la gestione dello Stadio stesso.

Nel 1997, cedendo alla insistente pressione della Juventus FC che voleva un contributo per "continuare a giocare a Torino" , la Citta' ha ceduto alla Societa' calcistica il diritto di sfruttare i proventi della pubblicita' nello stadio.

La Juventus, non sodddisfatta, continua a minacciare di non giocare piu' a Torino e la Citta', oggi, si accinge all'ulteriore passo di cedere alla Societa' Calcistica anche la piena proprieta' del manufatto e i diritti di sfruttamento commerciale e terziario su aree adiacenti alla Continassa per 17 mila metri quadrati (65 mila in una prima ipotesi) senza nessuna contropartita: a titolo gratuito.

La attuale proposta della Citta' consegue alla rinnovata dichiarazione della Juventus di non voler piu' giocare nello stadio. La presenza della pista di atletica e' il motivo accampato.

La Stampa di Torino, insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin dal 1987 una campagna di aggressione nei confronti dello Stadio delle Alpi. Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli avvenimenti, degli articoli e delle dichiarazioni si vede come l'aggressione e la manipolazione sistematica delle informazioni de La Stampa e della Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di sospetto, astio e insofferenza nelle quali la posizione ricattuale della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e presso i decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di "plagio" politico, viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei proventi della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni su aree adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie. Con evidente e indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed altrettanto evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle risorse della Citta' di Torino e dei torinesi.

 

Ed ecco il "dizionario" dello Stadio delle Alpi 1999

AAA aggiornamento giugno 2010

Leggo su La Stampa del 9 Giugno 2010 e poi su quella del 12 Giugno 2010 che fra la Juventus e la Città di Torino è stato raggiunto un accordo per un progetto complessivo per l'area della Continassa: verde attrezzato per il pubblico, scuola del calcio, ristrutturazione della Cascina Continassa per farne un elegante Juventus Club, terziario sportivo, altri impianti etc. E' interessante notare che nel 1989 (venti anni fa) la Città aveva già firmato un documento di intenti per lo sviluppo del comprensorio della Continassa che prevedeva quasi alla lettera la stessa "vision" come adesso viene chiamato il progetto del comprensorio. Il documento era la stessa "concessione per la costruzione e gestione dello Stadio delle Alpi" alla SAPAM (Società dell'Acqua Pia Antica Marcia). La SAPAM si impegnava a produrre un progetto dettagliato (che venne redatto dall'architetto Piero Derossi) e a realizzare a sue spese nel regime di concessione (Build Operate and Transfer) tutte le opere necessarie e gli impianti previsti secondo le indicazioni della Civica Amministrazione. Il progetto del comprensorio della Continassa venne regolarmente mandato in vacca dal boicottaggio sistematico del "Sistema Torino", sabotato e bloccato in tutti i modi burocratici possibili, e non. Un episodio particolarmente vergognoso fu la concessione per la realizzazione del cosiddetto "palastampa" un orribile edificio, non funzionale che avrebbe dovuto ospitare concerti rock. L'opera capricciosamente voluta da Cesare Annibaldi e dell'allora vicesindaco Marziano Marzano venne realizzata deformando procedure e venendo meno a impegni precisi assunti dalla Città con la SAPAM ed è un obbrobrio funzionale e architettonico che ancora oggi offende la vista e ferisce per bruttezza e povertà architettonica il paesaggio di Corso Grosseto. Vale la pena ricordare che se non ci fosse stata l'azione di sabotaggio voluta da FIAT e Juventus e attuata dagli assessori omologhi al "sistema Torino" delle ultime giunte pentapartito (1991-92) oggi la Città di Torino avrebbe il Parco della Continassa finito, e funzionante, con una ricchezza di impianti e attrezzature che ne avrebbe fatto un esempio di classe mondiale. Solo per ricordare il costo dei capricci e della arroganza dei "padroni di Torino". Venti anni di svolgimento urbano perduti, occupazione per centinaia di giovani nelle professioni dello sport, servizi di preparazione ed educazione sportiva per decine di migliaia di giovani torinesi (una generazione!), forse qualche medaglia olimpica, riqualificazione territoriale ed economica del Nord Ovest Torinese etc. etc. ....le solite "querimonie" di Matteoli come avrebbe detto Domenico Carpanini buonanima. Oggi 2010 in tre giorni (diconsi tre giorni) senza dibattito in Consiglio, senza informazione sul progetto, se non la vaghezza della "vision" dettata dalla Juventus in modo unilaterale, la Città approva un progetto inesistente e regala per unmilione di euro (3.7 Euro al metroquadrato) un gioiello territoriale e urbanistico alla Juventus e ai suoi omologhi speculatori. Gara? I cenni che se ne fanno nei due articoli citati danno la sicurezza che non ci sarà mai una gara e che la Juventus agirà indisturbata e senza controllo perchè, come dicono progettitsti e amministratori, "è quella che ha il maggior interesse alla cosa". Ma guarda un po'.

Se l'Amministrazione Torinese del 1985-1990 avesse fatto una cosa del genere sarebbe stato uno scandalo nazionale e saremmo finiti diritti in galera. Giustamente.

Sono cambiati i tempi! Se ricordo la battaglia fatta per garantire la città con la gara per la concessione poi vinta dalla SAPAM, se ricordo la totale trasparenza di tutte le procedure: l'unica aggiudicazione nella storia della Città di Torino fatta da una Commissione partecipata da maggioranza e opposizione, tutte le delibere di valenza urbanistica discusse in tutte le circoscrizioni, mentre l'opposizione associata alla Stampa e alla Repubblica foglio torinese scatenava continuamente il sospetto e l'insinuazione volgare, falsificando e manipolando l'informazione ai Torinesi, il compagno Fassino abbaiava in Consiglio su scandali inesistenti, il compagno Mario Federico Grosso mi dava in Consiglio del "ritardato mentale", quando sostenevo i legittimi diritti della Concessionaria di vedere scalata la cauzione ad avanzamento lavori (un diritto elementare che il grande giurista accecato dalla settarietà non poteva vedere).

Ancora oggi pochissimi Torinesi sanno che lo Stadio delle Alpi, progettato da Sergio Hutter, calcolato da Francesco Ossola, realizzato da Vincenzo Romagnoli, opera di alta ingegneria, cantiere diretto con magistrale competenza ed efficacia da Renato Rolando, fu costruito nei tempi e nel budget di spesa previsto per la Città (30 miliardi di lire oggi sarebbero 15 milioni di Euro o poco più), su una "vision" territoriale e urbanistica di portata trans-generazionale. Parteciparono alla costruzione centinaia di piccole e medie imprese Torinesi (un modulo unico di intervento per grandi opere nella cantieristica Italiana). Una impresa di ingegneria amministrativa coraggiosa e originale, portata a termine nell'ostilità del "sistema Torino" (Saviano perchè non scrivi qualcosa?). La formidabile esperienza, come si vede dai successivi svolgimenti, è servita a poco. Forse questo "dizionario", con il libro di Renato Rolando, ne è l'unica memoria ed è per questo che lo coltivo con affetto e per il rispetto dovuto a tutti quelli che a suo tempo ci hanno lavorato. lm

A.Avvertenza Questo dizionario descrive "parola per parola" le vicende della costruzione e dei primi dieci anni di gestione dello Stadio delle Alpi. Molte cose sono state gia' raccontate e trasmesse agli organi di stampa torinesi o all'ANSA, ma mai pubblicate da questi. Anche se la vera storia dello stadio non e' stata mai stampata sui giornali di Torino, questi sono riusciti a creare il mito del "tormentone": con una tecnica classica del giornalismo vuoto di sostanza e pieno di parole, sullo stadio di Torino si e' speso molto inchiostro, ma si e' detto pochissimo e certamente non le cose necessarie alla comprensione della vicenda. Molti avranno una reazione di rifiuto: le solite "querimonie di Matteoli" come le dismetteva Carpanini. Ma leggendo il dizionario, dopo averlo scritto e compilato, mi sono reso conto che, in realta', la storia dello Stadio e' marginale: la storia vera e' un'altra molto piu' importante, seria e amara.

E' la storia di come una Citta', medaglia d'oro della Resistenza, centro di eccellenza dei valori antifascisti, con una tradizione secolare di liberta' e democrazia, la culla della civilta' operaia Italiana, viene prima stancata e poi annullata e quindi circonvenuta con la malversazione della stampa e con la imposizione della conformita' aziendale. E' la storia di come il malcostume e la disonesta' ideologica del giornalismo disponibile, scorretto e incapace possono istruire e consolidare un regime, privare della liberta' i cittadini, impedire l'espressione del pensiero libero. Senza controllo e senza nemmeno venire percepito come il nuovo olio di ricino, i nuovi manganelli, le nuove chiavi inglesi. E' la storia documentata di come sia facile, con il fascismo dell'informazione, minare i fondamenti della democrazia imponendo, alla opinione pubblica, ignara e deformata, decisioni, comportamenti, valori e giudizi. E' il documento di come con la collusione di pochissime persone, senza qualifica professionale, senza mandato degli elettori, senza competenza, si puo' decidere e far decidere quello che si vuole: il disegno della Citta', la fortuna degli speculatori, il danno per decine di migliaia di cittadini. E' la figura, a Torino nel 1999, dell'incubo di Huxley e Orwell. Tutto avviene mentre i vati ufficiali celebrano le magnifiche sorti e progressive e vantano le conquiste di una resistenza mai tanto celebrata a parole e mai tanto tradita nei fatti. La voce dissenziente viene marcata di "psicolabilita'", paranoia, monomania isterica, (querimonie secondo Carpanini buonanima; millanterie, elucubrazioni da delirio secondo Novelli eterno). Una tecnica PCI/PdS, DS) nota e attuale.

Quando leggete questa storia, per cortesia, leggete il racconto della violenza alla liberta' e alla democrazia che vi viene narrato: lo Stadio delle Alpi non c'entra quasi nulla.

Le reazioni del signor Bettega e della professoressa Stefania Viti di Stefano, e delle centinaia di migliaia di Torinesi come loro, sono l'emblematico il risultato della campagna di disinformazione, il comportamento del sindaco Castellani, plagiato e ricattato sulla base di un castello di bugie, e le sue assurde proposte di regali alla Juventus completano il disegno.

I due messaggi del Signor Boffano, cronista de La Repubblica, rivelano e confermano tutte le caratteristiche del giornalismo strumentale torinese. Con esattezza e tempismo e senza rendersene conto, il signor Boffano convalida le mie affermazioni sul giornalismo deteriore: l'arroganza ignorante, il settarismo, la dipendenza aziendale e di parte, la volonta' di deformare e falsificare, la boria e l'accanimento persecutorio, la presunzione di onnipotenza, e, l'elemento piu' deprimente, la scarsa intelligenza. Il generale silenzio della categoria, che non risparmia le migliaia di parole per le statue di madonne piangenti e centinaia di altre analoghe sciocchezze, conferma lo scarso livello etico di quella professione. (torna all'indice)

A.Premessa La Civica Amministrazione si accinge a cedere lo Stadio delle Alpi alla Juventus a condizioni di eccezionale privilegio se non di regalo. La Juventus intende demolirlo, a meno di dieci anni dal suo completamento per i Mondiali del '90. La Citta' viene espropriata di un'opera del valore di circa 180/200 miliardi (250-300 secondo la valutazione del documento della Provincia di Torino), tecnologicamente d'avanguardia, perfettamente funzionante e pressocche' nuova. Il valore e' calcolato scontato al 1999 (tasso di sconto 4%) nell'ipotesi di 25 ulteriori anni di vita utile e al netto dei costi di manutenzione. Tre mesi fa il sindaco, e i maggiorenti torinesi, inneggiavano in Corea alla bellezza dello Stadio delle Alpi e nei documenti della candidatura della Citta' per le Olimpiadi Invernali del 2006 lo Stadio era uno dei "pezzi forti" di Torino. Lo stesso sindaco, oggi, ne propone l'abbattimento. Sembra il capriccio di un Emiro Arabo. Il disprezzo per il patrimonio pubblico e per il senso comune sono al limite della credibilita'. Come se non ci fossero priorita' sociali o infrastrutturali sulle quali spendere denaro (privato o pubblico) per migliorare la vita dei torinesi: manutenzione di edifici pubblici e del patrimonio storico monumentale, assistenza sociale alla societa' marginale urbana e dei giovani, disoccupazione, educazione, trasporti e mobilita', abbattimento e prevenzione dell'inquinamento, sistemazione dei parchi urbani etc. etc. La decisione di regalare e abbattere lo stadio non e' giustificata da motivi di carattere infrastrutturale urbano come lo fu quella di costruirlo che consenti' la riqualificzione del quadro Nord Ovest di Torino e il recupero della Piazza d'Armi a funzioni piu' coerenti con l'attuale morfologia della Citta' in quella zona (cfr dichiarazione della Presidente della Provincia Mercedes Bresso e dell'Assessore Provinciale alla Pianificazione Luigi Rivalta) . La Juventus sta trattando con il Comune di Borgaro una localizzazione sui terreni agricoli della Cascina Santa Cristina: una ipotesi che per diventare fattibile richiedera' centinaia di miliardi di investimento in collegamenti viarii e trasportistici e che ha avuto un giudizio drasticamente negativo da parte della Provincia di Torino. La ipotesi di Borgaro e' un bluff e varrebbe la pena andare a "vedere".

Si dice che la demolizione consentira' di risparmiare i soldi della manutenzione del Delle Alpi che La Stampa in un articolo di Sangiorgio si e' premurata di gonfiare e falsare, ma se si sommano i costi della demolizione, i costi della costruzione di un nuovo stadio e il valore dell'immobile che si demolisce si arriva a una cifra prudenzialmente valutata in circa 536 miliardi il cui interesse annuo al 5% sarebbe di quasi 27 miliardi: piu' di 10 volte il costo della manutenzione corrente annuale del Delle Alpi.(cfr "capriccio costo del" per un valutazione piu' articolata)

Forse una sintetica visitazione della storia di questo edificio puo' essere utile per capire cosa sta succedendo.

Le due redazioni torinesi de La Stampa e de La Repubblica sono riuscite, in dodici anni, a far crescere e radicare nei torinesi la solida convinzione che lo Stadio delle Alpi sia stato luogo di latrocinii, furti, tangenti, errori e pasticci ai danni della Civica Amministrazione. Basta fare una semplice indagine con tre o quattro domande a un centinaio di torinesi scelti a caso e il dato risulta statisticamente confortato. La convinzione e' comune e consolidata: lo Stadio delle Alpi e' il monumento al malaffare (Bettega), la Colonna Infame (Mondo), il simbolo del Mal de la Cittade (Recanatesi). Come pensare che la cittadinanza abbia idee diverse? Ma ne' La Stampa, ne' La Repubblica hanno mai fornito documentazione precisa, fatti, cifre vere, numeri e nomi. Solo gli aggettivi, la associazione dei titoli, la scelta delle notizie, le foto e la associazione delle foto con i titoli etc. etc. Un'opera piu' che decennale e raffinata di condizionamento dell'informazione. Due firme si distinguono per l'accanimento: Lorenzo Mondo de La Stampa e Recanatesi de La Repubblica. Seguono Cannavo', Suttora e Luisa Bianco de l'Europeo (direttore Vaccari). Gli altri, i "minori" delle varie pagine di cronaca, si difendono, resistono, cedono, hanno dei momenti di orgogliosa lucidita', ma con il tempo e con la pressione redazionale alla fine si adeguano. I premi, i privilegi, i brillanti incarichi che premiano la linea torinese alla lunga logorano anche i migliori. E' difficile interpretare questo comportamento con benevolenza: professionisti affermati, autorevoli membri delle rispettive redazioni, non possono dire di non avere le informazioni. Sanno quindi tutto e in modo preciso, ma non lo scrivono. Anzi scrivono versioni settarie, implicitamente o esplicitamente calunniose e diffamanti: per quale motivo? Una strategia in realta' c'e', e molto precisa. La lettura di questo piccolo dizionario la dovrebbe rendere chiara.

L'immagine finale complessiva dello Stadio delle Alpi che La Stampa e la Repubblica hanno artatamente cucinato per i sudditi torinesi e' stata la seguente:

1. che lo Stadio e' costato una cifra spropositata (tra i 280 e i 350 miliardi nel mio campione statistico)

2. che questa cifra e' stata pagata dalla Citta'

3. che la vicenda e' oscura e che sono stati fatti un sacco di pasticci e molti ci hanno mangiato sopra

4. che la Fiat venne esclusa dalla gara con strumenti corruttivi

5. che l'arbitrato non si sa bene come sia finito, ma certamente male per la Citta'

6. che la cifra iniziale era strumentalmente bassa ed e' cresciuta a dismisura in seguito per effetto di corruzione e tangenti

7. che oggi i costi della manutenzione sono insostenibili

8. che le squadre sono jugulate con canoni esorbitanti dal concessionario

9. che la gestione e' fallimentare

10. che la pista di atletica rende praticamente inutilizzabile lo stadio per il calcio

11. che alla Continassa c'e' la nebbia

12. che all'Avvocato lo Stadio delle Alpi non piace

13. che e' giusto quindi regalarlo alla Fiat per abbatterlo e farne un altro

Tutto falso: anche il punto 12 e' contestabile. L'Avvocato rilascio' infatti dichiarazioni entusiaste a suo tempo: come quella del 10 giugno '90: "Il Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale è davvero eccellente."

Tutti questi punti, e molti altri ancora, sono contraddetti dai fatti e dai documenti ufficiali: contratti, libri contabili, deliberazioni, verbali, collaudi, relazioni di periti e dell'arbitro, rapporti e memorie alla giunta, corrispondenza amministrativa, protocolli. E dalle dichiarazioni di soggetti insospettabili (l'Avvocato stesso, il Dottore suo fratello, Vittorio Chiusano, avvocati con la a minuscola, giocatori di calcio, magistrati, allenatori, giornalisti) che illustrano una storia completamente diversa. Ma la falsificazione costruita in dieci anni dalle redazioni torinesi e' oramai inattaccabile, profondamente radicata nella pubblica opinione e negli stessi giornalisti che l'hanno montata: un curioso fenomeno di auto-plagio. Questo castello di falsita' e fantasie costituisce la struttura ideologica della attuale strampalata decisione di regalare lo stadio perche' la Juventus lo demolisca e se ne costruisca un altro nello stesso posto. Al regalo dello stadio si aggiungono concessioni per attivita' commerciali e terziarie su una cospicua fetta della Continassa.

Se nel 1985 una giunta avesse pensato un giochino come quello che sta organizzando adesso Castellani con il concerto del suo assessore all'Urbanistica Corsico, sarebbe successo uno scandalo nazionale, denunce alla magistratura, dimissioni, galera. Oggi la rigorosa, ancorche' informale, associazione stampa/impresa/squadre di calcio/pubblica amministrazione (GPT) impone l'adeguamento entusiasta e un reverente silenzio a destra e a sinistra. Se i torinesi si facessero piu' domande, e non solo sullo stadio, si renderebbero conto di vivere in uno dei peggiori regimi del mondo "libero": un incubo Orwelliano. Con la benedizione debole ed estetica di Vattimo e quella sociologica di Gallino.

Un regime che sta predisponendo per la Juventus/Fiat un regalo da molte centinaia di miliardi di patrimonio pubblico con la assistenza di una stampa strategicamente orientata. Nel "dizionario" ci sono gli elementi conoscitivi per comprendere meglio quello che sta succedendo: la storia che nessun giornale torinese ha potuto mai raccontare.

Queste sono le ragioni per le quali ho scelto di abitare altrove e, dopo il servizio con il MAE a Jakarta, sono venuto in pensione in Australia dove sto molto bene. E' significativa conseguenza della campagna di stampa sistematica della stampa torinese e della sindrome "mani pulite" il fatto che molti a Torino pensino che io me ne sia andato per sottrarmi a indagini o inchieste della magistratura con la quale invece ho avuto rapporti obbiettivi e di reciproco rispetto.

E' vero invece che sono fuggito dall'incubo di una citta' condannata al "servizio", alla connivenza silenziosa, oppressa da una associazione di poteri totali e arroganti, sistematicamente ingannata dalle redazioni cittadine organiche al potere dominante. E quel che e' peggio, felice, e qualche volta orgogliosa, di questo suo deprecabile stato. La stessa idea della liberta' e' diventata oramai inconcepibile ai torinesi.

Per chi non ha voglia di leggere tutte queste cose, e vuole invece una informazione sintetica, ecco i punti che con questo documento si dimostrano in modo che sfida qualunque confutazione:

1. lo Stadio delle Alpi (valore 200 miliardi) e' costato alla Citta' di Torino e ai torinesi meno di 6 miliardi: quasi tutti in parcelle di avvocati, arbitri e periti.

2. la gestione amministrativa della vicenda da parte delle Giunte Cardetti e Magnani Noja e' stata impeccabile

3. un solo tentativo di corruzione emerse e venne provato: la Fiat di Romiti cerco' di comperarsi un membro della commissione consigliare che doveva scegliere il Concessionario.

4. la collocazione alla Continassa risulta ad oggi compiutamente confermata nella sua validita' territoriale, urbana e funzionale

5. la pista per l'atletica non danneggia la visibilita' che risulta fra le migliori complessive per stadi di quella dimensione e questo per dichiarazioni rilasciate all'inizio dagli stessi Agnelli

6. La successiva drammatizzazione del problema pista e' stata funzionale e finalizzata agli interessi e agli schemi speculativi della Juventus/Fiat oggi palesi

7. La Concessionaria Acqua Marcia, jugulata dall'ambiente torinese, tento' di speculare sul contratto ricattando la Citta', ma fu controllata dal rigore e dalla intelligenza della Civica Amministrazione.

8. La Concessionaria Acqua Marcia e' stata comunque oggetto di sistematica e continua aggressione da parte della Fiat, della imprenditoria torinese e della stampa locale

9. La correttezza e i buoni diritti della Civica Amministrazione sono stati riconosciuti dall'Arbitro che ha respinto tutte le istanze della controparte.

10. I vantaggi per la citta', oltre alla acquisizione del manufatto alle condizioni previste dal contratto di concessione, sono stati la rivalutazione dei valori immobiliari e delle aree del quartiere delle Vallette e gli investimenti infrastrutturali finanziati dal Governo (aereoporto, allacciamenti autostradali, sottopasso Grosseto, stazione ferroviaria, linee tramviarie, copertura Torino Lanzo, illuminazione, fognaturaÉ)

La informazione mistificata su tutta la vicenda ha provocato grave danno alla Citta' e alla economia di Torino e ne provochera' ancora in futuro. Ma per il GPT ci sono stati e ci saranno grandi vantaggi.

Abbattimento Quello che si sta verificando a Torino e' un interessante esempio di applicazione della "teoria dei giochi" dove i due soggetti Citta' e Juventus (Fiat) si confrontano a base di minacce credibili alla ricerca di un equilibrio (detto nel gergo "Nash Equilibrium" termine della teoria dei giochi che indica una situazione stabile in cui entrambi i giocatori non hanno interesse a cambiare strategia). La Juventus minaccia di non giocare piu' nello Stadio delle Alpi e di costruirsene uno nuovo, la Citta' si trova senza proposte alternative e non e' capace di esprimere una minaccia sufficientemente "credibile" (non ci prova nemmeno): tipo "fate pure", oppure di denunciare l'atteggiamento ricattuale e abusivo della Juventus, oppure di finanziare un'altra squadra di calcio "sua" che giochi nel "suo" stadio, o di ricostruire la leggendaria Pro-Vercelli, etc. La Civica Amministrazione subisce l'aggressione inerte, spinta nel vicolo cieco dall'ansia degli amministratori di compiacere il Principe e dalla serie di circostanze, non del tutto accidentale, che ha visto l'annullamento del triangolo citta'/Concessionaria/utenti dello stadio. Di fatto oggi la Citta' e' al tempo stesso il soggetto erogatore della concessione e Concessionaria ed e' esposta come un vaso di coccio nel carro dei vasi di ghisa. Un "Nash Equilibrium",costoso e difficile da giustificare al di fuori dell'interesse privato, potrebbe essere quello di cedere lo stadio alla Juventus in cambio della garanzia che la Juventus ci giochi. Ma il sindaco si e' gia' bruciato questa carta: la concessione dello stadio la ha gia' regalata alla Juventus senza contropartite. La Juventus oggi chiede di piu', e minaccia ancora piu' pesantemente. La citta' non sa come "regalare" ancora senza incorrere nei rigori politici (e forse anche della magistratura data l'evidenza dell'interesse privato). Il sindaco Castellani e il suo assessore Corsico hanno promesso vaste concessioni alla Juventus: terziario sportivo e commerciale, cinema multisala, altri impianti sportivi di uso piu' o meno pubblico, ma la Juventus e' insaziabile e vuole di piu'. Ha capito che la controparte e' debole e disponibile.

Nel quadro di questa game theory lo Stadio delle Alpi e' un oggetto imbarazzante: se la citta' lo cede alla Juventus, la Juventus lo deve pagare una cifra congruente con il valore di patrimoniale ovvero il rendimento dei prossimi venti anni scontato all'attualita': circa 200 miliardi, ma la Juve non lo vuole pagare perche' ritiene di poter ottenere ulteriori vantaggi nella sua ottica di profit maximizing agent. E' necessario trovare quindi un "motivo" che consenta di cedere lo stadio a zero lire senza incorrere nella punizione politica (problema facile data la copertura dei media di servizio torinesi) o nella piu' plausibile punizione di un magistrato della Corte dei Conti attento e vigile. Per questo la Juve cerca di annullare il valore patrimoniale dello stadio dichiarando che non ci giochera' piu': e la debolezza del sindaco consente l'operazione. Sangiorgio su la Stampa esagera i costi della manutenzione (attribuendoli a non identificati "tecnici comunali", contraddetta ufficialmente dall'Ingegnere Capo Quirico) e non riporta le vere cifre inviate formalmente da Pubbligest. Si inganna ancora falsando e drammatizzando la storia della visibilita' e della pista (che e' invece una risorsa se saputa sfruttare) e inventando altre storie, come quella della "ritesatura" (Lorenzo Mondo) della struttura, tutto per predisporre l'opinione pubblica alla mossa finale: la cessione dello stadio a titolo praticamente gratuito e qualche cospicuo premio aggiuntivo sulle aree della Continassa.

Se i torinesi non intervengono, se l'opinione pubblica non riporta al senso comune gli amministratori la Citta' nelle mani deboli del sindaco subira' la strategia assurda dell'assessore Corsico. Verranno disperse o spese risorse di capitale per circa 536 miliardi (comprendendo 30 miliardi per ristrutturare il vecchio Comunale per la "transizione" o in alternativa per spostare l'attestamento della linea 10). E' una valutazione molto prudente: secondo Mercedes Bresso e Luigi Rivalta rispettivamente Presidente e Assessore alla Pianificazione della Provincia di Torino la cifra sara' molto piu' elevata. La Juventus con il suo Principe verranno descritti dalla Stampa di servizio come i salvatori della Citta' e premiati con una ricca speculazione multicentimiliardaria. I sudditi, felici e gabbati, applaudiranno e pagheranno il conto. Come Torino ha sempre fatto per la felicita' dei suoi Principi. Dai Savoia in poi. Tutto questo avverra' anche perche' ci sono forti ragioni "antropologico-culturali" che lo impongono. Eccone una breve revisione.

Lo stadio deve essere abbattuto perche' e' stato eretto da una Giunta non subalterna alla Fiat. E' quindi un monumento all'altra Torino, a quella che ci sarebbe se non ci fosse stata la secolare indebita appropriazione storica, ambientale, culturale e ideologica della Citta' da parte dell'azienda, dei suoi dirigenti e dei suoi principi. Lo Stadio delle Alpi e' anche l'emblema della inadeguatezza culturale e imprenditoriale della Fiat e dell'avidita' dei suoi dirigenti, e' la spiacevole memoria della non chalance (un understatement of course) dell'Avvocato che non ebbe, a suo tempo, il garbo di proporre alla Citta' la cosa piu' ovvia: lo stadio della mia Juventus lo faccio io. Nessuno avrebbe protestato e il Principe avrebbe anche fatto un buon investimento. Per un momento la sua dimensione torinese lo annebbio', si dimentico' di essere un Principe, non occupo' lo spazio di competenza principesca e questa momentanea miseria e' rappresentata dalle migliaia di tonnellate di calcestruzzo e di acciaio dello Stadio delle Alpi. Un bastione formidabile che da allora rinnova continuamente il dispitto. Una biblica spina nel fianco (in inglese "a pain in the arse").

Questa e' la vera condanna, oltre alla necessita' di consentire l'acquisizione gratuita o a condizioni di forte privilegio del comprensorio della Continassa da parte dei "poteri forti" per svolgere il programma di privata speculazione multicentimiliardaria conseguente. Lo scontro fra una citta' guidata da un sindaco debole e subalterno e una banda imprenditoriale agguerrita e avida in questo "gioco" non puo' che avere una fine scontata. Il risultato imposto dalla prepotenza non sara' un "Nash Equilibrium", sara' una prevaricazione socialmente inefficiente, si distruggeranno risorse utili, si bloccheranno processi evolutivi di generale vantaggio, la dialettica sara' quella della imposizione e dell'asservimento, la Civica Amministrazione sara' totalmente funzionale agli interessi dei "poteri forti". Il GPT registrera' una nuova vittoria. (torna all'indice)

Accettazione La borghesia di elite, le squadre di calcio, la stampa di servizio torinese, il GPT non accettarono mai l'impresa romana vincitrice. Lo stesso nome, Società dell'Acqua Pia Antica Marcia, suscitava reazioni di spregio. Anche la collocazione alle Vallette era offensiva per l'immaginario collettivo torinese. Pochi appartenenti alla torino-bene erano mai stati alle Vallette: una "siberia". Anticamente (nel Medio Evo e fino all'800) luogo di quarantena per viandanti in arrivo da zone sospette, ha poi visto la collocazione del Mattatoio, della Sardigna, del Campo Nomadi, delle Prigioni. Alle Vallette ci sono i quartieri dormitorio dell'immigrazione meridionale. I veri "coatti" che hanno costruito, con salari asiatici, il potere della Fiat e l'arricchimento della Famiglia negli anni 50 fatidici. I giornalisti di Torino, pur non essendoci mai stati, erano convinti che le Vallette fossero una palude perennemente nebbiosa: in dieci anni una sola partita e' stata interrotta per nebbia. La indagine fatta dall'Assessorato mediante foto da satellite veniva ridicolizzata come incredibile: la ignoranza era la verita'. Gli organi di stampa di Torino non hanno mai riportato i motivi che hanno provocato la esclusione della Fiat Engineering di Recchi e degli altri torinesi, pur essendone perfettamente a conoscenza dopo la pubblicazione dei verbali della commissione. La decisione di abbattere lo stadio e' la logica finale di una decennale campagna di disinformazione: centinaia di articoli pieni di allusioni false, di aggettivazioni aggressive o insinuanti, sistematica deformazione del vero, parzialità e partigianeria, spesso insulti. E' un preciso esempio di come a Torino si condiziona l'opinione pubblica attraverso la stampa per fare private, redditizie e capricciose speculazioni. (torna all'indice)

Accessibilita' La collocazione alla Continassa venne verificata, sia con modellazione matematica che con sano metodo empirico dall'Assessore ai Trasporti ing. Aldo Ravaioli, cronometrando in diverse ore del giorno e della settimana i tempi di arrivo alla Continassa dalle diverse zone di Torino. La Continassa risulto' essere la piu' accessibile fra tutte le collocazioni proposte. Alla accessibilita' facile dalla zona urbana si aggiunge la accessibilita' ottima dall'hinterland e dalla regione piu' ampia grazie alle Autostrade e alla tangenziale. La realizzazione della linea dieci e della stazione FFSS alla Continassa ha ulteriormente migliorato la accessibilita' dalla zona urbana e dalla regione. Forse l'unico stadio in Italia al quale si arriva direttamente con la ferrovia. Oltre ad essere accessibile dalla Continassa si va facilmente via attraverso 6 grandi arterie metropolitane: una caratteristica che poche, se alcuna, localizzazioni nella periferia torinese possono vantare. Certamente nessuna ipotesi di localizzazione fuori dall'area urbana e della stretta cinta periferica. Questi elementi sono stati confermati nei dieci anni di funzionamento dello stadio, ma erano nel 1987 oggetto di critica e rigetto settario da parte degli organi di stampa che dovevano ossequiare l'irritazione dell'Avvocato che aveva icasticamente dichiarato nel 1987 : "Non mi piace ne' il posto, ne' la pista." La Stampa torinese evocava regolarmente la nebbia, la distanza, i "terroni", l'infelicita' del quartiere delle Vallette. Pia Luisa Bianco addittura scrisse che avevamo ignorato un fiume sotterraneo che passava in mezzo allo stadio e che non erano state fatte indagini geognostiche: data la matura saggezza di questa giornalista restano da chiedersi i motivi delle volute bugie . La scelta della Continassa viene finalmente riscattata, dopo dieci anni di dimostrazione funzionale, anche dal PDS nella dichiarazione di Mercedes Bresso e Luigi Rivalta, rispettivamente presidente e assessore alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino. (torna all'indice)

Acqua Marcia (SAPAM) La Societa' dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) vinse la gara per la Concessione indetta con la delibera del 27/7/1986. La proposta della SAPAM era complessivamente la migliore: progetto, modello di gestione, chiarezza e rispetto delle condizioni del bando. Una vittoria che fu fatale per Vincenzo Romagnoli e per la SAPAM. L'ira della Fiat e dei managers sconfitti fu funesta e provoco', in modo piu' o meno diretto, il tracollo del gruppo SAPAM costretto a vendere i suoi assetti patrimoniali e finanziarii per procurarsi la liquidita' necessaria alla realizzazione dello Stadio. Perche', con rigore e stile imprenditoriale di altri tempi Romagnoli, voleva mantenere fede all'impegno assunto, un rigore che venne messo a durissima prova e quindi distrutto dalla maramalderia delle consorterie d'impresa torinesi e dal fiscalismo della civica amministrazione che io non riuscivo a moderare. La Fiat si compro' per poche lire la COGEFAR e gruppi Romani si comprarono la Galleria Colonna: il gioiello della collana di assetti immobiliari del gruppo dell'Acqua Pia Antica Marcia. Alla ricerca disperata di liquido per continuare i lavori la SAPAM nel 1988/89 si vide bloccate dalle banche Italiane, timorose di ritorsioni da parte della Fiat di Romiti, tutte le linee di credito, imposto' una insostenibile linea di contenzioso con la Citta' chiedendo soldi per presunti aumenti dei costi e per accelerazioni di lavori surretiziamente richieste dal COL. Non esistevano ne' le premesse contrattuali ne', tantomeno, le condizioni politiche per considerare le richieste dalla Concessionaria, ma era necessario tenere aperta una linea di trattativa per evitare il disastro di una rottura e della interruzione dei lavori: stavano costruendo il nostro Stadio. La gestione amministrativa dello stadio comportava la necessita' continua di approvare deliberazioni (campo nomadi,opere infrastrutturali, allestimenti 90 etc.): le delibere per lo stadio erano urgenti e inderogabili e costituivano un ottimo terreno per lo scontro politico "minore". La ricattualita' fra le correnti PSI e DC, le lotte per il potere all'interno dei gruppi consiliari, la pressione indotta dalle consorterie imprenditoriali torinesi, associavano le manovre interdittive al gioco dell'opposizione. La questione "stadio" consentiva inoltre ad ogni consigliere di acquisire uno spazio sulle pagine della cronaca e molti inseguivano l'effimera gloriuzza. Il numero di voti limitato della maggioranza pentapartita forniva l'elemento di aleatorieta' per aggredire continuamente il sindaco, la giunta e l'assessore competente. In queste condizioni fu facile per il PCI (Carpanini) organizzare un gruppetto di "franchi tiratori" con i quali faceva regolarmente saltare le delibere relative allo stadio: le manovre dei franchi tiratori venivano qualche volta frustrate con l'appoggio segreto del gruppo MSI. Come Assessore responsabile dello Stadio sentivo la responsabilita' di garantire che l'opera venisse portata a termine e vivevo notti e giornate di incubo: ogni Consiglio Comunale nel quale si presentavano delibere per lo Stadio era un processo e scatenava aggressioni la cui violenza e personalizzazione andavano ben oltre i limiti della dialettica di opposizione politica. Per guadagnare tempo e mantenere aperta una ipotesi di trattativa, cercando di evitare la chiusura del cantiere minacciata dalla SAPAM, presentai in Giunta una serie di istanze della Concessionaria suggerendo una posizione interlocutoria con la richiesta di documentarle: la mia memoria alla Giunta venne usata strumentalmente per accusarmi di connivenza e di sospetta disponibilita'. Secondo i paradigmi dominanti di allora la mia proposta confermo' l'opinione che io fossi al soldo della SAPAM, non essendovi nella Amministrazione di Torino (e in Italia) uno stile alternativo al modello delle tangenti e dell'interesse privato in atti d'ufficio. Ma ci fu un risultato: la SAPAM ottenne da una banca Giapponese a Londra un prestito di 40 miliardi con il quale riusci' a completare l'opera. Il mio funzionario ing. Giuseppe Micheletta diceva, con molta saggezza, che il contratto piu' vantaggioso del mondo non vale nulla se l'opera non si realizza. La crisi di quel momento venne risolta, ma io avevo perso qualunque credibilita'. I rapporti con la Concessionaria si deteriorarono: i miei tentativi di istruire una dialettica positiva erano causa di sospetto nei colleghi della Giunta, e la SAPAM si riteneva boicottata dalla Amministrazione. Lo Stadio delle Alpi, dopo innumerevoli altre difficolta', venne finito e consegnato nei termini del contratto e si apri' quindi la vertenza arbitrale (vedi Arbitrato).

Le vicende successive vedono la SAPAM in amministrazione controllata cedere i diritti sulla Concessione per la gestione trentennale dello Stadio al gruppo romano dei Fratelli Caltagirone. Questi ultimi hanno poi ceduto gli stessi diritti all'Istituto San Paolo di Torino, che a chiusura del cerchio, li ha poi ceduti, gratuitamente, alla Citta' di Torino.

Prima di cedere "gratuitamente" la concessione alla Civica Amministrazione il San Paolo (SOGEALPI) fece una vera e propria rapina: stralciando dal contratto i diritti per la pubblicita' allo stadio e vendendoli o regalandoli alla Juventus FC (o a una sua societa' di comodo). La Citta' avrebbe dovuto rifiutare il "regalo" peloso del San Paolo e avrebbe dovto impugnare lo stralcio dalla concessione della "pubblicita'", ma il sindaco Castellani e la sua giunta si sono lasciati circomvenire dai furbi managers del San Paolo e hanno tradito gli interessi dei Torinesi.

La Citta' oggi e' cosi' erogatrice della Concessione e Concessionaria di se stessa: ovvero e' a tutti gli effetti la proprietaria e l'utilizzatrice dello Stadio delle Alpi. Un patrimonio immobiliare del valore di circa duecento di miliardi acquisito con un esborso minimo di denaro pubblico finanziato dallo Stato (30 miliardi piu' le spese per avvocati e periti). Il vantaggio sostanziale della Concessione, come originariamente pensata e approvata, di non dover trattare direttamente con gli utenti privati i problemi connessi con l'uso dello stadio, si e' perso e la Citta', per le sue evidenti debolezze, non e' in grado di resistere alle imposizioni della Juventus e dei suoi dirigenti. (torna all'indice)

Agnelli Gianni Avvocato Un principe capriccioso, elegante, ideologicamente avido, che piace alle donne, ai media (in genere suoi), a se stesso, innamorato del suo potere. Corteggiato dai politici, affascinati dalla patina elegante e dalla luce riflessa, dominati dal carisma e dalla "leggenda". Il Padrone di Torino, non tanto per sua ambizione, essendo naturalmente portato alla nonchalanza blase', quanto per l'affannato servilismo dei responsabili della amministrazione, della politica e delle imprese torinesi. Voleva lo stadio della Juventus, e quando la Citta' delibero' la gara per il Concessionario, l'Avvocato si aspettava il "dono al Principe", troppo torinese per proporsi. Nessuno, a Torino, avrebbe negato al Principe il diritto di costruirsi lo stadio: gli avrebbero regalato il terreno e si sarebbe anche incamerato il contributo della legge Capria. Ma non ebbe il garbo di prendere l'iniziativa: troppo abituato a una gestione imprenditoriale riverita dai cortigiani, protetta dallo Stato e totalmente garantita. La partecipazione della Fiat Engineering alla gara fu un ripiego che l'Avvocato accetto' di malumore e controvoglia: forse aveva intuito che i suoi centurioni non avevano l'intelligenza progettuale per operare "on an even field". La sconfitta lo fece arrabbiare non poco (un understatement per usare un termine che piace all'Avvocato), la nonchalanza blase' venne messa da parte: la testa della Fiat Engineering (Mosconi) salto'. Quello che in particolare irrito' il Principe fu il fatto che i "managersfiat" si erano eliminati con le loro mani dalla gara, inserendo nella offerta, forse per avidita', una clausola suicida: la Fiat Engineering infatti non forniva il Piano Economico e Finanziario, un documento, esplicitamente richiesto dal bando e dalla legge sulle Concessioni, per dimostrare l'interesse proprio del Concessionario a ben condurre l'opera. Peggio: la Fiat Engineering diceva che il piano non era producibile data l'incertezza dei cespiti attivi. Nella sua offerta Fiat Engineering avvertiva che tutti i futuri eventuali contributi dello Stato sarebbero stati di competenza del concessionario. Anche il magistrato piu' torinese e benevolo del mondo difficilmente avrebbe potuto accettare una eventuale scelta della Fiat Engineering. La cosa buffa e' che la Fiat conosceva perfettamente i cespiti perche' da anni la Juventus prendeva dalla Publimondo cospicue fettone dei proventi della pubblicita'. Ma evidentemente non poteva dirlo per timore di rivelare un segreto scomodo. Anni dopo Boniperti mi confesso' candidamente "che la Juventus prendeva da sempre soldi da Bastino, ma che erano tutti regolarmente fatturati". Si trattava chiaramente di "tangenti" sulla concessione pubblicitaria che l'amministrazione di Novelli "concedeva" alla Publimondo per 300 milioni all'anno. Quando gli assessori della Giunta Magnani-Noja imposero di rifare la gara, invece di rinnovare automaticamente il contratto a Publimondo, come faceva l'Amministrazione di Novelli, la pubblicita' venne concessa per 2500 milioni (duemilacinquecentomilioni). La domanda e': dove andava la differenza? Alla mia comunicazione in Consiglio Comunale segui' un significativo silenzio. Ancora nel Maggio del1996 spiegai, in una intervista a la Repubblica, come si facevano le cose al tempo di Novelli. Invece di verificare le mie dichiarazioni sui documenti il giornalista de la Repubblica chiese "conferma" al Novelli il quale le defini' elucubrazioni da delirio: Metodo tipicamente sovietico per affrontare verita' scomode. Il signor Boffano ancora oggi definisce le mie documentate dichiarazioni "millanterie": le verita' del dettato "torinese" non devono essere disturbate nemmeno a dieci anni di distanza.

Ho incontrato una sola volta Gianni Agnelli allo stadio comunale. Mi venne presentato e mi disse arrotolando anche le "elle": Ah! lei e' quello dello stadio - Ricordi che uno stadio si fa una volta sola nella vita e la pista non ci vuole" Io risposi che ero d'accordo, ma che da solo non riuscivo a sbloccare la situazione e che, forse, se si fosse mosso lui qualcosa di meglio si poteva fare. Si volto' verso il suo "entourage" e arrotolando le "emme", le "elle" e le "pi" disse: "Qualcuno di voi conosce questo Primo Nebiolo? bisogna fargli una telefonata" Senza salutare si avvio' all'uscita seguito dai suoi pretoriani. La sua azione fu talmente efficace che lo stesso Chiusano poco tempo dopo proponeva al sindaco Cardetti di fare lo stadio con la pista. Da allora lo Stadio delle Alpi deve essere per lui come una spina nel fianco: tutte le volte che vola con i suoi elicotteri sulle sue terre e vede scintillare la copertura di allumnio del grande anello alla Continassa deve provare il morso del dispetto. E' l'unica cosa che gli e' andata storta nella vita di Principe Felice e forse l'unica alla quale veramente teneva: un bel monumentone imperituro, dal nome che nemmeno si discute. Invece e' costretto a vedere il disco che altri hanno voluto, collocato, realizzato, contro di lui e contro i suoi giornali e i suoi corruttori aziendali. La memoria macro di una sconfitta bruciante. Non basta che la Citta' glielo regali: anzi questo rende la spina ancora piu' dolorosa. Ma quando lo Stadio Delle Alpi sara' livellato, spianato, tritato e polverizzato e al suo posto sorgera' il suo stadio, il Principe provera' una nuova grande delusione: anche questo stadio gli ricordera', inesorabilmente, la sconfittta originaria. Anzi, peggio, gli ricordera' la sconfitta e una cazzata. In chiusura mi piace citare direttamente la prima reazione di Giovanni Agnelli, 10 giugno '90: "Il Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale è davvero eccellente." E l'ultima, sei anni dopo, quando si pone alla testa delle fanterie nella manovra di deprezzamento e il 20 dicembre '96 dichiara: "Questo stadio di Torino è veramente pessimo. Temo che sia impossibile migliorarlo e che la Juventus debba abbandonarlo."

E' vero che nella vita si dicono tante cose e che si puo' e si deve cambiare idea specialmente se si e' Principi: e' quando e perche' la si cambia che e' interessante per la storia.

Nel Gennaio del 2003 Gianni Agnelli e' morto.
Ecco la mia "ricordanza" non conforme del principe inconsistente:

Gianni Agnelli
Ho letto con attenzione quasi tutti i messaggi di partecipazione e condoglianze inviati a La Stampa e ho letto un po’ di "eulogie" pubblicate dai giornali italiani e stranieri. Non ho visto la televisione italiana perché vivo in Australia. Ho cercato di confrontare l’ondata di sentimenti e di passioni espresse dai Torinesi e dagli Italiani con i miei ragionamenti e il mio sentire. La sua morte ha esposto con drammatica evidenza il disperato bisogno di "principi" dell’animus Italiano.
Non ho conosciuto Agnelli se non in modo "mediato": attraverso i rapporti con la Fiat e alcuni suoi dirigenti, attraverso le storie pubblicate dai giornali e le sue rare fotografie sui rotocalchi. Come tutti gli Italiani.
Ho cercato nelle biblioteche e in rete suoi scritti, saggi, articoli o libri: si trovano solo biografie scritte da giornalisti o da professionisti della penna. Di originale suo non sono riuscito a trovare nulla.
Ho avuto con lui un "dialogo a distanza" deforme e mediato in occasione della vicenda dello Stadio delle Alpi di Torino, io assessore e lui presidente della Fiat e della Juventus se avessimo avuto un vero incontro forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse meglio, forse peggio. Di lui ho scritto una voce nel mio "dizionario dello stadio" che riletta dopo qualche anno mi sembra adeguata e corretta.
Mi ha sempre affascinato il pensiero di una vita vissuta nell’onnipotenza: tutto quello che vuoi fare lo puoi fare. Vedere luoghi, comperare cose, conoscere personaggi, pagare personaggi, investire grandi somme di denaro nelle iniziative che più ti stimolano culturalmente o per sfizio. Mi sono spesso domandato cosa succede a un uomo mortale quando gli vengono dati gli strumenti di un semidio. Alzarsi la mattina andare a sciare al Fraiteve, poi in Costa Azzurra per fare due bordi su Agneta YCI e la sera a Londra o a Parigi a cena con Rotschild o con Jane Fonda, o Elle McPherson…
Certamente non aveva tempo per "scrivere" saggi, articoli o tantomeno libri. Scriveva sintetici e micidiali promemoria. Telefonava, e si esprimeva colloquialmente per battute "fulminanti": stroncava cinicamente, apprezzava scetticamente, usava con eleganza l’ironia e la eccezionale conoscenza del mondo che la condizione di "semidio" gli consentiva. Usava con garbo naturale l’intelligenza, il potere e il fascino del potere.
Coloriva il suo già vivido personaggio con alcuni vezzi naturali (la "erre" e il sorriso distante) e artefatti (l’orologio sopra il polsino e la cravatta fuori dal gilè).
L’immagine che si era costruita su di lui era travolgente: pochi sfuggivano al fascino di Gianni Agnelli. Era avvenuto quasi naturalmente e per effetto combinato della sua giovinezza di orfano adottato dal "senatore", della avventura in Russia nella seconda guerra mondiale, delle avventure di play-boy negli anni 50 e 60, del potere, della ricchezza, della formale cortesia nel comando e nei rapporti personali.
L’immagine era anche "potente" e lo protesse nell’incontro ravvicinato con "mani pulite": per i "sacerdoti del rito ambrosiano", a differenza di altri presidenti, Agnelli poteva "non sapere". Anche in quella occasione, di fatto non smagliante, l’"aura" di Agnelli si rafforzo’. Altri vennero lussuosamente sacrificati.
Il mio sospetto alla luce degli ultimi anni Fiat/Torino è che nemmeno lui sfuggisse al fascino di se stesso. Era in qualche modo un prigioniero dorato della sua stessa scintillante immagine. Isolato, astratto, distaccato unico e ultimo protagonista del paradigma "agnelli".
I suoi amici, dirigenti, consiglieri, confidenti, segretari, avvocati, giornalisti, collaboratori, skippers, allenatori gli dicevano quello che intensamente speravano gli facesse piacere. Lo sforzo dei dirigenti era quello di "capire" cosa avrebbe pensato il "principe" per poterlo anticipare e per evitare la frecciata sarcastica o, ancora peggio, la annoiata dismissione.
In questa splendida prigionia si trova, a mio avviso, la spiegazione del suo graduale distacco dalla realtà e della sua incapacità conseguente di "vedere" cosa stava succedendo intorno a lui per poter decidere e intervenire.
Il declino della Fiat in mano agli yes-men, la struttura del mercato "globale", il pericolo della cappa protettiva che la politica al suo "servizio" aveva costruito per la Fiat in Italia, il filtro della stampa posseduta e disponibile, la lusinga ammirata e la adulazione servile, diretta, indiretta, esplicita o implicita: nulla sembrava più emergere alla sua attenzione.
Forse, invece, vede e capisce perfettamente, ma, per qualche motivo, non ha piu’ voglia di intervenire e si ritira dentro la sua splendida immagine.
Così l’intelligenza non si esprime più con autonomia critica originale, ma filtrata dall’immagine e dal ruolo che l’immagine gli attribuisce e che lui, a sua volta, assume in una sequenza subdolamente involutiva.
Torino, la sua città per nascita e per cultura, non è amata, ma usata e sacrificata alle esigenze della Fiat. Il grande albero aziendale affonda le radici in un humus sociale e industriale oramai sterile. La fabbrica "mamma" ha dato da mangiare a tutti, ma quello che ha preso da tutti è oggi allo sconto: territorio, ambiente, cultura, investimenti, futuro, vita. Nel mercato globale e ferocemente competitivo la "protezione" del governo italiano non è più sufficiente a coprire le carenze qualitative. Nell’azienda cambiano le generazioni e i secchi promemoria del "principe" non possono sostituire una solida ed elaborata strategia industriale. L’indotto esausto dallo sfruttamento sistematico della "mamma" è travolto per carenza di innovazione. La "cultura Fiat" diventa un logismo negativo e provinciale.
I dirigenti si dedicano alle faide interne per catturare il favore del "principe", e trascurano i loro compiti.
L’immagine fantastica, brillante, efficiente, "smart", del Presidente non si trasferisce all’immagine dell’azienda che invece diventa sempre più modesta e slabbrata. Fix It Again Tony.
Gianni Agnelli muore, lascia il vuoto della Fiat e l’enorme vuoto della immagine di lui che gli italiani avevano e che lui condivideva. (LM)

(torna all'indice)

Agnelli Umberto in preda ad OD adrenalinica per il 26esimo scudetto ha dichiarato: "Vogliamo lo stadio, subito. Basta con i rinvii. Se la Citta’ non ci da lo stadio ce ne andiamo!" il vice Chiusano ha immediatamente rincarato la dose dettando l’ukase: "Entro maggio vogliamo la risposta del Comune." Il vice sindaco Chiamparino ha immediatamente confermato: "Risponderemo anche prima, non vi dico cosa, ma risponderemo!"
Si avvicinano tempi interessanti quindi. Ci sara’ una gara? Ci saranno diverse offerte? Quali saranno le condizioni? Sarebbe interessante se ci fosse una offerta qualificata in concorrenza con il "dettato" degli Agnelli: cosa fara’ il vicesindaco Chiamparino? Come fara’ a non scegliere la nuova ipotetica Acqua Marcia?
Sara’ anche interessante vedere come risolveranno nella proposta di gara il problema della pubblicita’ gia’ regalata da Castellani alla Juventus (via Sogealpi-San Paolo) con una operazione scandalosa, sulla quale tutti fanno finta di nulla: uno scippo da 3 miliardi all’anno.Senza la pubblicita' lo stadio e' ingestibile. La gara per essere equa deve mettere di nuovo a disposizione la concessione per la pubblicita’: se cosi’ non sara’ ci saranno buone ragioni per invalidarla e recuperare alla dialettica legale un problemino spinosissimo. (torna all'indice)

Annibaldi Cesare Negli anni del mio servizio di assessore Cesare Annibaldi era il responsabile delle Relazioni Esterne della Fiat: un ufficio dalle competenze misteriose e oscure che potevano andare dalle grandi iniziative di strategia culturale agli ammiccamenti ambigui. I suoi rapporti con me erano strani: ogni tanto telefonava e si faceva fissare un appuntamento e quindi veniva a trovarmi. Si siedeva e amministrava il cronico raffreddore da fieno, io offrivo un caffe' e mi attrezzavo per conoscere quali istanze motivavano la visita. Iniziava quindi una conversazione ineffabile dove io cercavo di capire cosa volesse Annibaldi e Annibaldi cercava di capire qualcosa che mi sfuggiva completamente. Si parlava della Fiat, di Torino, dei torinesi, di Roma, del Governo, del momento politico. Annibaldi non faceva domande esplicite e io evitavo qualunque riferimento alla amministrazione e alla giunta. Certo non nascondevo la mia storica disistima per lo stilefiat e credo che questo sentimento sia arrivato chiarissimo all'interlocutore.

Dopo tre o quattro visite (nell'arco di 6 anni) capii che Annibaldi voleva solo "percepire" umori, sensazioni, tensioni, e le mie, ancorche' vaghe, reazioni generiche erano per lui un elemento di "completamento" del quadro. Non so quanto utile sia stata la frequentazione del mio ufficio per Annibaldi in quegli anni. Certamente qualche utilita' minore deve averla avuta: se cosi' non fosse stato dopo la seconda visita avrebbe abbandonato la routine. Per quanto mi concerne avevo capito che Cesare Annibaldi era un grande professionista. Avevo inoltre intuito che non stimava la Fiat e aveva profonde riserve sulla incultura degli smanagers e dell'ambiente "romitiano", ma questo messaggio non era mai espresso in chiaro ed esplicitamente. Anzi al contrario. La Fiat lo interessava perche' gli consentiva di occuparsi di progetti "unici" (Palazzo Grassi ad esempio e il Lingotto) unicamente possibili per l'arroganza e lo strapotere della Azienda. Un uomo colto e intelligente, ambiguo e introverso: sospettava di me (per lui ero un socialista laganghiano) e io sospettavo di lui (per me Annibaldi era un uomofiat).

Annibaldi ha una grande, negativa responsabilita' a Torino: il Palastampa. Chi concepisce il progetto di Palazzo Grassi a Venezia non puo' lasciare fare il Palastampa a Torino. Senza provare vergogna. Cesare Annibaldi e' un lettore di questo dizionario: la mia petulante macchinetta shinystat ha fatto la spia: un saluto cordiale! (torna all'indice)

Anonima Torinese dopo circa 15 anni dall'inizio della vicenda stadio ogni tanto ricevo ancora interessanti messaggi di anonimi cittadini che sono significativi del clima e della cultura che ancora pervade la citta': sono chiaramente casi da manuale di psicopatologia, ma non e' per caso che si esprimano in quel contesto sociale che ovviamente e' particolarmente favorevole a queste forme di rabbia. Di seguito riporto l'ultimo messaggio inviato da un anonimo abituale che io presumo di sesso femminile per il particolare linguaggio che impiega. Da oltre un anno mi perseguita, ma, nonostante le minacce, i toni arroganti e la volgarita' non ha mai avuto il coraggio di andare da un magistrato per la evidente ragione che dietro la rabbiosa volgarita' c'e' il vuoto. Sapremo presto il nome di questa persona e sara' divertente procedere. Ho tolto i nomi che cita nella sua foga velenosa per evitare altri dispiaceri e per non essere a mia volta responsabile di diffamazione. Ecco il messaggio:

ehi, pezzo di merda, vedo che googlando in internet si trovano ancora le tue archeologie su Torino. perchè non la racconti giusta e non dici le cose che so io di te, magari ti audonenunci per le porcherie che hai fatto in comune quando eri assessore per conto di xxxxx? Sei l'essere più ipocrita che abbia mai conosciuto, una merda umana che ha il coraggio di desriversi come un angelo immacolato. vergognati! spiega tutto, spiega che cosa facevi con i xxxxxxx e con xxxxxx, con xxxxx xxxxx e con xxxxx. Il tuo xxxxxx, ricordi?

Arbitrato Storia lunga (una delle tante mai raccontata dai giornali torinesi) che dovro' recuperare per sommi capi: e' peraltro emblematica ed essenziale per capire il senso della intera vicenda. La Concessionaria, subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva un arbitrato in corso d'opera per agguantare soldi in breve tempo e in questo senso aveva incaricato un noto mastino della professione forense milanese (Schlesinger) di scrivere alla Citta'. La lettera con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva alla Citta', pena la sospensione dei lavori, di nominare il suo arbitro per formare poi la terna, mise la Giunta in crisi e come Assessore competente mi trovai di nuovo sotto pressione. Io non sapevo cosa fare e feci leggere la lettera di Schlesinger a una mia grande amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus operandi di Schlesinger l'amica mi disse, molto semplicemente:..." se Schlesinger ti chiede qualcosa vuol dire che non gli tocca." Le sottoposi quindi la clausola compromissoria della convenzione che infatti risulto' inapplicabile: le concessioni non possono essere oggetto di arbitrato in quanto di competenza del TAR. Scrissi alla Concessionaria a nome di Maria Magnani Noja una lettera ferma nella quale dicevo che l'arbitrato si sarebbe fatto alla fine dell'opera e che se avessero fermato il cantiere la Citta' avrebbe fatto una causa per danni da qualche centinaio di miliardi. La SAPAM non fermo' il cantiere, la richiesta di Schlesinger non ebbe seguito e Schlesinger rimise il mandato.

Alla fine dei lavori si apri' la vertenza arbitrale. Paolo Emilio Ferreri e Franzo Grande-Stevens rispettivamente per la Citta' e per la SAPAM elessero come Arbitro il dr. Barbuto un magistrato molto rigoroso: una scelta corretta. Avvocati della Citta' Bruzzone, Grosso, Benessia e Comba e per la SAPAM lo Studio Zauli. In fase iniziale, per coerenza con la posizione precedentemente assunta dalla Citta', gli avvocati della Citta' chiesero la non competenza dell'Arbitro. La richiesta di non competenza era pero' piu' dovuta alla scarsa fiducia che i nostri avvocati avevano nelle possibilita' complessive della Citta' di uscire bene dalla vertenza. I membri esterni del nostro collegio, infatti, erano informati sulla vicenda dalle loro letture della Stampa e della Repubblica la loro opinione sull'operato della Citta' era, di conseguenza, pessima. Per le stesse ragioni gli avvocati della SAPAM erano sicurissimi della vittoria. La terna arbitrale respinse la istanza di non competenza e la procedura arbitrale prosegui'. Quando, alla fine di tutte le perizie, conti, pareri, verifiche contabili, amministrative contrattuali e quant'altro, il team arbitrale si rese conto di come stavamo effettivamente le cose e del rigore con il quale era stata condotta la vicenda dagli amministratori e dai funzionari della Citta', le posizioni cambiarono radicalmente. Furono gli avvocati della SAPAM, a questo punto, a fare l'istanza di non competenza dell'arbitro, per assicurarsi una qualunque via di uscita. Avendo fatto la medesima istanza all'inizio della procedura gli avvocati della Citta' non potevano tirarsi indietro e la terna arbitrale si trovo' obbligata a concordare sulla sua incompetenza. La dichiarazione di non competenza e' pero' accompagnata dalla documentazione di tutti i lavori di istruttoria e di indagine svolti e si conclude comunque con un vero e proprio Lodo Arbitrale. Il parere e' salomonico: in pratica vengono respinte sia le istanze della SAPAM (per qualche centinaio di miliardi) sia le istanze della Citta'. Il parere e' solidamente motivato e documentato e di fatto ha reso impraticabile qualunque azione in altre sedi: una precisa conferma del rigore con il quale era stata gestita tutta la vicenda amministrativa. Della conclusione (nel 1997) dell'arbitrato non si ha notizia sulla stampa torinese. Ne' tantomeno del significato politico, etico e amministrativo di questa conclusione. La chiarissima e ineludibile smentita di tutte le insinuazioni, calunnie e bugie di Lorenzo Mondo, di Recanatesi, Cannavo', Bianco P.L., Suttora, Boffano, e di tutti gli altri rappresentanti della linea giornalistica omologa torinese non "passa" in cronaca. La gente ricorda gli insulti e le insinuazioni volgari, ma non ha mai avuto modo di ricevere l'informazione che avrebbe consentito la istruzione di una opinione ben diversa sulla gestione amministrativa di tutta la vicenda e sugli amministratori responsabili. (torna all'indice)

Arbitro Il giudice Barbuto fu arbitro serenissimo e dal giudizio finale risulta chiaramente:

a. che la citta' ha bene operato

b. che le cifre pagate sono state congruenti con le opere eseguite

c. che gli amministratori sono stati rigorosi e diligenti

d. che l'interesse pubblico e' stato tutelato in modo esemplare

e. che la convenzione venne compiutamente ed esattamente rispettata nello spirito e nella sostanza

f. che le pretese della Concessionaria non erano sostenibili

g. e che le contropretese della Citta' nemmeno

La dichiarazione di non competenza dell'Arbitro, inizialmente chiesta dagli avvocati della Citta', e respinta dal collegio Arbitrale, e alla fine richiesta dagli avvocati della Concessionaria e non piu' eludibile data la iniziale richiesta dei rappresentanti della Citta', sarebbe stata disastrosa per la Citta' se l'Arbitro Dr. Barbuto non avesse deciso di accompagnarla con la completa stesura della istruttoria (computi metrici, stime, e valutazioni delle varianti e delle relative implicazioni di costo e di valore) e con la espressione di un "lodo" cosi' rigorosamente documentato da scoraggiare qualsiasi ulteriore iniziativa in altra sede. (torna all'indice)

Autostrade Due opere autostradali sono state effettuate in occasione dei mondiali del 90: il raccordo della Tangenziale con Corso Regina Margherita e l'uscita per lo stadio in fondo al Viale Grande Torino. Quando la Citta' avra' finito la famosa "gronda nord-sud" in corrispondenza della Via Sacchi il sistema di viabilita' interna di Torino sara' molto piu' efficace anche grazie a questi due tasselli nodali. (torna all'indice)

Avvocati della Citta' All'inizio della fase arbitrale la Citta' decise di fare assistere l'Avvocatura Comunale con un team di principi del Foro torinese (Benessia, Comba e Grosso) con i quali ebbi diversi incontri e colloqui: come Assessore competente e responsabile dovevo dare ai nostri avvocati tutte le informazioni utili alla causa. Mi interrogarono a lungo e su tutti gli aspetti del contenzioso, ma mi accorsi che non erano per nulla convinti dagli argomenti e dalle informazioni che fornivo. A nulla valevano gli avalli dell'Avvocato Bruzzone (il capo della avvocatura comunale) che mi conosceva e conosceva la vicenda amministrativa nel dettaglio. Io rappresentavo, per loro, quello che la Stampa e la Repubblica avevano illustrato: un pasticcione di matrice accademica, scarsamente competente e molto probabilmente corrotto. Qualunque cosa dicessi veniva interpretata secondo il paradigma del pregiudizio che la stampa torinese aveva oramai codificato. Vennero informati dello scambio con Schlesinger e della mia posizione sulla clausola arbitrale della Concessione e accolsero con sufficienza le mie tesi sulla sua invalidita'. Comunque, convinti piu' dalla necessita' di trovare una qualunque via d'uscita, che dalle mie tesi e posizioni, fecero l'istanza di non competenza dell'arbitro. E se la videro respinta. La mia modesta letterina da Assessore a Schlesinger aveva avuto piu' efficacia: blocco della iniziativa mortale della Concessionaria e remissione del mandato da parte dello Schlesinger. La Citta' "vinse" il giudizio arbitrale perche' aveva operato rigorosamente. Con il Collegio degli Avvocati della Citta' ebbi un confronto molto duro nelle fasi iniziali: volevano imporre alla Citta' di non firmare il Collaudo dell'Opera, ritenendo, erroneamente, che questa firma potesse diventare un "titolo" per la controparte. Mi opposi con fermezza ed evitai una manifestazione da celodurismo avvocatizio che ci sarebbe costata carissima. Ecco la mia lettera che attesta il fatto e denuncia uno strano comportamento dell'Assessore agli Affari Pegali (allora Pizzetti):

 

Vice Sindaco e Assessore agli Affari Legali

prof. Franco Pizzetti

SEDE

p.c. Avvocato Renato Bruzzone

p.c. Ing. Franco Pennella

oggetto: collaudo dello stadio

Leggo solo oggi la lettera 31/7/91 firmata dagli avvocati Benessia, Comba e Grosso nella quale si esprime formalmente, a seguito di precise argomentazioni analitiche, una netta riserva sulla opportunità che la Giunta approvi il collaudo dello stadio. Sarebbe stato molto opportuno ricevere la lettera quando venne inviata e non 4 mesi e mezzo dopo e su questo fatto ho già espresso la mia forte perplessità. Ritengo che la Civica Amministrazione debba procedere:

A. all'accoglimento della relazione di collaudo con le riserve più volte espresse e rinnovate nelle memorie avanti il Collegio Arbitrale,

oppure:

B. alla repulsione della relazione di collaudo e ai conseguenti atti amministrativi di surroga (nomina di una nuova commissione di collaudo, messa a bilancio dei relativi costi, etc.)

Per decidere tra A. e B. la Giunta deve essere compiutamente informata sulle conseguenze e sulle implicazioni della alternativa.

Ripeto comunque quella che è la mia personale opinione:

il collaudo va approvato rinnovando le riserve più volte espresse dalla Civica Amministrazione e rimettendo tutta la controversia al Collegio Arbitrale con il fondamentale assunto che l'approvazione del Collaudo non costituisce alcun "titolo" per la Concessionaria. Approvare una relazione di collaudo vuol dire approvare l'opera della Commissione, sancire che il manufatto è in qualche modo compiuto, aprire la vertenza appunto sul "modo". Se così non fosse non si comprende la necessità dell'arbitrato: visto che la giurisprudenza definisce l'approvazione del Collaudo una condizione impropria di "procedibilità" dell'arbitrato stesso. Ritengo che la deliberazione relativa alla decisione che la Giunta vorrà prendere non è più di mia competenza, ma di competenza dell'Assessore agli Affari Legali.

 

L'Assessore Pizzetti, un po' in ritardo, accolse il mio punto di vista. Il collegio degli Avvocati della Citta', si adeguo' e i sospetti su di me vennero consolidati. Non mi hanno mai ringraziato per averli salvati da una cantonata madornale: forse non l'hanno mai nemmeno capito. (torna all'indice)

Avvocati della Concessionaria Gli Avvocati della SAPAM uscirono peggio, rispetto alle loro aspettative, dalla vicenda arbitrale e bene rispetto alle nostre. Dopo Schlesinger la SAPAM si era rivolta ad un altro avvocato torinese, Weigmann, esperto amministrativista. Il Commendator Vincenzo Romagnoli, in un ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere, su consiglio di qualche manager "celodurista" romano, aveva scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio per i mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi, arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni all'anno. I mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La Ganga che, informato dal Sindaco della situazione, le disse di procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo, ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione, convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente (me) a ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche tempo dopo, mi disse che la nostra posizione era fortissima e che aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione. Se avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (salvammo: Andrea Galasso come sempre era con me. Porgendo il petto agli strali nemici, come diceva con il suo colorito linguaggio da penalista "vecchio stile") (torna all'indice)

Bando (Vedi anche alla voce "Gara") Il bando per la scelta di un Concessionario con l'Allegato Tecnico sono un esempio di strumento amministrativo originale rimasto senza eguali nell'esperienza amministrativa degli Enti Locali in Italia. Il documento tecnico era concepito come un "metaprogetto esigenziale" dello stadio che vi era specificato in termini di richieste di prestazione. Piu' precisamente veniva specificato uno stadio "ottimale" per mezzo di una serie completa di caratteristiche funzionali: l'idea era di scegliere il Concessionario sulla base del numero e della qualita' delle caratteristiche che intendeva fornire e sulle quali si impegnava. Ai concorrenti si chiedeva di specificare esplicitamente gli oggetti che non avrebbero fornito. Fu molto difficile fare capire il concetto, anzi impossibile. Il testo del documento tecnico diceva chiaramente che i partecipanti dovevano specificare quali "prestazioni" avrebbero offerto e quali no, ma nella bagarre di un Consiglio Comunale isterico non riuscii a far capire il concetto. A documentazione di questa mia affermazione e sconfitta, restano al protocollo della Giunta, diverse versioni dell' "Allegato tecnico" nella prima delle quali si legge chiaramente la logica di impostazione. (torna all'indice)

Bastino Bastino proprietario della Publimondo era da sempre il Concessionario della Pubblicita' al Comunale. La delibera con la quale gli veniva aggiudicata la Concessione non veniva mai discussa in Consiglio, perche' si procedeva al rinnovo d'ufficio con motivazioni di maggiore o minore futilita' (l'aggiustaggio dell'orologio dello Stadio Comunale fu una). La cifra alla quale veniva data la concessione della pubblicita' dalle Giunte Novelli era di circa 300 milioni all'anno (1984/85/86/87). Per l'anno 88 /89, teoricamente l'ultimo anno di gestione pubblica del Comunale, si poneva il problema di rinnovare la concessione per un solo anno: dopo il '90 la pubblicita' sarebbe toccata alla Concessionaria della SAPAM, la Pubbligest. Giorgio Re, Assessore al Bilancio mi propose il rinnovo, come si era sempre fatto e come lui stesso aveva fatto durante i "cento giorni" di Cardetti, addducendo come motivo il fatto che si trattava per un solo anno e che non valeva la pena fare un concorso o una gara. Con Andrea Galasso e Bepi Dondona decidemmo, invece, che era molto opportuno fare la gara. Si fece la gara e l'offerta vincente fu di 2500 milioni, la stessa Publimondo, che si era sempre presa la pubblicita' per 300 milioni all'anno, fece una offerta di 2300 milioni. Io non fui per nulla sorpreso perche' in precedenza, quando stavo predisponendo la delibera per la ricerca di un Concessionario, avevo fatto una semplice indagine personale: contando i cartelloni al vecchio Comunale e chiedendo un'offerta per un cartellone alla Publimondo. Una semplice moltiplicazione mi aveva consentito di scoprire che 300 milioni erano "noccioline" rispetto al valore della concessione pubblicitaria. Novelli, che mi prendeva in giro dicendo che non ci sarebbero state offerte per il nuovo stadio perche' era impossibile realizzzarlo nei termini proposti, faceva finta di ignorare gli enormi margini dei budget pubblicitari. Meglio: doveva far finta di ignorarli per evitare di vedersi chiedere qualche seccante informazione. Il suo vicesindaco e assessore al bilancio Luigi Passoni, che invece non poteva far finta di non sapere, taceva. (torna all'indice)

Bettega [Disponibile] strumento del GPT, ex calciatore della Juventus e dirigente del Juventus FC che in una trasmissione televisiva nazionale (La domenica Sportiva del 2 Aprile, 1995) parlo' dello "stadio del malaffare" riferendosi al Delle Alpi. Bettega, ingenuo uomo dabbene, rappresenta molto bene ed emblematicamente il risultato della mala-informazione che i torinesi hanno ricevuto da La Stampa e dalla Repubblica: dopo anni di quelle letture nessuno poteva ne' pensare ne' esprimersi diversamente. Come dirigente del Juventus FC, Bettega. avrebbe dovuto conoscere in modo diretto e documentato tutta la vicenda: ma ci devono essere filtri interni robusti. Se uno come Bettega e' stato condizionato e parla pubblicamente in questi termini immaginiamo quale puo' essere il livello di informazione e il pensiero del pubblico generale. Questo e' il danno irrecuperabile prodotto dalla mala-informazione servile: settarismo, pregiudizio, astio, odio, risentimento, ostilita'. E non c'e' nessuna legge sulla stampa che possa tutelare la decenza nei confronti della sistematica offesa alla verita' prodotta dal giornalismo strumentale. (torna all'indice)

Blatter Allora Segretario Generale oggi Presidente della FIFA. Venne a Torino per controllare a che punto era la costruzione dello Stadio nel Novembre del 1988. Visito' la Continassa e a mia richiesta dichiaro' che lo stadio doveva essere consegnato al COL trenta giorni prima del primo calcio del Campionato Mondiale del '90. Feci un diligente protocollo della riunione e della visita e lo affidai a una conferenza stampa. Tutti i giornali pubblicarono che lo stadio doveva essere finito il primo di maggio 1990 visto che la prima partita era prevista ai primi di giugno 1990. (vedi "Consegna dello Stadio") e questa data venne poi inserita nella Convenzione di Costruzione e Concessione con la SAPAM. Il protocollo e la conferenza stampa mi salvarono quando il PCI, in una notte di lunghi coltelli, pretendeva la mia testa per avere artatamente istruito una data di consegna che avrebbe consentito la successiva (surrettizia) richiesta di anticipazione da parte del COL. (torna all'indice)

Bianco Pia Luisa la giornalista dell'Europeo che pubblico' un compendio di panzane sullo stadio. Non si capisce istigata da chi, ma le panzane erano chiaramente firmate "Torino". A seguito dell'articolo di Pia Luisa Bianco (che mi era stata raccomandata come "una nostra compagna" dall'Onorevole La Ganga) scrissi una durissima lettera al Direttore dell'Europeo che la ignoro' signorilmente. Quella della Bianco insieme a quelle di Recanatesi, Mondo e Suttora e' stata una delle piu' stupide e gratuite fra le tante aggressioni che ho subito dai giornalisti. Comprendere questi comportamenti e inquadrarli solo come finalizzati all'acquisizione del mercato del lettore-massa e' molto difficile e la ipotesi di ragioni diverse e', obbiettivamente, motivo di paura. Questi personaggi non meritano la liberta' di stampa per la quale si sono fatte battaglie storiche. Niente puo' ripagare il danno morale e materiale che provocano. La cosa ridicola e offensiva e' che i soggetti sono invece convinti di essere emblemi di virtu' sociale. (torna all'indice)

Epilogo: con il 7 dicembre 1999, la Repubblica cambia "linea" sullo stadio (cfr Giro di Boa). Un avvenimento importante. Il mio scontro con il Signor Boffano alla fine e' risultato in una positiva svolta. (torna all'indice)

Boffano

Ho tolto dal dizionario le ripicchine letterariamente modeste con Boffano ex responsabile del foglio Torinese de La Repubblica e forse proprio a seguito di queste rimosso dalla responsabilita'. A chi piace il genere un po' volgare di libellistica da "Merlo Giallo" le trovera' a "ripicchine". (torna all'indice)

Boniperti Giampiero Un grande calciatore beneficiato, come presidente della Juventus, dalle regalie liberali che Bastino elargiva alle squadre quando Novelli distrattamente "regalava" (a circa un decimo del suo valore di mercato) la concessione per la pubblicita' al Vecchio Comunale: Novelli strilla "c'erano anche i socialisti! c'erano anche socialisti!", e dice che io sono "al delirio", ma sui documenti non si confronta. Quando Boniperti candidamente confesso' a me Galasso e Dondona che aveva sempre ricevuto soldi da Bastino (regolarmente fatturati ci disse) mi chiese un miliardo all'anno per continuare a giocare al Delle Alpi e molto esplicitamente minaccio' di usare una scarpetta da calcio (che teneva sulla sua scrivania) "ancora capace di somministrare poderosi calcioni". Alla minaccia risposi con una lettera a La Repubblica che chiuse la diatriba. Quando la Juventus si accorse che il sindaco Castellani era disponibile riapri' il caso. (torna all'indice)

Borgaro Classica mossa da "game theory" che lascia la citta' inebetita per incapacita' di reagire con altrettanta spregiudicatezza: basterebbe dire "andate pure" per vedere nel giro di breve tempo i centurioni allo sbando.

La Juventus conferma il suo bluff sulla localizzazione del suo anti-stadio a Borgaro, ridente cittadina sopravvissuta alla petrolchimica degli anni 70, a 25 km circa a Nord Est da Torino verso Ivrea sui terreni della Cascina Santa Cristina alla confluenza di due fiumi. Nebbia fitta come una minestra di piselli. Una analisi approssimata delle sezioni stradali di accesso e delle infrastrutture trasportistiche disponibili consente di ipotizzare che l'ultima auto di tifosi in uscita dal parcheggio dello stadio sara' in grado di entrare nell'autostrada verso le 22.00 ottimisticamente, ragionevolmente verso le 23.00. (una ipotesi molto ottimistica, ecco il conto svolto: 20 mila macchine formano una coda di 120 km , nell'ipotesi che si muova a 10 km/h ci vogliono 12 ore per smaltirla su una corsia, 6 ore su due corsie, senza incidenti fra i tifosi e senza nessun altro imprevisto, e 10 km/h sono un sogno) Nelle lunghe, statiche code le diverse tifoserie saranno in grado di ingaggiare favolose battaglie e di manganellarsi con grande liberta' e massimo divertimento. Nelle notti di nebbia mucchi di auto distrutte e incendiate bloccheranno l'accesso dei soccorsi. Il numero di auto distrutte o irreparabilmente danneggiate ogni domenica sara' paragonabile a quello prodotto da un buon decreto di rottamazione. Le assicurazioni inseriranno nello loro polizze una clausola speciale "stadio di Borgaro". Per arrivare allo stadio in tempo bisognera' partire da Torino alle 9.30 del mattino. L'area di parcheggio dovra' essere in grado di ospitare almeno 20 mila auto (piu' di 300 000 metri quadrati) data l'inesistenza di trasporti pubblici consistenti. Dopo un anno lo stadio di Borgaro sara' accuratamente evitato da ogni ragionevole persona e Torino avra' il record di stadi abbandonati.

Per ridurre la difficolta' di accesso a Borgaro dovranno esssere organizzate navette il cui costo sara' a carico dei tifosi (magari implicito nel biglietto). Ne verranno distrutte per vandalismo dalle due alle tre ogni anno. Mentre la Continassa urbanizzata e ben dotata di infrastrutture ha potuto reggere l'impatto dell'insediamento Borgaro verra' spappolata. Dove trovera' Borgaro i 50 vigili urbani necessari per dirigere il traffico ogni domenica?

Saranno comunque necessari investimenti per le infrastrutture dell'ordine di centinaia di miliardi. A carico di chi? A vantaggio di chi? Alla Continassa sono stati almeno duecentomila Torinesi che hanno avuto il vantaggio della infrastrutturazione come compenso per il maggiore carico socio-ambientale.

C'e' di buono che non si potra' parlare di cattedrale nel deserto: infatti i terreni della Cascina Santa Cristina sono qualificati al massimo della produttivita' agricola.

Se invece Borgaro non e' un bluff si tratta di un sublime vertice di criminalita' pianificatoria/territoriale: tutto e' possibile nel clima allucinato creato dalla stampa torinese in dieci anni di manipolazione della informazione e nella passivita' del pubblico torinese nei confronti di qualunque proposta marcata dai centurioni del Principe. Se sono riusciti ad annebbiare la visione del sindaco e a circonvenire l'assessore all'urbanistica Corsico e' possibile che anche la visione dei cittadini non sia piu' tanto nitida. Se questo e' il caso, tutto e' inutile per Torino: siamo oltre qualunque possibile ritorno alla normalita'. Forse in questo modo va inteso l'appello alla responsabilita' del Consigliere Borgogno. Questo dizionario apparira' assurdo e lunare ai bravi cittadini e io mi scuso per avere solo proposto il problema. Ma se c'e' un solo torinese ancora compos sui il tentativo e' valido.

Sull'ipotesi di Borgaro sarebbe opportuno e politicamente doveroso che il sindaco e l'assessore Corsico si esprimessero formalmente come hanno fatto i loro colleghi ai vertici della Provincia di Torino: potrebbe servire a consolidare una piattaforma meno Juventus-dipendente nelle trattative in Prefettura. (torna all'indice)

Borghesan Luciano Giornalista de La Stampa persona decente e civile, ma debole. Non basta essere decenti e civili. Bisogna anche avere il coraggio della propria decenza e della propria civilta'.

Nota del 10/01/2000 Devo scusarmi per questa nota offensiva e ingiusta nei confronti di Luciano Borghesan dettata da un momento di frustrazione: avrei dovuto sapere che il coraggio non basta in una redazione che invita e pubblica articoli vergognosi e falsi come "La colonna infame" di Lorenzo Mondo, che tollera (o incoraggia?) gli strategici svarioni di Sangiorgio, che tace da piu' di dieci anni in modo sistematico le piu' elementari verita' sulla vicenda dello stadio, che coltiva la strategia della informazione parziale (Paviolo) e della insinuazione indiretta (Pier Paolo Benedetto) per esasperare l'opinione pubblica torinese e compiacere il principe e i poteri correlati. Il danno a Torino e ai Torinesi provocato dal giornalismo di potere e' oggettivamente incalcolabile, ma la dignita', la decenza e il coraggio del singolo non bastano. Mi dispiace sinceramente Luciano Borghesan: forse l'unico che ha sempre avuto un atteggiamento obbiettivo e che, infatti, sullo stadio non scrive piu' da anni. E' stato irragionevole chiederti l'impossibile. (torna all'indice)

Borini Marco Titolare della Impresa Franco Borini & Figli. Presento' un bel progetto (firmato da Niemeyer) orientato in modo strano sul sito (avrebbe incanalato e accelerato i venti della Val di Susa). La sua proposta di gestione era debole e il costo alto. Modifico' l'offerta con una lettera inviata alla commissione dopo l'apertura delle buste accampando un "errore materiale". Impugno' la delibera di aggiudicazione e riusci' ad avere una sentenza favorevole del Consiglio di Stato per "carenza di motivazione" del dispositivo. Non se la senti' di coltivare il confronto e rinuncio' a farlo per "non danneggiare la citta'" come ebbe a dirmi in un colloquio privato. Apprezzai molto, ma non ho mai capito come abbia fatto il Consiglio di Stato a esprimere quel giudizio: a mio avviso la esclusione del progetto Borini era motivatissima. La stampa insinuo' vagamente che in altra sede aveva negoziato la sua rinuncia con un trattamento di favore nella gara per la costruzione del nuovo aereoporto di Caselle. (torna all'indice)

Brizio Aldo Ingegnere Capo della Civica Amministrazione di Torino durante la vicenda dello stadio. Fece parte della Commissione di Collaudo in corso d'opera e coadiuvo' gli altri funzionari (Ing. Micheletta, Dr. Bava) per condurre il collaudo nel modo meno dannoso possibile per la Civica Amministrazione fino all'Arbitrato. Con l'ing. Brizio conquistai a Roma 200 miliardi di finanziamento per opere accessorie e utili allo svolgimento dei Mondiali del 90'. (torna all'indice)

Bulgaria Repubblica di Bulgaria, 111.000 kmq 9 milioni di abitanti, Capitale Sofia, citta' principali Plovdiv, Varna, Burgas, Razgrad, Ruse. Stato della Penisola Balcanica situato tra il Danubio, il Mar Nero, la Serbia, la Grecia e la Turchia. Nella sua storia ha sempre subito il pesante ruolo della Russia che dopo avere assistito la Bulgaria nella lunga e dolorosa emancipazione dall'Impero ottomano la sovietizzo' brutalmente. Il 10 Novembre 1989 (un mese prima della delibera torinese di aggiudicazione della concessione per la costruzione e gestione dello Stadio delle Alpi alla SAPAM) Todor Zivkov (al potere dal 1954) venne destituito dai riformatori. Il 3 Aprile del 1990 il PCB (Partito Comunista Bulgaro) divenne PSB (Partito Socialista Bulgaro) e la Bulgaria si avvio' verso una lenta transizione alla democrazia effettiva.

Forse a causa della brutale sovietizzazione subita dalla Bulgaria il termine "bulgaro" negli anni '80 veniva impiegato in Italia per indicare ogni sorta di brutale appiattimento ideologico come il termine "kabulista" sempre riferito a vicende emblematiche di brutalita' totalitaria di matrice comunista.

Ho impiegato questo termine fino a questa edizione del dizionario per indicare la professione giornalistica italiana, e torinese in particolare, brutalmente appiattita sulla linea del potere dominante, ma ho deciso che questo vezzo e' inutilmente offensivo per la Bulgaria e alla lunga poco elegante. Da questa edizione in poi l'aggettivo viene eliminato. Resta solo la spiegazione iniziale, ma "emendata" linguisticamente.

La professione giornalistica organica al GPT e in generale ai "poteri forti" il vero Mal de La Cittade, la scabbia ideologica che appesta l'Italia. Nella mia piccola esperienza sono indiscutibilmente membri onorari di questa linea Recanatesi, Lorenzo Mondo, Pia Luisa Bianco, Suttora, Cannavo'. Bisogna riconoscere a questi giornalisti una giustificazione fondamentale: fuori da quella linea non c'e' molto futuro nella carriera. Non e' una giustificazione molto nobile. Il Paese non si salvera': manca una scuola, manca una tradizione professionale, i giovani si formano nella bassa cucina della redazione dove sono immediatamente confrontati con la dura realta': o ti adegui, oppure non vieni pubblicato. Una regola non scritta e non detta, ma ferocemente applicata. A Torino la linea e' sempre stata piu' forte data la adiacenza tra la stampa locale, Fiat e PCI/PdS. Rincresce difendere l'ideale della liberta' di stampa per questa categoria di operatori. (torna all'indice)

Buoni pensieri vedi alla voce Vattimo

Caltagirone Fratelli Il gruppo romano che rilevo' la Concessione trentennale per la gestione dello Stadio delle Alpi dalla SAPAM e lo cedette poi all'Istituto San Paolo di Torino. Non possiedo i dettagli della transazione, ma sarebbe interessante conoscerli. Una cosa sola mi risulta: nel breve periodo di competenza il San Paolo (tramite la sua SOGEALPI) stralcio' dalla concessione i diritti sulla pubblicita' allo stadio e li "passo'" alla Juventus. Una operazione ai limiti (esterni) della legittimita'. (torna all'indice)

Capienza Ricorre spesso nella stampa torinese l'aggettivo di prassi del PCI di novelliana memoria per qualunque cosa che non avesse le dimensioni di un gabinetto pubblico: faraonico. Lo Stadio delle Alpi è coerentemente definito un'opera 'faraonica'. Anche il sindaco Castellani recupera il concetto: ha definito lo stadio simbolo della follia degli anni 80. Nei sei anni trascorsi la presenza media alle partite della Juventus è stata di 45.800 spettatori, il tutto esaurito si è verificato 50 volte. La capienza dello stadio è di circa 65 mila spettatori. La presenza media è stata quindi del 70% circa della capienza totale: da manuale di ingegneria. Quale progettista dimensionerebbe una struttura con margini più stretti? Operare in costanti condizioni di massima capienza vuol dire aumentare enormemente il rischio statistico. Quasi tutti i più gravi incidenti a partire da quello dell'Heisel si sono verificati a causa del sovraffollamento. Quindi nessun faraonismo: semplicemente corretta ingegneria. Ci sono poi quelli che sostengono imperterriti, contraddetti da tutti i dati correntemente rilevati, che il calcio è in crisi che la gente se lo guarderà in TV che gli stadi oramai non servono piu'. Provate a domandare ai giocatori cosa vuol dire giocare con uno stadio vuoto anche se si sa di avere una audience di milioni di telespettatori. Anche per il calcio-TV la presenza di spettatori è elemento indispensabile: parte integrante del gioco e dello spettacolo. Si puo' anche ipotizzare un futuro nel quale il costo del biglietto sarà bassissimo per attirare gli spettatori reali che garantiscano il calore dello spettacolo agli spettatori televisivi e giustifichino le tariffe pubblicitarie: il vero business del calcio spettacolo. Per il momento una ipotesi ancora lontana visti i costi dei biglietti e il numero delle presenze. (torna all'indice)

Capria (Decreto legge n. 65, 1987) Il decreto ministeriale con il quale il Governo (De Mita) erogo' i fondi per le citta' che avrebbero ospitato i Mondiali del '90. Quando il D.M. fu emanato la Citta' di Torino aveva gia' scelto la Concessionaria e secondo il dettato del D.M. Capria risultava esclusa dai finanziamenti. Nell'iter di approvazione del Decreto Ministeriale ci fu una lotta fra due lobbies contrapposte: da una parte una lobby Fiat che voleva il DM confermato tale e quale, e dall'altra una lobby Acqua Marcia che voleva inserire gli emendamenti necessari a coprire il caso di Torino. La lobby Acqua Marcia vinse e la lobby Fiat perse: il D.M. venne approvato con il famoso "emendamento Torino". (vedi storia in sintesi) La nostra delibera era salva. Un anno dopo mentre stavo cercando di ipotecare lo Stadio in costruzione per ottenere ulteriori finanziamenti per la Concessionaria (che questa era disposta a pagare), parlando con il Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti (dr. Falcone omonimo del magistrato). Questi mi disse che se la Citta' avesse a suo tempo rinunciato alla sua delibera di Concessione e avesse affidato alla Fiat l'incarico di realizzare lo stadio, non avremmo avuto alcun problema: la gestione del potere a Roma ha uno stile diverso da quello della Gallia Cisalpina. Nell'intervallo di approvazione del D.M. Capria successero molte cose interessanti: la piu' interessante fu la lettera con la quale Chiusano e Nizzola, a nome delle due squadre torinesi (Juventus FC e Torino Calcio), offrivano alla Citta' di costruire lo stadio con la pista se la Citta' avesse annullato la delibera di affidamento alla SAPAM e avesse dato la concessione a loro. E' difficile pensare che dietro l'iniziativa non ci fosse la Fiat (e l'Avvocato Agnelli, del quale Chiusano era subalterno emissario), che non riusciva ad adeguarsi alla idea di avere perso, per modestia manageriale, la gara per la Concessione. Pochi giorni prima che il problema arrivasse in Giunta il D.M. Capria venne ratificato con "l'emendamento Torino": sul filo di lana. Nizzola e Chiusano vennero dal Sindaco Cardetti a presentare la proposta: io venni convocato e dissi che l'ipotesi mi sembrava strampalata e impraticabile, l'idea della pista era interessante proposta dalle squadre. Dopo la proposta Chiusano/Nizzola ogni mia resistenza sulla pista divento' insostenbile (come in: Matteoli, piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche' solo tu rompi i coglioni ?) Molti anni dopo Chiusano fece una autocritica: vabbe', vabbe', ho sbagliato, buttiamolo giu' e facciamone un altro.

Significativa del clima italiano di allora la storia di come Torino ottenne i circa 200 miliardi di finanziamenti: la Giunta aveva incaricato l'assessore Matteoli accompagnato dall'ingegnere capo Brizio di andare a negoziare a Roma con la espressa condizione voluta dal V. Sindaco DC Porcellana di chiedere soldi solo ed esclusivamente per progetti infrastrutturali che fossero già stati approvati da Giunta e Consiglio Comunale: si trattava di un portafoglio modesto per circa 17 miliardi di lavori. Prima della riunione con i funzionari del Ministero dei LLPP la delegazione torinese ebbe modo di verificare che tutte le altre città chiedevano cifre intorno ai 300-400 miliardi e piu'. Rapidamente nei cinque minuti prima dell'incontro seduti in un angolo della sala del Ministero delle Finanze con l'ing. Capo Brizio predisponemmo una lista di opere per circa 200 miliardi che fu accolta senza obiezioni (copertura della Torino-Lanzo, sottopasso di Corso Grosseto, illuminazione pubblica, fognature, stazione FFSS alla Continassa, allacciamenti autostradali, prolungamento della linea di metropolitana leggera e stazione della medesima alla Continassa): si trattava del più vasto programma di riqualificazione urbana di Torino impostato negli ultimi venti anni di Amministrazioni DC e PCI. Quando riferii l'episodio in Giunta forse con qualche coloritura ironica Porcellana ed io ci scambiammo uno sguardo significativo. (torna all'indice)

Capriccio (costo del) L'attuale proposta di abbattimento viene motivata come misura per risparmiare i costi di manutenzione dello Stadio delle Alpi. Secondo la Pubbligest (che lo ha manutenuto fino ad oggi) detti costi sono documentabili in lire 18 miliardi fino al 2006. Secondo l'Ingegnere Capo Quirico la cifra e' ancora piu' bassa. A fronte del risparmio di meno di 18 miliardi Corsico e Castellani propongono le seguenti spese (pubbliche e private)

  1. 16 miliardi costi di demolizione
  2. 200 miliardi valore del manufatto demolito
  3. 150 miliardi costo di un nuovo stadio (400 secondo il documento della Provincia di Torino)
  4. 140 miliardi interessi passivi e perdite di gestione (5% annuo fino al 2006)
  5. 30 miliardi sistemazione normativa e di sicurezza temporanea del vecchio Comunale
  6. o, in alternativa, 30 miliardi per la ricostruzione del terminale della linea 10

Totale di 536 miliardi che verrebbero spesi o dispersi per risparmiarne 18.

(in realta' meno perche' anche il nuovo stadio richiedera' spese di manutenzione). Siccome la cosa non e' credibile ci vorrebbero informazioni piu' precise sulle vere ragioni della proposta. Il valore attuale dello stadio si calcola sulla base delle entrate pubblicitarie, dei canoni di locazione per il calcio e per altri eventi in ragione di 50 giornate all'anno di utilizzazione (nell'ultimo anno sono state 54), le entrate vengono scontate ipotizzando il tasso di sconto al 4%. Sono esclusi dal conto eventi eccezionali (tipo Olimpiadi, o grandi meetings internazionali di atletica). Queste cifre non tengono conto delle spese necessarie per i collegamenti infrastrutturali (traspporti e viabilita') nel caso che lo stadio venisse localizzato a Borgaro. (torna all'indice)

Cardetti Giorgio sindaco di Torino Amletico sindaco dei Cento Giorni (1985) dopo il "ribaltone" che grazie a Renato Russo e Prospero Cerabona pose fine al lungo regno di Novelli. Venne eletto sindaco nel 1985, nella stessa campagna che mi porto' in Consiglio Comunale. Voleva fare lo stadio, ma voleva anche vivere in pace con i "poteri forti" di Torino. Non gli piacque mai l'idea della Convenzione di Concessione e gli piacque ancora meno la scelta della SAPAM: intriso nei valori torinesi e timoroso della Fiat e del GPT Giorgio Cardetti sapeva che sarebbero stati cazzi acidi. Aveva ragione. Quando presentai la delibera in Giunta rifiuto' di firmarla sostenendo che avrebbe esposto la Citta' alla umiliazione di non trovare nessuno disposto a fare lo stadio: evidentemente mi stava sfiduciando e nella logica dei rapporti fra Sindaco e suoi delegati io avrei dovuto capirlo e dare subito le dimissioni. Cosa che invece non mi passo' nemmeno per l'anticamera del cervello: dissi che se il Sindaco non voleva firmare, la delibera passava sotto la mia responsabilita'. Cardetti prese atto e si adeguo' sotto lo sguardo stupefatto dei funzionari. Il mio comportamento, arrogante, ingenuo, estemporaneo ed originale, venne assunto come segno di un enorme potere personale garantito dalla struttura nazionale del PSI. Se Giorgio Cardetti avesse saputo che non era proprio questo il caso mi avrebbe chiaramente detto di andare a ranare. (torna all'indice)

Carpanini Domenico Domenico Carpanini e' stato il Capogruppo PCI/PDS in Consiglio Comunale per tutti gli anni nei quali ho servito come Assessore. E' stato l'oppositore per scelta, definizione, mandato, dovere e convinzione. Appiattito sistematicamente e acriticamente sul teorema del PCI del quale fu attivo ed entusiasta interprete. Non c'e' mai stata dialettica sullo stadio: solo opposizione, comunque a tutti i costi. Raramente intelligente e stimolante, spesso solo faziosa e settaria. Sempre presentata con abilita' verbale da Consiglio Comunale: Carpanini e' sempre stato un ottimo conoscitore degli intrighi della Sala Rossa e un ottimo attore del teatrino. Alcuni interventi provocarono danni alla posizione della Citta': ne ricordo uno in particolare quando impose il blocco del cantiere perche' la SAPAM aveva gettato i sottoplinti mentre erano stati autorizzati solo gli scavi in attesa di qualche autorizzazione burocratica. Una vessazione inutile e costosa che la Concessionaria successivamente utilizzo' contro la Citta'. Pessimo il suo costume di utilizzare "franchi tiratori": non ho mai saputo cosa promettesse in cambio del tradimento. Quando nel 1992 diedi le dimissioni, una settimana prima del collasso della Giunta torinese, mi saluto' con cortesia e mi riconobbe pubblicamente un merito (o forse una colpa?): ero stato l'unico Assessore che non aveva mai preventivamente concordato o patteggiato le sue delibere con lui. Piero Fassino era stato piu' brutale ed esplicito: in occasione dell'ennesima aggressione in Consiglio, si avvicino' al mio banco e mi disse: "Se tu avessi avuto l'accortezza di concordare con noi prima, ora non saresti in questi guai!" Si chiamava consociazione ed era (ed e') la vera ragione della miseria della politica italiana. Carpanini e' stato settario e fazioso, ma faceva il suo mestiere di oppositore dogmatico interdittivo come gli aveva insegnato il Partito. La mia reiterata constatazione che lo spostamento dello stadio è stato il più importante episodio dell'urbanistica torinese negli ultimi 30 anni, macroscopica evidenza che oggi viene riconosciuta ufficialmente anche dai suoi compagni Mercedes Bresso e Luigi Rivalta, veniva liquidata dal Carpanini come "la consueta querimonia di Matteoli", la collocazione alla Continassa veniva contrastata accanitamente dal PCI per promuovere una scelta molto equivoca a Grugliasco (noto crocevia di tangenti rosse secondo l'opinione de La Repubblica di anni dopo)

Carpanini disponeva, attraverso i collegamenti "informali" del PCI nella burocrazia torinese, di tutta la mia corrispondenza di Assessore e la usava per le sue manovre in Consiglio. Ha organizzato sistematicamente i "processi" contro di me e contro Andrea Galasso, utilizzando in modo strumentale tutto quello che riusciva a utilizzare. Compresi i "franchi tiratori". Ricordo alcuni episodi che mi provocarono particolare sofferenza: quello della cauzione fidejussoria e quello della consegna dello stadio.

L'episodio piu' importante di questa battaglia si svolse nel Consiglio Comunale nella notte tra il 3 e il 4 Aprile 1989: fino alle 6 del mattino sono stato aggredito insieme ad Andrea Galasso, in un processo sommario di netto stile sovietico (compresa la richiesta di confessare). Il "documento" sul quale si basava l'accusa era la lettera con la quale chiedevo alla Concessionaria di documentare le sue richieste. Carpanini ne aveva distribuita una copia alle truppe cammellate e il consigliere DP Guido Lagana' la sventolava trionfalmente proclamando che quella semplice richiesta (un banale e dovuto atto d'ufficio) era la prova della mia connivenza. Ci fu anche molta volgarita': il Consigliere PCI Grosso mi accuso' di essere "debole di mente". Carpanini chiese la riunione a porte chiuse e la censura del mio operato, Chiusano, con gusto discutibile, suggeri' che forse potevo essere assolto per insufficienza di prove. Un po' come Castellani che recentemente ha dichiarato di non avere elementi per dire che ci siano state irregolarita' nella vicenda amministrativa dello stadio. D'altra parte anche io non ho elementi per dire che ci siano irregolarita' nelle attuali decisioni sulla Continassa: e' macroscopicamente chiara solo la assurdita' di un privilegio da diverse centinaia di miliardi alla speculazione targata Juventus. Sarebbe interessante conoscere oggi l'opinione di Carpanini sugli accordi semiprivati dettati da Giraudo a Castellani l'8 settembre 1999.

Post scriptum il 3 di Marzo 2001: Domenico Carpanini e' morto ieri colpito da ictus cerebrale durante il dibattito di apertura della sua campagna elettorale per diventare sindaco di Torino. La battaglia che gli aveva di malavoglia concesso di fare il suo Partito resistendo alla sua candidatura gli e' stata negata da un destino tragicamente ironico. Forse e' stato meglio per lui morire prima di una quasi sicura sconfitta che doverla sopportare. Il mio giudizio su di lui non cambia e non mi unisco al peana apologetico della schiera di opportunisti italico-funerari che la spettacolare e pubblica morte ha ovviamente sollecitato a Torino: il suo modo "contabile" di condurre la dialettica amministrativa ha depresso la visione politica di Torino per molti anni. Quello che Giuliano Ferrara ha definito "interesse tecnico per il potere" per me era piu' tristemente la visione burocratica e settaria del potere che il PCI ha imposto all'Italia per molti anni e che a Torino ha trionfato. La "passione" era quasi sempre solo la imposizione della sua personale interpretazione burocratica al dibattito e alle decisioni.

Se fosse diventato sindaco forse avrebbe fatto lo scatto ideale dalla contabilita' a una visione piu' ampia: con qualche rischio visto che la sua visione della Citta' era emblematicamente esposta dalla battuta che ebbe a fare pubblicamente nel Comitato per il progetto su Porta Palazzo: La Ville ca est moi! (torna all'indice)

Carraro Franco Presidente del CONI: quando gli chiesi aiuto per evitare la pista di atletica mi convoco' a Roma dicendo che avevo ragione. Mi ricevette con Primo Nebiolo al suo fianco. Nebiolo, feroce sostenitore della pista, ci tratto' tutti e due come pezze da piedi. I was not impressed. (torna all'indice)

Castellani Valentino la Citta' non aveva mai sofferto prima di questo sindaco un livello di asservimento ai "poteri forti" cosi' totale. Mai in Italia si e' visto un sindaco regalare il patrimonio e le risorse dei cittadini alla ricca speculazione privata. Questo sindaco ha ereditato dalla Giunta precedente due grandi patrimoni: uno e' lo Stadio delle Alpi con la favolosa potenzialita' di qualificazione del parco sportivo e polifunzionale della Continassa e di tutto il quadrante Nord Ovest di Torino. Una struttura che ha contribuito in modo decisivo a portare a Torino le Olimpiadi del 2006, secondo dichiarazioni del sindaco stesso nella letteratura di suppporto alla candidatura. L'altro importantissimo lascito e' stato l'esempio di operazione amministrativa: sia per gli aspetti tecnici della "concessione", sia per la trasparenza e per il rigore procedurale con i quali e' stata condotta a termine e, forse l'aspetto piu' importante, per la autonomia e indipendenza dalla corruzione Fiat e dai suoi reiterati tentativi di prevaricazione. Cosa resta di questa grande potenzialita'? Lo Stadio lo vuole demolire, il Parco della Contina delle Vallette lo vuole regalare alla Juventus, e dell'autonomia dalla Fiat e' meglio non parlarne: viene celebrata con enfiteusi secolari e concessioni per centinaia di miliardi. Sulla trasparenza una frana completa: Castellani tratta e gestisce in proprio, promette e impegna la Citta' per centinaia di miliardi, Giunta e Consiglio vengono messi di fronte al fatto compiuto con una arroganza che nemmeno Novelli aveva mai azzardato. Un Mandarino del Celeste Impero quando elargisce benefici pubblici ai privati speculatori. Meno spazio ha quando si rimangia le promesse fatte (estorte). La Juventus non e' contenta: Piazza Crimea non approva il progetto 2. Castellani e' praticamente interdetto e la Prefettura prende in carico la sua incapacita'. A parziale giustificazione del debole sindaco bisogna tenere presente la grettezza, l'avidita' e l'assoluta mancanza di scrupoli della controparte: una lettura del libro di Pino Nicotri (Fiat: Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti, Kaos, Edizioni, Milano 1997) gli avrebbe forse suggerito un atteggiamento diverso dalla ingenua disponibilita'. Il comportamento di Castellani e' quello di un soggetto plagiato dalla durezza e dalla aggressivita' avida degli attuali dirigenti della Juventus che dettano le condizioni. Nel Maggio del '96 dichiara scioccamente che lo stadio era da demolire distruggendo con le sue mani tutta la sua credibilita' negoziale. A quel punto nulla poteva piu' arginare l'avidita' dei dirigenti della Juventus ai quali non rimaneva che procedere indisturbati alla esazione: la pubblicita', il manufatto, le concessioni commerciali, l'enfiteusi secolare sulle aree della Continassa e chissa' quanto altro per centinaia di miliardi. A mani salve. Il consenso totale e l'iniziativa stessa di Castellani eliminano l'ipotesi di atteggiamento estorsivo dei dirigenti della Juventus. Comunque, se nel 1985 o nel 1990, a Torino, un sindaco e una giunta avessero gestito in questo modo il patrimonio e le risorse della Citta' il giudizio e le conseguenze sarebbero stati precisi.

Un esemplare risultato della strategica campagna di stampa dei giornali torinesi sullo stadio e' la dichiarazione di Castellani di non avere elementi per dire che ci siano state irregolarita' nella vicenda amministrativa dello Stadio delle Alpi: avrebbe potuto leggersi le delibere e gli atti dell'arbitrato prima di fare insinuazioni. I fatti (e la lunga inchiesta archiviata da Corsi) hanno abbondantemente dimostrato che la vicenda dello stadio venne condotta con grande rigore e trasparenza ed e' stato un grande successo delle amministrazioni a guida socialista Cardetti e Magnani Noja.

Anche io non ho elementi per dire che ci siano irregolarita' nelle attuali proposte sullo Stadio e sulla Continassa: peraltro il regalo esplicito di un migliaio abbondante di miliardi alla Juventus di Agnelli, predisposto con una lunga strategia di disinformazione, non mi sembra un entusiasmante esempio di gestione della cosa pubblica.

Ci sono inoltre alcune macroscopiche differenze fra le due vicende: lo Stadio delle Alpi e le urbanizzazioni relative hanno aumentato il patrimonio della Citta' e dei Torinesi, mentre la proposta di Castellani lo diminuisce di molte centinaia di miliardi. La oscurita' del modus operandi di Castellani e Corsico esce male quando la si confronta con il rigore e la trasparenza con cui venne condotta a suo tempo la vicenda amministrativa e politica per la realizzazione dello Stadio delle Alpi: sotto la continua aggressione dei media e con la faziosa settarieta' dell'opposizione del PCI che allora non era ancora ne' socialdemocratico, ne' post-comunista.

Un sindaco cattolico sostenuto dall'ex PCI, sostenuto dai resti della DC, con l'interessato supporto della Fiat e dei suoi giornali puo' fare a Torino quello che vuole: al di sopra di ogni sospetto, del bene e del male. Unica condizione che tuteli gli interessi dell'Azienda. C'a custa l'on c'a custa. Sulle ultime equivoche stravaganze di Castellani vedi il dossierpraxi. (torna all'indice)

Cattaneo Giovanna L'ultimo sindaco (PRI) di Torino prima del commissariamento nel 1992 e del successivo, perdurante medioevo. Signora chiara e limpida, pragmatica e poco propensa alle contorsioni dialettiche e alla umbratile ambiguita' implicita tipica di Torino. Quando Boniperti scrisse alla Citta' chiedendo soldi e minacciando di andare a giocare altrove, lesse la mia lettera di risposta e telefono' a Gianni dicendogli molto pianamente : Gianni, per favore Cut the crap . E cosi' fu. Giovanna Cattaneo sapeva come parlare all'Avvocato. (torna all'indice)

Centro Commerciale Nel progetto approvato e nella convenzione di concessione alla SAPAM c'era l'autorizzazione a realizzare un grande centro commerciale nello stadio. Lo spazio per il centro e' stato realizzato, ma la SAPAM non e' mai riuscita ad avere la autorizzazione all'esercizio del centro stesso. Non credo che questo insuccesso sia stato casuale o unicamente dovuto alla incapacita' dei managers della SAPAM. La rendita di uno spazio commerciale avrebbe potuto cambiare radicalmente il bilancio della gestione del Delle Alpi. Nella proposta che attualmente la Citta' sta facendo e' compreso il privilegio alla Juventus di una serie di concessioni commerciali: proprio le stesse che vennero prima garantite e poi, nei fatti, negate all SAPAM. Un altro esempio del funzionamento del paradigma GPT e del fatto consolidato che a Torino ci sono due "regole": una regola per la Fiat e aventi causa, e una per gli "altri". (torna all'indice)

Chiusano Vittorio Vittorio Chiusano, allora presidente della Juve e capogruppo Liberale in Consiglio Comunale con l'avvocato Nizzola, in rappresentanza del Torino Calcio (mi scuso per l'errore nelle precedenti edizioni Nizzola non e' mai stato presidente del Torino Calcio e, a quanto pare, la sola ipotesi potrebbe essere offensiva per i veri tifosi Granata), nel 1987 scrissero al sindaco Cardetti che erano disposti a costruire lo stadio con la pista qualora la Città si fosse rimangiata la delibera con la quale aveva scelto la Concessionaria SAPAM e avesse conferito alle squadre la Concessione. Di fronte alla dichiarazione delle stesse squadre di calcio torinesi la mia posizione contraria alla pista divenne insostenibile. La dichiarazione di Vittorio Chiusano valeva a quel tempo come la parola di Gianni, forse oggi non più, visto che deve fare dichiarazioni autocritiche (cfr Stampa 8 maggio 1996). La posizione a favore della pista di Chiusano era quella della massima responsabilità rappresentativa della massima divinità calcistica: la Vecchia Gobba F.C. Juventus. Tanto piu' grave la responsabilita' in quanto io come Assessore competente mi ero pubblicamente e nettamente pronunciato contro la pista: sarebbe bastato appoggiarmi e appoggiare la mia richiesta di votare in Consiglio Comunale sul problema. Ma Vittorio Chiusano non e' uomo da barricate. Per tutta la vicenda, e anche in quella occasione, ha mantenuto un comportamento subalterno alle direttive Fiat/Juventus. La sua linea vendicativa nei confronti della Concessionaria SAPAM e' stata causa di enormi difficolta': per tutto il percorso la logica di Chiusano non aveva come scopo la soluzione dei problemi o la tutela della Civica Amministrazione, ma solo ed esclusivamente il "tanto pegggio tanto meglio". Abbattendo lo Stadio delle Alpi avra' la sensazione di rifarsi una verginita', e invece aggiungera' ulteriore modestia a un comportamento che fu sempre modesto. Ed ecco la sua prima reazione allo stadio: parole profetiche, pronunciate il 29 maggio '90, all'inaugurazione.

"La spettacolarità del Delle Alpi è sicura. La gente ha già dimostrato di voler bene a questo stadio. Basteranno poche partite per abituare i tifosi a frequentarlo, è uno stadio bellissimo."

Gli faranno cambiare idea in seguito: una impresa facile. (torna all'indice)

COL Comitato Organizzatore Locale: proprieta' esclusiva di Luca di Montezemolo che ne ha fatto una gioconda macchina per fare miliardi privati spese dello Stato e delle Citta'. I mondiali di calcio sono da sempre una rapina organizzata dalla FIFA ed eseguita dal COL. Montezemolo ha raggiunto vertici di grande raffinatezza nella organizzazione degli espropri. Era impossibile contrastarlo perche' la stampa, foraggiata dal suo ente, lo difendeva a qualunque costo. In uno sfoggio di arroganza tipico della "razza padrona" mi diede del bugiardo in una riunione a Torino per i dubbi che avevo espresso sulla correttezza della richiesta di anticipare la consegna dello Stadio all'Ottobre 1989 (dal maggio 1990) e per avere contestato le richieste contraddittorie e vessatorie che il COL continuamente avanzava. Solo in obbedienza al Sindaco Maria Magnani Noja non gli saltai al collo. Non sarei comunque riuscito ad evitare qualche solido ceffone dai suoi gorilla, ma forse ne sarebbe valsa la pena (torna all'indice)

Collaudo Il Collaudo in corso d'opera dello Stadio e' stato il luogo nel quale si sono poste le basi per la soluzione corretta della vicenda. La Convenzione (di Concessione per la Progettazione Costruzione e Gestione dello Stadio) prevedeva il collaudo in corso d'opera. La Commissione per il collaudo venne presieduta dall'ing. Bartolomeo Manna, erano membri della medesima, fra gli altri, l'ing. Micheletta (Capo ripartizione impianti sportivi), l'ing. Brizio (Ingegnere Capo della Amministrazione Torinese) e il Dr. Bava (Ragioniere Capo della Amministrazione Torinese). Io seguivo con apprensione, e a distanza, i lavori della Commissione di collaudo. Avevo fiducia nel Presidente Manna (Consigliere di Stato e alto funzionario prima del Ministero del Turismo e Spettacolo e poi del Ministero delle Finanze) e avevo fiducia nei funzionari della Citta' di Torino, ma sapevo anche che la pressione sulla Commissione di collaudo sarebbe stata fortissima. Il contraddittorio fra il Costruttore e i collaudatori fu duro dall'inizio alla fine, specie dopo che i rapporti tra la Citta' la Concessionaria si deteriorarono per effetto delle difficolta "ambientali" torinesi e delle difficolta' di carattere economico finanziario della SAPAM. Lo scopo dei collaudatori era di collaudare le opere e registrare le riserve contenendo fin dove possibile il contenzioso. Lo scopo della Concessionaria era quello di far collaudare le opere e registrare le riserve predisponendo la "sua" piattaforma piu' solida possibile per la fase arbitrale. La speranza della Concessionaria era in una liturgia arbitrale consistente con la tradizione italiana per le opere pubbliche dove il costruttore si aggiudica sempre almeno il 50% della cifra rivendicata. La fermezza con la quale Andrea Galasso ed io imponemmo il nome del Dr. Barbuto come Arbitro (nella Giunta si facevano con pesante insistenza altri nomi che sarebbero stati rischiosissimi per la Citta' data la loro vicinanza al GPT) fu la premessa fondamentale per lo svolgimento rigoroso dell'Arbitrato e, specialmente, per la sua tutela dalle pressioni ambientali. Oggi possiamo anche registrare il fatto che proprio in quegli anni gli schemi correnti della gestione della pubblica amministrazione entravano nella crisi che sarebbe poi sfociata nella soft revolution di "mani pulite". (torna all'indice)

Commenti della stampa Dopo lo storico Consiglio Comunale dell'8 novembre 1999 la stampa torinese ha riportato con grande evidenza la notizia del dibattito e del "pareggio". Ho letto con attenzione gli articoli che mi hanno faxato.

Questo e' quello che si apprende: la Juve e il Toro non intendono giocare al Delle Alpi dopo il 30 Giugno 2000. La maggioranza ha 27 voti sui 51 totali. Passaggio politico delicato. Porcellana conferma che non partecipa al dibattito e alle 19.10 esce dall'aula. Marzano non gradisce l'ipotesi dell'abbattimento che peraltro e' solo "implicita" nella proposta della maggioranza. (che strana idea quella di far votare al Consiglio Comunale ipotesi "implicite": molto torinese, le cose non si dicono mai, si lasciano intendere "implicitamente"). Si dibatte quindi sull'abbattimento (implicito?) dello stadio. Borgogno lancia un appello alla "responsabilita'" (chissa' cosa vuol dire: state lontani quando casca?). Mariangela Rosolen critica il Polo. Il verde Viale accusa il centro destra di far scappare la Juventus e dice che Giuseppe Aghemo e' un "cialtrone". Mario Contu (Rifondazione) ha una fiammata di orgoglio e dice che non bisogna "cedere ai poteri forti" (forse e' andato su internet e mi ha letto).Il coro a due voci Cantore e Battuello "attacca" la Giunta che "ha pasticciato" e adesso deve arrangiarsi da sola. Duri attacchi da Beppe Dondona e da Borghezio (toccarsi le palle il Tigre Padano ha evocato la jettatura una cosa che in Italia non bisogna mai, ripeto mai fare). Borgione (Popolare) e Nigra (PDS) difendono la mozione della maggioranza che concede 17000 metri quadrati per le attivita' commerciali alla Juventus

Questo e' quanto racconta La Repubblica: ma i termini e gli specifici argomenti a favore e contro la proposta non si leggono nella cronaca. Saranno "impliciti"?

Sui contenuti della mozione della maggioranza: non una parola! sui contenuti delle altre mozioni? men che meno! Sul significato per i cittadini e per il patrimonio e le risorse di Torino della decisione da prendere? zero, nisba! I contenuti degli interventi dei consiglieri? Per carita! Dalla cronaca risulta un dialogo fra diminuiti mentali: nessuno ha parlato del problema? discusso delle alternative? portato argomenti a favore e contro? Esposto cifre, fatto domande? Non ci credo. Battuello, Cantore, Rosolen, Contu, Borgogno, Bressan, Marzano, Dondona, Lodi li conosco bene: sono persone serie e preparate e sicuramente hanno detto cose sostanziose pro o contro. Ma il cittadino di Torino non le sapra' mai. La cronaca del dibattito in CC reperibile su internet e' molto piu' completa, quella sui fogli torinesi e', per non indignarsi, puerile. O forse, invece, scaltrissima.

Perche' la stampa torinese censura le precise e circostanziate domande che sono state fatte al Sindaco sui suoi rapporti con il "potere forte" e che non hanno ricevuto risposta? Erano interessanti! e anche il silenzio del sindaco era interessante. Perche' non ce' una parola sulla sostanza delle alternative in questione? Sono a dir poco drammatiche per la Citta'. Qualcuno avra' detto qualcosa della ipotesi "Borgaro" o citato il documento della Provincia. L'Assessore all'Urbanistica Corsico avra' illustrato gli aspetti territoriali della proposta? O era assente?

Tutto quello che si apprende e' che c'e' stata una discussione vaga su ipotesi implicite di abbattimento dello stadio con critiche vuote e attacchi duri vuoti, appelli alla responsabilita' ed evocazioni di jella. Unici dati: La Juve non vuole piu' giocare al Delle Alpi dopo il 30 giugno 2000 e la mozione della maggioranza propone 17 mila metri quadri per attivita' commerciali alla Juventus (io credevo che la Juve giocasse al calcio invece a quanto pare si da al commercio).

Francamente credo che questi giovani giornalisti debbano andare a scuola e cominciare dalle basi (A, B, C, D , E. etc) Bisogna informare sui fatti, sulle cose, sui problemi, sulla sostanza e invece si illustra il Consiglio Comunale come una congrega di deficienti che cianciano a vanvera fino alle due di notte su non descritte questioni fumose e implicite. Si censurano interventi drammaticamente significativi per riportare elementi di colore discutibili. E' piu' facile far passare i Consiglieri come stupidi ciaccioni che assumersi la responsabilita' di una informazione sostanziale. E i cittadini efficacemente informati forse potrebbero avere dei dubbi e porsi delle domande: questo a Torino e' bene che non avvenga. Vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole, e piu' non dimandare. (dall'Inferno di Dante: nessun riferimento a Torino).

Per la cronaca effettiva: Il Consiglio dibatteva sull'ipotesi di regalare centinaia di miliardi alla Juventus, di compromettere a un privato una serie di enormi potenzialita' per lo sviluppo del Parco polifunzionale della Contina delle Vallette senza gara e in regime di completo privilegio. Il Consiglio ha in pratica sfiduciato il sindaco e nel dibattito sono emersi chiaramente elementi che mettono in luce assai equivoca il suo comportamento e quello dei suoi assessori nella gestione del patrimonio e delle risorse dei cittadini di Torino. Dalle dichiarazioni e dalle proposte del sindaco emerge in termini chiarissimi la situazione di ricatto nella quale la Civica Amministrazione e' stata messa come conseguenza della sprovvedutezza e della disponibilita' dimostrata dagli amministratori. La Citta' e' vittima di pressioni estorsive che non si qualificano come tali unicamente per la ingenuita' e la debolezza dei suoi rappresentanti. Infatti non si puo' estorcere a chi regala spontaneamente. Nulla di questo si legge nelle cronache dei giornalisti "torinesi" di ieri. (torna all'indice)

Comunicazione La Juventus ha detto recentemente il Principe e' uno strumento di comunicazione.

Bisogna fare attenzione a cosa comunica attualmente la Juventus di Giraudo: menzogna, aggressione, speculazione, avidita' , ingordigia, ricatto uso strumentale di notizie false e tendenziose, arroganza.

Giraudo deve fare attenzione: non sono solo i soldi e la classifica che contano. Una squadra vale anche per i rapporto di affetto con i suoi tifosi e con la Citta'-madre. Se si offendono e si umiliano sistematicamente gli amministratori, se ci si arrichisce speculando sul patrimonio dei cittadini, il rapporto viene sostanzialmente tradito. Senza il rapporto con la Citta' la squadra diventa piu' o meno un circo di mercenari, saltimbanchi assoldati dagli sponsor. Non sara' piu' Magica Juve facci sognare. (torna all'indice)

Concessione Idea amministrativa geniale ed esperienza unica nel quadro della edilizia sportiva in Italia. La Civica Amministrazioine guidata da Castellani ha perso il vantaggio accettando la concessione dall'Istituto San Paolo e diventando in tal modo ente proprietario e concessionario allo stesso tempo.

CONI Allora era un "potere forte", ma gia' allora i sintomi della decadenza erano evidenti. Carraro e Nebiolo supplivano con l'arroganza, ma dietro c'erano solo lussuose rovine. (torna all'indice)

Consegna dello stadio Il Commendator Vincenzo Romagnoli, in un ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere, su consiglio di qualche manager "celodurista" romano, aveva scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio per i mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi, arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni all'anno: i mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La Ganga che, informato dal Sindaco, della situazione le disse di procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo, ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione, convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente a ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche tempo dopo la vicenda, mi disse che la nostra posizione era fortissima e che aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione. Se avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (piu' correttamente salvammo: Andrea Galasso come sempre era con me. Porgendo il petto agli strali nemici, come diceva con il suo colorito linguaggio da penalista "vecchio stile") (torna all'indice)

Consiglio Comunale dell'8 Novembre, 1999. La deliberazione proposta dal sindaco e' stata rinviata in commissione: la maggioranza non era sicura di poterla far passare e ha preferito una "ritirata".

La seduta ha segnato una svolta nella vita di questa giunta: la maggioranza in difficolta' costretta al "damage control". Per la prima volta in dieci anni il Consiglio Comunale ha sentito, sullo stadio, una versione diversa da quella imposta dalla stampa di servizio e allineata. Castellani ha espresso con imbarazzante evidenza la situazione di soggetto "plagiato" e sotto la pressione di promesse fatte che non potra' mantenere. Ci sono stati interventi datati come contenuto e stile (Viale): una sinistra solo a parole ex-comunista che non e' ancora capace di confrontarsi con obbiettivita' e che non sa rinunciare alle tecniche di comoda e arrogante evasione dialettica. Questo sito WEB e' stato ad oggi oggetto di 850 "hits", dei quali 670 circa da "servers" torinesi il che significa che almeno 1000 persone ne sono a conoscenza diretta o indiretta, ma nessun riscontro e' riportato sulla stampa torinese: ovviamente ci sono problemi. Nessuno ha ritenuto opportuno controbattere, contestare, dialettizzare, opporre fatti, dati e argomenti. Le solite "querimonie" di Matteoli come dismetteva Carpanini e come oggi dismette Viale. Ma sui fatti, sulle cose, sui documenti, sui numeri non ci si confronta. Non si confrontava Carpanini allora, non si confronta Viale adesso: nulla di nuovo a dieci anni dal crollo del Muro i comunisti sono sempre uguali a Torino.

Ecco gli appunti sul Consiglio:

La farsa di un tale Consiglio Comunale non si era mai vista! Il Sindaco prima ha magnificato la mozione della maggioranza, a detta loro risolutiva, poi la hanno riinviata in commissione e oggi alle ore 17 e' stata ritirata. Non ha avuto limite la sfacciataggine del Sindaco nel sostenere che lo stadio delle Alpi è una sciagura per la città e nell'asserire che lo stadio è stata l'eredità più negativa che si è trovata addosso l'amministrazione Castellani! Incredibile efficacia della sistematica azione dell'informazione ":torinese".

E' stato chiesto al sindaco di garantire sulla sua onorabilita' i seguenti punti:

1-negare di avere promesso alla Juventus la concessione dello stadio Comunale visto anche il lavoro svolto dagli uffici nel collaborare a quel progetto (progetto1)

2-negare che sono stati tenuti contatti e valutazioni tra la città e la Juventus nella ipotesi di 65.000 mq commerciali alla Continassa (progetto 2) (per poi proporre il contrario)

3-negare che la città è a conoscenza della trattativa tra la Fondazione Campo Torino ed il Ministero delle Finanze per l'acquisto del terreno di via Giordano Bruno (il prezzo concordato è di lire 4 miliardi)

4-negare che la città ha gia' stipulato un accordo informale con il ministero relativo ad un trasferimento di cubatura da atterrarsi su un vicino terreno di proprietà dello ministero (incontro avvenuto a Roma alla presenza anche di dirigenti comunali).

Il grande sindaco ha taciuto su tutto! Quanta maggiore dignita' dimostro' Romanini quando fu ingiustamente "dimissionato" da Cardetti per i due metri di neve del 1987.

Come può un personaggio simile diventare Presidente del Comitato Olimpico? La prima repubblica, nemmeno nella sua fase più funesta, sarebbe arrivata a tanto!

Adesso dopo 5 anni di trattative si è tornati al punto di partenza, senza indicazioni, strategie e governo, dando alla Juventus la possibilità di non sottostare ad alcun indirizzo con conseguente libertà assoluta di agire in proprio, non avendo ottenuto alcuna risposta, dopo le complici iniziali promesse.

Oggi siamo ancora alla constatazione del ridicolo, domani parleranno i giornali della "linea torinese".

Dove e' Recanatesi: abbiamo urgente bisogno di un cantore del Mal de La Cittade, anche Lorenzo Mondo tace. Silenzio stampa. (torna all'indice)

Continassa I dieci anni trascorsi hanno dimostrato la correttezza della scelta della Continassa: l'intuizione iniziale fu dell'allora assessore all'urbanistica Bepi Dondona. In difetto di un piano regolatore approvato e agli inizi dello studio del nuovo PRG di Torino gli Assessori scelsero la Continassa per ragioni di viabilità, di accessibilità dall'area urbana e dalla regione, di clima e micro-metereologia e per introdurre un forte elemento strategico capace di spingere la riqualificazione della periferia Nord Ovest di Torino. Con i finanziamenti associati ai mondiali del '90 si costruì un tratto di metropolitana leggera (cosi si chiamavano i tram a Torino) (cfr alla voce Pinocchio) e la fermata di attestamento allo stadio, per la prima volta gli abitanti delle Vallette furono collegati al centro della Città e ai suoi servizi da una linea di trasporto pubblico su rotaia. La linea è anche il primo collegamento diretto delle Vallette con gli ospedali delle Molinette. La nuova stazione FFSS adiacente allo stadio, gli allacciamenti autostradali, il sottopasso del corso Grosseto e la sistemazione della Torino-Ceres, completano la serie di misure finalizzate alla accessibilità. Motivo non secondario della collocazione dello stadio alla periferia urbana era anche la opportunità strategica di liberare la zona di Piazza d'Armi dall'assalto settimanale delle tifoserie e di predisporre le condizioni per una tasformazione generale del polo sportivo, verde e ricreazionale di quella zona in termini consistenti con la sua forma urbana attuale. Lo scatto dei valori immobiliari nel Nord Ovest di Torino (e specificamente nelle adiacenze dello stadio) e nell'area di Piazza d'Armi è stata la migliore conferma delle ipotesi a suo tempo fatte. Le opere di infrastruttura realizzate con i finanziamenti associati ai Mondiali del 90 hanno trasformato un ghetto di periferia in un comparto urbano civile e qualificato. L'assalto domenicale delle tifoserie avviene lungo percorsi e in aree adatte (il grande piazzale di parcheggio attorno allo stadio). Gli eventuali disordini dovuti al cretinismo marginale del criminaltifo vengono controllati al di fuori della residenzialità (cosa che non era possibile in Piazza d'Armi). La Città non ha completato i programmi di riqualificazione ambientale (Parco della Continassa e ristrutturazione del polo di Piazza d'Armi). Invece di insistere per la demolizione e lo spostamento del cadente Mattatoio Civico per riscattarne l'area a destinazioni qualificanti (albergo, centro congressi, impianti sportivi correlati allo stadio, servizi per le squadre, Golf, ristoranti etc.) la Città ha ceduto alle pressioni clientelari dei macellatori prolungando la vita costosa del Mattatoio e i disagi che questo induce su una zona oramai compiutamente residenziale.I parcheggi attorno allo Stadio sono sottoutilizzati perchè la Città non è capace di far rispettare i divieti di sosta lungo il Corso Grosseto e la strada Collegno. (vedi Parcheggi) I tempi di evacuazione dello Stadio sono brevissimi (meno di due minuti in genere) e la contemporanea entrata nel traffico di 10-15000 auto provoca congestione. Sarebbe opportuno un comportamento più informato degli utenti, e la cosa sta avvenendo gradualmente con l'esperienza dei frequentatori. In particolare la Città non ha continuato l'azione impostata dalla Amministrazione Magnani-Noja per recuperare il polo di Piazza d'Armi, abbandonando progetti e approvazioni ministeriali acquisite e trascurando la potenzialità di proposte in corso di maturazione da parte di concessionari interessati: una parte importante delle positive ricadute della scelta di localizzazione alla Continassa e della realizzazione dello stadio con la pista di atletica è per il momento in stallo politico-amministrativo, come il grande progetto di parco ricreazionale e sportivo nel resto del comprensorio della Continassa. Nonostante le aggressive previsioni dei numerosi dilettanti di micrometereologia la nebbia ha bloccato una sola partita in dieci anni allo Stadio delle Alpi: le verifiche effettuate in sede preliminare (foto da satellite) che venivano regolarmente derise come uno sciocco capriccio del professore/assessore si dimostrarono giuste, clamorosamente errata si dimostrò la consolidata convinzione popolare che la Continassa fosse perennemente immersa nella nebbia. La Continassa è sul crinale fra due valli e, anche quando le nebbia fitta copre la Padania, lo stadio emerge come un'isola. La nevicata che impedì lo svolgimento della partita Juventus Torino nel 1992 rappresentò un evento eccezionale per intensità della precipitazione e ora del giorno negli ultimi 80 anni. Si commise l'errore di credere di poter battere un evento di connotazione quasi catastrofica. Ci si domanda, comunque, come mai in Svezia, Scozia, Danimarca, Norvegia, Canada si gioca regolarmente sui campi di calcio innevati e a Torino, capitale delle Alpi, no. (torna all'indice)

Contraddizione Le dialettiche politiche italiane hanno sempre rappresentato un rebus per gli analizzatori di culture diverse dalla nostra: la politica italiana segue schemi indiretti e di ambigua involuzione (Machiavelli, Vico) affatto diversi da quelli che connotano gli schemi francesi (Descartes), quelli tedeschi (Kant), quelli inglesi (Hobbes, Locke), quelli americani (Dewey). Nulla e' rimasto dopo venti secoli della ratio pragmatica di Roma Repubblicana: gli inviluppi dello Stato Pontificio e i tripli/quadrupli giochi dei Principati e delle Repubbliche italiani (Medici, Gonzaga, Borgia, Visconti, Scala, Montefeltro, Savoia, Lorena, Borbone-Parma, Genova, Pisa, Venezia) sono la struttura dei comportamenti che connotano i partiti i sub-partiti, le correnti, i super- partiti (Trifogli, Cespugli, Asinelli, Ulivi, Poli etc.).

Di questi schemi restano prigionieri per legislature, sia i cosidetti "leaders" che il popolo e i suoi vati intellettuali e giornalistici. L'attuale gabbia in Italia e' quella della inaccettabilita' "antropologica" di Berlusconi. (il fattore B. come lo chiamerebbe Ronchey). Una assunzione che in pratica impone a qualunque costo governi Dalema (uno, due, bis, tris, etc.) sempre piu' equivoci e ambigui. Governi mostruosamente allineati su trasformismi che avrebbero fatto apparire la DC di Aldo Moro di limpidezza cristallina vengono tenuti al potere da un Berlusconi, probabilmente piu' chiaro e piu' "a sinistra" di tutte le minestre Pidiessine, che pero' e' dato per indigeribile dalla sinistra (e fa di tutto, senza sforzi apparenti, per esserlo). Questa "gabbia" e' vera al centro e alla periferia e, in particolare, e' vera a Torino dove un sindaco inetto e pomposo viene tenuto in carica da una alternativa che non esiste per "posizione apriori" dei vati e degli sponsor aziendali. Il Castellani puo' permettersi qualunque scelleratezza: Giambologna, Stadio, inerzia strategica, immobilita' urbanistica, ineffficienza gestionale, subalternita' al GPT, regalie alla Juventus, ma la inaccettabilita' di alternative (c'e' solo Costa??), assunta come tesi apriori, lo inchioda alla sua poltrona e ne allarga il potere.

Emblematici i comportamenti dei due Atenei: Politecnico e Universita' che vedono chiaramente i limiti del soggetto, ma lo sostengono senza nemmeno spiegarsi, ne' riflettere, sui motivi della loro connivenza. Il guaio di questa situazione e' che per la "legge fondamentale" della subalternita' all'arroganza, la connivenza ai comportamenti abusivi e marginali di una Giunta e di un sindaco senza opposizione, deteriorera' il paradigma oltre i limiti del dignitoso e, quando finalmente ci si rendera' conto di cosa e' successo, sara' troppo tardi. Quando non sara' la dignita' amministrativa e politica quella violata, ma la stessa legittimita'. Spesso e' meglio cambiare prima e comunque. Anche se l'alternativa non piace, il vantaggio intrinseco del cambiamento travolge, quasi sempre, le ragioni di una conservazione acritica. (torna all'indice)

Contu Mario Consigliere Comunale a Torino per Rifondazione Comunista che ha raccolto una precisa documentazione sulle "palle" che la Juventus, con l'assistenza de La Stampa, di Castellani e di Corsico, ha raccontato ai Torinesi per predisporre lo "scippo" della Continassa. Contu ha fatto una conferenza stampa il 28 Gennaio 2000 nella quale ha consegnato ai giornalisti il suo documentato dossier con le "dieci bugie". L'unico risultato che ha ottenuto e' stato in piccolo ritaglio sulla Stampa del 29 Gennaio nel quale, peraltro, le "bugie" non sono nemmeno elencate. Sulla stessa pagina del giornale c'e' un ampio articolo su quattro colonne dedicato ai progetti di Bettega, Giraudo e Chiusano nella "Grande Torino". Assisteremo nei prossimi mesi a una complessa manovra del GPT per: A) salvare la faccia dopo la musata dell'8 novembre; B) recuperare il terreno perduto nella strategia di rapina alla Continassa o in Piazza d'Armi.

Giraudo continua a dire bugie sostenendo di non avere mai proposto la demolizione del delle Alpi ed e' smentito dalla sua lettera al sindaco Castellani (settembre 9, 1999).

Da registrare il silenzio del sindaco Castellani e dell'assessore Corsico (attenti lettori di questo dizionario) che dopo l'infortunio dell'8 novembre non hanno piu' rilasciato dichiarazioni. Cerchero' il documento di Mario Contu che sara' collegato da un link a questo dizionario. (torna all'indice)

Convegno si e' svolto a Torino il 9/01/2000 il convegno organizzato dall'IPSEG sul problema dell'abbattimento dello Stadio delle Alpi. Chi e' interessato a una relazione specifica me la chieda. .(torna all'indice)

Corruzione Vedi voci Quadro Storico In un paese che per trenta anni e' stato gestito da un modello strutturalmente basato sulla corruzione e sulle tangenti nessuno e' disposto a credere che lo Stadio delle Alpi sia stato esente dal fenomeno, ma i fatti sono limpidi e il tempo li ha ulteriormente chiariti. Io fui oggetto di attenzioni che avrebbero potuto essere corruttive quando venni visitato da un alto dirigente della impresa Grassetto che mi illustro' il progetto della Fiat Engineering. La sua calda insistenza nel chiedermi attenzione e le sue velate assicurazioni su cosa questo avrebbe potuto comportare come vantaggio non solo per la Citta', si prestavano ad una precisa interpretazione, ma non potevano costituire base per una denuncia di tentata corruzione. Assicurai che la Citta' avrebbe fatto di tutto perche' la scelta fosse giusta e rigorosamente informata, e cosi' lo congedai. E' molto probabile che altri colleghi della Commissione Consigliare siano stati oggetto di attenzioni e di sondaggi simili: velati e non sufficienti a istruire una denuncia per tentata corruzione. Personalmente non ho mai ricevuito pressioni dal partito socialista per influenzare le mie scelte e le mie decisioni (tranne una telefonata di La Ganga quando la Concessionaria voleva l'ingiunzione del Sindaco per motivi di pubblica sicurezza come condizione per consegnare lo stadio per i Mondiali 90 cfr voce Consegna: ma era una sua opinione ed era giusto che la esprimesse, forse non era al corrente degli altri strumenti contrattuali che avevamo a disposizione ed era preoccupato) L'unico fatto corruttivo emerso e documentato, per la stessa ammissione del responsabile, fu quello della Fiat ( Cesare Romiti) che praticava sistematicamente quel paradigma come normale istituto aziendale (cfr Fiat: Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti di Pino Nicotri, edizioni Kaos, Milano 1997). Cose analoghe possono essere avvenute anche per altri personaggi e per altre situazioni connesse alla vicenda: in altre parole puo' darsi che qualcuno si sia fatto pagare millantando credito. La cosa che posso garantire, e che e' dimostrata dallo svolgimento e dalla conclusione della vicenda e' che corruzione e concussione, ammesso e non concesso che ci siano state, non hanno mai avuto alcun risultato efficace. Chi ha pagato, se c'e' stato, non ha raccolto i frutti del suo malaffare, chi si e' fatto dare soldi, se c'e' stato, non ha mai modificato il corso di eventi che si sarebbero comunque svolti come si sono svolti. Tutto il resto sono sussurri, mormorii e sciocchi ammiccamenti, insinuazioni strumentali di soggetti sotto la pressione dell'inquisizione o, la cosa peggiore, insinuazioni implicite finalizzate della stampa torinese e battute puerili di giornalisti settari e scompetenti. Peccato che "tutto il resto" sia diventato una immagine granitica e la realta' non sia mai emersa. (torna all'indice)

Corsi (magistrato) Il giudice Corsi si e' occupato dello stadio fin dal 1988 e forse anche da prima. Ha seguito passo, passo la vicenda, ha ricevuto tutta la documentazione dalla Amministrazione della Citta', riceveva inoltre documenti, verbali e corrispondenza anche dai consiglieri dell'opposizione. Un numero che non conosco di lettere anonime delle quali ogni tanto qualcuna emergeva sui giornali torinesi erano anche inviate al giudice Corsi da varie parti piu' o meno interessate a tentare di ricattare o a strumentalizzare per ragioni elettorali la situazione. Quando mi interrogo' come "persona al corrente dei fatti" il colloquio fu lungo, cordiale, e copri' tutti gli aspetti della vicenda. Il Giudice aveva d'altra parte una montagna di miei scritti, tutti i miei atti amministrativi e la mia corrispondenza. Capii dall'atteggiamento e dalle domande che il giudice Corsi era seriamente convinto che ci fossero stati comportamenti corruttivi. Mi sorprese che le sue convinzioni fossero basate su dichiarazioni e "rivelazioni" di personaggi inquisiti per reati vari di corruzione e tangenti. Secondo questi soggetti infatti tutta la commissione di aggiudicazione era stata "comperata". Ma documenti relativi alla transazione di acquisto non ce ne erano e tantomeno riscontri alle dichiarazioni dei due. Il dr. Corsi non riusciva a spiegarsi come mai l'onorevole Martinat, dopo avere votato per 12 volte a favore del progetto Recchi, alla tredicesima votazione voto' per il progetto della Acqua Marcia e riteneva che il suo comportamento fosse stato in qualche modo "pilotato". Martinat voleva che si facesse lo stadio e gli piaceva il progetto di Recchi, che era in effetti un bel progetto, non assistito da consistente proposta gestionale, dai costi molto piu' elevati e con macroscopiche riserve nell'offerta. Vista l'impossibilita' di fare passare il progetto Recchi, alla tredicesima votazione, che sarebbe stata anche l'ultima, Martinat voto' per la sua seconda preferenza, che era il progetto della SAPAM. A me sembra un comportamento chiaro e leggibile. Per quanto concerne di nuovo la mia persona, secondo qualche mormorio e pettegolezzo qualcuno pensa che io sia stato "premiato" dai socialisti con l'incarico di addetto scientifico a Jakarta: incarico che ho avuto a seguito di regolare concorso nel quale ho ottenuto il massimo punteggio da una commissione formata da funzionari MAE e da ambasciatori poco sensibili alle istanze del PSI e dell'odiatissimo (dalla burocrazia MAE) ministro De Michelis. Ma, dettaglio ancora piu' significativo, per ottenere il colloquio ho dovuto fare ricorso al TAR Lazio perche' il MAE cercava di farmi fuori dandomi per assente ingiustificato a una convocazione mai inviata. Non sono certo le cose che succedono ai "raccomandati". Pochi sanno a Torino come sia finita la lunga istruttoria del giudice Corsi perche' la stampa non ha dato piu' notizie, e il dr Corsi non ha piu' convocato conferenze stampa: comunicare il non luogo a procedere contro un ex assessore socialista e' troppo banale. (torna all'indice)

Corsico Franco Assessore all'urbanistica della Giunta Castellani, professore della Facolta' di Architettura. Aveva ereditato due situazioni di formidabile potenziale sviluppo per la qualita' della Citta' di Torino: il comprensorio sportivo alla Continassa e la ristrutturazione del vecchio Comunale e della Piazza d'Armi per altre funzioni, ma non ha fatto nulla per portarle avanti e oggi propone invece di andare indietro, fedele interprete della linea GPT, tentando di regalare agli speculatori della Juventus lo Stadio delle Alpi molto ben confezionato. Corsico e Castellani trattano con la leggerezza di chi si ritiene "legibus absolutus" le ipotesi di cessione degli edifici di proprieta' della Citta' (Delle Alpi e Comunale) e non si sono nemmeno curati di verificarne la effettiva disponibilita': sono stati letteralmente "salvati" dal commettere reati contro il patrimonio pubblico dalla diligenza e dalla professionalita' del capogruppo di Rifondazione Comunista Mario Contu che ha svolto con molto rigore il lavoro di indagine e documentazione che sarebbe stato compito della maggioranza e della Amministrazione. Corsico oltre alla connivenza de La Stampa puo' contare anche sul conformismo e sul silenzio della Facolta' di Architettura di Torino i cui docenti hanno paura di contrariare un potenziale, interessante committente. (torna all'indice)

Cosa Loro I preconfezionatori di cls torinesi si erano consorziati ufficiosamente per ricattare la Concessionaria e alzare il prezzo delle loro forniture in un regime di cartello monopolistico. La CGP, impresa di costruzioni leader del gruppo SAPAM diretta e presieduta da Renato Rolando, costrui' in 24 ore una stazione di betonaggio "finta" utilizzando vecchi trespoli in disuso. Dopodiche' convoco' i betonatori e disse che se non avessero fornito il cls in termini competitivi la Concessionaria si sarebbe fatta il cls in proprio. Una astuzia che fu immediatamente risolvente: uno dei piu' brillanti colpi della multiforme genialita' di Renato Rolando detto Rambo. (torna all'indice)

Costo effettivo dello Stadio delle Alpi. Secondo l'offerta SAPAM e il bando pubblicato per la ricerca del concessionario, la Città avrebbe messo 30 miliardi provenienti dalla legge sui Mondiali e la Concessionaria Società dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) avrebbe messo quanto necessario al completamento dello stadio in cambio degli utili derivanti dalla gestione trentennale. La Concessionaria sarebbe stata responsabile della manutenzione (secondo un programma trentennale specificato nell'offerta) e avrebbe provveduto ad un ripristino del manufatto alla scadenza dei trenta anni. La Concessionaria scelta aveva proposto un progetto il cui costo era valutato "convenzionalmente" in 60 miliardi. Il termine "convenzionale" era importante per comprendere il senso dell'offerta. E fu importante in sede arbitrale.

Il costo del progetto come proposto dalla Concessionaria nella sua offerta è stato computato dai CTU dell'Arbitro in 98 miliardi circa.

Le stime dei CTU sui costi dell'opera realizzata danno i seguenti valori:

126,727 miliardi costo di mercato dell'opera realizzata (ovvero costo di costruzione dell'opera qualora fosse stata assoggettata a gara di appalto);

147,045 miliardi costo computato sulla documentazione fornita dalla Concessionaria.

156,135 miliardi definito come costo medio di mercato dell'opera realizzata (ovvero costo di costruzione qualora non fosse stata assoggettata a gara d'appalto);

A fronte di questi costi e valori la Città ha pagato 30 miliardi provenienti dalla legge sui Mondiali per gli stadi ai quali vanno aggiunti 13 miliardi, provenienti sempre dalla stessa legge, per l'allestimento dello stadio per i mondiali '90 e 1 miliardo e 76 milioni provenienti da fondi della Città per opere di infrastruttura. In totale 44,076 miliardi. Ai quali vanno aggiunti i costi del sistema telefonico cablato (circa 3,3 miliardi).

Cioè 47 miliardi di provenienza statale e non a carico dei contribuenti torinesi i quali pagarono per lo stadio solo le parcelle degli avvocati, degli arbitri e dei periti: un buon affare nel complesso. Anzi il migliore mai fatto dalla Citta' di Torino.

Il resto (valutabile tra i 60 a 80 miliardi secondo le valutazioni dei periti arbitrali) è stato messo dalla Concessionaria SAPAM e viene compensato dagli utili della gestione trentennale. Va registrata una omissione nel rapporto dell'Arbitro che non registra il contributo di 13 miliardi della legge Capria che la Città di Torino ha ricevuto per l'allestimento dello Stadio per le partite dei Mondiali. Solo parte di questi 13 miliardi è stato speso per l'allestimento temporaneo dello stadio per i Mondiali: il resto ha pagato opere permanenti. O meglio: molte delle opere di allestimento temporaneo sono rimaste come struttura permanente dello stadio (Sala Stampa, cablaggi tribuna stampa etc.) aumentando il valore del manufatto e la sua ofelimita'. Molti obbiettano che anche il denaro pagato da Roma è denaro pubblico e quindi non è legittima la distinzione rispetto al denaro pagato dalla Città di Torino. Vero fino a un certo punto: le tasse dei torinesi sono fortemente determinate dalle spese della Citta'. Se quei soldi non fossero stati spesi a Torino non sarebbero certamente stati risparmiati in sede nazionale, ma spesi a beneficio di qualche altra città. Lo stesso vale per i finanziamenti relativi alle opere pubbliche e di infrastruttura realizzate in occasione dei mondiali. Torino ha costruito e realizzato opere da lungo tempo in calendario necessarie e di grande vantaggio per la comunità. Spesso si è sentito dire che questa spesa non ha avuto alcuna utilità per i singoli cittadini: anche questo non è vero. Oltre al beneficio temporaneo per l'occupazione di manodopera e maestranze qualificate torinesi e per le forniture di materiali e componentistica provenienti da aziende torinesi ci sono benefici permanenti molto più importanti. Per avere una idea del significato economico e finanziario di quegli investimenti per le singole famiglie basta pensare agli incrementi dei valori immobiliari nel quadrante Nord-Ovest della Città: si tratta di migliaia di miliardi che vanno ad incrementare i patrimoni dei singoli e quindi della comunità torinese attraverso i ritorni fiscali. La Città ha inoltre avuto il vantaggio diretto dell'incremento di valore delle aree di sua competenza in quel comprensorio (Mattatoio Civico): un incremento che potrà essere riscattato quando si deciderà di procedere allo spostamento dell'impianto (già oggi obsoleto) in una area lontana dalla citta' più adatta alla sua funzione regionale. Quindi, rispetto al vasto effetto finanziario ed economico creato - infrastrutture, occupazione, benessere, incremento di valori immobiliari, qualità urbana - valutabile nell'ordine delle migliaia di miliardi, la spesa per lo specifico edificio dello stadio è stata irrilevante. Queste informazioni non sono mai state riportate in chiaro sulla stampa in omaggio al noto teorema. Dopo dieci anni sono pochi coloro che sanno quanto sia effettivamente costato lo stadio e quale sia stata la quota pagata con denaro dello Stato, quale quella pagata con denaro dei contribuenti torinesi, e quale infine la quota pagata dai privati. Nei torinesi e' stata sistematicamente e volutamente alimentata la sensazione che la spesa per lo stadio sia stata dell'ordine di diverse centinaia di miliardi, dominata dalla corruzione, totalmente a carico della Città, cosa che ha contribuito in modo determinante a creare l'insofferenza e l'indignazione che i torinesi hanno nei confronti dello stadio: un pasticcio da incompetenti (Recanatesi ne Il mal de la Cittade), lo stadio del malaffare (Bettega), una costosa follia degli anni 80 (Castellani), una vergogna (Lorenzo Mondo ne La colonna infame). Nulla di più falso.

I torinesi continuano a pensare allo stadio con la terminologia conseguente alla sensazione indotta dalla stampa: faraonico, inutile dinosauro, cattedrale nel deserto , megagalattico, ciclopico errore, lo stadio più caro, gigantismo, follia degli anni 80, stadio del malaffare (secondo l'opinione emblema di Bettega, la colonna infame di Mondo, il Mal de la Cittade di Recanatesi) etc. etc. Sarà difficile (oggi credo impossibile) scardinare questa consolidata opinione senza la potenza dei mezzi che l'hanno creata e imposta ed è un peccato perchè la sensazione negativa impedisce la utilizzazione ottimale del manufatto e il suo obbiettivo apprezzamento. Scoraggia gli investimenti ulteriori necessari a catturare tutti i vantaggi potenziali, limita o, addiritura uccide, la visione strategica degli amministratori. Un danno sostanziale enorme che può essere messo nell'ampio bilancio dei danni provocati dalla sistematica malversazione dell'informazione in Italia. Insieme al danno sostanziale dovrebbe anche essere valutato il danno in termini di inutile rabbia, frustrazione, infelicità provocato dalla informazione settaria e pretestuosa. Un danno che oggi si esprime compiutamente e drammaticamente con la ipotesi di abbattimento. (torna all'indice)

Costo allestimento Italia 90 13 miliardi circa pagati dal D.M. 65 (Legge Capria) per i Mondiali del 90. La Civica amministrazione li anticipo' dai suoi "oneri di urbanizzazione" e forse per questa ragione non compaiono nei conteggi dell'Arbitrato. La Citta' li ha poi regolarmente ricevuti dallo Stato. (torna all'indice)

Craxi Bettino non si e' mai occupato se non in modo marginale dello stadio di Torino: cercarono di coinvolgerlo le frange del PSI torinese ostili a La Ganga, ma non si fece intrappolare. Negli ultimi mesi prima dei mondiali il Sindaco Maria Magnani Noja gli chiese di usare la sua autorita' (allora indiscussa nel PSI e fuori dal PSI) per convincere Vincenzo Romagnoli a completare l'opera "nonostante" il boicottaggio delle banche e della Fiat cosa che fece con molta fermezza (comunicazione verbale del Comm. V. Romagnoli). Venne a visitare lo stadio poche settimane prima del completamento dei lavori. Durante la visita non mi rivolse la parola ed espresse apprezzamento in modo molto contenuto e senza citarmi personalmente: era di cattivo umore come sempre quando veniva coinvolto nelle beghe della servitu'. Prima del pranzo (mi pare al Cambio) venne sequestrato da Elda Tessore, Giorgio Cardetti e Marziano Marzano con i quali si apparto' per piu' di un'ora. Gli altri fuori ad aspettare incazzatissimi. Usci' di umore ancora piu' nero, mangio' e ritorno' a Roma senza scambiare parola con nessun altro. Fu uno dei tanti episodi nei quali le bande dei socialisti Torinesi si scontrarono usando lo stadio per i loro giochi di potere settario. (torna all'indice)

Credible threats (minacce credibili) Per giocare allo stesso gioco della Juventus bisogna avere la fantasia e il coraggio di proporre alternative o percorsi credibili diversi dalla subalternita'. E perche' siano credibili bisogna che abbiano una linea di fattibilita' plausibile. Con lo Stadio delle Alpi a disposizione e una borsa di danaro equivalente a quella che la Citta' ha regalato e si accinge ancora a regalare alla Juventus cosa credete che potrebbe fare il Foot Ball Club Barracuda? Mi piacerebbe vederla sviluppata questa idea: i leoni della Barriera contro i fighetti multimiliardari della Crimea! Wow !! L'animo popolare di Torino farebbe fatica a rinunciare a un sogno romantico come questo.

Bastava denunciare il tradimento della Juventus alla pubblica opinione: quando io secondo Boniperti avrei dovuto proporre al CC una delibera da un miliardo per la Juventus il mio collega Giuseppe Bracco formidabile e validissimo Assessore all'Assistenza Educazione e Sanita' lottava con il bilancio per non chiudere asili nido, mentre la Juventus pagava ognuno dei suoi calciatori con cifre che avrebbero potuto pagare 20 o 30 maestre d'asilo: potra' anche avere sapore demagogico, ma quelle erano in quel momento le situazioni in atto. Oppure bastava solo dire "fate pure" e mettere la Juventus di fronte alla ipotesi di giocare a Vercelli in uno stadio da 25 mila posti, bastava affermare con rigore che non si sarebbero dati permessi edilizi per la costruzione di altri stadi, bastava minacciare di organizzare la resurrezione della Pro-Vercelli. Tutte ipotesi molto piu' interessanti e congruenti con il vero interesse della Citta' e dei torinesi e tutti "very credible threats indeed". Ma la sudditanza e l'ansia di servire rendono ciechi e inerti i migliori fra gli uomini. E anche questo, come direbbe il Principe, e' un "understatement". (torna all'indice)

Demolizione. Fine ottobre 2008 il sindaco Chiamparino fa approvare dalla sua maggioranza, minacciando di buttar fuori i dissenzienti, una deliberazione con la quale approva il progetto del nuovo stadio redatto dall'architetto Rolla e autorizza a procedere alla demolizione del Delle Alpi. Demolizione che sarebbe affidata alla ditta Manzoni, la stessa che a suo tempo fece i lavori di scavo per lo stadio. La città di Venaria si oppone alle strutture commerciali che la Juventus vuole collocare alla Continassa e per le quali la Città di Torino aveva approvato una variante di PRG, la stessa variante a suo tempo negata alla concessionaria SAPAM. Ricomincia il tormentone dello stadio che sembra sollecitare negli amministratori di Torino i comportamenti peggiori: asservimento alla Fiat, arroganza, disprezzo per il pubblico denaro, cecità amministrativa. Ma trattandosi di un tormentone targato FIAT Juventus la Stampa cucinerà adeguatamente la vicenda in omaggio al padrone di sempre.

Il delle Alpi che grazie alla concessione trentennale non era costato praticamente nulla ai Torinesi (il costo dell'arbitrato) verrà demolito, costosamente, e rifatto spendendo almeno 300 milioni di Euro che forse potrebberio avere più utile destinazione nell'attrezzare la città per il prossimo difficile ventennio.

Denuncia La Stampa di Torino, insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin dal 1987 una campagna sistematica di aggressione nei confronti dello Stadio. Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli avvenimenti e degli articoli si vede come l'aggressione e la manipolazione continua e sistematica delle informazioni de La Stampa e della Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di sospetto, astio e insofferenza nelle quali la simultanea posizione ricattuale della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e presso i decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di "plagio" politico, e della pressione esercitata dal GPT, viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei proventi della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni su aree adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie. Con evidente indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed altrettanto evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle risorse della Citta' di Torino e dei torinesi. (torna all'indice)

Dondona Bepi Assessore all'Urbanistica e formidabile sostenitore della complessa strategia che lo stadio aveva innescato per il quadrante Nord Ovest di Torino. I risultati sono stati superiori alle previsioni: scoraggia l'incapacita' di Corsico (Assessore all'Urbanistica attuale) di perseguire a pieno la potenzialita' messa a disposizione. Si doveva abbattere il Mattatoio e recuperare all'area il suo effettivo valore territoriale a vantaggio della Civica Amministrazione. Si e' preferito cedere alla lobby dei macellatori e garantire una rendita alla categoria a spese del pubblico denaro e delle risorse del territorio della Citta'. Il professore Corsico, teorico del marketing urbano, non riesce a trasferire alla prassi le sue posizioni da carta patinata e convegno accademico.

Bepi Dondona e' morto ieri 15/Dicembre 2000: Torino ha perso un suo grande valore umano.

In memoria di Bepi Dondona.

Bepi Dondona e' stato un amico affettuoso, ho condiviso con lui i momenti piu' difficili delle battaglie in Consiglio Comunale e abbiamo insieme sopportato l'aggressione della stampa bugiarda e strumentale, di una opposizione modesta culturalmente e politicamente. Ho sempre trovato nella amicizia di Bepi un grande conforto e la forza di proseguire. Torino deve moltissimo a Bepi Dondona: amministratore geniale e saggio, spirito caustico e non conforme, memoria storica vivissima della vera cultura torinese. Un "anti-vate" in una Citta' soffocata da "vati" conformi e utili al regime. A Bepi Assessore all'Urbanistica vanno riconosciute intuizioni geniali sulla Citta' che il Piano di Gregotti e Cagnardi ha poi ripreso, fra queste quella che in particolare riguarda lo Stadio delle Alpi: fu Bepi Dondona a intuire, nel vuoto normativo e di idee seguito agli anni tristi di Novelli, la collocazione alla Continassa. Una collocazione che ha dimostrato la sua genialita' e correttezza oltre ogni modesta e incompetente critica della linea "conforme" pervicacemente e strumentalmente alimentata dal PCI e dai suoi caudatari. La visione critica e indipendente di Bepi Dondona nei confronti dello strapotere della Fiat e la sua costante denuncia dell'enorme danno che questo strapotere ha sempre comportato per Torino e per i Torinesi e' forse il messaggio che oggi conviene tenere piu' presente per tutelare la Citta'.

Voglio dedicare al ricordo di Bepi Dondona le mie fatiche politico/letterarie sulla emblematica vicenda dello Stadio delle Alpi: con grande affetto. Bepi il tuo salutare sarcasmo e la tua intelligente ironia non saranno dimenticate. Lorenzo Matteoli

(torna all'indice)

Epilogo (21 giugno 2000)

Illustri Giornalisti Torinesi!

La Giunta Comunale ha approvato la delibera con la quale viene indetta la gara per trovare un nuovo gestore dello Stadio delle Alpi.

La concessione della pubblicita' e' stata gia' "regalata" alla Juventus (un dono da circa 4 miliardi all'anno di sacrosanto denaro pubblico).

Le menti dell'amministrazione comunale stanno studiando come regalare, sempre alla Juventus di Agnelli, una concessione secolare su 100 mila metri quadrati di aree comunali alla Continassa per farci, supermercato, cinema multisala, struttura alberghiera etc. Un dono valutabile nella zona delle centinaia di miliardi di denaro pubblico altrettanto sacrosanto che per effetto della durata diventeranno migliaia di miliardi.

Silenzio rigoroso della stampa: i giornalisti di Torino offrono l'ennesimo esempio della loro stoffa di informatori a senso unico. Tengo famiglia...

Come diceva don Abbondio il coraggio uno mica se lo puo' dare. I piu' audaci presenteranno la notizia come una grande e brillante soluzione allo spinoso problema e i Torinesi, felici, si berranno la salata minestra.

Si sa gia' che la gara verra' vinta dalla Azienda Elettrica Municipale AEM per qualcosa meno di 3.4 miliardi che e' la cifra "imposta" dalla Juventus.

Per valutarla si sappia che a Milano le squadre pagano 13.5 miliardi per giocare a San Siro: la differenza fra una amministrazione venduta e una amministrazione.

La AEM trucchera' i costi effettivi nelle pieghe del suo ricco e capace bilancio e i Torinesi pagando le bollette della luce faranno il loro regalino mensile ad Agnelli per qualche generazione a venire.

Se a causa delle denunce, gia' apparse su Torino Sera, il sindaco si prendesse paura, la gara verra' dichiarata deserta o non si procedera' all'aggiudicazione e lo Stadio delle Alpi verra' gestito direttamemnte dalla struttura Comunale: un cespite potenziale di almeno 18 miliardi all'anno (dei Torinesi) diventera' un onere secco per i cittadini.

Su tutta l'operazione amministrativa scatteranno decine di denunce e la magistratura forse, finalmente, aprira' la fetentissima scatola di vermi: ci saranno giudici a Torino!!!?

Con questo stile il sindaco Castellani apre il valzer da quattromila miliardi di investimenti olimpici.

Auguri! Cordiali saluti, Lorenzo Matteoli

Facolta' di Architettura Ho ricevuto molti messaggi da colleghi della Facolta' di Architettura e del Politecnico ai quali avevo inviato l'indirizzo WEB del "dizionario". Molti di quelli che mi hanno scritto hanno manifestato "stupore e meraviglia" nell'apprendere cose che non avevano mai saputo, avendo solo letto La Stampa e appreso "per sentito dire". Molti parlano del "quadro inquietante" che emerge dal "dizionario", di una "luce inedita" sulla vicenda, di "irragionevolezza di Castellani" e della "ambiguita'" di Corsico.

Sorpresa, stupore, preoccupazione sono i sentimenti che traspaiono da tutti i messaggi. Gli amici esprimono anche indignazione e protesta. Ho ringraziato personalmente tutti quelli che mi hanno scritto e rinnovo qui il ringraziamento per la cortesia.

Vale la pena pero' svolgere qualche riflessione ulteriore sulla Facolta' di Architettura, sul suo ruolo e responsabilita' nel dibattito sui problemi della citta'.

Trovi le riflessioni a: la cultura della Facolta'

(torna all'indice)

Fassino Piero Ministro per il commercio estero con il Governo Dalema e oggi Segretario DS. Nel 1986 Consigliere Comuale e ruspante capogruppo PCI/PdS. Mi rimprovero' lo scarso (zero) entusiasmo con il quale mi adeguavo al modello consociativo imperante: "Se fossi venuto da noi prima ora non saresti in questa merda!" mi disse con patrocinio ironico di cattivo gusto in una notte di fuoco quando con Carpanini in Consiglio Comunale guidava l'assalto fazioso e strumentale delle truppe cammellate. Quando visito' con me lo stadio nel 1990 rimase sinceramente ammirato dall'opera. E dal fatto che io fossi sopravvisuto alla vicenda amministrativa, ma durante la vicenda stessa Fassino era completamente conforme al paradigma del PCI/PdS: muro contro muro, franchi tiratori, imboscate, processi fittizi, deformazione strumentale della realta', insinuazioni e insulti. Non rinunciava mai a un tocco di volgarita' nella aggressione del Sindaco Magnani Noja. Ho seguito alcuni suoi interventi alla camera nel suo ruolo di Segretario DS. Non e' cambiato: "grida" con voce forzata le sue invettive come se volesse convincere se stesso, costruisce i suoi argomenti su assunzioni faziose e su deformazioni della realta'. Attribuire alla controparte posizioni comodamente sciocche per confrontarsi con tesi facili da demolire e' una tecnica che insegnavano alle Frattocchie difficile da abbandonare anche dopo il guado alla socialdemocrazia. Se Piero Fassino fara' carriera la fara' grazie alla pochezza delle sue attuali controparti. (torna all'indice)

FFSS Vedi Accessibilita' (torna all'indice)

Fiat Engineering Societa' del Gruppo Fiat che venne esclusa dalla gara (Vedi Programma Economico e Finanziario) per madornali errori nell'offerta: probabilmente dettati da eccesso di presunzione. Tentarono di corrompere un membro della Commissione aggiudicatrice che pero' non voto' per il loro progetto. Tentarono ancora di fare annullare la Delibera con la quale era stata scelta la Concessionaria mandando in rappresentanza di Juventus FC e Torino Calcio Chiusano e Nizzola a offrire al Sindaco Cardetti lo stadio con la pista. La posizione delle due squadre a favore della pista uccise definitivamente ogni mio tentativo di fare uno stadio senza pista. (torna all'indice)

Fiat Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti (Pino Nicotri, Kaos Edizioni 1997) Alcune citazioni dall'interessante e intenso volumetto di Pino Nicotri riguardano in modo indiretto lo Stadio delle Alpi, e consentono qualche riflessione ex-post.

A pagina 126 " - l'incontro [tra Cesare Annibaldi, Antonio Mosconi, e i dirigenti comunisti veneziani Morandina e De Piccoli] era dovuto al fatto che la Fiat voleva tentare di riciclare a Venezia, in localita' Tessera, a ridosso dell'aeroporto, il costoso progetto di nuovo stadio torinese trombato in casa dalla concorrente Acqua Marcia. "Ricordo che l'allora presidente della Juventus Boniperti" per tentare di risolvere il problema, "aveva raggiunto un accordo con il presidente del Venezia Calcio, che se non erro era in serie C, di un'assistenza tecnica per fare in modo di portare il Venezia al piu' presto a livelli competitivi - "

A pagina 133 " - Tema dell'abboccamento [Mosconi, Montevecchi, Salvagno, Covolo] il megaprogetto del nuovo stadio veneziano, che l'amministrazione comunale intendeva affidare con trattativa privata alla Fiat desiderosa di riciclare il megaprogetto torinese " -- " In un altra intercettazione piu' fortunata, i carabinieri riuscirono a registrare i dialoghi fra Montevecchi e vari manager, tutti soddisfatti degli ultimi sviluppi della questione stadio: lo avrebbe costruito la Fiat, pero' le varie azien de locali avrebbero ristrutturato una dozzina di impianti sportivi gia' esistenti" -- " Alla fine dell'Expo e quindi anche dello stadio e del metro' sublagunare non se ne fece niente. La Fiat dovette accontentarsi della ristrutturazione dello stadio gia' esistente, il vecchissimo Penzo, i cui costi pero' lievitarono vistosamente assieme alle polemiche."

Il libro di Nicotri dovrebbe aprire gli occhi ai Torinesi sul vero ruolo della Fiat nella vita della loro citta': quello era l'ambiente nel quale lo Stadio delle Alpi venne realizzato contro tutti i tentativi di disturbo e le forzature messe in atto dalla grande centrale corruttiva torinese della Fiat. Immaginiamo cosa sarebbe successo se, per un tragico errore, la commissione aggiudicatrice avesse scelto il progetto Fiat Engineering: nessuna forza avrebbe potuto resistere al successivo saccheggio da parte delle truppe cammellate agli ordini di Romiti & C. Proprio come adesso sta succedendo: solo che il sindaco Castellani non imposta nemmeno un blando tentativo di resistenza. Anzi appare felice di cedere su tutta la linea. Letta oggi e' incredibile la supponenza di Romiti che fa scrivere, nella sua biografia "dettata", che ordino' ai suoi di ritirarsi dall'affare stadio appena ebbe la sensazione che ci fossero di mezzo "mazzette". Vero che la biografia veniva dettata dal Romiti "prima maniera" non da quello "dopo la svolta di Milano".

Alla luce di queste informazioni compiutamente disponibili a solo partire dal 1993/94 la vicenda dello Stadio delle Alpi acquista una ulteriore, importante, valenza: con lo Stadio delle Alpi per la prima volta a Torino viene sconfitta la potente macchina corruttrice della Fiat e la Citta' viene tutelata dagli amministratori contro il sistematico, impunito, saccheggio della Azienda e contro la collusione della stampa locale.

Il libro di Nicotri getta anche una luce sui veri motivi del settarismo e della acredine dei media torinesi nei confronti della vicenda e degli uomini che l'hanno condotta: chi sgarra deve essere punito. E' una regola precisa e nota alla professione "torinese" che la applica, ancora oggi dopo dodici anni, con ansiosa diligenza. Way beyond the line of duty.

Interessante anche notare i sinergismi di Boniperti che concorda con il Venezia Calcio una azione per riqualificare la squadra in vista dell'affare stadio: in seguito l'uso strumentale della Juventus per fare business venne notevolmente incrementato fino alla attuale apoteosi dove Giraudo/Fiat praticamente detta a un Castellani totalmente annichilito le condizioni multicentimiliardarie dello "scippo della Continassa".

Dalla introduzione del libro di Nicotri "Fiat Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti" (Edizioni Kaos Milano 1997):

"Delude profondamente constatare che la Fiat, cioe' la realta' industriale che in quasi un secolo di vita piu' ha dato al Paese (e che dal Paese piu' ha preso), la massima azienda Italiana, il Grande Gruppo che davvero avrebbe potuto e dovuto aiutare l'Italia a divenire "europea", in realta' si e' sempre fatta i fatti suoi: incassando i profitti e addebitando allo Stato e all'intera societa' i deficit. Nei fatti, ha pensato essenzialmente a se stessa, e piu' con la peggiore grettezza torinese che con la migliore grandeur parigina. Palazzo Grassi, la Fondazione Agnelli, il "recupero" del Lingotto, il panem et circenses juventino, e l'Italia e' servita: tutto qui."

Un trattamento troppo generoso quello di Nicotri: non si tratta solo di egoismo e di grettezza della Fiat, ma qualcosa di piu' serio e grave. La Fiat con l'uso strumentale della stampa, con la collusione della professione giornalistica di servizio, con i comportamenti strategicamente arroganti delle societa' e dei soggetti che controlla, crea forzosamente le situazioni che le consentono enormi speculazioni a danno della Civica Amministrazione, dei cittadini e della Societa' Nazionale tutta. La Fiat non dialoga: impone. Si compra la concorrenza, e quella che non puo' comperare distrugge, per operare in regime di forzato esclusivo monopolio imponendo i suoi prezzi, i suoi modi, i suoi uomini, le sue speculazioni e le sue rapine. La Fiat ha di fatto espropriato da sempre i torinesi dell' ambiente, del patrimonio e dei diritti, trattando i rappresentanti della Citta' come burattini servili. La democrazia diventa una barzelletta e i guadagni del Gruppo vengono realizzati con enorme danno per la civica Amministrazione e per i torinesi. In effetti non si tratta di profitti, ne' di leciti guadagni, ma si tratta di arricchimento indebito e locupletazione.

Torino e' diventata, sotto il prepotere dell'Azienda una citta' povera, culturalmente di secondo ordine, e i torinesi dei soggetti a sovranita' limitata. Il danno che lo stilefiat ha comportato, da sempre, per Torino e' enorme in termini di denaro e, sul piano etico e culturale, di portata storica. Un danno che richiedera' diverse generazioni per venire sanato. Una ipotesi che allo stato attuale non si pone perche' richiede, come condizione iniziale e ineludibile, l'eliminazione della sua causa originale. (LM) (torna all'indice)

Fifa Federation Internationale des Football Associations: grandi rapinatori internazionali.

Franchi Tiratori Vedi alla voce Carpanini Domenico PCI che ne era l'organizzatore. (torna all'indice)

Galasso Andrea Assessore al Legale al tempo della delibera per la Concessione e per tutta la vicenda Stadio, poi Assessore all'Urbanistica. Leale e onesto combattente delle battaglie consiliari, vittima con me di aggressioni settarie di Carpanini et al. in Consiglio Comunale e amministratore geniale: fu lui a pensare il meccanismo amministrativo della Concessione di Costruzione e Gestione che consenti' alla Citta' di realizzare lo stadio senza oneri per i cittadini torinesi. Il punto di vista attuale di Andrea Galasso sulla vicenda potete leggerlo in una lettera integralmente da Tuttosport ieri. Nell'intervista a La Repubblica del 7/12/99 Andrea Galasso e' ancora piu' esplicito evocando la plausibilita' di un interesse della Procura della Repubblica alla vicenda. (torna all'indice)

Gara Prima di procedere al bando della gara per la ricerca di una Concessionaria interessata, la Città di Torino aveva sentito se le squadre fossero interessate all'ipotesi. Al tempo della proposta non si prevedevano finanziamenti dello Stato, ma la Civica Amministrazione era disposta a investire per la costruzione di un nuovo stadio una cifra corrispondente all'ipotetico costo della ristrutturazione del Vecchio Comunale: 30 miliardi. Non una lira di più aveva assicurato il Sindaco Cardetti in Consiglio Comunale. Le squadre e i relativi sponsors avevano declinato la proposta sapendo bene che se la Città avesse costruito uno stadio nuovo questo sarebbe stato comunque il "loro" stadio. Perchè dunque assumersi la responsabilità, le grane, la fatica di intraprendere...? L'opinione "qualificata" torinese era che la Civica Amministrazione non avrebbe trovato nessuno disposto a costruire lo stadio con la formula 30 miliardi più la gestione trentennale. Pochi erano a conoscenza del valore della pubblicità e, senza questo dato, i conti non tornavano. Bastava aspettare, divertirsi a vedere la ridicola figura dell'assessore di fronte a una gara deserta e quindi prendere la Città per la gola quando il tempo disponibile non avesse concesso altra scelta se non l'abbuffata della licitazione privata: una procedura che le bande dei costruttori torinesi governavano, da sempre, alla grande. Le imprese e gli sponsors torinesi diventarono più nervosi quando nell'ambiente si cominciarono a fare i conti giusti e quando Bastino si diede da fare per trovare una impresa disponibile a partecipare con lui. La gara era oramai indetta e quindi bisognava correre. All'inizio ci fu un disperato arrembaggio per agguantare Bastino come socio e Bastino, di fronte all'assedio, diventava sempre meno disponibile aumentando le sue pretese. Di colpo, per qualche incomprensibile motivo sembrò che nessuno fosse più interessato a Bastino tanto che questo riuscì a malapena a firmare un accordo con l'impresa non torinese. Alla scadenza vennero presentate ben otto offerte e la Commissione nominata dal Consiglio si mise al lavoro presieduta dal Vicesindaco ing. Aldo Ravaioli. Durante i lavori, che si svolsero per diversi mesi, negli ambienti dei costruttori torinesi veniva fatta girare la voce che la gara avrebbe dovuto essere annullata per presunte "irregolarità". La Commissione esaminò le proposte, le selezionò, si fece fare analisi critiche dai tecnici degli uffici comunali (ragioneria e ufficio dell'ingegnere capo). Stabilì una serie di parametri di valutazione per i diversi aspetti dell'offerta e sulla base della somma dei valori attribuiti da ogni commissario ad ogni parametro venne stabilita una graduatoria. La Commissione aveva però deciso che oltre alla graduatoria quantificata la scelta sarebbe stata fatta mediante votazione da parte dei singoli membri. La SAPAM era risultata prima della graduatoria seguita da Fiat e da Recchi. Nel voto finale la SAPAM vinse con la maggioranza di un voto dopo ben tredici votazioni. La vittoria per mezzo di una votazione a maggioranza fu ritenuta in qualche modo indegna e sicuro segno di manipolazione: nessun giornale ha mai riportato il dato sostanziale e cioè che nella classificazione parametrica la SAPAM era al primo posto. Scegliere mediante votazione una Concessionaria diversa dalla prima classificata nella valutazione parametrica avrebbe messo la Commissione in enorme difficolta': nessuno sembrava preoccuparsi di questo dettaglio. Questo aspetto della vicenda amministrativa è sempre stato ingiustamente punito dall'informazione torinese e illustrato in modo parziale: il verbale della commissione giudicatrice nel quale sono riportate le motivazioni della scelta e le critiche ai diversi progetti è stato ignorato perchè conteneva elementi umilianti per la Fiat Engineering e gli altri imprenditori torinesi. Quasi tutte le offerte avevano elementi irrecuperabili di autocondanna. In particolare, clamorosamente, tutte le offerte delle imprese torinesi. Alcune carenze erano talmente grossolane da indurre la sensazione che fossero state volute. La Fiat Engineering chiedeva il risarcimento da parte della Civica Amministrazione qualora la gestione dello stadio si fosse rivelata passiva e non inviava il programma economico finanziario che era specificamente richiesto dal bando , Recchi escludeva dall'offerta parti importanti del manufatto, il Consorzio Costruttori torinesi proponeva il finanziamento mediante la vendita di biglietti riservati (facendo quindi pagare quota parte dello stadio alle squadre). Franco Borini (vedi alla vocde Borini Marco) correggeva una quotazione di offerta inaccettabile con una lettera alla Città inviata dopo i termini di scadenza e dopo l'apertura delle buste dei concorrenti. L'impresa di Perugia si rifiutò di inviare la fidejussione finanziaria richiesta. Il bando di gara aveva, per parte sua, un grave difetto: non dichiarava esplicitamente che la gara sarebbe stata valida anche in presenza di una sola offerta. Se ci fosse stata, come sola offerta valida, quella dell'Acqua Marcia la gara avrebbe dovuto essere considerata deserta. Se la gara fosse andata deserta la Città avrebbe dovuto procedere a nuove deliberazioni e data la ristrettezza dei tempi avrebbe dovuto aggiudicare il contratto per mezzo di una gara a licitazione privata: notoriamente una festa per il sistema interconnesso delle imprese torinesi in quegli anni. La Civica Amministrazione venne salvata dalla presenza di una offerta valida (oltre quella della SAPAM) proveniente da un costruttore non torinese (Bocci di Teramo). Bocci proponeva uno stadio che sarebbe costato molto meno di quello della SAPAM (35 miliardi) ma non aveva struttura gestionale credibile. (torna all'indice)

Giornalisti Il rapporto con la "stampa" è stato il più difficile: assaggiare il "quinto potere" e verificarne l'infernale perversa capacità, osservare da vicino la stupidità crudele, l'arroganza, la superficialità ciabattona, la disponibilità servile associata alla presunzione, è prova amarissima. Difendere la libertà di stampa, a tutela di questa abiezione professionale, è un dovere da compiere 'nonostante tutto' e proprio per questo con maggiore consapevolezza. Denunciare una situazione pericolosa per la democrazia e per la libertà della nostra società è un impegno da assumere con coraggio dalla sinistra vera. Inizio la raccolta con la mia lettera a Recanatesi giornalista de 'la Repubblica' che il direttore della sezione torinese, Salvatore Tropea, non ha voluto pubblicare: non so se per timore di Recanatesi, notoriamente amico di "Eugenio", o per altro motivo. Recanatesi scrive menzogne, parla di cose che non conosce, non ha letto le deliberazioni della Giunta e i documenti originali non sa nemmeno cosa siano: però insulta, offende, pontifica goffamente dettando in modo errato le cose da farsi. Dopo questo articolo amici, colleghi, compagni mi hanno guardato con tristezza, imbarazzo, riserva. Gli avversari con disprezzo. I miei figli con incredula costernazione. E questa e' stata la cosa peggiore. Seguono Suttora e Pia Luisa Bianco che assumono il testo di Recanatesi come una testimonianza di verità indiscutibile e proseguono l'esercizio di arroganza e presunzione, senza curarsi di verificare le fonti, conoscere e documentare i fatti. Tutti e due facendosi strumentalizzare, utili idioti, dalle logiche della giungla torinese. Ci si può chiedere se gli articoli di questi giornalisti siano stati scritti su commissione o se siano invece il prodotto di scadente costume professionale: non so quale delle due cose sia peggio. Una comunque non esclude l'altra. Bairati fu un triste esempio di intellettuale moralista e ignorante: non sfugge alla tentazione di marcare, senza la minima conoscenza di fatti e cose, la "vergogna della Continassa" e si avventura incautamente in cose che non sa e che conosce solo per aver letto i precedenti ciabattoni della sua stessa scuola giornalistica. Sente però il dovere di confermare la sua convinzione, che lui stesso, scrivendomi personalmente, ammette non essere documentata: non conosce, ammette di non sapere, ma conferma le sue convinzioni. Stupido o disonesto? Il guaio è che questi, ancorche' meschinelli, sono letti da centinaia di migliaia di persone che non hanno alcuno strumento per verificare, documentare, conoscere, e che sulla base dei loro scritti si formeranno opinioni, convinzioni, idee. A fronte di questo massacro della verita' l'assessore dispone solo di una xerocopiatrice e l'art. 8 della legge 42, regolare barzelleta di tutti i corpi redazionali. Ti sfidano alla querela con arroganza, sapendo bene che la diffamazione a mezzo stampa è un reato coperto da ampie garanzie per chi lo commette: una querela vale decine se non centinaia di milioni in pubblicità per il giornale, costa milioni e sofferenze crudeli al diffamato e, alla fine, trionfa il diffamatore che deve solo dimostrare la "plausibilità" delle sue affermazioni. Ecco dunque quello che, senza nessuna esitazione, va denunciato come 'fascismo dell'informazione': un piccolo gruppo, senza deleghe, senza verifica elettiva, senza abilitazione professionale credibile, si permette di "de-formare" l'opinione pubblica manipolando l'informazione, tacendo o deformando i dati, tacendo le cose non "conformi" e inventando tranquillamente quanto fa comodo per dimostrare il "teorema" o il compito. Una vera incivile violenza terroristica. La pubblica opinione manipolata, contorta, avvelenata, eleggerà poi i suoi rappresentanti nella macchina del governo:.. il vero e invincibile Mal de la Cittade.

A questo punto una riflessione si impone: non e' obbiettivo, ne' corretto bollare una intera categoria senza distinzioni e senza eccezioni. Mentre non ci puo' essere alcuna comprensione per l'abiezione dei Pulitzer della falsificazione strumentale e servile, ne' per l'arroganza della superficialita' e penso a Mondo, Recanatesi, Cannavo', Suttora, Bianco P.L., ci deve essere un atteggiamento completamente diverso per i ranghi "minori" del corpo redazionale e per i giovani. I giovani (e non tanto giovani) soffocati dalle veline, esplicite o implicite, dei "capi", costretti alla camicia di forza imposta dalla linea padronale, fanno quello che possono. E sono anche da ammirare quando vedono, dal fango della loro trincea, la smagliante carriera e gli incarichi di prestigio che sistematicamente premiano le livree e l'arroganza dei "torinesi". E penso a nomi come Borghesan, Paviolo, Tropeano, Ravezzani e tutti gli altri che quando scrivono obbiettivamente cose giuste e vere, non vengono pubblicati, o se vengono pubblicati vengono traditi da un "titolo" imposto dal "capo" che stravolge il contenuto dell'articolo. Esempio sublime fu la titolazione de La Repubblica in occasione dello scandalo del Centro commercialeLe Gru di Grugliasco: Grugliasco Crocevia di Tangenti, era il titolo, ma su mezza pagina, a fianco del titolo, c'era la mia fotografia con Maria Magnani Noja e lo Stadio delle Alpi che con Grugliasco non c'entravano proprio nulla. Andando a leggere l'articolo si scopriva che ci si era finalmente resi conto di alcune delle ragioni per le quali il nuovo stadio non era stato collocato a Grugliasco, come invece suggeriva il PCI di allora. La associazione insultante e diffamante del titolo e delle foto era inequivocabile e smaccata: Matteoli, Magnani Noja, stadio, tangenti. Come si definisce questa operazione giornalistica? Ma chi e' il responsabile? Non certo chi ha scritto l'articolo giusto e corretto. Ma chi stabilisce i titoli? Nessuna risposta alla mia lettera di protesta. Forse Salvatore Tropea ne sa qualcosa. (torna all'indice)

Giro di Boa! La Repubblica del 7 Dicembre inaugura una nuova linea! con articoli di Marco Travaglio, Vera Schiavazzi, intervista a Carpanini e ad Andrea Galasso si denuncia la arroganza e la protervia della Juventus, si denunciano le bugie sistematiche finalizzate allo scippo della Continassa, si ricordano le responsabilita' di Carraro, Chiusano e Nizzola per la pista. Si ricordano le battute entusiastiche sul delle Alpi del principe "prima maniera". Si denunciano i pasticci e le bugie (strategiche e finalizzate all'esproprio) della Stampa sui costi di manutenzione, si cita il conteggio sulla spesa di 536 miliardi per risparmiarne 18. Era ora! (torna all'indice)

Giraudo Antonio Amministratore Delegato della Juventus FC Il principale responsabile della "caduta" di gusto e di buon senso della squadra "idolo" torinese. Convinto "celodurista", infatuato dall'etica Romitiana del profitto e del guadagno a tutti i costi, sotto la pressione competitiva di dimostrare all'ambiente Fiat le sue capacita' manageriali e le sue doti di amministratore aggressivo, ha strafatto, scatenando una campagna per lo scippo della Continassa con il supporto della Stampa d'ordine, utilizzando [o implicitamente suggerendo] senza scrupoli le battute irresponsabili del sindaco e le dichiarazioni dello stesso Principe. Il colpo da oltre 1000 miliardi di valori immobiliari, patrimoniali e di concessioni era quasi in porto e le ultime intese erano state raggiunte, alla fatidica data dell'8 settembre 99, in un incontro praticamente privato con il sindaco Castellani, tramite i buoni uffici dell'Assessore Corsico che aveva predisposto i necessari preliminari dell'importante protocollo. (la riduzione da 100 mila a 65 mila metri quadrati e' stata una piccola sconfitta, ma i 100 mila erano stati chiesti in previsione di uno "sconto").

Giraudo ha fatto i conti senza l'orso e senza l'oste e senza la matita, ma non e' questo il suo errore piu' grave.

Una squadra di calcio come la Juventus non e' una macchina utensile e nemmeno uno stabilimento industriale o una banca. Il suo valore non e' solo legato alle proprieta' immobiliari, alla classifica della serie A e ai polpacci dei terzini e delle ali passanti: c'e' un legame dominante nell'equazione ed e' il legame affettivo con la Citta' e i tifosi. Un legame "culturale" si sarebbe detto una volta. La Juve e' forte perche' dietro ha Torino e la sua storia con Torino. I tifosi della Juve vogliono una squadra vincente, ma vogliono anche una squadra pulita, civile e rispettosa dei rapporti con la Citta'-madre e cioe' con loro stessi. Una squadra business,"mercenaria", arraffona e avida, che specula con arroganza e si appropria senza scrupoli dei patrimoni della collettivita', perderebbe rapidamente il supporto dei fans e con questo la spinta carismatica che la fa vincere, o che la fa perdere con dignita' sportiva. Una squadra che offende sindaco e amministratori, che usa la Citta' e la sua debolezza per arricchirsi alle spalle dei Cittadini, dopo pochi mesi disgusterebbe la sua base di supporto/affetto. Invece del formidabile, scatenante rombo JU.VE'-JU.VE'-JU.VE', ci sarebbe un imbarazzato silenzio, mormorii e, al primo errore, una bordata inarrestabile di fischiate e insulti. Fine della gloria. E' breve il passo dall'entusiasmo al rifiuto e al disprezzo per i tifosi e nulla e' piu' efficace del "tradimento" per indurlo.

Basta leggere la delusione di Andrea Galasso e la rabbia di Carpanini, controllatissimi prototifosi Juventini, per capire cosa succedera' fra qualche mese alla grande massa di tutti i tifosi Juventini. Oggi possono ancora sbeffeggiare il sindaco dalle curve del Delle Alpi, ma per poco tempo ancora.

Giraudo ha visto la efficacia della sua aggressione moltiplicata dalla dabbenaggine del Sindaco e dalla troppo facile disponibilita' dell'assessore all'urbanistica Corsico e ha perso qualunque ritegno: trascinato dal successo e' andato in terreni pericolosi facendo pubblicare informazioni false, tendenziose e allarmistiche. Seriamente aggravate dallo scopo di lucro (cfr articoli sui costi della ri-tesatura e sulla sicurezza delle strutture al Delle Alpi su La Stampa). Ha chiesto con ingordigia mentre era forte debitore, alla fine la corda si e' rotta. Vecchi e solidi proverbi italiani avrebbero dovuto assistere Giraudo nella sua galoppata senza senso: chi troppo vuole nulla stringe.

Un bravo manager controlla i numeri, ma il vero leader insieme ai numeri controlla gli affetti e sa che con i soli numeri non si vince. Una nozione totalmente estranea all'ambiente Fiat abituato da sempre a sciagattare gli amministratori/servi e a distruggere, con lo strapotere dei suoi giornali e dei giornalisti d'ordine, qualunque obbiettiva e giusta resistenza ai suoi "ukase".

Con il prossimo clamoroso "buco" di Borgaro ad Antonio Giraudo non restera' che una scelta: dimettersi. Ma il Principe generoso, ma drastico, lo salvera' promuovendolo alla direzione generale di qualche filiale Fiat in Namibia. Un clima favoloso a Nkarapamwe! Giraudo Antonio e' stato imposto alla Juventus da Umberto dopo una avventurosa fine del suo rapporto con l'IPI: una tara di origine che ne potrebbe marcare la fine. (torna all'indice)

Giunta e Sindaco Riporto in questa voce alcune note e pro omemoria da me presentati (ufficialmente e con regolare protocollo) alla Giunta di Torino e al Sindaco. Risulta bene da questi atti la mia posizione di Assessore che cercava da una parte di garantire il completamento dell'opera e dall'altra di tutelare la Citta'. Ero logorato dalla aggressione personale e sistematica della stampa e non godevo della fiducia di molti membri della giunta, la Concessionaria mi identificava con la perversione e con l'arroganza burocratica. Si nota la differenza fra la mia posizione 1989 (la prima nota in occasione della crisi Schlesinger) e la mia posizione 1990 della seconda nota. Superata la crisi Schlesinger si erano chiariti molti punti e potevo impostare una posizione assai piu' sicura. Ma se non fossi stato negoziale nell'89 forse lo stadio non si sarebbe completato. In una mia nota alla Giunta in occasione della crisi del 1' Aprile 1989 cercavo di individuare una soluzione fra la aggressione della Concessionaria, oramai messa alle corde dal blocco creditizio imposto dalle banche timorose dei "poteri forti" e la sordita' della Giunta terrorizzata da una vertenza che aveva sulla stampa una continua eco negativa che impediva una qualunque ragionevole gestione dei rapporti con la Concessionaria stessa. Io cercavo una linea di mediazione, ma le due posizioni erano troppo lontane e la Concessionaria probabilmente cercava la rottura. Come dimostro' la successiva impennata delle sue richieste da 30 a 90 miliardi. Era il momento piu' cupo della vicenda.

Questo promemoria chiaramente interlocutorio, con l'appendice propositiva finale, che apriva una ipotesi di dicussione su 30 miliardi circa di delta costi mi valse lo sputtanamento completo sulla stampa torinese: la caratteristica interlocutoria sfuggiva completamente alla loro lettura. Secondo il paradigma imposto dal Teorema del PCI e fatto proprio dai giornalisti di regime, io ero chiaramente al soldo della Concessionaria. In realta' la mia posizione interlocutoria e propositiva consenti' alla Concessionaria di negoziare un finanziamento di 40 miliardi a Londra e con quei soldi si fini' lo Stadio. La soluzione dello scontro venne poi con la linea di fermezza suggerita dalla mia amica noto e quotato avvocato di Milano: Schlesinger non aveva "titoli" per le sue richieste e tutto venne rinviato all'arbitrato finale. Il cantiere non venne mai fermato. (vedi Arbitrato) Nella mia nota alla Giunta 15 mesi dopo. La crisi Schlesinger e' stata superata, la posizione della Concessionaria si e' notevolmente indebolita e le sue rivendicazioni appaiono ora in tutta la loro strumentalita', lo stadio e' consegnato, i Mondiali sono finiti e si deve impostare l'Arbitrato: questo e' il mio documento alla Giunta e al Sindaco che riassume tutta la vicenda e che imposta la posizione della Citta' per le successive fasi arbitrali (il documento e' a disposizione di chi lo richiede) .

Avevo buone informazioni sul costo effettivo dello stadio: la perizia arbitrale lo confermo' con buona approssimazione (126 miliardi). L'ultimo paragrafo del mio promemoria era a dir poco "profetico". La posizione della Citta' all'inizio dell'arbitrato era forte, avevamo un cavallo vincente che, infatti, vinse. (torna all'indice)

Grosso (consigliere PCI) Consigliere del PCI/PdS che si distinse per particolare maramalderia nel processo di chiara marca fascista che mi venne fatto la notte dal 3 al 4 Aprile 1989: senza conoscere i delicati aspetti della vicenda, assumendo come dogma il dettato di Novelli sulla pubblicita' allo Stadio, mi diede platealmente del deficiente o, in alternativa, del ladro. Le argomentazioni volgari, la superficialita' e le falsificazioni del consigliere Grosso vennero apprezzate da Vittorio Chiusano di Caissotto. Mario Federico Grosso dopo dodici anni continua a sostenere "il teorema del PCI" citando cifre sbagliate, dati errati (si riferisce ancora a un concorso appalto perche' non e' ancora riuscito a capire che si trattava di concessione di progettazione costruzione e gestione), insinuando corruzione e tangenti e accusandomi esplicitamente adducendo come "prova" della mia colpevolezza il fatto che "sono andato in Australia". Grosso ignora che vengo regolarmente a Torino due o tre volte all'anno, faccio lezioni al Politecnico, organizzo convegni in piena pubblicita'.

La posizione di Grosso e' analoga se non identica a quella di Boffano, e valgono quindi le considerazioni svolte per quella occasione mutatis mutandis. Grosso si vanta di avere fatto diversi esposti alla Procura della Repubblica sulla vicenda dello Stadio, ma si dimentica di dire che i suoi esposti sono stati tutti sistematicamente archiviati, dopo approfondita indagine, quando nei confronti di assessori socialisti non c'erano certamente sentimenti di affetto nelle Procure italiane e men che meno in quella di Torino. Archiviazioni che avrebbero dovuto insegnare qualcosa al Grosso: o accetta la banale conclusione che i suoi esposti non erano sostanziati (trattavasi di palle in altre parole), oppure deve fare altri esposti nei confronti dei magistrati che lui, per ovvia logica esclusione, ritiene conniventi con me.

Se non procede in questo senso gli resta una sola cosa da fare: prendere atto e tacere. Sarebbe piu' onesto se si scusasse e congratulasse con me, ma questo sarebbe il comportamento di una persona civile e di intelligenza normale. Grosso e gli altri compagni come lui sono la valida ragione per la quale e' legittimo e doveroso sospettare della socialdemocraticita' dei diessini: arroganti sono stati da sempre e arroganti saranno sempre. (torna all'indice)

Gruppo di Potere torinese Si tratta della implicita, ma sistematica, collaborazione delle imprese torinesi, della Fiat, della Stampa e della Repubblica, degli Istituti Finanziarii e delle grandi banche finalizzata alla protezione/acquisizione monopolisitca del mercato torinese delle opere pubbliche e in genere dei grandi investimenti commerciali e industriali. Il GPT opera anche per "istruire" condizioni di profitto e lucro privilegiate per gli aderenti. Gli organi di informazione, e i loro "vati", predispongono i sentimenti dell'opinione pubblica (indignazione, preoccupazione, scandalo, esecrazione, gioia, entusiasmo, plauso) necessari ad allontanare gli intrusi e a premiare i "buoni". Il potere politico e amministrativo interpreta poi correttamente i sentimenti della popolazione e opera conseguentemente. Il GPT opera senza regole scritte e senza struttura esplicita: per spirito di corpo, per rispetto della "Torinesita'", per la tutela degli interessi di Torino come interpretati e rappresentati dalla informale ectoplasmatica entita'. Questa idea potrebbe anche essere una sindrome paranoica di qualcuno "escluso" dal GPT, ma basta verificare statisticamente negli ultimi 50 anni quante imprese non torinesi sono riuscite ad operare nel "territorio" del GPT. e quale fine hanno fatto quelle che ci hanno provato. I due esempi piu' significativi e recenti sono il Palazzo di Giustizia e lo Stadio delle Alpi: il Palazzo di Giustizia (Recchi) ha una buona immagine sulla stampa e nonostante le incredibili vicende della gestione del contratto (tempi, costi, varianti) non c'e' stata la mobilitazione negativa delle penne organiche. Tutto diverso per lo stadio: nevvero? La linea operativa del GPT e' pervasiva e si basa su correlazioni antropologiche, non e' necessario "chiedere": il giornalista "omologo" capisce subito e quelli veramente "bravi" anticipano addirittura la necessita' e colpiscono con durezza spietata e preventiva. In un virtuale fantastico librone inesistente si accumulano i punti di merito in base ai quali verranno poi promossi. Volendo altre storie illustrative del funzionamento del GPT basta scorrere la cronaca oramai cinquantennale della "metropolitana", nella dimensione "micro" l'aneddoto dei preconfezionatori di cls torinesi sconfitti da Rambo (vedi alla voce Rolando Renato), la decisione dell'Impresa Recchi di ritirare l'offerta fatta alla SAPAM per la costruzione dello stadio per timore di ritorsioni da parte della "piazza" torinese. Giovanni Porcellana ricordera' certamente la gara per la messa a norma degli edifici comunali e la strutturata "diserzione" a scacchiera della medesima da parte delle imprese torinesi. Il GPT guadagna potere e denaro e Torino si inaridisce imprenditorialmente e culturalmente. I due esempi piu' sublimi di adesione "organica" al GPT sono stati quelli di Recanatesi (con il suo ignobile articolo Il Mal de La Cittade) e quello di Lorenzo Mondo (La Colonna Infame) pubblicato in seguito alla dichiarazione del Sindaco Castellani che lo stadio era da abbattere: il compito era per Recanatesi punire la violazione territoriale e per Mondo istruire le condizioni per il grande bottino immobiliare e territoriale alla Continassa.. (torna all'indice)

Hutter Sergio architetto in Torino. Capo del gruppo che progetto' lo Stadio delle Alpi. Sergio Hutter ha molto sofferto per le calunnie e le bugie con le quali il suo progetto e' sempre stato aggredito dalla stampa torinese. In particolare soffriva per la bugia relativa alla visibilita'. Lo stadio di Torino risulta quello fra gli stadi Italiani di paragonabile dimensione con la minima distanza media fra spettatori (tutti gli spettatori non solo quelli ricchi delle tribune centrali) e centro campo. 182 metri: meno dei 200 metri di San Siro che viene sempre citato come esempio.

La distanza (media) dal centrocampo degli spettatori nelle curve del delle Alpi e' inferiore a quella degli spettatori del vecchio Comunale: misurare per credere.

Mi dispiace che Sergio Hutter sia morto prima di vedere vendicata questa ingiustizia. Il problema della visibilita' viene sempre semplificato con la banalita' della pista. E' invece un problema geometrico molto piu' complesso che dipende da molteplici fattori: per esempio la curvatura delle tribune lungo i lati lunghi del campo e' un dato significativo come l'esistenza di tre anelli che possono essere assai meno ripidi proprio perche' c'e' la pista.

Ma non si puo' pretendere che il giornalismo strumentale e al servizio dei poteri forti agguanti queste importanti sottigliezze: se c'e' la pista nobbuono, se non c'e' la pista bbuono. Mi ricorda molto il coretto delle pecore nel fienile dall Fattoria di George Orwell.

Alla mia prima conferenza stampa di Assessore parlai di "panottica" (la curva geometrica che impone lo specifico profilo ottimale delle gradinate di teatri, stadi, cinematografi e arene) e un giornalista mi chiese cosa significava il termine. Espressi stupore per la ignoranza da parte di un professionista specializzato su un termine tecnico cosi' importante per il settore: non mi guadagnai molta simpatia. (divenni per la categoria al piciu d'la panottica)

Panottica viene dalla radice greca "pan" (tutto) e dal participio del verbo greco "oraomai" (vedere), ma non tutti i giornalisti sportivi hanno fatto il classico ed e' vero che un esperto di strategie del calcio non deve necessariamente sapere cos'e' la panottica. Aveva ragione quel giornalista e io fui arrogante. (torna all'indice)

Italia '90 Grande rapina della FIFA gestita da CONI e COL con la copertura e del Ministero del Turismo e spettacolo.

Istituto Bancario San Paolo Istituto Bancario torinese che ha rilevato la Concessione trentennale di gestione dello Stadio dai Fratelli Caltagirone (che la avevano rilevata dalla Acqua Marcia) e la ha "girata" alla Citta' di Torino tramite la societa' ad-hoc Sogealpi (torna all'indice)

Juventus FC Il17 Febbraio 1992 il Presidente della Juventus FC Gianpiero Boniperti scriveva al Sindaco di Torino, Giovanna Cattaneo una lettera nella quale chiedeva contributi finanziarii dalla Civica Amministrazione per "continuare a giocare a Torino". Rispondevo come Assessore allo Sport con la lettera che di seguito riporto e che veniva integralmente pubblicata da La Repubblica. La Juventus rinunciava alle sue pretese. Lo stesso aut-aut e' stato posto al Sindaco Castellani e alla sua Giunta nel 1997: Castellani ha scioccamente ceduto promettendo alla Juventus incredibili contropartite e benefici, ovviamente a spese dei cittadini di Torino. Nella mia lettera a Boniperti in data 17 Febbraio 1992, che venne interamente pubblicata da La Repubblica il 18 Febbraio 1992 e presentata come Memoria al Protocollo della Giunta il 25, Febbraio, 1992 davo una risposta ben diversa al tentato ricatto che, difatti, rientrava.

La Juventus non rispose, se non nell'ambito di un colloquio degli Assessori Dondona, Galasso e Matteoli con Giampiero Boniperti e altri dirigenti della FC Juventus, questo è un mio appunto per la Giunta su quel colloquio:

... Boniperti mi chiese esplicitamente un miliardo di contributo della Città per giocare a Torino come compenso per i ritagli pubblicitari che non prendeva più. Molti erano presenti allo storico e animato colloquio: per sottolineare la sua determinazione l'onorevole Boniperti mi fece vedere la scarpetta da calcio che ancora teneva sulla sua scrivania dicendo che era ancora capace di dare formidabili calcioni, feci finta di non capire l'ovvia e offensiva metafora.

Il sindaco Castellani ha risposto in modo completamente diverso dal mio calandosi le brache amministrative: evidentemente la scarpetta di Boniperti colpisce chi mostra le chiappe. Puo' anche darsi che gli attuali dirigenti della Juventus non abbiano la delicatezza metaforica del leggendario capitano Boniperti e che la loro avida motivazione al profitto, insieme al fascino del Principe, abbia sconvolto i paradigmi accademici del professore. Non si danno altre decorose motivazioni. La Juventus al tempo di Boniperti era gia' uno strumento di potere e di business, ma con Giraudo e' diventata una macchina da guerra (torna all'indice)

La Ganga Giusi Onorevole del PSI, responsabile per gli enti locali del Piemonte, capo della corrente "riformista" del PSI in Piemonte, implicato in diverse vicende di tangenti e finanziamento improprio del partito. Ha patteggiato e chiuso in tal modo la sua esperienza con la Giustizia Italiana dalla quale e' uscito politicamente distrutto. Durante tutti gli anni nei quali lo ho frequentato in quanto referente politico diretto non mi ha mai chiesto, suggerito, consigliato nulla che condizionasse in alcun modo la mia azione amministrativa e le mie scelte di assessore. L'unica volta che mi suggeri' di accogliere la proposta della Concessionaria affinche' il Sindaco Maria Magnani-Noja firmasse una ingiunzione per motivi di ordine pubblico per la consegna dello stadio ha desistito di fronte alla mia ferma posizione negativa. La Ganga non poteva essere al corrente degli strumenti contrattuali a disposizione della Citta' (art. 30) per risolvere la vertenza. (torna all'indice)

La Stampa Quotidiano nazionale con sede e redazione a Torino, organo dei "poteri forti" italiani che piacciono alla famiglia Agnelli, (niente Berlusconi). La pagina della cronaca di Torino e' di stretta osservanza aziendale Fiat/Juventus. Lorenzo Mondo con l'articolo "La colonna infame" ha iniziato la campagna per lo scippo della Continassa, Sangiorgio [a malincuore] e' stato costretto a scrivere articoli con manifesti errori e falsi sui costi della manutenzione e sui costi della ritesatura delle strutture tese. Sangiorgio si riscatta in qualche modo perche' gli errori sono cosi' marchiani e i falsi cosi' madornali da consentire travolgente smentita. Dopo il girodiboa de La Repubblica i giornalisti de La Stampa si trovano in un certo imbarazzo perche' il coretto "torinese" non e' piu' in armonia aziendale. Sara' interessante vedere come manovreranno per salvare quella che pensano sia ancora la loro dignita' professionale. (torna all'indice)

La Repubblica Quotidiano nazionale con sede e redazione a Roma e pagina torinese Organo quasi ufficiale dei "poteri forti" italiani, (niente Berlusconi). La pagina torinese e' di relativa osservanza aziendale Fiat. Con qualche finzione alternativa non convincente.

Nota importante: A seguito di episodi che non conosco e forse anche per effetto del mio scontro con il signor Boffano e per effetto di questo dizionario sullo Stadio la Repubblica (inserto torinese) ha cambiato linea il 7 di dicembre con articoli di Marco Travaglio e Vera Schiavazzi, intervista a Carpanini e intervista denuncia ad Andrea Galasso. Mi sono complimentato con il signor Boffano e con i giovani della redazione e ho espresso il mio apprezzamento al direttore Vittorio Zucconi. (torna all'indice)

Lerro Consigliere Comunale capogruppo PSDI, poi Assessore ai Trasporti, fu un membro della Commissione Consiliare per la scelta del Concessionario, ricevette pressioni dalla Fiat e contributi in denaro: non avendo votato per il progetto Fiat questi contributi vennero declassati in Tribunale a finanziamento elettorale improprio.

Lettera di Antonio Giraudo a Valentino Castellani del 9 settembre, 1999. Trascrivo e di seguito commento la interessante missiva:

Carta Intestata della Juventus F.C.

Timbro del protocollo della Citta' di Torino Prot. n. 6756, 09, Set. 1999 Categoria I, Classe 1, Fasc. 1

Indirizzata a:

Egregio Signor Valentino Castellani, Sindaco, Citta' di Torino, Via Palazzo di Citta' 1, Torino

Torino, 9 settembre 1999 AG/l

Illustrissimo Signor Sindaco,

Facciamo seguito all'incontro di ieri pomeriggio e, come d'intesa, Le trasmettiamo subito le nostre considerazioni conclusive sui contenuti della Sua lettera del 28 luglio 1999, alla luce dei chiarimenti che Ella ieri [oggi cassato e corretto a mano con ieri] ci ha cortesemente fornito.

Sul primo punto dell'ipotesi di soluzione da Lei formulata la Societa' e' d'accordo alla costituzione del diritto di superficie sull'area Continassa per la realizzazione dello Stadio Sociale ad uso esclusivo e delle attivita' connesse, diritto che dovra' avere la durata di 99 anni, con facolta' di riscatto decorsi 20 anni.

Sul secondo punto, a fronte delle opzioni relative all'attuale impianto dello Stadio delle Alpi, la Societa' ritiene di dover mantenere ferma la soluzione della demolizione dell'impianto stesso (come affermato nella nostra lettera del 12 gennaio 1999).

I lavori di demolizione inizieranno nel luglio del 2001, ad avvenuta ultimazione del nuovo Stadio Sociale; ovviamente la Societa' ne garantira' la disponibilita' per la scadenza olimpica e gli impegni connessi.

Con riferimento al quarto punto, la Societa' puo' accettare la riduzione della SLP costruibile da 100.000 mq. a 65.000 mq.

Tale soluzione riduttiva richiede necessariamente che la definizione delle singole destinazioni avvenga in sede attuativa.

In conseguenza e' necessario che all'intervento sia garantita una flessibilita', nell'ambito delle seguenti caratteristiche funzionali:

a) Stadio Sociale

b) Mondo Juve: (mq. 12.000), Uffici Societa', Museo, Fan's Shop, Centro Sportivo;

c) Attivita' connesse: (mq 53.000) attivita' di supporto all'insediamento e ricomprese tra le destinazioni gia' previste dall'art. 19, n. 15 della NTA del PRG e, piu' precisamente, multiplex cinematografico da circa venti sale (18/24), ristorazione, intrattenimento, commercio tematico, attivita' ricettive.

Poiche' e' imprescindibile per la Societa' avere la disponibilita' del nuovo Stadio Sociale entro il 30/06/2001, sara' necessario che l'Accordo di Programma, che definira' tutti i termini dell'operazione, sia perfezionato entro il marzo 2000.

A tale fine dovra' essere sottoscritto un protocollo d'intesa entro il 30/10/1999.

Come d'intesa, attendiamo entro il 30 settembre prossimo una risposta definitiva ed unitaria della Citta' sulle osservazioni di cui sopra che, nel loor complesso, costituiscono per la Societa' condizione minima per l'accordo.

Con i migliori saluti,

 

JUVENTUS F.C. SpA

Amministratore Delegato (Antonio Giraudo)

 

La prima domanda che mi viene in mente e' la seguente: se nel 1990 l'allora Sindaco di Torino Maria Magnani Noja si fosse incontrata privatamente con l'Amministratore Delegato della Juventus SpA e avesse concordato in linea personale un protocollo preliminare di intesa come quello illustrato nella lettera sopra trascritta cosa avrebbe fatto Domenico Carpanini? E oggi che dice? Si chiama "coerenza". Utile ricordare che lo stesso chiese le mie dimissioni, e la censura del CC per avere scritto alla SAPAM una lettera nella quale mi limitavo, un preciso dovere d'ufficio, a chiedere di quantificare le richieste esposte in una riunione svoltasi alla presenza del Vice Sindaco (Ravaioli) e di tre Assessori (Matteoli, Dondona, Galasso) dell'Ingegnere Capo Brizio, del Ragioniere Capo Bava, del Segretario Comunale, del Capo Ripartizione Impianti Sportivi ing. Micheletta, ufficialmente convocata e protocollata. Si chiama "trasparenza".

La seconda domanda: chi c'era alla riunione dell'8 settembre con l'Amministratore Delegato della Juventus SpA Giraudo oltre al Castellani? c'era anche Franco Corsico? esiste un protocollo, una registrazione, un appunto, un verbale? Chi ha convocato quella riunione? dove si e' svolta? quale era l'OdG? chi ha detto cosa? Sarebbe interessante conoscere i meccanismi che presiedono a questi mercati. Si chiama "trasparenza".

E gli uffici del Comune sono stati interpellati? prima o dopo l'incontro? si sono espressi? hanno fatto valutazioni? Il Ragioniere Capo? l'Ingegnere Capo? l'Avvocatura Comunale? Esistono strutture, nella Amministrazione torinese in particolare molto valide e competenti, per assistere il sindaco in situazioni di questa importanza e complessita'. Sarebbe interessante conoscerne le valutazioni. Si chiama "trasparenza".

E l'opposizione in Consiglio cosa fa? chiede spiegazioni? domanda? esige chiarimenti? o si lascia travolgere dall'arroganza dei "padroni"?

Le altre cinquemila domande riguardano i contenuti delle intese "dettate" da Giraudo: un sindaco che concede in linea personale diritti di superficie (99 anni riscattabili dopo 20!!!) e destinazioni di uso su 65 mila metri quadrati di terreno di proprieta' Comunale, accetta la imposizione della demolizione di un edificio di proprieta' del Comune e del valore di almeno 200 miliardi, accetta termini e scadenze ultimative (Giraudo esige una risposta definitiva entro 15 giorni lavorativi dalla riunione). Castellani e' il sindaco di una Amministrazione con precise regole e procedure oppure ha ricevuto i pieni poteri assoluti dal Governo? E' questa la "sinistra" al potere? Tanto per dare una idea vaga delle implicazioni di queste intese (meglio definibile con il termine di diktat) si tratta di valori patrimoniali nell'intorno di 1000/1500 miliardi. Patrimonio dei Torinesi che Castellani porge su un piatto d'argento a Giraudo. Gratis. Quale contropartita? La ridicola idea che la Juventus si impegni a non andare a Borgaro?

Si regalano piu' di 1000 miliardi a fronte di una contropartita comunque impraticabile ed economicamente devastante per la Juventus? Quale e' la mente dietro queste assurdita'? Quale e' l'opinione dell'Assessore Corsico, grande teorico del "marketing urbano"? O e' forse proprio Corsico che ha disegnato questo schema? In mancanza di chiare spiegazioni non si puo' non rimanere sconcertati (un pesante understatement: una parola che piace al Principe e che quindi uso volentieri).

Decisamente qualcosa di grave sta succedendo a Torino! La Repubblica se ne e' accorta, La Stampa non puo' accorgersene: e' un giornale "d'ordine". Nel senso che scrive quello che gli viene "ordinato".

L'Opera Lo Stadio delle Alpi e' un manufatto eccezionale sotto molti punti di vista:

la tecnologia di grande avanguardia della struttura tesa piu' grande d'Europa con un rapporto peso/carico portato che rappresenta ancora oggi un record mondiale

la dimensione del cantiere il piu' grande cantiere degli ultimi 60 anni in Torino

il numero di imprese attive e coordinate: quando l'impresa Recchi, dopo avere fatto l'offerta si ritiro' (per timore di rappresaglie dal GPT) e la Cogefar respinta si rifiuto' di riprendere l'incarico, la SAPAM fu costretta ad organizzare il cantiere e il progetto per poter affidare la costruzione a decine di piccole e medie imprese. Non tutto si svolse al meglio e per molti lo scontro con la SAPAM fu negativo. Fu, comunque, una esperienza unica nella storia delle grandi opere edilizie e, sicuramente, una occasione di crescita per tutta la media impresa piemontese.

la programmazione esecutiva e la tempistica: l'unica grande opera degli ultimi sessanta anni di Torino che e' stata completata nei tempi previsti dal contratto: ventidue mesi. Nonostante i molti contrattempi e le molte difficolta' tecniche e finanziarie. Il confronto con il Palazzo di Giustizia iniziato nello stesso periodo e ancora oggi non consegnato e in degrado fisico prima ancora di cominciare a funzionare e' emblematico.

il rispetto degli oneri per la Citta' e dei termini della concessione: un caso unico in Italia nel campo delle grandi opere.

l'ingegneria normativa della Concessione: il primo e unico esempio in Italia di concessione (build operate and transfer) applicato alla realizzazione di un impianto sportivo. Un dispositivo che ha protetto la Civica Amministrazione dalla tragedia degli aumenti di costo (veri o surrettizi) e che ha dovuto risolvere molti problemi normativi non previsti dalla legislazione sulle opere pubbliche .

Un edificio di eccezionale significato tecnico, strutturale e architettonico che ha ricevuto premi internazionali e che a Torino viene considerato come una escrescenza scomoda grazie alla campagna di stampa della linea giornalistica locale. (torna all'indice)

Magnani-Noja Maria Sindaco di Torino durante la costruzione dello stadio: non ha mai abbandonato i suoi assessori nemmeno nei momenti piu' cupi e durante le aggressioni piu' selvagge sia della maggioranza che dell'opposizione. Ancora mi offende il ricordo dell'incivile insulto con il quale la apostrofo' Piero Fassino: allora ruspante capogruppo del PCI/PdS non ancora raffinato dai protocolli ministeriali. (torna all'indice)

Manutenzione Nella Convenzione di Concessione era prevista la manutenzione del manufatto per un periodo di trenta anni a carico della Concessionaria: i costi dovevano fare parte del servizio di gestione e dovevano essere contemplati nel Programma Economico Finanziario. Una formula fortemente innovativa per la aggiudicazione di opere pubbliche: uno dei tanti elementi che la Fiat Engineering manco' di riscontrare nella sua offerta e un validissimo motivo per bocciarla. Avendo riacquisito la Concessione la Citta' rinuncia a questo vantaggio e le sembra ingiusto dover pagare la manutenzione di un edificio che le e' stato regalato.

La Stampa continua ad ignorare i dati effettivi sui costi della manutenzione, pasticcia evocando operazioni di ritesatura dai costi mirabolanti che vengono continuamente smentiti dai documenti e dalle dichiarazioni dei tecnici comunali (ing. Quirico dichiarazione sul problema ritesatura agli inizi di dicembre: non e' attualmente necessaria e costa 500 milioni e non i 30 miliardi farneticati dalla Stampa).

L'attuale proposta di abbattimento viene incredibilmente motivata come misura per risparmiare i costi di manutenzione del delle Alpi. Secondo la Pubbligest detti costi sono documentabili in lire 18 miliardi fino al 2006. A fronte di questo risparmio Corsico/Castellani propongono le seguenti spese (pubbliche e private)

  1. 16 miliardi costi di demolizione
  2. 200 miliardi valore del manufatto demolito
  3. 150 miliardi costo di un nuovo stadio
  4. 140 miliardi interessi passivi e perdite di gestione (5% annuo fino al 2006)
  5. 30 miliardi sistemazione normativa e di sicurezza temporanea del vecchio Comunale

Si tratta quindi di circa 536 miliardi che verrebbero spesi o dispersi per risparmiarne 18 circa (in realta' meno perche' anche il nuovo stadio richiedera' spese di manutenzione).

Siccome non e' credibile ci vorrebbero informazioni piu' precise sulle vere ragioni della proposta. (torna all'indice)

Martinat Membro del Parlamento Italiano e Consigliere Comunale a Torino per il Movimento Sociale Italiano, faceva parte della commissione per la scelta del concessionario dove rappresentava, insieme a Luigi Passoni, l'opposizione (prima volta nella storia amministrativa di Torino che un concessionario viene scelto da una commissione composta anche dall'opposizione).

Martinat voleva che si facesse lo stadio e gli piaceva il progetto di Recchi, che era in effetti un bel progetto, non assistito da consistente proposta gestionale, dai costi molto piu' elevati e con macroscopiche riserve nell'offerta. Vista l'impossibilita' di fare passare il progetto Recchi, alla tredicesima votazione, che avevamo concordato sarebbe stata anche l'ultima, Martinat voto' per la sua seconda preferenza, che era il progetto della SAPAM. A me e' sempre sembrato un comportamento chiaro e leggibile.

Il voto di Martinat, che effettivamente fece vincere la SAPAM, salvo' anche la commissione da una situazione potenzialmente triste: avevamo gia' fatto una graduatoria per mezzo di una sofisticata metodologia "multicriteria" (12 parametri valutati da uno a dieci dai 7 commissari) e il progetto SAPAM aveva avuto il masssimo dei punti, al secondo posto si era classificata la Fiat Engineering e al terzo posto Recchi. Se, con il voto finale, fosse uscito un progetto diverso dal primo classificato in questa motivata graduatoria, ci sarebbero state validissime ragioni di impugnare la scelta e di contestare l'operato della Commissione. Anche questo dettaglio, molto importante e qualificante, non e' mai stato chiaramente pubblicato dalla stampa torinese, che ha sempre preferito raccontare in modo ambiguo la storia del voto di Martinat e nascondere l'operato della commissione in una cortina di implicite e confuse insinuazioni.

In occasione del mio colloquio con il dr. Corsi (magistrato) appresi la sua difficolta' a comprendere come mai l'onorevole Martinat, dopo avere votato per 12 volte a favore del progetto Recchi, alla tredicesima votazione voto' per il progetto della Acqua Marcia e riteneva che il suo comportamento fosse stato in qualche modo "pilotato". Una insinuazione che veniva sistematicamente reiterata da lettere anonime ai giornali in genere poche settimane o giorni prima di scadenze elettorali. (torna all'indice)

Marzano Marziano Assessore alla Cultura durante la fase stadio delle giunte Cardetti e Magnani Noja. In seguito Vice-sindaco. Lo chiamavamo il delegato della Fiat in Giunta per la sua frequentazione familiare di Corso Marconi. Molto amico delle "Madame". Un personaggio dotato di notevole acume e molto astuto, tessitore di grandi e piccole trame nella bassa cucina del PSI torinese. Ambizioso: voleva fare il Sindaco, ma manco' il colpo quando venne eletta Maria Magnani-Noja che Marziano odio' con sincera cordialita'. Si oppose sempre allo stadio, spesso anche con accenti pesanti, come quando dichiaro' che non voleva farsi sommergere dal "fango della Continassa" (si scuso' con me subito dopo riconoscendo di avere toppato). Ma in qualche occasione mi fu solidale. La sua opposizione era competente e utile, anche se spesso espressa in termini insopportabili, perche' MM aveva una grande esperienza amministrativa e conosceva il bosco della burocrazia comunale come nessun altro. Qualunque cosa io dicessi o delibera presentassi in Giunta scuoteva la testa e borbottava : Ne vedremo delle belle, ne vedremo delle belle! e io non ho mai capito se fosse una minaccia, una profezia, o peggio, un malaugurio. Mi toccavo, comunque, sempre, le palle. Sono quasi sicuro che abbia partecipato a qualche giro da franco tiratore: utilizzava il giochino per le sue manovre nella segreteria di Corso Palestro, per ricattare La Ganga e per mantenere dei buoni rapporti con il PCI/PdS. Per ripicca e dispitto, con la complicita' di Annibaldi lascio' fare il Palastampa in Corso Grosseto con irreparabile danno per il potenziale disegno di un Parco organico: una cosa orrida. (vedi alla voce Palastampa). Nonostante tutto di Marziano ho un buon ricordo: fra tutti i suoi difetti c'era anche una intelligenza brillante e non conforme. Immagino che vedendo i picconatori avventarsi sullo stadio non possa che compiacersi per l'avverarsi della sua profezia, ma non manchera' di denunciare la stupidaggine della proposta essendo stato sempre, sostanzialmente un bravo amministratore. Piu' belle di cosi', Marzio, cosa vuoi vedere? (torna all'indice)

Matteoli Lorenzo

 

1992 Assessore2003 pensionato

Eccomi qua: foto del 1992, quando gia' sapevo che dopo qualche mese sarei andato a Jakarta. Non male, anche se decisamente camolato da sei anni di servizio amministrativo "contro". Quel giorno ero alla Festa del PSI (o dell'Avanti) con Marziano Marzano a un dibattito sulla "cultura" di Torino. Una bellissima foto di Remo Pecorara: grazie Remo! in realta' sono piu' bruttino. Se qualcuno ha voglia di scrivermi, commentare, insultare, minacciare oppure incoraggiare affettuosamente basta clikkare sulla mia facciona e apparira' l'e.mail pronto. (torna all'indice)

Mercedes Bresso Presidente della Provincia di Torino, insieme all'Assessore alla Pianificazione della Provincia di Torino ha rilasciato una dichiarazione sul problema dello stadio che di seguito trascrivo.

E' interessante il riconoscimento della validita' della localizzazione dello stadio alla Continassa: come noi (Dondona, Galasso, Matteoli) dicevamo fin dal 1987 e Carpanini dismetteva come "le solite querimonie di Matteoli".

Provincia di Torino

Ufficio Stampa

Torino 24 luglio, 1999

Lo stadio a Borgaro? Miliardi buttati al vento

Intervengono sulla proposta il Presidente Mercedes Bresso

e l'Assessore alla Pianificazione Luigi Rivalta.

 

La Presidente della Provincia Mercedes Bresso e l'Assesssore alla pianificazione Luigi Rivalta hanno rilasciato sulla proposta di insediamento di un nuovo stadio a Borgaro la seguente dichiarazione:

La proposta riportata dai giornali, di insediare un nuovo stadio a Borgaro per 40 mila posti, su un'area di 800 mila metri quadrati di terreno agricolo della storica Cascina Santa Cristina, appare un'improvvida improvvisazione, che non puo' che lasciare perplessi.

Torino e l'area torinese dispongono gia' di due stadi: lo storico Comunale e il recentemente costruito Stadio Delle Alpi; costruirne un terzo appare uno spreco, per l'alto costo di investimento che richiederebbe (400 miliardi) e per il nefasto rapido abbandono del Delle Alpi che provocherebbe: costruito con soldi pubblici si tratterebbe di altri 250/300 miliardi buttati al vento.

Si aggiunga che lo Stadio Delle Alpi e' insediato in un'area che e' destinata ad essere un polo sportivo e terziario a multiforme attivita', ove gia' esistono e sono in corso di miglioramento e completamento importanti infrastrutture di accessibilita': viaria (l'anello del grande viale periferico della citta' capoluogo, da un lato, l'anello della tangenziale autostradale dall'altro) e ferrotramviarie (la linea 3 e la ferrovia della Satti, ramo del realizzando sistema di comunicazione metropolitano, connesso con il sistema ferroviario generale). Situazioni che non si trovano nella zona proposta per il nuovo impianto, dove ingentissimi sarebbero i costi di adeguamento infrastrutturale. L'impegno pubblico per l'insediamento urbanistico del Delle Alpi e' stato ingente; tutto cio' ci fa dire che il Delle Alpi non puo' essere abbandonato per impulsive e provocatorie manifestazioni di interessi di parte. E' una costruzione architettonicamente moderna e di pregio, una delle pochissime realizzate nella grigia espansione edificatoria della Torino di questi ultimi decenni. Sono stati commessi e si rilevano errori nella sua definizione funzionale? Cio' non esime i vari soggetti che ne hanno promosso e osannato la realizzazione, in primo luogo fra questi le societa' calcistiche, dalla responsabilita' di ricercare i necessari aggiustamenti e correttivi (anche di radicale ristrutturazione sul sito dove e' ubicato) e di convenire condizioni e modalita' d'uso congiunto e di cooperazione tra pubblico e privato.

Stupisce d'altra parte la facilita' e immediatezza con cui l'Amministrazione di Borgaro, allettata dalla proposta, sembrerebbe avere abbandonato da parte sua una pluridecennale politica di tutela del territorio che ha impedito sia le massicce proposte edificatorie sia il proliferare di disordinati processi insediativi, salvaguardando le aree agricole ancora presenti, classificate fra quelle di piu' elevata potenzialita' produttiva a livello mondiale e di grande valore ambientale locale in una conurbazione che ne e' oramai quasi totalmente priva. Occupare queste aree per insediare un impianto che gia' altrove e' localizzato e non e' quindi indispensabile, costituisce un ulteriore spreco. La proposta avanzata, per tutte queste ragioni, ha un interesse e una portata che travalica i confini di un singolo comune: essa riguarda l'intera dimensione sovracomunale torinese, cioe' quella che in altri termini viene comunemente indicata "area metropolitana", la quale ha bisogno di un qualificato sviluppo, concertato nella prospettiva di un'ordinata e non dissipativa sua riorganizzazione, come inevitabilmente purtroppo si determinera' se decisioni di cosi' rilevante portata verranno assunte nel ristretto rapporto tra una visione puramente comunale e l'interesse di un singolo operatore privato. (torna all'indice)

Metropolitana leggera Con il contributo per le opere funzionali ai Mondiali del 90 si costrui' (fra le moltre altre opere infrastrutturali) l'allacciamento della linea 10 allo Stadio e la stazione di attestamento alle Vallette: quando comunicai la cosa in un incontro con la stampa allo stadio non venni capito da un giovane della redazione de la Repubblica che pensava avessi parlato di "metropolitana" e mi diede allegramente del bugiardo chiamandomi "assessore pinocchio" nel suo compitino servile. Mostrava fin da allora le caratteristiche che lo avrebbero portato ai vertici della carriera. Non ricordo il nome, ma sono sicuro che, se non e' gia' arrivato, e' molto vicino a qualche importante e prestigioso incarico redazionale, se mi legge si riconoscera'. (torna all'indice)

Micheletta Tita' Giuseppe ingegnere Il mio funzionario capo del settore Impianti sportivi. Decisamente un maestro. Profondo conoscitore delle leggi e dei regolamenti sui LLPP, esatto interprete delle norme (assurde) della contabilita' comunale, guida sicura nella giungla della burocrazia municipale, grande conoscitore di uomini e di cose. Il mio comportamento di assesssore non conforme lo divertiva e lo preoccupava. Durante il mio tirocinio (durato sei anni nel senso che non mi ha mai promosso a "effettivo") mi dava dei voti da uno a dieci per le mie diverse iniziative, bozze, documenti, dichiarazioni alla stampa o in Giunta o in Consiglio: severissimi all'inizio (sempre fra il tre meno e il quattro piu'). Verso la fine del mio servizio cominciavo ad andare meglio (sei piu', sette meno meno). La mia lettera di dimissioni venne marcata con un dieci e lode. Senza l'ing. Micheletta non sarei riuscito a sopravvivere come persona e dubito che saremmo riusciti a governare la terrificante cavalcata di deliberazioni e atti che la vicenda stadio richiese. La Citta' deve molto a questo funzionario e io personalmente gli devo moltissimo. Oltre alla competenza tecnica, amminstrativa, gestionale l'ing. Micheletta aveva uno humour asciutto, secco, e amabilmente tagliente, una formidabile e irresistibile miscela britannico/piemontese. Bisogna che mi faccia dare un voto dal Micheletta per questo "dizionario": temo una drastica bocciatura. (torna all'indice)

Moggi Luciano Detto anche "Lucky Luciano". Un mago italiano. Riesce a fare di tutto vendere, comperare, esportare, importare, scambiare, acquisire, conquistare, affascinare affabulare, calciatori, allenatori, patrons, sponsors, squadre, presidenti, CT, giornalisti, giornali, palloni, televisioni e quant'altro possa interessare da lontano o da vicino il mondo del calcio; usando le leggi, dal di dentro e dal di fuori, sfiorando leggiadramente la legalita' e l'abuso elegante e uscendo sempre "alla grande". Praticamente un artista.

Un uomo di chiara e superiore intelligenza dal cinismo algido, sereno e machiavellico. Una strafottenza dolce, sfiziosa, tipicamente romana. Se compra qualcosa e' sicuramente qualcosa che prima o poi "vincera'".

Anche i biglietti della "riffa" di capodanno Moggi li compra a ragion veduta.

Due sono le caratteristiche che me lo rendono molto simpatico: la somiglianza con la Gioconda di Leonardo e' quasi "letterale" mettetegli una parrucca e sullo sfondo le colline toscane e lo potreste appendere al Louvre. Per ottenere esattamente la calibratura del sorriso della Gioconda bisogna domandargli cosa ne pensa di Gianni Agnelli. Ciack!

La seconda caratteristica di enorme pregio di Luciano Moggi e' che non ha mai rilasciato dichiarazioni sullo Stadio delle Alpi e se le ha rilasciate queste non sono mai apparse sulla stampa. Non e' cosa di poco conto ed e' molto significativo. Spesso mi domando come faccia a convivere con la Fiat. (torna all'indice)

Mondiali '90 La grande rapina organizzata dalla FIFA e gestita dal CONI e dal COL con la complicita' della stampa nazionale: a far da palo. (torna all'indice)

Mondo Lorenzo L'autore di un formidabile contributo alla campagna di stampa per la predisposizione del grande scippo della Continassa con articolo "La Colonna Infame" che e' un lugubre esempio di falsificazione strumentale. Mondo e' una eminenza del giornalismo organico al potere dominante torinese e svolge il suo compito con particolare diligenza. (torna all'indice)

Montezemolo Vedi alla voce COL: una indagine sull'operato di questo ente e del suo direttore era stata da me richiesta al Ministro Carraro quando avevo scoperto che le forniture della Olivetti agli Stadi di Italia '90 erano molto piu' costose delle forniture Olivetti correnti (per gli stessi oggetti). Una istanza ingenua senza risposta. Ma per lo meno e' agli atti. Non ho mai capito nemmeno la richiesta di consegna anticipata dello stadio che scateno' la richiesta di maggiorazione dei costi della Concessionaria. (torna all'indice)

Nasce' Vittorio ingegnere professore al Politecnico di Torino di Tecnica delle Costruzioni. Consulente tecnico della Citta' di Torino per l'Arbitrato sullo Stadio delle Alpi, insieme all'ing. Luciano Luciani. Il rigore e la compiutezza con i quali il prof. Vittorio Nasce' e l'ing. Luciano Luciani hanno ricostruito la vicenda progettuale e quella della costruzione dello stadio, l'origine e la natura delle varianti, e le loro stime e valutazioni precise e inconfutabili hanno consentito la espressione documentata del lodo che ha chiuso la vicenda: l'Arbitro infatti volle esprimere un vero e proprio lodo e non accetto' di chiudere i lavori senza questa importante conclusione dopo la dichiarazione di "incompetenza" votata dal collegio arbitrale. L'incarico al prof. Nasce' e all'ing. Luciani e' stato determinante, ma non fu un "colpo di fortuna": sapevo perfettamente che con Vittorio Nasce' non potevo sbagliare. Senza una consulenza tecnica di eccezionale capacita' e competenza la Citta' non avrebbe potuto essere tutelata nella complessa procedura arbitrale. (torna all'indice)

Nash Equilibrium Termine della game theory che indica una situazione stabile in cui entrambi i giocatori non hanno interesse a cambiare strategia. Nel caso della Civica Amministrazion e torinese e della Juventus una ipotesi di questo equilibrio poteva essere di cedere lo stadio alla Juventus in cambio dell'impegno di questa a giocare e a gestire il manufatto. Una proposta "galuppa" come si direbbe in gergo piemontese, in pratica un regalo da 200 miliardi (ai quali si aggiungono i proventi della pubblicita') e con le spese di manutenzione per venti anni gia' conteggiate. Ma il Sindaco Castellani si e' gia' bruciato questa carta cedendo lo stadio senza nessuna contropartita alla Juventus (o suoi aventi causa). La Juventus, che gioca bene non solo sui campi di erba, ma anche sulle scrivanie dei CdA, si e' accorta di avere una controparte molliccia e priva di visione tattica e strategica, ha subito aumentato il suo "credible threat" e chiede di piu'.

Castellani non sa piu' cosa regalare senza correre pericoli poilitici e senza sollevare la curiosita' degli organi di controllo dell'Amministrazione dello Stato o, piu' seccante, della Magistratura. Per regalare lo stadio e la Continassa senza contropartita e' necessario azzerare il valore dello Stadio delle Alpi con una opportuna campagna sui media, La Juve strilla ed ecco l'articolo di Mondo "La colonna Infame", ecco le cifre sbagliate degli articoli di Sangiorgio sulla manutenzione. Il GPT in azione alla grande.

Bastava denunciare la Juventus alla Pubblica opinione (come si fa a pagare la multimiliardaria Juve e a chiudere gli asili nido?), bastava dire "fate pure" e mettere la Juventus di fronte alla ipotesi di giocare a Vercelli in uno stadio da 25 mila posti, bastava assicurare che non si sarebbero dati permessi edilizi per la costruzione di altri stadi, bastava minacciare di organizzare la resurrezione della Pro-Vercelli, o di finanziare con gli stessi miliardi scippati dalla Juve il Football Club Barracuda (gloriosa squadra della periferia di Torino). Tutte ipotesi molto piu' interessanti e congruenti con il vero interesse della Citta' e dei torinesi e tutti "very credible threats indeed". Ma la sudditanza rende ciechi e inerti, per non dire di peggio.

Ovviamente l'ipotesi piu' realistica ed efficace sarebbe di versare sul vero emblema calcistico di Torino, il Grande Torino, il fiume di denaro che Castellani vuole regalare ad Agnelli: questo si sarebbe un "credible threat" (minaccia credibile) per Giraudo. Se solo non ci fosse di mezzo Novelli che con la sua ambigua figura e con i suoi pasticcetti elettorali con la Fondazione Filadelfia tradisce e in qualche modo "sconcia" l'immagine della vera grande squadra Torinese.

La "game theory" dimostra bene che, quando la condizione di equilibrio di Nash non si trova, si ha sopraffazione, arroganza, frustrazione, subalternita', sacrificio, distruzione e spreco di risorse materiali e sociali: CVD. Castellani docet. (torna all'indice)

 

NBC Commission

E' venuta a Torino il 10 Settembre 2001 a visitare gli impianti e le attrezzature per le Olimpiadi 2006 la Commissione della NBC (National Broadcasting Corporation).

Lo stadio e' piaciuto molto alla Commssione (giudizi entusiastici riferisce la stampa piemontese).

E' interessante leggere come hanno titolato l'articolo nella cronaca i giornali di Torino:

La Repubblica: I dirigenti della NBC, la TV delle Olimpiadi: Lo stadio ideale per la cerimonia dei giochi, Il Delle Alpi supera l'esame americano.

Il Giornale del Piemonte: Ia TV USA: "Delle Alpi Perfetto"

La Stampa: Stupinigi affascina gli americani.

I giornalisti de La Stampa, nemmeno limitando il giudizio degli americani alla funzionalita' dello stadio per la cerimonia di apertura e chiusura, possono titolare con un riferimento positivo al Delle Alpi! Gli ordini di scuderia sono tassativi. (torna all'indice)

 

Nebbia alla Continassa una sola partita e' stata interrotta per nebbia in dieci anni. La situazione della nebbia alla Continassa era stata documentata con foto da satellite. Ma al tempo della proposta e della costruzione dello stadio la nebbia era il cavallo di battaglia delle redazioni torinesi: la nebbia e i terroni delle Vallette. Non si salva invece Borgaro che si trova in una depressione alla confluenza fra due fiumi. La nebbia a Borgaro ha lo spessore della majonese: sara' interessante vedere quante volte la Juve dovra' ricorrere in emergenza al Delle Alpi e forse ci sara' un sindaco a fare pagare il "giusto" canone. (torna all'indice)

Nebiolo Primo Oggi defunto, ma allora potentissimo presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera . Amico fraterno di Samaranch che lo salvo' dopo la sua "caduta" sul salto in corto di Evangelisti e dopo il suo ambiguo non coinvolgimento nello scandalo degli steroidi. Il vero 'dominus' della questione pista si pista no fu però Primo Nebiolo che arrivò a minacciare la cassazione del contributo finanziario dello Stato se lo stadio non avesse avuto la pista attraverso la negazione del parere positivo CONI-CIS. Il potere di Nebiolo erano i quindicimila tesserati dell'Atletica Italiana che lui faceva valere con tutti i partiti come potenziale serbatoio di voti: un argomento molto convincente per gli operatori politici degli anni '80 e assolutamente vincolante per Elda Tessore che sui conteggi dei voti non si permetteva scherzi. Il fatto che gli atleti votassero nella massima individuale libertà e anarchia non veniva nemmeno considerato pur essendo la banale verità. Feci un ultimo tentativo nell'Aprile del 1987 scrivendo al Presidente del CONI Carraro e chiedendogli di intervenire: Carraro mi ricevette assistito da Primo Nebiolo, che fece a tutti e due una severa strapazzata. Alla fine del colloquio non era neppure il caso di trarre conclusioni: Carraro, che aveva le apparenze del duro, era in realtà debolissimo e (allora) completamente subalterno a Primo Nebiolo. (torna all'indice)

Nizzola Dirigente delTorino Calcio (mai stato Presidente come da me erroneamente riportato in precedenti edizioni del dizionario: mi scuso con i tifosi Granata ! a quanto pare la svista potrebbe essere offensiva) era d'accordo insieme a Vittorio Chiusano per fare lo stadio con la pista quando venne a fare la proposta a Cardetti nei primi mesi 1987, sperando di scippare l'incarico alla SAPAM. La mia oppoosizione e i miei sforzi per evitare la pista vennero completamente annichiliti da questa dichiarazione, come in: Matteoli, piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche' solo tu rompi i coglioni ? Argomentazione invincibile. Mi consolai con la motivazione urbanistica: la pista al Delle Alpi ci avrebbe resi liberi sul Vecchio Comunale. Ma Corsico ha massacrato l'ipotesi con 5 anni di inerzia. (torna all'indice)

Novelli Diego Abile manipolatore della realta', Novelli compendia le peggiori caratteristiche negative della tradizione politica italiana: demagogia, doppiezza, arroganza. Nella vicenda dello Stadio ha molte responsabilita': fu lui che creo' il problema della "pubblicita'" dei mondiali garantendo l'esclusiva alla FIFA/COL con una lettera di sua firma che non fece deliberare dalla Giunta e che non ebbe l'accortezza di segnalare tempestivamente ai responsabili della Giunta Cardetti. In linea non solo teorica un clamoroso "interesse privato". Il Novelli impegno' a titolo personale un cespite della Citta' del valore di qualche decina di miliardi senza consultare nessuno e senza dirlo a nessuno. In sintesi ecco il suo comportamento:

. garantisce alla FIFA/FIGC la pubblicita' nello stadio con una lettera personale non ratificata dalla Giunta ne' deliberata dal Consiglio;

. non informa gli assessori competenti della Giunta successiva

. li ridicolizza in Consiglio Comunale perche' non erano al corrente delle sue private intese con la FIFA

. era al corrente che durante la sua amministrazione la pubblicita' allo stadio comunale veniva concessa alla Publimondo per una cifra irrisoria e lasciava fare

. aggredisce in Consiglio Comunale gli assessori delle Giunte Cardetti e Magnani Noja che cercavano di rimediare alle sue leggerezze amministrative

. ancora in tempi recenti (97) di fronte alle precise accuse di avere una responsabilita' come sindaco sulla gestione della concessione della pubblicita' alla Publimondo, nega e definisce le accuse una "elucubrazione delirante" una terminologia classica dello stile sovietico di buona memoria. (torna all'indice)

Ombra del PCI i partitini della sinistra-sinistra non sono mai stati capaci di una visione propria sullo stadio e si limitavano a fare la spalla o la coda di Carpanini che, letteralmente, dettava la "linea". Dopo dieci anni dal completamento dell'opera questa area politico-ideologica e' rimasta ancorata alle idee di allora. Ecco la posizione, oggi, di uno dei piu' autorevoli rappresentanti della opposizione "oltre il PCI" nel Consiglio Comunale di allora.

Dice il compagno:

non si puo' negare:

a) che il famoso manufatto è sistematicamente sottoutilizzato, come era facilmente prevedibile sulla base della dinamica propria dello spettacolo calcistico;

b) che l'area che ospita lo stadio non ne è stata per nulla riqualificata (a meno che la riqualificazione consista nelle auto parcheggiate ovunque oltre che nelle aree predisposte, quando si gioca). Anche questo era stato affermato in anticipo e corrisponde ai fatti.

c) che l'evento mondiali di calcio non ha lasciato traccia di sé nell'economia torinese, mentre pareva essere vitale per la medesima. Questa irrilevanza economica degli eventi puntuali è condivisa da altre iniziative mordi e fuggi successive (Sindone inclusa), e oggi è anche riconosciuta.

d) che la gestione dello stadio sarebbe stata disastrosamente in perdita e che pertanto tutti i possibili gestori avrebbero premuto per avere compensazioni su altri piani (soprattutto nell'ambito della grande distribuzione commerciale)

e) che la manutenzione ordinaria e straordinaria del sistema di funi sarebbe stata estremamente onerosa

f) che la realizzazione dello stadio e di opere accessorie (tipico il sottopasso di corso Grosseto, normalmente vuoto e utilizzato per gare di velocità notturne tra incoscienti) è costato almeno il triplo di quanto inizialmente dichiarato, il tutto a base di denaro rigorosamente pubblico (anche se non comunale).

Il problema è che lo spreco di risorse pubbliche non è mai sanzionato se non verbalmente nella commedia degli equivoci che costituisce gran parte dell'attività politica.

 

Ed ecco le mie "puntualizzazioni":

A. Sottoutilizzo sistematico. I numeri dicono una cosa diversa: uno stadio si dimensiona piu' o meno come un ponte, tenendo conto del massimo carico [economicamente plausibile]. Questo non autorizza a dire che nel normale funzionamento il ponte e' sistematicamente sottoutilizzato. Ho i dati sui primi 6 anni di funzionamento e per le partite della Juve: la presenza media alle partite della Juventus è stata di 45.800 spettatori, il tutto esaurito si è verificato 50 volte. La presenza media e' stata di circa il 70% della capienza massima: quasi da manuale di ingegneria. I dati per gli anni successivi e relativi alla Juventus confermano gli ordini di grandezza ma non li ho precisi. Sia la Juventus che il Torino nello Stadio delle Alpi hanno battuto il loro record di incassi.

B. L'area non e' stata qualificata. La qualificazione va valutata in una visione piu' ampia delle auto parcheggiate abusivamente durante le partite. Per esempio rispetto a quello che ci sarebbe stato se non si fosse fatto lo stadio. La casbah degli orti urbani (notoriamente ospitali alla piccola criminalita' e luogo di intenso traffico di droga e di lumpen-prostituzione), il campo nomadi allargato a dimensioni di Soweto torinese sono due ipotesi sicure.

Ma ci sono altri elementi piu' importanti: la potenzialita' del parco organico della Continassa non realizzata a suo tempo per i veti posti dal GPT e poi per la inanita' di Corsico e Castellani, il significato della liberazione di Piazza d'Armi, la eliminazione del il traffico domenicale attraverso il centro di Torino delle macchine della tifoseria ospite, la stazione FFSS in via Altessano, la linea tramviaria, il sottopasso e la copertura della Torino-Lanzo, i collegamenti con la tangenziale e con il sistema autostradale. I ristoranti/caffe'/bar della zona fanno affari splendidi e ne sono sorti diversi nuovi. Il tutto e' rappresentato in modo significativo e innegabile nell'incremento dei valori immobiliari e delle aree della Continassa. Un sostanziale vantaggio per la Citta' e per i cittadini: tanto evidente da far scattare anche l'aggressione avida di Giraudo/Juventus.

C. I mondiali di calcio non hanno lasciato traccia nella economia torinese. Non e' vero: i valori immobiliari della zona e delle aree della Continasssa sono una traccia economica cospicua, e le nuove infrastrutture (aeroporto, linee tramviarie, stazione FFSS, copertura Torino Lanzo, raccordi autostradali) hanno spinto la rivalutazione immobiliare ben oltre la zona specifica. Il fenomeno di traino su tutto il comparto Nord Ovest e sul comune di Venaria si legge chiaramente sul territorio e non puo' essere negato.

Ma una conseguenza economica molto piu' importante e' il monumento alla autonomia e alla indipendenza dalla Fiat che la costruzione dello stadio ha rappresentato e che viene attualmente rinnegato da Castellani/Corsico. Anche il riscatto delle piccole e medie imprese torinesi dalla egemonia dei grandi costruttori ha avuto un significativo seguito nell'assetto imprenditoriale del settore. Sotto questa ottica e' stata una grande fortuna che la Fiat Engineering abbia presentato una proposta inaccettabile.

E che dire delle Olimpiadi del 2006 ottenute da Torino "anche" perche' aveva uno stadio come il Delle Alpi? (NBC)

D. La gestione dello stadio disastrosamente in perdita. Anche questo non e' vero: il concessionario e' stato regolarmente pagato dalla gestione dello Stadio nonostante la mancata disponibilita' di attivita' terziarie commerciali (promesse dalla Citta' nella Convenzione e in seguito non permesse). La Juventus, che adesso e' Concessionaria della pubblicita', prende da questa di piu' di quello che paga in affitto alla Citta': sono gli splendidi affari della coppia Castellani/Corsico in azione. Ma Corsico e' un esperto di "marketing urbano" e quindi sara' giusto cosi'. In qualche modo.

E. Manutenzione ordinaria e straordinaria del sistema di funi estremamente onerosa: non vero. Le cifre che ha fornito la Pubbligest e che sono state confermate dal calcolatore Ossola, dall'Ingegnere capo Quirico nella conferenza stampa del Collegio Costruttori hanno qualificato questa affermazione come una "bufala" della Juventus avallata dalla leggerezza, quantomeno strana, della Stampa. Ma come sempre succede: calunniate, calunniate: qualcosa restera', e in questo caso il compagno e' cascato nella rete Juventina con l'assist di Sangiorgio.

F. 1 Costo triplo dello stadio: anche questo non e' vero. Lo stadio e' costato alla Civica Amministrazione esattamente quanto specificato nella Convenzione (30 miliardi della legge Capria piu' il contributo per gli allestimenti dei mondiali). Il costo alla Concessionaria (denaro non pubblico) e' stato di circa 120 miliardi. I sessanta miliardi di costo dichiarati nel contratto erano "convenzionali" e il costo reale e' stato pagato dalla SAPAM. Il contratto era fatto a massima tutela della Civica Amministrazione e cosi' e' stato. Anche la Concessionaria alla fine e' uscita bene avendo ricevuto da Sogealpi 80 miliardi (denaro non pubblico) in cambio della concessione: quindi riprendendo il suo investimento e forse qualche margine anche. Gli utili della gestione dimostrano che il capitale investito e' stato remunerato in modo congruente.

F. 2 Costo triplo del sottopasso di Corso Grosseto: non sono documentato chiedero' a Porcellana. Con lo stadio siamo riusciti a evitare la fogna dei concorsi appalto all'italiana con la formula della concessione Build Operate and Transfer, tanto avversata dai "compagni" e dal PCI, e non ci sono stati i consueti valzer . Piu' precisamente: ci sono stati e sono stati sconfitti. Emblematico di cosa riesce a fare un costruttore "oculato" con le regole del concorso appalto a Torino e' il Palazzo di Giustizia costruito da Recchi: ci si e' perfino dimenticati della cifra iniziale.

F. 3 Inutilita' del sottopasso di Corso Grosseto: il sottopasso non era stato realizzato tanto per lo specifico evento dei mondiali quanto come opera di completamento della "gronda Nord": quando la Citta' avra' completato la "gronda Nord" il sottopasso dimostrera' in modo completo la sua utilita'. La "gronda Nord" doveva essere finita da almeno10 anni. Evidentemente Castellani/Corsico sono stati distratti dal "marketing urbano" con la Juventus.

Punto per punto le posizioni del compagno "Ombra del PCI" non reggono ai fatti, alle cifre a quanto effettivamente avvenuto nella realta': anche lui vittima, in parte della gabbia ideologica e, in parte, della informazione strumentale che governa Torino. E' un peccato che la sinistra-sinistra in Italia non riesca a sbrogliarsi dai moduli del massimalismo vetero PCIsta quando avrebbe uno spazio enorme da occupare con responsabilita', se solamente sapesse "distinguere". (torna all'indice)

Olimpiadi 2006

Una strana nemesi sta succedendo a Torino a circa quindici anni di distanza dall'inizio della vicenda Mondiali 90: le Olimpiadi 2006. Per ottenere le quali il sindaco che invocava le "ruspe" sul Delle Alpi non esito' ad esibirlo come "carta vincente". (NBC) Le trattative vere venivano peraltro fatte altrove e Samaranch non parlera' mai. Rispetto ai mondiali del 90 le Olimpiadi del 2006 sono un mostro. Forse venti o trenta volte piu' importanti come investimento in denaro, alla fine dei conti si trattera' di una cifra da fare impallidire i 250 miliardi spesi per i mondiali del 90. La macchina per il controllo della spesa non e' piu' il Comitato Locale, ma un organismo molto piu' "forte" il TOROC nel quale gia' si stanno confrontando le varie fazioni del GDP e dei "poteri forti" Torinesi. La FIATsta dividendo la torta fra gli amici e il modesto tentativo che si fece nel 90 di affrancare la Citta' dal monopolio del Principe e dei suoi centurioni oggi non ha nemmeno il fantasma della memoria. La Stampa di servizio scrive poemi apologetici e nemmeno l'ombra del sospetto sfiora la pubblica opinione saldamente manipolata. Vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole, e piu' non dimandare. Ma fra qualche anno scoppieranno i bubboni e ci si domandera' dove erano quelli che oggi dovrebbero controllare per scoprire che stavano proprio fra coloro che dovevano essere controllati. E' una previsione talmente banale e facile da vergognarsi di farla, ma mettiamola a futura memoria. (torna all'indice)

Opere Accessorie Significativa del clima italiano di allora, la storia di come Torino ottenne i circa 200 miliardi di finanziamenti per opere accessorie e utili allo svolgimento di Italia 90: la Giunta aveva incaricato il sottoscritto come assessore competente accompagnato dall'Ingegnere Capo Brizio di andare a negoziare a Roma con la espressa condizione imposta dal V. Sindaco DC Porcellana di chiedere soldi solo ed esclusivamente per progetti infrastrutturali che fossero già stati approvati da Giunta e Consiglio Comunale: si trattava di un portafoglio modesto per circa 17 miliardi di lavori. Prima della riunione con i funzionari del Ministero dei LLPP la delegazione torinese (io e l'ingegnere capo Aldo Brizio) ebbe modo di verificare che tutte le altre città chiedevano cifre intorno ai 300-400 miliardi e piu'. Rapidamente nei cinque minuti prima dell'incontro predisponemmo una lista di opere per circa 200 miliardi che fu immediatamente accolta (copertura della Torino-Lanzo, sottopasso di Corso Grosseto, illuminazione pubblica, fognature, stazione FFSS alla Continassa, allacciamenti autostradali, prolungamento della linea di metropolitana leggera e stazione della medesima alla Continassa): si trattava del più vasto programma di riqualificazione urbana di Torino impostato negli ultimi venti anni di Amministrazioni DC e PCI. I finanziamenti, tutti utilissimi, vennero confermati e contribuirono a dimostrare che lo stadio era in realta' la spesa piu' modesta rispetto al programma complessivo di ristrutturazione urbana del Nord Ovest torinese. Torino spese bene i soldi del contributo e completo' tutte le opere entro il Giugno 1990. Porcellana non ebbe nulla da obbiettare. (torna all'indice)

Ossola Francesco Professore Ingegnere Ossola e' stato il calcolatore (insieme al prof. Majowiecky) della struttura tesa piu' grande d'Europa: quella dello Stadio delle Alpi, ed e' il responsabile del sistematico e continuo monitoraggio della medesima. Il calcolo venne verificato su modelli in scala testati in gallerie del vento in Francia e in Canada. Il rapporto tra peso della struttura per unita' di superficie e carico portato e' un record mondiale. Docente al Politecnico di Torino Francesco Ossola e' un riferimento di rigore e serieta' professionale: riservato e poco incline alla pubblicita' e' stato profondamente disturbato dalla bagarre sui costi di manutenzione e specialmente sui costi di ritesatura e dalle falsificazioni che la Stampa, credendosi senza controlli, ha pubblicato a supporto del tentato scippo di Giraudo. La Conferenza Stampa dell'Ordine degli Ingegneri, nella quale sono state rettificate quelle che su la Repubblica sono state chiamate le "bufale" della Juventus, si e' resa necessaria dopo la infelice intervista carpita (su presupposti errati) da La Stampa al Presidente di quell'Ordine. Il fronte comune Ingegnere Capo/Societa' di gestione/Progettisti/Ordine degli Ingegneri ha lasciato poco spazio ai cronisti de La Stampa che sono stati costretti a rimangiarsi (facendo finta di niente) tutte le palle precedentemente imbastite su commissione. Il prof. Ossola da mesi aveva fornito dati e le relazioni sui costi e sulla situazione della struttura all'Assessore Viano e all'Ing. Quirico e quindi il Consiglio Comunale era compiutamente informato e, conoscendo il rigore del prof. Ossola, ogni manipolazione dei dati sarebbe stata probabilmente oggetto di preciso esposto alla Procura della Repubblica in considerazione della delicatezza e delle implicazioni di indebito allarme sul pubblico. Grande correttezza dell'Assessore Viano che ha usato i dati con chiarezza e dell'Ingegnere Capo Quirico che li ha sempre fatti presenti alla stampa e ai cronisti.

Anche l'Assessore Corsico conosceva i dati fin dal maggio del 1996: ma non erano dati politicamente coerenti con la "sua" linea di "marketing urbano" e pertanto ha sempre preferito ignorarli, infilando il suo sindaco stressato in un tragico tunnel. (torna all'indice)

Otto Settembre 1999 Una grande sera di festa in Piazza Crimea: Antonio Giraudo e i suoi accoliti managers Juventini sono convinti di avere intascato valori patrimoniali per circa 1000 e forse 1500 miliardi di lire in cambio del caffe' offerto a Castellani. (torna all'indice)

Palastampa Orrendo baraccone, sul Corso Grosseto: Un orrore architettonico: un pasticcio firmato Fiat/Annibaldi. Mai una occasione cosi' interessante di architettura venne cosi' miseramente sprecata dalla modestia progettuale. Agli atti del mio ufficio c'e' una lettera nel 1991 o 92 con la quale avverto Cesare Annibaldi che in mancanza di attenzione il progetto sarebbe stato un pasticcio. Puntualmente e' stata realizzata una ignobile patacca architettonica, ambientale e funzionale: mai il titolo di Fiat geometring fu piu' degnamente meritato. L'episodio e' interessante perche' e' l'emblema della settarieta' amministrativa al servizio della Fiat. Ecco in sintesi l'episodio: [ nel 1989] la Concessionaria SAPAM alla disperata ricerca di liquidita' e strozzata dalle banche Italiane timorose di irritare "i poteri forti" di Torino cerco' di ottenere qualche spazio di manovra finanziaria dalla Civica Amministrazione, chiedendo di poter utilizzare il manufatto dello stadio come garanzia reale per ottenere crediti. Gli uffici della Ragioneria, ai quali si chiese un parere, dissero che si poteva fare se la Concessionaria avesse fornito in cambio una garanzia reale (tipo: io ti do una garanzia reale se tu mi dai una garanzia reale). Si trattava chiaramente di un circuito impossibile e non se ne fece nulla. La Concessionaria SAPAM interpreto', giustamente, la risposta come una beffa provocatoria. Solo due anni dopo un altro concessionario (Togni che costruiva il Palastampa) si venne a trovare nella stessa posizione e fece la stessa richiesta: la Giunta diede parere positivo senza nemmeno interpellare gli uffici della Ragioneria. Espressi le mie riserve alla Giunta, ma non venni ascoltato. Feci mettere al verbale della riunione di Giunta che a Torino c'erano due regole una per la Fiat e l'altra per il resto del mondo. Una magra soddisfazione. (torna all'indice)

Patti segreti l'assessore Corsico nel suo intervento al convegno del 9 febbraio a Torino ha fatto un riferimento a "patti non scritti", subito ripreso da Sangiorgio de La Stampa che ha parlato, in modo piu' colorito, di patti segreti. Sarebbe interessante conoscere da Corsico qualcosa di piu' nel merito: chi ha fatto patti non scritti con chi, quando e di che genere. L'Amministrazione al tempo della Convenzione di Concessione con la SAPAM non fece alcun patto ne' segreto, ne' non scritto con chicchessia. Se Corsico non e' in grado di specificare e di mettere in chiaro sarebbe meglio che si astenesse dal fare commenti che hanno il sapore di avvertimento mafioso.

Analizzando invece i rapporti tra Amministrazione Castellani, Istituto San Paolo e SOGEALPI si ha la netta sensazione che qualcosa di non scritto da qualche parte e in qualche momento ci sia stato e che questo qualcosa stia ancora avvelenando l'aria. Questo qualcosa potrebbe tornare utile per rispondere a queste domande:

1. perche' venne fatto fare da SOGEALPI/San Paolo l'assessment sul valore della Concessione?

2. quali motivi giustificarono l'azzeramento di questo valore?

3. perche' la Juventus, Agnelli e Castellani a partire dal 96 hanno cominciato a parlare della necessita' di "abbandonare" lo stadio (Agnelli) e di "demolirlo" (Castellani)?

4. perche' la SOGEALPI dopo la dichiarazione della Juventus di non voler piu' giocare nello stadio non ha riscattato il valore del manufatto (120/140 miliardi secondo gli arbitri) cosa che poteva fare in base alla Convenzione di Concessione?

5. perche' il San Paolo ha abbuonato 80 miliardi di debiti al gruppo Caltagirone a seguito del trasferimento della Concessione dello stadio, subito prima che questa venisse ufficialmente deprezzata?

6. perche' negli ultimi tempi la campagna di calunnie sui costi della manutenzione e' diventata frenetica al punto da spingere Sangiorgio alla pubblicazione di cifre e dati falsi?

Questi comportamenti si possono spiegare in modo lineare e conseguente con una ipotesi: qualcuno ha promesso a qualcunaltro qualcosa che valeva (molto) di piu' di 120/140 miliardi. La dichiarazione della Juventus di non voler piu' giocare al Delle Alpi ha fatto scattare una serie di meccanismi e di reazioni sulle quali varrebbe la pena saperne di piu'. La mia ipotesi e' che, sotto la pressione di un ricatto artatamente costruito, Castellani abbia promesso alla Juventus la possibilita' di effettuare una megaspeculazione alla Continassa. Poi le cose sono andate diversamente, anche per effetto di questo "dizionario".

A questo punto bisognerebbe azzerare tutto: se la Juventus vuole denaro e privilegi per restare a Torino deve dire quanto denaro e quali privilegi e la Citta' valutera' "politicamente" sapendo che a Milano le squadre pagano 14 miliardi all'anno per lo stadio e si accollano la manutenzione. Alla luce del sole e senza trucchi ne' "patti non scritti". Personalmente ritengo che qualunque richiesta sia esosa e che dovrebbero essere invitati ad andarsene per tutelare la dignita' di Torino. (torna all'indice)

Pavarin Domenico Funzionario del mio Assessorato. Mi diede l'utile consiglio di mettere nella convenzione (art. 30) il diritto della Citta' a cinque "manifestazioni" all'anno sostituendo la dizione originale di 5 "giornate". Fu un cambiamento provvidenziale. (vedi voce Consegna). Pavarin aveva anche segnalato il fatto che di solito la pubblicita' allo stadio per manifestazioni di coppa UEFA era riservata alla UEFA e quindi c'era la possibilita' che anche la FIFA si comportasse in questo modo. Non ero al corrente degli impegni "privati" dell'ex sindaco Novelli. Non accolsi il suggerimento che avrebbe sancito un privilegio gratuito alla FIFA. Privilegio che, se del caso, doveva essere negoziato, caso per caso, dalla Concessionaria SAPAM. Questa fu poi sempre la mia posizione. (torna all'indice)

Pericolo E' possibile che dovendo mantenere le promesse fatte alla Juventus ed essendo incapace di una posizione ferma e dignitosa a difesa della Citta', il sindaco operi per gestire lo Stadio Delle Alpi senza un concessionario, ma con organico municipale. La contabilita' e i costi verrebbero integrati nella grande minestra del bilancio comunale e sarebbe possibile concedere alle squadre l'uso dello stadio a condizioni di grande favore praticamente senza un effettivo controllo. Come si faceva una volta con il Vecchio Comunale nel quale le squadre e il concessionario della pubblicita' si sono arricchiti con i soldi dei cittadini torinesi per decine di anni. Una analisi degli effettivi costi manutentivi e di gestione del Vecchio Comunale dimostrerebbe che questi erano superiori quelli del Delle Alpi. Ma erano "impliciti" una cosa che a Torino piace molto. (torna all'indice)

Piazza d'armi Occasione perduta, fino ad oggi, oppure futura opzione per sesquibiliardarie speculazioni del potere forte assistito dalle future giunte deboli. (torna all'indice)

Pista (di atletica) La prima cosa che dichiarai nel 1986 fu che lo stadio sarebbe stato costruito senza pista per l'atletica. Quella fu la mia posizione per diversi mesi e fui l'ultimo a cedere alle pressioni del conformismo politico che voleva a tutti costi la pista di atletica (vedi voce Tessore, Pista di atletica, Carraro, Chiusano). Una azione compatta e coordinata di tutti coloro che avevano effettivo potere avrebbe potuto risolvere il problema, ma rimasi completamente isolato. In particolare Vittorio Chiusano, allora presidente della Juve e capogruppo Liberale in Consiglio Comunale e l'avvocato Nizzola allora dirigente del Torino Calcio arrivarono a scrivere nel 1987 al sindaco Cardetti che erano disposti a costruire lo stadio con la pista qualora la Città si fosse rimangiata la delibera con la quale aveva scelto la Concessionaria. Di fronte alla dichiarazione delle stesse squadre di calcio torinesi la mia posizione divenne insostenibile ( Matteoli, piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche' solo tu rompi i coglioni ?). La dichiarazione di Vittorio Chiusano valeva a quel tempo come la parola di Gianni, forse oggi non più visto che deve fare dichiarazioni autocritiche (cfr Stampa 8 maggio 1996): non è sufficiente dire fu un errore. Fu l'errore di chi aveva la massima responsabilità rappresentativa come presidente della massima divinità calcistica di sempre: la Grande Vecchia Signora Gobba F.C. Juventus. Fra i sostenitori della pista vanno annoverati: Elda Tessore ex assessore socialista allo sport, Giovanni Porcellana capogruppo DC in Consiglio Comunale, il Sindaco Magnani Noja, l'assessore alla cultura Marziano Marzano, Vittorio Chiusano capogruppo Liberale e presidente della Juventus FC, il dirigente del Torino Calcio Nizzola oggi presidente della FIGC. Il vero 'dominus' della questione fu però Primo Nebiolo che arrivò a minacciare la cassazione del contributo finanziario dello Stato se lo stadio non avesse avuto la pista attraverso la negazione del parere positivo CONI-CIS. Il vero potere di Nebiolo erano, però, i quindicimila tesserati dell'Atletica Italiana che lui faceva valere con tutti i partiti come potenziale serbatoio di voti: un argomento molto convincente per gli operatori politici degli anni '80. Il fatto che gli atleti votassero nella massima individuale libertà e anarchia non veniva nemmeno considerato pur essendo la banale verità. Feci un ultimo tentativo nell'Aprile del 1987 scrivendo al Presidente del CONI Carraro e chiedendogli di intervenire: Carraro mi ricevette assistito da Primo Nebiolo, che fece a tutti e due una severa strapazzata. Alla fine del colloquio non era neppure il caso di trarre conclusioni: Carraro, che aveva le apparenze del duro, era in realtà debolissimo e (allora) completamente subalterno a Primo Nebiolo. Nessuno ricorda inoltre che tutti i più importanti templi del calcio spettacolo mondiale hanno la pista, o spazi circostanti al campo di notevole ampiezza, per consentire curve panottiche ottimali. Dopo sei anni di funzionamento e contro i birignao della elite culturale calcistica il problema della pista può essere oggi inquadrato in termini meno manichei: la pista per l'atletica ha inoltre una ragione di essere sul piano urbanistico in quanto libera la Città da qualunque vincolo sul Comunale che, grazie alla pista alla Continassa, potrà essere abbattuto o riciclato per nuove funzioni più adatte alla situazione di Piazza d'Armi. L'altra motivazione per la pista, anche questa determinante, è quella della pubblicità: la pubblicità è la vera struttura economica del calcio-spettacolo e bisogna avere spazi per accogliere il maggior numero di cartelli possibile a cifre competitive e differenziate. Anche i dirigenti delle squadre saranno sensibili a questo dato una volta acquisito il contratto, ma non possono essere esplicite nelle loro dichiarazioni pubbliche. A parte queste considerazioni resta il fatto che la visibilità al Delle Alpi è ottima per riconoscimento di tutti gli esperti internazionali e se le tifoserie non fossero fanatizzate non ci sarebbe bisogno delle barriere di contenimento e anche la visibilità dagli anelli più bassi sarebbe ottima.

La visibilita' complessiva ottima del Delle Alpi risulta anche sul piano delle misure geometriche: la distanza media degli spettatori dal centrocampo al Delle Alpi e' di 182 metri(la migliore fra tutti gli stadi italiani di comparabile dimensione) rispetto ai 200 metri di San Siro e ai 240 metri di Roma Olimpico e ai 230 di Napoli San Paolo. La distanza media e' una caratteristica complessiva non percepibile dal singolo spettatore: il disegno dello Stadio delle Alpi privilegia tutti gli spettatori e non solo quelli ricchi delle tribune centrali. Vedi visibilita'. Anche la distanza media degli spettatori delle curve del delle Alpi e' innferiore a quella delle curve del Vecchio Comunale. D'altra parte un esperto in stadi come l'Avvocato Principe Giovanni Agnelli non poteva sbagliare quando fece il famoso commento.

Vale la pena ricordare la vicenda della variante 'fossato'. Il progetto originale, come l'esecutivo approvato in CC, prevedevano un fossato come protezione del campo dalle invasioni dei tifosi. Lo svolgimento successivo delle normative CONI-CIS e CPVLPS richiese poi una serie di collegamenti fra campo e tribune protetti da barriere: il vantaggio del fossato veniva considerevolmente diminuito. In tempi successivi (a meta' della costruzione dello stadio) e a seguito di un grave incidente in uno stadio algerino il CONI si espresse contro il fossato a favore delle barriere in acciaio. La variante venne effettuata dalla Concessionaria, lo spazio del fossato venne solo parzialmente recuperato nel tracciato delle gradinate.

La mia posizione sul problema "pista" risulta chiaramente dalla memoria che scrissi per informare il Gruppo Consiliare Socialista: la memoria venne rigorosamente ignorata dai compagni per i quali il problema era "politico". Un classico e umiliante modo con il quale la leggerezza socialista degli anni '80 usava la famosa battuta di Nenni (la politique d'abord) . Fu chiaramente una mia debolezza: per trasformare la mia istanza "tecnica" in problema "politico" avrei dovuto dimettermi e riservarmi di votare liberamente in Consiglio Comunale. Peccai per eccessivo rispetto dell'impegno di partito. Non mi dispiacerebbe conoscere l'opinione attuale di Elda Tessore (e di tutti gli altri pistaioli: La Ganga, Cardetti, Magnani Noja, Ravajoli, Porcellana, Chiusano) sulla vexata quaestio della pista. (torna all'indice)

Porcellana Giovanni Assessore ai LLPP, ingegnere, vice-sindaco e, in quegli anni, capo incontrastato della DC torinese (mugugnatissimo peraltro dai peones). Autorevole e competente amministratore/tecnico, senza peli sulla lingua, risentito da molti per la sua "prepotenza" e temuto per il carattere vendicativo che spesso lo rendeva settario. Molto efficace nell'azione amministrativa e nella bagarre consiliare. Fu assessore responsabile della lunga e tormentatissima vicenda del Palazzo di Giustizia, ancora oggi non conclusa, che condusse a buon compimento durante il suo mandato, attraverso mille ostacoli e trabocchetti. Brillante e dinamica la sua gestione del fiasco Novelliano del Palazzo degli Stemmi. Porcellana da bravo DC mi aveva inizialmente in sospetto essendo io PSI (o quasi), ma dopo alcuni anni il suo atteggiamento cambio' e mi fu solidale. Volle la pista per ragioni politiche rifiutando nettamente il consiglio dei consulenti tecnici della DC (prof. Borasi). Ma non assunse posizione ufficiale. Sullo stadio scelse di non intervenire mai, e mai intervenne. I suoi suggerimenti personali e privati (espliciti ma molto spesso impliciti: erano i suoi gesti a fornire l'indicazione) furono sempre utili per me e raramente disattesi. Vendicativo e velenosissimo: l'unico a saper maneggiare Novelli senza complessi e senza timidezze. La sua competenza amministrativa era inattaccabile e molto utile in tutte le giunte Sarebbe interessante se potesse scrivere un "dizionario" del Palazzo di Giustizia: conoscendolo non lo fara' mai. Non e' roba da DC. Se non fosse stato per il carattere settario, sarebbe stato un grande amministratore. Ma forse e' un bravo amministratore proprio perche' giustamente settario. (torna all'indice)

PRAXI Societa' di estimo assoldata dalla citta' di Torino per valutare lo stadio e le sue pertinenze ai fini della transazione con la Juventus.

Transazione Citta' di Torino/Juventus per lo Stadio delle Alpi e il Comprensorio della Continassa: la valutazione della PRAXI.

Commento e contraddittorio.

Lorenzo Matteoli

Scarborough 22/11/00

Una nuova importante fase della vicenda Stadio delle Alpi sta per aprirsi con la consegna della valutazione fatta dalla Praxi per la transazione tra Citta' di Torino e Juventus.

Come era prevedibile la stima fatta dalla Praxi e' allineata allo schema imposto dalla Juventus che la Civica Amministrazione aveva subito fin dall'8 settembre 1999. Una nuova dimostrazione della facilita' con la quale, a Torino, la scienza e la professione dell'estimo economico vengano umiliate dai "poteri forti".

La difficolta' del commento alla valutazione effettuata dalla PRAXI e' di carattere etico: il documento PRAXI e' talmente grottesco nei presupposti e nelle conclusioni che una sua analisi seria rischia di deformarne la portata assurda e di dargli una parvenza di dignita'.

Limitero' il commento al minimo: ogni affermazione sui valori di mercato correnti, ipotesi di stima che di seguito svolgo ha un riscontro documentale preciso che saro' lieto di fornire agli interessati, ma che non riporto per evitare di annoiare coloro che sono interessati alla essenza dei fatti e al significato di costume politico dell'episodio.

Un unica riflessione: un episodio di questo genere nel 1986 avrebbe scatenato la magistratura Torinese. Si andava in galera per i viaggi premio allora e le malversazioni di Zampini & C fanno sorridere di fronte al favoloso colpo da centinaia di miliardi del regalo alla Juventus dello Stadio delle Alpi organizzato da Castellani, Corsico e Giraudo.

LOTTO A area lungo Via Traves

Il prezzo di 40.000 lire al m2 e' basso: si tratta di un diritto di superficie di 99 anni

LOTTO C Area lungo Strada da Druento

Il numero di eventi nell'arco dell'anno e' stato arbitrariamente dimezzato sono 48 e non 22: il futuro stadio del Torino Calcio rimarra' a lungo del mondo dei sogni e degli imbrogli e la stima di un bene si basa su dati oggettivi in atto. Nel giro di qualche anno Torino si rendera' conto che un solo stadio di calcio per le due squadre e' sufficiente e ottimale e se ne renderanno conto anche i tifosi. Gli imbroglioni continueranno ad alimentare il sogno per raccogliere denaro e voti.

LOTTO D1 area adiacente allo stadio

1. il prezzo al m2 degli uffici finiti e' basso

2. la percentuale di incidenza (15%) dell'area e' bassa, in media si valuta almeno al 20-25%, mancano giustificazioni di metodo per la riduzione.

3. non si e' dato alcun valore agli 83.000 m2 di superficie fondiaria senza alcuna giustificazione di metodo.

LOTTO D2

Vedi considerazioni di cui al LOTTO C

LOTTO E Stadio delle Alpi

Il criterio di capitalizzazione dei redditi e' giusto se i redditi (canone) non fossero stati "fissati" con criterio politico. Il canone di 3.4 miliardi e' stato imposto dalle societa' con un ricatto a suo tempo respinto dalle giunte Cardetti, Magnani Noja, Zanone, Cattaneo e servilmente subito dalla giunta Castellani. Il canone di 3.4 miliardi e' inferiore a quanto pagato dalla Juventus per l'utilizzazione del Delle Alpi nell'ultimo decennio ed e' anche di gran lunga inferiore a quanto pagato dalla Juventus per l'utilizzazione dello Stadio Comunale dal 1970 al 1990 (tenendo presente che al Comunale il canone era piu' basso, ma i diritti commerciali e la pubblicita' erano della Citta'). Per una idea generica dei valori correnti l'Inter e il Milan pagano 13.4 miliardi all'anno per l'utilizzazione dello stadio di San Siro, manutenzione a loro carico.

Arbitraria la pretesa di detrarre dal costo cosi' ricavato la spesa di 26.4 miliardi per "sovraccosti manutentivi e gestionali": nessuna perizia a supporto, nessun progetto per quantificare la pretesa. Ammesso, e per nulla concesso, che modifiche allo stadio debbano essere a carico della Citta' e non del titolare dell'enfiteusi secolare non si capisce perche' queste debbano essere "anticipate" dalla Citta' senza che il "superficiario" abbia sborsato una lira. La pubblica Amministrazione spende su documenti molto piu' certi e probanti e le stime si fanno su dati oggettivi in essere.

Falsa la affermazione che il costo medio di manutenzione e gestione annuale di stadi come il Meazza (Milano), l'Olimpico (Roma) il San Paolo (Napoli) sia di 1,5 miliardi all'anno.

Ulteriore arbitraria pretesa: l'abbattimento finale del 10% del valore residuo per un fantasioso "adeguamento normativo e ripristino della fungibilita' degli ambienti". Lo stadio e' dotato di tutti i certificati di agibilita', prevenzione incendi, idoneita' statica e risulta adeguato a tutte le norme di legge. Anche per questa voce, ammesso e non concesso che non si tratti di pretesa assurda, la PRAXI non spiega per quale motivo deve essere "anticipata" dalla Citta'. La pubblica Amministrazione spende su documenti molto piu' certi e probanti.

La deformazione e la falsificazione di dati incontrovertibili che caratterizza questa valutazione dimostra chiaramente la sua connotazione di comodo: non ci sono criteri scientifici per commentare un documento dettato dal "regime" che da sempre controlla Torino

LOTTO F1 Area lungo strada Altessano

90.000 m2 con capacita' edificatoria a destinazione commerciale di 25.000 m2 valutati 8.15 miliardi deve essere un errore: gli indici per la zona danno un valore di due volte tanto. Ma purtroppo non e' un errore: e' lo stile di tutto il documento.

LOTTO F2 Area lungo strada Altessano

Nulla da eccepire

In sintesi

1. prendere come riferimento il valore "convenzionale" 1987 (60 miliardi) dello stadio e ignorare il suo valore effettivo computato in sede arbitrale (1992) sull'oggetto realizzato (126 miliardi) e' un insostenibile errore voluto. Anche se l'assunzione grottesca fosse ammissibile il valore convenzionale 1987 dovrebbe essere aggiornato al 30 Maggio 1990 data nella quale lo stadio venne realizzato e consegnato alla Citta': un errore di metodo rivelatore della ideologia che ha dettato lo studio della PRAXI.

2. L'implicazione che lo Stadio vale zero lire se la Juventus non ci gioca ha la stessa portata di affermare che lo stabilimento Fiat di Mirafiori vale zero lire se non ci si fabbricano automobili: un'idea sulla quale altri settori del gruppo Fiat faranno molte eccezioni.

3. La Praxi dovrebbe spiegare per quali motivi, ammesso e per nulla concesso che la pretesa sia fondata, la Citta' debba pagare, in anticipo e senza documentazione alcuna, 26,4 miliardi di "sovraccosti manutentivi" e 1,5 miliardi di oneri per il ripristino della fungibilita'. Perche' modifiche non necessarie devono essere pagate dal venditore? Da quando in qua le amministrazioni pubbliche pagano in anticipo e senza documentazione di riscontro?

4. La conclusione della Praxi che una enfiteusi secolare per 700 mila m2 di terreno con capacita' edificatoria commerciale di 30 mila m2 con sopra uno stadio completo di parcheggi per 4000 vetture (perche' i posti-auto sono stati ridotti a 3500?) valutato 126 miliardi nel 1992 valga oggi 36,2 miliardi e' ovviamente una conclusione funzionale e complice del "pactum sceleris" stipulato l'8 settembre 1999 nella riunione "privata" tra Castellani e Giraudo.

5. La tragedia e' che il colpo andra' a buon fine e che, in assenza di interventi della Corte dei Conti, i bravi Torinesi pagheranno centinaia di miliardi il loro tifo juventino. Nessun professionista, accademico, istituto universitario, commerciante, avvocato, architetto, giornalista, commercialista, barista o gestore di ristoranti torinese puo' permettersi di eccepire, pena la "proscrizione", e a Torino nessuno puo' permettersi di venire proscritto dalla Fiat/Juventus.

Conclusione

Se la Giunta di Castellani ritiene che la Juventus sia un patrimonio che la Citta' non puo' perdere, lo dichiari esplicitamente, ed altrettanto esplicitamente metta in bilancio i miliardi che intende spendere per garantirsi la costosa, avida e arrogante parassita. Torino ha pagato carissimo un secolo di Fiat e puo' permettersi di pagare un'altra ventina di anni di Juventus: ma che sia fatto in chiaro senza goffi sotterfugi. Non si umilino indecenti e deboli professori o servili professionisti esigendo documenti che un bambino sarebbe in grado di denunciare per imbecillita' e inconsistenza.

Con il finanziamento della Civica Amministrazione la Juventus potra' comperarsi fantastici professionisti del piede e vincere senza problemi scudetti e coppe per i prossimi venti anni, Agnelli risparmiera' un sacco di soldi e grazie al patrimonio immobiliare e territoriale conferito per poche lire, le azioni della Juve in borsa varranno come lingotti d'oro, consentendo ulteriore arricchimento dei suoi aventi causa. In Citta' qualche drogato in overdose in piu', un po' di asili nido in meno, un po' di squallore diffuso in piu' per consentire ai Torinesi l'esercizio preferito di piangersi addosso.

Nota: questo commento e' stato inviato alle redazioni dei giornali torinesi Torino Sera, La Repubblica e La Stampa e a circa 50 giornalisti torinesi de la Stampa e de La Repubblica il 23 di Novembre 2000. Il quotidiano Torino Sera ha pubblicato il giorno dopo un articolo su sei colonne dando notizia precisa e circostanziata. La Stampa e La Repubblica hanno mantenuto un rigoroso silenzio e nessun giornalista ha riscontrato il mio invio (ad oggi 28 Novembre). Un ordine di scuderia? La naturale prudenza dei giornalisti nei confronti degli affari del potere della Fiat a Torino? Per una ragione o per l'altra una cosa e' certa: non c'e' una libera stampa a Torino dove l'opinione pubblica e' informata nel rispetto delle condizioni imposte dal regime. Sara' interessante vedere come la stampa torinese gestira' il futuro svolgimento della vicenda: quando il silenzio non sara' piu' possibile. ritorna all'indice

Programma Economico e Finanziario La clamorosa svista dell'offerta Fiat Engineering: mancava il documento fondamentale richiesto dalle norme sulle Concessioni ed esplicitamente richiesto dalla delibera di bando della Citta'. Lo strumento indispensabile per valutare se il concessionario e' in grado di avere gli strumenti finanziarii e i guadagni che gli consentono di ben condurre l'opera. La Fiat Engineering non lo presentava e anzi ribadiva che non c'erano dati per valutare i cespiti attivi che consentisssero di tracciare il Programma Economico e Finanziario trentennale. Per aggiungere ulteriore sapore alla madornale scivolata nell'offerta la Fiat Engineering insisteva sul concetto dicendo che futuri ipotetici contributi dello Stato avrebbero dovuto essere girati dalla Citta' al Concessionario (avevano buone informazioni i lobbisti Fiat perche' al tempo della presentazione delle offerte - 13/10/86 - la legge Capria - 03/01/87 - non era stata ancora pubblicata). Il lettore non esperto di normativa sulla aggiudicazione di lavori pubblici deve sapere che in un concorso appalto si viene esclusi dalla gara anche se manca il certificato di nascita del titolare dell'impresa. Un errore cosi' grave non puo' essere solo dovuto alla "svista" di un managerfiat. Conforta questa analisi il fatto che la deficienza fosse sottolineata e ribadita nell'offerta. Cosa aveva in mente lo stratega Fiat Engineering? Magari nulla e si tratta solo del normale atteggiamento supponente del Gruppo che in questo caso ha esagerato. L'ing. Mosconi forse ne sa di piu': la sua esperienza nel sottoporre offerte a gare di qualunque genere e tipo in tutto il mondo rende veramente curiosa la circostanza. L'offerta Fiat Engineering venne mantenuta in gara, nonostante le mie forti riserve, perche' non si poteva nemmeno considerare l'idea di escludere la Fiat dalla valutazione finale. Nella successiva analisi e valutazione delle offerte fatta con un articolato paradigma multicriteria il progetto Fiat Engineering si piazzo' al secondo posto dopo quello SAPAM e davanti a Recchi. La Commissione aveva deciso che oltre al sistema multicriteria la scelta sarebbe avvenuta anche sulla base di una votazione. Fu molto fortunata la Commissione che il voto di Martinat fece alla fine vincere SAPAM in tal modo risultato del voto e classifica risultarono coerenti. Un esito diverso sarebbe stato oggetto di ricorsi validissimi e molto imbarazzanti.

Di tutta questa vicenda la cosa piu' interessante e' che nulla, mai, ebbe a trasparire sugli organi di stampa torinesi, nessuno ha mai fatto un cenno a questo significativo aneddoto (vedi GPT). Dalla complessiva lettura della stampa torinese in tutti questi anni traspare, invece, sempre l'insinuazione che l'aggiudicazione a SAPAM fosse in qualche modo inspiegabile e oscura cosi' come l'esclusione della Fiat. Benedetto Pier Paolo de La Stampa, in questo esercizio, raggiunse livelli eccelsi: fece fare l'accusa di ingiusta esclusione, virgolettata, dall'imprenditore Recchi. Nell'articolo nel quale evocava la figura del costruttore torinese dopo la sua morte nel tragico atterraggio "lungo" con il Catalina sulla pista dell'Aeritalia. Una citazione "incontestabile". Mi sono complimentato a suo tempo con Benedetto per la raffinatezza: far parlare i morti. Superfluo aggiungere che i verbali della commissione Consiliare per la scelta del Concessionario sono stati pubblicati con la delibera di ratificazione della scelta medesima da parte del Consiglio Comunale: erano di pubblico dominio. (torna all'indice)

Pubblicita' Il problema della pubblicità si articola in due punti fondamentali:

A. la pubblicità durante i mondiali Il sindaco Novelli con lettera personale e senza successiva deliberazione si era impegnato con il CONI a consentire l'uso dello stadio "nudo" di pubblicità per i Mondiali del 90. Tale impegno non venne comunicato agli Assessori che stipularono la Convenzione di Concessione che pertanto lasciava la responsabilità e gli utili della vendita della pubblicità nello stadio alla Concessionaria. Quando la FIFA specificò le condizioni nelle quali voleva gli stadi il problema della pubblicità durante i mondiali emerse in termini conflittuali. Gli assessori e la Città hanno sempre sostenuto che la questione fosse da dirimere tra la Concessionaria e gli utenti dello stadio. I proventi della pubblicità nello stadio sono stati da sempre un utile della Pubblica Amministrazione che nel caso specifico della Convenzione torinese lo devolve alla Concessionaria come una delle contropartite per l'investimento da questa effettuato nella costruzione. Secondo questo schema ogni rapporto relativo all'utilizzazione dello Stadio è campo di responsabilità e trattativa negoziale della Concessionaria con i terzi interessati. Nel caso specifico la trattativa era stata compromessa dalla lettera di Novelli che, senza deliberazione da parte della Giunta e del Consiglio, impegnava la Città a regalare alla FIFA-COL la pubblicità dei Mondiali '90. Una decisione personale del valore di qualche miliardo della quale non si è mai discusso: il triste crisantemo torinese ha goduto a lungo del privilegio di essere "intoccabile". La Concessionaria si rifiutò di trattare il problema con la FIFA e lo stadio "nudo" di pubblicità venne assunto dalla Città in virtù dell'art. 30 della Convenzione e ceduto alla FIFA-COL per lo svolgimento dei Mondiali. La mia posizione sulla questione pubblicita' durante i Mondiali era semplice: trattasi di un problema del Concessionario che per competenza lo deve affrontare con la FIFA. Nella visione culturale di Cannavo', Novelli, Carraro, Dardanello, Chiusano, Re, Boniperti, e della "calcisteria" in genere la mia idea era strampalata e ridicola (infatti Novelli nella famosa nottata del 3-4 Aprile 89 fece chiaramente allusione alla mia dabbenaggine e il suo fido cagnottone Consigliere Grosso senza alcuna vergogna mi diede del deficiente). Secondo loro non si doveva nemmeno mettere in discussione il diritto della FIFA di rapinare la Citta' di un cespite cospicuo, al quale aveva sacro diritto di origine feudale. In realta' Novelli doveva coprirsi le terga per la incredibile gaffe amministrativa che aveva commesso garantendo alla FIFA, in una lettera personale, lo stadio libero da vincoli pubblicitari senza far deliberare un impegno del valore di parecchi miliardi e, peggio senza comunicarlo agli assessori competenti in tempo utile. In termini piu' esatti questa e' la posizione con la quale la Citta' e' andata all'Arbitrato sul problema della pubblicita':

La Concessionaria sostiene di avere diritto alla pubblicità nello stadio durante i mondiali e che l'interdizione di questo diritto ha provocato un mancato introito per complessivi 37 miliardi (pubblicità mancata e sponsorizzazioni mancate). La posizione della Città è che dal piano economico finanziario associato alla convenzione l'introito della pubblicità di bordo campo non risulta e che quello relativo alle sponsorizzazioni può essere realizzato nei trenta anni di gestione in modo assai più consistente di quanto non consentano i cinque eventi del mondiale 90. L'analisi del piano economico finanziario associato all'offerta e alla Convenzione dimostra chiaramente che la Concessionaria sapeva benissimo che questo introito non le era consentito e documenta in modo indiscutibile le condizioni di presupposizione che hanno informato il contratto. Gli Assessori Galasso e Matteoli, per avere informazioni dirette e precise sul problema della pubblicità si sono recati in Svizzera presso la ISL di Lucerna dove hanno verificato le discrepanze tra il contratto di vendita degli spazi e dei diritti pubblicitari tra ISL e ditte acquirenti e quanto genericamente a suo tempo stabilito dal cahier des charges FIFA del 1983. In quella occasione vennero anche verificati i valori commerciali della pubblicità e i diritti di commissione a questa connessi: questa documentazione rende assolutamente inconsistente la richiesta di compenso per il mancato introito esposta dalla Concessionaria. Comunque, per stroncare ogni argomentazione su questa rivendicazione, la Civica Amministrazione, con deliberazione Galasso/Matteoli del 7.12.89, si è avvalsa, per i Mondiali 90, di quanto disposto dall'art. 30 della Convenzione che prevede la disponibilità (completa) dello stadio alla Città per 5 manifestazioni all'anno: le cinque partite dei Mondiali sono state assunte come le cinque manifestazioni indicate dall'art. 30. In sede di arbitrato la vertenza venne chiusa confermando la posizione della Citta': cioe' la mia e di Galasso. Per esprimere bene il concetto gli Assessori Galasso e Matteoli sono riusciti, con la articolazione contrattuale della Concessione, a recuperare qualche miliardo che Novelli aveva stupidamente regalato alla FIFA, con una lettera che, rappresentava chiaramente un interesse privato, e che si puo' definire come "cazzata in atti d'ufficio" indotta dalla prepotenza della FIGC/FIFA supinamente accettata dal Novelli. Ma il Novelli aveva gli strumenti di arroganza per difendersi e io ero invece molto ingenuo e "deliravo".

B. la pubblicità corrente La Città di Torino concedeva la pubblicità nello stadio comunale mediante gara. Di fatto dopo le prime gare la pubblicità nello stadio comunale veniva data sistematicamente attraverso rinnovi e senza gara alla Società Publimondo di Bastino. La cifra alla quale veniva concessa la pubblicità (senza gara) era irrisoria rispetto al valore dell'esclusiva. Nel 1987 alla scadenza della Concessione l'Assessore Matteoli di concerto con gli Assessori Galasso e Dondona indice una nuova gara e la pubblicità viene data in concessione per la cifra di 2 miliardi e cinquecento milioni all'anno a un nuovo Concessionario. Circa dieci volte la cifra che l'Amministrazione di Novelli esigeva senza gara. Era evidente che la differenza (dell'ordine di grandezza di due miliardi all'anno) costituiva un enorme margine per il Bastino che investiva ben volentieri in regalie per garantirsi la miniera d'oro. Si trattava a tutti gli effetti di una enorme tangente, ma il nome non era ancora stato inventato. Beneficiarie di queste regalie erano, fra gli altri, le due squadre di calcio. Quando il flusso venne a mancare l' irritazione fu acuta. Il problema della pubblicità è quello che ha continuato ad alimentare l'ostilità delle squadre torinesi nei confronti del nuovo stadio e del Concessionario della gestione ed è sicuramente per il contratto pubblicità che si è avuto l'ultimo scontro nel maggio 1996. Un problema sul quale la fuga per terrore degli organi di stampa torinesi rasenta il ridicolo. Piu' volte durante il mio servizio e ripetutamente negli anni seguenti ho affermato in termini chiarissimi e pubblici che le amministrazioni PCI regalavano la concessione a Bastino rinnovandola senza gara a cifre ridicole e che Bastino passava cospicue tangenti sulla pubblicità alle squadre di calcio. Come direbbe il Castellani: non ci sono elementi per affermare che venissero pagate tangenti anche a singoli amministratori della Città e ai singoli dirigenti delle squadre. E' anche vero che nessuno ha mai raccolto la mia provocazione azzardando una querela. Giampiero Boniperti, di fronte a testimoni, ammise che la Juventus aveva ricevuto contributi in denaro da Publimondo (Bastino) per la pubblicità allo stadio Comunale, ma si rifiutò di esprimere per iscritto l'affermazione. Disse che comunque tutto era regolare e fatturato. Dopodichè tacque per sempre. Novelli più volte interpellato dai giornali afferma che il Matteoli "delira". Bastino senior è morto, mentre suo figlio nega contraddicendo Boniperti: una telefonata fra i due potrebbe essere utile.

La pubblicita' e' la chiave di volta di tutta l'operazione e il nodo attorno al quale girarono quasi tutte le manovre.

Lo stadio si poteva realizzare benissimo con la formula proposta dalla Citta' (come in effetti e' stato realizzato) perche' i proventi della pubblicita' erano sufficienti a pagare l'investimento iniziale. Come Assessore lo avevo scoperto quasi subito e dicevo a tutti la banale verita': le mie dichiarazioni venivano accolte con scetticismo, ilarita', sospetto, forte preoccupazione a seconda dei diversi interlocutori. Chi mi doveva credere, non mi credeva e gli altri avevano tutto l'interesse a ridicolizzare. Dopo un po' di tempo mi resi conto che non era igienico insistere e che tutto sommato non conveniva, e partecipai alla generale commedia, fra l'altro siccome un collega della Giunta e per di piu' Assessore al Bilancio Giorgio Re come dirigente del Torino e come responsabile nella Giunta dei 100 giorni (sindaco Cardetti) aveva a suo tempo rinnovato la concessione-regalo mi si fece capire che era meglio abbozzare. La concessione che sotto le aministrazioni Novelli veniva data a Bastino a cifre molto basse e i soldi che Bastino girava alla Juventus e al Torino erano chiaramente un pasticcio del PCI torinese, il vantaggio era quasi diretto dell'Avvocato, il padrone della Juventus. Tutti i comportamenti sia dei politici che delle imprese erano quindi condizionati dalla necessita' di coprire la Juventus, Agnelli, e Novelli. Nessuno poteva ammettere chiaramente e tantomeno dire o scrivere che sulla pubblicita' si potevano comodamente anticipare 90 miliardi che aggiunti ai 30 disponibili dalla legge Capria facevano 120 miliardi e che 120 miliardi nel 1986 erano sufficienti a realizzare uno stadio da 60 mila posti. L'ammissione avrebbe provocato scomode domande. Ci fu quindi una specie di muta intesa comune molto torinese: facciamo tutti finta di niente. La cosa difficile da comprendere, e mi piacerebbe chiederla a Mosconi allora responsabile di Fiat Engineering, e' come mai la Fiat Engineering non era al corrente della redditivita' della concessione di gestione (che comprendeva in chiare lettere la pubblicita'). Un dispetto di Boniperti? Una negligenza di Mosconi? Un divertimento di Agnelli o una sua negligenza? Certo segno di scarsa comunicazione e di rivalita' interne. Un problema di sempre ed entro determinati limiti strategicamente voluto dalla cupola Fiat. Questo in sintesi schematica. La realta' fu piu' complessa perche' molti effettivamente non sapevano e si chiedevano come era possibile fare uno stadio con 60 miliardi: la cifra bassa sollecitava sospetti. Sul versante della pubblica opinione torinese la spesa per lo stadio era ritenuta pressocche' blasfema: gli anni di pietosa amministrazione Novelliana a base di mentini e gallette avevano abituato i torinesi a pensare che ogni oggetto piu' grande di un cesso pubblico fosse una impresa faraonica: l'ipotesi della concessione trentennale e dei trenta miliardi della legge Capria era una buona confezione per superare la resistenza degli elettori. Quando spiegai a Suttora de l'Europeo questo semplice schema invece di capire che lo stadio si costruiva con la pubblicita' preferi' capire che io avevo imbrogliato sapendo che lo stadio sarebbe costato molto di piu' . La cosa migliore per ricreare la sensazione di quel tempo e' rileggere le mie lettere ai giornalisti piu' efferati: nella mia cecita' non mi rendevo conto di nuotare controcorrente e che la condizione posta sulla informazione era molto piu' forte di qualunque mia possibile replica. Ne' potevo dire alla Bianco che il documento presentato in Giunta e filtrato ai giornali era funzionale alla richiesta di un finanziamento da parte dell'Acqua Marcia a una banca di Londra senza compromettere la cosa: dovevo anzi insistere nella creazione di un credibile presupposto.

La differenza fra allora e oggi e' che oggi si puo affermare che lo stadio e' stato realizzato con 30 miliardi di denaro pubblico e trenta anni di concessione e che la pubblicita' paga il denaro anticipato dalla Concessionaria: the rest is history. Ma ci sono ancora cose che a Torino non si possono dire ed e' ancora una mia sciocca presunzione quella di pensare che la gente possa credere che nell'Italia delle tangenti, nella citta' delle tangenti (un classico dello stile Fiat) si potesse fare uno stadio tenendo la procedura fuori dal mare della corruzione generale. Saper distinguere e' la principale connotazione dell'intelligenza. (torna all'indice)

Pubbli-gest La societa' che gestisce lo stadio: prima era subconcessioinaria della SAPAM e oggi dopo i diversi passaggi della Concessione e' diventata subconcessionaria della Citta' di Torino.

Publimondo Societa' di Concessionaria della Pubblicita' al Vecchio Comunale. Non hanno molta familiarita' con l'uso del telefono: Bastino Jr dovrebbe telefonare a Boniperti prima di negare cose che Boniperti ha gia' spiattellato, e cioe' che la Juventus e il Torino prendevano soldi da Bastino come "margine" sui proventi pubblicitari. Tutto fatturato pero! (torna all'indice)

Quadro storico Lo Stadio delle Alpi è stato deciso e costruito fra il 1986 e il 1990: nel periodo più cupo della corruzione generalizzata e sistematica italiana. Torino, dove la Fiat aveva strutturato da decenni l'istituto della mazzetta, non era ancora uscita dallo scandalo 'zampini' del 1983. Una vicenda che fu la prova generale di mani pulite in Italia, con 6 anni di anticipo. Le cifre dello scandalo 'zampini' erano modeste rispetto allo scialo romano. I 'regali' erano viaggi in America, automobili, apparecchiature stereo. Qualche piccante serata al night, champagne con seguito di compiacenti donnine: roba da anni 30, quasi elegante. Roma aveva altre dimensioni. Ogni opera pubblica, ogni fornitura, ogni gara, sotto ogni amministrazione erano oggetto di manovra corruttiva più o meno pesante: la corruzione romana finanziava i partiti a livello nazionale attraverso i grandi enti (ENI, ENEL, IRI, Banche etc.) il controllo sugli appalti e sulle forniture agli enti locali finanziava le strutture periferiche dei partiti. Insieme all'illecito finanziamento dei partiti si scatenava l'arricchimento personale sia dei corrotti che dei corruttori. Quando si dice che tutto era oggetto di tangente si dice tutto: le leggi della Repubblica erano pagate a colpi di miliardi (basta ricordare il caso ENI/Gardini) e tutto calava in proporzione fino alla firma dei pagamenti per l'acquisto della carta igienica per le scuole, delle garze nelle USL, la marmellata negli asili nido, la mancia all'usciere per la presentazione di una domanda...la stessa legge morale valeva per la mancia all'usciere e per i miliardi ai partiti o a chi per essi. E nessuno obbiettava sulla mancia all'usciere. Mentre ai livelli alti della prassi corruttiva una qualche aliquota finiva ai partiti (piu' precisamente alle correnti dei partiti), man mano che si scendeva nella scala, la quota per 'il partito' si riduceva e alla fine restava solo la quota delle tasche personali . Il fenomeno era talmente consolidato e noto da essere correntemente accettato dalla pubblica opinione come un fatto ineludibile, una condizione normale, necessaria. Allo stesso modo veniva considerata la truffa fiscale sistematica della grande maggioranza dei cittadini. La classe politica disonesta era consistentemente eletta da una societa' civile sua omologa. I cittadini onestisssimi spesso non pagano le tasse, truffano le assicurazioni, e tentano i doppi rimborsi delle spese mediche. Molti italiani ricchi non rubano perche' le loro famiglie hanno gia' rubato generazioni prima, molti professori universitari non si rendono conto di rubare lo stipendio che paga una enfatica e pomposa nulla-facenza intellettuale, molti docenti a tempo pieno sono comodamente consulenti di enti di Stato: un furto legittimo. Analizzando i redditi dichiarati dai dentisti, dai macellai, dai parrucchieri per signora ci si rende conto come la pratica del furto fiscale sia talmente diffusa da non essere oggetto di sorpresa, indignazione o, tantomeno, scandalo. E' la morale corrente. La corruzione e' la struttura del sistema, i partiti ne vivono, gli amministratori pubblici ne percepiscono vantaggi marginali, la vera grande pacchia e' quella degli imprenditori. L'azienda italiana che ha la fortuna di fornire in qualche modo gli enti pubblici vive serenamente protetta dalla tangente: i mercati sono riservati, le aree territoriali sono riservate, i grandi istituti pubblici sono riservati: per entrare si paga. Le gare per gli appalti di fornitura erano oggetto di puntuale coordinamento centralizzato da parte delle imprese. Concorrenza, innovazione, qualita' dei prodotti e dei servizi: tutto abbondantemente inutile e superato in quanto coperto dalla garanzia della tangente. Guardata in retrospettiva, e con gli occhi della attuale psicosi, la Repubblica Italiana era sostanzialmente strutturata sulla corruzione e, solo grazie alla corruzione, funzionava. L'immagine che ho dato e' l'immagine corrente dell'Italia di allora come ricostruibile attraverso la stampa e i resoconti della televisione. La realta' "apparente" che, in una societa' di immagini, diventa l'unica realta', quella con la quale ci si deve confrontare. L'immagine che passa alla storia. Ritenere questa immagine come esatta rappresentazione di tutta la realta' sarebbe pero' sbagliato anche se l'azione della Magistratura e l'amplificazione dei media l'hanno praticamente imposta come tale. In realta' c'erano in Italia cittadini onesti, politici onesti e amministratori onesti, funzionari onesti, aziende che operavano onestamente. Due ladri distruggono l'immagine di un assessorato, un assessore bandito distrugge l'immagine di una giunta, 10 evasori fiscali qualificano una intera categoria professionale. C'erano anche politici e amministratori che operavano onestamente all'interno del sistema della corruzione: usandola, sfruttandone la potenza senza subirne la arroganza e senza corrispondere alle aspettative del paradigma consolidato. Checche' se ne dica oggi, allora non era impossibile e nemmeno tanto difficile, comportarsi onestamente e, forse, rimane ancora l'unico modo per vincere tangentopoli: una specie di disobbedienza civile al contrario. Il passaggio da un sistema corrotto che funziona ad un sistema onesto che funziona comporta una lunga e dolorosa fase attraverso un sistema che non e' corrotto, non e' onesto e non funziona: la attuale fase italiana.

La prima operazione da fare, comunque, e' quella di recuperare una realta' obbiettiva e da quella partire: assumere premesse errate per impostare una strategia e disegnare un percorso vuol dire probabilmente impostare la strategia sbagliata e disegnare un percorso sbagliato. Gli onesti vivevano nella corruzione, subendola, accettandola, evitandola, alcuni la denunciavano, alcuni la contrastavano. La gradualita' con la quale si era instaurata nell'arco dei quaranta anni democristiani aveva impedito la registrazione critica del fenomeno e indotto una forte assuefazione mentale. Molti erano indifferenti: anche la stampa e la magistratura sono state assenti, in modo clamoroso, per qualche decina d'anni.

Nel 1990 per circostanze del tutto accidentali e legate sostanzialmente alla ripicca di una moglie tradita e maltrattata dal marito socialista (Giulio Chiesa), finisce il lungo sonno della generale distrazione e tutti gli italiani, di colpo, ammaestrati da una stampa scatenata e missionaria, si scoprono la vocazione della ferocia etica alla Torquemada. L'Italia si spacca in "corrotti" da una parte e "società civile" dall'altra. Una divisione che in un primo momento sembro' netta: bianco e nero, politici corrotti da una parte cittadini onesti dall'altra, ma che con l'andare delle inchieste divento' sempre piu' confusa e sfrangiata: basti ricordare che per molti mesi Romiti si ergeva a supponente paladino della Societa' Civile. Venne poi qualificato diversamente quando si fece luce sulle pratiche correnti alla Fiat da lui amministrata. (cfr FIAT Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti di Pino Nicotri. Kaos Edizioni. Milano 1997)

Le conseguenze a catena dell'indagine sull'Ospizio dei Poveri Vecchi di Milano scatenano la lunga flagellazione collettiva, inquisizione, confessioni pubbliche, pentimenti, esecrazione. Il dr. Di Pietro imposta il modus operandi della galera vigorosamente utilizzata come strumento di convinzione: al tintinnio delle manette i pentimenti e le abiure fioccano. Uno strumento eticamente costoso, innegabilmente efficace, con forti precedenti storici, con qualche spiacevole incidente di percorso e con ricadute negative che solo anni dopo si sarebbero viste e che forse l'Italia continuera' a pagare per qualche decennio. L'atmosfera di terrore e pentimento e' degna di immagine millenaristica: i disonesti fanno la coda davanti alle Procure della Repubblica ansiosi di confessare e alleggerirsi le coscienze dall'intollerabile peso. I pentiti convocano conferenze stampa. Nessuno sembra esente dal sacro fuoco: Cesare Romiti, certamente un leader coriaceo negli anni precedenti, dopo qualche resistenza collabora con Di Pietro e arriva a scrivere un decalogo etico per dettare i comportamenti dei managers Fiat. Un pulpito che si puo' definire quantomeno estemporaneo, peraltro rispettato da tutta la stampa italiana che non azzardò nemmeno una battuta ironica sul predicatore temporibus actus (ad eccezione del Manifesto). I magistrati coraggiosi e un po' televisivi guidano l'avanguardia: a una distanza di sicurezza segue la colorita folla giornalistica che rifinisce. La stessa stampa che aveva creato i grandi miti dell'Italia prima maniera (Sindona, Calvi, Mach di Palmstein, Ligresti, De Michelis, Romiti, Gardini, Agnelli, Debenedetti, Craxi, Forlani, Gava etc.) adesso giudica, condanna, suicida con una disinvoltura paragonabile solo alla intensita' del sonno profondo dei precedenti decenni. Gran parte dello sbatacchiare della stampa e' dovuto alla necessita' di far dimenticare gli anni di pigra, colpevole, silenziosa copertura. Analogamente il superattivismo della magistratura dopo il 1990 riscontra la sonnolenza di regime dei precedenti cinquanta anni. Se ci fosse stata in Italia una stampa correttamente attenta e una magistratura normalmente efficiente a partire dalla fine della seconda guerra mondiale non ci sarebbe bisogno di nessuna rivoluzione, purga, lavaggio di mani o di piedi. La rivoluzione si paga: si creano i nuovi miti, i nuovi moduli conformi, i nuovi teoremi e i nuovi paradigmi di verità a comando, l'obnubilazione moralistica, la ferocia giustizialista, la strumentalita' politica, l'ansia di denuncia, la melma del pentitismo professionale, il fondamentalismo giuridico-procedurale. Tutti fenomeni facili e pericolosi nelle contraddizioni dell'animo italiano: caratterialmente radicale, cattolico, eticamente disponibile, moralista, prono alla demagogia, e, il tratto peggiore, servile coi potenti, arrogante con i deboli. Le facce sgradevoli, meno gloriose, della nostra agiografia classica: entusiasmo, spiritualita', versatilita', flessibilita' critica, convinzione, generosita', rigore... santi, eroi e navigatori.

Anche il nuovo stadio di Torino nel 1986 fu oggetto di aggressione da parte delle falangi fameliche: le manovre e le contromanovre furono intense, convulse e tortuose, alcune relativamente arroganti e palesi altre piu' occulte, i tentativi di assalto alla concessione non cessarono con l'aggiudicazione all'Acqua Marcia continuarono per molto tempo durante la costruzione e dopo 10 anni dalla decisione e dopo sei anni di gestione della Concessionaria la faida non e' conclusa. L'aggiudicazione scateno' rappresaglie e in particolare una battaglia puntuale contro la SAPAM da parte della Fiat. Fra i risultati piu' significativi dello scontro ineguale si possono annoverare la cessione presocche' coatta della COGEFAR alla Fiat Impresit, il fallimento dell'Acqua Marcia, la cessione dello stadio di Torino ai Caltagirone e quindi all'Istituto San Paolo e, l'ultimo atto, la cessione del contratto per la pubblicita' allo stadio alla FC Juventus da parte della Pubbligest.

E' molto probabile che nel corso dei prossimi anni si arrivi effettivamente alla massima efferatezza: l'abbattimento dello stadio. La prima picconata l'ha gia' somministrata Lorenzo Mondo con il suo articolo di bugie strategiche 'La colonna infame', ma non mancheranno altri coraggiosi paladini del Principe, sollecitati, oppure di autonoma iniziativa. La grande e garbata eleganza del Principe (sempre un understatement) e' possibile anche perche' il desiderio di compiacerlo dei cortigiani gli evita la fatica di chiedere operazioni di sicariaggio.

Nella mia posizione di assessore responsabile fui oggetto di sondaggi allusivi, proposte indirette e contatti ambigui da parte di quasi tutte le imprese: ignorai sempre con ferma cortesia e non lasciai mai andare oltre il primo accenno, in genere facendo finta di non capire . Per la redazione della delibera fondamentale (Bando e suo allegato tecnico) utilizzai abbondantemente le informazioni che riuscivo a raccogliere dal mondo delle imprese. Incontrai piu' volte i rappresentanti di quasi tutte le imprese che parteciparono per spiegare lo spirito del bando di Concessione e la filosofia "esigenziale" che ne era originale struttura e per loro una novita' assoluta. Non ho mai avuto pressioni politiche da parte del Partito Socialista ne' da altri partiti della coalizione di governo: solo Piero Fassino mi fece sapere che, se avessi preliminarmente concordato con loro le decisioni, la mia vita sarebbe stata molto piu' semplice. Aveva senz'altro ragione e la sua carriera politica successiva ne e' esempio convincente. Molte difficolta' invece, vennero dai compagni del Partito Socialista in Giunta e in Consiglio. La societa' imprenditoriale torinese si riferiva a diversi fra di loro (la Fiat a Marzano, Recchi a Cardetti e Tessore) e per loro era certo che lo stadio fosse un figlio di La Ganga e che io fossi un semplice (per alcuni anche un po' tonto) esecutore dei suoi disegni. Manovrando contro lo stadio operavano nel quadro di una lotta interna delle correnti e sottocorrenti: la corrente riformista di La Ganga aveva a Torino tante sottocorrenti quanti consiglieri eletti, tutte in grado di ricattare il "capo" a ogni scadenza elettorale politica. Lo stile politico del PSI a Torino non andava oltre gli schemi della faida personale o di 'famiglia' pugliese, calabrese e siciliana. Le donne del partito erano poi divise da gelosie viscero-uterine che superavano qualunque logica politica o amministrativa. Anzi e' piu' corretto dire che le gelosie viscero-uterine delle donne del Partito Socialista torinese dettavano le strategie politico amministrative. Il pettegolezzo telefonico era la fondamentale attivita' con grande diletto degli intercettatori della Procura che vi raccoglievano sistematicamente ampio materiale per le loro indagini e "pre-investigazioni", con un logismo di recente conio da parte del Procuratore milanese Borrelli. La Ganga giuocava il suo potere sui tavoli di Corso Marconi, ma non aveva la fiducia della Azienda che anzi lo riteneva uno scomodo disturbatore del proficuo dialogo tra la Fiat e il "buon" Novelli. L'immagine del Partito Socialista e in genere di tutti i partiti torinesi era pessima: Zampini aveva aperto uno squarcio agghiacciante, ma come lui stesso diceva, si trattava di briciole rispetto a quello che avveniva in Italia. Per quanto mi concerne avevo la sensazione di quello che stava succedendo interpretando dichiarazioni, interviste, articoli sulla stampa. Mi fu chiaro a un certo punto che ero ritenuto il principale strumento delle manovre corruttive il deus ex machina dell'inghippo : allusioni, battute e ammiccamenti erano parte della quotidiana sofferenza, venivo cortesemente evitato da colleghi, amici, molti amici dubbiosi mi chiedevano se sapevo cosa stavo facendo. Nel quadro generale dell'Italia di allora, e nello specifico quadro di Torino e del Partito Socialista di Torino , pretendere che l'opinione pubblica credesse che lo Stadio delle Alpi fosse esente da manovre corruttive fu clamorosamente ingenuo, da ridere: una ingenuità pagata con la velenosa ostilità che ancora oggi si scatena ogni volta che si apre l'argomento. Nel quadro attuale dell'Italia "torquemadiana" pretendere che si svolga una revisione critica obbiettiva e autonoma dei fatti è forse ancora più clamorosamente ingenuo.

Una battaglia persa allora e, probabilmente, persa anche oggi, ma che deve essere continuata con l'ottimismo e la fermezza che sono propri della decenza e che sono dovuti al rispetto di se stessi.

Saper distinguere è una connotazione fondamentale dell'intelligenza e questa, alla fine, prevale sempre anche nel più oscuro dei mondi. Dopo la demagogia della corruzione e dopo la demagogia dell'ethical cleansing (su questa guasi-guasi ci metterei un copyright) forse ci sarà un recupero del normale, laico buonsenso. E se non ci sarà, conviene comunque investire perchè ci possa essere. La storia dello Stadio delle Alpi, realizzato con successo, nel fuoco incrociato delle manovre corruttive, strumentalizzando la corruzione e utilizzandola per il vantaggio della Citta', puo' essere utile per comprendere gli anni 80 in Italia e alla fine abbreviare il tormentato ritorno a un sistema onesto che funziona.

Possono esserci stati tentativi e millantato credito: se qualcuno chiese e accettò soldi costui non riusci' a corrispondere ai disonesti impegni, se qualcuno pagò fu ingannato. In Italia la Torre di Pisa e il Colosseo sono stati venduti molte volte, ma sono sempre la'.

Si potrebbe anche dire, paradossalmente, che fu proprio grazie alla presunzione di comportamenti corruttivi che l'impresa venne condotta a termine: una specie di contropiede giocato alla corruzione imperante.

L'aggiudicazione si svolse nel rispetto preciso dei valori oggettivi delle offerte, la stesura della convenzione avvenne in contraddittorio sotto la vigilanza di decine di funzionari dei diversi uffici e l'esecuzione del contratto fu portata a buon fine con decisione, talvolta con scaltrezza e, sempre, con coraggio. Le difficolta' principali non furono quelle tecniche e di ingegneria anche se lo Stadio delle Alpi e' una delle piu' importanti strutture realizzate in Europa negli ultimi venti anni, ma quelle della sistematica aggressione alla Concessionaria e agli amministratori responsabili condotta dalle imprese torinesi e in particolare dalla Fiat che impiego' tutti i mezzi in una azione ovviamente rivendicativa tesa alla riparazione dello "sgarro" subito. Una aggressione che ha rischiato di costare carissima alla Citta' di Torino e che ha portato solo danni, frustrazione, miserie. Una aggressione che ancora oggi continua oltre ogni ragionevole buon senso. I dati e gli elementi documentali sono sempre stati disponibili alla stampa e alla opinione pubblica intelligente e attenta: la forza del paradigma generale era tale da impedirne la lettura e l'accettazione. Comprendere una realtà diversa da quella correntemente imposta e accettata richiede forza, intelligenza, visione critica e autonomia, che non sono proprio le peculiarita' del carattere italiano dominanti allora e ancora oggi. La battaglia per recuperare la verità e la validità di una operazione amministrativa brillante, condotta con onesta convinzione e con articolazione dialettica ha poche speranze di successo: il "Teorema del PCI" è ancora radicato, ma è una battaglia da fare. Combattendo questa battaglia si possono cambiare molte altre cose sgradevoli dell'attualità italiana. Così come è un dovere riconoscere la difficoltà di opporsi al modulo conforme, deve essere anche chiaramente denunciato che la stampa non fece nemmeno il tentativo, anzi fu proprio la struttura della conformità acritica. Alcuni diedero un chiaro esempio di voluta settarietà, con falsi, calunnie, bugie evidenti e consapevoli. Recanatesi e Angelico sulla Repubblica, Benedetto e Mondo su La Stampa, Cannavò sulla Gazzetta dello Sport, Suttora e Pia Luisa Bianco su l'Europeo per ricordare i più significativi. Conformi e silenziosamente disponibili al tempo della corruzione sistematica, conformi e disponibili falsificatori al tempo del linciaggio a comando: mai capaci di una riflessione autonoma, di una ricerca libera da pregiudizio. Ma forse il mio insistere sulla visceralita' e sulla irrazionalita' di questi comportamenti aggressivi deve essere criticamente rivisitato: non e' molto credibile che persone ai vertici delle loro carriere e radicate nel sistema professionale dell'informazione operino secondo gli schemi di fanatismo passionale che caratterizzano i clubs delle tifoserie "ultra'". D'altra parte, se a questi giornalisti si riconosce la professionalita' intesa come serieta' di documentazione e rigore nella verifica delle fonti, la spiegazione del loro operato diventa oggettivamente molto imbarazzante. (torna all'indice)

Quaranta Luigi ingegenere. Direttore dei lavori dello Stadio delle Alpi: nominato di concerto dalla Citta' e dalla Concessionaria. La figura del Direttore dei Lavori e' una figura precisamente definita dalla legislazione italiana: rappresenta la Committenza e deve tutelare la Committenza per garantire la realizzazione delle opere in conformita' al progetto e alle "regole dell'arte". Nello spirito della "Concessione" Citta' e Concessionaria si identificano nella figura di "committenti" dell'opera. Nei fatti specifici della vicenda Stadio delle Alpi, dopo la fase iniziale, questa identita' si e' persa e l'ingegner Quaranta si trovo' in una posizione quantomeno ambigua: aveva due padroni con interessi spesso conflittuali. La difficolta' sarebbe stata minore se il Direttore dei Lavori fosse stato nominato esclusivamente dalla Citta'. Il problema venne saggiamente controllato e ridotto dalla intelligente attenzione e dalla resiliente condotta dei funzionari della Citta' nella commissione di Collaudo e risolto positivamente dall'Arbitrato, grazie al rigoroso lavoro dei consulenti tecnici della Citta' prof. Vittorio Nasce' e ing. Luciano Luciani e grazie all'esemplare condotta dell'Arbitro dr. Barbuto. (torna all'indice)

Rapporti con le squadre Una caratteristica costante dei sei (oggi quasi 10) anni di esercizio è stata quella della continua aggressione delle squadre di calcio torinesi alla gestione dello stadio. Aveva iniziato Boniperti fin dal 1992: inviando una lettera ai giornali nella quale chiedeva alla Città di pagare la Juventus perchè questa continuasse a giocare a Torino. In caso di mancato accoglimento della richiesta, diceva il grande capitano Boniperti, andremo a giocare da un'altra parte. Nella mia lettera di risposta alla Juventus nel Febbraio del 92 il problema è inquadrato in termini che sono ancora attuali. Richiamavo la Juventus a considerare obbiettivamente e in una ottica non riduttiva i suoi rapporti con la Città di Torino e alla fine concludevo con una richiesta di documentazione e con un invito al dibattito sereno. Documentazione mai ricevuta e dibattito conclusosi con la minaccia (a me) di Boniperti di rimettersi ai piedi una scarpetta da football "ancora capace di tirare robusti calci". In una mia comunicazione alla Giunta del 22 febbraio 1992 ribadivo un concetto che vale la pena riprendere e che impone una rivoluzione 'copernicana' nel dibattito sui rapporti fra la Città e le squadre:

...le squadre sono grandi e vincono perchè dietro di loro c'è la Città di Torino, la sua storia, la sua gente. Se andassero a giocare altrove la squadre, senza il retroterra della storia e della cultura locale, sarebbero solo organizzazioni professionali di semplici, bravi mercenari. Poco più di un circo equestre. E' vero, e va riconosciuto, che il gioco splendido, la storia gloriosa, il carisma della squadra Juventina sono una connotazione di Torino. Torino uguale Juventus. Come d'altra parte lo sono, la storia, la gloria e il carisma del Torino Calcio. Torino uguale Grande Torino. Molte altre sono le glorie di Torino: la città barocca, la splendida architettura, i monumenti, i musei e le gallerie, la storia dei Savoia e del Risorgimento, i musei unici, il Regio, le industrie, la forza tecnologica, la capacità delle sue imprese, i ristoranti e la gastronomia, i negozi e le botteghe di storica memoria, il paesaggio urbano, la collina, il Po, e i valori connessi alle opere di tutti i cittadini che lavorano e vivono nella nostra Città. Che vi hanno lavorato e che vi hanno vissuto. Attenzione però: c'è, e va affermato senza timidità alcuna, anzi con fermezza, fra tutti questi valori e la Città di Torino un legame preciso e un rapporto mutuo di forte reciprocità: così come la Juventus dice 'noi siamo bravi e siamo una delle glorie di Torino', la Città di Torino potrebbe dire, con pari orgoglio e legittimità, che la Juventus è brava e gioca bene perché è una squadra di Torino, perché ha dietro di se la storia e la forza di questa Città. E questo vale anche per le imprese e le avanguardie tecnologiche: dietro di loro ci sono il pensiero, i sacrifici, la storia di generazioni di lavoratori e gli investimenti di generazioni di cittadini di Torino. Anche la grande industria è cresciuta grazie al sacrificio ambientale, alle infrastrutture di Torino e al lavoro dei torinesi e delle decine di migliaia che a Torino sono venuti e che Torino ha ospitato e integrato. E' vero che c'è un debito della Città nei confronti della Juventus e del Torino, ma è un debito ampiamente riscontrato, così come è altrettanto ampiamente riscontrato il debito fra Torino e la grande industria, fra Torino e i torinesi. Questa sensibilità non deve mancare mai: il contratto fra la Città e i suoi abitanti ha valenza culturale e storica ineludibile. E' l'etica di Torino. L'essere bravi è un dovere, spesso un grande merito, ma non può mai essere luogo di rivalsa ulteriore alla giusta mercede. Quale è dunque lo scopo, l'obbiettivo, il senso, la modalità, il dovere di una squadra di calcio: giocare bene e vincere. Quale è la contropartita, il premio, nel calcio professionistico, oltre a quello del dovere compiuto e al piacere insostituibile della vittoria: il denaro. Il denaro degli sponsor, il denaro dei diritti televisivi, il denaro dei biglietti. Si tratta di decine di miliardi.

Non mi risulta che i negozianti di Torino chiedano alla Civica Amministrazione sovvenzioni per essere bravi negozianti, né che i cuochi torinesi chiedano un 'bonus' dalla Città per fare delle buone 'bagne caude', e nemmeno che gli industriali torinesi chiedano alla Civica Amministrazione delle sovvenzioni per essere dei bravi imprenditori: pagano le tasse, invece, e chiedono che la Città faccia funzionare i servizi. I trasporti pubblici, la nettezza urbana, gli asili infantili, l'illuminazione stradale etc. Non ho mai sentito fra le richieste dei cittadini quella che la Civica Amministrazione faccia funzionare bene e faccia vincere il campionato alla Juventus e al Torino contribuendo con denaro all'acquisto di giocatori 'spaziali' e sovvenzionando le tifoserie.

Anche se la vittoria delle nostre squadre ci fa molto piacere non è, ancora, una competenza della Civica Amministrazione quella di finanziarle e di sovvenzionarle. (l.matteoli)

 

Bei discorsi: forse è opportuno riportarli alla attualità dei numeri e delle cifre. Vediamo dunque qual'è il profilo numerico ed economico dell'attività delle squadre nello Stadio delle Alpi.( cfr Utili di gestione)

Conclusione: ... i vantaggi che il nuovo stadio Delle Alpi ha comportato per le squadre sono stati significativi in particolare la Juventus, che ha associato un gioco brillante e una direzione tecnica avveduta alla efficacia della nuova struttura, e ha potuto ulteriormente consolidare la squadra con acquisti di giocatori di grande qualificazione.

Con la cessione del contratto per la pubblicità alla Juventus, ottenuta nel mese di maggio 1996, gli utili derivanti dal nuovo stadio per le squadre dovrebbero ulteriormente crescere. Se così stanno le cose, e i numeri sono difficilmente eludibili, quali sono i veri motivi della continua protesta della Juventus e dei suoi referenti? (recente esempio la battuta riportata dalla Stampa e attribuita a Umberto Agnelli dopo la partita Juventus-Inter del 20.10.96: "è un peccato vedere partite di questo livello in uno stadio inadeguato") Lo stesso stadio che ebbe le lodi di tutti i dirigenti delle squadre ospiti dei Mondiali 90 (Germania, Scozia, Brasile, Argentina ...) di Gianni Agnelli, Vittorio Chiusano, tutti incompetenti? Non è facile convincersi che tanti soggetti capaci, intelligenti e ai massimi livelli di responsabilità professionale, politica, gestionale e amministrativa siano mentalmente dissociati. Una possibile conclusione è che tutti gli atteggiamenti polemici rientrino in un quadro strategico dai tempi lunghi con lo scopo del controllo totale della gestione dello stadio (o la sua demolizione?) . La vendetta finale di Torino e della "Famiglia" contro la Concessionaria, la cancellazione del vulnus inferto dalla Acqua Marcia alla torinesita', l'annullamento di un grande successo amministrativo e di gestione territoriale merito della amministrazione socialista di Maria Magnani Noja, la punizione dell'unico gesto di indipendenza e autonomia della Amministrazione Civica dalla condizione FIAT degli ultimi 50 anni.

Ultimo, ma non secondario motivo, la necessità di auto-tutela dei giornalisti di servizio torinese. Dopo anni di informazione comandata, di insinuazioni gratuite, di calunnie, di diffamazione sistematica, di aggettivazioni titoli e impaginazioni offensive: il 'teorema' dello stadio imbroglio, dello stadio di malaffare, dello stadio pasticcio non può essere smontato. Per farlo bisognerebbe essere onesti e coraggiosi. (torna all'indice)

Ravaioli Aldo Assessore ai trasporti (per il PRI), ingegnere e Vice Sindaco al tempo della delibera primigenia, ha presieduto la commissione consiliare per la scelta del Concessionario. Voto' per il progetto Fiat perche' ricevette pressioni da parte della azienda e come titolare di una ditta fornitrice di componentistica auto alla Fiat non poteva permettersi di votare altrimenti. Fu il presidente dlla Commissione Consiliare per la scelta del Concessionario. (torna all'indice)

Recanatesi Giornalista del La Repubblica che scrisse articolo Il mal de la Cittade. Uno dei piu' tristi esempi di aggressione che io abbia mai dovuto subire. L'articolo documentava la totale ignoranza del Recanatesi su qualunque problema connesso alla vicenda: riferiva cose false che aveva orecchiato da altri e preso per oro colato, ma nonostante la ignoranza totale su problemi e argomento aggrediva e insultava con preconcetta supponenza gli amministratori della Citta' (che definiva Il Mal de La Cittade). Il danno provocato da questo articolo alla gestione amministrativa della vicenda non sara' mai valutabile appieno e ancora oggi se ne vedono le conseguenze (il vero e tragico Mal de La Cittade). Dopo questo articolo amici, colleghi, compagni mi hanno guardato con tristezza, imbarazzo, riserva. Gli avversari con disprezzo. I miei figli con incredula costernazione. E questa e' stata la cosa peggiore. Le mie richieste ai sensi delle "vigenti leggi" vennero ignorate dal responsabile della pagina torinese Tropea.

Basterebbe poco coraggio e meno ansia di servire la linea del potere dominante per cambiare molte cose: invece la regola generale e' la tracotanza da picchiatori nei confronti di chi non si puo' difendere e il servile sorriso della disponibilita' nei confronti del vescovo conte (pro-tempore). L'Archetipo del giornalismo asservito. Notoriamente, sporgere querela e' per il giornalista una ulteriore occasione di insultare e deformare realta' e fatti: come attualmente applicata la legge sulla stampa tutela i giornalisti e non i diffamati.(torna all'indice)

 

Regalo 2003
Si e' consumata l'ultima ignominia torinese con il "regalo" dello Stadio alla Juventus: ecco come descrivono sul Manifesto la delibera del Consiglio Comunale due bene informati giornalisti. Forse bisognerebbe aggiungere qualcosa sul furto della pubblicita' gia' avvenuto con la complicita' dell'Istituto San Paolo e della societa' di comodo SOGEALPI (cfr): tenendo conto dei cespiti pubblicitari la cessione del diritto di superficie e' avvenuta a zero lire e forse anche piu' vantaggiosamente. Un bell'esempio di come il Sindaco Chiamparino e i suoi complici regalano ai ricchi i soldi dei torinesi. In pratica quasi tutte le mie previsioni si sono avverate, ma ci sono cose divertenti che devono ancora succedere come ad esempio la cessione del "nome".


La nuova frontiera immobiliare della Juventus
Lo stadio Delle Alpi di Torino diventerà presto un centro commerciale. Ecco come e perché


MARCO LIGUORI
SALVATORE NAPOLITANO
Cose strane accadono all'ombra della Mole Antonelliana. Sono cose che riguardano l'uso dello spazio pubblico concesso dal Comune. Hai un bar o un ristorante e vuoi espanderti mettendo dei tavolini sul marciapiede, vuoi installare un banco per il commercio di libri usati oppure di fiori? Il costo annuo al metro quadro sarà mediamente di 76,65 euro: un po' di più in centro, un po' meno in periferia. Se il ristorante volesse aggiungere una veranda, il costo medio salirebbe a 115,28 euro. Sei un'azienda che voglia occupare il suolo pubblico per attività economiche o promozionali? La tariffa sarà ben più elevata e si attesterà mediamente a 613,2 euro. Ma se sei una società di calcio e ti chiami Juventus il trattamento a te riservato sarà del tutto diverso. Ti potrà essere dato il diritto di edificare sul suolo comunale e di divenire proprietario della costruzione per 99 anni: tale diritto è detto «di superficie» dal Codice Civile. In più, ti è riservata la possibilità di acquisire anche la proprietà del suolo, qualora il Comune decidesse di venderlo. Tutto questo per la modica cifra annua di 4,68 euro al metro quadro: in altre parole, 9.050 delle vecchie lire.
E' il senso della Convenzione, relativa allo Stadio Delle Alpi ed alle zone ad esso adiacenti, che il Comune di Torino sta per firmare con la Juventus e che è sorta dopo la modifica al Piano regolatore. Non occorrono sofisticati calcoli per capire il senso di una delibera che assomiglia tanto ad un grazioso regalo: per la costituzione del diritto di superficie la Juventus pagherà in totale 25 milioni, ossia 252.525 euro all'anno. L'area interessata è di 54mila metri quadrati, parte all'interno del Delle Alpi, parte all'esterno. In cambio, la società bianconera potrà costruirvi un centro commerciale, una multisala cinematografica, la nuova sede e dei parcheggi. Deciso il regalo, il Comune avrebbe potuto almeno farsi pagare subito: neanche per sogno. Si accontenterà di ricevere 18 dei 25 milioni complessivi in 9 rate annuali. Tutto ciò è accaduto con l'accordo sostanziale delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, ad eccezione di Rifondazione comunista che ha votato contro.
(torna all'indice)

Ricatto Dopo il convegno di Torino (9 Febbraio) e a seguito della comprensione che la preparazione di questo dizionario ha consentito e' chiaro cosa e' avvenuto: La Juventus ha ricattato la Citta' dichiarando che se ne sarebbe andata. La dichiarazione della Juventus/Agnelli (1995) e' stata assistita da opportuna drammatizzazione sulla Stampa e dalle (quantomeno) infelici invocazioni del Castellani per la demolizione (1996). Castellani, per evitare l'abbandono da parte della Juventus, convocato da Giraudo, promette (o viene convinto a promettere) cose impossibili e in cambio dell'impegno di SOGEALPI a non avvalersi della possibilita' di rescindere la Concessione e farsi pagare lo stadio al "costo". Il valore della concessione viene azzerato con opportuna perizia e quindi la concessione viene "regalata" alla Citta'. Prima di procedere alla cessione alla Citta' a zero lire il San Paolo/Sogealpi convoca il gestore Pubbligest (1996) e lo costringe, con argomenti pesantemente convincenti, a cedere la concessione della pubblicita' alla Juventus: una operazione che la Civica Amministrazione non avrebbe potuto fare senza regolare "delibera" trattandosi di un consistente patrimonio pubblico (9 miliardi all'anno). Qualcuno risarcisce la SOGEALPI con 80 miliardi che vengono defalcati dai debiti di SAPAM verso il San Paolo. La Citta' quindi predispone gli strumenti amministrativi per mantenere le promesse fatte o estorte (enfiteusi secolare sui terreni e licenze commerciali). La Stampa prepara il terreno con articoli mistificanti (iniziata nel 1996 con La colonna infame di Lorenzo Mondo e la campagna di bugie sulla manutenzione e la ritesatura condotta da Sangiorgio nel 1998/99). La deliberazione del "pactum sceleris" viene bloccata nel Consiglio Comunale dell'8 novembre 1999 perche' manca la maggioranza a causa delle defezioni di Marzano e Porcellana. Giraudo insiste nelle minacce cercando terreni nella Grande Torino (Borgaro, Settimo, Caselle etc.). Castellani, Perone e Corsico non sanno piu' cosa fare: nessuno ha piu' la credibilita' per trattare.

Il mio parere: qualunque richiesta della Juventus e' estorsiva visto che a Milano le squadre PAGANO al Comune 14 miliardi all'anno per lo stadio e si accollano la manutenzione. La ricerca di terreni fuori da Torino e' un bluff: la Juventus non spendera' mai 350 miliardi per comperare terreni e farsi uno stadio nuovo e non spendera' mai i soldi necessari per garantirsi i servizi e le infrastrutture necessarie.

Conclusione: se la Juventus vuole soldi per restare a Torino dica quanti ne vuole e lasci alla Citta' la responsabilita' di pagare o rifiutare. L'attuale tentativo di scippo da oltre 1000 miliardi va respinto, come d'altra parte qualunque altra richiesta (i.e. la pubblicita'). Posta di fronte a un secco e autorevole rifiuto la Juventus ritrovera' un po' di sano buon senso. (torna all'indice)

Rolando Renato (Rambo) Un gigante sconosciuto: il vero artefice e costruttore dello stadio. Organizzatore geniale, progettista, tecnologo, strutturista, conoscitore dell'arte del costruire moderno come nessun altro io abbia mai incontrato. Appassionato, leale ed entusiasta: un personaggio da romanzo. Ho molto ammirato Renato Rolando che chiamavo affettuosamente Rambo (qualche volta anche Tigre del Cemento) per il cipiglio e il portamento alla John Wayne e mi e' molto dispiaciuto che in questa vicenda ci siamo trovati su due parti opposte. Sono innumerevoli gli episodi, aneddoti e le storie di come ha diretto controllato, pilotato il cantiere piu' impegnativo dell'ultimo mezzo secolo di costruzione edilizia a Torino. Portando a termine l'opera esattamente nei venti mesi previsti dal programma e dall'impegno contrattuale. Nonostante le difficolta' che gli venivano poste dalla settarieta' della Civica Amministrazione, dal GPT , dalla obbiettiva difficolta' nella quale venne a trovarsi la Concessionaria e, alla fine, dal "celodurismo" dei managers della SAPAM. Saggezza, intelligenza, astuzia e vigore sono state le sue caratteristiche fondamentali e credo che si possa affermare, senza timore di smentita, che questa grande opera di ingegneria senza di lui non si sarebbe realizzata. Rolando ha trattato e negoziato con il GPT in piu' occasioni allo scopo di ridurre l'ostilita' contro la SAPAM, all'inizio aveva un atteggiamento di relativa disponibilita' con la Civica Amministrazione, ma in seguito e nella fase finale divenne intransigente: se la decisione fosse dipesa da lui nella vertenza Schlesinger avrebbe interrotto i lavori. La storia della costruzione dello Stadio delle Alpi sarebbe un bellissimo e attuale romanzo tre episodi fra i mille mi vengono in mente: il modo nel quale Rolando riorganizzo' in pochi giorni tutta la cantieristica per risolvere la defezione della Impresa Recchi che, dopo avere assicurato che avrebbe costruito lo stadio per conto della Acqua Marcia, defeziono' per paura di ritorsioni da parte dei "poteri forti" torinesi e della consorteria del Collegio Costruttori; il modo con il quale gesti' i rapporti con la comunita' del campo nomadi; e lo strattagemma con il quale gioco' i preconfezionatori di cls torinesi, e mille altre splendide storie di intelligenza, capacita' manageriale, competenza e rigore. Rambo venne ideologicamente massacrato dalla banda dei managers "romani" della SAPAM che rovinarono anche la Concessionaria con i loro devastanti atteggiamenti "celoduristi". Grazie alla capacita' organizzativa di Renato Rolando lo Stadio delle Alpi venne costruito da centinaia di piccole imprese torinesi coordinate: questa sola caratteristica lo renderebbe unico fra le opere di dimensione omologa. e Io e Rambo dovremmo scrivere un libro vero sullo Stadio delle Alpi: chissa' se avremo l'occasione. (torna all'indice)

Romagnoli Vincenzo L'unico imprenditore italiano che ha sfidato il "potere forte" torinese (vedi GPT). Ed e' stato sconfitto. Ma la lezione impartita fa ancora soffrire i cortigiani locali e il Principe. Lo scintillante anello dello stadio, come un enorme sigillo territoriale, si vede benissimo dagli elicotteri sui quali il Principe tutti i giorni sorvola il suo Feudo Metropolitano: e la vista e' un quotidiano, insopportabile "memento". In occasione di un pranzo sul cantiere per la festa di Santa Barbara chiesi al Comm. Romagnoli se, prima di fare la sua offerta a Torino, si fosse premurato di parlare con Gianni Agnelli. Certo, mi disse, che sono andato a parlargli e gli ho chiesto se la cosa lo disturbava. E l'Avvocato cosa ha risposto?, chiesi io, Faccia pure, mi disse, faccia pure . E nel linguaggio dell'antropologia culturale torinese tutti sanno cosa vuol dire quella risposta. C'a fassa, c'a fassa chiel .

Vincenzo Romagnoli e' mancato il 4 novembre 1999: in una citta' piu' libera il suo nome verrebbe scritto su una lapide allo stadio per riscontrare con obbiettiva serenita' il valore dell'impresa. (torna all'indice)

Romiti Cesare Un emblema dell'Italia modello "albertosordi": all'inizio della campagna di mani pulite assunse atteggiamenti moralistici e affetto' scandalo e indignazione. Si fece addirittura promotore di un "decalogo etico" del managerfiat. Fece scrivere, in una sua autobiografia dettata, che appena si accorse che la vicenda dello stadio era impestata dalla corruzione e dalle tangenti impose ai suoi di ritirarsi: "vade retro Satana"! La Fiat era l'unico corruttore documentato e denunciato. Quando la campagna dei magistrati milanesi comincio' ad assediare la Fiat, Romiti, in un primo momento, imposto' una resistenza a oltranza costringendo al silenzio e a mesi in galera i managersfiat (Papi). Quando la Fiat fu travolta dall'evidenza e le responsabilita' di grande centro di corruzione divennero lampanti, Romiti, al tintinnio delle manette, parla, collabora, patteggia con i magistrati, abbandona i suoi managers e si salva le terga. L'unica corruzione documentata per la vicenda dello Stadio delle Alpi e' quella della Fiat che pago' un membro della commissione di valutazione delle offerte che si salvo' in Tribunale perche' alla fine non aveva votato per la Fiat. Il denaro della Fiat venne declassato a contributo disinteressato alla campagna elettorale del consigliere. Io venni avvicinato da un dirigente della Grassetto che mi illustro' il Progetto di Fiat Engineering, ma non accolsi gli intensi sguardi e gli allusivi accenti. Come professore universitario avevo un decente stipendio dallo Stato e non ero ricattabile in alcuna maniera dai "poteri forti". In questo senso non e' stato un grande merito per me quello di avere resistito alle tentazioni. Sull'ondivago comportamento etico del Romiti non si trovano cenni nella stampa Italiana: il coraggio diceva don Abbondio uno non se lo puo' dare e lo stile della linea giornalistica "torinese" e' quello del coraggio solo quando si puo' scatenare su soggetti esterni al "potere forte".

Unica eccezione, e di grande riguardo, nel panorama di squallore della professione giornalistica il libro di Pino Nicotri (Fiat: fabbrica italiana automobili e tangenti, Kaos Edizioni, Milano 1997): la vera levatura culturale della figura di Romiti e dei suoi managers viene illustrata e precisamente documentata. Non si tratta di soggetti con i quali persone oneste possano aprire un dialogo senza compromettere la loro dignita'. Il "carisma" e il fascino dell'Avvocato Principe considerati alla luce della realta' etica aziendale risultano irrimediabilmente sconciati.

Nota a margine: fu Umberto a imporre Giraudo alla Juventus, recuperandolo dalla infelice fine del suo rapporto con l'IPI dove, fra molte altre cose, era il grande ammiraglio delle fortune immobiliari del gruppone. L'imposizione brutale fu una mortale offesa per Giampiero Boniperti. Una tara di origine che potrebbe marcarne la fine. Tutto si puo' dire del Principe meno che non sia un signore, avido si, ma signore sempre. E Giraudo e' solo avido. (torna all'indice)

Roscelli Riccardo professore "organico" al potere Fiat/Juventus, recentemente premiato con un posto nel CdA dell'Istituto San Paolo, istituzione operativa centrale del GPT. Il Prof. Roscelli ha fatto una prima stima degli assetti oggetto della transazione tra la Citta' di Torino e la Juventus FC sulla quale ho svolto, su questo sito, una critica precisa, indicando gli elementi di metodo errati e forzati a favore della Juventus. La stima del prof. Roscelli e' stata superata, per settarismo e parzialita', dalla stima effettuata dall'"advisor" nominato dalla Citta' (societa' Praxi). (torna all'indice)

San Siro La differenza fra lo stile amministrativo milanese e quello torinese e' abbastanza chiara: a Milano le squadre prenderanno lo stadio in gestione dalla Civica Amministrazione pagando un canone di 14 miliardi all'anno e accollandosi la manutenzione. A Torino le squadre si vedono regalato lo stadio, regalata la pubblicita', e il tutto viene ulteriormente confezionato in un ricco pacco di concessioni commerciali. E non si dica che questa differenza e' solo motivata dalla pista per l'atletica: la visibilita' complessiva milanese e' paragonabile a quella torinese e chi e' stato nel terzo anello di San Siro lo sa benissimo. La differenza e' motivata dalla presenza a Milano di un sindaco che cura gli interessi della Citta' e non quelli delle squadre di calcio e dei loro affascinanti Principi, e dalla presenza a Milano di presidenti e dirigenti delle squadre che sono interessati a un rapporto con la Citta' basato sul civile rispetto e non sulla rapina e sul ricatto. (torna all'indice)

Schermo gigante Lo Schermo gigante dello Stadio venne acquistato mediante la cessione di concessioni per cartelloni stradali questo "controcambio" venne contestato dalle imprese concessionarie perche' rompeva un monopolio consolidato. La delibera venne portata fino al Consiglio di Stato dove venne dichiarata perfettamente legittima e confermata 8 anni dopo nel 1997. Un brillante esempio di come utilizzare le risorse del territorio per risparmiare soldi dei cittadini e "ri-ordinare" un settore in avanzato stato di decomposizione. (torna all'indice)

Schlesinger La Concessionaria subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva (disperatamente) un arbitrato in corso d'opera per agguantare soldi in breve tempo e in questo senso aveva incaricato un noto mastino della professione forense milanese (Schlesinger) di scrivere alla Citta'. La lettera con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva alla Citta', pena la sospensione dei lavori, di nominare il suo arbitro per formare poi la terna pena la sospensione dei lavori, mise la Giunta in crisi e il sottoscritto si trovo' di nuovo sotto pressione. Io non sapevo cosa fare e feci leggere la lettera di Schlesinger a una mia grande amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus operandi di Schlesinger la mia amica avvocato milanese mi disse, molto semplicemente e immediatamente: se Schlesinger ti chiede qualcosa vuol dire che ai sensi del contratto non gli tocca, fammi vedere il contratto. Le sottoposi la clausola arbitrale della Convenzione di Concessione che risulto' inapplicabile: infatti le concessioni non possono essere oggetto di arbitrato in quanto, per legge, di competenza del TAR. Scrissi alla Concessionaria a nome di Maria Magnani Noja una lettera durissima nella quale dicevo che l'arbitrato si sarebbe fatto alla fine dell'opera e che se avessero fermato il cantiere gli avrei fatto una causa per danni da qualche centinaio di miliardi. La SAPAM non fermo' il cantiere, la richiesta di Schlesinger non ebbe seguito e Schlesinger rimise il mandato. E sospiro di sollievo del Sindaco Magnani Noja e della Giunta. In occasione della crisi del 1' Aprile 1989 scrissi anche una mia nota alla Giunta con la quale cercavo di individuare una soluzione fra la aggressione della Concessionaria espressa nella lettera ingiuntiva di Schlesinger e la sordita' della Giunta, terrorizzata da una vertenza che aveva sulla stampa un continuo eco negativo che impediva una qualunque ragionevole gestione dei rapporti con la Concessionaria stessa. Cercavo una linea di mediazione, ma le due posizioni erano troppo lontane e la Concessionaria, consigliata da Schlesinger cercava la rottura. Come chiaramente dimostro' la successiva impennata delle sue richieste da 30 a 90 miliardi. Il mio promemoria (cfr voce Sindaco e Giunta) alla Giunta con l'appendice propositiva finale che apriva una ipotesi di dicussione su 30 miliardi circa di delta-costi mi valse lo sputtanamento completo sulla stampa torinese: secondo la loro lettura ero chiaramente al soldo della Concessionaria. In realta' la mia posizione propositiva consenti' alla Concessionaria di negoziare un finanziamento di 40 miliardi a Londra e con quei soldi si fini' lo Stadio. La soluzione alla crisi del 1 di Aprile 1989 venne con la linea di fermezza suggerita dalla mia amica noto e quotato avvocato di Milano: Schlesinger non aveva "titoli" per le sue richieste e lo scontro venne rinviato all'arbitrato finale. Il cantiere non venne mai fermato. (vedi Arbitrato) (torna all'indice)

Silenzio quello della stampa torinese e dei suoi limpidi Vati su una scelta amministrativa che sperpera denaro e patrimonio pubblico a favore di un ricco speculatore privato. Quello dei giornalisti chiamati in causa da questo mio documento che legggono continuamente (cfr statistiche shinystat e servers torinesi dai quali provengono gli hits) e che "fanno finta di non esserci". L'unica reazione e' stata quella del cronista della Repubblica signor Boffano: una iniziativa non molto felice devo dire. Vedi anche connivenza.

Nota importante: La Repubblica con il 7 di Dicembre 1999 cambia linea!! A un mese circa dalla pubblicazione di questo Website, gli articoli di Marco Travaglio, Vera Schiavazzi e le interviste a Carpanini e ad Andrea Galasso inaugurano ufficialmente un atteggiamento radicalmente diverso: si denunciano le bugie sistematiche sui costi e sulla manutenzione, l'aggressione alla Citta' della Juventus, si adombra la strana coincidenza delle dichiarazioni demolitorie del Sindaco con l'inizio della campagna di stampa finalizzata al massacro del valore del manufatto per costringere la Citta' a cederlo a zero lire. (articolo di Lorenzo Mondo "La colonna infame"). (torna all'indice)

Sogealpi La Societa' ad-hoc dell'Istituto San Paolo che, dopo avere rilevato il contenuto economico della Concessione di gestione trentennale dello Stadio per 80 miliardi, e' stata liquidata.

1992/93/94 Juventus e Torino Calcio con forte supporto della stampa cittadina orchestrano la campagna di logoramento per non pagare i canoni e per avere dalla Citta' contributi in denaro "per rimanere a Torino". Di fatto inizia la demolizione del valore della Concessione di gestione trentennale e del valore patrimoniale dl manufatto.

Nel 1995 la SAPAM cede il contenuto economico della concessione (mantenendo la pura veste di "nudo concessionario" nei confronti della Città) a una società costituita ad hoc - Sogealpi - presieduta da un ex funzionario dell'Istituto San Paolo (avv. Vesce). La cessione SAPAM/Sogealpi veniva approvata dalla Città sul presupposto, che tutti sapevano falso, che Sogealpi fosse di SAPAM e non del San Paolo. Sogealpi - capitale 200 milioni - paga alla SAPAM 80 miliardi per la cessione (quando già si sapeva che la concessione non valeva quasi più nulla). Soldi evidentemente forniti da qualcuno, che ben sapeva di mai più rivederli oppure che aveva avuto precise assicurazioni relative ad altre contropartite.

Nel Maggio 1996 il Sindaco Castellani propone la demolizione dello Stadio.

Nel Dicembre 96 l'Avvocato Agnelli dichiara: Questo stadio e' pessimo, non si puo' migliorare, la Juventus dovra' abbandonarlo.

Nell'agosto 1997 SAPAM (formalmente, ma sostanzialmente l'Istituto San Paolo tramite la Societa' Sogealpi) a seguito della pesante campagna del GPT restituisce gratuitamente alla Città la convenzione relativa alla gestione trentennale dello Stadio.

In quella stessa occasione, dopo una logorante trattativa, Pubbligest, già subconcessionaria di SAPAM, diventa Concessionaria del Comune fino a luglio 2000, con la contestuale sottoscrizione di contratti con le squadre, che prevedono che a fronte di lire settemiliardi all'anno Pubbligest metta lo stadio in efficienza e a disposizione delle squadre. Pubbligest è anche tenuta a svolgere tutte le manutenzioni. I diritti pubblicitari e commerciali passano alle squadre.

Dopo la rinuncia alla concessione, Sogealpi viene liquidata e sarebbe interessante sapere come sia stato spiegato nel bilancio il fatto di avere deliberatamente gettato al vento 80 miliardi. Che SAPAM fosse disinteressata alla concessione (ormai del San Paolo) e che quest'ultimo avesse solo ed esclusivamente il preciso scopo (o impegno?) di disfarsene, è dimostrato dal fatto che gli avvocati delle suddette parti non hanno mai fatto valere il dispositivo della convenzione SAPAM/Città di Torino, che prevedeva la revisione in caso di sostanziali cambiamenti nell'equilibrio economico della concessione. Era infatti un presupposto fondamentale della Concessione che i rientri del Concessionario dall'investimento, contenuti nel piano economico (vedi Programma Economico Finanziario) che faceva parte della offerta, garantissero di poter mantenere integro il manufatto in vista della restituzione alla Città.

Aggredito dal GPT (con le dichiarazioni della Juventus, quelle di Castellani, l'articolo di Mondo nel Maggio '96) il presupposto essenziale che le squadre giocassero, SAPAM avrebbe potuto risolvere il rapporto con la Citta' di Torino per l'impossibilità sopravvenuta o l'eccessiva onerosità sopravvenuta, facendosi pagare il valore residuo del manufatto: un terno al lotto, sapendo quanto lo Stadio delle Alpi fu valutato in arbitrato. Eppure non succede nulla di tutto questo. Invece una societa' effimera butta via 80 miliardi e ignora signorilmente una precisa clausola contrattuale che le avrebbe aperto l'accesso a un rimborso dell'ordine di 150 miliardi. Poco credibile. Per una sola ragione un "proft maximizing agent" nel grande gioco del potere/denaro si comporta in questo modo: deve avere la certezza che ci sono molti, molti piu' miliardi a disposizione nella strana alternativa scelta. Chi ha promesso? che cosa ha promesso? e a chi e' stata fatta la promessa?

Molte cose si capiranno quando fosse messo in chiaro il "giallo" della pubblicita' allo stadio che la SOGEALPI ha ceduto alla Juventus prima di regalare la concessione cosi' denudata alla Citta' di Torino.

Forse e' proprio collegando questa transazione alle proposte di Castellani/Corsico che queste acquistano un significato piu' preciso e che la campagna ad "stadium delendum" prende un colore diverso da quello con il quale la dipingono le cronache della stampa torinese. (torna all'indice)

Stadi Italiani Nessuno stadio italiano e' stato costruito con il dispositivo amministrativo della Concessione di costruzione e gestione (Build, Operate & Transfer): il controllo delle lobby calcistiche sulle amministrazioni e' troppo forte, e probabilmente molte Citta' italiane sono alla fase in cui era Torino quando regalava la concessione per la pubblicita' a Publimondo perche' distribuisse le tangenti alle squadre. Prima che Galasso, Matteoli e Dondona rimediassero ai guasti di Novelli in altre parole. Tutti gli stadi realizzati o ristruttturati in occasione di Italia 90 sono costati molto di piu' dello Stadio delle Alpi (il 150% in piu' e fino al 200% in piu' per San Siro e Napoli facendo il conto a costo per posto). Saro' piu' preciso in una prossima edizione del "dizionario".

Stadio delle Alpi Per una storia dello stadio di Torino e delle vicende connesse alla sua costruzione vedi Lo stadio delle Alpi (chiedere e sara' inviato via e.mail). La storia e' stata scritta a varie riprese a partire dal 1992 ed e' accompagnata da commenti recenti: prevedevo quasi esattamente cosa sarebbe avvenuto. (torna all'indice)

Suttora Mauro Un giornalista dell'Europpeo che mi intervisto' telefonicamente e deformo' con malevolenza determinata le mie parole. Quando io spiegavo che il meccanismo della concessione trentennale consentiva di proporre l'iniziativa al Consiglio Comunale in termini economici accettabili perche' conteneva la spesa, Suttora capiva che avevo artatamente ridotto la cifra per fare accettare la delibera. Mi ero reso subito conto dell'equivoco che Suttora voleva impostare e ripetevo scandendo le parole il meccanismo della concessione che ci consentiva di realizzzare lo stadio spendendo solo 30 miliardi della legge Capria. Quando vidi l'articolo pubblicato capii che Suttora non aveva nemmeno l'intenzione di ascoltare quello che spiegavo e che era esclusivamente alla ricerca della deformazione per aggredire l'assessore socialista. Scrissi al direttore dell'Europeo, Suttora mi rispose con una lettera personale melensa e apologetica, ma non rettifico' le bugie e i falsi. Mi domando spesso se si e' preoccupato di documentarsi sullo svolgimento successivo della vicenda o se sia rimasto immerso nella sua arroganza e presunzione. Vedi alla voce "Giornalisti".

Aggiornamento Luglio 2002: ci siamo alla fine incontrati (dopo 14 anni!) e abbiamo cenato insieme alla Cantina di Manuela a Milano. Abbiamo ripercorso l'esperienza negativa di quasi 15 anni e confrontato le rispettive storie. E' stato un incontro positivo perche' abbiamo capito gli errori, ma e' stato anche un incontro triste: due persone intelligenti e critiche che si sono scontrate inutilmente. Se ci fossimo "conosciuti" allora forse molti equivoci non si sarebbero svolti. Suttora e' un giornalista brillante e critico ha scritto un libro molto interessante sui Radicali in Italia (Pannella & Bonino snc) ed e' un attento osservatore politico e di costume. In allora Suttora non aveva molti strumenti per capire cosa succedeva a Torino e giudicava sulla base del paradigma corrente al quale evidentemente io non sfuggivo e non potevo pretendere di sfuggire. Lo stesso facevo io con lui. Peccato: una occasione esistenziale persa e non recuperabile. Ho scritto di lui cose pessime, mi dispiace e ne faccio ammenda. Una lezione da imparare, meglio tardi che mai. Questo e' forse il dato positivo del nostro incontro: riconoscere l'errore. Colgo l'occasione per formulare a Mauro Suttora i migliori auguri per la recente qualificante nomina a capo dell'Ufficio RCS di New York. (torna all'indice)

Tangenti vedi Fiat (torna all'indice)

Teorema del PCI Nel 1990 credo o nel 1989 scrissi questo breve trafiletto sul "teorema del PCI" relativo allo stadio. Non credo sia mai stato pubblicato ed e' stato oggetto di circolazione mediante xerocopiatura (a mie spese) a colleghi della facolta' e della Giunta. Trovo anche sia una bella fotografia per l'album di famiglia del partito nella lunga fase di transizione, ancora oggi non finita. Sempre immobili, sempre massimalisti, sempre sicuri di avere la verita' in tasca, sempre arroganti, pessimi ascoltatori della storia e degli altri, anche quando rinnegano la leggendaria e travolgente "Bandiera Rossa" per cantare "Imagine" e sussurrare "I care". (torna all'indice)

Tessore Elda Prima di me Assessore allo Sport nei cento giorni di Cardetti e fino al dicembre 1986 con la Giunta Cardetti. Elda diede le dimissioni per motivi di carattere personale (esaurimento), e io subentrai nel gennaio del 1987 trovandomi come prima "grana" quella della ristrutturazione del Vecchio Comunale. Mi resi subito conto che il progetto era bloccato da un carenza fondamentale: mancava del parere favorevole della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali (allora ai Monumenti). Il grave contropiede innesco' la ipotesi di fare uno stadio nuovo: ma Cardetti, in ossequio al clima moralistico istruito da Novelli, disse: se qualcuno vuole fare lo stadio si faccia avanti, ma la Citta' non spendera' una lira in piu' di quello che avrebbe speso per ristrutturare il vecchio Comunale. Era un chiaro invito alle imprese torinesi, ma in particolare all'Avvocato. Per dare gambe tecnico-amministrative alla idea di Cardetti, come assessore competente presi l'iniziativa: dissi la Citta' se vuole uno stadio deve dire come, dove, con quali caratteristiche e con quali modalita' e con quali procedure di aggiudicazione. Fu per questa ragione che si invento' (merito di Andrea Galasso) la Concessione di Costruzione e gestione. Elda reclama la maternita' di questa idea, ma non ci sono suoi documenti ufficiali con la sua proposta. Almeno a mia conoscenza. L'idea di Cardetti germino' dalla "insana" proposta di un gruppo di imprese, rappresentato da Franzo Grande Stevens, di fare lo stadio "gratis" in cambio di una cospicua cubatura di residenziale e terziario da realizzarsi in Piazza d'Armi (comunque una richiesta molto modesta se paragonata alle attuali intese Castellani/Giraudo per la Continassa). Cardetti denuncio' lo scandalo (in Consiglio Comunale parlo' di "le mani sulla citta'") e fece la famosa proposta dei 30 miliardi. Insieme ad Andrea Galasso, allora assessore al Legale, abbiamo steso il primo documento per la definizione della delibera di ricerca di un Concessionario nel Maggio del 1986. Elda ebbe in seguito un comportamento controverso sulla delibera e ne fece strumento di una sua personale lotta di potere all'interno del PSI torinese, di concerto con Marziano Marzano, con Cardetti e con tutta la corrente detta "di sinistra" del partito (nel senso di "non riformista"). Tutte le votazioni importanti sullo stadio dovevano essere negoziate con questo gruppo in interminabili riunioni della Segreteria del PSI torinese. Il gruppetto forni', in varie occasioni, appoggio e voti alle bande di "franchi tiratori" organizzate da Carpanini. Elda, dopo la sua tormentata esperienza nel Consiglio Comunale e' stata una brava Sovrintendente del Teatro Regio di Torino e oggi presiede Torino/Turismo con aggressione e capacita' di iniziativa, ma non le potro' mai perdonare la pervicacia con la quale forzo' la pista per l'atletica e i comportamenti ambigui durante tutta la vicenda consiliare. Se dovessi indicare una singola responsabilita' per la decisione "pista" direi senz'altro che e' stata quella di Elda. Ovviamente dopo la mia di assessore competente: ero contrario e forse mi sarei dovuto dimettere. Ma "il fare" sembrava allora assai piu' importante e, la giustificazione urbanistica per la pista era valida e robusta e lo sarebbe ancora oggi, se ci fosse una consistente e intelligente strategia della Amministrazione e se non ci fosse il fanatismo settario che impedisce una serena valutazione delle cose. Mi dispiace in particolare che la presenza della pista fornisca una apparente credibilita' alla aggressione della Juventus e dei suoi dirigenti in realta' motivati dalla possibilita' di realizzare una pingue speculazione immobilare a spese della Citta' grazie alla subalternita' del sindaco e alla sinergia della stampa locale. (torna all'indice)

Tolleranza La gente in Italia tollera e sopporta a lungo l'arroganza e la prepotenza, ma, superato un limite indefinibile, di colpo, si innesca il rifiuto. Purtroppo il limite viene superato troppo tardi, quando la situazione e' irrimediabile e catastrofica: una esperienza ricorrente nella storia del nostro Paese. [Il fascismo, la corruzione, il degrado dei partiti politici, la decadenza della DC, l'involuzione del PCI.] Quando si innesca il rifiuto c'e' il rigetto totale e radicale di tutto, nessuna distinzione, nessuna riflessione critica. A mio avviso fra qualche anno la paziente sopportazione dell'attuale regime di postcomunisti incappera' nella crisi di rigetto, ma i primi segni di stanchezza gia' si vedono. (torna all'indice)

Torino Su Torino e sui modelli di comportamento tipici vedi La cultura di Torino. Per qualche storia divertente di ambiente torinese vedi StorieTorinesi (chiedere e saranno inviate via e.mail o pder posta normale: sono state stampate).

Torino Calcio La vera grande squadra di Torino: l'immagine romantica di un passato calcistico glorioso che non tramontera' mai. Il Torino, il Grande Torino, un emblema che schianta ancora il cuore dei torinesi doc sarebbe la vera squadra titolare del Delle Alpi. Inseguendo i suoi futuri scudetti circondata da suoi tifosi torinesi in un abbraccio di affetto citta'/tradizioni/cultura/calcio che nessun Giraudo potrebbe minacciare di strumentalita' mercenarie e trasformare in una banda di saltimbanchi (i Turin Soccer Globetrotters) al soldo. Purtroppo i tempi sono duri per la Vecchia Gloria Granata: comprata, venduta, usata, strumentalizzata...l'ultimo sverginatore della principessa prigioniera e' Novelli che la usa con manovre e inghippi per costruire il suo monumentino elettorale, imbrogliando le speranze e le illusioni dei fedelissimi e indomiti guidati da Manlio Collino: ci saranno tempi migliori Collino, non ci sono Principi Eterni e nemmeno Sindaci o ex Sindaci eterni. Si consumano tutti con il tempo nelle loro minestre. Intanto facciamo pagare alla Juve, a Giraudo e ai Padroni il giusto prezzo e non regaliamo pezzi di citta' per trenta denari.

Trasparenza Tutta la vicenda dello Stadio delle Alpi a partire dalla mia gestione amministrativa alla fine del 1986 venne condotta con trasparenza totale: tutte le riunioni con la Concessionaria furano presenziate da tutti i funzionari interessati, tutta la corrispondenza e' sempre stata disponibile. Per la prima volta in assoluto nella esperienza amministrativa di Torino la Commissione Aggiudicatrice era composta da rappresentanti di tutte le componenti del Consiglio maggioranza e opposizione. Gli atti e i verbali della Commissione sono stati associati alla delibera di approvazione della scelta del concessionario. Ogni decisione importante venne presa di concerto nella Giunta e su alcune ci furono regolari consultazioni con i Capigruppo della maggioranza (esempio: la bocciatura dell'arbitrato in corso d'opera, la pista per l'atletica, l'applicazione dell'art. 30 per la consegna dello stadio etc.). Non si puo' dire lo stesso delle trattative fra Corsico, Castellani e Giraudo che hanno preceduto la proposta presentata al Consiglio dell'8 Novembre (torna all'indice)

Tropea Salvatore vedi Recanatesi

Tuttosport Il quotidiano sportivo di Torino da sempre rigorosamente contrario allo stadio con la pista. Il direttore Dardanello, con i suoi lettori, a suo tempo ha condotto una battaglia molto chiara e molto convinta contro la pista e non ha mai perdonato quello che per un appassionato di calcio era un grave errore. Nonostante questa posizione nettamente contraria Tuttosport ha sempre mantenuto una grande obbiettivita' e non ha mai pubblicato dati e cifre volutamente falsate dimostrando, nella generale palude etica dei media torinesi, una effettiva "sportsmanship". Oggi Tuttosport dimostra di nuovo il suo coraggio e la sua linea obbiettiva pubblicando la lettera dell'assessore pro tempore Andrea Galasso con il significativo titolo: "Il Delle Alpi e' un affare per la Juventus e lo e' stato anche per il comune".

Piero Dardanello e' morto il 19 Gennaio 2001 e mi dispiace che non abbia potuto vedere e commentare la fine della vicenda. (torna all'indice)

Utili della gestione Nei primi sei anni di funzionamento (dato da aggiornare), lo Stadio delle Alpi ha ospitato circa 400 eventi che hanno avuto un totale di circa 6.022.319 spettatori con incassi di 108 miliardi per la Juventus e di 61.6 miliardi per il Torino Calcio (dal 90 al 95). L'incremento rispetto alla media degli spettatori negli ultimi 5 anni di stadio Comunale è stato del 32 % per le partite della Juventus, per le partite del Torino si è invece avuta una diminuzione del 9.34 %, spiegata bene dalla crisi drammatica della gestione della squadra. Da queste cifre, proiettate per i prossimi 20/30 anni e scontate all'attualita' si ricava il valore dello stadio oggi.

La gestione Pubbligest ha reso alla Concessionaria per i primi 6 anni di operazione la cifra di 40 miliardi di lire in ragione di circa 6,6 miliardi all'anno. Una cifra che erogata per 30 anni al 5% rappresenta la restituzione in rate semestrali di un capitale anticipato di 102 miliardi. Sommati ai 31 miliardi già pagati dal Comune si ottiene la cifra di 133 miliardi: una cifra che si confronta correttamente con i 126,727 miliardi stimati dai CTU come costo di mercato dell'opera realizzata. Il dato consuntivo dopo 6 anni di funzionamento dimostra sia la correttezza della impostazione finanziaria del bando per la concessione iniziale e della offerta SAPAM, sia la fondamentale importanza, per la tutela degli interessi della Città, del programma economico finanziario che il bando di gara chiedeva e che la Fiat Engineering volutamente e irresponsabilmente non presentò. Gli utili di gestione dichiarati dal programma SAPAM allegato all'offerta erano previsti in soli 3 miliardi all'anno e il costo convenzionale del manufatto era indicato in 60 miliardi: il raddoppio abbondante degli utili copre il raddoppio del costo convenzionale dato in offerta. I conti tornano: ma quante insinuazioni, insulti, commenti presuntuosi, hanno provocato i 60 miliardi chiaramente indicati come "convenzionali" nell'offerta Acqua Marcia che non venivano mai spiegati al pubblico nell'ottica della "convenzione": la struttura fondamentale della concessione di progettazione, costruzione e gestione e che non potevano esere spiegati come coperti dalla pubblicita' per non provocare imbarazzo alla Juventus di Agnelli.

Bastava spiegare che lo stadio si sarebbe costruito con i soldi della pubblicità che Novelli regalava a Bastino e Bastino alle squadre: lo dicevo e scrivevo pubblicamente, ma venivo deriso, "quell'uomo delira" dice Novelli con una battuta degna del grande omonimo Ermete, ancora nel maggio 1996, facendo finta di non sapere che Boniperti "ha parlato". Sapevamo tutti che i 60 miliardi erano convenzionali, pochi sapevano e potevano ammettere e scrivere, che la pubblicità allo stadio valeva dieci volte la cifra correntemente percepita dalla Amministrazione di Novelli. Per nascondere questa grande coda di paglia di Novelli e Passoni prima e poi di Giorgio Re e delle squadre (e in particolare della Juventus presieduta da Agnelli, Boniperti, Chiusano) era necessario insultare gli assessori, ridicolizzarli, insinuare, aggredire. E, sostanzialmente, mentire. Sono interessanti gli artifici letterari e linguistici che i giornalisti fanno quando devono parlare del problema "pubblicità" allo stadio: un argomento considerato ancora oggi "caldo". (torna all'indice)

Varianti Lo stadio costruito e' molto diverso da quello progettato inizialmente: una serie di caratteristiche di primaria importanza vennero cambiate con diverse motivazioni che conviene ricordare. Infatti le varianti sono state luogo di confronto duro in sede di collaudo e di arbitrato e chi non e' bene informato potrebbe pensare che le varianti siano state uno strumento, surretiziamente tollerato dagli amministratori responsabili (i.e. da me), per fornire una base di giustificazione dei maggiori costi richiesti dalla Concessionaria. Molte varianti furono conseguenza di normative emesse durante la costruzione e dopo il progetto (CONI, Vigili del Fuoco, CVLPS): la Citta', interpretando il senso della Concessione, sosteneva che gli adeguamenti alle norme in essere ed emergenti, fossero competenza e responsabilita' della Concessionaria, mentre questa trattava gli adeguamenti alla stregua di "richieste" della Civica Amministrazione. A fronte di ogni variante, comunicata dalla Concessionaria, ci sono, nel mio protocollo di allora, le prese d'atto (d'ufficio) e le riserve di prassi. Di seguito percorro rapidamente un elenco, non necessariamente esaustivo, delle varianti piu' importanti.

Le scale al posto delle rampe per l'acceso alle tribune: una delle caratteristiche che era stata vantata come qualificante per la sicurezza viene abbandonata dalla Concessionaria in sede esecutiva. Le rampe sono sostituite da scale: la Concessionaria adduce motivi di sicurezza (suffragati da parere del CONI), l'Assessorato esprime riserve e anticipa la richiesta di una consistente differenza nei costi a favore della Citta' come conseguenza di questa variante.

Eliminazione del fossato al piede delle tribune: di nuovo la Concessionaria abbandona in sede esecutiva il fossato e lo sostituisce con alte barriere metalliche. La Citta' esprime di nuovo riserve e anticipa la richiesta di una consistente differenza nei costi a favore della Citta', ma deve accettare perche' la variante e' suffragata da documentazione del CONI emersa durante i lavori (a seguito di gravi incidenti avvenuti allo stadio di Algeri). Come sempre la Cittta' si riserva di verificare la riduzione di costo conseguente.

Maggiorazione area coperta ad uso commerciale: la Citta' esprime riserve e fa presente alla Concessionaria la deroga dagli impegni di cui alla convenzione di Concessione. La Concessionaria sostiene che la maggiorazione e' una conseguenza di una imposizione dei Vigili del Fuoco conseguente alla necessita' di ventilare direttamente la zona di parcheggio coperto sul lato Ovest dello stadio.

Ancoraggio dei tiranti della tensostruttura: la realizzazione degli ancoraggi in enormi gettate di cls, giustificata dalla Concessionaria come conseguenza dell'analisi geognostica del terreno, comporta una cospicua maggiorazione del costo sulla quale la Citta' esprime riserva.

Riscaldamento del campo e sistema "cell-system": una variante che la Citta' ha sempre ritenuto di esclusiva competenza della Concessionaria anche perche' dettata dalla necessita' di completare l'opera entro i tempi contrattuali.

Il rigoroso lavoro fatto dai consulenti tecnici dell'Arbitro ha chiuso il contenzioso: oggi e' irrilevante sapere se le varianti furono o meno, tutte o parte di esse, uno strumento forzoso per la giustificazione di aumenti del costo. La condotta dell'Amministrazione fu coerente con la situazione in essere al tempo: si doveva procedere nei lavori, prendere atto delle varianti ed esprimere le riserve che avrebbero poi consentito il chiarimento in sede arbitrale. E cosi' si fece. (torna all'indice)

Vattimo Gianteresio Gianteresio Vattimo e' oggi il Vate Estetico Ufficiale di Torino: eredita con autorevolezza la corona che fu di Luigi Firpo. Vattimo e' intelligente e pericoloso perche' vende con molto garbo la sua settarieta' elitaria. E' una mia consolidata opinione che uno dei guasti più gravi della Città di Torino è rappresentato dai suoi "vati", veri o presunti tali, che con periodica regolarità impongono i loro tristi e virtuosi pensieri sui piombi dei fogli locali accarezzando la naturale predisposizione alla autoflagellazione dell'archetipo locale, e così facendo consolidano la loro fama di intoccabili funesti. Il titolo "buoni pensieri" è una parafrasi paradossale del titolo che Firpo dava ai suoi elzeviri su La Stampa (Cattivi pensieri): il male e il danno oggettivo provocato a Torino dal vezzo molesto di questa letteratura non sarà mai compiutamente valutato. E' certamente pari al bene che gli elzeviristi virtuosi (morti) ritenevano, e quelli ancora vivi ritengono, di prodigare. Ovviamente: a quella data parlare male degli intellettuali torinesi organici al PCI era ancora considerato blasfemo. Gorbaciov non aveva ancora iniziato la storica svolta e i muri erano ancora solidamente in piedi, a Berlino e altrove. Io stesso nella mia polemica di allora ero relativamente cauto. Nei miei "buoni pensieri" del maggio 1988 sollecitati da un articolo dal titolo "day after a Torino" comparso su La Stampa, qualche giorno prima della data, a firma di Gianteresio Vattimo, vate torinese in carica pro tempore. Non ho resistito alla tentazione di aggiungere (in corsivo fra parentesi) qualche commento 1992 e una nota finale attuale. Lo scritto fu ignorato sia da Vattimo che dal giornale. Feci circolare il documento (che inviai a titolo personale a Gian Teresio Vattimo) in Consiglio Comunale (chiedere e sara' inviato per e.mail). (torna all'indice)

Vigili del Fuoco I VVFF chiesero varianti e modifiche in continuazione che, a detta della Concessionaria, furono responsabili di enormi aumenti dei costi. La mia posizione fu che, in quanto Concessionaria, questi aumenti erano di sua competenza. In varie fasi della vicenda cercai di mediare sul problema perche' non volevo abbandonare la Concessionaria alla aggressione settaria degli ambienti torinesi e alle vendette dei "poteri forti" esercitate tramite i soggetti in Giunta ed in Consiglio Comunale. (torna all'indice)

Visibilita' una delle costanti e reiterate lamentele della Juve e dei maggiorenti calcistici torinesi sullo Stadio delle Alpi e' quella della visibilita'. La visibilita' di uno stadio non va valutata con riferimento ad un solo ordine di posti, ma con riferimento a tutti i posti: e' il valore integrale di tutte le singole visibilita' diviso per il numero di posti il dato effettivo e significativo.

La visibilita' da un dato posto non e' solo la distanza di quel posto dal centro del campo, si deve anche tenere conto degli angoli verticale e orizzontale sotto i quali si vede il campo e dell'angolo di rotazione della testa dello spettatore rispetto all'asse ortogonale alla tangente della curva in corrispondenza del posto. Il disegno delle tribune del Delle Alpi e la sezione su tre anelli consentono un elevato valore della visibilita' integrale paragonabile vantaggiosamente, con la visibilita' di tutti gli stadi Italiani.

Quanto sopra e' solidamente confermato dai numeri per i quali sono debitore al Consigliere Contu (comunicati durante la trasmissione Barnum su Quartarete) dai quali risulta che la visibilita' correttamente calcolata del delle Alpi e' di fatto la migliore fra uttti gli stadi italiani di paragonabile dimensione: 182 metri rispetto ai 200 di san Siro, 235 di Napoli e 240 di roma 190 di Genova. Ma una volta creata la "leggenda" e' difficile smontarla, anche con i numeri, specialmente se non si ha La Stampa a disposizione. (torna all'indice)

Viti di Stefano Stefania professoressa del Poli. Stefania era stata l'assistente del prof. Palozzi docente di Analisi Matematica quando io ero uno studente della facolta' di Architettura. Stefania, ardente PCI e credo oggi ardente rifondazionista, credeva ciecamente ai dettati della stampa e ai teoremi del PCI e mentre prima della mia avventura politica amministrativa avevamo ottimi e cordiali rapporti, dopo crebbe in lei un odio feroce. Mi scrisse e mi telefono' a varie riprese per comunicarmi la sua indignazione e il suo disprezzo. La posizione di Stefania rappresenta bene quello che era l'umore del popolo comunista (e non) di Torino in quegli anni. (Teorema del PCI ).

Stefania, come Bettega, e' persona di indiscutibile onesta' che semplicemente si comporta secondo le indicazioni e gli obbiettivi della strategica e sistematica deformazione delle informazioni attuata dagli organi di stampa torinesi: come lei tutto il resto della pubblica opinione che alla fine guida e motiva le decisioni degli amministratori i quali, alla fine, non possono che riscontrare e decidere secondo gli orientamenti voluti dal GPT

Forse una lettura della "lettera" di Giraudo a Castellani e qualche considerazione sugli attuali silenzi di Carpanini potrebbero farle ri-valutare il problema. (torna all'indice)

Vogliazzo Maurizio Professore alla Facolta' di Architettura del Politecnico di Milano "editor" del numero della rivista Gran Bazar (Aprile-Maggio 1990) sul nuovo stadio di Torino. Cosi' scrisse sullo Stadio Delle Alpi e sulla sua vicenda:

" In questo caso Torinese il vero capolavoro e' dell'ingegneria istituzionale: l'assessore Matteoli che ne e' l'artefice, parla per questo episodio di "soft revolution", con ritrosia molto locale che vorrebbe e nello stesso tempo non vorrebbe rendere esportabile il modello. La locuzione usata non rende del tutto giustizia a cio' che e' stato fatto: si tratta di un tentativo ambizioso e pervicace di perseguire un'azione modernizzante in un insieme di settori abitualmente impraticabili"

Una figura molto diversa da quella del "pasticcio", "cumulo di errori", "colonna infame", "malaffare","mal de la cittade", che da dieci anni i cronisti delle redazioni torinesi impongono ai loro lettori.

Zito Maria La mia segretaria all'assessorato: il rigore, la diligenza intelligente, la puntualita' e la memoria organizzata e selettiva in persona. Maria mi ha salvato innumerevoli volte da errori e dimenticanze (ne ricordo una per tutte: mentre stavo soccombendo all'attacco del PCI sulla data di consegna dello stadio ricordo' e rintraccio' il comunicato stampa e il protocollo della visita di Blatter che documentavano la cristallina posizione dell'assessorato). Per ogni argomento, per ogni problema Maria ricordava con esattezza, circostanze, dettagli e documenti e sapeva immediatamente come rintracciare tutto. Maria ha sofferto piu' di altri dell'aggressione dei falsificatori e calunniatori torinesi sulla vicenda dello stadio perche' come nessun altro conosceva la vicenda in tutti i suoi piu' specifici dettagli. (torna all'indice)

ZZ Conclusione

Dicembre 2000: Oramai si e' capito cosa e' successo (vedi alla voce Ricatto). Si tratta ora di capire come si sblocca una situazione divenuta impossibile. Giraudo insiste nelle minacce cercando terreni nella Grande Torino (Borgaro, Settimo, Caselle etc.). Castellani, Perone e Corsico non sanno piu' cosa fare: nessuno ha piu' la credibilita' per trattare. La Juventus ha detto bugie strumentali, la Citta' ha fatto promesse che non puo' mantenere (oppure le sono stati estorti impegni che non puo' riscontrare). Su tutta la vicenda vigilano occhi attenti e responsabili.

Bisogna sbarazzare il tavolo dei negoziati da tutta la spazzatura, le bugie e le furbizie. Informare correttamente i Torinesi con pagine a pagamento sulla stampa evitando i "servizi" del giornalismo padronale. Ecco la "linea":

L'attuale tentativo di scippo da oltre 1000 miliardi va respinto, e la Citta' si deve riprendere tutti i cespiti ingiustamente ceduti sotto la pressione estorsiva (i.e. la pubblicita'). La Citta' chiarisca quindi che non intende regalare nulla alla Juventus: se la Juventus vuole andarsene da Torino se ne vada. Lo Stadio delle Alpi restera' come indispensabile infrastruttura urbana. Qualunque richiesta della Juventus e' esosa visto che in tutto il mondo le squadre PAGANO per giocare negli stadi che non possiedono (a Milano 13,4 miliardi all'anno e si accollano la manutenzione). La ricerca di terreni fuori da Torino e' un bluff: la Juventus non spendera' mai 350 miliardi per comperare terreni e farsi uno stadio nuovo e non spendera' mai i soldi necessari per garantirsi i servizi e le infrastrutture necessarie. La Juventus fara' i conti di cosa esattamente implica il suo bluff e dopo aver lasciato passare il tempo necessario per salvare la faccia di Giraudo (o dopo le dimissioni di questi), riprendera' i contatti in termini meno arroganti e piu' onesti.

Dicembre 2001: A Castellani succede Chiamparino. Alcuni dicono sia peggio di Castellani per incertezza, visione limitata, asservimento Fiat e leadership zero. Alcuni dicono che almeno non ha la pomposa arroganza del predecessore. Della vicenda stadio non si parla da mesi: l'ordine e' il silenzio per fare dimenticare ai Torinesi tutti i pasticci combinati finora. Se ne parlera' dopo le Olimpiadi. Si prepara, dentro le segrete stanze del GPT, il grande regalo alle due squadre. Torino e Juventus dovranno mettersi d'accordo per dividersi il bottino. Come sempre si litighera' sulla pubblicita'. La gallina dalle uova d'oro che Castellani, con stupidita' difficilmente credibile, lascio' venisse regalata alla Juventus dalla utile e oggi scomparsa Sogealpi. Decidera' un Consiglio senza memoria storica, senza competenza, disinformato e probabilmente distratto da problemi piu' importanti come quelli che l'abbandono della Fiat, fino ad oggi "nascosto", imporra' alla Citta'. E' auspicabile che il diminuito potere della Casa possa consentire, in quel futuro, un dibattito meno asservito di quello svolto fino ad oggi. (torna all'indice)

Grazie della visita: manda ai tuoi amici l'indirizzo di questa pagina e se vuoi discutere del problema scrivimi: matteoli@iinet.net.au

Visitatori dal 2001

60