| Di
cosa si tratta.
Tutto quello che
avresto potuto sapere sullo Stadio delle Alpi se la Stampa e la
Repubblica ve lo avessero raccontato: una storia che e' pubblicata su
Internet da piu' di due anni e che e' nota a tutti i giornalisti di
Torino, ma a pochissimi Torinesi. Questo sito web ha bloccato per due
volte la scellerata decisione della Giunta Castellani di regalare
centinaia se non migliaia di miliardi alla Juventus di Agnelli.
Nessuno ha smentito, nessuno ha risposto: il silenzio si addice a
Torino specialmente su un problema che manda un pessimo odore proprio
dal "salotto buono" della Torino dei "poteri forti".
Bugie, truffettine, grandi scippi autorizzati, silenzi stampa,
connivenze, complicita', collusioni: tutto per la massima felicita'
dei Torinesi. Alla fine le cose si risolveranno: e' praticamente
impossibile impedire agli amministratori Torinesi di regalare
centinaia di miliardi ad Agnelli.
Notes on the
author & English abstract
The author served as
City Commissioner in Turin from 1986 to 1992 and was specifically
responsible for the administrative management of the construction of
the Stadio delle Alpi (1990) and for the setting out of the
arbitration procedure with the Concessionary/Contractor. The
"dictionary" outlines the history of the construction of the
Stadio delle Alpi and the sequence of events that lead to the present
proposal of the Turin mayor (22/10/99) to "give" the stadium
to the Juventus Football Club for free, wrapping up the gift with
further concessions and adjacent prime real estate land. The stadium
was completed in 1990 and still has 20 to 30 years of profitable life
expectancy. The building is in excellent condition and perfectly
operating in all of its components. The stadium was built with a BOT
concession to a private company who was to operate it for thirty
years. The amount of public money was minimal (43 billion Lire 1990)
since the concessionary supplemented, with his own funds, the
completion of the building. The Turin newspapers (La Stampa and the
local edition of La Repubblica) staged, since the very beginning, a
systematic biased news campaign against the Stadium. The City (1997)
became the owner of the title when the original Concessionary, in
receivership, was compelled to sell it. The City then gave the rights
on advertising and the concession to the Juventus Football Club and is
now considering giving the whole building, free of charge, with
concessions and prime real estate for 17 thousand meters to the same
Football Club. The proposal of the City follows a statement by
Juventus that they no longer want the Stadium. Maintenance costs and
the presence of the athletics' track are the alleged reasons for this
decision.
The organization and
sequence of events shows how the systematic and continuous aggression
through the media and manipulative information have strategically
induced the conditions of prejudice, hatred and suspicion in the
public opinion that influenced the administration and the City
decision makers. Eventually the City, unable to react on account of
inertia or political plagiarism, was compelled to give away the
concession, the advertising rights and now the entire building with
prime real estate and further concessions for tertiary and commercial
activities.
Nota sull'autore
& sintesi
L'autore del
dizionario e' stato Assessore della Citta' di Torino dal 1986 al 1992
per lo Sport il Turismo e il Tempo libero e fu specificamente
responsabile della gestione amministrativa relativa alla realizzazione
dello Stadio delle Alpi e alla impostazione del contenzioso arbitrale
con la Concessionaria.
Lo stadio completato
nel 1990 per i mondiali di Calcio ha ancora 20/30 anni di vita
economicamente utile, e' in ottime condizioni e perfettamente
funzionale, venne realizzato mediante una
Concessione a un privato che integro' il finanziamento pubblico in
cambio della gestione per trenta anni del manufatto. Dopo trentanni la
Citta' avrebbe acquisito, oltre alla proprieta' del manufatto (manutenuto
e ricondizionato a spese della Concessionaria), anche tutti i diritti
relativi ai proventi derivanti dalla sua gestione: locazione alle
squadre utenti, pubblicita' e quant'altro.
Lo Stadio delle Alpi
e' stato realizzato con minimo esborso di denaro pubblico: 30 miliardi
della legge Capria e 13 miliardi di contributi per i Mondiali di
calcio. Tutti fondi erogati dallo Stato e non dalla Citta'.
La Citta', per un
seguito di vicende connesse con la liquidazione della Concessionaria
Acqua Marcia, nel 1996 ha acquisito, in anticipo sulla scadenza
trentennale, anche il completo controllo della gestione e il diritto
sui proventi pubblicitari e su tutti gli altri utili connessi con la
gestione dello Stadio stesso.
Nel 1997, cedendo
alla insistente pressione della Juventus FC che voleva un contributo
per "continuare
a giocare a Torino"
, la Citta' ha ceduto alla Societa' calcistica il diritto di sfruttare
i proventi della pubblicita' nello stadio.
La Juventus, non
sodddisfatta, continua a minacciare di non giocare piu' a Torino e la
Citta', oggi, si accinge all'ulteriore passo di cedere alla Societa'
Calcistica anche la piena proprieta' del manufatto e i diritti di
sfruttamento commerciale e terziario su aree adiacenti alla Continassa
per 17 mila metri quadrati (65 mila in una prima ipotesi) senza
nessuna contropartita: a titolo gratuito.
La attuale proposta
della Citta' consegue alla rinnovata dichiarazione della Juventus di
non voler piu' giocare nello stadio. La presenza della pista di
atletica e' il motivo accampato.
La Stampa di Torino,
insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin dal 1987
una campagna di aggressione nei confronti dello Stadio delle Alpi.
Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli avvenimenti, degli
articoli e delle dichiarazioni si vede come l'aggressione e la
manipolazione sistematica delle informazioni de La Stampa e della
Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di
sospetto, astio e insofferenza nelle quali la posizione ricattuale
della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e presso i
decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica
Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di "plagio"
politico, viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei
proventi della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni
su aree adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie.
Con evidente e indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed
altrettanto evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle
risorse della Citta' di Torino e dei torinesi.
Ed ecco il "dizionario"
dello Stadio delle Alpi 1999
A.Avvertenza
Questo
dizionario descrive "parola
per parola"
le vicende della costruzione e dei primi dieci anni di gestione dello
Stadio delle Alpi. Molte cose sono state gia' raccontate e trasmesse
agli organi di stampa torinesi o all'ANSA, ma mai pubblicate da questi.
Anche se la vera storia dello stadio non e' stata mai stampata sui
giornali di Torino, questi sono riusciti a creare il mito del "tormentone":
con una tecnica classica del giornalismo vuoto di sostanza e pieno di
parole, sullo stadio di Torino si e' speso molto inchiostro, ma si e'
detto pochissimo e certamente non le cose necessarie alla comprensione
della vicenda. Molti avranno una reazione di rifiuto: le solite "querimonie
di Matteoli" come le dismetteva
Carpanini. Ma leggendo il dizionario, dopo averlo scritto e compilato,
mi sono reso conto che, in realta', la storia dello Stadio e'
marginale: la storia vera e' un'altra molto piu' importante, seria e
amara.
E' la
storia di come una Citta', medaglia d'oro della Resistenza, centro di
eccellenza dei valori antifascisti, con una tradizione secolare di
liberta' e democrazia, la culla della civilta' operaia Italiana, viene
prima stancata e poi annullata e quindi circonvenuta con la
malversazione della stampa e con la imposizione della conformita'
aziendale. E' la storia di come il malcostume e la disonesta'
ideologica del giornalismo disponibile, scorretto e incapace possono
istruire e consolidare un regime, privare della liberta' i cittadini,
impedire l'espressione del pensiero libero. Senza controllo e senza
nemmeno venire percepito come il nuovo olio di ricino, i nuovi
manganelli, le nuove chiavi inglesi. E' la storia documentata di come
sia facile, con il fascismo dell'informazione, minare i fondamenti
della democrazia imponendo, alla opinione pubblica, ignara e deformata,
decisioni, comportamenti, valori e giudizi. E' il documento di come
con la collusione di pochissime persone, senza qualifica professionale,
senza mandato degli elettori, senza competenza, si puo' decidere e far
decidere quello che si vuole: il disegno della Citta', la fortuna
degli speculatori, il danno per decine di migliaia di cittadini. E' la
figura, a Torino nel 1999, dell'incubo di Huxley e Orwell. Tutto
avviene mentre i vati ufficiali celebrano
le magnifiche sorti e progressive e
vantano le conquiste di una resistenza mai tanto celebrata a parole e
mai tanto tradita nei fatti. La voce dissenziente viene marcata di
"psicolabilita'", paranoia, monomania isterica, (querimonie
secondo Carpanini buonanima; millanterie, elucubrazioni da delirio
secondo Novelli eterno). Una tecnica PCI/PdS, DS) nota e attuale.
Quando
leggete questa storia, per
cortesia, leggete il racconto della
violenza alla liberta' e alla democrazia che vi viene narrato: lo
Stadio delle Alpi non c'entra quasi nulla.
Le reazioni del
signor Bettega e della professoressa Stefania
Viti di Stefano, e delle centinaia di migliaia di Torinesi come
loro, sono l'emblematico il risultato della campagna di
disinformazione, il comportamento del sindaco Castellani,
plagiato e ricattato sulla base di un castello di bugie, e le sue
assurde proposte di regali alla Juventus completano il disegno.
I due messaggi
del Signor Boffano, cronista de La Repubblica,
rivelano e confermano tutte le caratteristiche del giornalismo
strumentale torinese. Con esattezza e tempismo e senza rendersene
conto, il signor Boffano convalida le mie affermazioni sul giornalismo
deteriore: l'arroganza ignorante, il settarismo, la dipendenza
aziendale e di parte, la volonta' di deformare e falsificare, la boria
e l'accanimento persecutorio, la presunzione di onnipotenza, e,
l'elemento piu' deprimente, la scarsa intelligenza. Il generale
silenzio della categoria, che non risparmia le migliaia di parole per
le statue di madonne piangenti e centinaia di altre analoghe
sciocchezze, conferma lo scarso livello etico di quella professione. (torna
all'indice)
A.Premessa
La Civica Amministrazione si accinge a cedere lo Stadio delle Alpi
alla Juventus a condizioni di eccezionale privilegio se non di regalo.
La Juventus intende demolirlo, a meno di dieci anni dal suo
completamento per i Mondiali del '90. La Citta' viene espropriata di
un'opera del valore di circa 180/200 miliardi (250-300 secondo la
valutazione del documento della Provincia di Torino), tecnologicamente
d'avanguardia, perfettamente funzionante e pressocche' nuova. Il
valore e' calcolato scontato al 1999 (tasso di sconto 4%) nell'ipotesi
di 25 ulteriori anni di vita utile e al netto dei costi di
manutenzione. Tre mesi fa il sindaco, e i maggiorenti torinesi,
inneggiavano in Corea alla bellezza dello Stadio delle Alpi e nei
documenti della candidatura della Citta' per le Olimpiadi Invernali
del 2006 lo Stadio era uno dei "pezzi forti" di Torino. Lo
stesso sindaco, oggi, ne propone l'abbattimento. Sembra il capriccio
di un Emiro Arabo. Il disprezzo per il patrimonio pubblico e per il
senso comune sono al limite della credibilita'. Come se non ci fossero
priorita' sociali o infrastrutturali sulle quali spendere denaro (privato
o pubblico) per migliorare la vita dei torinesi: manutenzione di
edifici pubblici e del patrimonio storico monumentale, assistenza
sociale alla societa' marginale urbana e dei giovani, disoccupazione,
educazione, trasporti e mobilita', abbattimento e prevenzione
dell'inquinamento, sistemazione dei parchi urbani etc. etc. La
decisione di regalare e abbattere lo stadio non e' giustificata da
motivi di carattere infrastrutturale urbano come lo fu quella di
costruirlo che consenti' la riqualificzione del quadro Nord Ovest di
Torino e il recupero della Piazza d'Armi a funzioni piu' coerenti con
l'attuale morfologia della Citta' in quella zona (cfr dichiarazione
della Presidente della Provincia Mercedes Bresso
e dell'Assessore Provinciale alla Pianificazione Luigi
Rivalta) . La Juventus sta trattando con il Comune di Borgaro
una localizzazione sui terreni agricoli della Cascina Santa Cristina:
una ipotesi che per diventare fattibile richiedera' centinaia di
miliardi di investimento in collegamenti viarii e trasportistici e che
ha avuto un giudizio drasticamente negativo da parte della Provincia
di Torino. La ipotesi di Borgaro e' un bluff e varrebbe la pena andare
a "vedere".
Si dice che la demolizione
consentira' di risparmiare
i soldi della manutenzione del Delle Alpi che La Stampa in un articolo
di Sangiorgio si e' premurata di gonfiare e falsare, ma se si sommano
i costi della demolizione, i costi della costruzione di un nuovo
stadio e il valore dell'immobile che si demolisce si arriva a una
cifra prudenzialmente valutata in circa 536 miliardi il cui interesse
annuo al 5% sarebbe di quasi 27 miliardi: piu' di 10 volte il costo
della manutenzione corrente annuale del Delle Alpi.(cfr "capriccio
costo del" per un
valutazione piu' articolata)
Forse una sintetica visitazione
della storia di questo edificio puo' essere utile per capire cosa sta
succedendo.
Le due redazioni torinesi de La
Stampa e de La Repubblica sono riuscite, in dodici anni, a far
crescere e radicare nei torinesi la solida convinzione che lo Stadio
delle Alpi sia stato luogo di latrocinii, furti, tangenti, errori e
pasticci ai danni della Civica Amministrazione. Basta fare una
semplice indagine con tre o quattro domande a un centinaio di torinesi
scelti a caso e il dato risulta statisticamente confortato. La
convinzione e' comune e consolidata: lo Stadio delle Alpi e' il
monumento al malaffare (Bettega), la Colonna Infame (Mondo), il
simbolo del Mal de la Cittade (Recanatesi). Come pensare che la
cittadinanza abbia idee diverse? Ma ne' La Stampa, ne' La Repubblica
hanno mai fornito documentazione precisa, fatti, cifre vere, numeri e
nomi. Solo gli aggettivi, la associazione dei titoli, la scelta delle
notizie, le foto e la associazione delle foto con i titoli etc. etc.
Un'opera piu' che decennale e raffinata di condizionamento
dell'informazione. Due firme si distinguono per l'accanimento: Lorenzo
Mondo de La Stampa e Recanatesi de La Repubblica. Seguono Cannavo',
Suttora e Luisa Bianco de l'Europeo (direttore Vaccari). Gli altri, i
"minori" delle varie pagine di cronaca, si difendono,
resistono, cedono, hanno dei momenti di orgogliosa lucidita', ma con
il tempo e con la pressione redazionale alla fine si adeguano. I premi,
i privilegi, i brillanti incarichi che premiano la linea torinese alla
lunga logorano anche i migliori. E' difficile interpretare questo
comportamento con benevolenza: professionisti affermati, autorevoli
membri delle rispettive redazioni, non possono dire di non avere le
informazioni. Sanno quindi tutto e in modo preciso, ma non lo scrivono.
Anzi scrivono versioni settarie, implicitamente o esplicitamente calunniose
e diffamanti: per quale motivo? Una strategia in realta' c'e', e
molto precisa. La lettura di questo piccolo dizionario la dovrebbe
rendere chiara.
L'immagine finale complessiva dello
Stadio delle Alpi che La Stampa e la Repubblica hanno artatamente
cucinato per i sudditi torinesi e' stata la seguente:
1. che lo Stadio
e' costato una cifra spropositata (tra i 280 e i 350 miliardi nel mio
campione statistico)
2. che questa
cifra e' stata pagata dalla Citta'
3. che la vicenda
e' oscura e che sono stati fatti un sacco di pasticci e molti ci hanno
mangiato sopra
4. che la Fiat
venne esclusa dalla gara con strumenti corruttivi
5. che
l'arbitrato non si sa bene come sia finito, ma certamente male per la
Citta'
6. che la cifra
iniziale era strumentalmente bassa ed e' cresciuta a dismisura in
seguito per effetto di corruzione e tangenti
7. che oggi i
costi della manutenzione sono insostenibili
8. che le squadre
sono jugulate con canoni esorbitanti dal concessionario
9. che la
gestione e' fallimentare
10. che la pista
di atletica rende praticamente inutilizzabile lo stadio per il calcio
11. che alla
Continassa c'e' la nebbia
12. che
all'Avvocato lo Stadio delle Alpi non piace
13. che e' giusto
quindi regalarlo alla Fiat per abbatterlo e farne un altro
Tutto falso: anche il punto 12 e'
contestabile. L'Avvocato rilascio' infatti dichiarazioni entusiaste a
suo tempo: come quella del 10 giugno '90: "Il
Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale è
davvero eccellente."
Tutti questi punti, e molti altri
ancora, sono contraddetti dai fatti e dai documenti ufficiali:
contratti, libri contabili, deliberazioni, verbali, collaudi,
relazioni di periti e dell'arbitro, rapporti e memorie alla giunta,
corrispondenza amministrativa, protocolli. E dalle dichiarazioni di
soggetti insospettabili (l'Avvocato stesso, il Dottore suo fratello,
Vittorio Chiusano, avvocati con la a minuscola, giocatori di calcio,
magistrati, allenatori, giornalisti) che illustrano una storia
completamente diversa. Ma la falsificazione costruita in dieci anni
dalle redazioni torinesi e' oramai inattaccabile, profondamente
radicata nella pubblica opinione e negli stessi giornalisti che
l'hanno montata: un curioso fenomeno di auto-plagio. Questo castello
di falsita' e fantasie costituisce la struttura ideologica della
attuale strampalata decisione di regalare lo stadio perche' la
Juventus lo demolisca e se ne costruisca un altro nello stesso posto.
Al regalo dello stadio si aggiungono concessioni per attivita'
commerciali e terziarie su una cospicua fetta della Continassa.
Se nel 1985 una giunta avesse
pensato un giochino come quello che sta organizzando adesso Castellani
con il concerto del suo assessore all'Urbanistica Corsico, sarebbe
successo uno scandalo nazionale, denunce alla magistratura, dimissioni,
galera. Oggi la rigorosa, ancorche' informale, associazione stampa/impresa/squadre
di calcio/pubblica amministrazione (GPT) impone
l'adeguamento entusiasta e un reverente silenzio a destra e a sinistra.
Se i torinesi si facessero piu' domande, e non solo sullo stadio, si
renderebbero conto di vivere in uno dei peggiori regimi del mondo
"libero": un incubo Orwelliano. Con la benedizione debole ed
estetica di Vattimo e quella sociologica di Gallino.
Un regime che sta predisponendo per
la Juventus/Fiat un regalo da molte centinaia di miliardi di
patrimonio pubblico con la assistenza di una stampa strategicamente
orientata. Nel "dizionario" ci sono gli elementi conoscitivi
per comprendere meglio quello che sta succedendo: la storia che nessun
giornale torinese ha potuto mai raccontare.
Queste sono
le ragioni per le quali ho scelto di abitare altrove e, dopo il
servizio con il MAE a Jakarta, sono venuto in pensione in Australia
dove sto molto bene. E' significativa
conseguenza della campagna di stampa sistematica della stampa torinese
e della sindrome "mani pulite" il fatto che molti
a Torino pensino che io me ne sia andato per sottrarmi a indagini o
inchieste della magistratura con la quale invece ho avuto rapporti
obbiettivi e di reciproco rispetto.
E' vero invece che sono fuggito
dall'incubo di una citta' condannata al "servizio", alla
connivenza silenziosa, oppressa da una associazione di poteri totali e
arroganti, sistematicamente ingannata dalle redazioni cittadine
organiche al potere dominante. E quel che e' peggio, felice, e qualche
volta orgogliosa, di questo suo deprecabile stato. La stessa idea
della liberta' e' diventata oramai inconcepibile ai torinesi.
Per chi non
ha voglia di leggere tutte queste cose, e vuole invece una
informazione sintetica, ecco i punti che con questo documento si
dimostrano in modo che sfida qualunque confutazione:
1. lo Stadio
delle Alpi (valore 200 miliardi) e' costato alla Citta' di Torino e ai
torinesi meno di 6 miliardi: quasi tutti in parcelle di avvocati,
arbitri e periti.
2. la gestione
amministrativa della vicenda da parte delle Giunte Cardetti e Magnani
Noja e' stata impeccabile
3. un solo
tentativo di corruzione emerse e venne provato: la Fiat di Romiti
cerco' di comperarsi un membro della commissione consigliare che
doveva scegliere il Concessionario.
4. la
collocazione alla Continassa risulta ad oggi compiutamente confermata
nella sua validita' territoriale, urbana e funzionale
5. la pista per
l'atletica non danneggia la visibilita' che risulta fra le migliori
complessive per stadi di quella dimensione e questo per dichiarazioni
rilasciate all'inizio dagli stessi Agnelli
6. La successiva
drammatizzazione del problema pista e' stata funzionale e finalizzata
agli interessi e agli schemi speculativi della Juventus/Fiat oggi
palesi
7. La
Concessionaria Acqua Marcia, jugulata dall'ambiente torinese, tento'
di speculare sul contratto ricattando la Citta', ma fu controllata dal
rigore e dalla intelligenza della Civica Amministrazione.
8. La
Concessionaria Acqua Marcia e' stata comunque oggetto di sistematica e
continua aggressione da parte della Fiat, della imprenditoria torinese
e della stampa locale
9. La correttezza
e i buoni diritti della Civica Amministrazione sono stati riconosciuti
dall'Arbitro che ha respinto tutte le istanze della controparte.
10. I vantaggi
per la citta', oltre alla acquisizione del manufatto alle condizioni
previste dal contratto di concessione, sono stati la rivalutazione dei
valori immobiliari e delle aree del quartiere delle Vallette e gli
investimenti infrastrutturali finanziati dal Governo (aereoporto,
allacciamenti autostradali, sottopasso Grosseto, stazione ferroviaria,
linee tramviarie, copertura Torino Lanzo, illuminazione, fognaturaÉ)
La informazione mistificata su tutta
la vicenda ha provocato grave danno alla Citta' e alla economia di
Torino e ne provochera' ancora in futuro. Ma per il GPT
ci sono stati e ci saranno grandi vantaggi.
Abbattimento
Quello che si sta verificando a Torino e' un interessante esempio di
applicazione della "teoria
dei giochi" dove i due
soggetti Citta' e Juventus (Fiat) si confrontano a
base di minacce credibili alla ricerca di un equilibrio (detto nel
gergo "Nash
Equilibrium"
termine della teoria dei giochi che indica una situazione stabile in
cui entrambi i giocatori non hanno interesse a cambiare strategia).
La Juventus minaccia di non giocare piu' nello Stadio delle Alpi e di
costruirsene uno nuovo, la Citta' si trova senza proposte alternative
e non e' capace di esprimere una minaccia sufficientemente "credibile"
(non ci prova nemmeno): tipo "fate pure",
oppure di denunciare l'atteggiamento ricattuale e abusivo della
Juventus, oppure di finanziare un'altra squadra di calcio "sua"
che giochi nel "suo" stadio, o di ricostruire la leggendaria
Pro-Vercelli, etc. La Civica Amministrazione subisce l'aggressione
inerte, spinta nel vicolo cieco dall'ansia degli amministratori di
compiacere il Principe e dalla serie di circostanze, non del tutto
accidentale, che ha visto l'annullamento del triangolo citta'/Concessionaria/utenti
dello stadio. Di fatto oggi la Citta' e' al tempo stesso il soggetto
erogatore della concessione e Concessionaria ed e' esposta come un
vaso di coccio nel carro dei vasi di ghisa. Un "Nash
Equilibrium",costoso
e difficile da giustificare al di fuori dell'interesse privato,
potrebbe essere quello di cedere lo stadio alla Juventus in cambio
della garanzia che la Juventus ci giochi. Ma il sindaco si e' gia'
bruciato questa carta: la concessione dello stadio la ha gia' regalata
alla Juventus senza contropartite. La Juventus oggi chiede di piu', e
minaccia ancora piu' pesantemente. La citta' non sa come "regalare"
ancora senza incorrere nei rigori politici (e forse anche della
magistratura data l'evidenza dell'interesse privato). Il sindaco
Castellani e il suo assessore Corsico hanno promesso vaste concessioni
alla Juventus: terziario sportivo e commerciale, cinema multisala,
altri impianti sportivi di uso piu' o meno pubblico, ma la Juventus e'
insaziabile e vuole di piu'. Ha capito che la controparte e' debole e
disponibile.
Nel quadro di questa game
theory lo Stadio delle Alpi
e' un oggetto imbarazzante: se la citta' lo cede alla Juventus,
la Juventus lo deve pagare una cifra congruente con il valore di
patrimoniale ovvero il rendimento dei prossimi venti anni scontato
all'attualita': circa 200 miliardi, ma la Juve non lo vuole pagare
perche' ritiene di poter ottenere ulteriori vantaggi nella sua ottica
di profit
maximizing agent. E'
necessario trovare quindi un "motivo" che consenta di
cedere lo stadio a zero lire
senza incorrere nella punizione politica (problema facile data la
copertura dei media di servizio torinesi) o nella piu' plausibile
punizione di un magistrato della Corte dei Conti attento e vigile. Per
questo la Juve cerca di annullare il valore patrimoniale dello stadio
dichiarando che non ci giochera' piu': e la debolezza del sindaco
consente l'operazione. Sangiorgio su la Stampa esagera i costi della
manutenzione (attribuendoli a non identificati "tecnici comunali",
contraddetta ufficialmente dall'Ingegnere Capo Quirico) e non riporta
le vere cifre inviate formalmente da Pubbligest. Si inganna ancora
falsando e drammatizzando la storia della visibilita' e della pista (che
e' invece una risorsa se saputa sfruttare) e inventando altre storie,
come quella della "ritesatura" (Lorenzo Mondo) della
struttura, tutto per predisporre l'opinione pubblica alla mossa
finale: la cessione dello stadio a titolo praticamente gratuito e
qualche cospicuo premio aggiuntivo sulle aree della Continassa.
Se i torinesi non intervengono, se
l'opinione pubblica non riporta al senso comune gli amministratori la
Citta' nelle mani deboli del sindaco subira' la strategia assurda
dell'assessore Corsico. Verranno disperse o spese risorse di capitale
per circa 536 miliardi (comprendendo 30
miliardi per ristrutturare il vecchio Comunale per la "transizione"
o in alternativa per spostare l'attestamento della linea 10). E' una
valutazione molto prudente: secondo Mercedes
Bresso e Luigi Rivalta rispettivamente Presidente e Assessore alla
Pianificazione della Provincia di Torino la cifra sara' molto piu'
elevata. La Juventus con il suo Principe verranno descritti dalla
Stampa di servizio come i salvatori della Citta' e premiati con una
ricca speculazione multicentimiliardaria. I sudditi, felici e gabbati,
applaudiranno e pagheranno il conto. Come Torino ha sempre fatto per
la felicita' dei suoi Principi. Dai Savoia in poi. Tutto questo
avverra' anche perche' ci sono forti ragioni "antropologico-culturali"
che lo impongono. Eccone una breve revisione.
Lo stadio deve
essere abbattuto perche' e' stato eretto da una Giunta non subalterna
alla Fiat. E' quindi un monumento all'altra Torino, a quella che ci
sarebbe se non ci fosse stata la secolare indebita appropriazione
storica, ambientale, culturale e ideologica della Citta' da parte
dell'azienda, dei suoi dirigenti e dei suoi principi. Lo Stadio delle
Alpi e' anche l'emblema della inadeguatezza culturale e
imprenditoriale della Fiat e dell'avidita' dei suoi dirigenti, e' la
spiacevole memoria della non
chalance (un understatement
of course) dell'Avvocato che non ebbe, a suo tempo, il garbo di
proporre alla Citta' la cosa piu' ovvia: lo stadio della mia
Juventus lo faccio io.
Nessuno avrebbe protestato e il Principe avrebbe anche fatto un buon
investimento. Per un momento la sua dimensione torinese lo annebbio',
si dimentico' di essere un Principe, non occupo' lo spazio di
competenza principesca e questa momentanea miseria e' rappresentata
dalle migliaia di tonnellate di calcestruzzo e di acciaio dello Stadio
delle Alpi. Un bastione formidabile che da allora rinnova
continuamente il dispitto.
Una biblica spina nel fianco (in inglese "a pain in the arse").
Questa e' la vera condanna, oltre
alla necessita' di consentire l'acquisizione gratuita o a condizioni
di forte privilegio del comprensorio della Continassa da parte dei "poteri
forti" per svolgere il programma di privata speculazione
multicentimiliardaria conseguente. Lo scontro fra una citta' guidata
da un sindaco debole e subalterno e una banda imprenditoriale
agguerrita e avida in questo "gioco" non puo' che avere una
fine scontata. Il risultato imposto dalla prepotenza non sara' un "Nash
Equilibrium", sara' una
prevaricazione socialmente inefficiente, si distruggeranno risorse
utili, si bloccheranno processi evolutivi di generale vantaggio, la
dialettica sara' quella della imposizione e dell'asservimento, la
Civica Amministrazione sara' totalmente funzionale agli interessi dei
"poteri forti". Il GPT registrera' una
nuova vittoria. (torna
all'indice)
Accettazione
La borghesia di elite, le
squadre di calcio, la stampa di servizio torinese, il GPT
non accettarono mai l'impresa romana vincitrice. Lo stesso nome, Società
dell'Acqua Pia Antica Marcia,
suscitava reazioni di spregio. Anche la collocazione alle Vallette era
offensiva per l'immaginario collettivo torinese. Pochi appartenenti
alla torino-bene erano mai stati alle Vallette: una "siberia".
Anticamente (nel Medio Evo e fino all'800) luogo di quarantena per
viandanti in arrivo da zone sospette, ha poi visto la collocazione del
Mattatoio, della Sardigna, del Campo Nomadi, delle Prigioni. Alle
Vallette ci sono i quartieri dormitorio dell'immigrazione meridionale.
I veri "coatti" che hanno costruito, con salari asiatici, il
potere della Fiat e l'arricchimento della Famiglia negli anni 50
fatidici. I giornalisti di Torino, pur non essendoci mai stati, erano
convinti che le Vallette fossero una palude perennemente nebbiosa: in
dieci anni una sola partita e' stata interrotta per nebbia. La
indagine fatta dall'Assessorato mediante foto da satellite veniva
ridicolizzata come incredibile: la ignoranza era la verita'. Gli
organi di stampa di Torino non hanno mai riportato i motivi che hanno
provocato la esclusione della Fiat Engineering
di Recchi e degli altri torinesi, pur essendone perfettamente a
conoscenza dopo la pubblicazione dei verbali della commissione. La
decisione di abbattere lo stadio e' la logica finale di una decennale
campagna di disinformazione: centinaia di articoli pieni di allusioni
false, di aggettivazioni aggressive o insinuanti, sistematica
deformazione del vero, parzialità e partigianeria, spesso insulti. E'
un preciso esempio di come a Torino si condiziona l'opinione pubblica
attraverso la stampa per fare private, redditizie e capricciose
speculazioni. (torna
all'indice)
Accessibilita'
La collocazione alla Continassa venne verificata, sia con modellazione
matematica che con sano metodo empirico dall'Assessore ai Trasporti
ing. Aldo Ravaioli, cronometrando in diverse ore del giorno e della
settimana i tempi di arrivo alla Continassa dalle diverse zone di
Torino. La Continassa risulto' essere la piu'
accessibile fra tutte le collocazioni proposte. Alla accessibilita'
facile dalla zona urbana si aggiunge la accessibilita' ottima
dall'hinterland e dalla regione piu' ampia grazie alle Autostrade e
alla tangenziale. La realizzazione della linea dieci e della stazione
FFSS alla Continassa ha ulteriormente migliorato la accessibilita'
dalla zona urbana e dalla regione. Forse l'unico stadio in Italia al
quale si arriva direttamente con la ferrovia. Oltre ad essere
accessibile dalla Continassa si va facilmente via attraverso 6 grandi
arterie metropolitane: una caratteristica che poche, se alcuna,
localizzazioni nella periferia torinese possono vantare. Certamente
nessuna ipotesi di localizzazione fuori dall'area urbana e della
stretta cinta periferica. Questi elementi sono stati confermati nei
dieci anni di funzionamento dello stadio, ma erano nel 1987 oggetto di
critica e rigetto settario da parte degli organi di stampa che
dovevano ossequiare l'irritazione dell'Avvocato che aveva
icasticamente dichiarato nel 1987 : "Non
mi piace ne' il posto, ne' la pista."
La Stampa torinese evocava regolarmente la nebbia, la distanza, i
"terroni", l'infelicita' del quartiere delle Vallette. Pia
Luisa Bianco addittura scrisse che avevamo ignorato un fiume
sotterraneo che passava in mezzo allo stadio e che non erano state
fatte indagini geognostiche: data la matura saggezza di questa
giornalista restano da chiedersi i motivi delle volute bugie . La
scelta della Continassa viene finalmente riscattata, dopo dieci anni
di dimostrazione funzionale, anche dal PDS nella dichiarazione di Mercedes
Bresso e Luigi Rivalta, rispettivamente presidente e assessore
alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino. (torna
all'indice)
Acqua
Marcia (SAPAM) La Societa'
dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) vinse la gara per la Concessione
indetta con la delibera del 27/7/1986. La proposta della SAPAM era
complessivamente la migliore: progetto, modello di gestione, chiarezza
e rispetto delle condizioni del bando. Una vittoria che fu fatale per Vincenzo
Romagnoli e per la SAPAM. L'ira della Fiat e dei managers
sconfitti fu funesta e provoco', in modo piu' o meno diretto, il
tracollo del gruppo SAPAM costretto a vendere i suoi assetti
patrimoniali e finanziarii per procurarsi la liquidita' necessaria
alla realizzazione dello Stadio. Perche', con rigore e stile
imprenditoriale di altri tempi Romagnoli, voleva mantenere fede
all'impegno assunto, un rigore che venne messo a durissima prova e
quindi distrutto dalla maramalderia delle consorterie d'impresa
torinesi e dal fiscalismo della civica amministrazione che io non
riuscivo a moderare. La Fiat si compro' per poche lire la COGEFAR e
gruppi Romani si comprarono la Galleria Colonna: il gioiello della
collana di assetti immobiliari del gruppo dell'Acqua Pia Antica
Marcia. Alla ricerca disperata di liquido per continuare i lavori la
SAPAM nel 1988/89 si vide bloccate dalle banche Italiane, timorose di
ritorsioni da parte della Fiat di Romiti, tutte le
linee di credito, imposto' una insostenibile linea di contenzioso con
la Citta' chiedendo soldi per presunti aumenti dei costi e per
accelerazioni di lavori surretiziamente richieste dal COL. Non
esistevano ne' le premesse contrattuali ne', tantomeno, le condizioni
politiche per considerare le richieste dalla Concessionaria, ma era
necessario tenere aperta una linea di trattativa per evitare il
disastro di una rottura e della interruzione dei lavori: stavano
costruendo il nostro Stadio. La gestione amministrativa dello stadio
comportava la necessita' continua di approvare deliberazioni (campo
nomadi,opere infrastrutturali, allestimenti 90 etc.): le delibere per
lo stadio erano urgenti e inderogabili e costituivano un ottimo
terreno per lo scontro politico "minore". La ricattualita'
fra le correnti PSI e DC, le lotte per il potere all'interno dei
gruppi consiliari, la pressione indotta dalle consorterie
imprenditoriali torinesi, associavano le manovre interdittive al gioco
dell'opposizione. La questione "stadio" consentiva inoltre
ad ogni consigliere di acquisire uno spazio sulle pagine della cronaca
e molti inseguivano l'effimera gloriuzza. Il numero di voti limitato
della maggioranza pentapartita forniva l'elemento di aleatorieta' per
aggredire continuamente il sindaco, la giunta e l'assessore competente.
In queste condizioni fu facile per il PCI (Carpanini) organizzare un
gruppetto di "franchi tiratori" con i
quali faceva regolarmente saltare le delibere relative allo stadio: le
manovre dei franchi tiratori venivano qualche volta frustrate con
l'appoggio segreto del gruppo MSI. Come Assessore responsabile dello
Stadio sentivo la responsabilita' di garantire che l'opera venisse
portata a termine e vivevo notti e giornate di incubo: ogni Consiglio
Comunale nel quale si presentavano delibere per lo Stadio era un
processo e scatenava aggressioni la cui violenza e personalizzazione
andavano ben oltre i limiti della dialettica di opposizione politica.
Per guadagnare tempo e mantenere aperta una ipotesi di trattativa,
cercando di evitare la chiusura del cantiere minacciata dalla SAPAM,
presentai in Giunta una serie di istanze della Concessionaria
suggerendo una posizione interlocutoria con la richiesta di
documentarle: la mia memoria alla Giunta venne usata strumentalmente
per accusarmi di connivenza e di sospetta disponibilita'. Secondo i
paradigmi dominanti di allora la mia proposta confermo' l'opinione che
io fossi al soldo della SAPAM, non essendovi nella Amministrazione di
Torino (e in Italia) uno stile alternativo al modello delle tangenti e
dell'interesse privato in atti d'ufficio. Ma ci fu un risultato: la
SAPAM ottenne da una banca Giapponese a Londra un prestito di 40
miliardi con il quale riusci' a completare l'opera. Il mio funzionario
ing. Giuseppe Micheletta diceva, con molta saggezza, che il contratto
piu' vantaggioso del mondo non vale nulla se l'opera non si realizza.
La crisi di quel momento venne risolta, ma io avevo perso qualunque
credibilita'. I rapporti con la Concessionaria si deteriorarono: i
miei tentativi di istruire una dialettica positiva erano causa di
sospetto nei colleghi della Giunta, e la SAPAM si riteneva boicottata
dalla Amministrazione. Lo Stadio delle Alpi, dopo innumerevoli altre difficolta',
venne finito e consegnato nei termini del contratto e si apri' quindi
la vertenza arbitrale (vedi Arbitrato).
Le vicende successive vedono la
SAPAM in amministrazione controllata cedere i diritti sulla
Concessione per la gestione trentennale dello Stadio al gruppo romano
dei Fratelli Caltagirone. Questi ultimi hanno poi ceduto gli stessi
diritti all'Istituto San Paolo di Torino, che a
chiusura del cerchio, li ha poi ceduti, gratuitamente, alla Citta' di
Torino.
Prima di cedere "gratuitamente"
la concessione alla Civica Amministrazione il San Paolo (SOGEALPI)
fece una vera e propria rapina: stralciando dal contratto i diritti
per la pubblicita' allo stadio e vendendoli o regalandoli alla
Juventus FC (o a una sua societa' di comodo). La Citta' avrebbe dovuto
rifiutare il "regalo" peloso del San Paolo e avrebbe dovto
impugnare lo stralcio dalla concessione della "pubblicita'",
ma il sindaco Castellani e la sua giunta si sono lasciati circomvenire
dai furbi managers del San Paolo e hanno tradito gli interessi dei
Torinesi.
La Citta' oggi e' cosi' erogatrice
della Concessione e Concessionaria di se stessa: ovvero e' a tutti gli
effetti la proprietaria e l'utilizzatrice dello Stadio delle Alpi. Un
patrimonio immobiliare del valore di circa duecento di miliardi
acquisito con un esborso minimo di denaro pubblico finanziato dallo
Stato (30 miliardi piu' le spese per avvocati e periti). Il vantaggio
sostanziale della Concessione, come originariamente pensata e
approvata, di non dover trattare direttamente con gli utenti privati i
problemi connessi con l'uso dello stadio, si e' perso e la Citta', per
le sue evidenti debolezze, non e' in grado di resistere alle
imposizioni della Juventus e dei suoi dirigenti. (torna
all'indice)
Agnelli
Gianni Avvocato Un principe
capriccioso, elegante, ideologicamente avido, che piace alle donne, ai
media (in genere suoi), a se stesso, innamorato del suo potere.
Corteggiato dai politici, affascinati dalla patina elegante e dalla
luce riflessa, dominati dal carisma e dalla "leggenda". Il
Padrone di Torino, non tanto per sua ambizione, essendo naturalmente
portato alla nonchalanza blase', quanto per l'affannato servilismo dei
responsabili della amministrazione, della politica e delle imprese
torinesi. Voleva lo stadio della Juventus, e quando la Citta' delibero'
la gara per il Concessionario, l'Avvocato si aspettava il "dono
al Principe", troppo torinese per proporsi. Nessuno, a Torino,
avrebbe negato al Principe il diritto di costruirsi lo stadio: gli
avrebbero regalato il terreno e si sarebbe anche incamerato il
contributo della legge Capria. Ma non ebbe il garbo di prendere
l'iniziativa: troppo abituato a una gestione imprenditoriale riverita
dai cortigiani, protetta dallo Stato e totalmente garantita. La
partecipazione della Fiat Engineering alla gara fu un ripiego che
l'Avvocato accetto' di malumore e controvoglia: forse aveva intuito
che i suoi centurioni non avevano l'intelligenza progettuale per
operare "on an even
field". La sconfitta lo
fece arrabbiare
non poco (un understatement
per usare un termine che piace
all'Avvocato), la nonchalanza blase' venne messa da parte: la testa
della Fiat Engineering (Mosconi) salto'. Quello che in particolare
irrito' il Principe fu il fatto che i "managersfiat" si
erano eliminati con le loro mani dalla gara, inserendo nella offerta,
forse per avidita', una clausola suicida: la Fiat Engineering infatti
non forniva il Piano Economico e Finanziario,
un documento, esplicitamente richiesto dal bando e dalla legge sulle
Concessioni, per dimostrare l'interesse proprio del Concessionario a
ben condurre l'opera. Peggio: la Fiat Engineering diceva che il piano
non era producibile data l'incertezza dei cespiti attivi. Nella sua
offerta Fiat Engineering avvertiva che tutti i futuri eventuali
contributi dello Stato sarebbero stati di competenza del
concessionario. Anche il magistrato piu' torinese
e benevolo del mondo difficilmente avrebbe potuto accettare una
eventuale scelta della Fiat Engineering. La cosa buffa e' che la Fiat conosceva
perfettamente i cespiti perche' da anni la Juventus
prendeva dalla Publimondo cospicue fettone dei
proventi della pubblicita'. Ma evidentemente non poteva dirlo per
timore di rivelare un segreto scomodo. Anni dopo Boniperti
mi confesso' candidamente "che
la Juventus prendeva da sempre soldi da Bastino, ma che erano tutti
regolarmente fatturati".
Si trattava chiaramente di "tangenti" sulla concessione
pubblicitaria che l'amministrazione di Novelli "concedeva"
alla Publimondo per 300 milioni all'anno. Quando gli
assessori della Giunta Magnani-Noja imposero di rifare la gara, invece
di rinnovare automaticamente il contratto a Publimondo, come faceva
l'Amministrazione di Novelli, la pubblicita' venne concessa per 2500
milioni (duemilacinquecentomilioni). La domanda e': dove andava la
differenza? Alla mia comunicazione in Consiglio Comunale segui' un
significativo silenzio. Ancora nel Maggio del1996 spiegai, in una
intervista a la Repubblica, come si facevano le cose al tempo di
Novelli. Invece di verificare le mie dichiarazioni sui documenti il
giornalista de la Repubblica chiese "conferma" al Novelli il
quale le defini' elucubrazioni
da delirio: Metodo
tipicamente sovietico per affrontare verita' scomode. Il signor
Boffano ancora oggi definisce le mie documentate dichiarazioni "millanterie":
le verita' del dettato "torinese"
non devono essere disturbate nemmeno a dieci anni di distanza.
Ho incontrato una sola volta Gianni
Agnelli allo stadio comunale. Mi venne presentato e mi disse arrotolando
anche le "elle":
Ah! lei e' quello dello stadio - Ricordi che uno stadio si fa una
volta sola nella vita e la pista non ci vuole"
Io risposi che ero d'accordo, ma che da solo non riuscivo a sbloccare
la situazione e che, forse, se si fosse mosso lui qualcosa di meglio
si poteva fare. Si volto' verso il suo "entourage" e arrotolando
le "emme", le "elle" e le "pi" disse:
"Qualcuno di voi conosce
questo Primo Nebiolo? bisogna fargli una telefonata"
Senza salutare si avvio' all'uscita seguito dai suoi pretoriani.
La sua azione fu talmente efficace che lo stesso Chiusano poco tempo
dopo proponeva al sindaco Cardetti di fare lo stadio con la pista.
Da allora lo Stadio delle Alpi deve essere per lui come una spina
nel fianco: tutte le volte che vola con i suoi elicotteri sulle
sue terre e vede scintillare la copertura di allumnio del grande
anello alla Continassa deve provare il morso del
dispetto. E' l'unica cosa che gli e' andata storta nella vita
di Principe Felice e forse l'unica alla quale veramente teneva:
un bel monumentone imperituro, dal nome che nemmeno si discute.
Invece e' costretto a vedere il disco che altri hanno voluto, collocato,
realizzato, contro di lui e contro i suoi giornali e i suoi corruttori
aziendali. La memoria macro di una sconfitta bruciante. Non basta
che la Citta' glielo regali: anzi questo rende la spina ancora piu'
dolorosa. Ma quando lo Stadio Delle Alpi sara' livellato, spianato,
tritato e polverizzato e al suo posto sorgera' il suo
stadio, il Principe provera' una nuova grande delusione: anche questo
stadio gli ricordera', inesorabilmente, la sconfittta originaria.
Anzi, peggio, gli ricordera' la sconfitta e una cazzata. In chiusura
mi piace citare direttamente la prima reazione di Giovanni Agnelli,
10 giugno '90: "Il
Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale
è davvero eccellente."
E l'ultima, sei anni dopo, quando si pone alla testa delle fanterie
nella manovra di deprezzamento e il 20 dicembre '96 dichiara: "Questo
stadio di Torino è veramente pessimo. Temo che sia impossibile migliorarlo
e che la Juventus debba abbandonarlo."
E' vero che nella vita si dicono
tante cose e che si puo' e si deve cambiare idea specialmente se
si e' Principi: e' quando e perche' la si
cambia che e' interessante per la storia.
Nel Gennaio del 2003 Gianni Agnelli
e' morto.
Ecco la mia "ricordanza" non conforme del principe inconsistente:
Gianni Agnelli
Ho letto con attenzione quasi tutti i messaggi di partecipazione
e condoglianze inviati a La Stampa e ho letto un po di "eulogie"
pubblicate dai giornali italiani e stranieri. Non ho visto la televisione
italiana perché vivo in Australia. Ho cercato di confrontare
londata di sentimenti e di passioni espresse dai Torinesi
e dagli Italiani con i miei ragionamenti e il mio sentire. La sua
morte ha esposto con drammatica evidenza il disperato bisogno di
"principi" dellanimus Italiano.
Non ho conosciuto Agnelli se non in modo "mediato": attraverso
i rapporti con la Fiat e alcuni suoi dirigenti, attraverso le storie
pubblicate dai giornali e le sue rare fotografie sui rotocalchi.
Come tutti gli Italiani.
Ho cercato nelle biblioteche e in rete suoi scritti, saggi, articoli
o libri: si trovano solo biografie scritte da giornalisti o da professionisti
della penna. Di originale suo non sono riuscito a trovare nulla.
Ho avuto con lui un "dialogo a distanza" deforme e mediato
in occasione della vicenda dello Stadio delle Alpi di Torino, io
assessore e lui presidente della Fiat e della Juventus se avessimo
avuto un vero incontro forse le cose sarebbero andate diversamente.
Forse meglio, forse peggio. Di lui ho scritto una voce nel mio "dizionario
dello stadio" che riletta dopo qualche anno mi sembra adeguata
e corretta.
Mi ha sempre affascinato il pensiero di una vita vissuta nellonnipotenza:
tutto quello che vuoi fare lo puoi fare. Vedere luoghi, comperare
cose, conoscere personaggi, pagare personaggi, investire grandi
somme di denaro nelle iniziative che più ti stimolano culturalmente
o per sfizio. Mi sono spesso domandato cosa succede a un uomo mortale
quando gli vengono dati gli strumenti di un semidio. Alzarsi la
mattina andare a sciare al Fraiteve, poi in Costa Azzurra per fare
due bordi su Agneta YCI e la sera a Londra o a Parigi a cena con
Rotschild o con Jane Fonda, o Elle McPherson
Certamente non aveva tempo per "scrivere" saggi, articoli
o tantomeno libri. Scriveva sintetici e micidiali promemoria. Telefonava,
e si esprimeva colloquialmente per battute "fulminanti":
stroncava cinicamente, apprezzava scetticamente, usava con eleganza
lironia e la eccezionale conoscenza del mondo che la condizione
di "semidio" gli consentiva. Usava con garbo naturale
lintelligenza, il potere e il fascino del potere.
Coloriva il suo già vivido personaggio con alcuni vezzi naturali
(la "erre" e il sorriso distante) e artefatti (lorologio
sopra il polsino e la cravatta fuori dal gilè).
Limmagine che si era costruita su di lui era travolgente:
pochi sfuggivano al fascino di Gianni Agnelli. Era avvenuto quasi
naturalmente e per effetto combinato della sua giovinezza di orfano
adottato dal "senatore", della avventura in Russia nella
seconda guerra mondiale, delle avventure di play-boy negli anni
50 e 60, del potere, della ricchezza, della formale cortesia nel
comando e nei rapporti personali.
Limmagine era anche "potente" e lo protesse nellincontro
ravvicinato con "mani pulite": per i "sacerdoti del
rito ambrosiano", a differenza di altri presidenti, Agnelli
poteva "non sapere". Anche in quella occasione, di fatto
non smagliante, l"aura" di Agnelli si rafforzo.
Altri vennero lussuosamente sacrificati.
Il mio sospetto alla luce degli ultimi anni Fiat/Torino è
che nemmeno lui sfuggisse al fascino di se stesso. Era in qualche
modo un prigioniero dorato della sua stessa scintillante immagine.
Isolato, astratto, distaccato unico e ultimo protagonista del paradigma
"agnelli".
I suoi amici, dirigenti, consiglieri, confidenti, segretari, avvocati,
giornalisti, collaboratori, skippers, allenatori gli dicevano quello
che intensamente speravano gli facesse piacere. Lo sforzo dei dirigenti
era quello di "capire" cosa avrebbe pensato il "principe"
per poterlo anticipare e per evitare la frecciata sarcastica o,
ancora peggio, la annoiata dismissione.
In questa splendida prigionia si trova, a mio avviso, la spiegazione
del suo graduale distacco dalla realtà e della sua incapacità
conseguente di "vedere" cosa stava succedendo intorno
a lui per poter decidere e intervenire.
Il declino della Fiat in mano agli yes-men, la struttura del mercato
"globale", il pericolo della cappa protettiva che la politica
al suo "servizio" aveva costruito per la Fiat in Italia,
il filtro della stampa posseduta e disponibile, la lusinga ammirata
e la adulazione servile, diretta, indiretta, esplicita o implicita:
nulla sembrava più emergere alla sua attenzione.
Forse, invece, vede e capisce perfettamente, ma, per qualche motivo,
non ha piu voglia di intervenire e si ritira dentro la sua
splendida immagine.
Così lintelligenza non si esprime più con autonomia
critica originale, ma filtrata dallimmagine e dal ruolo che
limmagine gli attribuisce e che lui, a sua volta, assume in
una sequenza subdolamente involutiva.
Torino, la sua città per nascita e per cultura, non è
amata, ma usata e sacrificata alle esigenze della Fiat. Il grande
albero aziendale affonda le radici in un humus sociale e industriale
oramai sterile. La fabbrica "mamma" ha dato da mangiare
a tutti, ma quello che ha preso da tutti è oggi allo sconto:
territorio, ambiente, cultura, investimenti, futuro, vita. Nel mercato
globale e ferocemente competitivo la "protezione" del
governo italiano non è più sufficiente a coprire le
carenze qualitative. Nellazienda cambiano le generazioni e
i secchi promemoria del "principe" non possono sostituire
una solida ed elaborata strategia industriale. Lindotto esausto
dallo sfruttamento sistematico della "mamma" è
travolto per carenza di innovazione. La "cultura Fiat"
diventa un logismo negativo e provinciale.
I dirigenti si dedicano alle faide interne per catturare il favore
del "principe", e trascurano i loro compiti.
Limmagine fantastica, brillante, efficiente, "smart",
del Presidente non si trasferisce allimmagine dellazienda
che invece diventa sempre più modesta e slabbrata. Fix It
Again Tony.
Gianni Agnelli muore, lascia il vuoto della Fiat e lenorme
vuoto della immagine di lui che gli italiani avevano e che lui condivideva.
(LM)
(torna all'indice)
Agnelli Umberto
in preda ad OD adrenalinica per il 26esimo scudetto ha
dichiarato: "Vogliamo lo stadio, subito. Basta con i rinvii.
Se la Citta non ci da lo stadio ce ne andiamo!" il vice
Chiusano ha immediatamente rincarato la dose dettando lukase:
"Entro maggio vogliamo la risposta del Comune." Il vice
sindaco Chiamparino ha immediatamente confermato: "Risponderemo
anche prima, non vi dico cosa, ma risponderemo!"
Si avvicinano tempi interessanti quindi. Ci sara una gara?
Ci saranno diverse offerte? Quali saranno le condizioni? Sarebbe
interessante se ci fosse una offerta qualificata in concorrenza
con il "dettato" degli Agnelli: cosa fara il vicesindaco
Chiamparino? Come fara a non scegliere la nuova ipotetica
Acqua Marcia?
Sara anche interessante vedere come risolveranno nella proposta
di gara il problema della pubblicita gia regalata da
Castellani alla Juventus (via Sogealpi-San Paolo) con una operazione
scandalosa, sulla quale tutti fanno finta di nulla: uno scippo da
3 miliardi allanno.Senza la pubblicita' lo stadio e' ingestibile.
La gara per essere equa deve mettere di nuovo a disposizione la
concessione per la pubblicita: se cosi non sara
ci saranno buone ragioni per invalidarla e recuperare alla dialettica
legale un problemino spinosissimo. (torna
all'indice)
Annibaldi
Cesare Negli
anni del mio servizio di assessore Cesare Annibaldi era il
responsabile delle Relazioni Esterne della Fiat: un ufficio dalle
competenze misteriose e oscure che potevano andare dalle grandi
iniziative di strategia culturale agli ammiccamenti ambigui. I suoi
rapporti con me erano strani: ogni tanto telefonava e si faceva
fissare un appuntamento e quindi veniva a trovarmi. Si siedeva e
amministrava il cronico raffreddore da fieno, io offrivo un caffe' e
mi attrezzavo per conoscere quali istanze motivavano la visita.
Iniziava quindi una conversazione ineffabile dove io cercavo di capire
cosa volesse Annibaldi e Annibaldi cercava di capire qualcosa che mi
sfuggiva completamente. Si parlava della Fiat, di Torino, dei torinesi,
di Roma, del Governo, del momento politico. Annibaldi non faceva
domande esplicite e io evitavo qualunque riferimento alla
amministrazione e alla giunta. Certo non nascondevo la mia storica
disistima per lo stilefiat e credo che questo sentimento sia arrivato
chiarissimo all'interlocutore.
Dopo tre o quattro
visite (nell'arco di 6 anni) capii che Annibaldi voleva solo "percepire"
umori, sensazioni, tensioni, e le mie, ancorche' vaghe, reazioni
generiche erano per lui un elemento di "completamento" del
quadro. Non so quanto utile sia stata la frequentazione del mio
ufficio per Annibaldi in quegli anni. Certamente qualche utilita'
minore deve averla avuta: se cosi' non fosse stato dopo la seconda
visita avrebbe abbandonato la routine. Per quanto mi concerne avevo
capito che Cesare Annibaldi era un grande professionista. Avevo
inoltre intuito che non stimava la Fiat e aveva profonde riserve sulla
incultura degli smanagers e dell'ambiente "romitiano", ma
questo messaggio non era mai espresso in chiaro ed esplicitamente.
Anzi al contrario. La Fiat lo interessava perche' gli consentiva di
occuparsi di progetti "unici" (Palazzo Grassi ad esempio e
il Lingotto) unicamente possibili per l'arroganza e lo strapotere
della Azienda. Un uomo colto e intelligente, ambiguo e introverso:
sospettava di me (per lui ero un socialista laganghiano) e io
sospettavo di lui (per me Annibaldi era un uomofiat).
Annibaldi ha una grande,
negativa responsabilita' a Torino: il Palastampa. Chi concepisce
il progetto di Palazzo Grassi a Venezia non puo' lasciare fare il
Palastampa a Torino. Senza provare vergogna. Cesare
Annibaldi e' un lettore di questo dizionario: la mia petulante macchinetta
shinystat ha fatto la spia: un saluto cordiale! (torna
all'indice)
Anonima Torinese
dopo circa 15 anni dall'inizio della vicenda stadio ogni tanto ricevo
ancora interessanti messaggi di anonimi cittadini che sono significativi
del clima e della cultura che ancora pervade la citta': sono chiaramente
casi da manuale di psicopatologia, ma non e' per caso che si esprimano
in quel contesto sociale che ovviamente e' particolarmente favorevole
a queste forme di rabbia. Di seguito riporto l'ultimo messaggio
inviato da un anonimo abituale che io presumo di sesso femminile
per il particolare linguaggio che impiega. Da oltre un anno mi perseguita,
ma, nonostante le minacce, i toni arroganti e la volgarita' non
ha mai avuto il coraggio di andare da un magistrato per la evidente
ragione che dietro la rabbiosa volgarita' c'e' il vuoto. Sapremo
presto il nome di questa persona e sara' divertente procedere. Ho
tolto i nomi che cita nella sua foga velenosa per evitare altri
dispiaceri e per non essere a mia volta responsabile di diffamazione.
Ecco il messaggio:
ehi, pezzo di merda, vedo che
googlando in internet si trovano ancora le tue archeologie su Torino.
perchè non la racconti giusta e non dici le cose che so io
di te, magari ti audonenunci per le porcherie che hai fatto in comune
quando eri assessore per conto di xxxxx? Sei l'essere più
ipocrita che abbia mai conosciuto, una merda umana che ha il coraggio
di desriversi come un angelo immacolato. vergognati! spiega tutto,
spiega che cosa facevi con i xxxxxxx e con xxxxxx, con xxxxx xxxxx
e con xxxxx. Il tuo xxxxxx, ricordi?
Arbitrato
Storia lunga (una delle tante mai raccontata dai giornali torinesi)
che dovro' recuperare per sommi capi: e' peraltro emblematica ed
essenziale per capire il senso della intera vicenda. La Concessionaria,
subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva un arbitrato in
corso d'opera per agguantare soldi in breve tempo e in questo senso
aveva incaricato un noto mastino della professione forense milanese
(Schlesinger) di scrivere alla Citta'. La lettera
con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva alla Citta', pena la
sospensione dei lavori, di nominare il suo arbitro per formare poi
la terna, mise la Giunta in crisi e come Assessore competente mi
trovai di nuovo sotto pressione. Io non sapevo cosa fare e feci
leggere la lettera di Schlesinger a una mia grande
amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus
operandi di Schlesinger
l'amica mi disse, molto semplicemente:..." se
Schlesinger ti chiede qualcosa vuol dire che non gli tocca."
Le sottoposi quindi la clausola compromissoria della convenzione
che infatti risulto' inapplicabile: le concessioni non possono essere
oggetto di arbitrato in quanto di competenza del TAR. Scrissi alla
Concessionaria a nome di Maria Magnani Noja una lettera ferma nella
quale dicevo che l'arbitrato si sarebbe fatto alla fine dell'opera
e che se avessero fermato il cantiere la Citta' avrebbe fatto una
causa per danni da qualche centinaio di miliardi. La SAPAM non fermo'
il cantiere, la richiesta di Schlesinger non ebbe seguito e Schlesinger
rimise il mandato.
Alla fine dei lavori si apri' la
vertenza arbitrale. Paolo Emilio Ferreri e Franzo Grande-Stevens
rispettivamente per la Citta' e per la SAPAM elessero come Arbitro il
dr. Barbuto un magistrato molto rigoroso: una scelta corretta.
Avvocati della Citta' Bruzzone, Grosso, Benessia e Comba e per la
SAPAM lo Studio Zauli. In fase iniziale, per coerenza con la posizione
precedentemente assunta dalla Citta', gli avvocati della
Citta' chiesero la non competenza dell'Arbitro. La richiesta di
non competenza era pero' piu' dovuta alla scarsa fiducia che i nostri
avvocati avevano nelle possibilita' complessive della Citta' di uscire
bene dalla vertenza. I membri esterni del nostro collegio, infatti, erano
informati sulla vicenda dalle loro letture della Stampa e della
Repubblica la loro opinione sull'operato della Citta' era, di
conseguenza, pessima. Per le stesse ragioni gli avvocati della SAPAM
erano sicurissimi della vittoria. La terna arbitrale respinse la
istanza di non competenza e la procedura arbitrale prosegui'. Quando,
alla fine di tutte le perizie, conti, pareri, verifiche contabili,
amministrative contrattuali e quant'altro, il team arbitrale si rese
conto di come stavamo effettivamente le cose e del rigore con il quale
era stata condotta la vicenda dagli amministratori e dai funzionari
della Citta', le posizioni cambiarono radicalmente. Furono gli
avvocati della SAPAM, a questo punto, a fare l'istanza di non
competenza dell'arbitro, per assicurarsi una qualunque via di uscita.
Avendo fatto la medesima istanza all'inizio della procedura gli
avvocati della Citta' non potevano tirarsi indietro e la terna
arbitrale si trovo' obbligata a concordare sulla sua incompetenza. La
dichiarazione di non competenza e' pero' accompagnata dalla
documentazione di tutti i lavori di istruttoria e di indagine svolti e
si conclude comunque con un vero e proprio Lodo Arbitrale. Il parere
e' salomonico: in pratica vengono respinte sia le istanze della SAPAM
(per qualche centinaio di miliardi) sia le istanze della Citta'. Il
parere e' solidamente motivato e documentato e di fatto ha reso
impraticabile qualunque azione in altre sedi: una precisa conferma del
rigore con il quale era stata gestita tutta la vicenda amministrativa.
Della conclusione (nel 1997) dell'arbitrato non si ha notizia sulla
stampa torinese. Ne' tantomeno del significato politico, etico e
amministrativo di questa conclusione. La chiarissima e ineludibile
smentita di tutte le insinuazioni, calunnie e bugie di Lorenzo Mondo,
di Recanatesi, Cannavo', Bianco P.L., Suttora, Boffano, e di tutti gli
altri rappresentanti della linea giornalistica omologa torinese non
"passa" in cronaca. La gente ricorda gli insulti e le
insinuazioni volgari, ma non ha mai avuto modo di ricevere
l'informazione che avrebbe consentito la istruzione di una opinione
ben diversa sulla gestione amministrativa di tutta la vicenda e sugli
amministratori responsabili. (torna
all'indice)
Arbitro
Il giudice Barbuto fu arbitro serenissimo e dal giudizio finale
risulta chiaramente:
a. che la citta' ha bene
operato
b. che le cifre
pagate sono state congruenti con le opere eseguite
c. che gli
amministratori sono stati rigorosi e diligenti
d. che l'interesse
pubblico e' stato tutelato in modo esemplare
e. che la
convenzione venne compiutamente ed esattamente rispettata nello
spirito e nella sostanza
f. che le pretese
della Concessionaria non erano sostenibili
g. e che le
contropretese della Citta' nemmeno
La dichiarazione di non competenza
dell'Arbitro, inizialmente chiesta dagli avvocati della Citta', e
respinta dal collegio Arbitrale, e alla fine richiesta dagli avvocati
della Concessionaria e non piu' eludibile data la iniziale richiesta
dei rappresentanti della Citta', sarebbe stata disastrosa per la Citta'
se l'Arbitro Dr. Barbuto non avesse deciso di accompagnarla con la
completa stesura della istruttoria (computi metrici, stime, e
valutazioni delle varianti e delle relative implicazioni di costo e di
valore) e con la espressione di un "lodo" cosi'
rigorosamente documentato da scoraggiare qualsiasi ulteriore
iniziativa in altra sede. (torna
all'indice)
Autostrade
Due opere autostradali sono state effettuate in
occasione dei mondiali del 90: il raccordo della Tangenziale con Corso
Regina Margherita e l'uscita per lo stadio in fondo al Viale Grande
Torino. Quando la Citta' avra' finito la famosa "gronda nord-sud"
in corrispondenza della Via Sacchi il sistema di viabilita' interna di
Torino sara' molto piu' efficace anche grazie a questi due tasselli
nodali. (torna
all'indice)
Avvocati
della Citta' All'inizio
della fase arbitrale la Citta' decise di fare
assistere l'Avvocatura Comunale con un team di principi del Foro
torinese (Benessia, Comba e Grosso) con i quali ebbi diversi incontri
e colloqui: come Assessore competente e responsabile dovevo dare ai
nostri avvocati tutte le informazioni utili alla causa. Mi
interrogarono a lungo e su tutti gli aspetti del contenzioso, ma mi
accorsi che non erano per nulla convinti dagli argomenti e dalle
informazioni che fornivo. A nulla valevano gli avalli dell'Avvocato
Bruzzone (il capo della avvocatura comunale) che mi conosceva e
conosceva la vicenda amministrativa nel dettaglio. Io rappresentavo,
per loro, quello che la Stampa e la Repubblica
avevano illustrato: un pasticcione di matrice accademica, scarsamente
competente e molto probabilmente corrotto. Qualunque cosa dicessi
veniva interpretata secondo il paradigma del pregiudizio che la stampa
torinese aveva oramai codificato. Vennero informati dello scambio con
Schlesinger e della mia posizione sulla clausola arbitrale della
Concessione e accolsero con sufficienza le mie tesi sulla sua
invalidita'. Comunque, convinti piu' dalla necessita' di trovare una
qualunque via d'uscita, che dalle mie tesi e posizioni, fecero
l'istanza di non competenza dell'arbitro. E se la videro respinta. La
mia modesta letterina da Assessore a Schlesinger aveva avuto piu'
efficacia: blocco della iniziativa mortale della Concessionaria e
remissione del mandato da parte dello Schlesinger. La Citta' "vinse"
il giudizio arbitrale perche' aveva operato rigorosamente.
Con il Collegio degli Avvocati della Citta' ebbi un confronto molto
duro nelle fasi iniziali: volevano imporre alla Citta' di non firmare
il Collaudo dell'Opera, ritenendo, erroneamente, che questa firma
potesse diventare un "titolo" per la controparte. Mi opposi
con fermezza ed evitai una manifestazione da celodurismo
avvocatizio che ci sarebbe
costata carissima. Ecco la mia lettera che attesta il fatto e denuncia
uno strano comportamento dell'Assessore agli Affari Pegali (allora
Pizzetti):
Vice Sindaco e Assessore
agli Affari Legali
prof. Franco Pizzetti
SEDE
p.c. Avvocato Renato
Bruzzone
p.c. Ing. Franco Pennella
oggetto: collaudo dello
stadio
Leggo solo oggi la lettera
31/7/91 firmata dagli avvocati Benessia, Comba e Grosso nella quale
si esprime formalmente, a seguito di precise argomentazioni
analitiche, una netta riserva sulla opportunità che la Giunta
approvi il collaudo dello stadio. Sarebbe stato molto opportuno
ricevere la lettera quando venne inviata e non 4 mesi e mezzo dopo e
su questo fatto ho già espresso la mia forte perplessità. Ritengo
che la Civica Amministrazione debba procedere:
A. all'accoglimento della
relazione di collaudo con le riserve più volte espresse e rinnovate
nelle memorie avanti il Collegio Arbitrale,
oppure:
B. alla repulsione della
relazione di collaudo e ai conseguenti atti amministrativi di
surroga (nomina di una nuova commissione di collaudo, messa a
bilancio dei relativi costi, etc.)
Per decidere tra A. e B. la
Giunta deve essere compiutamente informata sulle conseguenze e sulle
implicazioni della alternativa.
Ripeto comunque quella che
è la mia personale opinione:
il collaudo va
approvato rinnovando le riserve più volte espresse
dalla Civica Amministrazione e rimettendo tutta la controversia al
Collegio Arbitrale con il fondamentale assunto che l'approvazione
del Collaudo non costituisce alcun "titolo" per la
Concessionaria. Approvare una relazione di collaudo vuol dire
approvare l'opera della Commissione, sancire che il manufatto è in
qualche modo compiuto, aprire la vertenza appunto sul "modo".
Se così non fosse non si comprende la necessità dell'arbitrato:
visto che la giurisprudenza definisce l'approvazione del Collaudo
una condizione impropria di "procedibilità"
dell'arbitrato stesso. Ritengo che la deliberazione relativa alla
decisione che la Giunta vorrà prendere non è più di mia
competenza, ma di competenza dell'Assessore agli Affari Legali.
L'Assessore Pizzetti, un po' in
ritardo, accolse il mio punto di vista. Il collegio degli Avvocati
della Citta', si adeguo' e i sospetti su di me vennero consolidati.
Non mi hanno mai ringraziato per averli salvati da una cantonata
madornale: forse non l'hanno mai nemmeno capito. (torna
all'indice)
Avvocati
della Concessionaria Gli
Avvocati della SAPAM uscirono peggio, rispetto alle loro aspettative,
dalla vicenda arbitrale e bene rispetto alle nostre. Dopo Schlesinger
la SAPAM si era rivolta ad un altro avvocato torinese, Weigmann,
esperto amministrativista. Il Commendator Vincenzo Romagnoli, in un
ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere, su consiglio di
qualche manager "celodurista"
romano, aveva scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio
per i mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi,
arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i
mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una
ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di
ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta
a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che
noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini
fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo
applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale
la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni
all'anno. I mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la
manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa
vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per
spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La
Ganga che, informato dal Sindaco della situazione, le disse di
procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di
ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che
l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il
telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in
termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo,
ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece
a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della
decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno
il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione,
convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea
della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente (me) a
ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla
Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici
ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche
tempo dopo, mi disse che la nostra posizione era fortissima e che
aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione. Se
avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine
pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese
della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia
ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli
altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era
potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (salvammo:
Andrea Galasso come sempre era con me. Porgendo il petto agli strali
nemici, come diceva con il suo colorito linguaggio da penalista "vecchio
stile") (torna
all'indice)
Bando
(Vedi anche alla voce "Gara")
Il bando per la scelta di un Concessionario con l'Allegato Tecnico
sono un esempio di strumento amministrativo originale rimasto senza
eguali nell'esperienza amministrativa degli Enti Locali in Italia. Il
documento tecnico era concepito come un "metaprogetto esigenziale"
dello stadio che vi era specificato in termini di richieste di
prestazione. Piu' precisamente veniva specificato uno stadio "ottimale"
per mezzo di una serie completa di caratteristiche funzionali: l'idea
era di scegliere il Concessionario sulla base del numero e della
qualita' delle caratteristiche che intendeva fornire e sulle quali si
impegnava. Ai concorrenti si chiedeva di specificare esplicitamente
gli oggetti che non avrebbero fornito. Fu molto difficile fare capire
il concetto, anzi impossibile. Il testo del documento tecnico diceva
chiaramente che i partecipanti dovevano specificare quali "prestazioni"
avrebbero offerto e quali no, ma nella bagarre di un Consiglio
Comunale isterico non riuscii a far capire il concetto. A
documentazione di questa mia affermazione e sconfitta, restano al
protocollo della Giunta, diverse versioni dell' "Allegato tecnico"
nella prima delle quali si legge chiaramente la logica di impostazione.
(torna
all'indice)
Bastino
Bastino proprietario della Publimondo era da sempre
il Concessionario della Pubblicita' al Comunale. La delibera con la
quale gli veniva aggiudicata la Concessione non veniva mai discussa in
Consiglio, perche' si procedeva al rinnovo d'ufficio con motivazioni
di maggiore o minore futilita' (l'aggiustaggio dell'orologio dello
Stadio Comunale fu una). La cifra alla quale veniva data la
concessione della pubblicita' dalle Giunte Novelli era di circa 300
milioni all'anno (1984/85/86/87). Per l'anno 88 /89, teoricamente
l'ultimo anno di gestione pubblica del Comunale, si poneva il problema
di rinnovare la concessione per un solo anno: dopo il '90 la
pubblicita' sarebbe toccata alla Concessionaria della SAPAM, la
Pubbligest. Giorgio Re, Assessore al Bilancio mi propose il rinnovo,
come si era sempre fatto e come lui stesso aveva fatto durante i
"cento giorni" di Cardetti, addducendo come motivo il fatto
che si trattava per un solo anno e che non valeva la pena fare un
concorso o una gara. Con Andrea Galasso e Bepi Dondona decidemmo,
invece, che era molto opportuno fare la gara. Si fece la gara e
l'offerta vincente fu di 2500 milioni, la stessa Publimondo, che si
era sempre presa la pubblicita' per 300 milioni all'anno, fece una
offerta di 2300 milioni. Io non fui per nulla sorpreso perche' in
precedenza, quando stavo predisponendo la delibera per la ricerca di
un Concessionario, avevo fatto una semplice indagine personale:
contando i cartelloni al vecchio Comunale e chiedendo un'offerta per
un cartellone alla Publimondo. Una semplice
moltiplicazione mi aveva consentito di scoprire che 300 milioni
erano "noccioline"
rispetto al valore della concessione pubblicitaria. Novelli, che mi
prendeva in giro dicendo che non ci sarebbero state offerte per il
nuovo stadio perche' era impossibile realizzzarlo nei termini proposti,
faceva finta di ignorare gli enormi margini dei budget pubblicitari.
Meglio: doveva far finta di ignorarli per evitare di vedersi chiedere
qualche seccante informazione. Il suo vicesindaco e assessore al
bilancio Luigi Passoni, che invece non poteva far finta di non sapere,
taceva. (torna
all'indice)
Bettega
[Disponibile] strumento del GPT,
ex calciatore della Juventus e dirigente del Juventus FC che in una
trasmissione televisiva nazionale (La domenica Sportiva del 2 Aprile,
1995) parlo' dello "stadio del malaffare" riferendosi al
Delle Alpi. Bettega, ingenuo uomo dabbene, rappresenta molto bene ed
emblematicamente il risultato della mala-informazione
che i torinesi hanno ricevuto da La Stampa e dalla Repubblica: dopo
anni di quelle letture nessuno poteva ne' pensare ne' esprimersi
diversamente. Come dirigente del Juventus FC,
Bettega. avrebbe dovuto conoscere in modo diretto e documentato tutta
la vicenda: ma ci devono essere filtri interni robusti. Se uno come
Bettega e' stato condizionato e parla pubblicamente in questi termini
immaginiamo quale puo' essere il livello di informazione e il pensiero
del pubblico generale. Questo e' il danno irrecuperabile prodotto
dalla mala-informazione servile: settarismo, pregiudizio, astio, odio,
risentimento, ostilita'. E non c'e' nessuna legge sulla stampa che
possa tutelare la decenza nei confronti della sistematica offesa alla
verita' prodotta dal giornalismo strumentale. (torna
all'indice)
Blatter
Allora Segretario Generale oggi Presidente della FIFA. Venne a Torino
per controllare a che punto era la costruzione dello Stadio nel
Novembre del 1988. Visito' la Continassa e a mia richiesta dichiaro'
che lo stadio doveva essere consegnato al COL trenta giorni prima del
primo calcio del Campionato Mondiale del '90. Feci un diligente
protocollo della riunione e della visita e lo affidai a una conferenza
stampa. Tutti i giornali pubblicarono che lo stadio doveva essere
finito il primo di maggio 1990 visto che la prima partita era prevista
ai primi di giugno 1990. (vedi "Consegna dello Stadio") e
questa data venne poi inserita nella Convenzione di Costruzione e
Concessione con la SAPAM. Il protocollo e la conferenza stampa mi
salvarono quando il PCI, in una notte di lunghi coltelli, pretendeva
la mia testa per avere artatamente istruito una data di consegna che
avrebbe consentito la successiva (surrettizia) richiesta di
anticipazione da parte del COL. (torna
all'indice)
Bianco
Pia Luisa la giornalista
dell'Europeo che pubblico' un compendio di panzane sullo stadio. Non
si capisce istigata da chi, ma le panzane erano chiaramente firmate
"Torino". A seguito dell'articolo di Pia Luisa Bianco (che
mi era stata raccomandata come "una nostra compagna"
dall'Onorevole La Ganga) scrissi una durissima lettera al Direttore
dell'Europeo che la ignoro' signorilmente. Quella della Bianco insieme
a quelle di Recanatesi, Mondo e
Suttora e' stata una delle piu' stupide e gratuite fra le tante
aggressioni che ho subito dai giornalisti. Comprendere questi
comportamenti e inquadrarli solo come finalizzati all'acquisizione del
mercato del lettore-massa e' molto difficile e la ipotesi di ragioni
diverse e', obbiettivamente, motivo di paura. Questi personaggi non
meritano la liberta' di stampa per la quale si sono fatte battaglie
storiche. Niente puo' ripagare il danno morale e materiale che
provocano. La cosa ridicola e offensiva e' che i soggetti sono invece
convinti di essere emblemi di virtu' sociale. (torna
all'indice)
Epilogo:
con il 7 dicembre 1999, la Repubblica cambia "linea" sullo
stadio (cfr Giro di Boa). Un avvenimento
importante. Il mio scontro con il Signor Boffano alla fine e'
risultato in una positiva svolta. (torna
all'indice)
Boffano
Ho tolto dal dizionario
le ripicchine letterariamente modeste con Boffano ex responsabile
del foglio Torinese de La Repubblica e forse proprio a seguito di
queste rimosso dalla responsabilita'. A chi piace il genere un po'
volgare di libellistica da "Merlo Giallo" le trovera'
a "ripicchine". (torna
all'indice)
Boniperti
Giampiero Un grande
calciatore beneficiato, come presidente della Juventus,
dalle regalie liberali che Bastino elargiva alle squadre quando
Novelli distrattamente "regalava" (a circa un decimo del suo
valore di mercato) la concessione per la pubblicita' al Vecchio
Comunale: Novelli strilla "c'erano
anche i socialisti! c'erano anche socialisti!",
e dice che io sono "al delirio", ma sui documenti non si
confronta. Quando Boniperti candidamente confesso' a me Galasso e
Dondona che aveva sempre ricevuto soldi da Bastino (regolarmente
fatturati ci disse) mi chiese un miliardo all'anno per continuare a
giocare al Delle Alpi e molto esplicitamente minaccio' di usare una
scarpetta da calcio (che teneva sulla sua scrivania) "ancora
capace di somministrare poderosi calcioni". Alla
minaccia risposi con una lettera a La Repubblica che
chiuse la diatriba. Quando la Juventus si
accorse che il sindaco Castellani era disponibile riapri' il caso. (torna
all'indice)
Borgaro
Classica mossa da "game theory" che
lascia la citta' inebetita per incapacita' di reagire con altrettanta
spregiudicatezza: basterebbe dire "andate pure" per vedere
nel giro di breve tempo i centurioni allo sbando.
La Juventus conferma il suo bluff
sulla localizzazione del suo anti-stadio a Borgaro, ridente cittadina
sopravvissuta alla petrolchimica degli anni 70, a 25 km circa a Nord
Est da Torino verso Ivrea sui terreni della Cascina Santa Cristina
alla confluenza di due fiumi. Nebbia fitta come una minestra di
piselli. Una analisi approssimata delle sezioni stradali di accesso e
delle infrastrutture trasportistiche disponibili consente di
ipotizzare che l'ultima auto di tifosi in uscita dal parcheggio dello
stadio sara' in grado di entrare nell'autostrada verso le 22.00
ottimisticamente, ragionevolmente verso le 23.00. (una ipotesi molto
ottimistica, ecco il conto svolto: 20 mila macchine formano una coda
di 120 km , nell'ipotesi che si muova a 10 km/h ci vogliono 12 ore per
smaltirla su una corsia, 6 ore su due corsie, senza incidenti fra i
tifosi e senza nessun altro imprevisto, e 10 km/h sono un sogno) Nelle
lunghe, statiche code le diverse tifoserie saranno in grado di
ingaggiare favolose battaglie e di manganellarsi con grande liberta' e
massimo divertimento. Nelle notti di nebbia mucchi di auto distrutte e
incendiate bloccheranno l'accesso dei soccorsi. Il numero di auto
distrutte o irreparabilmente danneggiate ogni domenica sara'
paragonabile a quello prodotto da un buon decreto di rottamazione. Le
assicurazioni inseriranno nello loro polizze una clausola speciale
"stadio di Borgaro". Per arrivare allo stadio in tempo
bisognera' partire da Torino alle 9.30 del mattino. L'area di
parcheggio dovra' essere in grado di ospitare almeno 20 mila auto (piu'
di 300 000 metri quadrati) data l'inesistenza di trasporti pubblici
consistenti. Dopo un anno lo stadio di Borgaro sara' accuratamente
evitato da ogni ragionevole persona e Torino avra' il record di stadi
abbandonati.
Per ridurre la difficolta' di
accesso a Borgaro dovranno esssere organizzate navette il cui costo
sara' a carico dei tifosi (magari implicito
nel biglietto). Ne verranno distrutte per vandalismo dalle due alle
tre ogni anno. Mentre la Continassa urbanizzata e ben dotata di
infrastrutture ha potuto reggere l'impatto dell'insediamento Borgaro
verra' spappolata. Dove trovera' Borgaro i 50 vigili urbani necessari
per dirigere il traffico ogni domenica?
Saranno comunque necessari
investimenti per le infrastrutture dell'ordine di centinaia di
miliardi. A carico di chi? A vantaggio di chi? Alla Continassa sono
stati almeno duecentomila Torinesi che hanno avuto il vantaggio della
infrastrutturazione come compenso per il maggiore carico socio-ambientale.
C'e' di buono che non si potra'
parlare di cattedrale nel deserto: infatti i terreni della Cascina
Santa Cristina sono qualificati al massimo della produttivita'
agricola.
Se invece Borgaro non e' un bluff si
tratta di un sublime vertice di criminalita' pianificatoria/territoriale:
tutto e' possibile nel clima allucinato creato dalla stampa torinese
in dieci anni di manipolazione della informazione e nella passivita'
del pubblico torinese nei confronti di qualunque proposta marcata dai
centurioni del Principe. Se sono riusciti ad annebbiare la visione del
sindaco e a circonvenire l'assessore all'urbanistica Corsico e'
possibile che anche la visione dei cittadini non sia piu' tanto nitida.
Se questo e' il caso, tutto e' inutile per Torino: siamo oltre
qualunque possibile ritorno alla normalita'. Forse in questo modo va
inteso l'appello alla responsabilita' del Consigliere
Borgogno. Questo dizionario apparira' assurdo e lunare ai bravi
cittadini e io mi scuso per avere solo proposto il problema. Ma se c'e'
un solo torinese ancora compos
sui il tentativo e' valido.
Sull'ipotesi di Borgaro sarebbe
opportuno e politicamente doveroso che il sindaco e l'assessore
Corsico si esprimessero formalmente come hanno fatto i loro colleghi
ai vertici della Provincia di Torino: potrebbe servire a consolidare
una piattaforma meno Juventus-dipendente nelle trattative in
Prefettura. (torna
all'indice)
Borghesan
Luciano Giornalista de La
Stampa persona decente e civile, ma debole. Non basta essere decenti e
civili. Bisogna anche avere il coraggio della propria decenza e della
propria civilta'.
Nota del 10/01/2000 Devo
scusarmi per questa nota offensiva e ingiusta nei confronti di Luciano
Borghesan dettata da un momento di frustrazione: avrei dovuto sapere
che il coraggio non basta in una redazione che invita e pubblica
articoli vergognosi e falsi come "La colonna infame" di
Lorenzo Mondo, che tollera (o incoraggia?) gli strategici svarioni di
Sangiorgio, che tace da piu' di dieci anni in modo sistematico le piu'
elementari verita' sulla vicenda dello stadio, che coltiva la
strategia della informazione parziale (Paviolo) e della insinuazione
indiretta (Pier Paolo Benedetto) per esasperare l'opinione pubblica
torinese e compiacere il principe e i poteri correlati. Il danno a
Torino e ai Torinesi provocato dal giornalismo di potere e'
oggettivamente incalcolabile, ma la dignita', la decenza e il coraggio
del singolo non bastano. Mi dispiace sinceramente Luciano Borghesan:
forse l'unico che ha sempre avuto un atteggiamento obbiettivo e che,
infatti, sullo stadio non scrive piu' da anni. E' stato irragionevole
chiederti l'impossibile. (torna
all'indice)
Borini
Marco Titolare della Impresa
Franco Borini & Figli. Presento' un bel progetto (firmato da
Niemeyer) orientato in modo strano sul sito (avrebbe incanalato e
accelerato i venti della Val di Susa). La sua proposta di gestione era
debole e il costo alto. Modifico' l'offerta con una lettera inviata
alla commissione dopo l'apertura delle buste accampando un "errore
materiale". Impugno' la delibera di aggiudicazione e riusci' ad
avere una sentenza favorevole del Consiglio di Stato per "carenza
di motivazione" del dispositivo. Non se la senti' di coltivare il
confronto e rinuncio' a farlo per "non danneggiare la citta'"
come ebbe a dirmi in un colloquio privato. Apprezzai molto, ma non ho
mai capito come abbia fatto il Consiglio di Stato a esprimere quel
giudizio: a mio avviso la esclusione del progetto Borini era
motivatissima. La stampa insinuo' vagamente che in altra sede aveva
negoziato la sua rinuncia con un trattamento di favore nella gara per
la costruzione del nuovo aereoporto di Caselle. (torna
all'indice)
Brizio
Aldo Ingegnere
Capo della Civica Amministrazione di Torino durante la vicenda dello
stadio. Fece parte della Commissione di Collaudo in corso d'opera e
coadiuvo' gli altri funzionari (Ing. Micheletta, Dr. Bava) per
condurre il collaudo nel modo meno dannoso possibile per la Civica
Amministrazione fino all'Arbitrato. Con l'ing. Brizio conquistai a
Roma 200 miliardi di finanziamento per opere
accessorie e utili allo svolgimento dei Mondiali del 90'. (torna
all'indice)
Bulgaria
Repubblica
di Bulgaria, 111.000 kmq 9 milioni di abitanti, Capitale Sofia, citta'
principali Plovdiv, Varna, Burgas, Razgrad, Ruse. Stato della Penisola
Balcanica situato tra il Danubio, il Mar Nero, la Serbia, la Grecia e
la Turchia. Nella sua storia ha sempre subito il pesante ruolo della
Russia che dopo avere assistito la Bulgaria nella lunga e dolorosa
emancipazione dall'Impero ottomano la sovietizzo' brutalmente. Il 10
Novembre 1989 (un mese prima della delibera torinese di aggiudicazione
della concessione per la costruzione e gestione dello Stadio delle
Alpi alla SAPAM) Todor Zivkov (al potere dal 1954) venne destituito
dai riformatori. Il 3 Aprile del 1990 il PCB (Partito Comunista
Bulgaro) divenne PSB (Partito Socialista Bulgaro) e la Bulgaria si
avvio' verso una lenta transizione alla democrazia effettiva.
Forse a causa della
brutale sovietizzazione subita dalla Bulgaria il termine "bulgaro"
negli
anni '80 veniva impiegato in Italia per indicare ogni sorta di brutale
appiattimento ideologico come il termine "kabulista" sempre
riferito a vicende emblematiche di brutalita' totalitaria di matrice
comunista.
Ho impiegato questo
termine fino a questa edizione del dizionario per indicare la
professione giornalistica italiana, e torinese in particolare,
brutalmente appiattita sulla linea del potere dominante, ma ho deciso
che questo vezzo e' inutilmente offensivo per la Bulgaria e alla lunga
poco elegante. Da questa edizione in poi l'aggettivo viene eliminato.
Resta solo la spiegazione iniziale, ma "emendata"
linguisticamente.
La professione
giornalistica organica al GPT e in generale ai
"poteri forti" il vero Mal de La Cittade, la scabbia
ideologica che appesta l'Italia. Nella mia piccola esperienza sono
indiscutibilmente membri onorari di questa linea Recanatesi, Lorenzo
Mondo, Pia Luisa Bianco, Suttora, Cannavo'. Bisogna riconoscere a
questi giornalisti una giustificazione fondamentale: fuori da quella
linea non c'e' molto futuro nella carriera. Non e' una giustificazione
molto nobile. Il Paese non si salvera': manca una scuola, manca una
tradizione professionale, i giovani si formano nella bassa cucina
della redazione dove sono immediatamente confrontati con la dura
realta': o ti adegui, oppure non vieni pubblicato. Una regola non
scritta e non detta, ma ferocemente applicata. A Torino la linea e'
sempre stata piu' forte data la adiacenza tra la stampa locale, Fiat e
PCI/PdS. Rincresce difendere l'ideale della liberta' di stampa per
questa categoria di operatori. (torna
all'indice)
Buoni
pensieri vedi alla voce
Vattimo
Caltagirone
Fratelli Il gruppo romano
che rilevo' la Concessione trentennale per la gestione dello Stadio
delle Alpi dalla SAPAM e lo cedette poi all'Istituto San Paolo di
Torino. Non possiedo i dettagli della transazione, ma sarebbe
interessante conoscerli. Una cosa sola mi risulta: nel breve periodo
di competenza il San Paolo (tramite la sua SOGEALPI) stralcio' dalla
concessione i diritti sulla pubblicita' allo stadio e li "passo'"
alla Juventus. Una operazione ai limiti (esterni) della legittimita'.
(torna all'indice)
Capienza
Ricorre spesso nella stampa torinese l'aggettivo di prassi del PCI di
novelliana memoria per qualunque cosa che non avesse le dimensioni di
un gabinetto pubblico: faraonico. Lo Stadio delle Alpi è
coerentemente definito un'opera 'faraonica'. Anche il sindaco
Castellani recupera il concetto: ha definito lo stadio simbolo della
follia degli anni 80. Nei sei anni trascorsi la presenza media alle
partite della Juventus è stata di 45.800 spettatori,
il tutto esaurito si è verificato 50 volte. La capienza dello stadio
è di circa 65 mila spettatori. La presenza media è stata quindi del
70% circa della capienza totale: da manuale di ingegneria. Quale
progettista dimensionerebbe una struttura con margini più stretti?
Operare in costanti condizioni di massima capienza vuol dire aumentare
enormemente il rischio statistico. Quasi tutti i più gravi incidenti
a partire da quello dell'Heisel si sono verificati a causa del
sovraffollamento. Quindi nessun faraonismo: semplicemente corretta
ingegneria. Ci sono poi quelli che sostengono imperterriti,
contraddetti da tutti i dati correntemente rilevati, che il calcio è
in crisi che la gente se lo guarderà in TV che gli stadi oramai non
servono piu'. Provate a domandare ai giocatori cosa vuol dire giocare
con uno stadio vuoto anche se si sa di avere una audience di milioni
di telespettatori. Anche per il calcio-TV la presenza di spettatori è
elemento indispensabile: parte integrante del gioco e dello spettacolo.
Si puo' anche ipotizzare un futuro nel quale il costo del biglietto
sarà bassissimo per attirare gli spettatori reali che garantiscano il
calore dello spettacolo agli spettatori televisivi e giustifichino le
tariffe pubblicitarie: il vero business del calcio spettacolo. Per il
momento una ipotesi ancora lontana visti i costi dei biglietti e il
numero delle presenze. (torna
all'indice)
Capria
(Decreto legge n. 65, 1987)
Il decreto ministeriale con il quale il Governo (De Mita) erogo' i
fondi per le citta' che avrebbero ospitato i Mondiali del '90. Quando
il D.M. fu emanato la Citta' di Torino aveva gia' scelto la
Concessionaria e secondo il dettato del D.M. Capria risultava esclusa
dai finanziamenti. Nell'iter di approvazione del Decreto Ministeriale
ci fu una lotta fra due lobbies contrapposte: da una parte una lobby
Fiat che voleva il DM confermato tale e quale, e dall'altra una lobby
Acqua Marcia che voleva inserire gli emendamenti necessari a coprire
il caso di Torino. La lobby Acqua Marcia vinse e la lobby Fiat perse:
il D.M. venne approvato con il famoso "emendamento Torino".
(vedi storia in sintesi) La
nostra delibera era salva. Un anno dopo mentre stavo cercando di
ipotecare lo Stadio in costruzione per ottenere ulteriori
finanziamenti per la Concessionaria (che questa era disposta a pagare),
parlando con il Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti
(dr. Falcone omonimo del magistrato). Questi mi disse che se la Citta'
avesse a suo tempo rinunciato alla sua delibera di Concessione e
avesse affidato alla Fiat l'incarico di realizzare lo stadio, non
avremmo avuto alcun problema: la gestione del potere a Roma ha uno
stile diverso da quello della Gallia Cisalpina. Nell'intervallo di
approvazione del D.M. Capria successero molte cose interessanti: la
piu' interessante fu la lettera con la quale Chiusano e Nizzola, a
nome delle due squadre torinesi (Juventus FC e
Torino Calcio), offrivano alla Citta' di costruire lo stadio
con la pista se la Citta'
avesse annullato la delibera di affidamento alla SAPAM e avesse dato
la concessione a loro. E' difficile pensare che dietro l'iniziativa
non ci fosse la Fiat (e l'Avvocato Agnelli, del quale Chiusano era
subalterno emissario), che non riusciva ad adeguarsi alla idea di
avere perso, per modestia manageriale, la gara per la Concessione.
Pochi giorni prima che il problema arrivasse in Giunta il D.M. Capria
venne ratificato con "l'emendamento Torino": sul filo di
lana. Nizzola e Chiusano vennero dal Sindaco Cardetti a presentare la
proposta: io venni convocato e dissi che l'ipotesi mi sembrava
strampalata e impraticabile, l'idea della pista era interessante
proposta dalle squadre. Dopo la proposta Chiusano/Nizzola ogni mia
resistenza sulla pista divento' insostenbile (come in: Matteoli,
piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche'
solo tu rompi i coglioni ?)
Molti anni dopo Chiusano fece una autocritica: vabbe', vabbe', ho
sbagliato, buttiamolo giu' e facciamone un altro.
Significativa del clima italiano di
allora la storia di come Torino ottenne i circa 200 miliardi di
finanziamenti: la Giunta aveva incaricato l'assessore Matteoli
accompagnato dall'ingegnere capo Brizio di andare a negoziare a Roma
con la espressa condizione voluta dal V. Sindaco DC Porcellana di
chiedere soldi solo ed esclusivamente per progetti infrastrutturali
che fossero già stati approvati da Giunta e Consiglio Comunale: si
trattava di un portafoglio modesto per circa 17 miliardi di lavori.
Prima della riunione con i funzionari del Ministero dei LLPP la
delegazione torinese ebbe modo di verificare che tutte le altre città
chiedevano cifre intorno ai 300-400 miliardi e piu'. Rapidamente nei
cinque minuti prima dell'incontro seduti in un angolo della sala del
Ministero delle Finanze con l'ing. Capo Brizio predisponemmo una lista
di opere per circa 200 miliardi che fu accolta senza obiezioni (copertura
della Torino-Lanzo, sottopasso di Corso Grosseto, illuminazione
pubblica, fognature, stazione FFSS alla Continassa, allacciamenti
autostradali, prolungamento della linea di metropolitana leggera e
stazione della medesima alla Continassa): si trattava del più vasto
programma di riqualificazione urbana di Torino impostato negli ultimi
venti anni di Amministrazioni DC e PCI. Quando riferii l'episodio in
Giunta forse con qualche coloritura ironica Porcellana ed io ci
scambiammo uno sguardo significativo.
(torna all'indice)
Capriccio
(costo del) L'attuale
proposta di abbattimento viene motivata come misura per risparmiare i
costi di manutenzione dello Stadio delle Alpi. Secondo la Pubbligest (che
lo ha manutenuto fino ad oggi) detti costi sono documentabili in lire
18 miliardi fino al 2006. Secondo l'Ingegnere Capo Quirico la cifra e'
ancora piu' bassa. A fronte del risparmio di meno di 18 miliardi
Corsico e Castellani propongono le seguenti spese (pubbliche e
private)
- 16 miliardi costi di demolizione
- 200 miliardi valore del manufatto
demolito
- 150 miliardi costo di un nuovo
stadio (400 secondo il documento della Provincia di Torino)
- 140 miliardi interessi passivi e
perdite di gestione (5% annuo fino al 2006)
- 30 miliardi sistemazione
normativa e di sicurezza temporanea del vecchio Comunale
- o, in alternativa, 30 miliardi
per la ricostruzione del terminale della linea 10
Totale di 536
miliardi che verrebbero spesi o dispersi per risparmiarne 18.
(in realta' meno perche' anche il
nuovo stadio richiedera' spese di manutenzione). Siccome la cosa non
e' credibile ci vorrebbero informazioni piu' precise sulle vere
ragioni della proposta. Il valore attuale dello stadio si calcola
sulla base delle entrate pubblicitarie, dei canoni di locazione per il
calcio e per altri eventi in ragione di 50 giornate all'anno di
utilizzazione (nell'ultimo anno sono state 54), le entrate vengono
scontate ipotizzando il tasso di sconto al 4%. Sono esclusi dal conto
eventi eccezionali (tipo Olimpiadi, o grandi meetings internazionali
di atletica). Queste cifre non tengono conto delle spese necessarie
per i collegamenti infrastrutturali (traspporti e viabilita') nel caso
che lo stadio venisse localizzato a Borgaro.
(torna all'indice)
Cardetti
Giorgio sindaco di Torino
Amletico sindaco dei Cento Giorni (1985) dopo il "ribaltone"
che grazie a Renato Russo e Prospero Cerabona pose fine al lungo regno
di Novelli. Venne eletto sindaco nel 1985, nella stessa campagna che
mi porto' in Consiglio Comunale. Voleva fare lo stadio, ma voleva
anche vivere in pace con i "poteri forti" di Torino. Non gli
piacque mai l'idea della Convenzione di Concessione e gli piacque
ancora meno la scelta della SAPAM: intriso nei valori torinesi e
timoroso della Fiat e del GPT
Giorgio Cardetti sapeva che sarebbero stati cazzi acidi. Aveva ragione.
Quando presentai la delibera in Giunta rifiuto' di firmarla sostenendo
che avrebbe esposto la Citta' alla umiliazione di non trovare nessuno
disposto a fare lo stadio: evidentemente mi stava sfiduciando e nella
logica dei rapporti fra Sindaco e suoi delegati io avrei dovuto
capirlo e dare subito le dimissioni. Cosa che invece non mi passo'
nemmeno per l'anticamera del cervello: dissi che se il Sindaco non
voleva firmare, la delibera passava sotto la mia responsabilita'.
Cardetti prese atto e si adeguo' sotto lo sguardo stupefatto dei
funzionari. Il mio comportamento, arrogante, ingenuo, estemporaneo ed
originale, venne assunto come segno di un enorme potere personale
garantito dalla struttura nazionale del PSI. Se Giorgio Cardetti
avesse saputo che non era proprio questo il caso mi avrebbe
chiaramente detto di andare a ranare. (torna
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Carpanini
Domenico Domenico Carpanini
e' stato il Capogruppo PCI/PDS in Consiglio Comunale per tutti gli
anni nei quali ho servito come Assessore. E' stato l'oppositore
per scelta, definizione, mandato, dovere e convinzione. Appiattito
sistematicamente e acriticamente sul teorema
del PCI del quale fu attivo ed entusiasta interprete. Non c'e'
mai stata dialettica sullo stadio: solo opposizione, comunque a
tutti i costi. Raramente intelligente e stimolante, spesso solo
faziosa e settaria. Sempre presentata con abilita' verbale da Consiglio
Comunale: Carpanini e' sempre stato un ottimo conoscitore degli
intrighi della Sala Rossa e un ottimo attore del teatrino. Alcuni
interventi provocarono danni alla posizione della Citta': ne ricordo
uno in particolare quando impose il blocco del cantiere perche'
la SAPAM aveva gettato i sottoplinti mentre erano stati autorizzati
solo gli scavi in attesa di qualche autorizzazione burocratica.
Una vessazione inutile e costosa che la Concessionaria successivamente
utilizzo' contro la Citta'. Pessimo il suo costume di utilizzare
"franchi tiratori": non ho mai saputo cosa promettesse
in cambio del tradimento. Quando nel 1992 diedi le dimissioni, una
settimana prima del collasso della Giunta torinese, mi saluto' con
cortesia e mi riconobbe pubblicamente un merito (o forse una colpa?):
ero stato l'unico Assessore che non aveva mai preventivamente concordato
o patteggiato le sue delibere con lui. Piero Fassino era stato piu'
brutale ed esplicito: in occasione dell'ennesima aggressione in
Consiglio, si avvicino' al mio banco e mi disse: "Se
tu avessi avuto l'accortezza di concordare con noi prima, ora non
saresti in questi guai!"
Si chiamava consociazione ed era (ed e') la vera ragione della miseria
della politica italiana. Carpanini e' stato settario e fazioso,
ma faceva il suo mestiere di oppositore dogmatico interdittivo come
gli aveva insegnato il Partito. La mia reiterata constatazione che
lo spostamento dello stadio è stato il più importante episodio dell'urbanistica
torinese negli ultimi 30 anni, macroscopica evidenza che oggi viene
riconosciuta ufficialmente anche dai suoi compagni Mercedes
Bresso e Luigi Rivalta, veniva liquidata dal Carpanini come
"la consueta querimonia
di Matteoli", la
collocazione alla Continassa veniva contrastata accanitamente dal
PCI per promuovere una scelta molto equivoca a Grugliasco (noto
crocevia di tangenti rosse secondo l'opinione
de La Repubblica di anni dopo)
Carpanini disponeva, attraverso i
collegamenti "informali" del PCI nella burocrazia torinese,
di tutta la mia corrispondenza di Assessore e la usava per le sue
manovre in Consiglio. Ha organizzato sistematicamente i "processi"
contro di me e contro Andrea Galasso, utilizzando in modo strumentale
tutto quello che riusciva a utilizzare. Compresi i "franchi
tiratori". Ricordo alcuni episodi che mi provocarono particolare
sofferenza: quello della cauzione fidejussoria e quello della consegna
dello stadio.
L'episodio piu' importante di questa
battaglia si svolse nel Consiglio Comunale nella notte tra il 3 e il 4
Aprile 1989: fino alle 6 del mattino sono stato aggredito insieme ad
Andrea Galasso, in un processo sommario di netto stile sovietico (compresa
la richiesta di confessare). Il "documento" sul quale si
basava l'accusa era la lettera con la quale chiedevo alla
Concessionaria di documentare le sue richieste. Carpanini ne aveva
distribuita una copia alle truppe cammellate e il consigliere DP Guido
Lagana' la sventolava trionfalmente proclamando che quella semplice
richiesta (un banale e dovuto atto d'ufficio) era la prova della mia
connivenza. Ci fu anche molta volgarita': il Consigliere PCI Grosso mi
accuso' di essere "debole
di mente". Carpanini
chiese la riunione a porte chiuse e la censura del mio operato,
Chiusano, con gusto discutibile, suggeri' che forse potevo essere
assolto per insufficienza di prove. Un po' come Castellani che
recentemente ha dichiarato di non avere elementi per dire che ci siano
state irregolarita' nella vicenda amministrativa dello stadio. D'altra
parte anche io non ho elementi per dire che ci siano irregolarita'
nelle attuali decisioni sulla Continassa: e' macroscopicamente chiara
solo la assurdita' di un privilegio da diverse centinaia di miliardi
alla speculazione targata Juventus. Sarebbe interessante conoscere
oggi l'opinione di Carpanini sugli accordi
semiprivati dettati da Giraudo a Castellani l'8 settembre 1999.
Post scriptum il 3 di Marzo 2001:
Domenico Carpanini e' morto ieri colpito da ictus cerebrale durante il
dibattito di apertura della sua campagna elettorale per diventare
sindaco di Torino. La battaglia che gli aveva di malavoglia concesso
di fare il suo Partito resistendo alla sua candidatura gli e' stata
negata da un destino tragicamente ironico. Forse e' stato meglio per
lui morire prima di una quasi sicura sconfitta che doverla sopportare.
Il mio giudizio su di lui non cambia e non mi unisco al peana
apologetico della schiera di opportunisti italico-funerari che la
spettacolare e pubblica morte ha ovviamente sollecitato a Torino: il
suo modo "contabile" di condurre la dialettica
amministrativa ha depresso la visione politica di Torino per molti
anni. Quello che Giuliano Ferrara ha definito "interesse tecnico
per il potere" per me era piu' tristemente la visione burocratica
e settaria del potere che il PCI ha imposto all'Italia per molti anni
e che a Torino ha trionfato. La "passione" era quasi sempre
solo la imposizione della sua personale interpretazione burocratica al
dibattito e alle decisioni.
Se fosse diventato sindaco forse
avrebbe fatto lo scatto ideale dalla contabilita' a una visione piu'
ampia: con qualche rischio visto che la sua visione della Citta' era
emblematicamente esposta dalla battuta che ebbe a fare pubblicamente
nel Comitato per il progetto su Porta Palazzo: La Ville ca est moi! (torna
all'indice)
Carraro
Franco Presidente del CONI:
quando gli chiesi aiuto per evitare la pista di atletica mi convoco' a
Roma dicendo che avevo ragione. Mi ricevette con Primo Nebiolo al suo
fianco. Nebiolo, feroce sostenitore della pista, ci tratto' tutti e
due come pezze da piedi. I
was not impressed. (torna
all'indice)
Castellani
Valentino la Citta' non
aveva mai sofferto prima di questo sindaco un livello di asservimento
ai "poteri forti" cosi' totale. Mai in Italia si e' visto un
sindaco regalare il patrimonio e le risorse dei cittadini alla ricca
speculazione privata. Questo sindaco ha ereditato dalla Giunta
precedente due grandi patrimoni: uno e' lo Stadio delle Alpi con la
favolosa potenzialita' di qualificazione del parco sportivo e
polifunzionale della Continassa e di tutto il quadrante Nord Ovest di
Torino. Una struttura che ha contribuito in modo decisivo a portare a
Torino le Olimpiadi del 2006, secondo dichiarazioni del sindaco stesso
nella letteratura di suppporto alla candidatura. L'altro
importantissimo lascito e' stato l'esempio di operazione
amministrativa: sia per gli aspetti tecnici della "concessione",
sia per la trasparenza e per il rigore procedurale con i quali e'
stata condotta a termine e, forse l'aspetto piu' importante, per la
autonomia e indipendenza dalla corruzione Fiat e dai suoi reiterati
tentativi di prevaricazione. Cosa resta di questa grande
potenzialita'? Lo Stadio lo vuole demolire, il Parco della Contina
delle Vallette lo vuole regalare alla Juventus, e dell'autonomia dalla
Fiat e' meglio non parlarne: viene
celebrata con enfiteusi secolari e concessioni per centinaia di
miliardi. Sulla trasparenza una frana completa: Castellani tratta e
gestisce in proprio, promette e impegna la Citta' per centinaia di
miliardi, Giunta e Consiglio vengono messi di fronte al fatto compiuto
con una arroganza che nemmeno Novelli aveva mai azzardato. Un
Mandarino del Celeste Impero quando elargisce benefici pubblici ai
privati speculatori. Meno spazio ha quando si rimangia le promesse
fatte (estorte). La Juventus non e' contenta: Piazza Crimea non
approva il progetto 2. Castellani e' praticamente interdetto e la
Prefettura prende in carico la sua incapacita'. A parziale
giustificazione del debole sindaco bisogna tenere presente la
grettezza, l'avidita' e l'assoluta mancanza di scrupoli della
controparte: una lettura del libro di Pino Nicotri (Fiat: Fabbrica
Italiana Automobili e Tangenti, Kaos, Edizioni, Milano 1997) gli
avrebbe forse suggerito un atteggiamento diverso dalla ingenua
disponibilita'. Il comportamento di Castellani e' quello di un
soggetto plagiato dalla durezza e dalla aggressivita' avida degli
attuali dirigenti della Juventus che dettano le
condizioni. Nel Maggio del '96 dichiara scioccamente che lo stadio era
da demolire distruggendo con le sue mani tutta la sua credibilita'
negoziale. A quel punto nulla poteva piu' arginare l'avidita' dei
dirigenti della Juventus ai quali non rimaneva che procedere
indisturbati alla esazione: la pubblicita', il manufatto, le
concessioni commerciali, l'enfiteusi secolare sulle aree della
Continassa e chissa' quanto altro per centinaia di miliardi. A mani
salve. Il consenso totale e l'iniziativa stessa di Castellani
eliminano l'ipotesi di atteggiamento estorsivo dei dirigenti della
Juventus. Comunque, se nel 1985 o nel 1990, a Torino, un sindaco e una
giunta avessero gestito in questo modo il patrimonio e le risorse
della Citta' il giudizio e le conseguenze sarebbero stati precisi.
Un esemplare risultato della
strategica campagna di stampa dei giornali torinesi sullo stadio e' la
dichiarazione di Castellani di non avere elementi per dire che ci
siano state irregolarita' nella vicenda amministrativa dello Stadio
delle Alpi: avrebbe potuto leggersi le delibere e gli atti
dell'arbitrato prima di fare insinuazioni. I fatti (e la lunga
inchiesta archiviata da Corsi) hanno abbondantemente dimostrato che la
vicenda dello stadio venne condotta con grande rigore e trasparenza ed
e' stato un grande successo delle amministrazioni a guida socialista
Cardetti e Magnani Noja.
Anche io non ho elementi per dire
che ci siano irregolarita' nelle attuali proposte sullo Stadio e sulla
Continassa: peraltro il regalo esplicito di un migliaio abbondante di
miliardi alla Juventus di Agnelli, predisposto con una lunga strategia
di disinformazione, non mi sembra un entusiasmante esempio di gestione
della cosa pubblica.
Ci sono inoltre alcune macroscopiche
differenze fra le due vicende: lo Stadio delle Alpi e le
urbanizzazioni relative hanno aumentato il patrimonio della Citta' e
dei Torinesi, mentre la proposta di Castellani lo diminuisce di molte
centinaia di miliardi. La oscurita' del modus
operandi di Castellani e
Corsico esce male quando la si confronta con il rigore e la
trasparenza con cui venne condotta a suo tempo la vicenda
amministrativa e politica per la realizzazione dello Stadio delle Alpi:
sotto la continua aggressione dei media e con la faziosa settarieta'
dell'opposizione del PCI che allora non era ancora ne'
socialdemocratico, ne' post-comunista.
Un sindaco cattolico sostenuto
dall'ex PCI, sostenuto dai resti della DC, con l'interessato supporto
della Fiat e dei suoi giornali puo' fare a Torino quello che vuole: al
di sopra di ogni sospetto, del bene e del male.
Unica condizione che tuteli gli interessi dell'Azienda. C'a
custa l'on c'a custa. Sulle
ultime equivoche stravaganze di Castellani vedi il dossierpraxi.
(torna
all'indice)
Cattaneo
Giovanna L'ultimo sindaco
(PRI) di Torino prima del commissariamento nel 1992 e del successivo,
perdurante medioevo. Signora chiara e limpida, pragmatica e poco
propensa alle contorsioni dialettiche e alla umbratile ambiguita'
implicita tipica di Torino. Quando Boniperti scrisse alla Citta'
chiedendo soldi e minacciando di andare a giocare altrove, lesse la
mia lettera di risposta e telefono' a Gianni
dicendogli molto pianamente : Gianni, per favore Cut
the crap . E cosi' fu.
Giovanna Cattaneo sapeva come parlare all'Avvocato. (torna
all'indice)
Centro
Commerciale Nel progetto
approvato e nella convenzione di concessione alla SAPAM c'era
l'autorizzazione a realizzare un grande centro commerciale nello
stadio. Lo spazio per il centro e' stato realizzato, ma la SAPAM non
e' mai riuscita ad avere la autorizzazione all'esercizio del centro
stesso. Non credo che questo insuccesso sia stato casuale o unicamente
dovuto alla incapacita' dei managers della SAPAM. La rendita di uno
spazio commerciale avrebbe potuto cambiare radicalmente il bilancio
della gestione del Delle Alpi. Nella proposta che attualmente la Citta'
sta facendo e' compreso il privilegio alla Juventus
di una serie di concessioni commerciali: proprio le stesse che vennero
prima garantite e poi, nei fatti, negate all SAPAM. Un altro esempio
del funzionamento del paradigma GPT
e del fatto consolidato che a
Torino ci sono due "regole": una regola per la Fiat e aventi
causa, e una per gli "altri". (torna
all'indice)
Chiusano
Vittorio Vittorio Chiusano,
allora presidente della Juve e capogruppo Liberale in Consiglio
Comunale con l'avvocato Nizzola, in rappresentanza del Torino Calcio
(mi scuso per l'errore nelle precedenti edizioni Nizzola non e' mai
stato presidente del Torino Calcio e, a quanto pare, la sola ipotesi
potrebbe essere offensiva per i veri tifosi Granata), nel 1987
scrissero al sindaco Cardetti che erano disposti a costruire lo stadio
con la pista qualora la Città si fosse rimangiata la delibera con la
quale aveva scelto la Concessionaria SAPAM e avesse conferito alle
squadre la Concessione. Di fronte alla dichiarazione delle stesse
squadre di calcio torinesi la mia posizione
contraria alla pista divenne insostenibile. La dichiarazione di
Vittorio Chiusano valeva a quel tempo come la parola di Gianni, forse
oggi non più, visto che deve fare dichiarazioni autocritiche (cfr
Stampa 8 maggio 1996). La posizione a favore della pista di Chiusano
era quella della massima responsabilità rappresentativa della massima
divinità calcistica: la Vecchia Gobba F.C. Juventus.
Tanto piu' grave la responsabilita' in quanto io come Assessore
competente mi ero pubblicamente e nettamente pronunciato contro la
pista: sarebbe bastato appoggiarmi e appoggiare la mia richiesta di
votare in Consiglio Comunale sul problema. Ma Vittorio Chiusano non e'
uomo da barricate. Per tutta la vicenda, e anche in quella occasione,
ha mantenuto un comportamento subalterno alle direttive Fiat/Juventus.
La sua linea vendicativa nei confronti della Concessionaria SAPAM e'
stata causa di enormi difficolta': per tutto il percorso la logica di
Chiusano non aveva come scopo la soluzione dei problemi o la tutela
della Civica Amministrazione, ma solo ed esclusivamente il "tanto
pegggio tanto meglio". Abbattendo lo Stadio delle Alpi avra' la
sensazione di rifarsi una verginita', e invece aggiungera' ulteriore
modestia a un comportamento che fu sempre modesto. Ed ecco la sua
prima reazione allo stadio: parole profetiche, pronunciate il 29
maggio '90, all'inaugurazione.
"La
spettacolarità del Delle Alpi è sicura. La gente ha già dimostrato
di voler bene a questo stadio. Basteranno poche partite per abituare i
tifosi a frequentarlo, è uno stadio bellissimo."
Gli faranno cambiare idea in seguito:
una impresa facile. (torna
all'indice)
COL
Comitato Organizzatore Locale: proprieta' esclusiva di Luca di
Montezemolo che ne ha fatto una gioconda macchina per fare miliardi
privati spese dello Stato e delle Citta'. I mondiali di calcio sono da
sempre una rapina organizzata dalla FIFA ed eseguita dal COL.
Montezemolo ha raggiunto vertici di grande raffinatezza nella
organizzazione degli espropri. Era impossibile contrastarlo perche' la
stampa, foraggiata dal suo ente, lo difendeva a qualunque costo. In
uno sfoggio di arroganza tipico della "razza padrona" mi
diede del bugiardo in una riunione a Torino per i dubbi che avevo
espresso sulla correttezza della richiesta di anticipare la consegna
dello Stadio all'Ottobre 1989 (dal maggio 1990) e per avere contestato
le richieste contraddittorie e vessatorie che il COL continuamente
avanzava. Solo in obbedienza al Sindaco Maria Magnani Noja non gli
saltai al collo. Non sarei comunque riuscito ad evitare qualche solido
ceffone dai suoi gorilla, ma forse ne sarebbe valsa la pena (torna
all'indice)
Collaudo
Il Collaudo
in corso d'opera dello Stadio e' stato il luogo nel quale si sono
poste le basi per la soluzione corretta della vicenda. La Convenzione
(di Concessione per la Progettazione Costruzione e Gestione dello
Stadio) prevedeva il collaudo in corso d'opera. La Commissione per il
collaudo venne presieduta dall'ing. Bartolomeo Manna, erano membri
della medesima, fra gli altri, l'ing. Micheletta (Capo ripartizione
impianti sportivi), l'ing. Brizio (Ingegnere Capo della
Amministrazione Torinese) e il Dr. Bava (Ragioniere Capo della
Amministrazione Torinese). Io seguivo con apprensione, e a distanza, i
lavori della Commissione di collaudo. Avevo fiducia nel Presidente
Manna (Consigliere di Stato e alto funzionario prima del Ministero del
Turismo e Spettacolo e poi del Ministero delle Finanze) e avevo
fiducia nei funzionari della Citta' di Torino, ma sapevo anche che la
pressione sulla Commissione di collaudo sarebbe stata fortissima. Il
contraddittorio fra il Costruttore e i collaudatori fu duro
dall'inizio alla fine, specie dopo che i rapporti tra la Citta' la
Concessionaria si deteriorarono per effetto delle difficolta "ambientali"
torinesi e delle difficolta' di carattere economico finanziario della
SAPAM. Lo scopo dei collaudatori era di collaudare le opere e
registrare le riserve contenendo fin dove possibile il contenzioso. Lo
scopo della Concessionaria era quello di far collaudare le opere e
registrare le riserve predisponendo la "sua" piattaforma piu'
solida possibile per la fase arbitrale. La speranza della
Concessionaria era in una liturgia arbitrale consistente con la
tradizione italiana per le opere pubbliche dove il costruttore si
aggiudica sempre almeno il 50% della cifra rivendicata. La fermezza
con la quale Andrea Galasso ed io imponemmo il nome del Dr. Barbuto
come Arbitro (nella Giunta si facevano con pesante insistenza altri
nomi che sarebbero stati rischiosissimi per la Citta' data la loro
vicinanza al GPT) fu la premessa fondamentale per lo svolgimento
rigoroso dell'Arbitrato e, specialmente, per la sua tutela dalle
pressioni ambientali. Oggi possiamo anche registrare il fatto che
proprio in quegli anni gli schemi correnti della
gestione della pubblica amministrazione entravano nella crisi che
sarebbe poi sfociata nella soft revolution di "mani pulite".
(torna
all'indice)
Commenti
della stampa Dopo
lo storico Consiglio Comunale dell'8 novembre 1999 la stampa torinese
ha riportato con grande evidenza la notizia del dibattito e del "pareggio".
Ho letto con attenzione gli articoli che mi hanno faxato.
Questo e' quello
che si apprende:
la Juve e il Toro non intendono giocare al Delle Alpi dopo il 30
Giugno 2000. La maggioranza ha 27 voti sui 51 totali. Passaggio
politico delicato. Porcellana conferma che non partecipa al dibattito
e alle 19.10 esce dall'aula. Marzano non gradisce l'ipotesi
dell'abbattimento che peraltro e' solo "implicita" nella
proposta della maggioranza. (che
strana idea quella di far votare al Consiglio Comunale ipotesi "implicite":
molto torinese, le cose non si dicono mai, si lasciano intendere
"implicitamente").
Si dibatte quindi sull'abbattimento (implicito?) dello stadio.
Borgogno lancia un appello alla "responsabilita'" (chissa'
cosa vuol dire: state lontani quando casca?). Mariangela Rosolen
critica il Polo. Il verde Viale accusa il centro destra di far
scappare la Juventus e dice che Giuseppe Aghemo e' un "cialtrone".
Mario Contu (Rifondazione) ha una fiammata di orgoglio e dice che non
bisogna "cedere ai poteri forti" (forse e' andato su
internet e mi ha letto).Il coro a due voci Cantore e Battuello "attacca"
la Giunta
che "ha pasticciato" e adesso deve arrangiarsi da sola. Duri
attacchi da Beppe Dondona e da Borghezio (toccarsi le palle il Tigre
Padano ha evocato la jettatura una cosa che in Italia non bisogna mai,
ripeto
mai fare).
Borgione (Popolare) e Nigra (PDS) difendono la mozione della
maggioranza che concede 17000 metri quadrati per le attivita'
commerciali alla Juventus
Questo e' quanto
racconta La
Repubblica:
ma i termini e gli specifici argomenti a favore e contro la proposta
non si leggono nella cronaca. Saranno "impliciti"?
Sui contenuti della
mozione della maggioranza: non una parola! sui contenuti delle altre
mozioni? men che meno! Sul significato per i cittadini e per il
patrimonio e le risorse di Torino della decisione da prendere? zero,
nisba! I contenuti degli interventi dei consiglieri? Per carita! Dalla
cronaca risulta un dialogo fra diminuiti mentali: nessuno ha parlato
del problema? discusso delle alternative? portato argomenti a favore e
contro? Esposto cifre, fatto domande? Non ci credo. Battuello, Cantore,
Rosolen, Contu, Borgogno, Bressan, Marzano, Dondona, Lodi li conosco
bene: sono persone serie e preparate e sicuramente hanno detto cose
sostanziose pro o contro. Ma il cittadino di Torino non le sapra' mai.
La cronaca del dibattito in CC reperibile su internet e' molto piu'
completa, quella sui fogli torinesi e', per non indignarsi, puerile. O
forse, invece, scaltrissima.
Perche' la stampa
torinese censura le precise e circostanziate domande che sono state
fatte al Sindaco sui suoi rapporti con il "potere forte" e
che non hanno ricevuto risposta? Erano interessanti! e anche il
silenzio del sindaco era interessante. Perche' non ce' una parola
sulla sostanza delle alternative in questione? Sono a dir poco
drammatiche per la Citta'. Qualcuno avra' detto qualcosa della ipotesi
"Borgaro" o citato il documento della Provincia. L'Assessore
all'Urbanistica Corsico avra' illustrato gli aspetti territoriali
della proposta? O era assente?
Tutto quello che si
apprende e' che c'e' stata una discussione vaga su ipotesi implicite
di abbattimento dello stadio con critiche vuote e attacchi duri vuoti,
appelli alla responsabilita' ed evocazioni di jella. Unici dati: La
Juve non vuole piu' giocare al Delle Alpi dopo il 30 giugno 2000 e la
mozione della maggioranza propone 17 mila metri quadri per attivita'
commerciali alla Juventus (io credevo che la Juve giocasse al calcio
invece a quanto pare si da al commercio).
Francamente credo
che questi giovani giornalisti debbano andare a scuola e cominciare
dalle basi (A, B, C, D , E. etc) Bisogna informare sui fatti, sulle
cose, sui problemi, sulla sostanza e invece si illustra il Consiglio
Comunale come una congrega di deficienti che cianciano a vanvera fino
alle due di notte su non descritte questioni fumose e implicite. Si
censurano interventi drammaticamente significativi per riportare
elementi di colore discutibili. E' piu' facile far passare i
Consiglieri come stupidi ciaccioni che assumersi la responsabilita' di
una informazione sostanziale. E i cittadini efficacemente informati
forse potrebbero avere dei dubbi e porsi delle domande: questo a
Torino e' bene che non avvenga. Vuolsi
cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole, e piu' non dimandare. (dall'Inferno
di Dante: nessun riferimento a Torino).
Per la cronaca
effettiva: Il
Consiglio dibatteva sull'ipotesi di regalare centinaia di miliardi
alla Juventus, di compromettere a un privato una serie di enormi
potenzialita' per lo sviluppo del Parco polifunzionale della Contina
delle Vallette senza gara e in regime di completo privilegio. Il
Consiglio ha in pratica sfiduciato il sindaco e nel dibattito sono
emersi chiaramente elementi che mettono in luce assai equivoca il suo
comportamento e quello dei suoi assessori nella gestione del
patrimonio e delle risorse dei cittadini di Torino. Dalle
dichiarazioni e dalle proposte del sindaco emerge in termini
chiarissimi la situazione di ricatto nella quale la Civica
Amministrazione e' stata messa come conseguenza della sprovvedutezza e
della disponibilita' dimostrata dagli amministratori. La Citta' e'
vittima di pressioni estorsive che non si qualificano come tali
unicamente per la ingenuita' e la debolezza dei suoi rappresentanti.
Infatti non si puo' estorcere a chi regala spontaneamente. Nulla di
questo si legge nelle cronache dei giornalisti "torinesi" di
ieri. (torna
all'indice)
Comunicazione
La Juventus ha detto
recentemente il Principe e' uno strumento di comunicazione.
Bisogna fare attenzione a cosa
comunica attualmente la Juventus di Giraudo:
menzogna, aggressione, speculazione, avidita' , ingordigia,
ricatto uso strumentale di notizie false e tendenziose, arroganza.
Giraudo deve fare attenzione: non
sono solo i soldi e la classifica che contano. Una squadra vale anche
per i rapporto di affetto con i suoi tifosi e con la Citta'-madre. Se
si offendono e si umiliano sistematicamente gli amministratori, se ci
si arrichisce speculando sul patrimonio dei cittadini, il rapporto
viene sostanzialmente tradito. Senza il rapporto con la Citta' la
squadra diventa piu' o meno un circo di mercenari, saltimbanchi
assoldati dagli sponsor. Non sara' piu' Magica Juve facci sognare. (torna
all'indice)
Concessione
Idea amministrativa geniale ed esperienza unica nel quadro della
edilizia sportiva in Italia. La Civica Amministrazioine guidata da Castellani
ha perso il vantaggio accettando la concessione dall'Istituto San
Paolo e diventando in tal modo ente proprietario e concessionario allo
stesso tempo.
CONI
Allora era un "potere forte", ma gia' allora i sintomi della
decadenza erano evidenti. Carraro e Nebiolo supplivano con l'arroganza,
ma dietro c'erano solo lussuose rovine. (torna
all'indice)
Consegna
dello stadio Il Commendator Vincenzo
Romagnoli, in un ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere,
su consiglio di qualche manager "celodurista" romano, aveva
scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio per i
mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi,
arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i
mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una
ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di
ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta
a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che
noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini
fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo
applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale
la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni
all'anno: i mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la
manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa
vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per
spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La
Ganga che, informato dal Sindaco, della situazione le disse di
procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di
ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che
l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il
telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in
termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo,
ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece
a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della
decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno
il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione,
convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea
della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente a
ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla
Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici
ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche
tempo dopo la vicenda, mi disse che la nostra posizione era fortissima
e che aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione.
Se avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine
pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese
della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia
ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli
altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era
potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (piu'
correttamente salvammo: Andrea Galasso come sempre era con me.
Porgendo il petto agli strali nemici, come diceva con il suo colorito
linguaggio da penalista "vecchio stile") (torna
all'indice)
Consiglio
Comunale dell'8
Novembre, 1999. La deliberazione proposta dal sindaco e' stata
rinviata in commissione: la maggioranza non era sicura di poterla far
passare e ha preferito una "ritirata".
La seduta ha segnato una svolta
nella vita di questa giunta: la maggioranza in difficolta' costretta
al "damage control".
Per la prima volta in dieci anni il Consiglio Comunale ha sentito,
sullo stadio, una versione diversa da quella imposta dalla stampa di
servizio e allineata. Castellani ha espresso con imbarazzante evidenza
la situazione di soggetto "plagiato" e sotto la pressione di
promesse fatte che non potra' mantenere. Ci sono stati interventi
datati come contenuto e stile (Viale): una sinistra solo a parole ex-comunista
che non e' ancora capace di confrontarsi con obbiettivita' e che non
sa rinunciare alle tecniche di comoda e arrogante evasione dialettica.
Questo sito WEB e' stato ad oggi oggetto di 850 "hits", dei
quali 670 circa da "servers" torinesi il che significa che
almeno 1000 persone ne sono a conoscenza diretta o indiretta, ma
nessun riscontro e' riportato sulla stampa torinese: ovviamente ci
sono problemi. Nessuno ha ritenuto opportuno controbattere, contestare,
dialettizzare, opporre fatti, dati e argomenti. Le solite "querimonie"
di Matteoli come dismetteva Carpanini e come oggi dismette Viale. Ma
sui fatti, sulle cose, sui documenti, sui numeri non ci si confronta.
Non si confrontava Carpanini allora, non si confronta Viale adesso:
nulla di nuovo a dieci anni dal crollo del Muro i comunisti sono
sempre uguali a Torino.
Ecco gli appunti sul Consiglio:
La farsa di un tale Consiglio
Comunale non si era mai vista! Il Sindaco prima ha magnificato la
mozione della maggioranza, a detta loro risolutiva, poi la hanno
riinviata in commissione e oggi alle ore 17 e'
stata ritirata. Non ha avuto
limite la sfacciataggine del Sindaco nel sostenere che lo stadio delle
Alpi è una sciagura per la città e nell'asserire che lo stadio è
stata l'eredità più negativa che si è trovata addosso
l'amministrazione Castellani! Incredibile efficacia
della sistematica azione dell'informazione
":torinese".
E' stato chiesto al sindaco di
garantire sulla sua onorabilita' i seguenti punti:
1-negare di avere promesso alla
Juventus la concessione dello stadio Comunale visto anche il lavoro
svolto dagli uffici nel collaborare a quel progetto (progetto1)
2-negare che sono stati tenuti
contatti e valutazioni tra la città e la Juventus nella ipotesi di
65.000 mq commerciali alla Continassa (progetto 2) (per poi proporre
il contrario)
3-negare che la città è a
conoscenza della trattativa tra la Fondazione Campo Torino ed il
Ministero delle Finanze per l'acquisto del terreno di via Giordano
Bruno (il prezzo concordato è di lire 4 miliardi)
4-negare che la città ha gia'
stipulato un accordo informale con il ministero relativo ad un
trasferimento di cubatura da atterrarsi su un vicino terreno di
proprietà dello ministero (incontro avvenuto a Roma alla presenza
anche di dirigenti comunali).
Il grande sindaco ha taciuto su
tutto! Quanta maggiore dignita' dimostro' Romanini quando fu
ingiustamente "dimissionato" da Cardetti per i due metri di
neve del 1987.
Come può un personaggio simile
diventare Presidente del Comitato Olimpico? La prima repubblica,
nemmeno nella sua fase più funesta, sarebbe arrivata a tanto!
Adesso dopo 5 anni di trattative si
è tornati al punto di partenza, senza indicazioni, strategie e
governo, dando alla Juventus la possibilità di non sottostare ad
alcun indirizzo con conseguente libertà assoluta di agire in proprio,
non avendo ottenuto alcuna risposta, dopo le complici iniziali
promesse.
Oggi siamo ancora alla constatazione
del ridicolo, domani parleranno i giornali
della "linea
torinese".
Dove e' Recanatesi: abbiamo urgente
bisogno di un cantore del Mal de La Cittade, anche Lorenzo Mondo tace.
Silenzio stampa. (torna
all'indice)
Continassa
I dieci anni trascorsi hanno dimostrato la correttezza
della scelta della Continassa: l'intuizione iniziale fu
dell'allora assessore all'urbanistica Bepi Dondona. In difetto di un
piano regolatore approvato e agli inizi dello studio del nuovo PRG di
Torino gli Assessori scelsero la Continassa per ragioni di viabilità,
di accessibilità dall'area urbana e dalla regione, di clima e
micro-metereologia e per introdurre un forte elemento strategico
capace di spingere la riqualificazione della periferia Nord Ovest di
Torino. Con i finanziamenti associati ai mondiali del '90 si costruì
un tratto di metropolitana leggera (cosi si chiamavano i tram a
Torino) (cfr alla voce Pinocchio) e la fermata di attestamento allo
stadio, per la prima volta gli abitanti delle Vallette furono
collegati al centro della Città e ai suoi servizi da una linea di
trasporto pubblico su rotaia. La linea è anche il primo collegamento
diretto delle Vallette con gli ospedali delle Molinette. La nuova
stazione FFSS adiacente allo stadio, gli allacciamenti autostradali,
il sottopasso del corso Grosseto e la sistemazione della Torino-Ceres,
completano la serie di misure finalizzate alla accessibilità. Motivo
non secondario della collocazione dello stadio alla periferia urbana
era anche la opportunità strategica di liberare la zona di Piazza
d'Armi dall'assalto settimanale delle tifoserie e di predisporre le
condizioni per una tasformazione generale del polo sportivo, verde e
ricreazionale di quella zona in termini consistenti con la sua forma
urbana attuale. Lo scatto dei valori immobiliari nel Nord Ovest di
Torino (e specificamente nelle adiacenze dello stadio) e nell'area di
Piazza d'Armi è stata la migliore conferma
delle ipotesi a suo tempo fatte. Le opere di infrastruttura realizzate
con i finanziamenti associati ai Mondiali del 90 hanno trasformato un
ghetto di periferia in un comparto urbano civile e qualificato.
L'assalto domenicale delle tifoserie avviene lungo percorsi e in aree
adatte (il grande piazzale di parcheggio attorno allo stadio). Gli
eventuali disordini dovuti al cretinismo marginale del criminaltifo
vengono controllati al di fuori della residenzialità (cosa che non
era possibile in Piazza d'Armi). La Città non ha completato i
programmi di riqualificazione ambientale (Parco della Continassa e
ristrutturazione del polo di Piazza d'Armi). Invece di insistere per
la demolizione e lo spostamento del cadente Mattatoio Civico per
riscattarne l'area a destinazioni qualificanti (albergo, centro
congressi, impianti sportivi correlati allo stadio, servizi per le
squadre, Golf, ristoranti etc.) la Città ha ceduto alle pressioni
clientelari dei macellatori prolungando la vita costosa del Mattatoio
e i disagi che questo induce su una zona oramai compiutamente
residenziale.I parcheggi attorno allo Stadio sono sottoutilizzati
perchè la Città non è capace di far rispettare i divieti di sosta
lungo il Corso Grosseto e la strada Collegno. (vedi Parcheggi) I tempi
di evacuazione dello Stadio sono brevissimi (meno di due minuti in
genere) e la contemporanea entrata nel traffico di 10-15000 auto
provoca congestione. Sarebbe opportuno un comportamento più informato
degli utenti, e la cosa sta avvenendo gradualmente con l'esperienza
dei frequentatori. In particolare la Città non ha continuato l'azione
impostata dalla Amministrazione Magnani-Noja per recuperare il polo di
Piazza d'Armi, abbandonando progetti e approvazioni ministeriali
acquisite e trascurando la potenzialità di proposte in corso di
maturazione da parte di concessionari interessati: una parte
importante delle positive ricadute della scelta di localizzazione alla
Continassa e della realizzazione dello stadio con la pista di atletica
è per il momento in stallo politico-amministrativo, come il grande
progetto di parco ricreazionale e sportivo nel resto del comprensorio
della Continassa. Nonostante le aggressive previsioni dei numerosi
dilettanti di micrometereologia la nebbia ha bloccato una sola partita
in dieci anni allo Stadio delle Alpi: le verifiche effettuate in sede
preliminare (foto da satellite) che venivano regolarmente derise come
uno sciocco capriccio del professore/assessore si dimostrarono giuste,
clamorosamente errata si dimostrò la consolidata convinzione popolare
che la Continassa fosse perennemente immersa nella nebbia. La
Continassa è sul crinale fra due valli e, anche quando le nebbia
fitta copre la Padania, lo stadio emerge come un'isola. La nevicata
che impedì lo svolgimento della partita Juventus Torino nel 1992
rappresentò un evento eccezionale per intensità della precipitazione
e ora del giorno negli ultimi 80 anni. Si commise l'errore di credere
di poter battere un evento di connotazione quasi catastrofica. Ci si
domanda, comunque, come mai in Svezia, Scozia, Danimarca, Norvegia,
Canada si gioca regolarmente sui campi di calcio innevati e a Torino,
capitale delle Alpi, no. (torna
all'indice)
Contraddizione
Le dialettiche politiche
italiane hanno sempre rappresentato un rebus per gli analizzatori di
culture diverse dalla nostra: la politica italiana segue schemi
indiretti e di ambigua involuzione (Machiavelli, Vico) affatto diversi
da quelli che connotano gli schemi francesi (Descartes), quelli
tedeschi (Kant), quelli inglesi (Hobbes, Locke), quelli americani
(Dewey). Nulla e' rimasto dopo venti secoli della ratio
pragmatica di Roma Repubblicana: gli inviluppi dello Stato Pontificio
e i tripli/quadrupli giochi dei Principati e delle Repubbliche
italiani (Medici, Gonzaga, Borgia, Visconti, Scala, Montefeltro,
Savoia, Lorena, Borbone-Parma, Genova, Pisa, Venezia) sono la
struttura dei comportamenti che connotano i partiti i sub-partiti, le
correnti, i super- partiti (Trifogli, Cespugli, Asinelli, Ulivi, Poli
etc.).
Di questi schemi restano prigionieri
per legislature, sia i cosidetti "leaders" che il popolo e i
suoi vati intellettuali e giornalistici. L'attuale gabbia in Italia e'
quella della inaccettabilita' "antropologica"
di Berlusconi. (il fattore B. come lo chiamerebbe Ronchey). Una
assunzione che in pratica impone a qualunque costo governi Dalema
(uno, due, bis, tris, etc.) sempre piu' equivoci e ambigui. Governi
mostruosamente allineati su trasformismi che avrebbero fatto apparire
la DC di Aldo Moro di limpidezza cristallina vengono tenuti al potere
da un Berlusconi, probabilmente piu' chiaro e piu' "a
sinistra" di tutte le minestre Pidiessine, che pero' e' dato per
indigeribile dalla sinistra (e fa di tutto, senza sforzi apparenti,
per esserlo). Questa "gabbia" e' vera al centro e alla
periferia e, in particolare, e' vera a Torino dove un sindaco inetto e
pomposo viene tenuto in carica da una alternativa che non esiste per
"posizione apriori"
dei vati e degli sponsor aziendali. Il Castellani puo' permettersi
qualunque scelleratezza: Giambologna,
Stadio, inerzia strategica, immobilita' urbanistica, ineffficienza
gestionale, subalternita' al GPT, regalie alla Juventus,
ma la inaccettabilita' di alternative (c'e' solo Costa??), assunta
come tesi apriori, lo inchioda alla sua poltrona e ne allarga il
potere.
Emblematici i comportamenti dei due
Atenei: Politecnico e Universita'
che vedono chiaramente i limiti del soggetto, ma lo sostengono senza
nemmeno spiegarsi, ne' riflettere, sui motivi della loro connivenza.
Il guaio di questa situazione e' che per la "legge
fondamentale" della subalternita' all'arroganza, la
connivenza ai comportamenti abusivi e marginali di una Giunta e di un
sindaco senza opposizione, deteriorera' il paradigma oltre i limiti
del dignitoso e, quando finalmente ci si rendera' conto di cosa e'
successo, sara' troppo tardi. Quando non sara' la dignita'
amministrativa e politica quella violata, ma la stessa legittimita'.
Spesso e' meglio cambiare prima e comunque. Anche se l'alternativa non
piace, il vantaggio intrinseco del cambiamento travolge, quasi sempre,
le ragioni di una conservazione acritica. (torna
all'indice)
Contu
Mario Consigliere
Comunale a Torino per Rifondazione Comunista che ha raccolto una
precisa documentazione sulle "palle"
che la Juventus, con l'assistenza de La Stampa, di Castellani
e di Corsico, ha raccontato ai Torinesi per
predisporre lo "scippo" della Continassa. Contu ha fatto una
conferenza stampa il 28 Gennaio 2000 nella quale ha consegnato ai
giornalisti il suo documentato dossier con le "dieci bugie".
L'unico risultato che ha ottenuto e' stato in piccolo ritaglio sulla
Stampa del 29 Gennaio nel quale, peraltro, le "bugie" non
sono nemmeno elencate. Sulla stessa pagina del giornale c'e' un ampio
articolo su quattro colonne dedicato ai progetti di Bettega,
Giraudo e Chiusano nella
"Grande Torino". Assisteremo nei prossimi mesi a una
complessa manovra del GPT per: A) salvare la faccia dopo la musata
dell'8 novembre; B) recuperare il terreno perduto nella strategia di
rapina alla Continassa o in Piazza d'Armi.
Giraudo continua a dire bugie
sostenendo di non avere mai proposto la demolizione del delle Alpi ed
e' smentito dalla sua lettera al sindaco
Castellani (settembre 9, 1999).
Da registrare il silenzio del
sindaco Castellani e dell'assessore Corsico (attenti lettori di questo
dizionario) che dopo l'infortunio dell'8 novembre non hanno piu'
rilasciato dichiarazioni. Cerchero' il documento di Mario
Contu che sara' collegato da un link a questo dizionario. (torna
all'indice)
Convegno
si e' svolto
a Torino il 9/01/2000 il convegno organizzato dall'IPSEG sul problema
dell'abbattimento dello Stadio delle Alpi. Chi e' interessato a una
relazione specifica me la chieda. .(torna
all'indice)
Corruzione
Vedi voci
Quadro Storico In un paese
che per trenta anni e' stato gestito da un modello strutturalmente
basato sulla corruzione e sulle tangenti nessuno e' disposto a credere
che lo Stadio delle Alpi sia stato esente dal fenomeno, ma i fatti
sono limpidi e il tempo li ha ulteriormente chiariti. Io fui oggetto
di attenzioni che avrebbero potuto essere corruttive quando venni
visitato da un alto dirigente della impresa Grassetto che mi illustro'
il progetto della Fiat Engineering. La sua calda insistenza nel
chiedermi attenzione e le sue velate assicurazioni su cosa questo
avrebbe potuto comportare come vantaggio non
solo per la Citta', si
prestavano ad una precisa interpretazione, ma non potevano costituire
base per una denuncia di tentata corruzione.
Assicurai che la Citta' avrebbe fatto di tutto perche' la scelta fosse
giusta e rigorosamente informata, e cosi' lo congedai. E' molto
probabile che altri colleghi della Commissione Consigliare siano stati
oggetto di attenzioni e di sondaggi simili: velati e non sufficienti a
istruire una denuncia per tentata corruzione. Personalmente non ho mai
ricevuito pressioni dal partito socialista per influenzare le mie
scelte e le mie decisioni (tranne una telefonata di La Ganga quando la
Concessionaria voleva l'ingiunzione del Sindaco per motivi di pubblica
sicurezza come condizione per consegnare lo stadio per i Mondiali 90
cfr voce Consegna: ma era una sua opinione ed era giusto che la
esprimesse, forse non era al corrente degli altri strumenti
contrattuali che avevamo a disposizione ed era preoccupato) L'unico
fatto corruttivo emerso e documentato, per la stessa ammissione del
responsabile, fu quello della Fiat ( Cesare Romiti)
che praticava sistematicamente quel paradigma come normale istituto
aziendale (cfr Fiat:
Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti di
Pino Nicotri, edizioni Kaos, Milano 1997). Cose analoghe possono
essere avvenute anche per altri personaggi e per altre situazioni
connesse alla vicenda: in altre parole puo' darsi che qualcuno si sia
fatto pagare millantando credito. La cosa che posso garantire, e che
e' dimostrata dallo svolgimento e dalla conclusione della vicenda e'
che corruzione e concussione, ammesso e non concesso che ci siano
state, non hanno mai avuto alcun risultato efficace. Chi ha pagato, se
c'e' stato, non ha raccolto i frutti del suo malaffare, chi si e'
fatto dare soldi, se c'e' stato, non ha mai modificato il corso di
eventi che si sarebbero comunque svolti come si sono svolti. Tutto
il resto sono sussurri,
mormorii e sciocchi ammiccamenti, insinuazioni strumentali di soggetti
sotto la pressione dell'inquisizione o, la cosa peggiore, insinuazioni
implicite finalizzate della stampa torinese e battute puerili di
giornalisti settari e scompetenti. Peccato che "tutto
il resto" sia
diventato una immagine granitica e la realta' non sia mai emersa. (torna
all'indice)
Corsi
(magistrato) Il giudice
Corsi si e' occupato dello stadio fin dal 1988 e forse anche da prima.
Ha seguito passo, passo la vicenda, ha ricevuto tutta la
documentazione dalla Amministrazione della Citta', riceveva inoltre
documenti, verbali e corrispondenza anche dai consiglieri
dell'opposizione. Un numero che non conosco di lettere anonime delle
quali ogni tanto qualcuna emergeva sui giornali torinesi erano anche
inviate al giudice Corsi da varie parti piu' o meno interessate a
tentare di ricattare o a strumentalizzare per ragioni elettorali la
situazione. Quando mi interrogo' come "persona al corrente dei
fatti" il colloquio fu lungo, cordiale, e copri' tutti gli
aspetti della vicenda. Il Giudice aveva d'altra parte una montagna di
miei scritti, tutti i miei atti amministrativi
e la mia corrispondenza. Capii dall'atteggiamento e dalle domande che
il giudice Corsi era seriamente convinto che ci fossero stati
comportamenti corruttivi. Mi sorprese che le sue convinzioni fossero
basate su dichiarazioni e "rivelazioni" di personaggi
inquisiti per reati vari di corruzione e tangenti. Secondo questi
soggetti infatti tutta la commissione di aggiudicazione era stata
"comperata". Ma documenti relativi alla transazione di
acquisto non ce ne erano e tantomeno riscontri alle dichiarazioni dei
due. Il dr. Corsi non riusciva a spiegarsi come mai l'onorevole
Martinat, dopo avere votato per 12 volte a favore del progetto Recchi,
alla tredicesima votazione voto' per il progetto della Acqua
Marcia e riteneva che il suo comportamento fosse stato in qualche
modo "pilotato". Martinat voleva che si facesse lo stadio e
gli piaceva il progetto di Recchi, che era in effetti un bel progetto,
non assistito da consistente proposta gestionale, dai costi molto piu'
elevati e con macroscopiche riserve nell'offerta. Vista
l'impossibilita' di fare passare il progetto Recchi, alla tredicesima
votazione, che sarebbe stata anche l'ultima, Martinat voto' per la sua
seconda preferenza, che era il progetto della SAPAM. A me sembra un
comportamento chiaro e leggibile. Per quanto concerne di nuovo la mia
persona, secondo qualche mormorio e pettegolezzo qualcuno pensa che io
sia stato "premiato" dai socialisti con l'incarico di
addetto scientifico a Jakarta: incarico che ho avuto a seguito di
regolare concorso nel quale ho ottenuto il massimo punteggio da una
commissione formata da funzionari MAE e da ambasciatori poco sensibili
alle istanze del PSI e dell'odiatissimo (dalla burocrazia MAE)
ministro De Michelis. Ma, dettaglio ancora piu' significativo, per
ottenere il colloquio ho dovuto fare ricorso al TAR Lazio perche' il
MAE cercava di farmi fuori dandomi per assente ingiustificato a una
convocazione mai inviata. Non sono certo le cose che succedono ai
"raccomandati". Pochi sanno a Torino come sia finita la
lunga istruttoria del giudice Corsi perche' la stampa non ha dato piu'
notizie, e il dr Corsi non ha piu' convocato conferenze stampa:
comunicare il non luogo a procedere contro un ex assessore socialista
e' troppo banale. (torna
all'indice)
Corsico
Franco Assessore
all'urbanistica della Giunta Castellani, professore della Facolta' di
Architettura. Aveva ereditato due situazioni di formidabile potenziale
sviluppo per la qualita' della Citta' di Torino: il comprensorio
sportivo alla Continassa e la ristrutturazione del vecchio Comunale e
della Piazza d'Armi per altre funzioni, ma non ha fatto nulla per
portarle avanti e oggi propone invece di andare indietro, fedele
interprete della linea GPT, tentando di regalare
agli speculatori della Juventus lo Stadio delle Alpi molto ben confezionato.
Corsico e Castellani trattano con la leggerezza di chi si ritiene
"legibus absolutus" le ipotesi di cessione degli edifici di
proprieta' della Citta' (Delle Alpi e Comunale) e non si sono nemmeno
curati di verificarne la effettiva disponibilita': sono stati
letteralmente "salvati" dal commettere reati contro il
patrimonio pubblico dalla diligenza e dalla professionalita' del
capogruppo di Rifondazione Comunista Mario Contu che ha svolto con
molto rigore il lavoro di indagine e documentazione che sarebbe stato
compito della maggioranza e della Amministrazione. Corsico oltre alla
connivenza de La Stampa puo' contare anche sul conformismo e sul
silenzio della Facolta' di Architettura di
Torino i cui docenti hanno paura di contrariare un potenziale,
interessante committente. (torna
all'indice)
Cosa
Loro I preconfezionatori di
cls torinesi si erano consorziati ufficiosamente per ricattare la
Concessionaria e alzare il prezzo delle loro forniture in un regime di
cartello monopolistico. La CGP, impresa di costruzioni leader del
gruppo SAPAM diretta e presieduta da Renato Rolando,
costrui' in 24 ore una stazione di betonaggio "finta"
utilizzando vecchi trespoli in disuso. Dopodiche' convoco' i
betonatori e disse che se non avessero fornito il cls in termini
competitivi la Concessionaria si sarebbe fatta il cls in proprio. Una
astuzia che fu immediatamente risolvente: uno dei piu' brillanti colpi
della multiforme genialita' di Renato Rolando detto
Rambo. (torna
all'indice)
Costo
effettivo dello Stadio delle Alpi. Secondo l'offerta SAPAM e il bando
pubblicato per la ricerca del concessionario, la Città avrebbe messo
30 miliardi provenienti dalla legge sui Mondiali e la Concessionaria
Società dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) avrebbe messo quanto
necessario al completamento dello stadio in cambio degli utili
derivanti dalla gestione trentennale. La Concessionaria sarebbe stata
responsabile della manutenzione (secondo un programma trentennale
specificato nell'offerta) e avrebbe provveduto ad un ripristino del
manufatto alla scadenza dei trenta anni. La Concessionaria scelta
aveva proposto un progetto il cui costo era valutato "convenzionalmente"
in 60 miliardi. Il termine "convenzionale"
era importante per comprendere il senso dell'offerta. E fu importante
in sede arbitrale.
Il costo del progetto come proposto
dalla Concessionaria nella sua offerta è stato computato dai CTU
dell'Arbitro in 98 miliardi circa.
Le stime dei CTU sui costi
dell'opera realizzata danno i seguenti valori:
126,727 miliardi
costo di mercato dell'opera realizzata (ovvero costo di costruzione
dell'opera qualora fosse stata assoggettata a gara di appalto);
147,045
miliardi costo computato sulla documentazione fornita dalla
Concessionaria.
156,135 miliardi
definito come costo medio di mercato dell'opera realizzata (ovvero
costo di costruzione qualora non fosse stata assoggettata a gara
d'appalto);
A fronte di questi costi e valori la
Città ha pagato 30 miliardi provenienti dalla legge sui Mondiali per
gli stadi ai quali vanno aggiunti 13 miliardi, provenienti sempre
dalla stessa legge, per l'allestimento dello stadio per i mondiali '90
e 1 miliardo e 76 milioni provenienti da fondi della Città per opere
di infrastruttura. In totale 44,076 miliardi. Ai quali vanno aggiunti
i costi del sistema telefonico cablato (circa 3,3 miliardi).
Cioè 47 miliardi di provenienza
statale e non a carico dei contribuenti torinesi i quali pagarono per
lo stadio solo le parcelle degli avvocati, degli arbitri e dei periti:
un buon affare nel complesso. Anzi il migliore mai fatto dalla Citta'
di Torino.
Il resto (valutabile tra i 60 a 80
miliardi secondo le valutazioni dei periti arbitrali) è stato messo
dalla Concessionaria SAPAM e viene compensato dagli utili
della gestione trentennale. Va registrata una omissione nel
rapporto dell'Arbitro che non registra il contributo di 13 miliardi
della legge Capria che la Città di Torino ha ricevuto per
l'allestimento dello Stadio per le partite dei Mondiali. Solo parte di
questi 13 miliardi è stato speso per l'allestimento temporaneo dello
stadio per i Mondiali: il resto ha pagato opere permanenti. O meglio:
molte delle opere di allestimento temporaneo sono rimaste come
struttura permanente dello stadio (Sala Stampa, cablaggi tribuna
stampa etc.) aumentando il valore del manufatto e la sua ofelimita'.
Molti obbiettano che anche il denaro pagato da Roma è denaro pubblico
e quindi non è legittima la distinzione rispetto al denaro pagato
dalla Città di Torino. Vero fino a un certo punto: le tasse dei
torinesi sono fortemente determinate dalle spese della Citta'. Se quei
soldi non fossero stati spesi a Torino non sarebbero certamente stati
risparmiati in sede nazionale, ma spesi a beneficio di qualche altra
città. Lo stesso vale per i finanziamenti relativi alle opere
pubbliche e di infrastruttura realizzate in occasione dei mondiali.
Torino ha costruito e realizzato opere da lungo tempo in calendario
necessarie e di grande vantaggio per la comunità. Spesso si è
sentito dire che questa spesa non ha avuto alcuna utilità per i
singoli cittadini: anche questo non è vero. Oltre al beneficio
temporaneo per l'occupazione di manodopera e maestranze qualificate
torinesi e per le forniture di materiali e componentistica provenienti
da aziende torinesi ci sono benefici permanenti molto più importanti.
Per avere una idea del significato economico e finanziario di quegli
investimenti per le singole famiglie basta pensare agli incrementi dei
valori immobiliari nel quadrante Nord-Ovest della Città: si tratta di
migliaia di miliardi che vanno ad incrementare i patrimoni dei singoli
e quindi della comunità torinese attraverso i ritorni fiscali. La
Città ha inoltre avuto il vantaggio diretto dell'incremento di valore
delle aree di sua competenza in quel comprensorio (Mattatoio Civico):
un incremento che potrà essere riscattato quando si deciderà di
procedere allo spostamento dell'impianto (già oggi obsoleto) in una
area lontana dalla citta' più adatta alla sua funzione regionale.
Quindi, rispetto al vasto effetto finanziario ed economico creato -
infrastrutture, occupazione, benessere, incremento di valori
immobiliari, qualità urbana - valutabile nell'ordine delle migliaia
di miliardi, la spesa per lo specifico edificio dello stadio è stata
irrilevante. Queste informazioni non sono mai state riportate in
chiaro sulla stampa in omaggio al noto teorema. Dopo dieci anni sono
pochi coloro che sanno quanto sia effettivamente costato lo stadio e
quale sia stata la quota pagata con denaro dello Stato, quale quella
pagata con denaro dei contribuenti torinesi, e quale infine la quota
pagata dai privati. Nei torinesi e' stata sistematicamente e
volutamente alimentata la sensazione che la spesa per lo stadio sia
stata dell'ordine di diverse centinaia di miliardi, dominata dalla
corruzione, totalmente a carico della Città, cosa che ha contribuito
in modo determinante a creare l'insofferenza e l'indignazione che i
torinesi hanno nei confronti dello stadio: un pasticcio da
incompetenti (Recanatesi ne Il mal de la Cittade), lo stadio del
malaffare (Bettega), una costosa follia degli anni 80 (Castellani),
una vergogna (Lorenzo Mondo ne La colonna infame). Nulla
di più falso.
I torinesi continuano a pensare allo
stadio con la terminologia conseguente alla sensazione indotta dalla
stampa: faraonico, inutile dinosauro, cattedrale nel deserto ,
megagalattico, ciclopico errore, lo stadio più caro, gigantismo,
follia degli anni 80, stadio del malaffare (secondo l'opinione emblema
di Bettega, la colonna infame di Mondo, il Mal de la Cittade di
Recanatesi) etc. etc. Sarà difficile (oggi credo impossibile)
scardinare questa consolidata opinione senza la potenza dei mezzi che
l'hanno creata e imposta ed è un peccato perchè la sensazione
negativa impedisce la utilizzazione ottimale del manufatto e il suo
obbiettivo apprezzamento. Scoraggia gli investimenti ulteriori
necessari a catturare tutti i vantaggi potenziali, limita o, addiritura
uccide, la visione strategica degli amministratori. Un danno
sostanziale enorme che può essere messo nell'ampio bilancio dei danni
provocati dalla sistematica malversazione dell'informazione in Italia.
Insieme al danno sostanziale dovrebbe anche essere valutato il danno
in termini di inutile rabbia, frustrazione, infelicità provocato
dalla informazione settaria e pretestuosa. Un danno che oggi si
esprime compiutamente e drammaticamente con la ipotesi di
abbattimento. (torna
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Costo
allestimento Italia 90 13
miliardi circa pagati dal D.M. 65 (Legge Capria) per i Mondiali del
90. La Civica amministrazione li anticipo' dai suoi "oneri di
urbanizzazione" e forse per questa ragione non compaiono nei
conteggi dell'Arbitrato. La Citta' li ha poi regolarmente ricevuti
dallo Stato. (torna
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Craxi
Bettino non
si e' mai occupato se non in modo marginale dello stadio di Torino:
cercarono di coinvolgerlo le frange del PSI torinese ostili a La
Ganga, ma non si fece intrappolare. Negli ultimi mesi prima dei
mondiali il Sindaco Maria Magnani Noja gli chiese di usare la sua
autorita' (allora indiscussa nel PSI e fuori dal PSI) per convincere
Vincenzo Romagnoli a completare l'opera "nonostante" il
boicottaggio delle banche e della Fiat cosa che fece con molta
fermezza (comunicazione verbale del Comm. V. Romagnoli). Venne a
visitare lo stadio poche settimane prima del completamento dei lavori.
Durante la visita non mi rivolse la parola ed espresse apprezzamento
in modo molto contenuto e senza citarmi personalmente: era di cattivo
umore come sempre quando veniva coinvolto nelle beghe della servitu'.
Prima del pranzo (mi pare al Cambio) venne sequestrato da Elda
Tessore, Giorgio Cardetti e Marziano Marzano con i quali si apparto'
per piu' di un'ora. Gli altri fuori ad aspettare incazzatissimi. Usci'
di umore ancora piu' nero, mangio' e ritorno' a Roma senza scambiare
parola con nessun altro. Fu uno dei tanti episodi nei quali le bande
dei socialisti Torinesi si scontrarono usando lo stadio per i loro
giochi di potere settario. (torna
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Credible
threats (minacce credibili) Per
giocare allo stesso gioco della Juventus bisogna
avere la fantasia e il coraggio di proporre alternative o percorsi
credibili diversi dalla subalternita'. E perche' siano credibili
bisogna che abbiano una linea di fattibilita' plausibile. Con lo
Stadio delle Alpi a disposizione e una borsa di danaro equivalente a
quella che la Citta' ha regalato e si accinge ancora a regalare alla
Juventus cosa credete che potrebbe fare il Foot Ball Club Barracuda?
Mi piacerebbe vederla sviluppata questa idea: i leoni della Barriera
contro i fighetti multimiliardari della Crimea! Wow !! L'animo
popolare di Torino farebbe fatica a rinunciare a un sogno romantico
come questo.
Bastava denunciare
il tradimento della Juventus alla pubblica opinione: quando io secondo
Boniperti avrei dovuto proporre al CC una delibera da un miliardo per
la Juventus il mio collega Giuseppe Bracco formidabile e validissimo
Assessore all'Assistenza Educazione e Sanita' lottava con il bilancio
per non chiudere asili nido, mentre la Juventus pagava ognuno dei suoi
calciatori con cifre che avrebbero potuto pagare 20 o 30 maestre
d'asilo: potra' anche avere sapore demagogico, ma quelle erano in quel
momento le situazioni in atto. Oppure bastava solo dire "fate
pure" e mettere la Juventus di fronte alla ipotesi di giocare a
Vercelli in uno stadio da 25 mila posti, bastava affermare con rigore
che non si sarebbero dati permessi edilizi per la costruzione di altri
stadi, bastava minacciare di organizzare la resurrezione della
Pro-Vercelli. Tutte ipotesi molto piu' interessanti e congruenti con
il vero interesse della Citta' e dei torinesi e tutti "very
credible threats indeed".
Ma la sudditanza e l'ansia di servire rendono ciechi e inerti i
migliori fra gli uomini. E anche questo, come direbbe il Principe, e'
un "understatement".
(torna
all'indice)
Demolizione. Fine ottobre 2008 il sindaco Chiamparino fa approvare dalla sua maggioranza, minacciando di buttar fuori i dissenzienti, una deliberazione con la quale approva il progetto del nuovo stadio redatto dall'architetto Rolla e autorizza a procedere alla demolizione del Delle Alpi. Demolizione che sarebbe affidata alla ditta Manzoni, la stessa che a suo tempo fece i lavori di scavo per lo stadio. La città di Venaria si oppone alle strutture commerciali che la Juventus vuole collocare alla Continassa e per le quali la Città di Torino aveva approvato una variante di PRG, la stessa variante a suo tempo negata alla concessionaria SAPAM. Ricomincia il tormentone dello stadio che sembra sollecitare negli amministratori di Torino i comportamenti peggiori: asservimento alla Fiat, arroganza, disprezzo per il pubblico denaro, cecità amministrativa. Ma trattandosi di un tormentone targato FIAT Juventus la Stampa cucinerà adeguatamente la vicenda in omaggio al padrone di sempre.
Il delle Alpi che grazie alla concessione trentennale non era costato praticamente nulla ai Torinesi (il costo dell'arbitrato) verrà demolito, costosamente, e rifatto spendendo almeno 300 milioni di Euro che forse potrebberio avere più utile destinazione nell'attrezzare la città per il prossimo difficile ventennio.
Denuncia
La Stampa di
Torino, insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin
dal 1987 una campagna sistematica di aggressione nei confronti dello
Stadio. Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli
avvenimenti e degli articoli si vede come l'aggressione e la
manipolazione continua e sistematica delle informazioni de La Stampa e
della Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di
sospetto, astio e insofferenza nelle quali la simultanea posizione
ricattuale della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e
presso i decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica
Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di
"plagio" politico, e della pressione esercitata dal GPT,
viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei proventi
della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni su aree
adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie. Con
evidente indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed altrettanto
evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle risorse
della Citta' di Torino e dei torinesi. (torna
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Dondona
Bepi Assessore
all'Urbanistica e formidabile sostenitore della complessa strategia
che lo stadio aveva innescato per il quadrante Nord Ovest di Torino. I
risultati sono stati superiori alle previsioni: scoraggia
l'incapacita' di Corsico (Assessore all'Urbanistica attuale) di
perseguire a pieno la potenzialita' messa a disposizione. Si doveva
abbattere il Mattatoio e recuperare all'area il suo effettivo valore
territoriale a vantaggio della Civica Amministrazione. Si e' preferito
cedere alla lobby dei macellatori e garantire una rendita alla
categoria a spese del pubblico denaro e delle risorse del territorio
della Citta'. Il professore Corsico, teorico del marketing urbano, non
riesce a trasferire alla prassi le sue posizioni da carta patinata e
convegno accademico.
Bepi Dondona e' morto ieri
15/Dicembre 2000: Torino ha perso un suo grande valore umano.
In memoria di Bepi
Dondona.
Bepi Dondona e' stato un amico
affettuoso, ho condiviso con lui i momenti piu' difficili delle
battaglie in Consiglio Comunale e abbiamo insieme sopportato
l'aggressione della stampa bugiarda e strumentale, di una opposizione
modesta culturalmente e politicamente. Ho sempre trovato nella
amicizia di Bepi un grande conforto e la forza di proseguire. Torino
deve moltissimo a Bepi Dondona: amministratore geniale e saggio,
spirito caustico e non conforme, memoria storica vivissima della vera
cultura torinese. Un "anti-vate" in una Citta' soffocata da
"vati" conformi e utili al regime. A Bepi Assessore
all'Urbanistica vanno riconosciute intuizioni geniali sulla Citta' che
il Piano di Gregotti e Cagnardi ha poi ripreso, fra queste quella che
in particolare riguarda lo Stadio delle Alpi: fu Bepi Dondona a
intuire, nel vuoto normativo e di idee seguito agli anni tristi di
Novelli, la collocazione alla Continassa. Una collocazione che ha
dimostrato la sua genialita' e correttezza oltre ogni modesta e
incompetente critica della linea "conforme" pervicacemente e
strumentalmente alimentata dal PCI e dai suoi caudatari. La visione
critica e indipendente di Bepi Dondona nei confronti dello strapotere
della Fiat e la sua costante denuncia dell'enorme danno che questo
strapotere ha sempre comportato per Torino e per i Torinesi e' forse
il messaggio che oggi conviene tenere piu' presente per tutelare la
Citta'.
Voglio dedicare al ricordo di Bepi
Dondona le mie fatiche politico/letterarie sulla emblematica vicenda
dello Stadio delle Alpi: con grande affetto. Bepi il tuo salutare
sarcasmo e la tua intelligente ironia non saranno dimenticate. Lorenzo
Matteoli
(torna all'indice)
Epilogo
(21 giugno 2000)
Illustri Giornalisti
Torinesi!
La Giunta Comunale
ha approvato la delibera con la quale viene indetta la gara per
trovare un nuovo gestore dello Stadio delle Alpi.
La concessione della
pubblicita' e' stata gia' "regalata" alla Juventus (un dono
da circa 4 miliardi all'anno di sacrosanto denaro pubblico).
Le menti
dell'amministrazione comunale stanno studiando come regalare, sempre
alla Juventus di Agnelli, una concessione secolare su 100 mila metri
quadrati di aree comunali alla Continassa per farci, supermercato,
cinema multisala, struttura alberghiera etc. Un dono valutabile nella
zona delle centinaia di miliardi di denaro pubblico altrettanto
sacrosanto che per effetto della durata diventeranno migliaia di
miliardi.
Silenzio rigoroso
della stampa: i giornalisti di Torino offrono l'ennesimo esempio della
loro stoffa di informatori a senso unico. Tengo famiglia...
Come diceva don
Abbondio il coraggio uno mica se lo puo' dare. I piu' audaci
presenteranno la notizia come una grande e brillante soluzione allo
spinoso problema e i Torinesi, felici, si berranno la salata minestra.
Si sa gia' che la
gara verra' vinta dalla Azienda Elettrica Municipale AEM per qualcosa
meno di 3.4 miliardi che e' la cifra "imposta" dalla
Juventus.
Per valutarla si
sappia che a Milano le squadre pagano 13.5 miliardi per giocare a San
Siro: la differenza fra una amministrazione venduta e una
amministrazione.
La AEM trucchera' i
costi effettivi nelle pieghe del suo ricco e capace bilancio e i
Torinesi pagando le bollette della luce faranno il loro regalino
mensile ad Agnelli per qualche generazione a venire.
Se a causa delle
denunce, gia' apparse su Torino Sera, il sindaco si prendesse paura,
la gara verra' dichiarata deserta o non si procedera'
all'aggiudicazione e lo Stadio delle Alpi verra' gestito direttamemnte
dalla struttura Comunale: un cespite potenziale di almeno 18 miliardi
all'anno (dei Torinesi) diventera' un onere secco per i cittadini.
Su tutta
l'operazione amministrativa scatteranno decine di denunce e la
magistratura forse, finalmente, aprira' la fetentissima scatola di
vermi: ci saranno giudici a Torino!!!?
Con questo stile il
sindaco Castellani apre il valzer da quattromila miliardi di
investimenti olimpici.
Auguri! Cordiali
saluti, Lorenzo Matteoli
Facolta'
di Architettura Ho
ricevuto molti messaggi da colleghi della Facolta' di Architettura e
del Politecnico ai quali avevo inviato l'indirizzo WEB del
"dizionario". Molti di quelli che mi hanno scritto hanno
manifestato "stupore e meraviglia" nell'apprendere cose che
non avevano mai saputo, avendo solo letto La Stampa e appreso
"per sentito dire". Molti parlano del "quadro
inquietante" che emerge dal "dizionario", di una
"luce inedita" sulla vicenda, di "irragionevolezza di
Castellani" e della "ambiguita'" di Corsico.
Sorpresa, stupore,
preoccupazione sono i sentimenti che traspaiono da tutti i messaggi.
Gli amici esprimono anche indignazione e protesta. Ho ringraziato
personalmente tutti quelli che mi hanno scritto e rinnovo qui il
ringraziamento per la cortesia.
Vale la pena pero'
svolgere qualche riflessione ulteriore sulla Facolta' di Architettura,
sul suo ruolo e responsabilita' nel dibattito sui problemi della
citta'.
Trovi le riflessioni
a: la cultura
della Facolta'
(torna all'indice)
Fassino
Piero Ministro per il
commercio estero con il Governo Dalema e oggi Segretario DS. Nel 1986
Consigliere Comuale e ruspante capogruppo PCI/PdS. Mi rimprovero' lo
scarso (zero) entusiasmo con il quale mi adeguavo al modello
consociativo imperante: "Se
fossi venuto da noi prima ora non saresti in questa merda!"
mi disse con patrocinio ironico di cattivo gusto in una notte di fuoco
quando con Carpanini in Consiglio Comunale guidava l'assalto fazioso e
strumentale delle truppe cammellate. Quando visito' con me lo stadio
nel 1990 rimase sinceramente ammirato dall'opera. E dal fatto che io
fossi sopravvisuto alla vicenda amministrativa, ma durante la vicenda
stessa Fassino era completamente conforme al paradigma del PCI/PdS:
muro contro muro, franchi tiratori, imboscate, processi fittizi,
deformazione strumentale della realta', insinuazioni e insulti. Non
rinunciava mai a un tocco di volgarita' nella aggressione del Sindaco
Magnani Noja. Ho seguito alcuni suoi interventi alla camera nel suo
ruolo di Segretario DS. Non e' cambiato: "grida" con voce
forzata le sue invettive come se volesse convincere se stesso,
costruisce i suoi argomenti su assunzioni faziose e su deformazioni
della realta'. Attribuire alla controparte posizioni comodamente
sciocche per confrontarsi con tesi facili da demolire e' una tecnica
che insegnavano alle Frattocchie difficile da abbandonare anche dopo
il guado alla socialdemocrazia. Se Piero Fassino fara' carriera la
fara' grazie alla pochezza delle sue attuali controparti. (torna
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FFSS
Vedi Accessibilita'
(torna
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Fiat
Engineering Societa' del
Gruppo Fiat che venne esclusa dalla gara (Vedi Programma
Economico e Finanziario) per madornali errori nell'offerta:
probabilmente dettati da eccesso di presunzione. Tentarono di
corrompere un membro della Commissione aggiudicatrice che pero' non
voto' per il loro progetto. Tentarono ancora di fare annullare la
Delibera con la quale era stata scelta la Concessionaria mandando in
rappresentanza di Juventus FC e Torino Calcio
Chiusano e Nizzola a offrire al Sindaco Cardetti lo stadio con la
pista. La posizione delle due squadre a favore della pista uccise
definitivamente ogni mio tentativo di fare uno stadio senza pista. (torna
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Fiat
Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti (Pino Nicotri, Kaos Edizioni
1997) Alcune citazioni dall'interessante e intenso volumetto di Pino
Nicotri riguardano in modo indiretto lo Stadio delle Alpi, e
consentono qualche riflessione ex-post.
A pagina 126 "
- l'incontro [tra Cesare Annibaldi, Antonio Mosconi, e i dirigenti
comunisti veneziani Morandina e De Piccoli] era dovuto al fatto che la
Fiat voleva tentare di riciclare a Venezia, in localita' Tessera, a
ridosso dell'aeroporto, il costoso progetto di nuovo stadio torinese
trombato in casa dalla concorrente Acqua Marcia. "Ricordo che
l'allora presidente della Juventus Boniperti" per tentare di
risolvere il problema, "aveva raggiunto un accordo con il
presidente del Venezia Calcio, che se non erro era in serie C, di
un'assistenza tecnica per fare in modo di portare il Venezia al piu'
presto a livelli competitivi - "
A pagina 133 "
- Tema dell'abboccamento [Mosconi, Montevecchi, Salvagno, Covolo] il
megaprogetto del nuovo stadio veneziano, che l'amministrazione
comunale intendeva affidare con trattativa privata alla Fiat
desiderosa di riciclare il megaprogetto torinese " -- " In
un altra intercettazione piu' fortunata, i carabinieri riuscirono a
registrare i dialoghi fra Montevecchi e vari manager, tutti
soddisfatti degli ultimi sviluppi della questione stadio: lo avrebbe
costruito la Fiat, pero' le varie azien de locali avrebbero
ristrutturato una dozzina di impianti sportivi gia' esistenti" --
" Alla fine dell'Expo e quindi anche dello stadio e del metro'
sublagunare non se ne fece niente. La Fiat dovette accontentarsi della
ristrutturazione dello stadio gia' esistente, il vecchissimo Penzo, i
cui costi pero' lievitarono vistosamente assieme alle polemiche."
Il libro di Nicotri dovrebbe aprire
gli occhi ai Torinesi sul vero ruolo della Fiat nella vita della loro
citta': quello era l'ambiente nel quale lo Stadio delle Alpi venne
realizzato contro tutti i tentativi di disturbo e le forzature messe
in atto dalla grande centrale corruttiva torinese della Fiat.
Immaginiamo cosa sarebbe successo se, per un tragico errore, la
commissione aggiudicatrice avesse scelto il progetto Fiat Engineering:
nessuna forza avrebbe potuto resistere al successivo saccheggio da
parte delle truppe cammellate agli ordini di Romiti & C. Proprio
come adesso sta succedendo: solo che il sindaco Castellani non imposta
nemmeno un blando tentativo di resistenza. Anzi appare felice di
cedere su tutta la linea. Letta oggi e' incredibile la supponenza di
Romiti che fa scrivere, nella sua biografia "dettata", che
ordino' ai suoi di ritirarsi dall'affare stadio appena ebbe la
sensazione che ci fossero di mezzo "mazzette". Vero che la
biografia veniva dettata dal Romiti "prima
maniera" non da quello "dopo
la svolta di Milano".
Alla luce di queste informazioni
compiutamente disponibili a solo partire dal 1993/94 la vicenda dello
Stadio delle Alpi acquista una ulteriore, importante, valenza: con lo
Stadio delle Alpi per la prima volta a Torino viene sconfitta la
potente macchina corruttrice della Fiat e la Citta' viene tutelata
dagli amministratori contro il sistematico, impunito, saccheggio della
Azienda e contro la collusione della stampa locale.
Il libro di Nicotri getta anche una
luce sui veri motivi del settarismo e della acredine dei media
torinesi nei confronti della vicenda e degli uomini che l'hanno
condotta: chi sgarra deve essere punito. E' una regola precisa e nota
alla professione "torinese" che la applica, ancora oggi dopo
dodici anni, con ansiosa diligenza. Way
beyond the line of duty.
Interessante anche notare i
sinergismi di Boniperti che concorda con il Venezia Calcio una azione
per riqualificare la squadra in vista dell'affare stadio: in seguito
l'uso strumentale della Juventus per fare business venne notevolmente
incrementato fino alla attuale apoteosi dove Giraudo/Fiat praticamente
detta a un Castellani totalmente annichilito le condizioni
multicentimiliardarie dello "scippo della Continassa".
Dalla introduzione
del libro di Nicotri "Fiat
Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti"
(Edizioni Kaos Milano 1997):
"Delude
profondamente constatare che la Fiat, cioe' la realta' industriale che
in quasi un secolo di vita piu' ha dato al Paese (e che dal Paese piu'
ha preso), la massima azienda Italiana, il Grande Gruppo che davvero
avrebbe potuto e dovuto aiutare l'Italia a divenire
"europea", in realta' si e' sempre fatta i fatti suoi:
incassando i profitti e addebitando allo Stato e all'intera societa' i
deficit. Nei fatti, ha pensato essenzialmente a se stessa, e piu' con
la peggiore grettezza torinese che con la migliore grandeur parigina.
Palazzo Grassi, la Fondazione Agnelli, il "recupero" del
Lingotto, il panem et circenses juventino, e l'Italia e' servita:
tutto qui."
Un trattamento
troppo generoso quello di Nicotri: non si tratta solo di egoismo e di
grettezza della Fiat, ma qualcosa di piu' serio e grave. La Fiat con
l'uso strumentale della stampa, con la collusione della professione
giornalistica di servizio, con i comportamenti strategicamente
arroganti delle societa' e dei soggetti che controlla, crea
forzosamente le situazioni che le consentono enormi speculazioni a
danno della Civica Amministrazione, dei cittadini e della Societa'
Nazionale tutta. La Fiat non dialoga: impone. Si compra la
concorrenza, e quella che non puo' comperare distrugge, per operare in
regime di forzato esclusivo monopolio imponendo i suoi prezzi, i suoi
modi, i suoi uomini, le sue speculazioni e le sue rapine. La Fiat ha
di fatto espropriato da sempre i torinesi dell' ambiente, del
patrimonio e dei diritti, trattando i rappresentanti della Citta' come
burattini servili. La democrazia diventa una barzelletta e i guadagni
del Gruppo vengono realizzati con enorme danno per la civica
Amministrazione e per i torinesi. In effetti non si tratta di
profitti, ne' di leciti guadagni, ma si tratta di arricchimento
indebito e locupletazione.
Torino e' diventata,
sotto il prepotere dell'Azienda una citta' povera, culturalmente di
secondo ordine, e i torinesi dei soggetti a sovranita' limitata. Il
danno che lo stilefiat
ha comportato, da sempre, per Torino e' enorme in termini di denaro e,
sul piano etico e culturale, di portata storica. Un danno che
richiedera' diverse generazioni per venire sanato. Una ipotesi che
allo stato attuale non si pone perche' richiede, come condizione
iniziale e ineludibile, l'eliminazione della sua causa originale. (LM)
(torna
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Fifa
Federation Internationale des Football Associations: grandi rapinatori
internazionali.
Franchi
Tiratori Vedi alla voce
Carpanini Domenico PCI che ne era l'organizzatore. (torna
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Galasso
Andrea Assessore al Legale
al tempo della delibera per la Concessione e per tutta la vicenda
Stadio, poi Assessore all'Urbanistica. Leale e onesto combattente
delle battaglie consiliari, vittima con me di aggressioni settarie di
Carpanini et al. in Consiglio Comunale e amministratore geniale: fu
lui a pensare il meccanismo amministrativo della Concessione
di Costruzione e Gestione che consenti' alla Citta' di realizzare
lo stadio senza oneri per i cittadini torinesi. Il punto di vista
attuale di Andrea Galasso sulla vicenda potete leggerlo in una lettera
integralmente da Tuttosport ieri. Nell'intervista a La Repubblica
del 7/12/99 Andrea Galasso e' ancora piu' esplicito evocando la
plausibilita' di un interesse della Procura della Repubblica alla
vicenda. (torna
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Gara
Prima di procedere al bando della gara per la ricerca di una
Concessionaria interessata, la Città di Torino aveva sentito se le
squadre fossero interessate all'ipotesi. Al tempo della proposta non
si prevedevano finanziamenti dello Stato, ma la Civica Amministrazione
era disposta a investire per la costruzione di un nuovo stadio una
cifra corrispondente all'ipotetico costo della ristrutturazione del
Vecchio Comunale: 30 miliardi. Non una lira di più aveva assicurato
il Sindaco Cardetti in Consiglio Comunale. Le squadre e i relativi
sponsors avevano declinato la proposta sapendo bene che se la Città
avesse costruito uno stadio nuovo questo sarebbe stato comunque il
"loro" stadio. Perchè dunque assumersi la responsabilità,
le grane, la fatica di intraprendere...? L'opinione
"qualificata" torinese era che la Civica Amministrazione non
avrebbe trovato nessuno disposto a costruire lo stadio con la formula
30 miliardi più la gestione trentennale. Pochi erano a conoscenza del
valore della pubblicità e, senza questo dato, i conti non tornavano.
Bastava aspettare, divertirsi a vedere la ridicola figura
dell'assessore di fronte a una gara deserta e quindi prendere la Città
per la gola quando il tempo disponibile non avesse concesso altra
scelta se non l'abbuffata della licitazione privata: una procedura che
le bande dei costruttori torinesi governavano, da sempre, alla grande.
Le imprese e gli sponsors torinesi diventarono più nervosi quando
nell'ambiente si cominciarono a fare i conti giusti e quando Bastino
si diede da fare per trovare una impresa disponibile a partecipare con
lui. La gara era oramai indetta e quindi bisognava correre. All'inizio
ci fu un disperato arrembaggio per agguantare Bastino come socio e
Bastino, di fronte all'assedio, diventava sempre meno disponibile
aumentando le sue pretese. Di colpo, per qualche incomprensibile
motivo sembrò che nessuno fosse più interessato a Bastino tanto che
questo riuscì a malapena a firmare un accordo con l'impresa non
torinese. Alla scadenza vennero presentate ben otto offerte e la
Commissione nominata dal Consiglio si mise al lavoro presieduta dal
Vicesindaco ing. Aldo Ravaioli. Durante i lavori, che si svolsero per
diversi mesi, negli ambienti dei costruttori torinesi veniva fatta
girare la voce che la gara avrebbe dovuto essere annullata per
presunte "irregolarità". La Commissione esaminò le
proposte, le selezionò, si fece fare analisi critiche dai tecnici
degli uffici comunali (ragioneria e ufficio dell'ingegnere capo).
Stabilì una serie di parametri di valutazione per i diversi aspetti
dell'offerta e sulla base della somma dei valori attribuiti da ogni
commissario ad ogni parametro venne stabilita una graduatoria. La
Commissione aveva però deciso che oltre alla graduatoria quantificata
la scelta sarebbe stata fatta mediante votazione da parte dei singoli
membri. La SAPAM era risultata prima della
graduatoria seguita da Fiat e da Recchi. Nel voto finale la SAPAM
vinse con la maggioranza di un voto dopo ben tredici votazioni. La
vittoria per mezzo di una votazione a maggioranza fu ritenuta in
qualche modo indegna e sicuro segno di manipolazione: nessun giornale
ha mai riportato il dato sostanziale e cioè che nella classificazione
parametrica la SAPAM era al primo posto. Scegliere
mediante votazione una Concessionaria diversa dalla prima classificata
nella valutazione parametrica avrebbe messo la Commissione in enorme
difficolta': nessuno sembrava preoccuparsi di questo dettaglio. Questo
aspetto della vicenda amministrativa è sempre stato ingiustamente
punito dall'informazione torinese e illustrato in modo parziale: il
verbale della commissione giudicatrice nel quale sono riportate le
motivazioni della scelta e le critiche ai diversi progetti è stato
ignorato perchè conteneva elementi umilianti per la Fiat Engineering
e gli altri imprenditori torinesi. Quasi tutte le offerte avevano
elementi irrecuperabili di autocondanna. In particolare,
clamorosamente, tutte le offerte delle imprese torinesi. Alcune
carenze erano talmente grossolane da indurre la sensazione che fossero
state volute. La Fiat Engineering chiedeva il risarcimento da parte
della Civica Amministrazione qualora la gestione dello stadio si fosse
rivelata passiva e non inviava il programma economico finanziario che
era specificamente richiesto dal bando , Recchi escludeva dall'offerta
parti importanti del manufatto, il Consorzio Costruttori torinesi
proponeva il finanziamento mediante la vendita di biglietti riservati
(facendo quindi pagare quota parte dello stadio alle squadre). Franco
Borini (vedi alla vocde Borini Marco) correggeva una quotazione di
offerta inaccettabile con una lettera alla Città inviata dopo i
termini di scadenza e dopo l'apertura delle buste dei concorrenti.
L'impresa di Perugia si rifiutò di inviare la fidejussione
finanziaria richiesta. Il bando di gara aveva, per parte sua, un grave
difetto: non dichiarava esplicitamente che la gara sarebbe stata
valida anche in presenza di una sola offerta. Se ci fosse stata, come
sola offerta valida, quella dell'Acqua Marcia la gara
avrebbe dovuto essere considerata deserta. Se la gara fosse andata
deserta la Città avrebbe dovuto procedere a nuove deliberazioni e
data la ristrettezza dei tempi avrebbe dovuto aggiudicare il contratto
per mezzo di una gara a licitazione privata: notoriamente una festa
per il sistema interconnesso delle imprese torinesi in quegli anni. La
Civica Amministrazione venne salvata dalla presenza di una offerta
valida (oltre quella della SAPAM) proveniente da un costruttore non
torinese (Bocci di Teramo). Bocci proponeva uno stadio che sarebbe
costato molto meno di quello della SAPAM (35 miliardi) ma non aveva
struttura gestionale credibile. (torna
all'indice)
Giornalisti
Il rapporto con la "stampa" è stato il più difficile:
assaggiare il "quinto potere" e verificarne l'infernale
perversa capacità, osservare da vicino la stupidità crudele,
l'arroganza, la superficialità ciabattona, la disponibilità servile
associata alla presunzione, è prova amarissima. Difendere la libertà
di stampa, a tutela di questa abiezione professionale, è un dovere da
compiere 'nonostante tutto' e proprio per questo con maggiore
consapevolezza. Denunciare una situazione pericolosa per la democrazia
e per la libertà della nostra società è un impegno da assumere con
coraggio dalla sinistra vera. Inizio la raccolta con la mia lettera a
Recanatesi giornalista de 'la Repubblica' che il direttore della
sezione torinese, Salvatore Tropea, non ha voluto pubblicare: non so
se per timore di Recanatesi, notoriamente amico di
"Eugenio", o per altro motivo. Recanatesi scrive menzogne,
parla di cose che non conosce, non ha letto le deliberazioni della
Giunta e i documenti originali non sa nemmeno cosa siano: però
insulta, offende, pontifica goffamente dettando in modo errato le cose
da farsi. Dopo questo articolo amici, colleghi, compagni mi hanno
guardato con tristezza, imbarazzo, riserva. Gli avversari con
disprezzo. I miei figli con incredula costernazione. E questa e' stata
la cosa peggiore. Seguono Suttora e Pia Luisa Bianco che assumono il
testo di Recanatesi come una testimonianza di verità indiscutibile e
proseguono l'esercizio di arroganza e presunzione, senza curarsi di
verificare le fonti, conoscere e documentare i fatti. Tutti e due
facendosi strumentalizzare, utili idioti, dalle logiche
della giungla torinese. Ci si può chiedere se gli articoli di
questi giornalisti siano stati scritti su commissione
o se siano invece il prodotto di scadente costume professionale: non
so quale delle due cose sia peggio. Una comunque non esclude l'altra.
Bairati fu un triste esempio di intellettuale moralista e ignorante:
non sfugge alla tentazione di marcare, senza la minima conoscenza di
fatti e cose, la "vergogna della Continassa" e si avventura
incautamente in cose che non sa e che conosce solo per aver letto i
precedenti ciabattoni della sua stessa scuola giornalistica. Sente però
il dovere di confermare la sua convinzione, che lui stesso,
scrivendomi personalmente, ammette non essere documentata: non
conosce, ammette di non sapere, ma conferma le sue convinzioni.
Stupido o disonesto? Il guaio è che questi, ancorche' meschinelli,
sono letti da centinaia di migliaia di persone che non hanno alcuno
strumento per verificare, documentare, conoscere, e che sulla base dei
loro scritti si formeranno opinioni, convinzioni, idee. A fronte di
questo massacro della verita' l'assessore dispone solo di una
xerocopiatrice e l'art. 8 della legge 42, regolare barzelleta di tutti
i corpi redazionali. Ti sfidano alla querela con arroganza, sapendo
bene che la diffamazione a mezzo stampa è un reato coperto da ampie
garanzie per chi lo commette: una querela vale decine se non centinaia
di milioni in pubblicità per il giornale, costa milioni e sofferenze
crudeli al diffamato e, alla fine, trionfa il diffamatore che deve
solo dimostrare la "plausibilità" delle sue affermazioni.
Ecco dunque quello che, senza nessuna esitazione, va denunciato come 'fascismo
dell'informazione': un piccolo gruppo, senza deleghe, senza
verifica elettiva, senza abilitazione professionale credibile, si
permette di "de-formare" l'opinione pubblica manipolando
l'informazione, tacendo o deformando i dati, tacendo le cose non
"conformi" e inventando tranquillamente quanto fa comodo per
dimostrare il "teorema" o il compito. Una
vera incivile violenza terroristica. La pubblica opinione manipolata,
contorta, avvelenata, eleggerà poi i suoi rappresentanti nella
macchina del governo:.. il
vero e invincibile Mal de la Cittade.
A questo punto una riflessione si
impone: non e' obbiettivo,
ne' corretto bollare una intera categoria senza distinzioni e senza
eccezioni. Mentre non ci puo' essere alcuna comprensione per
l'abiezione dei Pulitzer della falsificazione strumentale e servile,
ne' per l'arroganza della superficialita' e penso a Mondo, Recanatesi,
Cannavo', Suttora, Bianco P.L., ci deve essere un atteggiamento
completamente diverso per i ranghi "minori" del corpo
redazionale e per i giovani. I giovani (e non tanto giovani) soffocati
dalle veline, esplicite o implicite, dei "capi", costretti
alla camicia di forza imposta dalla linea padronale, fanno quello che
possono. E sono anche da ammirare quando vedono, dal fango della loro
trincea, la smagliante carriera e gli incarichi di prestigio che
sistematicamente premiano le livree e l'arroganza dei "torinesi".
E penso a nomi come Borghesan, Paviolo, Tropeano, Ravezzani e tutti
gli altri che quando scrivono obbiettivamente cose giuste e vere, non
vengono pubblicati, o se vengono pubblicati vengono traditi da un
"titolo" imposto dal "capo" che stravolge il
contenuto dell'articolo. Esempio sublime fu la
titolazione de La Repubblica in occasione dello scandalo del Centro
commercialeLe Gru di Grugliasco: Grugliasco Crocevia di Tangenti, era
il titolo, ma su mezza pagina, a fianco del titolo, c'era la mia
fotografia con Maria Magnani Noja e lo Stadio delle Alpi che con
Grugliasco non c'entravano proprio nulla. Andando a leggere l'articolo
si scopriva che ci si era finalmente resi conto di alcune delle
ragioni per le quali il nuovo stadio non era stato collocato a
Grugliasco, come invece suggeriva il PCI di allora. La associazione
insultante e diffamante del titolo e delle foto era inequivocabile e
smaccata: Matteoli, Magnani Noja, stadio, tangenti. Come si definisce
questa operazione giornalistica? Ma chi e' il responsabile? Non certo
chi ha scritto l'articolo giusto e corretto. Ma chi stabilisce i
titoli? Nessuna risposta alla mia lettera di protesta. Forse Salvatore
Tropea ne sa qualcosa. (torna
all'indice)
Giro
di Boa! La Repubblica del 7
Dicembre inaugura una nuova linea! con articoli di Marco Travaglio,
Vera Schiavazzi, intervista a Carpanini e ad Andrea
Galasso si denuncia la arroganza e la protervia della Juventus, si
denunciano le bugie sistematiche finalizzate allo scippo della
Continassa, si ricordano le responsabilita' di Carraro,
Chiusano e Nizzola per la pista.
Si ricordano le battute entusiastiche sul delle Alpi del principe
"prima maniera". Si denunciano i pasticci e le bugie
(strategiche e finalizzate all'esproprio) della Stampa sui costi di
manutenzione, si cita il conteggio sulla spesa di 536 miliardi per
risparmiarne 18. Era ora! (torna
all'indice)
Giraudo
Antonio Amministratore
Delegato della Juventus FC Il principale responsabile della
"caduta" di gusto e di buon senso della squadra
"idolo" torinese. Convinto "celodurista",
infatuato dall'etica Romitiana del profitto e del guadagno a tutti i
costi, sotto la pressione competitiva di dimostrare all'ambiente Fiat
le sue capacita' manageriali e le sue doti di amministratore
aggressivo, ha strafatto, scatenando una campagna per lo scippo della
Continassa con il supporto della Stampa d'ordine, utilizzando [o
implicitamente suggerendo] senza scrupoli le battute irresponsabili
del sindaco e le dichiarazioni dello stesso Principe. Il colpo da
oltre 1000 miliardi di valori immobiliari, patrimoniali e di
concessioni era quasi in porto e le ultime intese erano state
raggiunte, alla fatidica data dell'8 settembre 99,
in un incontro praticamente privato con il sindaco Castellani, tramite
i buoni uffici dell'Assessore Corsico che aveva predisposto i
necessari preliminari dell'importante protocollo. (la riduzione da 100
mila a 65 mila metri quadrati e' stata una piccola sconfitta, ma i 100
mila erano stati chiesti in previsione di uno "sconto").
Giraudo ha fatto i conti senza
l'orso e senza l'oste e senza la matita, ma non e' questo il suo
errore piu' grave.
Una squadra di calcio come la
Juventus non e' una macchina utensile e nemmeno uno stabilimento
industriale o una banca. Il suo valore non e' solo legato alle
proprieta' immobiliari, alla classifica della serie A e ai polpacci
dei terzini e delle ali passanti: c'e' un legame dominante
nell'equazione ed e' il legame affettivo con la Citta' e i tifosi. Un
legame "culturale" si sarebbe detto una volta. La Juve e'
forte perche' dietro ha Torino e la sua storia con Torino. I tifosi
della Juve vogliono una squadra vincente, ma vogliono anche una
squadra pulita, civile e rispettosa dei rapporti con la Citta'-madre e
cioe' con loro stessi. Una squadra business,"mercenaria",
arraffona e avida, che specula con arroganza e si appropria senza
scrupoli dei patrimoni della collettivita', perderebbe rapidamente il
supporto dei fans e con questo la spinta carismatica che la fa
vincere, o che la fa perdere con dignita' sportiva. Una squadra che
offende sindaco e amministratori, che usa la Citta' e la sua debolezza
per arricchirsi alle spalle dei Cittadini, dopo pochi mesi
disgusterebbe la sua base di supporto/affetto. Invece del formidabile,
scatenante rombo JU.VE'-JU.VE'-JU.VE', ci sarebbe un imbarazzato
silenzio, mormorii e, al primo errore, una bordata inarrestabile di
fischiate e insulti. Fine della gloria. E' breve il passo
dall'entusiasmo al rifiuto e al disprezzo per i tifosi e nulla e' piu'
efficace del "tradimento" per indurlo.
Basta leggere la delusione di Andrea
Galasso e la rabbia di Carpanini, controllatissimi prototifosi
Juventini, per capire cosa succedera' fra qualche mese alla grande
massa di tutti i tifosi Juventini. Oggi possono ancora sbeffeggiare il
sindaco dalle curve del Delle Alpi, ma per poco tempo ancora.
Giraudo ha visto la efficacia della
sua aggressione moltiplicata dalla dabbenaggine del Sindaco e dalla
troppo facile disponibilita' dell'assessore all'urbanistica Corsico e
ha perso qualunque ritegno: trascinato dal successo e' andato in
terreni pericolosi facendo pubblicare informazioni false, tendenziose
e allarmistiche. Seriamente aggravate dallo scopo di lucro (cfr
articoli sui costi della ri-tesatura e sulla sicurezza delle strutture
al Delle Alpi su La Stampa). Ha chiesto con ingordigia mentre era
forte debitore, alla fine la corda si e' rotta. Vecchi e solidi
proverbi italiani avrebbero dovuto assistere Giraudo nella sua
galoppata senza senso: chi troppo vuole nulla stringe.
Un bravo manager controlla i numeri,
ma il vero leader insieme ai numeri controlla gli affetti e sa che con
i soli numeri non si vince. Una nozione totalmente estranea
all'ambiente Fiat abituato da sempre a sciagattare gli
amministratori/servi e a distruggere, con lo strapotere dei suoi
giornali e dei giornalisti d'ordine, qualunque obbiettiva e giusta
resistenza ai suoi "ukase".
Con il prossimo clamoroso
"buco" di Borgaro ad Antonio Giraudo non restera' che una
scelta: dimettersi. Ma il Principe generoso, ma drastico, lo salvera'
promuovendolo alla direzione generale di qualche filiale Fiat in
Namibia. Un clima favoloso a Nkarapamwe! Giraudo Antonio e' stato
imposto alla Juventus da Umberto dopo una avventurosa fine del suo
rapporto con l'IPI: una tara di origine che ne potrebbe marcare la
fine. (torna
all'indice)
Giunta
e Sindaco Riporto in questa
voce alcune note e pro omemoria da me presentati (ufficialmente e con
regolare protocollo) alla Giunta di Torino e al Sindaco. Risulta bene
da questi atti la mia posizione di Assessore che cercava da una parte
di garantire il completamento dell'opera e dall'altra di tutelare la
Citta'. Ero logorato dalla aggressione personale e sistematica della
stampa e non godevo della fiducia di molti membri della giunta, la
Concessionaria mi identificava con la perversione e con l'arroganza
burocratica. Si nota la differenza fra la mia posizione 1989 (la prima
nota in occasione della crisi Schlesinger) e la mia posizione 1990
della seconda nota. Superata la crisi Schlesinger si erano chiariti
molti punti e potevo impostare una posizione assai piu' sicura. Ma se
non fossi stato negoziale nell'89 forse lo stadio non si sarebbe
completato. In una mia nota alla Giunta in occasione della crisi del
1' Aprile 1989 cercavo di individuare una soluzione fra la aggressione
della Concessionaria, oramai messa alle corde dal blocco creditizio
imposto dalle banche timorose dei "poteri forti" e la
sordita' della Giunta terrorizzata da una vertenza che aveva sulla
stampa una continua eco negativa che impediva una qualunque
ragionevole gestione dei rapporti con la Concessionaria stessa. Io
cercavo una linea di mediazione, ma le due posizioni erano troppo
lontane e la Concessionaria probabilmente cercava la rottura. Come
dimostro' la successiva impennata delle sue richieste da 30 a 90
miliardi. Era il momento piu' cupo della vicenda.
Questo promemoria chiaramente interlocutorio,
con l'appendice propositiva finale, che apriva una ipotesi di dicussione
su 30 miliardi circa di delta costi mi valse lo sputtanamento completo
sulla stampa torinese: la caratteristica interlocutoria sfuggiva
completamente alla loro lettura. Secondo il paradigma imposto dal
Teorema
del PCI e fatto proprio
dai giornalisti di regime, io ero chiaramente al soldo della Concessionaria.
In realta' la mia posizione interlocutoria e propositiva consenti'
alla Concessionaria di negoziare un finanziamento di 40 miliardi
a Londra e con quei soldi si fini' lo Stadio. La soluzione dello
scontro venne poi con la linea di fermezza suggerita dalla mia amica
noto e quotato avvocato di Milano: Schlesinger non aveva "titoli"
per le sue richieste e tutto venne rinviato all'arbitrato finale.
Il cantiere non venne mai fermato. (vedi Arbitrato) Nella mia nota
alla Giunta 15 mesi dopo. La crisi Schlesinger e' stata superata,
la posizione della Concessionaria si e' notevolmente indebolita
e le sue rivendicazioni appaiono ora in tutta la loro strumentalita',
lo stadio e' consegnato, i Mondiali sono finiti e si deve impostare
l'Arbitrato: questo e' il mio documento alla Giunta e al Sindaco
che riassume tutta la vicenda e che imposta la posizione della Citta'
per le successive fasi arbitrali (il documento e' a disposizione
di chi lo richiede) .
Avevo buone informazioni sul costo
effettivo dello stadio: la perizia arbitrale lo confermo' con buona
approssimazione (126 miliardi). L'ultimo paragrafo del mio promemoria
era a dir poco "profetico". La posizione della Citta'
all'inizio dell'arbitrato era forte, avevamo un cavallo vincente che,
infatti, vinse. (torna
all'indice)
Grosso
(consigliere PCI) Consigliere
del PCI/PdS che si distinse per particolare maramalderia nel processo
di chiara marca fascista che mi venne fatto la notte dal 3 al 4
Aprile 1989: senza conoscere i delicati aspetti della vicenda, assumendo
come dogma il dettato di Novelli sulla pubblicita' allo Stadio,
mi diede platealmente del deficiente o, in alternativa, del ladro.
Le argomentazioni volgari, la superficialita' e le falsificazioni
del consigliere Grosso vennero apprezzate da Vittorio Chiusano di
Caissotto. Mario Federico Grosso dopo dodici anni continua a sostenere
"il teorema del PCI" citando
cifre sbagliate, dati errati (si riferisce ancora a un concorso
appalto perche' non e' ancora riuscito a capire che si trattava
di concessione di progettazione costruzione e gestione), insinuando
corruzione e tangenti e accusandomi esplicitamente adducendo come
"prova" della mia colpevolezza il fatto che "sono
andato in Australia". Grosso ignora
che vengo regolarmente a Torino due o tre volte all'anno, faccio
lezioni al Politecnico, organizzo convegni in piena pubblicita'.
La posizione di Grosso e' analoga se
non identica a quella di Boffano, e valgono
quindi le considerazioni svolte per quella occasione mutatis mutandis.
Grosso si vanta di avere fatto diversi esposti alla Procura della
Repubblica sulla vicenda dello Stadio, ma si dimentica di dire che i
suoi esposti sono stati tutti sistematicamente archiviati, dopo
approfondita indagine, quando nei confronti di assessori socialisti
non c'erano certamente sentimenti di affetto nelle Procure italiane e
men che meno in quella di Torino. Archiviazioni che avrebbero dovuto
insegnare qualcosa al Grosso: o accetta la banale conclusione che i
suoi esposti non erano sostanziati (trattavasi di palle in altre
parole), oppure deve fare altri esposti nei confronti dei magistrati
che lui, per ovvia logica esclusione, ritiene conniventi con me.
Se non procede in questo senso gli
resta una sola cosa da fare: prendere atto e tacere. Sarebbe piu'
onesto se si scusasse e congratulasse con me, ma questo sarebbe il
comportamento di una persona civile e di intelligenza normale. Grosso
e gli altri compagni come lui sono la valida ragione per la quale e'
legittimo e doveroso sospettare della socialdemocraticita' dei
diessini: arroganti sono stati da sempre e arroganti saranno sempre. (torna
all'indice)
Gruppo
di Potere torinese Si
tratta della implicita, ma sistematica, collaborazione delle imprese
torinesi, della Fiat, della Stampa e della Repubblica, degli Istituti
Finanziarii e delle grandi banche finalizzata alla
protezione/acquisizione monopolisitca del mercato torinese delle opere
pubbliche e in genere dei grandi investimenti commerciali e
industriali. Il GPT opera anche per "istruire" condizioni di
profitto e lucro privilegiate per gli aderenti. Gli organi di
informazione, e i loro "vati", predispongono i sentimenti
dell'opinione pubblica (indignazione, preoccupazione, scandalo,
esecrazione, gioia, entusiasmo, plauso) necessari ad allontanare gli
intrusi e a premiare i "buoni". Il potere politico e
amministrativo interpreta poi correttamente i sentimenti della
popolazione e opera conseguentemente. Il GPT opera senza regole
scritte e senza struttura esplicita: per spirito di corpo, per
rispetto della "Torinesita'", per la tutela degli interessi
di Torino come interpretati e rappresentati dalla informale
ectoplasmatica entita'. Questa idea potrebbe anche essere una sindrome
paranoica di qualcuno "escluso" dal GPT, ma basta verificare
statisticamente negli ultimi 50 anni quante imprese non torinesi sono
riuscite ad operare nel "territorio" del GPT. e quale fine
hanno fatto quelle che ci hanno provato. I due esempi piu'
significativi e recenti sono il Palazzo di Giustizia e lo Stadio delle
Alpi: il Palazzo di Giustizia (Recchi) ha una buona immagine sulla
stampa e nonostante le incredibili vicende della gestione del
contratto (tempi, costi, varianti) non c'e' stata la mobilitazione
negativa delle penne organiche. Tutto diverso per lo stadio: nevvero?
La linea operativa del GPT e' pervasiva e si basa su correlazioni
antropologiche, non e' necessario "chiedere": il giornalista
"omologo" capisce subito e quelli veramente
"bravi" anticipano addirittura la necessita' e colpiscono
con durezza spietata e preventiva. In un virtuale fantastico librone
inesistente si accumulano i punti di merito in base ai quali verranno
poi promossi. Volendo altre storie illustrative del funzionamento del
GPT basta scorrere la cronaca oramai cinquantennale della
"metropolitana", nella dimensione "micro"
l'aneddoto dei preconfezionatori di cls torinesi sconfitti da Rambo
(vedi alla voce Rolando Renato), la decisione
dell'Impresa Recchi di ritirare l'offerta fatta alla SAPAM per la
costruzione dello stadio per timore di ritorsioni da parte della
"piazza" torinese. Giovanni Porcellana ricordera' certamente
la gara per la messa a norma degli edifici comunali e la strutturata
"diserzione" a scacchiera della medesima da parte delle
imprese torinesi. Il GPT guadagna potere e denaro e Torino si
inaridisce imprenditorialmente e culturalmente. I due esempi piu'
sublimi di adesione "organica" al GPT sono stati quelli di
Recanatesi (con il suo ignobile articolo Il Mal de La Cittade) e
quello di Lorenzo Mondo (La Colonna Infame) pubblicato in seguito alla
dichiarazione del Sindaco Castellani che lo stadio
era da abbattere: il compito era per Recanatesi punire la violazione
territoriale e per Mondo istruire le condizioni per il grande bottino
immobiliare e territoriale alla Continassa.. (torna
all'indice)
Hutter
Sergio architetto
in Torino. Capo del gruppo che progetto' lo Stadio delle Alpi. Sergio
Hutter ha molto sofferto per le calunnie e le bugie con le quali il
suo progetto e' sempre stato aggredito dalla stampa torinese. In
particolare soffriva per la bugia relativa alla visibilita'. Lo stadio
di Torino risulta quello fra gli stadi Italiani di paragonabile
dimensione con la minima distanza media fra spettatori (tutti gli
spettatori non solo quelli ricchi delle tribune centrali) e centro
campo. 182 metri: meno dei 200 metri di San Siro che viene sempre
citato come esempio.
La distanza (media) dal centrocampo
degli spettatori nelle curve del delle Alpi e' inferiore a quella
degli spettatori del vecchio Comunale: misurare per credere.
Mi dispiace che Sergio Hutter sia
morto prima di vedere vendicata questa ingiustizia. Il problema della
visibilita' viene sempre semplificato con la banalita' della pista. E'
invece un problema geometrico molto piu' complesso che dipende da
molteplici fattori: per esempio la curvatura delle tribune lungo i
lati lunghi del campo e' un dato significativo come l'esistenza di tre
anelli che possono essere assai meno ripidi proprio perche' c'e' la
pista.
Ma non si puo' pretendere che il
giornalismo strumentale e al servizio dei poteri forti agguanti queste
importanti sottigliezze: se c'e' la pista nobbuono,
se non c'e' la pista bbuono. Mi
ricorda molto il coretto delle pecore nel fienile dall Fattoria di
George Orwell.
Alla mia prima conferenza stampa di
Assessore parlai di "panottica" (la curva geometrica che
impone lo specifico profilo ottimale delle gradinate di teatri, stadi,
cinematografi e arene) e un giornalista mi chiese cosa significava il
termine. Espressi stupore per la ignoranza da parte di un
professionista specializzato su un termine tecnico cosi' importante
per il settore: non mi guadagnai molta simpatia. (divenni per la
categoria al piciu d'la
panottica)
Panottica viene dalla radice greca
"pan" (tutto) e dal participio del verbo greco
"oraomai" (vedere), ma non tutti i giornalisti sportivi
hanno fatto il classico ed e' vero che un esperto di strategie del
calcio non deve necessariamente sapere cos'e' la panottica. Aveva
ragione quel giornalista e io fui arrogante. (torna
all'indice)
Italia
'90 Grande rapina della FIFA
gestita da CONI e COL con la copertura e del Ministero del Turismo e
spettacolo.
Istituto
Bancario San Paolo Istituto
Bancario torinese che ha rilevato la Concessione trentennale di
gestione dello Stadio dai Fratelli Caltagirone (che la avevano
rilevata dalla Acqua Marcia) e la ha
"girata" alla Citta' di Torino tramite la societa' ad-hoc Sogealpi
(torna
all'indice)
Juventus
FC Il17 Febbraio 1992 il
Presidente della Juventus FC Gianpiero Boniperti scriveva al Sindaco
di Torino, Giovanna Cattaneo una lettera nella quale chiedeva
contributi finanziarii dalla Civica Amministrazione per
"continuare a giocare a Torino". Rispondevo come Assessore
allo Sport con la lettera che di seguito riporto e che veniva
integralmente pubblicata da La Repubblica. La Juventus rinunciava alle
sue pretese. Lo stesso aut-aut e' stato posto al Sindaco Castellani
e alla sua Giunta nel 1997: Castellani ha scioccamente ceduto
promettendo alla Juventus incredibili contropartite e benefici,
ovviamente a spese dei cittadini di Torino. Nella mia lettera a
Boniperti in data 17 Febbraio 1992, che venne interamente pubblicata
da La Repubblica il 18 Febbraio 1992 e presentata come Memoria al
Protocollo della Giunta il 25, Febbraio, 1992 davo una risposta ben
diversa al tentato ricatto che, difatti, rientrava.
La Juventus non rispose, se non
nell'ambito di un colloquio degli Assessori Dondona, Galasso e
Matteoli con Giampiero Boniperti e altri dirigenti della FC Juventus,
questo è un mio appunto per la Giunta su quel colloquio:
...
Boniperti mi chiese esplicitamente un miliardo di contributo della
Città per giocare a Torino come compenso per i ritagli pubblicitari
che non prendeva più. Molti erano presenti allo storico e animato
colloquio: per sottolineare la sua determinazione l'onorevole
Boniperti mi fece vedere la scarpetta da calcio che ancora teneva
sulla sua scrivania dicendo che era ancora capace di dare
formidabili calcioni, feci finta di non capire l'ovvia e offensiva
metafora.
Il sindaco Castellani
ha risposto in modo completamente diverso dal mio calandosi le brache
amministrative: evidentemente la scarpetta di Boniperti colpisce chi
mostra le chiappe. Puo' anche darsi che gli attuali dirigenti della
Juventus non abbiano la delicatezza metaforica del leggendario
capitano Boniperti e che la loro avida motivazione al profitto,
insieme al fascino del Principe, abbia sconvolto i paradigmi
accademici del professore. Non si danno altre decorose motivazioni. La
Juventus al tempo di Boniperti era gia' uno strumento di
potere e di business, ma con Giraudo e'
diventata una macchina da guerra (torna
all'indice)
La
Ganga Giusi Onorevole del
PSI, responsabile per gli enti locali del Piemonte, capo della
corrente "riformista" del PSI in Piemonte, implicato in
diverse vicende di tangenti e finanziamento improprio del partito. Ha
patteggiato e chiuso in tal modo la sua esperienza con la Giustizia
Italiana dalla quale e' uscito politicamente distrutto. Durante tutti
gli anni nei quali lo ho frequentato in quanto referente politico
diretto non mi ha mai chiesto, suggerito, consigliato nulla che
condizionasse in alcun modo la mia azione amministrativa e le mie
scelte di assessore. L'unica volta che mi suggeri' di accogliere la
proposta della Concessionaria affinche' il Sindaco Maria Magnani-Noja
firmasse una ingiunzione per motivi di ordine pubblico per la consegna
dello stadio ha desistito di fronte alla mia ferma posizione negativa.
La Ganga non poteva essere al corrente degli strumenti contrattuali a
disposizione della Citta' (art. 30) per risolvere la vertenza. (torna
all'indice)
La
Stampa Quotidiano nazionale
con sede e redazione a Torino, organo dei "poteri forti"
italiani che piacciono alla famiglia Agnelli, (niente Berlusconi). La
pagina della cronaca di Torino e' di stretta osservanza aziendale
Fiat/Juventus. Lorenzo Mondo con l'articolo "La colonna
infame" ha iniziato la campagna per lo scippo della Continassa,
Sangiorgio [a malincuore] e' stato costretto a scrivere articoli con
manifesti errori e falsi sui costi della manutenzione e sui costi
della ritesatura delle strutture tese. Sangiorgio si riscatta in
qualche modo perche' gli errori sono cosi' marchiani e i falsi cosi'
madornali da consentire travolgente smentita. Dopo il girodiboa
de La Repubblica i giornalisti de La Stampa si trovano in un certo
imbarazzo perche' il coretto "torinese" non e' piu' in
armonia aziendale. Sara' interessante vedere come manovreranno per
salvare quella che pensano sia ancora la loro dignita' professionale. (torna
all'indice)
La
Repubblica Quotidiano
nazionale con sede e redazione a Roma e pagina torinese Organo quasi
ufficiale dei "poteri forti" italiani, (niente Berlusconi).
La pagina torinese e' di relativa osservanza aziendale Fiat. Con
qualche finzione alternativa non convincente.
Nota importante:
A seguito di episodi che non conosco e forse anche per effetto del mio
scontro con il signor Boffano e per effetto di questo dizionario sullo
Stadio la Repubblica (inserto torinese) ha cambiato
linea il 7 di dicembre con articoli di Marco Travaglio e Vera
Schiavazzi, intervista a Carpanini e intervista denuncia ad Andrea
Galasso. Mi sono complimentato con il signor Boffano e con i giovani
della redazione e ho espresso il mio apprezzamento al direttore
Vittorio Zucconi. (torna
all'indice)
Lerro
Consigliere
Comunale capogruppo PSDI, poi Assessore ai Trasporti, fu un membro
della Commissione Consiliare per la scelta del Concessionario,
ricevette pressioni dalla Fiat e contributi in denaro: non avendo
votato per il progetto Fiat questi contributi vennero declassati in
Tribunale a finanziamento elettorale improprio.
Lettera
di Antonio
Giraudo a Valentino Castellani del 9 settembre, 1999. Trascrivo e
di seguito commento la interessante missiva:
Carta Intestata
della Juventus F.C.
Timbro del
protocollo della Citta' di Torino Prot. n. 6756, 09, Set. 1999
Categoria I, Classe 1, Fasc. 1
Indirizzata a:
Egregio Signor
Valentino Castellani, Sindaco, Citta' di Torino, Via Palazzo di
Citta' 1, Torino
Torino, 9
settembre 1999 AG/l
Illustrissimo
Signor Sindaco,
Facciamo seguito
all'incontro di ieri pomeriggio e, come d'intesa, Le trasmettiamo
subito le nostre considerazioni conclusive sui contenuti della Sua
lettera del 28 luglio 1999, alla luce dei chiarimenti che Ella ieri
[oggi
cassato e corretto a mano con ieri]
ci ha cortesemente fornito.
Sul primo punto
dell'ipotesi di soluzione da Lei formulata la Societa' e' d'accordo
alla costituzione del diritto di superficie sull'area Continassa per
la realizzazione dello Stadio Sociale ad uso esclusivo e delle
attivita' connesse, diritto che dovra' avere la durata di 99 anni,
con facolta' di riscatto decorsi 20 anni.
Sul secondo punto,
a fronte delle opzioni relative all'attuale impianto dello Stadio
delle Alpi, la Societa' ritiene di dover mantenere ferma la
soluzione della demolizione dell'impianto stesso (come affermato
nella nostra lettera del 12 gennaio 1999).
I lavori di
demolizione inizieranno nel luglio del 2001, ad avvenuta ultimazione
del nuovo Stadio Sociale; ovviamente la Societa' ne garantira' la
disponibilita' per la scadenza olimpica e gli impegni connessi.
Con riferimento al
quarto punto, la Societa'
puo' accettare la riduzione della SLP costruibile da 100.000 mq. a
65.000 mq.
Tale soluzione
riduttiva richiede necessariamente che la definizione delle singole
destinazioni avvenga in sede attuativa.
In conseguenza e'
necessario che all'intervento sia garantita una flessibilita',
nell'ambito delle seguenti caratteristiche funzionali:
a) Stadio Sociale
b) Mondo Juve:
(mq. 12.000), Uffici Societa', Museo, Fan's Shop, Centro Sportivo;
c) Attivita'
connesse: (mq 53.000) attivita' di supporto all'insediamento e
ricomprese tra le destinazioni gia' previste dall'art. 19, n. 15
della NTA del PRG e, piu' precisamente, multiplex cinematografico da
circa venti sale (18/24), ristorazione, intrattenimento, commercio
tematico, attivita' ricettive.
Poiche' e'
imprescindibile per la Societa' avere la disponibilita' del nuovo
Stadio Sociale entro il 30/06/2001, sara' necessario che l'Accordo
di Programma, che definira' tutti i termini dell'operazione, sia
perfezionato entro il marzo 2000.
A tale fine dovra'
essere sottoscritto un protocollo d'intesa entro il 30/10/1999.
Come d'intesa,
attendiamo entro il 30 settembre prossimo una risposta definitiva ed
unitaria della Citta' sulle osservazioni di cui sopra che, nel loor
complesso, costituiscono per la Societa' condizione minima per
l'accordo.
Con i migliori
saluti,
JUVENTUS F.C. SpA
Amministratore
Delegato (Antonio Giraudo)
La prima domanda che
mi viene in mente e' la seguente: se nel 1990 l'allora Sindaco di
Torino Maria Magnani Noja si fosse incontrata privatamente con
l'Amministratore Delegato della Juventus SpA e avesse concordato in
linea personale un protocollo preliminare di intesa come quello
illustrato nella lettera sopra trascritta cosa avrebbe fatto
Domenico Carpanini? E oggi che dice? Si chiama
"coerenza". Utile ricordare che lo stesso chiese le mie
dimissioni, e la censura del CC per avere scritto alla SAPAM una
lettera nella quale mi limitavo, un preciso dovere d'ufficio, a
chiedere di quantificare le richieste esposte in una riunione svoltasi
alla presenza del Vice Sindaco (Ravaioli) e di tre Assessori
(Matteoli, Dondona, Galasso) dell'Ingegnere Capo Brizio, del
Ragioniere Capo Bava, del Segretario Comunale, del Capo Ripartizione
Impianti Sportivi ing. Micheletta, ufficialmente convocata e
protocollata. Si chiama "trasparenza".
La seconda domanda:
chi c'era alla riunione dell'8 settembre con l'Amministratore Delegato
della Juventus SpA Giraudo oltre al Castellani? c'era anche Franco
Corsico? esiste un protocollo, una registrazione, un appunto, un
verbale? Chi ha convocato quella riunione? dove si e' svolta? quale
era l'OdG? chi ha detto cosa? Sarebbe interessante conoscere i
meccanismi che presiedono a questi mercati. Si chiama
"trasparenza".
E gli uffici del
Comune sono stati interpellati? prima o dopo l'incontro? si sono
espressi? hanno fatto valutazioni? Il Ragioniere Capo? l'Ingegnere
Capo? l'Avvocatura Comunale? Esistono strutture, nella Amministrazione
torinese in particolare molto valide e competenti, per assistere il
sindaco in situazioni di questa importanza e complessita'. Sarebbe
interessante conoscerne le valutazioni. Si chiama
"trasparenza".
E l'opposizione in
Consiglio cosa fa? chiede spiegazioni? domanda? esige chiarimenti? o
si lascia travolgere dall'arroganza dei "padroni"?
Le altre cinquemila
domande riguardano i contenuti delle intese "dettate" da
Giraudo: un sindaco che concede in linea personale diritti di
superficie (99 anni riscattabili dopo 20!!!) e destinazioni di uso su
65 mila metri quadrati di terreno di proprieta' Comunale, accetta la
imposizione della demolizione di un edificio di proprieta' del Comune
e del valore di almeno 200 miliardi, accetta termini e scadenze
ultimative (Giraudo esige una risposta
definitiva
entro 15 giorni lavorativi dalla riunione). Castellani e' il sindaco
di una Amministrazione con precise regole e procedure oppure ha
ricevuto i pieni poteri assoluti dal Governo? E' questa la
"sinistra" al potere? Tanto per dare una idea vaga delle
implicazioni di queste intese
(meglio
definibile con il termine di diktat)
si tratta di valori patrimoniali nell'intorno di 1000/1500 miliardi.
Patrimonio dei Torinesi che Castellani porge su un piatto d'argento a
Giraudo. Gratis. Quale contropartita? La ridicola
idea che la Juventus si impegni a non andare a Borgaro?
Si regalano piu' di
1000 miliardi a fronte di una contropartita comunque impraticabile ed
economicamente devastante per la Juventus? Quale e' la mente dietro
queste assurdita'? Quale e' l'opinione dell'Assessore Corsico, grande
teorico del "marketing
urbano"?
O e' forse proprio Corsico che ha disegnato questo schema? In mancanza
di chiare spiegazioni non si puo' non rimanere sconcertati (un pesante
understatement: una parola che piace al Principe e che quindi uso
volentieri).
Decisamente qualcosa
di grave sta succedendo a Torino! La Repubblica se ne e' accorta, La
Stampa non puo' accorgersene: e' un giornale "d'ordine". Nel
senso che scrive quello che gli viene "ordinato".
L'Opera
Lo Stadio
delle Alpi e' un manufatto eccezionale sotto molti punti di vista:
la tecnologia
di grande
avanguardia
della struttura tesa piu' grande d'Europa con un rapporto peso/carico
portato che rappresenta ancora oggi un record mondiale
la dimensione del
cantiere il
piu' grande cantiere degli ultimi 60 anni in Torino
il numero di
imprese attive e coordinate:
quando l'impresa Recchi, dopo avere fatto l'offerta si ritiro' (per
timore di rappresaglie dal GPT) e la Cogefar respinta si rifiuto' di
riprendere l'incarico, la SAPAM fu costretta ad organizzare il
cantiere e il progetto per poter affidare la costruzione a decine di
piccole e medie imprese. Non tutto si svolse al meglio e per molti lo
scontro con la SAPAM fu negativo. Fu, comunque, una esperienza unica
nella storia delle grandi opere edilizie e, sicuramente, una occasione
di crescita per tutta la media impresa piemontese.
la programmazione
esecutiva e la tempistica:
l'unica grande opera degli ultimi sessanta anni di Torino che e' stata
completata nei tempi previsti dal contratto: ventidue mesi. Nonostante
i molti contrattempi e le molte difficolta' tecniche e finanziarie. Il
confronto con il Palazzo di Giustizia iniziato nello stesso periodo e
ancora oggi non consegnato e in degrado fisico prima ancora di
cominciare a funzionare e' emblematico.
il rispetto degli
oneri per la Citta' e dei termini della concessione: un caso unico in
Italia nel campo delle grandi opere.
l'ingegneria
normativa della Concessione:
il primo e unico esempio in Italia di concessione (build operate and
transfer) applicato alla realizzazione di un impianto sportivo. Un
dispositivo che ha protetto la Civica Amministrazione dalla tragedia
degli aumenti di costo (veri o surrettizi) e che ha dovuto risolvere
molti problemi normativi non previsti dalla legislazione sulle opere
pubbliche .
Un edificio di
eccezionale significato tecnico, strutturale e architettonico che ha
ricevuto premi internazionali e che a Torino viene considerato come
una escrescenza scomoda grazie alla campagna di stampa della linea
giornalistica locale. (torna
all'indice)
Magnani-Noja
Maria Sindaco di Torino
durante la costruzione dello stadio: non ha mai abbandonato i suoi
assessori nemmeno nei momenti piu' cupi e durante le aggressioni piu'
selvagge sia della maggioranza che dell'opposizione. Ancora mi offende
il ricordo dell'incivile insulto con il quale la apostrofo' Piero
Fassino: allora ruspante capogruppo del PCI/PdS non ancora raffinato
dai protocolli ministeriali. (torna
all'indice)
Manutenzione
Nella Convenzione di Concessione era prevista la manutenzione del
manufatto per un periodo di trenta anni a carico della Concessionaria:
i costi dovevano fare parte del servizio di gestione e dovevano essere
contemplati nel Programma Economico Finanziario. Una formula
fortemente innovativa per la aggiudicazione di opere pubbliche: uno
dei tanti elementi che la Fiat Engineering manco' di riscontrare nella
sua offerta e un validissimo motivo per bocciarla. Avendo riacquisito
la Concessione la Citta' rinuncia a questo vantaggio e le sembra
ingiusto dover pagare la manutenzione di un edificio che le e' stato
regalato.
La Stampa continua ad ignorare i
dati effettivi sui costi della manutenzione, pasticcia evocando
operazioni di ritesatura dai costi mirabolanti che vengono
continuamente smentiti dai documenti e dalle dichiarazioni dei tecnici
comunali (ing. Quirico dichiarazione sul problema ritesatura agli
inizi di dicembre: non e' attualmente necessaria e costa 500 milioni e
non i 30 miliardi farneticati dalla Stampa).
L'attuale proposta di abbattimento
viene incredibilmente motivata come misura per risparmiare i costi di
manutenzione del delle Alpi. Secondo la Pubbligest detti costi sono
documentabili in lire 18 miliardi fino al 2006. A fronte di questo
risparmio Corsico/Castellani propongono le seguenti spese (pubbliche e
private)
- 16 miliardi costi di demolizione
- 200 miliardi valore del manufatto
demolito
- 150 miliardi costo di un nuovo
stadio
- 140 miliardi interessi passivi e
perdite di gestione (5% annuo fino al 2006)
- 30 miliardi sistemazione
normativa e di sicurezza temporanea del vecchio Comunale
Si tratta quindi di circa 536
miliardi che verrebbero spesi o dispersi per risparmiarne 18
circa (in realta' meno perche' anche il nuovo stadio richiedera' spese
di manutenzione).
Siccome non e' credibile ci
vorrebbero informazioni piu' precise sulle vere ragioni della
proposta. (torna
all'indice)
Martinat
Membro del Parlamento
Italiano e Consigliere Comunale a Torino per il Movimento Sociale
Italiano, faceva parte della commissione per la scelta del
concessionario dove rappresentava, insieme a Luigi Passoni,
l'opposizione (prima volta nella storia amministrativa di Torino che
un concessionario viene scelto da una commissione composta anche
dall'opposizione).
Martinat voleva che si facesse lo
stadio e gli piaceva il progetto di Recchi, che era in effetti un bel
progetto, non assistito da consistente proposta gestionale, dai costi
molto piu' elevati e con macroscopiche riserve nell'offerta. Vista
l'impossibilita' di fare passare il progetto Recchi, alla tredicesima
votazione, che avevamo concordato sarebbe stata anche l'ultima,
Martinat voto' per la sua seconda preferenza, che era il progetto
della SAPAM. A me e' sempre sembrato un comportamento chiaro e
leggibile.
Il voto di Martinat, che
effettivamente fece vincere la SAPAM, salvo' anche la commissione da
una situazione potenzialmente triste: avevamo gia' fatto una
graduatoria per mezzo di una sofisticata metodologia
"multicriteria" (12 parametri valutati da uno a dieci dai 7
commissari) e il progetto SAPAM aveva avuto il masssimo dei punti, al
secondo posto si era classificata la Fiat Engineering e al terzo posto
Recchi. Se, con il voto finale, fosse uscito un progetto diverso dal
primo classificato in questa motivata graduatoria, ci sarebbero state
validissime ragioni di impugnare la scelta e di contestare l'operato
della Commissione. Anche questo dettaglio, molto importante e
qualificante, non e' mai stato chiaramente pubblicato dalla stampa
torinese, che ha sempre preferito raccontare in modo ambiguo la storia
del voto di Martinat e nascondere l'operato della commissione in una
cortina di implicite e confuse insinuazioni.
In occasione del mio colloquio con
il dr. Corsi (magistrato) appresi la sua difficolta' a comprendere
come mai l'onorevole Martinat, dopo avere votato per 12 volte a favore
del progetto Recchi, alla tredicesima votazione voto' per il progetto
della Acqua Marcia e riteneva che il suo
comportamento fosse stato in qualche modo "pilotato". Una
insinuazione che veniva sistematicamente reiterata da lettere anonime
ai giornali in genere poche settimane o giorni prima di scadenze
elettorali. (torna
all'indice)
Marzano
Marziano Assessore alla
Cultura durante la fase stadio delle giunte Cardetti e Magnani Noja.
In seguito Vice-sindaco. Lo chiamavamo il delegato della Fiat in
Giunta per la sua frequentazione familiare di Corso Marconi. Molto
amico delle "Madame". Un personaggio dotato di notevole
acume e molto astuto, tessitore di grandi e piccole trame nella
bassa cucina del PSI torinese. Ambizioso: voleva fare il Sindaco,
ma manco' il colpo quando venne eletta Maria Magnani-Noja che Marziano
odio' con sincera cordialita'. Si oppose sempre allo stadio, spesso
anche con accenti pesanti, come quando dichiaro' che non voleva
farsi sommergere dal "fango della Continassa" (si scuso'
con me subito dopo riconoscendo di avere toppato). Ma in qualche
occasione mi fu solidale. La sua opposizione era competente e utile,
anche se spesso espressa in termini insopportabili, perche' MM aveva
una grande esperienza amministrativa e conosceva il bosco della
burocrazia comunale come nessun altro. Qualunque cosa io dicessi
o delibera presentassi in Giunta scuoteva la testa e borbottava
: Ne vedremo delle belle,
ne vedremo delle belle!
e io non ho mai capito se fosse una minaccia, una profezia, o peggio,
un malaugurio. Mi toccavo, comunque, sempre, le palle. Sono quasi
sicuro che abbia partecipato a qualche giro da franco tiratore:
utilizzava il giochino per le sue manovre nella segreteria di Corso
Palestro, per ricattare La Ganga e per mantenere dei buoni rapporti
con il PCI/PdS. Per ripicca e dispitto, con la complicita' di Annibaldi
lascio' fare il Palastampa in Corso Grosseto con irreparabile danno
per il potenziale disegno di un Parco organico: una cosa orrida.
(vedi alla voce Palastampa). Nonostante tutto di Marziano ho un
buon ricordo: fra tutti i suoi difetti c'era anche una intelligenza
brillante e non conforme. Immagino che vedendo i picconatori avventarsi
sullo stadio non possa che compiacersi per l'avverarsi della sua
profezia, ma non manchera' di denunciare la stupidaggine della proposta
essendo stato sempre, sostanzialmente un bravo amministratore. Piu'
belle di cosi', Marzio, cosa vuoi vedere? (torna
all'indice)
Matteoli
Lorenzo
|
|
1992 Assessore 2003
pensionato
Eccomi qua:
foto del 1992, quando gia' sapevo che dopo qualche mese sarei
andato a Jakarta. Non male, anche se decisamente camolato
da sei anni di servizio amministrativo "contro".
Quel giorno ero alla Festa del PSI (o dell'Avanti) con Marziano
Marzano a un dibattito sulla "cultura" di Torino.
Una bellissima foto di Remo Pecorara: grazie Remo! in realta'
sono piu' bruttino. Se qualcuno
ha voglia di scrivermi, commentare, insultare, minacciare
oppure incoraggiare affettuosamente basta clikkare sulla mia
facciona e apparira' l'e.mail pronto. (torna
all'indice)
|
Mercedes
Bresso Presidente
della Provincia di Torino, insieme all'Assessore alla Pianificazione
della Provincia di Torino ha rilasciato una dichiarazione sul problema
dello stadio che di seguito trascrivo.
E' interessante il
riconoscimento della validita' della localizzazione dello stadio alla
Continassa: come noi (Dondona, Galasso, Matteoli) dicevamo fin dal
1987 e Carpanini dismetteva come "le
solite querimonie di Matteoli".
Provincia di
Torino
Ufficio
Stampa
Torino 24
luglio, 1999
Lo stadio a
Borgaro? Miliardi buttati al vento
Intervengono
sulla proposta il Presidente Mercedes Bresso
e
l'Assessore alla Pianificazione Luigi Rivalta.
La Presidente
della Provincia Mercedes Bresso e l'Assesssore alla pianificazione
Luigi Rivalta hanno rilasciato sulla proposta di insediamento di un
nuovo stadio a Borgaro la seguente dichiarazione:
La proposta
riportata dai giornali, di insediare un nuovo stadio a Borgaro per 40
mila posti, su un'area di 800 mila metri quadrati di terreno agricolo
della storica Cascina Santa Cristina, appare un'improvvida
improvvisazione, che non puo' che lasciare perplessi.
Torino e l'area
torinese dispongono gia' di due stadi: lo storico Comunale e il
recentemente costruito Stadio Delle Alpi; costruirne un terzo appare
uno spreco, per l'alto costo di investimento che richiederebbe (400
miliardi) e per il nefasto rapido abbandono del Delle Alpi che
provocherebbe: costruito con soldi pubblici si tratterebbe di altri
250/300 miliardi buttati al vento.
Si aggiunga che
lo Stadio Delle Alpi e' insediato in un'area che e' destinata ad
essere un polo sportivo e terziario a multiforme attivita', ove gia'
esistono e sono in corso di miglioramento e completamento importanti
infrastrutture di accessibilita': viaria (l'anello del grande viale
periferico della citta' capoluogo, da un lato, l'anello della
tangenziale autostradale dall'altro) e ferrotramviarie (la linea 3 e
la ferrovia della Satti, ramo del realizzando sistema di comunicazione
metropolitano, connesso con il sistema ferroviario generale).
Situazioni che non si trovano nella zona proposta per il nuovo
impianto, dove ingentissimi sarebbero i costi di adeguamento
infrastrutturale. L'impegno pubblico per l'insediamento urbanistico
del Delle Alpi e' stato ingente; tutto cio' ci fa dire che il Delle
Alpi non puo' essere abbandonato per impulsive e provocatorie
manifestazioni di interessi di parte. E' una costruzione
architettonicamente moderna e di pregio, una delle pochissime
realizzate nella grigia espansione edificatoria della Torino di questi
ultimi decenni. Sono stati commessi e si rilevano errori nella sua
definizione funzionale? Cio' non esime i vari soggetti che ne hanno
promosso e osannato la realizzazione, in primo luogo fra questi le
societa' calcistiche, dalla responsabilita' di ricercare i necessari
aggiustamenti e correttivi (anche di radicale ristrutturazione sul
sito dove e' ubicato) e di convenire condizioni e modalita' d'uso
congiunto e di cooperazione tra pubblico e privato.
Stupisce d'altra
parte la facilita' e immediatezza con cui l'Amministrazione di
Borgaro, allettata dalla proposta, sembrerebbe avere abbandonato da
parte sua una pluridecennale politica di tutela del territorio che ha
impedito sia le massicce proposte edificatorie sia il proliferare di
disordinati processi insediativi, salvaguardando le aree agricole
ancora presenti, classificate fra quelle di piu' elevata potenzialita'
produttiva a livello mondiale e di grande valore ambientale locale in
una conurbazione che ne e' oramai quasi totalmente priva. Occupare
queste aree per insediare un impianto che gia' altrove e' localizzato
e non e' quindi indispensabile, costituisce un ulteriore spreco. La
proposta avanzata, per tutte queste ragioni, ha un interesse e una
portata che travalica i confini di un singolo comune: essa riguarda
l'intera dimensione sovracomunale torinese, cioe' quella che in altri
termini viene comunemente indicata "area metropolitana", la
quale ha bisogno di un qualificato sviluppo, concertato nella
prospettiva di un'ordinata e non dissipativa sua riorganizzazione,
come inevitabilmente purtroppo si determinera' se decisioni di cosi'
rilevante portata verranno assunte nel ristretto rapporto tra una
visione puramente comunale e l'interesse di un singolo operatore
privato. (torna
all'indice)
Metropolitana
leggera Con il contributo
per le opere funzionali ai Mondiali del 90 si costrui' (fra le moltre
altre opere infrastrutturali) l'allacciamento della linea 10 allo
Stadio e la stazione di attestamento alle Vallette: quando comunicai
la cosa in un incontro con la stampa allo stadio non venni capito da
un giovane della redazione de la Repubblica che pensava avessi parlato
di "metropolitana" e mi diede allegramente del bugiardo
chiamandomi "assessore
pinocchio" nel suo
compitino servile. Mostrava fin da allora le caratteristiche che lo
avrebbero portato ai vertici della carriera. Non ricordo il nome, ma
sono sicuro che, se non e' gia' arrivato, e' molto vicino a qualche
importante e prestigioso incarico redazionale, se mi legge si
riconoscera'. (torna
all'indice)
Micheletta
Tita' Giuseppe ingegnere Il
mio funzionario capo del settore Impianti sportivi. Decisamente un
maestro. Profondo conoscitore delle leggi e dei regolamenti sui LLPP,
esatto interprete delle norme (assurde) della contabilita' comunale,
guida sicura nella giungla della burocrazia municipale, grande
conoscitore di uomini e di cose. Il mio comportamento di assesssore
non conforme lo divertiva e lo preoccupava. Durante il mio tirocinio
(durato sei anni nel senso che non mi ha mai promosso a
"effettivo") mi dava dei voti da uno a dieci per le mie
diverse iniziative, bozze, documenti, dichiarazioni alla stampa o in
Giunta o in Consiglio: severissimi all'inizio (sempre fra il tre meno
e il quattro piu'). Verso la fine del mio servizio cominciavo ad
andare meglio (sei piu', sette meno meno). La mia lettera di
dimissioni venne marcata con un dieci e lode. Senza l'ing. Micheletta
non sarei riuscito a sopravvivere come persona e dubito che saremmo
riusciti a governare la terrificante cavalcata di deliberazioni e atti
che la vicenda stadio richiese. La Citta' deve molto a questo
funzionario e io personalmente gli devo moltissimo. Oltre alla
competenza tecnica, amminstrativa, gestionale l'ing. Micheletta aveva
uno humour asciutto, secco, e amabilmente tagliente, una formidabile e
irresistibile miscela britannico/piemontese. Bisogna che mi faccia
dare un voto dal Micheletta per questo "dizionario": temo
una drastica bocciatura. (torna
all'indice)
Moggi
Luciano Detto
anche "Lucky Luciano". Un mago italiano. Riesce a fare di
tutto vendere, comperare, esportare, importare, scambiare, acquisire,
conquistare, affascinare affabulare, calciatori, allenatori, patrons,
sponsors, squadre, presidenti, CT, giornalisti, giornali, palloni,
televisioni e quant'altro possa interessare da lontano o da vicino il
mondo del calcio; usando le leggi, dal di dentro e dal di fuori,
sfiorando leggiadramente la legalita' e l'abuso elegante e uscendo
sempre "alla grande". Praticamente un artista.
Un uomo di chiara e
superiore intelligenza dal cinismo algido, sereno e machiavellico. Una
strafottenza dolce, sfiziosa, tipicamente romana. Se compra qualcosa
e' sicuramente qualcosa che prima o poi "vincera'".
Anche i biglietti
della "riffa" di capodanno Moggi li compra a ragion veduta.
Due sono le
caratteristiche che me lo rendono molto simpatico: la somiglianza con
la Gioconda di Leonardo e' quasi "letterale" mettetegli una
parrucca e sullo sfondo le colline toscane e lo potreste appendere al
Louvre. Per ottenere esattamente la calibratura del sorriso della
Gioconda bisogna domandargli cosa ne pensa di Gianni Agnelli. Ciack!
La seconda
caratteristica di enorme pregio di Luciano Moggi e' che non ha mai
rilasciato dichiarazioni sullo Stadio delle Alpi e se le ha rilasciate
queste non sono mai apparse sulla stampa. Non e' cosa di poco conto ed
e' molto significativo. Spesso mi domando come faccia a convivere con
la Fiat. (torna
all'indice)
Mondiali
'90 La grande rapina
organizzata dalla FIFA e gestita dal CONI e dal COL con la complicita'
della stampa nazionale: a far da palo. (torna
all'indice)
Mondo
Lorenzo L'autore di un
formidabile contributo alla campagna di stampa per la predisposizione
del grande scippo della Continassa con articolo "La
Colonna Infame" che e'
un lugubre esempio di falsificazione strumentale.
Mondo e' una eminenza del giornalismo organico al potere dominante
torinese e svolge il suo compito con particolare diligenza. (torna
all'indice)
Montezemolo
Vedi alla voce COL: una indagine sull'operato di questo ente e del suo
direttore era stata da me richiesta al Ministro Carraro quando avevo
scoperto che le forniture della Olivetti agli Stadi di Italia '90
erano molto piu' costose delle forniture Olivetti correnti (per gli
stessi oggetti). Una istanza ingenua senza risposta. Ma per lo meno e'
agli atti. Non ho mai capito nemmeno la richiesta di consegna
anticipata dello stadio che scateno' la richiesta di maggiorazione dei
costi della Concessionaria. (torna
all'indice)
Nasce'
Vittorio ingegnere
professore al Politecnico di Torino di Tecnica delle Costruzioni.
Consulente tecnico della Citta' di Torino per l'Arbitrato sullo Stadio
delle Alpi, insieme all'ing. Luciano Luciani. Il rigore e la
compiutezza con i quali il prof. Vittorio Nasce' e l'ing. Luciano
Luciani hanno ricostruito la vicenda progettuale e quella della
costruzione dello stadio, l'origine e la natura delle varianti, e le
loro stime e valutazioni precise e inconfutabili hanno consentito la
espressione documentata del lodo che ha chiuso la
vicenda: l'Arbitro infatti volle esprimere un vero e proprio lodo e
non accetto' di chiudere i lavori senza questa importante conclusione
dopo la dichiarazione di "incompetenza" votata dal collegio
arbitrale. L'incarico al prof. Nasce' e all'ing. Luciani e' stato
determinante, ma non fu un "colpo di fortuna": sapevo
perfettamente che con Vittorio Nasce' non potevo sbagliare. Senza una
consulenza tecnica di eccezionale capacita' e competenza la Citta' non
avrebbe potuto essere tutelata nella complessa procedura arbitrale. (torna
all'indice)
Nash
Equilibrium Termine
della game theory che indica una situazione stabile in cui entrambi i
giocatori non hanno interesse a cambiare strategia. Nel caso della
Civica Amministrazion e torinese e della Juventus una ipotesi di
questo equilibrio poteva essere di cedere lo stadio alla Juventus in
cambio dell'impegno di questa a giocare e a gestire il manufatto. Una
proposta "galuppa" come si direbbe in gergo piemontese, in
pratica un regalo da 200 miliardi (ai quali si aggiungono i proventi
della pubblicita') e con le spese di manutenzione per venti anni gia'
conteggiate. Ma il Sindaco Castellani si e' gia' bruciato questa carta
cedendo lo stadio senza nessuna contropartita alla Juventus (o suoi
aventi causa). La Juventus, che gioca bene non solo sui campi di erba,
ma anche sulle scrivanie dei CdA, si e' accorta di avere una
controparte molliccia e priva di visione tattica e strategica, ha
subito aumentato il suo "credible threat" e chiede di piu'.
Castellani non sa
piu' cosa regalare senza correre pericoli poilitici e senza sollevare
la curiosita' degli organi di controllo dell'Amministrazione dello
Stato o, piu' seccante, della Magistratura. Per regalare lo stadio e
la Continassa senza contropartita e' necessario azzerare il valore
dello Stadio delle Alpi con una opportuna campagna sui media, La Juve
strilla ed ecco l'articolo di Mondo "La
colonna Infame",
ecco le cifre sbagliate degli articoli di Sangiorgio sulla
manutenzione. Il GPT in azione alla grande.
Bastava denunciare
la Juventus alla Pubblica opinione (come si fa a pagare la
multimiliardaria Juve e a chiudere gli asili nido?), bastava dire
"fate pure" e mettere la Juventus di fronte alla ipotesi di
giocare a Vercelli in uno stadio da 25 mila posti, bastava assicurare
che non si sarebbero dati permessi edilizi per la costruzione di altri
stadi, bastava minacciare di organizzare la resurrezione della
Pro-Vercelli, o di finanziare con gli stessi miliardi scippati dalla
Juve il Football Club Barracuda (gloriosa squadra della periferia di
Torino). Tutte ipotesi molto piu' interessanti e congruenti con il
vero interesse della Citta' e dei torinesi e tutti "very credible
threats indeed". Ma la sudditanza rende ciechi e inerti, per non
dire di peggio.
Ovviamente l'ipotesi
piu' realistica ed efficace sarebbe di versare sul vero emblema
calcistico di Torino, il Grande Torino, il fiume di denaro che
Castellani vuole regalare ad Agnelli: questo si sarebbe un "credible
threat"
(minaccia credibile) per Giraudo. Se solo non ci fosse di mezzo
Novelli che con la sua ambigua figura e con i suoi pasticcetti
elettorali con la Fondazione Filadelfia tradisce e in qualche modo
"sconcia" l'immagine della vera grande squadra Torinese.
La "game
theory" dimostra bene che, quando la condizione di equilibrio di Nash
non si
trova, si ha sopraffazione, arroganza, frustrazione, subalternita',
sacrificio, distruzione e spreco di risorse materiali e sociali: CVD.
Castellani docet. (torna
all'indice)
NBC
Commission
E' venuta a Torino il 10 Settembre
2001 a visitare gli impianti e le attrezzature per le Olimpiadi 2006
la Commissione della NBC (National Broadcasting Corporation).
Lo stadio e' piaciuto molto alla
Commssione (giudizi entusiastici riferisce la stampa piemontese).
E' interessante leggere come hanno
titolato l'articolo nella cronaca i giornali di Torino:
La Repubblica:
I dirigenti della NBC, la TV
delle Olimpiadi: Lo stadio ideale per la cerimonia dei giochi, Il
Delle Alpi supera l'esame americano.
Il Giornale del Piemonte:
Ia TV USA: "Delle Alpi
Perfetto"
La Stampa:
Stupinigi affascina gli
americani.
I giornalisti de La Stampa, nemmeno
limitando il giudizio degli americani alla funzionalita' dello stadio
per la cerimonia di apertura e chiusura, possono titolare con un
riferimento positivo al Delle Alpi! Gli ordini di scuderia sono
tassativi. (torna
all'indice)
Nebbia
alla
Continassa una sola partita e' stata interrotta per nebbia in dieci
anni. La situazione della nebbia alla Continassa era stata documentata
con foto da satellite. Ma al tempo della proposta e della costruzione
dello stadio la nebbia era il cavallo di battaglia delle redazioni
torinesi: la nebbia e i terroni delle Vallette. Non si salva invece Borgaro
che si trova in una depressione alla confluenza fra due fiumi. La
nebbia a Borgaro ha lo spessore della majonese: sara' interessante
vedere quante volte la Juve dovra' ricorrere in emergenza al Delle
Alpi e forse ci sara' un sindaco a fare pagare il "giusto"
canone. (torna
all'indice)
Nebiolo
Primo Oggi defunto, ma
allora potentissimo presidente della Federazione Italiana di Atletica
Leggera . Amico fraterno di Samaranch che lo salvo' dopo la sua
"caduta" sul salto in corto di Evangelisti e dopo il suo
ambiguo non coinvolgimento nello scandalo degli steroidi. Il vero
'dominus' della questione pista si pista no fu però Primo Nebiolo che
arrivò a minacciare la cassazione del contributo finanziario dello
Stato se lo stadio non avesse avuto la pista attraverso la negazione
del parere positivo CONI-CIS. Il potere di Nebiolo erano i
quindicimila tesserati dell'Atletica Italiana che lui faceva valere
con tutti i partiti come potenziale serbatoio di voti: un argomento
molto convincente per gli operatori politici degli anni '80 e
assolutamente vincolante per Elda Tessore che sui conteggi dei voti
non si permetteva scherzi. Il fatto che gli atleti votassero nella
massima individuale libertà e anarchia non veniva nemmeno considerato
pur essendo la banale verità. Feci un ultimo tentativo nell'Aprile
del 1987 scrivendo al Presidente del CONI Carraro e
chiedendogli di intervenire: Carraro mi ricevette assistito da Primo
Nebiolo, che fece a tutti e due una severa strapazzata. Alla fine del
colloquio non era neppure il caso di trarre conclusioni: Carraro, che
aveva le apparenze del duro, era in realtà debolissimo e (allora)
completamente subalterno a Primo Nebiolo. (torna
all'indice)
Nizzola
Dirigente
delTorino Calcio (mai stato Presidente come da me erroneamente
riportato in precedenti edizioni del dizionario: mi scuso con i tifosi
Granata ! a quanto pare la svista potrebbe essere offensiva)
era d'accordo insieme a Vittorio Chiusano per fare lo stadio con la
pista quando venne a fare la proposta a Cardetti nei primi mesi 1987,
sperando di scippare l'incarico alla SAPAM. La mia oppoosizione e i
miei sforzi per evitare la pista vennero completamente annichiliti da
questa dichiarazione, come in: Matteoli,
piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche'
solo tu rompi i coglioni ?
Argomentazione invincibile. Mi consolai con la motivazione
urbanistica: la pista al Delle Alpi ci avrebbe resi liberi sul Vecchio
Comunale. Ma Corsico ha massacrato l'ipotesi con 5 anni di inerzia. (torna
all'indice)
Novelli
Diego Abile manipolatore
della realta', Novelli compendia le peggiori caratteristiche
negative della tradizione politica italiana: demagogia, doppiezza,
arroganza. Nella vicenda dello Stadio ha molte responsabilita':
fu lui che creo' il problema della "pubblicita'" dei mondiali
garantendo l'esclusiva alla FIFA/COL con una lettera di sua firma
che non fece deliberare dalla Giunta e che non ebbe l'accortezza
di segnalare tempestivamente ai responsabili della Giunta Cardetti.
In linea non solo teorica un clamoroso "interesse privato".
Il Novelli impegno' a titolo personale un cespite della Citta' del
valore di qualche decina di miliardi senza consultare nessuno e
senza dirlo a nessuno. In sintesi ecco il suo comportamento:
. garantisce alla FIFA/FIGC la
pubblicita' nello stadio con una lettera personale non ratificata
dalla Giunta ne' deliberata dal Consiglio;
. non informa gli assessori
competenti della Giunta successiva
. li ridicolizza in Consiglio
Comunale perche' non erano al corrente delle sue private intese con la
FIFA
. era al corrente che durante la sua
amministrazione la pubblicita' allo stadio comunale veniva concessa
alla Publimondo per una cifra irrisoria e lasciava
fare
. aggredisce in Consiglio Comunale
gli assessori delle Giunte Cardetti e Magnani Noja che cercavano di
rimediare alle sue leggerezze amministrative
. ancora in tempi recenti (97) di
fronte alle precise accuse di avere una responsabilita' come sindaco
sulla gestione della concessione della pubblicita' alla Publimondo,
nega e definisce le accuse una "elucubrazione
delirante" una
terminologia classica dello stile sovietico di buona memoria. (torna
all'indice)
Ombra
del PCI i partitini della
sinistra-sinistra non sono mai stati capaci di una visione propria
sullo stadio e si limitavano a fare la spalla o la coda di Carpanini
che, letteralmente, dettava la "linea". Dopo dieci anni
dal completamento dell'opera questa area politico-ideologica e'
rimasta ancorata alle idee di allora.
Ecco la posizione, oggi, di uno dei piu' autorevoli rappresentanti
della opposizione "oltre il PCI" nel Consiglio Comunale
di allora.
Dice il compagno:
non si puo' negare:
a) che il famoso manufatto è
sistematicamente sottoutilizzato, come era facilmente prevedibile
sulla base della dinamica propria dello spettacolo calcistico;
b) che l'area che ospita lo stadio
non ne è stata per nulla riqualificata (a meno che la
riqualificazione consista nelle auto parcheggiate ovunque oltre che
nelle aree predisposte, quando si gioca). Anche questo era stato
affermato in anticipo e corrisponde ai fatti.
c) che l'evento mondiali di calcio
non ha lasciato traccia di sé nell'economia torinese, mentre pareva
essere vitale per la medesima. Questa irrilevanza economica degli
eventi puntuali è condivisa da altre iniziative mordi e fuggi
successive (Sindone inclusa), e oggi è anche riconosciuta.
d) che la gestione dello stadio
sarebbe stata disastrosamente in perdita e che pertanto tutti i
possibili gestori avrebbero premuto per avere compensazioni su altri
piani (soprattutto nell'ambito della grande distribuzione
commerciale)
e) che la manutenzione ordinaria e
straordinaria del sistema di funi sarebbe stata estremamente onerosa
f) che la realizzazione dello
stadio e di opere accessorie (tipico il sottopasso di corso
Grosseto, normalmente vuoto e utilizzato per gare di velocità
notturne tra incoscienti) è costato almeno il triplo di quanto
inizialmente dichiarato, il tutto a base di denaro rigorosamente
pubblico (anche se non comunale).
Il problema è che lo spreco di
risorse pubbliche non è mai sanzionato se non verbalmente nella
commedia degli equivoci che costituisce gran parte dell'attività
politica.
Ed ecco le mie
"puntualizzazioni":
A. Sottoutilizzo sistematico.
I numeri dicono una cosa diversa: uno stadio si
dimensiona piu' o meno come un ponte, tenendo conto del massimo carico
[economicamente plausibile]. Questo non autorizza a dire che nel
normale funzionamento il ponte e' sistematicamente sottoutilizzato. Ho
i dati sui primi 6 anni di funzionamento e per le partite della Juve:
la presenza media alle partite della Juventus è stata di 45.800
spettatori, il tutto esaurito si è verificato 50 volte. La presenza
media e' stata di circa il 70% della capienza massima: quasi da
manuale di ingegneria. I dati per gli anni successivi e relativi alla
Juventus confermano gli ordini di grandezza ma non li ho precisi. Sia
la Juventus che il Torino nello Stadio delle Alpi hanno battuto il
loro record di incassi.
B. L'area non e' stata
qualificata. La
qualificazione va valutata in una visione piu' ampia delle auto
parcheggiate abusivamente durante le partite. Per esempio rispetto a
quello che ci sarebbe stato se non si fosse fatto lo stadio. La casbah
degli orti urbani (notoriamente ospitali alla piccola criminalita' e
luogo di intenso traffico di droga e di lumpen-prostituzione), il
campo nomadi allargato a dimensioni di Soweto torinese sono due
ipotesi sicure.
Ma ci sono altri elementi piu'
importanti: la potenzialita' del parco organico della Continassa non
realizzata a suo tempo per i veti posti dal GPT e poi per la inanita'
di Corsico e Castellani, il significato della liberazione di Piazza
d'Armi, la eliminazione del il traffico domenicale attraverso il
centro di Torino delle macchine della tifoseria ospite, la stazione
FFSS in via Altessano, la linea tramviaria, il sottopasso e la
copertura della Torino-Lanzo, i collegamenti con la tangenziale e con
il sistema autostradale. I ristoranti/caffe'/bar della zona fanno
affari splendidi e ne sono sorti diversi nuovi. Il tutto e'
rappresentato in modo significativo e innegabile nell'incremento dei
valori immobiliari e delle aree della Continassa. Un sostanziale
vantaggio per la Citta' e per i cittadini: tanto evidente da far
scattare anche l'aggressione avida di Giraudo/Juventus.
C. I mondiali di calcio non hanno
lasciato traccia nella
economia torinese. Non e' vero: i valori immobiliari della zona e
delle aree della Continasssa sono una traccia economica cospicua, e le
nuove infrastrutture (aeroporto, linee tramviarie, stazione FFSS,
copertura Torino Lanzo, raccordi autostradali) hanno spinto la
rivalutazione immobiliare ben oltre la zona specifica. Il fenomeno di
traino su tutto il comparto Nord Ovest e sul comune di Venaria si
legge chiaramente sul territorio e non puo' essere negato.
Ma una conseguenza economica molto
piu' importante e' il monumento alla autonomia e alla indipendenza
dalla Fiat che la costruzione dello stadio ha rappresentato e che
viene attualmente rinnegato da Castellani/Corsico. Anche il riscatto
delle piccole e medie imprese torinesi dalla egemonia dei grandi
costruttori ha avuto un significativo seguito nell'assetto
imprenditoriale del settore. Sotto questa ottica e' stata una grande
fortuna che la Fiat Engineering abbia presentato una proposta
inaccettabile.
E che dire delle Olimpiadi del 2006
ottenute da Torino "anche" perche' aveva uno stadio come il
Delle Alpi? (NBC)
D. La gestione dello stadio
disastrosamente in perdita.
Anche questo non e' vero: il concessionario e' stato
regolarmente pagato dalla gestione dello Stadio nonostante la mancata
disponibilita' di attivita' terziarie commerciali (promesse dalla
Citta' nella Convenzione e in seguito non permesse). La Juventus, che
adesso e' Concessionaria
della pubblicita', prende da questa di piu' di quello che paga in
affitto alla Citta': sono gli splendidi affari della coppia Castellani/Corsico
in azione. Ma Corsico e' un esperto di "marketing urbano" e
quindi sara' giusto cosi'. In qualche modo.
E. Manutenzione ordinaria e
straordinaria del sistema di funi
estremamente onerosa: non vero. Le cifre che ha fornito la Pubbligest
e che sono state confermate dal calcolatore Ossola,
dall'Ingegnere capo Quirico nella conferenza stampa del Collegio
Costruttori hanno qualificato questa affermazione come una
"bufala" della Juventus avallata dalla leggerezza,
quantomeno strana, della Stampa. Ma come sempre succede: calunniate,
calunniate: qualcosa restera', e in questo caso il compagno e' cascato
nella rete Juventina con l'assist di Sangiorgio.
F. 1 Costo triplo dello stadio:
anche questo non e' vero. Lo stadio e' costato alla Civica
Amministrazione esattamente quanto specificato nella Convenzione (30
miliardi della legge Capria piu' il contributo per gli allestimenti
dei mondiali). Il costo alla Concessionaria (denaro non pubblico) e'
stato di circa 120 miliardi. I sessanta miliardi di costo dichiarati
nel contratto erano "convenzionali" e il costo reale e'
stato pagato dalla SAPAM. Il contratto era fatto a massima tutela
della Civica Amministrazione e cosi' e' stato. Anche la Concessionaria
alla fine e' uscita bene avendo ricevuto da Sogealpi
80 miliardi (denaro non pubblico) in cambio della concessione: quindi
riprendendo il suo investimento e forse qualche margine anche. Gli utili
della gestione dimostrano che il capitale investito e' stato
remunerato in modo congruente.
F. 2 Costo triplo del sottopasso
di Corso Grosseto: non sono
documentato chiedero' a Porcellana. Con lo stadio siamo riusciti a
evitare la fogna dei concorsi appalto all'italiana con la formula
della concessione Build Operate and Transfer, tanto avversata dai
"compagni" e dal PCI, e non ci sono stati i consueti valzer
. Piu' precisamente: ci sono stati e sono stati sconfitti.
Emblematico di cosa riesce a fare un costruttore "oculato"
con le regole del concorso appalto a Torino e' il Palazzo di Giustizia
costruito da Recchi: ci si e' perfino dimenticati della cifra
iniziale.
F. 3 Inutilita' del sottopasso di
Corso Grosseto: il
sottopasso non era stato realizzato tanto per lo specifico evento dei
mondiali quanto come opera di completamento della "gronda
Nord": quando la Citta' avra' completato la "gronda
Nord" il sottopasso dimostrera' in modo completo la sua utilita'.
La "gronda Nord" doveva essere finita da almeno10 anni.
Evidentemente Castellani/Corsico sono stati distratti dal
"marketing urbano" con la Juventus.
Punto per punto le posizioni del
compagno "Ombra del PCI" non reggono ai fatti, alle cifre a
quanto effettivamente avvenuto nella realta': anche lui vittima, in
parte della gabbia ideologica e, in parte, della informazione
strumentale che governa Torino. E' un peccato che la sinistra-sinistra
in Italia non riesca a sbrogliarsi dai moduli del massimalismo vetero
PCIsta quando avrebbe uno spazio enorme da occupare con
responsabilita', se solamente sapesse "distinguere". (torna
all'indice)
Olimpiadi
2006
Una strana nemesi sta succedendo a
Torino a circa quindici anni di distanza dall'inizio della vicenda Mondiali
90: le Olimpiadi 2006. Per
ottenere le quali il sindaco che invocava le "ruspe" sul
Delle Alpi non esito' ad esibirlo come "carta vincente". (NBC)
Le trattative vere venivano peraltro fatte altrove e Samaranch non
parlera' mai. Rispetto ai mondiali del 90 le Olimpiadi del 2006 sono
un mostro. Forse venti o trenta volte piu' importanti come
investimento in denaro, alla fine dei conti si trattera' di una cifra
da fare impallidire i 250 miliardi spesi per i mondiali del 90. La
macchina per il controllo della spesa non e' piu' il Comitato Locale,
ma un organismo molto piu' "forte" il TOROC nel quale gia'
si stanno confrontando le varie fazioni del GDP e dei "poteri
forti" Torinesi. La FIATsta dividendo la torta fra gli amici e il
modesto tentativo che si fece nel 90 di affrancare la Citta' dal
monopolio del Principe e dei suoi centurioni oggi non ha nemmeno il
fantasma della memoria. La Stampa di servizio scrive poemi apologetici
e nemmeno l'ombra del sospetto sfiora la pubblica opinione saldamente
manipolata. Vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole, e piu'
non dimandare. Ma fra qualche anno scoppieranno i bubboni e ci si
domandera' dove erano quelli che oggi dovrebbero controllare per
scoprire che stavano proprio fra coloro che dovevano essere
controllati. E' una previsione talmente banale e facile da vergognarsi
di farla, ma mettiamola a futura memoria. (torna
all'indice)
Opere
Accessorie Significativa del
clima italiano di allora, la storia di come Torino ottenne i circa 200
miliardi di finanziamenti per opere accessorie e utili allo
svolgimento di Italia 90: la Giunta aveva incaricato il sottoscritto
come assessore competente accompagnato dall'Ingegnere Capo
Brizio di andare a negoziare a Roma con la espressa condizione
imposta dal V. Sindaco DC Porcellana di chiedere
soldi solo ed esclusivamente per progetti infrastrutturali che fossero
già stati approvati da Giunta e Consiglio Comunale: si trattava di un
portafoglio modesto per circa 17 miliardi di lavori. Prima della
riunione con i funzionari del Ministero dei LLPP la delegazione
torinese (io e l'ingegnere capo Aldo Brizio) ebbe modo di verificare
che tutte le altre città chiedevano cifre intorno ai 300-400 miliardi
e piu'. Rapidamente nei cinque minuti prima dell'incontro
predisponemmo una lista di opere per circa 200 miliardi che fu
immediatamente accolta (copertura della Torino-Lanzo, sottopasso di
Corso Grosseto, illuminazione pubblica, fognature, stazione FFSS alla
Continassa, allacciamenti autostradali, prolungamento della linea di
metropolitana leggera e stazione della medesima alla Continassa): si
trattava del più vasto programma di riqualificazione urbana di Torino
impostato negli ultimi venti anni di Amministrazioni DC e PCI. I
finanziamenti, tutti utilissimi, vennero confermati e contribuirono a
dimostrare che lo stadio era in realta' la spesa piu' modesta rispetto
al programma complessivo di ristrutturazione urbana del Nord Ovest
torinese. Torino spese bene i soldi del contributo e completo' tutte
le opere entro il Giugno 1990. Porcellana non ebbe nulla da
obbiettare. (torna
all'indice)
Ossola
Francesco Professore Ingegnere Ossola
e' stato il calcolatore (insieme al prof. Majowiecky) della struttura
tesa piu' grande d'Europa: quella dello Stadio delle Alpi, ed e' il
responsabile del sistematico e continuo monitoraggio della medesima.
Il calcolo venne verificato su modelli in scala testati in gallerie
del vento in Francia e in Canada. Il rapporto tra peso della struttura
per unita' di superficie e carico portato e' un record mondiale.
Docente al Politecnico di Torino Francesco Ossola e' un riferimento di
rigore e serieta' professionale: riservato e poco incline alla
pubblicita' e' stato profondamente disturbato dalla bagarre sui costi
di manutenzione e specialmente sui costi di ritesatura e dalle
falsificazioni che la Stampa, credendosi senza controlli, ha
pubblicato a supporto del tentato scippo di Giraudo.
La Conferenza Stampa dell'Ordine degli Ingegneri, nella quale sono
state rettificate quelle che su la Repubblica sono state chiamate le
"bufale" della Juventus, si e' resa necessaria dopo la
infelice intervista carpita (su presupposti errati) da La Stampa al
Presidente di quell'Ordine. Il fronte comune Ingegnere Capo/Societa'
di gestione/Progettisti/Ordine degli Ingegneri ha lasciato poco spazio
ai cronisti de La Stampa che sono stati costretti a rimangiarsi
(facendo finta di niente) tutte le palle precedentemente imbastite su
commissione. Il prof. Ossola da mesi aveva fornito dati e le relazioni
sui costi e sulla situazione della struttura all'Assessore Viano e
all'Ing. Quirico e quindi il Consiglio Comunale era compiutamente
informato e, conoscendo il rigore del prof. Ossola, ogni manipolazione
dei dati sarebbe stata probabilmente oggetto di preciso esposto alla
Procura della Repubblica in considerazione della delicatezza e delle
implicazioni di indebito allarme sul pubblico. Grande correttezza
dell'Assessore Viano che ha usato i dati con chiarezza e
dell'Ingegnere Capo Quirico che li ha sempre fatti presenti alla
stampa e ai cronisti.
Anche l'Assessore Corsico
conosceva i dati fin dal maggio del 1996: ma non erano dati
politicamente coerenti con la "sua" linea di "marketing
urbano" e pertanto ha sempre preferito ignorarli, infilando il
suo sindaco stressato in un tragico tunnel. (torna
all'indice)
Otto
Settembre 1999 Una grande
sera di festa in Piazza Crimea: Antonio Giraudo e i suoi accoliti
managers Juventini sono convinti di avere intascato
valori patrimoniali per circa 1000 e forse 1500 miliardi di lire in
cambio del caffe' offerto a Castellani. (torna
all'indice)
Palastampa
Orrendo baraccone, sul Corso Grosseto: Un orrore architettonico: un
pasticcio firmato Fiat/Annibaldi. Mai una occasione cosi' interessante
di architettura venne cosi' miseramente sprecata dalla modestia
progettuale. Agli atti del mio ufficio c'e' una lettera nel 1991 o 92
con la quale avverto Cesare Annibaldi che in mancanza di attenzione il
progetto sarebbe stato un pasticcio. Puntualmente e' stata realizzata
una ignobile patacca architettonica, ambientale e funzionale: mai il
titolo di Fiat geometring fu piu' degnamente meritato. L'episodio e'
interessante perche' e' l'emblema della settarieta' amministrativa al
servizio della Fiat. Ecco in sintesi l'episodio: [ nel 1989] la
Concessionaria SAPAM alla disperata ricerca di liquidita' e strozzata
dalle banche Italiane timorose di irritare "i poteri forti"
di Torino cerco' di ottenere qualche spazio di manovra finanziaria
dalla Civica Amministrazione, chiedendo di poter utilizzare il
manufatto dello stadio come garanzia reale per ottenere crediti. Gli
uffici della Ragioneria, ai quali si chiese un parere, dissero che si
poteva fare se la Concessionaria avesse fornito in cambio una garanzia
reale (tipo: io ti do una garanzia reale se tu mi dai una garanzia
reale). Si trattava chiaramente di un circuito impossibile e non se ne
fece nulla. La Concessionaria SAPAM interpreto', giustamente, la
risposta come una beffa provocatoria. Solo due anni dopo un altro
concessionario (Togni che costruiva il Palastampa) si venne a trovare
nella stessa posizione e fece la stessa richiesta: la Giunta diede
parere positivo senza nemmeno interpellare gli uffici della
Ragioneria. Espressi le mie riserve alla Giunta, ma non venni
ascoltato. Feci mettere al verbale della riunione di Giunta che a
Torino c'erano due regole una per la Fiat e l'altra per il resto del
mondo. Una magra soddisfazione. (torna
all'indice)
Patti
segreti l'assessore
Corsico nel suo intervento al convegno del 9 febbraio a Torino ha
fatto un riferimento a "patti non scritti", subito ripreso
da Sangiorgio de La Stampa che ha parlato, in modo piu' colorito, di
patti segreti. Sarebbe interessante conoscere da Corsico qualcosa di
piu' nel merito: chi ha fatto patti non scritti con chi, quando e di
che genere. L'Amministrazione al tempo della Convenzione di
Concessione con la SAPAM non fece alcun patto ne' segreto, ne' non
scritto con chicchessia. Se Corsico non e' in grado di specificare e
di mettere in chiaro sarebbe meglio che si astenesse dal fare commenti
che hanno il sapore di avvertimento mafioso.
Analizzando invece i
rapporti tra Amministrazione Castellani, Istituto San Paolo e SOGEALPI
si ha la netta sensazione che qualcosa di non scritto da qualche parte
e in qualche momento ci sia stato e che questo qualcosa stia ancora
avvelenando l'aria. Questo qualcosa potrebbe tornare utile per
rispondere a queste domande:
1. perche' venne
fatto fare da SOGEALPI/San Paolo l'assessment sul valore della
Concessione?
2. quali motivi
giustificarono l'azzeramento di questo valore?
3. perche' la
Juventus, Agnelli e Castellani a partire dal 96 hanno cominciato a
parlare della necessita' di "abbandonare" lo stadio
(Agnelli) e di "demolirlo" (Castellani)?
4. perche' la SOGEALPI
dopo la dichiarazione della Juventus di non voler piu' giocare nello
stadio non ha riscattato il valore del manufatto (120/140 miliardi
secondo gli arbitri) cosa che poteva fare in base alla Convenzione di
Concessione?
5. perche' il San
Paolo ha abbuonato 80 miliardi di debiti al gruppo Caltagirone a
seguito del trasferimento della Concessione dello stadio, subito prima
che questa venisse ufficialmente deprezzata?
6. perche' negli
ultimi tempi la campagna di calunnie sui costi della manutenzione e'
diventata frenetica al punto da spingere Sangiorgio alla pubblicazione
di cifre e dati falsi?
Questi comportamenti
si possono spiegare in modo lineare e conseguente con una ipotesi:
qualcuno ha promesso a qualcunaltro qualcosa che valeva (molto) di
piu' di 120/140 miliardi. La dichiarazione della Juventus di non voler
piu' giocare al Delle Alpi ha fatto scattare una serie di meccanismi e
di reazioni sulle quali varrebbe la pena saperne di piu'. La mia
ipotesi e' che, sotto la pressione di un ricatto artatamente
costruito, Castellani abbia promesso alla
Juventus la possibilita' di effettuare una megaspeculazione alla
Continassa. Poi le cose sono andate diversamente, anche per effetto di
questo "dizionario".
A questo punto
bisognerebbe azzerare tutto: se la Juventus vuole denaro e privilegi
per restare a Torino deve dire quanto denaro e quali privilegi e la
Citta' valutera' "politicamente" sapendo che a Milano le
squadre pagano 14 miliardi all'anno per lo stadio e si accollano la
manutenzione. Alla luce del sole e senza trucchi ne' "patti non
scritti". Personalmente ritengo che qualunque richiesta sia esosa
e che dovrebbero essere invitati ad andarsene per tutelare la dignita'
di Torino. (torna
all'indice)
Pavarin
Domenico Funzionario del mio
Assessorato. Mi diede l'utile consiglio di mettere nella convenzione
(art. 30) il diritto della Citta' a cinque "manifestazioni"
all'anno sostituendo la dizione originale di 5 "giornate".
Fu un cambiamento provvidenziale. (vedi voce Consegna). Pavarin aveva
anche segnalato il fatto che di solito la pubblicita' allo stadio per
manifestazioni di coppa UEFA era riservata alla UEFA e quindi c'era la
possibilita' che anche la FIFA si comportasse in questo modo. Non ero
al corrente degli impegni "privati" dell'ex sindaco Novelli.
Non accolsi il suggerimento che avrebbe sancito un privilegio gratuito
alla FIFA. Privilegio che, se del caso, doveva essere negoziato, caso
per caso, dalla Concessionaria SAPAM. Questa fu poi sempre la mia
posizione. (torna
all'indice)
Pericolo
E' possibile che dovendo
mantenere le promesse fatte alla Juventus ed essendo incapace di una
posizione ferma e dignitosa a difesa della Citta', il sindaco operi
per gestire lo Stadio Delle Alpi senza un concessionario, ma con
organico municipale. La contabilita' e i costi verrebbero integrati
nella grande minestra del bilancio comunale e sarebbe possibile
concedere alle squadre l'uso dello stadio a condizioni di grande
favore praticamente senza un effettivo controllo. Come si faceva una
volta con il Vecchio Comunale nel quale le squadre e il concessionario
della pubblicita' si sono arricchiti con i soldi dei cittadini
torinesi per decine di anni. Una analisi degli effettivi costi
manutentivi e di gestione del Vecchio Comunale dimostrerebbe che
questi erano superiori quelli del Delle Alpi. Ma erano
"impliciti" una cosa che a Torino piace molto. (torna
all'indice)
Piazza
d'armi Occasione perduta,
fino ad oggi, oppure futura opzione per sesquibiliardarie speculazioni
del potere forte
assistito dalle future giunte
deboli. (torna
all'indice)
Pista
(di atletica) La prima cosa
che dichiarai nel 1986 fu che lo stadio sarebbe stato costruito senza
pista per l'atletica. Quella fu la mia posizione per diversi mesi e
fui l'ultimo a cedere alle pressioni del conformismo politico che
voleva a tutti costi la pista di atletica (vedi voce Tessore, Pista di
atletica, Carraro, Chiusano). Una azione compatta e coordinata di
tutti coloro che avevano effettivo potere avrebbe potuto risolvere il
problema, ma rimasi completamente isolato. In particolare Vittorio
Chiusano, allora presidente della Juve e capogruppo Liberale in
Consiglio Comunale e l'avvocato Nizzola allora dirigente del Torino
Calcio arrivarono a scrivere nel 1987 al sindaco Cardetti che erano
disposti a costruire lo stadio con la pista qualora la Città si fosse
rimangiata la delibera con la quale aveva scelto la Concessionaria. Di
fronte alla dichiarazione delle stesse squadre di calcio torinesi la
mia posizione divenne insostenibile ( Matteoli,
piciu, se Chiusano e Nizzola lo vogliono fare con la pista perche'
solo tu rompi i coglioni ?).
La dichiarazione di Vittorio Chiusano valeva a quel tempo come la
parola di Gianni, forse oggi non più visto che deve fare
dichiarazioni autocritiche (cfr Stampa 8 maggio 1996): non è
sufficiente dire fu un errore. Fu l'errore di chi aveva la massima
responsabilità rappresentativa come presidente della massima divinità
calcistica di sempre: la Grande Vecchia Signora Gobba F.C. Juventus.
Fra i sostenitori della pista vanno annoverati: Elda
Tessore ex assessore socialista allo sport, Giovanni
Porcellana capogruppo DC in Consiglio Comunale, il Sindaco Magnani
Noja, l'assessore alla cultura Marziano Marzano, Vittorio
Chiusano capogruppo Liberale e presidente della Juventus FC, il
dirigente del Torino Calcio Nizzola oggi presidente
della FIGC. Il vero 'dominus' della questione fu però Primo Nebiolo
che arrivò a minacciare la cassazione del contributo finanziario
dello Stato se lo stadio non avesse avuto la pista attraverso la
negazione del parere positivo CONI-CIS. Il vero potere di Nebiolo
erano, però, i quindicimila tesserati dell'Atletica Italiana che lui
faceva valere con tutti i partiti come potenziale serbatoio di voti:
un argomento molto convincente per gli operatori politici degli anni
'80. Il fatto che gli atleti votassero nella massima individuale
libertà e anarchia non veniva nemmeno considerato pur essendo la
banale verità. Feci un ultimo tentativo nell'Aprile del 1987
scrivendo al Presidente del CONI Carraro e
chiedendogli di intervenire: Carraro mi ricevette assistito da Primo
Nebiolo, che fece a tutti e due una severa strapazzata. Alla fine del
colloquio non era neppure il caso di trarre conclusioni: Carraro, che
aveva le apparenze del duro, era in realtà debolissimo e (allora)
completamente subalterno a Primo Nebiolo. Nessuno ricorda inoltre che
tutti i più importanti templi del calcio spettacolo mondiale hanno la
pista, o spazi circostanti al campo di notevole ampiezza, per
consentire curve panottiche ottimali. Dopo sei anni di funzionamento e
contro i birignao della elite culturale calcistica il problema della
pista può essere oggi inquadrato in termini meno manichei: la pista
per l'atletica ha inoltre una ragione di essere sul piano urbanistico
in quanto libera la Città da qualunque vincolo sul Comunale che,
grazie alla pista alla Continassa, potrà essere abbattuto o riciclato
per nuove funzioni più adatte alla situazione di Piazza d'Armi.
L'altra motivazione per la pista, anche questa determinante, è quella
della pubblicità: la pubblicità è la vera struttura economica del
calcio-spettacolo e bisogna avere spazi per accogliere il maggior
numero di cartelli possibile a cifre competitive e differenziate.
Anche i dirigenti delle squadre saranno sensibili a questo dato una
volta acquisito il contratto, ma non possono essere esplicite nelle
loro dichiarazioni pubbliche. A parte queste considerazioni resta il
fatto che la visibilità al Delle Alpi è ottima per riconoscimento di
tutti gli esperti internazionali e se le tifoserie non fossero
fanatizzate non ci sarebbe bisogno delle barriere di contenimento e
anche la visibilità dagli anelli più bassi sarebbe ottima.
La visibilita'
complessiva ottima del Delle Alpi risulta anche sul piano delle
misure geometriche: la distanza media degli spettatori dal centrocampo
al Delle Alpi e' di 182 metri(la
migliore fra tutti gli stadi italiani di comparabile dimensione)
rispetto ai 200 metri di San Siro e ai 240 metri di Roma Olimpico e ai
230 di Napoli San Paolo. La distanza media e' una caratteristica
complessiva non percepibile dal singolo spettatore: il disegno dello
Stadio delle Alpi privilegia tutti gli spettatori e non solo quelli
ricchi delle tribune centrali. Vedi visibilita'. Anche la distanza
media degli spettatori delle curve del delle Alpi e' innferiore a
quella delle curve del Vecchio Comunale. D'altra parte un esperto in
stadi come l'Avvocato Principe Giovanni Agnelli non poteva sbagliare
quando fece il famoso commento.
Vale la pena ricordare la vicenda
della variante 'fossato'. Il progetto originale, come l'esecutivo
approvato in CC, prevedevano un fossato come protezione del campo
dalle invasioni dei tifosi. Lo svolgimento successivo delle normative
CONI-CIS e CPVLPS richiese poi una serie di collegamenti fra campo e
tribune protetti da barriere: il vantaggio del fossato veniva
considerevolmente diminuito. In tempi successivi (a meta' della
costruzione dello stadio) e a seguito di un grave incidente in uno
stadio algerino il CONI si espresse contro il fossato a favore delle
barriere in acciaio. La variante venne effettuata dalla
Concessionaria, lo spazio del fossato venne solo parzialmente
recuperato nel tracciato delle gradinate.
La mia posizione sul problema
"pista" risulta chiaramente dalla memoria che scrissi per
informare il Gruppo Consiliare Socialista: la memoria venne
rigorosamente ignorata dai compagni per i quali il problema era "politico".
Un classico e umiliante modo con il quale la leggerezza socialista
degli anni '80 usava la famosa battuta di Nenni (la
politique d'abord) . Fu
chiaramente una mia debolezza: per trasformare la mia istanza
"tecnica" in problema "politico" avrei dovuto
dimettermi e riservarmi di votare liberamente in Consiglio Comunale.
Peccai per eccessivo rispetto dell'impegno di partito. Non mi
dispiacerebbe conoscere l'opinione attuale di Elda Tessore (e di tutti
gli altri pistaioli: La Ganga, Cardetti, Magnani Noja, Ravajoli,
Porcellana, Chiusano) sulla vexata quaestio della pista.
(torna
all'indice)
Porcellana
Giovanni Assessore ai LLPP,
ingegnere, vice-sindaco e, in quegli anni, capo incontrastato della DC
torinese (mugugnatissimo peraltro dai peones). Autorevole e competente
amministratore/tecnico, senza peli sulla lingua, risentito da molti
per la sua "prepotenza" e temuto per il carattere
vendicativo che spesso lo rendeva settario. Molto efficace nell'azione
amministrativa e nella bagarre consiliare. Fu assessore responsabile
della lunga e tormentatissima vicenda del Palazzo di Giustizia, ancora
oggi non conclusa, che condusse a buon compimento durante il suo
mandato, attraverso mille ostacoli e trabocchetti. Brillante e
dinamica la sua gestione del fiasco Novelliano del Palazzo degli
Stemmi. Porcellana da bravo DC mi aveva inizialmente in sospetto
essendo io PSI (o quasi), ma dopo alcuni anni il suo atteggiamento
cambio' e mi fu solidale. Volle la pista
per ragioni politiche rifiutando nettamente il consiglio dei
consulenti tecnici della DC (prof. Borasi). Ma non assunse posizione
ufficiale. Sullo stadio scelse di non intervenire mai, e mai
intervenne. I suoi suggerimenti personali e privati (espliciti ma
molto spesso impliciti: erano i suoi gesti a fornire l'indicazione)
furono sempre utili per me e raramente disattesi. Vendicativo e
velenosissimo: l'unico a saper maneggiare Novelli senza complessi e
senza timidezze. La sua competenza amministrativa era inattaccabile e
molto utile in tutte le giunte Sarebbe interessante se potesse
scrivere un "dizionario" del Palazzo di Giustizia:
conoscendolo non lo fara' mai. Non e' roba da DC. Se non fosse stato
per il carattere settario, sarebbe stato un grande amministratore. Ma
forse e' un bravo amministratore proprio perche' giustamente settario.
(torna
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PRAXI
Societa' di
estimo assoldata dalla citta' di Torino per valutare lo stadio e le
sue pertinenze ai fini della transazione con la Juventus.
Transazione
Citta' di Torino/Juventus per lo Stadio delle Alpi e il Comprensorio
della Continassa: la valutazione della PRAXI.
Commento
e contraddittorio.
Lorenzo
Matteoli
Scarborough
22/11/00
Una nuova importante
fase della vicenda Stadio delle Alpi sta per aprirsi con la consegna
della valutazione fatta dalla Praxi per la transazione tra Citta' di
Torino e Juventus.
Come era prevedibile
la stima fatta dalla Praxi e' allineata allo schema imposto dalla
Juventus che la Civica Amministrazione aveva subito fin dall'8
settembre 1999. Una nuova dimostrazione della facilita' con la quale,
a Torino, la scienza e la professione dell'estimo economico vengano
umiliate dai "poteri forti".
La difficolta' del
commento alla valutazione effettuata dalla PRAXI e' di carattere
etico: il documento PRAXI e' talmente grottesco nei presupposti e
nelle conclusioni che una sua analisi seria rischia di deformarne la
portata assurda e di dargli una parvenza di dignita'.
Limitero' il
commento al minimo: ogni affermazione sui valori di mercato correnti,
ipotesi di stima che di seguito svolgo ha un riscontro documentale
preciso che saro' lieto di fornire agli interessati, ma che non
riporto per evitare di annoiare coloro che sono interessati alla
essenza dei fatti e al significato di costume politico dell'episodio.
Un unica
riflessione: un episodio di questo genere nel 1986 avrebbe scatenato
la magistratura Torinese. Si andava in galera per i viaggi premio
allora e le malversazioni di Zampini & C fanno sorridere di fronte
al favoloso colpo da centinaia di miliardi del regalo alla Juventus
dello Stadio delle Alpi organizzato da Castellani, Corsico e Giraudo.
LOTTO A area
lungo Via Traves
Il prezzo di 40.000
lire al m2 e' basso: si tratta di un diritto di superficie di 99 anni
LOTTO C Area
lungo Strada da Druento
Il numero di eventi
nell'arco dell'anno e' stato arbitrariamente dimezzato sono 48 e non
22: il futuro stadio del Torino Calcio rimarra' a lungo del mondo dei
sogni e degli imbrogli e la stima di un bene si basa su dati oggettivi
in atto. Nel giro di qualche anno Torino si rendera' conto che un solo
stadio di calcio per le due squadre e' sufficiente e ottimale e se ne
renderanno conto anche i tifosi. Gli imbroglioni continueranno ad
alimentare il sogno per raccogliere denaro e voti.
LOTTO D1 area
adiacente allo stadio
1. il prezzo al m2
degli uffici finiti e' basso
2. la percentuale di
incidenza (15%) dell'area e' bassa, in media si valuta almeno al
20-25%, mancano giustificazioni di metodo per la riduzione.
3. non si e' dato
alcun valore agli 83.000 m2 di superficie fondiaria senza alcuna
giustificazione di metodo.
LOTTO D2
Vedi considerazioni
di cui al LOTTO C
LOTTO E Stadio
delle Alpi
Il criterio di
capitalizzazione dei redditi e' giusto se i redditi (canone) non
fossero stati "fissati" con criterio politico. Il canone di
3.4 miliardi e' stato imposto dalle societa' con un ricatto a suo
tempo respinto dalle giunte Cardetti, Magnani Noja, Zanone, Cattaneo e
servilmente subito dalla giunta Castellani. Il canone di 3.4 miliardi
e' inferiore a quanto pagato dalla Juventus per l'utilizzazione del
Delle Alpi nell'ultimo decennio ed e' anche di gran lunga inferiore a
quanto pagato dalla Juventus per l'utilizzazione dello Stadio Comunale
dal 1970 al 1990 (tenendo presente che al Comunale il canone era piu'
basso, ma i diritti commerciali e la pubblicita' erano della Citta').
Per una idea generica dei valori correnti l'Inter e il Milan pagano
13.4 miliardi all'anno per l'utilizzazione dello stadio di San Siro,
manutenzione a loro carico.
Arbitraria la
pretesa di detrarre dal costo cosi' ricavato la spesa di 26.4 miliardi
per "sovraccosti manutentivi e gestionali": nessuna perizia
a supporto, nessun progetto per quantificare la pretesa. Ammesso, e
per nulla concesso, che modifiche allo stadio debbano essere a carico
della Citta' e non del titolare dell'enfiteusi secolare non si capisce
perche' queste debbano essere "anticipate" dalla Citta'
senza che il "superficiario" abbia sborsato una lira. La
pubblica Amministrazione spende su documenti molto piu' certi e
probanti e le stime si fanno su dati oggettivi in essere.
Falsa la
affermazione che il costo medio di manutenzione e gestione annuale di
stadi come il Meazza (Milano), l'Olimpico (Roma) il San Paolo (Napoli)
sia di 1,5 miliardi all'anno.
Ulteriore arbitraria
pretesa: l'abbattimento finale del 10% del valore residuo per un
fantasioso "adeguamento normativo e ripristino della fungibilita'
degli ambienti". Lo stadio e' dotato di tutti i certificati di
agibilita', prevenzione incendi, idoneita' statica e risulta adeguato
a tutte le norme di legge. Anche per questa voce, ammesso e non
concesso che non si tratti di pretesa assurda, la PRAXI non spiega per
quale motivo deve essere "anticipata" dalla Citta'. La
pubblica Amministrazione spende su documenti molto piu' certi e
probanti.
La deformazione e la
falsificazione di dati incontrovertibili che caratterizza questa
valutazione dimostra chiaramente la sua connotazione di comodo: non ci
sono criteri scientifici per commentare un documento dettato dal
"regime" che da sempre controlla Torino
LOTTO F1 Area
lungo strada Altessano
90.000 m2 con
capacita' edificatoria a destinazione commerciale di 25.000 m2
valutati 8.15 miliardi deve essere un errore: gli indici per la zona
danno un valore di due volte tanto. Ma purtroppo non e' un errore: e'
lo stile di tutto il documento.
LOTTO F2 Area
lungo strada Altessano
Nulla da eccepire
In
sintesi
1. prendere come
riferimento il valore "convenzionale" 1987 (60 miliardi)
dello stadio e ignorare il suo valore effettivo computato in sede
arbitrale (1992) sull'oggetto realizzato (126 miliardi) e' un
insostenibile errore voluto. Anche se l'assunzione grottesca fosse
ammissibile il valore convenzionale 1987 dovrebbe essere aggiornato al
30 Maggio 1990 data nella quale lo stadio venne realizzato e
consegnato alla Citta': un errore di metodo rivelatore della ideologia
che ha dettato lo studio della PRAXI.
2. L'implicazione
che lo Stadio vale zero lire se la Juventus non ci gioca ha la stessa
portata di affermare che lo stabilimento Fiat di Mirafiori vale zero
lire se non ci si fabbricano automobili: un'idea sulla quale altri
settori del gruppo Fiat faranno molte eccezioni.
3. La Praxi dovrebbe
spiegare per quali motivi, ammesso e per nulla concesso che la pretesa
sia fondata, la Citta' debba pagare, in anticipo e senza
documentazione alcuna, 26,4 miliardi di "sovraccosti
manutentivi" e 1,5 miliardi di oneri per il ripristino della
fungibilita'. Perche' modifiche non necessarie devono essere pagate
dal venditore? Da quando in qua le amministrazioni pubbliche pagano in
anticipo e senza documentazione di riscontro?
4. La conclusione
della Praxi che una enfiteusi secolare per 700 mila m2 di terreno con
capacita' edificatoria commerciale di 30 mila m2 con sopra uno stadio
completo di parcheggi per 4000 vetture (perche' i posti-auto sono
stati ridotti a 3500?) valutato 126 miliardi nel 1992 valga oggi 36,2
miliardi e' ovviamente una conclusione funzionale e complice del
"pactum sceleris" stipulato l'8 settembre 1999 nella
riunione "privata" tra Castellani e Giraudo.
5. La tragedia e'
che il colpo andra' a buon fine e che, in assenza di interventi della
Corte dei Conti, i bravi Torinesi pagheranno centinaia di miliardi il
loro tifo juventino. Nessun professionista, accademico, istituto
universitario, commerciante, avvocato, architetto, giornalista,
commercialista, barista o gestore di ristoranti torinese puo'
permettersi di eccepire, pena la "proscrizione", e a Torino
nessuno puo' permettersi di venire proscritto dalla Fiat/Juventus.
Conclusione
Se la Giunta di
Castellani ritiene che la Juventus sia un patrimonio che la Citta' non
puo' perdere, lo dichiari esplicitamente, ed altrettanto
esplicitamente metta in bilancio i miliardi che intende spendere per
garantirsi la costosa, avida e arrogante parassita. Torino ha pagato
carissimo un secolo di Fiat e puo' permettersi di pagare un'altra
ventina di anni di Juventus: ma che sia fatto in chiaro senza goffi
sotterfugi. Non si umilino indecenti e deboli professori o servili
professionisti esigendo documenti che un bambino sarebbe in grado di
denunciare per imbecillita' e inconsistenza.
Con il finanziamento
della Civica Amministrazione la Juventus potra' comperarsi fantastici
professionisti del piede e vincere senza problemi scudetti e coppe per
i prossimi venti anni, Agnelli risparmiera' un sacco di soldi e grazie
al patrimonio immobiliare e territoriale conferito per poche lire, le
azioni della Juve in borsa varranno come lingotti d'oro, consentendo
ulteriore arricchimento dei suoi aventi causa. In Citta' qualche
drogato in overdose in piu', un po' di asili nido in meno, un po' di
squallore diffuso in piu' per consentire ai Torinesi l'esercizio
preferito di piangersi addosso.
Nota:
questo commento e' stato inviato alle redazioni dei giornali torinesi Torino
Sera, La Repubblica e
La Stampa e a circa 50
giornalisti torinesi de la Stampa e de La Repubblica il 23 di Novembre
2000. Il quotidiano Torino
Sera ha pubblicato il giorno
dopo un articolo su sei colonne dando notizia precisa e
circostanziata. La Stampa
e La
Repubblica
hanno mantenuto un rigoroso silenzio e nessun giornalista ha
riscontrato il mio invio (ad oggi 28 Novembre). Un ordine di scuderia?
La naturale prudenza dei giornalisti nei confronti degli affari del
potere della Fiat a Torino? Per una ragione o per l'altra una cosa e'
certa: non c'e' una libera stampa a Torino dove l'opinione pubblica e'
informata nel rispetto delle condizioni imposte dal regime. Sara'
interessante vedere come la stampa torinese gestira' il futuro
svolgimento della vicenda: quando il silenzio non sara' piu'
possibile. ritorna
all'indice
Programma
Economico e Finanziario La
clamorosa svista dell'offerta Fiat Engineering: mancava il documento
fondamentale richiesto dalle norme sulle Concessioni ed esplicitamente
richiesto dalla delibera di bando della Citta'. Lo strumento
indispensabile per valutare se il concessionario e' in grado di avere
gli strumenti finanziarii e i guadagni che gli consentono di ben
condurre l'opera. La Fiat Engineering non lo presentava e anzi
ribadiva che non c'erano dati per valutare i cespiti attivi che
consentisssero di tracciare il Programma Economico e Finanziario
trentennale. Per aggiungere ulteriore sapore alla madornale scivolata
nell'offerta la Fiat Engineering insisteva sul concetto dicendo che
futuri ipotetici contributi dello Stato avrebbero dovuto essere girati
dalla Citta' al Concessionario (avevano buone informazioni i lobbisti
Fiat perche' al tempo della presentazione delle offerte - 13/10/86 -
la legge Capria - 03/01/87 - non era stata ancora pubblicata). Il
lettore non esperto di normativa sulla aggiudicazione di lavori
pubblici deve sapere che in un concorso appalto si viene esclusi dalla
gara anche se manca il certificato di nascita del titolare
dell'impresa. Un errore cosi' grave non puo' essere solo dovuto alla
"svista" di un managerfiat. Conforta questa analisi il fatto
che la deficienza fosse sottolineata e ribadita nell'offerta. Cosa
aveva in mente lo stratega Fiat Engineering? Magari nulla e si tratta
solo del normale atteggiamento supponente del Gruppo che in questo
caso ha esagerato. L'ing. Mosconi forse ne sa di piu': la sua
esperienza nel sottoporre offerte a gare di qualunque genere e tipo in
tutto il mondo rende veramente curiosa la circostanza. L'offerta Fiat
Engineering venne mantenuta in gara, nonostante le mie forti riserve,
perche' non si poteva nemmeno considerare l'idea di escludere la Fiat
dalla valutazione finale. Nella successiva analisi e valutazione delle
offerte fatta con un articolato paradigma multicriteria il progetto
Fiat Engineering si piazzo' al secondo posto dopo quello SAPAM e
davanti a Recchi. La Commissione aveva deciso che oltre al sistema
multicriteria la scelta sarebbe avvenuta anche sulla base di una
votazione. Fu molto fortunata la Commissione che il voto di Martinat
fece alla fine vincere SAPAM in tal modo risultato del voto e
classifica risultarono coerenti. Un esito diverso sarebbe stato
oggetto di ricorsi validissimi e molto imbarazzanti.
Di tutta questa
vicenda la cosa piu' interessante e' che nulla, mai, ebbe a trasparire
sugli organi di stampa torinesi, nessuno ha mai fatto un cenno a
questo significativo aneddoto (vedi GPT). Dalla
complessiva lettura della stampa torinese in tutti questi anni
traspare, invece, sempre l'insinuazione che l'aggiudicazione a SAPAM
fosse in qualche modo inspiegabile e oscura cosi' come l'esclusione
della Fiat. Benedetto Pier Paolo de La Stampa, in questo esercizio,
raggiunse livelli eccelsi: fece fare l'accusa di ingiusta esclusione,
virgolettata, dall'imprenditore Recchi. Nell'articolo nel quale
evocava la figura del costruttore torinese dopo la sua morte nel
tragico atterraggio "lungo" con il Catalina sulla pista
dell'Aeritalia. Una citazione "incontestabile". Mi sono
complimentato a suo tempo con Benedetto per la raffinatezza: far
parlare i morti. Superfluo aggiungere che i verbali della commissione
Consiliare per la scelta del Concessionario sono stati pubblicati con
la delibera di ratificazione della scelta medesima da parte del
Consiglio Comunale: erano di pubblico dominio. (torna
all'indice)
Pubblicita'
Il problema della pubblicità si articola in due punti fondamentali:
A. la pubblicità durante i
mondiali Il sindaco Novelli
con lettera personale e senza successiva deliberazione si era
impegnato con il CONI a consentire l'uso dello stadio "nudo"
di pubblicità per i Mondiali del 90. Tale impegno non venne
comunicato agli Assessori che stipularono la Convenzione di
Concessione che pertanto lasciava la responsabilità e gli utili della
vendita della pubblicità nello stadio alla Concessionaria. Quando la
FIFA specificò le condizioni nelle quali voleva gli stadi il problema
della pubblicità durante i mondiali emerse in termini conflittuali.
Gli assessori e la Città hanno sempre sostenuto che la questione
fosse da dirimere tra la Concessionaria e gli utenti dello stadio. I
proventi della pubblicità nello stadio sono stati da sempre un utile
della Pubblica Amministrazione che nel caso specifico della
Convenzione torinese lo devolve alla Concessionaria come una delle
contropartite per l'investimento da questa effettuato nella
costruzione. Secondo questo schema ogni rapporto relativo
all'utilizzazione dello Stadio è campo di responsabilità e
trattativa negoziale della Concessionaria con i terzi interessati. Nel
caso specifico la trattativa era stata compromessa dalla lettera di
Novelli che, senza deliberazione da parte della Giunta e del
Consiglio, impegnava la Città a regalare alla FIFA-COL la pubblicità
dei Mondiali '90. Una decisione personale del valore di qualche
miliardo della quale non si è mai discusso: il triste crisantemo
torinese ha goduto a lungo del privilegio di essere
"intoccabile". La Concessionaria si rifiutò di trattare il
problema con la FIFA e lo stadio "nudo" di pubblicità venne
assunto dalla Città in virtù dell'art. 30 della Convenzione e ceduto
alla FIFA-COL per lo svolgimento dei Mondiali. La mia posizione sulla
questione pubblicita' durante i Mondiali era semplice: trattasi di un
problema del Concessionario che per competenza lo deve affrontare con
la FIFA. Nella visione culturale di Cannavo', Novelli, Carraro,
Dardanello, Chiusano, Re, Boniperti, e della "calcisteria"
in genere la mia idea era strampalata e ridicola (infatti Novelli
nella famosa nottata del 3-4 Aprile 89 fece chiaramente allusione alla
mia dabbenaggine e il suo fido cagnottone Consigliere Grosso senza
alcuna vergogna mi diede del deficiente). Secondo loro non si doveva
nemmeno mettere in discussione il diritto della FIFA di rapinare la
Citta' di un cespite cospicuo, al quale aveva sacro diritto di origine
feudale. In realta' Novelli doveva coprirsi le terga per la
incredibile gaffe amministrativa che aveva commesso garantendo alla
FIFA, in una lettera personale, lo stadio libero da vincoli
pubblicitari senza far deliberare un impegno del valore di parecchi
miliardi e, peggio senza comunicarlo agli assessori competenti in
tempo utile. In termini piu' esatti questa e' la posizione con la
quale la Citta' e' andata all'Arbitrato sul problema della
pubblicita':
La Concessionaria sostiene di avere
diritto alla pubblicità nello stadio durante i mondiali e che
l'interdizione di questo diritto ha provocato un mancato introito per
complessivi 37 miliardi (pubblicità mancata e sponsorizzazioni
mancate). La posizione della Città è che dal piano economico
finanziario associato alla convenzione l'introito della pubblicità di
bordo campo non risulta e che quello relativo alle sponsorizzazioni può
essere realizzato nei trenta anni di gestione in modo assai più
consistente di quanto non consentano i cinque eventi del mondiale 90.
L'analisi del piano economico finanziario associato all'offerta e alla
Convenzione dimostra chiaramente che la Concessionaria sapeva
benissimo che questo introito non le era consentito e documenta in
modo indiscutibile le condizioni di presupposizione che hanno
informato il contratto. Gli Assessori Galasso e Matteoli, per avere
informazioni dirette e precise sul problema della pubblicità si sono
recati in Svizzera presso la ISL di Lucerna dove hanno verificato le
discrepanze tra il contratto di vendita degli spazi e dei diritti
pubblicitari tra ISL e ditte acquirenti e quanto genericamente a suo
tempo stabilito dal cahier des charges FIFA del 1983. In quella
occasione vennero anche verificati i valori commerciali della
pubblicità e i diritti di commissione a questa connessi: questa
documentazione rende assolutamente inconsistente la richiesta di
compenso per il mancato introito esposta dalla Concessionaria.
Comunque, per stroncare ogni argomentazione su questa rivendicazione,
la Civica Amministrazione, con deliberazione Galasso/Matteoli del
7.12.89, si è avvalsa, per i Mondiali 90, di quanto disposto
dall'art. 30 della Convenzione che prevede la disponibilità
(completa) dello stadio alla Città per 5 manifestazioni all'anno: le
cinque partite dei Mondiali sono state assunte come le cinque
manifestazioni indicate dall'art. 30. In sede di arbitrato la vertenza
venne chiusa confermando la posizione della Citta': cioe' la mia e di
Galasso. Per esprimere bene il concetto gli Assessori Galasso e
Matteoli sono riusciti, con la articolazione contrattuale della
Concessione, a recuperare qualche miliardo che Novelli aveva
stupidamente regalato alla FIFA, con una lettera che, rappresentava
chiaramente un interesse privato, e che si puo' definire come
"cazzata in atti d'ufficio" indotta dalla prepotenza della
FIGC/FIFA supinamente accettata dal Novelli. Ma il Novelli aveva gli
strumenti di arroganza per difendersi e io ero invece molto ingenuo e
"deliravo".
B. la pubblicità corrente
La Città di Torino concedeva la pubblicità nello stadio comunale
mediante gara. Di fatto dopo le prime gare la pubblicità nello stadio
comunale veniva data sistematicamente attraverso rinnovi e senza gara
alla Società Publimondo di Bastino. La cifra alla quale veniva
concessa la pubblicità (senza gara) era irrisoria rispetto al valore
dell'esclusiva. Nel 1987 alla scadenza della Concessione l'Assessore
Matteoli di concerto con gli Assessori Galasso e Dondona indice una
nuova gara e la pubblicità viene data in concessione per la cifra di
2 miliardi e cinquecento milioni all'anno a un nuovo Concessionario.
Circa dieci volte la cifra che l'Amministrazione di Novelli esigeva
senza gara. Era evidente che la differenza (dell'ordine di grandezza
di due miliardi all'anno) costituiva un enorme margine per il Bastino
che investiva ben volentieri in regalie per garantirsi la miniera
d'oro. Si trattava a tutti gli effetti di una enorme tangente, ma il
nome non era ancora stato inventato. Beneficiarie di queste regalie
erano, fra gli altri, le due squadre di calcio. Quando il flusso venne
a mancare l' irritazione fu acuta. Il problema della pubblicità è
quello che ha continuato ad alimentare l'ostilità delle squadre
torinesi nei confronti del nuovo stadio e del Concessionario della
gestione ed è sicuramente per il contratto pubblicità che si è
avuto l'ultimo scontro nel maggio 1996. Un problema sul quale la fuga
per terrore degli organi di stampa torinesi rasenta il ridicolo. Piu'
volte durante il mio servizio e ripetutamente negli anni seguenti ho
affermato in termini chiarissimi e pubblici che le amministrazioni PCI
regalavano la concessione a Bastino rinnovandola senza gara a cifre
ridicole e che Bastino passava cospicue tangenti sulla pubblicità
alle squadre di calcio. Come direbbe il Castellani: non ci sono
elementi per affermare che venissero pagate tangenti anche a singoli
amministratori della Città e ai singoli dirigenti delle squadre. E'
anche vero che nessuno ha mai raccolto la mia provocazione azzardando
una querela. Giampiero Boniperti, di fronte a testimoni, ammise che la
Juventus aveva ricevuto contributi in denaro da Publimondo (Bastino)
per la pubblicità allo stadio Comunale, ma si rifiutò di esprimere
per iscritto l'affermazione. Disse che comunque tutto era regolare e
fatturato. Dopodichè tacque per sempre. Novelli più volte
interpellato dai giornali afferma che il Matteoli "delira".
Bastino senior è morto, mentre suo figlio nega contraddicendo
Boniperti: una telefonata fra i due potrebbe essere utile.
La pubblicita' e' la chiave di volta
di tutta l'operazione e il nodo attorno al quale girarono quasi tutte
le manovre.
Lo stadio si poteva realizzare
benissimo con la formula proposta dalla Citta' (come in effetti e'
stato realizzato) perche' i proventi della pubblicita' erano
sufficienti a pagare l'investimento iniziale. Come Assessore lo avevo
scoperto quasi subito e dicevo a tutti la banale verita': le mie
dichiarazioni venivano accolte con scetticismo, ilarita', sospetto,
forte preoccupazione a seconda dei diversi interlocutori. Chi mi
doveva credere, non mi credeva e gli altri avevano tutto l'interesse a
ridicolizzare. Dopo un po' di tempo mi resi conto che non era igienico
insistere e che tutto sommato non conveniva, e partecipai alla
generale commedia, fra l'altro siccome un collega della Giunta e per
di piu' Assessore al Bilancio Giorgio Re come dirigente del Torino e
come responsabile nella Giunta dei 100 giorni (sindaco Cardetti) aveva
a suo tempo rinnovato la concessione-regalo mi si fece capire che era
meglio abbozzare. La concessione che sotto le
aministrazioni Novelli veniva data a Bastino a cifre molto basse e i
soldi che Bastino girava alla Juventus e al Torino erano chiaramente
un pasticcio del PCI torinese, il vantaggio era quasi diretto
dell'Avvocato, il padrone della Juventus. Tutti i comportamenti sia
dei politici che delle imprese erano quindi condizionati dalla
necessita' di coprire la Juventus, Agnelli, e Novelli. Nessuno poteva
ammettere chiaramente e tantomeno dire o scrivere che sulla
pubblicita' si potevano comodamente anticipare 90 miliardi che
aggiunti ai 30 disponibili dalla legge Capria facevano 120 miliardi e
che 120 miliardi nel 1986 erano sufficienti a realizzare uno stadio da
60 mila posti. L'ammissione avrebbe provocato scomode domande. Ci fu
quindi una specie di muta intesa comune molto torinese: facciamo tutti
finta di niente. La cosa difficile da comprendere, e mi piacerebbe
chiederla a Mosconi allora responsabile di Fiat Engineering, e' come
mai la Fiat Engineering non era al corrente della redditivita' della
concessione di gestione (che comprendeva in chiare lettere la
pubblicita'). Un dispetto di Boniperti? Una negligenza di Mosconi? Un
divertimento di Agnelli o una sua negligenza? Certo segno di scarsa
comunicazione e di rivalita' interne. Un problema di sempre ed entro
determinati limiti strategicamente voluto dalla cupola
Fiat. Questo in sintesi schematica. La realta' fu piu' complessa
perche' molti effettivamente non sapevano e si chiedevano come era
possibile fare uno stadio con 60 miliardi: la cifra bassa sollecitava
sospetti. Sul versante della pubblica opinione torinese la spesa per
lo stadio era ritenuta pressocche' blasfema: gli anni di pietosa
amministrazione Novelliana a base di mentini e gallette avevano
abituato i torinesi a pensare che ogni oggetto piu' grande di un cesso
pubblico fosse una impresa faraonica: l'ipotesi della concessione
trentennale e dei trenta miliardi della legge Capria era una buona
confezione per superare la resistenza degli elettori. Quando spiegai a
Suttora de l'Europeo questo semplice schema invece di capire che lo
stadio si costruiva con la pubblicita' preferi' capire che io avevo
imbrogliato sapendo che lo stadio sarebbe costato molto di piu' . La
cosa migliore per ricreare la sensazione di quel tempo e' rileggere le
mie lettere ai giornalisti piu' efferati: nella mia cecita' non mi
rendevo conto di nuotare controcorrente e che la condizione posta
sulla informazione era molto piu' forte di qualunque mia possibile
replica. Ne' potevo dire alla Bianco che il documento presentato in
Giunta e filtrato ai giornali era funzionale alla richiesta di un
finanziamento da parte dell'Acqua Marcia a una banca
di Londra senza compromettere la cosa: dovevo anzi insistere nella
creazione di un credibile presupposto.
La differenza fra allora e oggi e'
che oggi si puo affermare che lo stadio e' stato realizzato con 30
miliardi di denaro pubblico e trenta anni di concessione e che la
pubblicita' paga il denaro anticipato dalla Concessionaria: the
rest is history. Ma ci sono
ancora cose che a Torino non si possono dire
ed e' ancora una mia sciocca presunzione quella di pensare che la
gente possa credere che nell'Italia delle tangenti, nella citta' delle
tangenti (un classico dello stile Fiat) si potesse fare uno stadio
tenendo la procedura fuori dal mare della corruzione
generale. Saper distinguere e' la principale connotazione
dell'intelligenza. (torna
all'indice)
Pubbli-gest
La societa' che gestisce lo
stadio: prima era subconcessioinaria della SAPAM e oggi dopo i diversi
passaggi della Concessione e' diventata
subconcessionaria della Citta' di Torino.
Publimondo
Societa' di Concessionaria della Pubblicita' al Vecchio Comunale. Non
hanno molta familiarita' con l'uso del telefono: Bastino Jr dovrebbe
telefonare a Boniperti prima di negare cose che Boniperti ha gia'
spiattellato, e cioe' che la Juventus e il Torino prendevano soldi da
Bastino come "margine" sui proventi pubblicitari. Tutto
fatturato pero! (torna
all'indice)
Quadro
storico Lo Stadio delle Alpi
è stato deciso e costruito fra il 1986 e il 1990: nel periodo più
cupo della corruzione generalizzata e sistematica italiana. Torino,
dove la Fiat aveva strutturato da decenni l'istituto della mazzetta,
non era ancora uscita dallo scandalo 'zampini' del 1983. Una vicenda
che fu la prova generale di mani
pulite in Italia, con 6 anni
di anticipo. Le cifre dello scandalo 'zampini' erano modeste rispetto
allo scialo romano. I 'regali' erano viaggi in America, automobili,
apparecchiature stereo. Qualche piccante serata al night, champagne
con seguito di compiacenti donnine: roba da anni 30, quasi elegante.
Roma aveva altre dimensioni. Ogni opera pubblica, ogni fornitura, ogni
gara, sotto ogni amministrazione erano oggetto di manovra corruttiva
più o meno pesante: la corruzione romana finanziava i partiti a
livello nazionale attraverso i grandi enti (ENI, ENEL, IRI, Banche
etc.) il controllo sugli appalti e sulle forniture agli enti locali
finanziava le strutture periferiche dei partiti. Insieme all'illecito
finanziamento dei partiti si scatenava l'arricchimento personale sia
dei corrotti che dei corruttori. Quando si dice che tutto era oggetto
di tangente si dice tutto: le leggi della Repubblica erano pagate a
colpi di miliardi (basta ricordare il caso ENI/Gardini) e tutto calava
in proporzione fino alla firma dei pagamenti per l'acquisto della
carta igienica per le scuole, delle garze nelle USL, la marmellata
negli asili nido, la mancia all'usciere per la presentazione di una
domanda...la stessa legge morale valeva per la mancia all'usciere e
per i miliardi ai partiti o a chi per essi. E nessuno obbiettava sulla
mancia all'usciere. Mentre ai livelli alti della prassi corruttiva una
qualche aliquota finiva ai partiti (piu' precisamente alle correnti
dei partiti), man mano che si scendeva nella scala, la quota per 'il
partito' si riduceva e alla fine restava solo la quota delle tasche
personali . Il fenomeno era talmente consolidato e noto da essere
correntemente accettato dalla pubblica opinione come un fatto
ineludibile, una condizione normale, necessaria. Allo stesso modo
veniva considerata la truffa fiscale sistematica della grande
maggioranza dei cittadini. La classe politica disonesta era
consistentemente eletta da una societa' civile sua omologa. I
cittadini onestisssimi spesso non pagano le tasse, truffano le
assicurazioni, e tentano i doppi rimborsi delle spese mediche. Molti
italiani ricchi non rubano perche' le loro famiglie hanno gia' rubato
generazioni prima, molti professori universitari non si rendono conto
di rubare lo stipendio che paga una enfatica e pomposa nulla-facenza
intellettuale, molti docenti a tempo pieno sono comodamente consulenti
di enti di Stato: un furto legittimo. Analizzando i redditi dichiarati
dai dentisti, dai macellai, dai parrucchieri per signora ci si rende
conto come la pratica del furto fiscale sia talmente diffusa da non
essere oggetto di sorpresa, indignazione o, tantomeno, scandalo. E' la
morale corrente. La corruzione e' la struttura del sistema, i partiti
ne vivono, gli amministratori pubblici ne percepiscono vantaggi
marginali, la vera grande pacchia e' quella degli imprenditori.
L'azienda italiana che ha la fortuna di fornire in qualche modo gli
enti pubblici vive serenamente protetta dalla tangente: i mercati sono
riservati, le aree territoriali sono riservate, i grandi istituti
pubblici sono riservati: per entrare si paga. Le gare per gli appalti
di fornitura erano oggetto di puntuale coordinamento centralizzato da
parte delle imprese. Concorrenza, innovazione, qualita' dei prodotti e
dei servizi: tutto abbondantemente inutile e superato in quanto
coperto dalla garanzia della tangente. Guardata in retrospettiva, e
con gli occhi della attuale psicosi, la Repubblica Italiana era
sostanzialmente strutturata sulla corruzione e, solo grazie alla
corruzione, funzionava. L'immagine che ho dato e' l'immagine corrente
dell'Italia di allora come ricostruibile attraverso la stampa e i
resoconti della televisione. La realta' "apparente" che, in
una societa' di immagini, diventa l'unica realta', quella con la quale
ci si deve confrontare. L'immagine che passa alla storia. Ritenere
questa immagine come esatta rappresentazione di tutta la realta'
sarebbe pero' sbagliato anche se l'azione della Magistratura e
l'amplificazione dei media l'hanno praticamente imposta come tale. In
realta' c'erano in Italia cittadini onesti, politici onesti e
amministratori onesti, funzionari onesti, aziende che operavano
onestamente. Due ladri distruggono l'immagine di un assessorato, un
assessore bandito distrugge l'immagine di una giunta, 10 evasori
fiscali qualificano una intera categoria professionale. C'erano anche
politici e amministratori che operavano onestamente all'interno del
sistema della corruzione: usandola, sfruttandone la potenza senza
subirne la arroganza e senza corrispondere alle aspettative del
paradigma consolidato. Checche' se ne dica oggi, allora non era
impossibile e nemmeno tanto difficile, comportarsi onestamente e,
forse, rimane ancora l'unico modo per vincere tangentopoli: una specie
di disobbedienza civile al contrario. Il passaggio da un sistema
corrotto che funziona ad un sistema onesto che funziona comporta una
lunga e dolorosa fase attraverso un sistema che non e' corrotto, non
e' onesto e non funziona: la attuale fase italiana.
La prima operazione da fare,
comunque, e' quella di recuperare una realta' obbiettiva e da quella
partire: assumere premesse errate per impostare una strategia e
disegnare un percorso vuol dire probabilmente impostare la strategia
sbagliata e disegnare un percorso sbagliato. Gli onesti vivevano nella
corruzione, subendola, accettandola, evitandola, alcuni la
denunciavano, alcuni la contrastavano. La gradualita' con la quale si
era instaurata nell'arco dei quaranta anni democristiani aveva
impedito la registrazione critica del fenomeno e indotto una forte
assuefazione mentale. Molti erano indifferenti: anche la stampa e la
magistratura sono state assenti, in modo clamoroso, per qualche decina
d'anni.
Nel 1990 per circostanze del tutto
accidentali e legate sostanzialmente alla ripicca di una moglie
tradita e maltrattata dal marito socialista (Giulio Chiesa), finisce
il lungo sonno della generale distrazione e tutti gli italiani, di
colpo, ammaestrati da una stampa scatenata e missionaria, si scoprono
la vocazione della ferocia etica alla Torquemada. L'Italia si spacca
in "corrotti" da una parte e "società civile"
dall'altra. Una divisione che in un primo momento sembro' netta:
bianco e nero, politici corrotti da una parte cittadini onesti
dall'altra, ma che con l'andare delle inchieste divento' sempre piu'
confusa e sfrangiata: basti ricordare che per molti mesi Romiti
si ergeva a supponente paladino della Societa' Civile. Venne poi
qualificato diversamente quando si fece luce sulle pratiche correnti
alla Fiat da lui amministrata. (cfr FIAT Fabbrica Italiana Automobili
e Tangenti di Pino Nicotri. Kaos Edizioni. Milano 1997)
Le conseguenze a catena
dell'indagine sull'Ospizio dei Poveri Vecchi di Milano scatenano la
lunga flagellazione collettiva, inquisizione, confessioni pubbliche,
pentimenti, esecrazione. Il dr. Di Pietro imposta il modus operandi
della galera vigorosamente utilizzata come strumento di convinzione:
al tintinnio delle manette i pentimenti e le abiure fioccano. Uno
strumento eticamente costoso, innegabilmente efficace, con forti
precedenti storici, con qualche spiacevole incidente di percorso e con
ricadute negative che solo anni dopo si sarebbero viste e che forse
l'Italia continuera' a pagare per qualche decennio. L'atmosfera di
terrore e pentimento e' degna di immagine millenaristica: i disonesti
fanno la coda davanti alle Procure della Repubblica ansiosi di
confessare e alleggerirsi le coscienze dall'intollerabile peso. I
pentiti convocano conferenze stampa. Nessuno sembra esente dal sacro
fuoco: Cesare Romiti, certamente un leader coriaceo
negli anni precedenti, dopo qualche resistenza collabora con Di Pietro
e arriva a scrivere un decalogo etico per dettare i comportamenti dei
managers Fiat. Un pulpito che si puo' definire quantomeno
estemporaneo, peraltro rispettato da tutta la stampa italiana che non
azzardò nemmeno una battuta ironica sul predicatore temporibus actus
(ad eccezione del Manifesto). I magistrati coraggiosi e un po'
televisivi guidano l'avanguardia: a una distanza di sicurezza segue la
colorita folla giornalistica che rifinisce. La stessa stampa che aveva
creato i grandi miti dell'Italia prima maniera (Sindona, Calvi, Mach
di Palmstein, Ligresti, De Michelis, Romiti, Gardini, Agnelli,
Debenedetti, Craxi, Forlani, Gava etc.) adesso giudica, condanna,
suicida con una disinvoltura paragonabile solo alla intensita' del
sonno profondo dei precedenti decenni. Gran parte dello sbatacchiare
della stampa e' dovuto alla necessita' di far dimenticare gli anni di
pigra, colpevole, silenziosa copertura. Analogamente il superattivismo
della magistratura dopo il 1990 riscontra la sonnolenza di regime dei
precedenti cinquanta anni. Se ci fosse stata in Italia una stampa
correttamente attenta e una magistratura normalmente efficiente a
partire dalla fine della seconda guerra mondiale non ci sarebbe
bisogno di nessuna rivoluzione, purga, lavaggio di mani o di piedi. La
rivoluzione si paga: si creano i nuovi miti, i nuovi moduli conformi,
i nuovi teoremi e i nuovi paradigmi di verità a comando,
l'obnubilazione moralistica, la ferocia giustizialista, la
strumentalita' politica, l'ansia di denuncia, la melma del pentitismo
professionale, il fondamentalismo giuridico-procedurale. Tutti
fenomeni facili e pericolosi nelle contraddizioni dell'animo italiano:
caratterialmente radicale, cattolico, eticamente disponibile,
moralista, prono alla demagogia, e, il tratto peggiore, servile coi
potenti, arrogante con i deboli. Le facce sgradevoli, meno gloriose,
della nostra agiografia classica: entusiasmo, spiritualita',
versatilita', flessibilita' critica, convinzione, generosita',
rigore... santi, eroi e navigatori.
Anche il nuovo stadio di Torino nel
1986 fu oggetto di aggressione da parte delle falangi fameliche: le
manovre e le contromanovre furono intense, convulse e tortuose, alcune
relativamente arroganti e palesi altre piu' occulte, i tentativi di
assalto alla concessione non cessarono con l'aggiudicazione all'Acqua
Marcia continuarono per molto tempo durante la costruzione e dopo 10
anni dalla decisione e dopo sei anni di gestione della Concessionaria
la faida non e' conclusa. L'aggiudicazione scateno' rappresaglie e in
particolare una battaglia puntuale contro la SAPAM da parte della
Fiat. Fra i risultati piu' significativi dello scontro ineguale si
possono annoverare la cessione presocche' coatta della COGEFAR alla
Fiat Impresit, il fallimento dell'Acqua Marcia, la cessione dello
stadio di Torino ai Caltagirone e quindi all'Istituto San Paolo e,
l'ultimo atto, la cessione del contratto per la pubblicita' allo
stadio alla FC Juventus da parte della Pubbligest.
E' molto probabile che nel corso dei
prossimi anni si arrivi effettivamente alla massima efferatezza:
l'abbattimento dello stadio. La prima picconata l'ha gia'
somministrata Lorenzo Mondo con il suo articolo di bugie strategiche
'La colonna
infame',
ma non mancheranno altri coraggiosi paladini del Principe,
sollecitati, oppure di autonoma iniziativa. La grande e garbata
eleganza del Principe (sempre un understatement)
e' possibile anche perche' il desiderio di compiacerlo dei cortigiani
gli evita la fatica di chiedere operazioni di sicariaggio.
Nella mia posizione di assessore
responsabile fui oggetto di sondaggi allusivi, proposte indirette e
contatti ambigui da parte di quasi tutte le imprese: ignorai sempre
con ferma cortesia e non lasciai mai andare oltre il primo accenno, in
genere facendo finta di non capire . Per la redazione della delibera
fondamentale (Bando e suo allegato tecnico) utilizzai abbondantemente
le informazioni che riuscivo a raccogliere dal mondo delle imprese.
Incontrai piu' volte i rappresentanti di quasi tutte le imprese che
parteciparono per spiegare lo spirito del bando di Concessione e la
filosofia "esigenziale" che ne era originale struttura e per
loro una novita' assoluta. Non ho mai avuto pressioni politiche da
parte del Partito Socialista ne' da altri partiti della coalizione di
governo: solo Piero Fassino mi fece sapere che, se avessi
preliminarmente concordato con loro le decisioni, la mia vita sarebbe
stata molto piu' semplice. Aveva senz'altro ragione e la sua carriera
politica successiva ne e' esempio convincente. Molte difficolta'
invece, vennero dai compagni del Partito Socialista in Giunta e in
Consiglio. La societa' imprenditoriale torinese si riferiva a diversi
fra di loro (la Fiat a Marzano, Recchi a Cardetti e Tessore) e per
loro era certo che lo stadio fosse un figlio di La Ganga e che io
fossi un semplice (per alcuni anche un po' tonto) esecutore dei suoi
disegni. Manovrando contro lo stadio operavano nel quadro di una lotta
interna delle correnti e sottocorrenti: la corrente riformista di La
Ganga aveva a Torino tante sottocorrenti quanti consiglieri eletti,
tutte in grado di ricattare il "capo" a ogni scadenza
elettorale politica. Lo stile politico del PSI a Torino non andava
oltre gli schemi della faida personale o di 'famiglia' pugliese,
calabrese e siciliana. Le donne del partito erano poi divise da
gelosie viscero-uterine che superavano qualunque logica politica o
amministrativa. Anzi e' piu' corretto dire che le gelosie
viscero-uterine delle donne del Partito Socialista torinese dettavano
le strategie politico amministrative. Il pettegolezzo telefonico era
la fondamentale attivita' con grande diletto degli intercettatori
della Procura che vi raccoglievano sistematicamente ampio materiale
per le loro indagini e "pre-investigazioni", con un logismo
di recente conio da parte del Procuratore milanese Borrelli. La Ganga
giuocava il suo potere sui tavoli di Corso Marconi, ma non aveva la
fiducia della Azienda che anzi lo riteneva uno scomodo disturbatore
del proficuo dialogo tra la Fiat e il "buon" Novelli.
L'immagine del Partito Socialista e in genere di tutti i partiti
torinesi era pessima: Zampini aveva aperto uno squarcio agghiacciante,
ma come lui stesso diceva, si trattava di briciole rispetto a quello
che avveniva in Italia. Per quanto mi concerne avevo la sensazione di
quello che stava succedendo interpretando dichiarazioni, interviste,
articoli sulla stampa. Mi fu chiaro a un certo punto che ero ritenuto
il principale strumento delle manovre corruttive il deus
ex machina dell'inghippo :
allusioni, battute e ammiccamenti erano parte della quotidiana
sofferenza, venivo cortesemente evitato da colleghi, amici, molti
amici dubbiosi mi chiedevano se sapevo cosa stavo facendo. Nel quadro
generale dell'Italia di allora, e nello specifico quadro di Torino e
del Partito Socialista di Torino , pretendere che l'opinione pubblica
credesse che lo Stadio delle Alpi fosse esente da manovre corruttive
fu clamorosamente ingenuo, da ridere: una ingenuità pagata con la
velenosa ostilità che ancora oggi si scatena ogni volta che si apre
l'argomento. Nel quadro attuale dell'Italia "torquemadiana"
pretendere che si svolga una revisione critica obbiettiva e autonoma
dei fatti è forse ancora più clamorosamente ingenuo.
Una battaglia persa allora e,
probabilmente, persa anche oggi, ma che deve essere continuata con
l'ottimismo e la fermezza che sono propri della decenza e che sono
dovuti al rispetto di se stessi.
Saper distinguere è una
connotazione fondamentale dell'intelligenza e questa, alla fine,
prevale sempre anche nel più oscuro dei mondi. Dopo la demagogia
della corruzione e dopo la demagogia dell'ethical
cleansing (su questa
guasi-guasi ci metterei un copyright) forse ci sarà un recupero del
normale, laico buonsenso. E se non ci sarà, conviene comunque
investire perchè ci possa essere. La storia dello Stadio delle Alpi,
realizzato con successo, nel fuoco incrociato delle manovre
corruttive, strumentalizzando la corruzione e utilizzandola per il
vantaggio della Citta', puo' essere utile per comprendere gli anni 80
in Italia e alla fine abbreviare il tormentato ritorno a un sistema
onesto che funziona.
Possono esserci stati tentativi e
millantato credito: se qualcuno chiese e accettò soldi costui non
riusci' a corrispondere ai disonesti impegni, se qualcuno pagò fu
ingannato. In Italia la Torre di Pisa e il Colosseo sono stati venduti
molte volte, ma sono sempre la'.
Si potrebbe anche dire,
paradossalmente, che fu proprio grazie alla presunzione di
comportamenti corruttivi che l'impresa venne condotta a termine: una
specie di contropiede giocato alla corruzione imperante.
L'aggiudicazione si svolse nel
rispetto preciso dei valori oggettivi delle offerte, la stesura della
convenzione avvenne in contraddittorio sotto la vigilanza di decine di
funzionari dei diversi uffici e l'esecuzione del contratto fu portata
a buon fine con decisione, talvolta con scaltrezza e, sempre, con
coraggio. Le difficolta' principali non furono quelle tecniche e di
ingegneria anche se lo Stadio delle Alpi e' una delle piu' importanti
strutture realizzate in Europa negli ultimi venti anni, ma quelle
della sistematica aggressione alla Concessionaria e agli
amministratori responsabili condotta dalle imprese torinesi e in
particolare dalla Fiat che impiego' tutti i mezzi in una azione
ovviamente rivendicativa tesa alla riparazione dello
"sgarro" subito. Una aggressione che ha rischiato di costare
carissima alla Citta' di Torino e che ha portato solo danni,
frustrazione, miserie. Una aggressione che ancora
oggi continua oltre ogni ragionevole buon senso. I dati e gli elementi
documentali sono sempre stati disponibili alla stampa e alla opinione
pubblica intelligente e attenta: la forza del paradigma generale era
tale da impedirne la lettura e l'accettazione. Comprendere una realtà
diversa da quella correntemente imposta e accettata richiede forza,
intelligenza, visione critica e autonomia, che non sono proprio le
peculiarita' del carattere italiano dominanti allora e ancora oggi. La
battaglia per recuperare la verità e la validità di una operazione
amministrativa brillante, condotta con onesta convinzione e con
articolazione dialettica ha poche speranze di successo: il "Teorema
del PCI" è ancora
radicato, ma è una battaglia da fare. Combattendo questa battaglia si
possono cambiare molte altre cose sgradevoli dell'attualità italiana.
Così come è un dovere riconoscere la difficoltà di opporsi al
modulo conforme, deve essere anche chiaramente denunciato che la
stampa non fece nemmeno il tentativo, anzi fu proprio la struttura
della conformità acritica. Alcuni diedero un chiaro esempio di voluta
settarietà, con falsi, calunnie, bugie evidenti e consapevoli.
Recanatesi e Angelico sulla Repubblica, Benedetto e Mondo su La
Stampa, Cannavò sulla Gazzetta dello Sport, Suttora e Pia Luisa
Bianco su l'Europeo per ricordare i più significativi. Conformi e
silenziosamente disponibili al tempo della corruzione sistematica,
conformi e disponibili falsificatori al tempo del linciaggio a
comando: mai capaci di una riflessione autonoma, di una ricerca libera
da pregiudizio. Ma forse il mio insistere sulla visceralita' e sulla
irrazionalita' di questi comportamenti aggressivi deve essere
criticamente rivisitato: non e' molto credibile che persone ai vertici
delle loro carriere e radicate nel sistema professionale
dell'informazione operino secondo gli schemi di fanatismo passionale
che caratterizzano i clubs delle tifoserie "ultra'". D'altra
parte, se a questi giornalisti si riconosce la professionalita' intesa
come serieta' di documentazione e rigore nella verifica delle fonti,
la spiegazione del loro operato diventa oggettivamente molto
imbarazzante. (torna
all'indice)
Quaranta
Luigi ingegenere.
Direttore dei lavori dello Stadio delle Alpi: nominato di concerto
dalla Citta' e dalla Concessionaria. La figura del Direttore dei
Lavori e' una figura precisamente definita dalla legislazione
italiana: rappresenta la Committenza e deve tutelare la Committenza
per garantire la realizzazione delle opere in conformita' al progetto
e alle "regole dell'arte". Nello spirito della
"Concessione" Citta' e Concessionaria si identificano nella
figura di "committenti" dell'opera. Nei fatti specifici
della vicenda Stadio delle Alpi, dopo la fase iniziale, questa
identita' si e' persa e l'ingegner Quaranta si trovo' in una posizione
quantomeno ambigua: aveva due padroni con interessi spesso
conflittuali. La difficolta' sarebbe stata minore se il Direttore dei
Lavori fosse stato nominato esclusivamente dalla Citta'. Il problema
venne saggiamente controllato e ridotto dalla intelligente attenzione
e dalla resiliente condotta dei funzionari della Citta' nella
commissione di Collaudo e risolto positivamente dall'Arbitrato, grazie
al rigoroso lavoro dei consulenti tecnici della Citta' prof. Vittorio
Nasce' e ing. Luciano Luciani e grazie all'esemplare condotta
dell'Arbitro dr. Barbuto. (torna
all'indice)
Rapporti
con le squadre Una
caratteristica costante dei sei (oggi quasi 10) anni di esercizio è
stata quella della continua aggressione delle squadre di calcio
torinesi alla gestione dello stadio. Aveva iniziato Boniperti fin dal
1992: inviando una lettera ai giornali nella quale chiedeva alla Città
di pagare la Juventus perchè questa continuasse a giocare a Torino.
In caso di mancato accoglimento della richiesta, diceva il grande
capitano Boniperti, andremo a giocare da un'altra parte. Nella mia
lettera di risposta alla Juventus nel Febbraio del 92 il problema è
inquadrato in termini che sono ancora attuali. Richiamavo la Juventus
a considerare obbiettivamente e in una ottica non riduttiva i suoi
rapporti con la Città di Torino e alla fine concludevo con una
richiesta di documentazione e con un invito al dibattito sereno.
Documentazione mai ricevuta e dibattito conclusosi con la minaccia (a
me) di Boniperti di rimettersi ai piedi una scarpetta da football "ancora
capace di tirare robusti calci".
In una mia comunicazione alla Giunta del 22 febbraio 1992 ribadivo un
concetto che vale la pena riprendere e che impone una rivoluzione
'copernicana' nel dibattito sui rapporti fra la Città e le squadre:
...le squadre sono grandi e
vincono perchè dietro di loro c'è la Città di Torino, la sua
storia, la sua gente. Se andassero a giocare altrove la squadre, senza
il retroterra della storia e della cultura locale, sarebbero solo
organizzazioni professionali di semplici, bravi mercenari. Poco più
di un circo equestre. E' vero, e va riconosciuto, che il gioco
splendido, la storia gloriosa, il carisma della squadra Juventina sono
una connotazione di Torino. Torino uguale Juventus. Come d'altra parte
lo sono, la storia, la gloria e il carisma del Torino Calcio. Torino
uguale Grande Torino. Molte altre sono le glorie di Torino: la città
barocca, la splendida architettura, i monumenti, i musei e le
gallerie, la storia dei Savoia e del Risorgimento, i musei unici, il
Regio, le industrie, la forza tecnologica, la capacità delle sue
imprese, i ristoranti e la gastronomia, i negozi e le botteghe di
storica memoria, il paesaggio urbano, la collina, il Po, e i valori
connessi alle opere di tutti i cittadini che lavorano e vivono nella
nostra Città. Che vi hanno lavorato e che vi hanno vissuto.
Attenzione però: c'è, e va affermato senza timidità alcuna, anzi
con fermezza, fra tutti questi valori e la Città di Torino un legame
preciso e un rapporto mutuo di forte reciprocità: così come la
Juventus dice 'noi siamo bravi e siamo una delle glorie di Torino', la
Città di Torino potrebbe dire, con pari orgoglio e legittimità, che
la Juventus è brava e gioca bene perché è una squadra di Torino,
perché ha dietro di se la storia e la forza di questa Città. E
questo vale anche per le imprese e le avanguardie tecnologiche: dietro
di loro ci sono il pensiero, i sacrifici, la storia di generazioni di
lavoratori e gli investimenti di generazioni di cittadini di Torino.
Anche la grande industria è cresciuta grazie al sacrificio
ambientale, alle infrastrutture di Torino e al lavoro dei torinesi e
delle decine di migliaia che a Torino sono venuti e che Torino ha
ospitato e integrato. E' vero che c'è un debito della Città nei
confronti della Juventus e del Torino, ma è un debito ampiamente
riscontrato, così come è altrettanto ampiamente riscontrato il
debito fra Torino e la grande industria, fra Torino e i torinesi.
Questa sensibilità non deve mancare mai: il contratto fra la Città e
i suoi abitanti ha valenza culturale e storica ineludibile. E' l'etica
di Torino. L'essere bravi è un dovere, spesso un grande merito, ma
non può mai essere luogo di rivalsa ulteriore alla giusta mercede.
Quale è dunque lo scopo, l'obbiettivo, il senso, la modalità, il
dovere di una squadra di calcio: giocare bene e vincere. Quale è la
contropartita, il premio, nel calcio professionistico, oltre a quello
del dovere compiuto e al piacere insostituibile della vittoria: il
denaro. Il denaro degli sponsor, il denaro dei diritti televisivi, il
denaro dei biglietti. Si tratta di decine di miliardi.
Non mi risulta che i negozianti
di Torino chiedano alla Civica Amministrazione sovvenzioni per essere
bravi negozianti, né che i cuochi torinesi chiedano un 'bonus' dalla
Città per fare delle buone 'bagne caude', e nemmeno che gli
industriali torinesi chiedano alla Civica Amministrazione delle
sovvenzioni per essere dei bravi imprenditori: pagano le tasse,
invece, e chiedono che la Città faccia funzionare i servizi. I
trasporti pubblici, la nettezza urbana, gli asili infantili,
l'illuminazione stradale etc. Non ho mai sentito fra le richieste dei
cittadini quella che la Civica Amministrazione faccia funzionare bene
e faccia vincere il campionato alla Juventus e al Torino contribuendo
con denaro all'acquisto di giocatori 'spaziali' e sovvenzionando le
tifoserie.
Anche se la vittoria delle nostre
squadre ci fa molto piacere non è, ancora, una competenza della
Civica Amministrazione quella di finanziarle e di sovvenzionarle.
(l.matteoli)
Bei discorsi: forse è opportuno
riportarli alla attualità dei numeri e delle cifre. Vediamo dunque
qual'è il profilo numerico ed economico dell'attività delle squadre
nello Stadio delle Alpi.( cfr Utili
di gestione)
Conclusione: ... i vantaggi che il
nuovo stadio Delle Alpi ha comportato per le squadre sono stati
significativi in particolare la Juventus, che ha associato un gioco
brillante e una direzione tecnica avveduta alla efficacia della nuova
struttura, e ha potuto ulteriormente consolidare la squadra con
acquisti di giocatori di grande qualificazione.
Con la cessione del contratto per la
pubblicità alla Juventus, ottenuta nel mese di maggio 1996, gli utili
derivanti dal nuovo stadio per le squadre dovrebbero ulteriormente
crescere. Se così stanno le cose, e i numeri sono difficilmente
eludibili, quali sono i veri motivi della continua protesta della
Juventus e dei suoi referenti? (recente esempio la battuta riportata
dalla Stampa e attribuita a Umberto Agnelli dopo la partita
Juventus-Inter del 20.10.96: "è
un peccato vedere partite di questo livello in uno stadio inadeguato")
Lo stesso stadio che ebbe le lodi di tutti i dirigenti delle squadre
ospiti dei Mondiali 90 (Germania, Scozia, Brasile, Argentina ...) di
Gianni Agnelli, Vittorio Chiusano, tutti incompetenti? Non è facile
convincersi che tanti soggetti capaci, intelligenti e ai massimi
livelli di responsabilità professionale, politica, gestionale e
amministrativa siano mentalmente dissociati. Una possibile conclusione
è che tutti gli atteggiamenti polemici rientrino in un quadro
strategico dai tempi lunghi con lo scopo del controllo totale della
gestione dello stadio (o la
sua demolizione?) . La
vendetta finale di Torino e della "Famiglia" contro la
Concessionaria, la cancellazione del vulnus inferto dalla Acqua
Marcia alla torinesita', l'annullamento di un grande successo
amministrativo e di gestione territoriale merito della amministrazione
socialista di Maria Magnani Noja, la punizione dell'unico gesto di
indipendenza e autonomia della Amministrazione Civica dalla condizione
FIAT degli ultimi 50 anni.
Ultimo, ma non secondario motivo, la
necessità di auto-tutela dei giornalisti di servizio torinese. Dopo
anni di informazione comandata, di insinuazioni gratuite, di calunnie,
di diffamazione sistematica, di aggettivazioni titoli e impaginazioni
offensive: il 'teorema'
dello stadio imbroglio, dello stadio di malaffare, dello stadio
pasticcio non può essere smontato. Per farlo bisognerebbe essere
onesti e coraggiosi. (torna
all'indice)
Ravaioli
Aldo Assessore ai trasporti
(per il PRI), ingegnere e Vice Sindaco al tempo della delibera
primigenia, ha presieduto la commissione consiliare per la scelta del
Concessionario. Voto' per il progetto Fiat perche' ricevette pressioni
da parte della azienda e come titolare di una ditta fornitrice di
componentistica auto alla Fiat non poteva permettersi di votare
altrimenti. Fu il presidente dlla Commissione Consiliare per la scelta
del Concessionario. (torna
all'indice)
Recanatesi
Giornalista del La Repubblica che scrisse articolo Il
mal de la Cittade. Uno dei
piu' tristi esempi di aggressione che io abbia mai dovuto subire.
L'articolo documentava la totale ignoranza del Recanatesi su qualunque
problema connesso alla vicenda: riferiva cose false che aveva
orecchiato da altri e preso per oro colato, ma nonostante la ignoranza
totale su problemi e argomento aggrediva e insultava con preconcetta
supponenza gli amministratori della Citta' (che definiva Il Mal de La
Cittade). Il danno provocato da questo articolo alla gestione
amministrativa della vicenda non sara' mai valutabile appieno e ancora
oggi se ne vedono le conseguenze (il vero e
tragico Mal de La Cittade). Dopo questo articolo amici, colleghi,
compagni mi hanno guardato con tristezza, imbarazzo, riserva. Gli
avversari con disprezzo. I miei figli con incredula costernazione. E
questa e' stata la cosa peggiore. Le mie richieste ai sensi delle
"vigenti leggi" vennero ignorate dal responsabile della
pagina torinese Tropea.
Basterebbe poco coraggio e meno
ansia di servire la linea del potere dominante
per cambiare molte cose: invece la regola generale e' la tracotanza
da picchiatori nei confronti di chi non si puo' difendere e il servile
sorriso della disponibilita' nei confronti del vescovo conte (pro-tempore).
L'Archetipo del giornalismo asservito. Notoriamente, sporgere querela
e' per il giornalista una ulteriore occasione di insultare e deformare
realta' e fatti: come attualmente applicata la legge sulla stampa
tutela i giornalisti e non i diffamati.(torna
all'indice)
Regalo 2003
Si e' consumata l'ultima ignominia torinese con il "regalo"
dello Stadio alla Juventus: ecco come descrivono sul Manifesto
la delibera del Consiglio Comunale due bene informati giornalisti.
Forse bisognerebbe aggiungere qualcosa sul furto della pubblicita'
gia' avvenuto con la complicita' dell'Istituto San Paolo e della
societa' di comodo SOGEALPI (cfr): tenendo conto dei cespiti pubblicitari
la cessione del diritto di superficie e' avvenuta a zero lire e
forse anche piu' vantaggiosamente. Un bell'esempio di come il Sindaco
Chiamparino e i suoi complici regalano ai ricchi i soldi dei torinesi.
In pratica quasi tutte le mie previsioni si sono avverate, ma ci
sono cose divertenti che devono ancora succedere come ad esempio
la cessione del "nome".
La nuova frontiera immobiliare della Juventus
Lo stadio Delle Alpi di Torino diventerà presto un centro
commerciale. Ecco come e perché
MARCO LIGUORI
SALVATORE NAPOLITANO
Cose strane accadono all'ombra della Mole Antonelliana. Sono
cose che riguardano l'uso dello spazio pubblico concesso dal Comune.
Hai un bar o un ristorante e vuoi espanderti mettendo dei tavolini
sul marciapiede, vuoi installare un banco per il commercio di libri
usati oppure di fiori? Il costo annuo al metro quadro sarà
mediamente di 76,65 euro: un po' di più in centro, un po'
meno in periferia. Se il ristorante volesse aggiungere una veranda,
il costo medio salirebbe a 115,28 euro. Sei un'azienda che voglia
occupare il suolo pubblico per attività economiche o promozionali?
La tariffa sarà ben più elevata e si attesterà
mediamente a 613,2 euro. Ma se sei una società di calcio
e ti chiami Juventus il trattamento a te riservato sarà del
tutto diverso. Ti potrà essere dato il diritto di edificare
sul suolo comunale e di divenire proprietario della costruzione
per 99 anni: tale diritto è detto «di superficie»
dal Codice Civile. In più, ti è riservata la possibilità
di acquisire anche la proprietà del suolo, qualora il Comune
decidesse di venderlo. Tutto questo per la modica cifra annua di
4,68 euro al metro quadro: in altre parole, 9.050 delle vecchie
lire.
E' il senso della Convenzione, relativa allo Stadio Delle Alpi ed
alle zone ad esso adiacenti, che il Comune di Torino sta per firmare
con la Juventus e che è sorta dopo la modifica al Piano regolatore.
Non occorrono sofisticati calcoli per capire il senso di una delibera
che assomiglia tanto ad un grazioso regalo: per la costituzione
del diritto di superficie la Juventus pagherà in totale 25
milioni, ossia 252.525 euro all'anno. L'area interessata è
di 54mila metri quadrati, parte all'interno del Delle Alpi, parte
all'esterno. In cambio, la società bianconera potrà
costruirvi un centro commerciale, una multisala cinematografica,
la nuova sede e dei parcheggi. Deciso il regalo, il Comune avrebbe
potuto almeno farsi pagare subito: neanche per sogno. Si accontenterà
di ricevere 18 dei 25 milioni complessivi in 9 rate annuali. Tutto
ciò è accaduto con l'accordo sostanziale delle forze
politiche di maggioranza e di opposizione, ad eccezione di Rifondazione
comunista che ha votato contro. (torna
all'indice)
Ricatto
Dopo il convegno di Torino (9 Febbraio) e a seguito della comprensione
che la preparazione di questo dizionario ha consentito e' chiaro cosa
e' avvenuto: La Juventus ha ricattato la Citta' dichiarando che se ne
sarebbe andata. La dichiarazione della Juventus/Agnelli (1995) e'
stata assistita da opportuna drammatizzazione sulla Stampa e dalle
(quantomeno) infelici invocazioni del Castellani per la demolizione
(1996). Castellani, per evitare l'abbandono da parte della Juventus,
convocato da Giraudo, promette (o viene convinto a promettere) cose
impossibili e in cambio dell'impegno di SOGEALPI a non avvalersi della
possibilita' di rescindere la Concessione e farsi pagare lo stadio al
"costo". Il valore della concessione viene azzerato con
opportuna perizia e quindi la concessione viene "regalata"
alla Citta'. Prima
di procedere
alla cessione alla Citta' a zero lire il San Paolo/Sogealpi convoca il
gestore Pubbligest (1996) e lo costringe, con argomenti pesantemente
convincenti, a cedere la concessione della pubblicita' alla Juventus:
una operazione che la Civica Amministrazione non avrebbe potuto fare
senza regolare "delibera" trattandosi di un consistente
patrimonio pubblico (9 miliardi all'anno). Qualcuno risarcisce la
SOGEALPI con 80 miliardi che vengono defalcati dai debiti di SAPAM
verso il San Paolo. La Citta' quindi predispone gli strumenti
amministrativi per mantenere le promesse fatte o estorte (enfiteusi
secolare sui terreni e licenze commerciali). La Stampa prepara il
terreno con articoli mistificanti (iniziata nel 1996 con La colonna
infame di Lorenzo Mondo e la campagna di bugie sulla manutenzione e la
ritesatura condotta da Sangiorgio nel 1998/99). La deliberazione del
"pactum
sceleris"
viene bloccata nel Consiglio Comunale dell'8 novembre 1999 perche'
manca la maggioranza a causa delle defezioni di Marzano e Porcellana.
Giraudo insiste nelle minacce cercando terreni nella Grande Torino
(Borgaro, Settimo, Caselle etc.). Castellani, Perone e Corsico non
sanno piu' cosa fare: nessuno ha piu' la credibilita' per trattare.
Il mio parere:
qualunque richiesta della Juventus e' estorsiva visto che a Milano le
squadre PAGANO
al Comune 14 miliardi all'anno per lo stadio e si accollano la
manutenzione. La ricerca di terreni fuori da Torino e' un bluff: la
Juventus non spendera' mai 350 miliardi per comperare terreni e farsi
uno stadio nuovo e non spendera' mai i soldi necessari per garantirsi
i servizi e le infrastrutture necessarie.
Conclusione: se la
Juventus vuole soldi per restare a Torino dica quanti ne vuole e lasci
alla Citta' la responsabilita' di pagare o rifiutare. L'attuale
tentativo di scippo da oltre 1000 miliardi va respinto, come d'altra
parte qualunque altra richiesta (i.e. la pubblicita'). Posta di fronte
a un secco e autorevole rifiuto la Juventus ritrovera' un po' di sano
buon senso. (torna
all'indice)
Rolando
Renato (Rambo) Un gigante
sconosciuto: il vero artefice e costruttore dello stadio.
Organizzatore geniale, progettista, tecnologo, strutturista,
conoscitore dell'arte del costruire moderno come nessun altro io abbia
mai incontrato. Appassionato, leale ed entusiasta: un personaggio da
romanzo. Ho molto ammirato Renato Rolando che chiamavo affettuosamente
Rambo (qualche volta anche Tigre del Cemento) per il cipiglio e il
portamento alla John Wayne e mi e' molto dispiaciuto che in questa
vicenda ci siamo trovati su due parti opposte. Sono innumerevoli gli
episodi, aneddoti e le storie di come ha diretto controllato, pilotato
il cantiere piu' impegnativo dell'ultimo mezzo secolo di costruzione
edilizia a Torino. Portando a termine l'opera esattamente nei venti
mesi previsti dal programma e dall'impegno contrattuale. Nonostante le
difficolta' che gli venivano poste dalla settarieta' della Civica
Amministrazione, dal GPT , dalla obbiettiva
difficolta' nella quale venne a trovarsi la Concessionaria e, alla
fine, dal "celodurismo" dei managers della SAPAM. Saggezza,
intelligenza, astuzia e vigore sono state le sue caratteristiche
fondamentali e credo che si possa affermare, senza timore di smentita,
che questa grande opera di ingegneria senza di lui non si sarebbe
realizzata. Rolando ha trattato e negoziato con il GPT in piu'
occasioni allo scopo di ridurre l'ostilita' contro la SAPAM,
all'inizio aveva un atteggiamento di relativa disponibilita' con la
Civica Amministrazione, ma in seguito e nella fase finale divenne
intransigente: se la decisione fosse dipesa da lui nella vertenza
Schlesinger avrebbe interrotto i lavori. La storia della costruzione
dello Stadio delle Alpi sarebbe un bellissimo e attuale romanzo tre
episodi fra i mille mi vengono in mente: il modo nel quale Rolando
riorganizzo' in pochi giorni tutta la cantieristica per risolvere la
defezione della Impresa Recchi che, dopo avere assicurato che avrebbe
costruito lo stadio per conto della Acqua Marcia,
defeziono' per paura di ritorsioni da parte dei "poteri
forti" torinesi e della consorteria del Collegio Costruttori; il
modo con il quale gesti' i rapporti con la comunita' del campo nomadi;
e lo strattagemma con il quale gioco' i preconfezionatori
di cls torinesi, e mille altre splendide storie di intelligenza,
capacita' manageriale, competenza e rigore. Rambo venne
ideologicamente massacrato dalla banda dei managers "romani"
della SAPAM che rovinarono anche la Concessionaria con i loro
devastanti atteggiamenti "celoduristi". Grazie alla
capacita' organizzativa di Renato Rolando lo Stadio delle Alpi venne
costruito da centinaia di piccole imprese torinesi coordinate: questa
sola caratteristica lo renderebbe unico fra le opere di dimensione
omologa. e Io e Rambo dovremmo scrivere un libro vero sullo Stadio
delle Alpi: chissa' se avremo l'occasione. (torna
all'indice)
Romagnoli
Vincenzo L'unico
imprenditore italiano che ha sfidato il "potere forte"
torinese (vedi GPT). Ed e' stato sconfitto. Ma la
lezione impartita fa ancora soffrire i cortigiani locali e il
Principe. Lo scintillante anello dello stadio, come un enorme sigillo
territoriale, si vede benissimo dagli elicotteri sui quali il Principe
tutti i giorni sorvola il suo Feudo Metropolitano: e la vista e' un
quotidiano, insopportabile "memento". In occasione di un
pranzo sul cantiere per la festa di Santa Barbara chiesi al Comm.
Romagnoli se, prima di fare la sua offerta a Torino, si fosse
premurato di parlare con Gianni Agnelli. Certo,
mi disse, che sono andato a
parlargli e gli ho chiesto se la cosa lo disturbava. E l'Avvocato cosa
ha risposto?, chiesi io, Faccia
pure, mi disse, faccia pure .
E nel linguaggio dell'antropologia culturale torinese tutti sanno cosa
vuol dire quella risposta. C'a
fassa, c'a fassa chiel .
Vincenzo Romagnoli e' mancato il 4
novembre 1999: in una citta' piu' libera il suo nome verrebbe scritto
su una lapide allo stadio per riscontrare con obbiettiva serenita' il
valore dell'impresa. (torna
all'indice)
Romiti
Cesare Un emblema
dell'Italia modello "albertosordi":
all'inizio della campagna di mani pulite assunse atteggiamenti
moralistici e affetto' scandalo e indignazione. Si fece addirittura
promotore di un "decalogo etico" del managerfiat. Fece
scrivere, in una sua autobiografia dettata, che appena si accorse che
la vicenda dello stadio era impestata dalla corruzione
e dalle tangenti impose ai suoi di ritirarsi: "vade retro
Satana"! La Fiat era l'unico corruttore documentato e denunciato.
Quando la campagna dei magistrati milanesi comincio' ad assediare la
Fiat, Romiti, in un primo momento, imposto' una resistenza a oltranza
costringendo al silenzio e a mesi in galera i managersfiat (Papi).
Quando la Fiat fu travolta dall'evidenza e le responsabilita' di
grande centro di corruzione divennero lampanti, Romiti, al tintinnio
delle manette, parla, collabora, patteggia con i magistrati, abbandona
i suoi managers e si salva le terga. L'unica corruzione documentata
per la vicenda dello Stadio delle Alpi e' quella della Fiat che pago'
un membro della commissione di valutazione delle offerte che si salvo'
in Tribunale perche' alla fine non aveva votato per la Fiat. Il denaro
della Fiat venne declassato a contributo disinteressato alla campagna
elettorale del consigliere. Io venni avvicinato da un dirigente della
Grassetto che mi illustro' il Progetto di Fiat Engineering, ma non
accolsi gli intensi sguardi e gli allusivi accenti. Come professore
universitario avevo un decente stipendio dallo Stato e non ero
ricattabile in alcuna maniera dai "poteri forti". In questo
senso non e' stato un grande merito per me quello di avere resistito
alle tentazioni. Sull'ondivago comportamento etico del Romiti non si
trovano cenni nella stampa Italiana: il coraggio diceva don Abbondio
uno non se lo puo' dare e lo stile della linea giornalistica "torinese"
e' quello del coraggio solo quando si puo' scatenare su soggetti
esterni al "potere forte".
Unica eccezione, e di grande
riguardo, nel panorama di squallore della professione giornalistica il
libro di Pino Nicotri (Fiat: fabbrica italiana automobili e tangenti,
Kaos Edizioni, Milano 1997): la vera levatura culturale della figura
di Romiti e dei suoi managers viene illustrata e precisamente
documentata. Non si tratta di soggetti con i quali persone oneste
possano aprire un dialogo senza compromettere la loro dignita'. Il
"carisma" e il fascino dell'Avvocato Principe considerati
alla luce della realta' etica aziendale risultano irrimediabilmente
sconciati.
Nota a margine: fu Umberto a imporre
Giraudo alla Juventus, recuperandolo dalla infelice fine del suo
rapporto con l'IPI dove, fra molte altre cose, era il grande
ammiraglio delle fortune immobiliari del gruppone. L'imposizione
brutale fu una mortale offesa per Giampiero Boniperti. Una tara di
origine che potrebbe marcarne la fine. Tutto si puo' dire del Principe
meno che non sia un signore, avido si, ma signore sempre. E Giraudo
e' solo avido. (torna
all'indice)
Roscelli
Riccardo professore
"organico" al potere Fiat/Juventus, recentemente premiato
con un posto nel CdA dell'Istituto San Paolo, istituzione operativa
centrale del GPT. Il Prof. Roscelli ha fatto una prima
stima degli assetti oggetto della transazione tra la Citta' di
Torino e la Juventus FC sulla quale ho svolto, su questo sito, una
critica precisa, indicando gli elementi di metodo errati e forzati a
favore della Juventus. La stima del prof. Roscelli e' stata superata,
per settarismo e parzialita', dalla stima effettuata
dall'"advisor" nominato dalla Citta' (societa' Praxi).
(torna
all'indice)
San
Siro La
differenza fra lo stile amministrativo milanese e quello torinese e'
abbastanza chiara: a Milano le squadre prenderanno lo stadio in
gestione dalla Civica Amministrazione pagando un canone di 14 miliardi
all'anno e accollandosi la manutenzione. A Torino le squadre si vedono
regalato lo stadio, regalata la pubblicita', e il tutto viene
ulteriormente confezionato in un ricco pacco di concessioni
commerciali. E non si dica che questa differenza e' solo motivata
dalla pista per l'atletica: la visibilita' complessiva milanese e'
paragonabile a quella torinese e chi e' stato nel terzo anello di San
Siro lo sa benissimo. La differenza e' motivata dalla presenza a
Milano di un sindaco che cura gli interessi della Citta' e non quelli
delle squadre di calcio e dei loro affascinanti Principi, e dalla
presenza a Milano di presidenti e dirigenti delle squadre che sono
interessati a un rapporto con la Citta' basato sul civile rispetto e
non sulla rapina e sul ricatto. (torna
all'indice)
Schermo
gigante Lo Schermo gigante
dello Stadio venne acquistato mediante la cessione di concessioni per
cartelloni stradali questo "controcambio" venne contestato
dalle imprese concessionarie perche' rompeva un monopolio consolidato.
La delibera venne portata fino al Consiglio di Stato dove venne
dichiarata perfettamente legittima e confermata 8 anni dopo nel 1997.
Un brillante esempio di come utilizzare le risorse del territorio per
risparmiare soldi dei cittadini e "ri-ordinare" un settore
in avanzato stato di decomposizione. (torna
all'indice)
Schlesinger
La Concessionaria subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva
(disperatamente) un arbitrato in corso d'opera per agguantare soldi
in breve tempo e in questo senso aveva incaricato un noto mastino
della professione forense milanese (Schlesinger) di scrivere alla
Citta'. La lettera con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva
alla Citta', pena la sospensione dei lavori, di nominare il suo
arbitro per formare poi la terna pena la sospensione dei lavori,
mise la Giunta in crisi e il sottoscritto si trovo' di nuovo sotto
pressione. Io non sapevo cosa fare e feci leggere la lettera di
Schlesinger a una mia grande
amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus
operandi di Schlesinger la mia amica avvocato milanese mi disse,
molto semplicemente e immediatamente: se Schlesinger ti chiede qualcosa
vuol dire che ai sensi del contratto non gli tocca, fammi vedere
il contratto. Le sottoposi la clausola arbitrale della Convenzione
di Concessione che risulto' inapplicabile: infatti le concessioni
non possono essere oggetto di arbitrato in quanto, per legge, di
competenza del TAR. Scrissi alla Concessionaria a nome di Maria
Magnani Noja una lettera durissima nella quale dicevo che l'arbitrato
si sarebbe fatto alla fine dell'opera e che se avessero fermato
il cantiere gli avrei fatto una causa per danni da qualche centinaio
di miliardi. La SAPAM non fermo' il cantiere, la richiesta di Schlesinger
non ebbe seguito e Schlesinger rimise il mandato. E sospiro di sollievo
del Sindaco Magnani Noja e della Giunta. In occasione della crisi
del 1' Aprile 1989 scrissi anche una mia nota alla Giunta con la
quale cercavo di individuare una soluzione fra la aggressione della
Concessionaria espressa nella lettera ingiuntiva di Schlesinger
e la sordita' della Giunta, terrorizzata da una vertenza che aveva
sulla stampa un continuo eco negativo che impediva una qualunque
ragionevole gestione dei rapporti con la Concessionaria stessa.
Cercavo una linea di mediazione, ma le due posizioni erano troppo
lontane e la Concessionaria, consigliata da Schlesinger cercava
la rottura. Come chiaramente dimostro' la successiva impennata delle
sue richieste da 30 a 90 miliardi. Il mio promemoria (cfr voce Sindaco
e Giunta) alla Giunta con l'appendice propositiva finale che apriva
una ipotesi di dicussione su 30 miliardi circa di delta-costi mi
valse lo sputtanamento completo sulla stampa torinese: secondo la
loro lettura ero chiaramente al soldo della Concessionaria. In realta'
la mia posizione propositiva consenti' alla Concessionaria di negoziare
un finanziamento di 40 miliardi a Londra e con quei soldi si fini'
lo Stadio. La soluzione alla crisi del 1 di Aprile 1989 venne con
la linea di fermezza suggerita dalla mia amica noto e quotato avvocato
di Milano: Schlesinger non aveva "titoli" per le sue richieste
e lo scontro venne rinviato all'arbitrato finale. Il cantiere non
venne mai fermato. (vedi Arbitrato)
(torna all'indice)
Silenzio
quello della
stampa torinese e dei suoi limpidi Vati su una scelta amministrativa
che sperpera denaro e patrimonio pubblico a favore di un ricco
speculatore privato. Quello dei giornalisti chiamati in causa da
questo mio documento che legggono continuamente (cfr statistiche
shinystat e servers torinesi dai quali provengono gli hits) e che
"fanno finta di non esserci". L'unica reazione e' stata
quella del cronista della Repubblica signor Boffano:
una iniziativa non molto felice devo dire. Vedi anche connivenza.
Nota importante:
La Repubblica con il 7 di Dicembre 1999 cambia linea!!
A un mese circa dalla pubblicazione di questo Website,
gli articoli di Marco
Travaglio, Vera Schiavazzi e le interviste a Carpanini e ad Andrea
Galasso inaugurano ufficialmente un atteggiamento radicalmente
diverso: si denunciano le bugie sistematiche sui costi e sulla
manutenzione, l'aggressione alla Citta' della Juventus, si adombra la
strana coincidenza delle dichiarazioni demolitorie del Sindaco con
l'inizio della campagna di stampa finalizzata al massacro del valore
del manufatto per costringere la Citta' a cederlo a zero lire.
(articolo di Lorenzo Mondo "La colonna infame").
(torna all'indice)
Sogealpi
La Societa'
ad-hoc dell'Istituto San Paolo che, dopo avere rilevato il contenuto
economico della Concessione di gestione trentennale dello Stadio per
80 miliardi, e' stata liquidata.
1992/93/94 Juventus e Torino Calcio
con forte supporto della stampa cittadina orchestrano la campagna di
logoramento per non pagare i canoni e per avere dalla Citta'
contributi in denaro "per rimanere a Torino". Di fatto
inizia la demolizione del valore della Concessione di gestione
trentennale e del valore patrimoniale dl manufatto.
Nel 1995 la SAPAM cede il contenuto
economico della concessione (mantenendo la pura veste di "nudo
concessionario" nei confronti della Città) a una società
costituita ad hoc -
Sogealpi - presieduta da un
ex funzionario dell'Istituto San Paolo (avv. Vesce). La cessione
SAPAM/Sogealpi veniva approvata dalla Città sul presupposto, che
tutti sapevano falso, che Sogealpi fosse di SAPAM e non del San Paolo.
Sogealpi - capitale 200 milioni - paga alla SAPAM 80 miliardi per la
cessione (quando già si sapeva che la concessione non valeva quasi più
nulla). Soldi evidentemente forniti da qualcuno, che ben sapeva di mai
più rivederli oppure che aveva avuto precise assicurazioni relative
ad altre contropartite.
Nel Maggio 1996 il Sindaco
Castellani propone la demolizione dello Stadio.
Nel Dicembre 96 l'Avvocato Agnelli
dichiara: Questo stadio e'
pessimo, non si puo' migliorare, la Juventus dovra' abbandonarlo.
Nell'agosto 1997 SAPAM (formalmente,
ma sostanzialmente l'Istituto San Paolo tramite la Societa' Sogealpi)
a seguito della pesante campagna del GPT
restituisce gratuitamente alla
Città la convenzione relativa alla gestione trentennale dello Stadio.
In quella stessa occasione, dopo una
logorante trattativa, Pubbligest, già subconcessionaria di SAPAM,
diventa Concessionaria del Comune fino a luglio 2000, con la
contestuale sottoscrizione di contratti con le squadre, che prevedono
che a fronte di lire settemiliardi all'anno Pubbligest metta lo stadio
in efficienza e a disposizione delle squadre. Pubbligest è anche
tenuta a svolgere tutte le manutenzioni. I diritti pubblicitari e
commerciali passano alle squadre.
Dopo la rinuncia alla concessione,
Sogealpi viene liquidata e sarebbe interessante sapere come sia stato
spiegato nel bilancio il fatto di avere deliberatamente gettato al
vento 80 miliardi. Che SAPAM fosse disinteressata alla concessione
(ormai del San Paolo) e che quest'ultimo avesse solo ed esclusivamente
il preciso scopo (o impegno?) di disfarsene, è dimostrato dal fatto
che gli avvocati delle suddette parti non hanno mai fatto valere il
dispositivo della convenzione SAPAM/Città di Torino, che prevedeva la
revisione in caso di sostanziali cambiamenti nell'equilibrio economico
della concessione. Era infatti un presupposto fondamentale della
Concessione che i rientri del Concessionario dall'investimento,
contenuti nel piano economico (vedi Programma
Economico Finanziario) che faceva parte della offerta,
garantissero di poter mantenere integro il manufatto in vista della
restituzione alla Città.
Aggredito dal GPT
(con le dichiarazioni della Juventus, quelle di Castellani, l'articolo
di Mondo nel Maggio '96) il presupposto essenziale che le squadre
giocassero, SAPAM avrebbe potuto risolvere il rapporto con la Citta'
di Torino per l'impossibilità sopravvenuta o l'eccessiva onerosità
sopravvenuta, facendosi pagare il valore residuo del manufatto: un
terno al lotto, sapendo quanto lo Stadio delle Alpi fu valutato in
arbitrato. Eppure non succede nulla di tutto questo. Invece una
societa' effimera butta via 80 miliardi e ignora signorilmente una
precisa clausola contrattuale che le avrebbe aperto l'accesso a un
rimborso dell'ordine di 150 miliardi. Poco credibile. Per una sola
ragione un "proft maximizing agent" nel grande gioco del
potere/denaro si comporta in questo modo: deve avere la certezza che
ci sono molti, molti piu' miliardi a disposizione nella strana
alternativa scelta. Chi ha promesso? che cosa ha promesso? e a chi e'
stata fatta la promessa?
Molte cose si capiranno quando fosse
messo in chiaro il "giallo" della pubblicita' allo stadio
che la SOGEALPI ha ceduto alla Juventus prima di regalare la
concessione cosi' denudata alla Citta' di Torino.
Forse e' proprio collegando questa
transazione alle proposte di Castellani/Corsico che queste acquistano
un significato piu' preciso e che la campagna ad "stadium
delendum" prende un colore diverso da quello con il quale la
dipingono le cronache della stampa torinese.
(torna all'indice)
Stadi
Italiani Nessuno stadio
italiano e' stato costruito con il dispositivo amministrativo della
Concessione di costruzione e gestione (Build, Operate & Transfer):
il controllo delle lobby calcistiche sulle amministrazioni e' troppo
forte, e probabilmente molte Citta' italiane sono alla fase in cui era
Torino quando regalava la concessione per la pubblicita' a Publimondo
perche' distribuisse le tangenti alle squadre. Prima che Galasso,
Matteoli e Dondona rimediassero ai guasti di Novelli in altre parole.
Tutti gli stadi realizzati o ristruttturati in occasione di Italia 90
sono costati molto di piu' dello Stadio delle Alpi (il 150% in piu' e
fino al 200% in piu' per San Siro e Napoli facendo il conto a costo
per posto). Saro' piu' preciso in una prossima edizione del
"dizionario".
Stadio
delle Alpi Per
una storia dello stadio di Torino e delle vicende connesse alla sua
costruzione vedi Lo stadio delle Alpi (chiedere e sara' inviato via
e.mail). La storia e' stata scritta a varie riprese a partire dal 1992
ed e' accompagnata da commenti recenti: prevedevo quasi esattamente
cosa sarebbe a |