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Indice alfabetico

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, AA.Premessa, Abbattimento, Accettazione, Accessibilita'
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Avvocato
Agnelli Umberto dottore,
Annibaldi Cesare
, Arbitrato
Arbitro

Autostrade

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Avvocati della Citta'

Avvocati della Concessionaria
,

B
Bando

Bastino

Bettega

Blatter

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Borgaro

Borghesan Luciano
, Boffano
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Brizio

Bulgaria

Buoni pensieri
,

C
Caltagirone Fratelli
, Capienza
Capria

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Carpanini Domenico

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Castellani Valentino

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Cattivi Pensieri

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Chi ha venduto

Chi ha promesso

Chiusano Vittorio

COL

Collaudo

Commenti della stampa

Comunicazione

Concessione

CONI

Consiglio Comunale

Consegna dello stadio

Continassa

Contraddizione

Contu Mario
Convegno
,

Corruzione
Corsi (magistrato)

Corsico Franco

Cosa Loro

Costo

Costo allestimento Italia 90

Craxi Bettino
, Credible Threats,

D
Denuncia

Dondona Bepi
,

F
Facolta' di Architettura

Fassino Piero

FFSS

Fiat Engineering

Fiat

Fifa
,  
Firpo Luigi

Foto

Franchi Tiratori
,

G
Galasso Andrea

Gara

Giornalisti

Giraudo

Giro di Boa

Giunta e Sindaco

Grosso (cons.re PCI)

Gruppo di Potere torinese G.P.T.
,

H
Hutter Sergio
,

I
Istituto Bancario San Paolo

Italia '90
,

J
Juventus FC
,

L
La Ganga Giusi

La Stampa

La Repubblica

Lerro

Lettera

L'Opera,

M
Magnani-Noja Maria

Manutenzione

Martinat

Marzano Marziano

Matteoli Lorenzo

Mercedes Bresso

Metropolitana leggera

Micheletta Titta'

Moggi Luciano

Mondiali '90

Mondo Lorenzo

Montezemolo
,

N
Nasce' Vittorio

Nash Equilibrium

NBC Commission
,

Nebbia

Nebiolo Primo

Nizzola

Novelli Diego
,

O
Ombra del PCI

Olimpiadi 2006
 
Opere accessorie

Ossola Francesco

Otto Settembre

P
Palastampa
Patti segreti

Pavarin Domenico

Pericolo

Piazza d'armi

Pinocchio

Pista
, Porcellana Giovanni,
Programma Economico e Finanziario
,
PRAXI

Pubblicita'

Pubbligest

Publimondo
,

Q
Quadro storico
Quaranta Luigi

R
Rapporti con le squadre
Ravaioli Aldo

Recanatesi
,
Regalo 2003
Ricatto

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Rolando Renato (Rambo)

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Romiti Cesare

Riccardo Roscelli

S
San Siro
Silenzio
Schermo gigante

Schlesinger

Sogealpi

Spreco del denaro pubblico

Stadi Italiani

Stadio delle Alpi

Stile torinese

Suttora

T
Tangenti

Teorema del PCI

Tessore Elda

Tolleranza

Torino

Torino Calcio

Trasparenza
, Tropea, Tuttosport,

U
Utili della gestione,

V
Varianti

Vattimo Gianteresio
,
Vigili del Fuoco

Visibilita'

Viti Stefania di Stefano

Vogliazzo Maurizio

Z
Zito Maria
ZZZ Conclusione

 

 

TITOLO: Dizionario dello Stadio delle Alpi

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: 1998-2002

 

La fine dello stadio:
Piccolo dizionario 
dello Stadio delle Alpi di Torino

compilato da
Lorenzo Matteoli

Iniziato nell'Ottobre 1999

Ultimo aggiornamento al 10 Giugno 2003

Vedi nuova voce Regalo 2003

Questo "dizionario" e' dedicato alla memoria di Bepi Dondona
geniale Amministratore della Citta' di Torino

 "Il Delle Alpi è bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale è davvero eccellente."
Gianni Agnelli -10 giugno 1990

"La spettacolarità del Delle Alpi è sicura. La gente ha già dimostrato di voler bene a questo stadio. Basteranno poche partite per abituare i tifosi a frequentarlo, è uno stadio bellissimo."
Vittorio Chiusano
- 29 Maggio 1990

Click to see pictures of the Stadio delle Alpi

about the complex relationship between stadia and cities

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Di cosa si tratta.

Tutto quello che avresto potuto sapere sullo Stadio delle Alpi se la Stampa e la Repubblica ve lo avessero raccontato: una storia che e' pubblicata su Internet da piu' di due anni e che e' nota a tutti i giornalisti di Torino, ma a pochissimi Torinesi. Questo sito web ha bloccato per due volte la scellerata decisione della Giunta Castellani di regalare centinaia se non migliaia di miliardi alla Juventus di Agnelli. Nessuno ha smentito, nessuno ha risposto: il silenzio si addice a Torino specialmente su un problema che manda un pessimo odore proprio dal "salotto buono" della Torino dei "poteri forti". Bugie, truffettine, grandi scippi autorizzati, silenzi stampa, connivenze, complicita', collusioni: tutto per la massima felicita' dei Torinesi. Alla fine le cose si risolveranno: e' praticamente impossibile impedire agli amministratori Torinesi di regalare centinaia di miliardi ad Agnelli.

 

Notes on the author & English abstract

The author served as City Commissioner in Turin from 1986 to 1992 and was specifically responsible for the administrative management of the construction of the Stadio delle Alpi (1990) and for the setting out of the arbitration procedure with the Concessionary/Contractor. The "dictionary" outlines the history of the construction of the Stadio delle Alpi and the sequence of events that lead to the present proposal of the Turin mayor (22/10/99) to "give" the stadium to the Juventus Football Club for free, wrapping up the gift with further concessions and adjacent prime real estate land. The stadium was completed in 1990 and still has 20 to 30 years of profitable life expectancy. The building is in excellent condition and perfectly operating in all of its components. The stadium was built with a BOT concession to a private company who was to operate it for thirty years. The amount of public money was minimal (43 billion Lire 1990) since the concessionary supplemented, with his own funds, the completion of the building. The Turin newspapers (La Stampa and the local edition of La Repubblica) staged, since the very beginning, a systematic biased news campaign against the Stadium. The City (1997) became the owner of the title when the original Concessionary, in receivership, was compelled to sell it. The City then gave the rights on advertising and the concession to the Juventus Football Club and is now considering giving the whole building, free of charge, with concessions and prime real estate for 17 thousand meters to the same Football Club. The proposal of the City follows a statement by Juventus that they no longer want the Stadium. Maintenance costs and the presence of the athletics' track are the alleged reasons for this decision.

The organization and sequence of events shows how the systematic and continuous aggression through the media and manipulative information have strategically induced the conditions of prejudice, hatred and suspicion in the public opinion that influenced the administration and the City decision makers. Eventually the City, unable to react on account of inertia or political plagiarism, was compelled to give away the concession, the advertising rights and now the entire building with prime real estate and further concessions for tertiary and commercial activities.

Nota sull'autore & sintesi

L'autore del dizionario e' stato Assessore della Citta' di Torino dal 1986 al 1992 per lo Sport il Turismo e il Tempo libero e fu specificamente responsabile della gestione amministrativa relativa alla realizzazione dello Stadio delle Alpi e alla impostazione del contenzioso arbitrale con la Concessionaria.

Lo stadio completato nel 1990 per i mondiali di Calcio ha ancora 20/30 anni di vita economicamente utile, e' in ottime condizioni e perfettamente funzionale, venne realizzato mediante una Concessione a un privato che integro' il finanziamento pubblico in cambio della gestione per trenta anni del manufatto. Dopo trentanni la Citta' avrebbe acquisito, oltre alla proprieta' del manufatto (manutenuto e ricondizionato a spese della Concessionaria), anche tutti i diritti relativi ai proventi derivanti dalla sua gestione: locazione alle squadre utenti, pubblicita' e quant'altro.

Lo Stadio delle Alpi e' stato realizzato con minimo esborso di denaro pubblico: 30 miliardi della legge Capria e 13 miliardi di contributi per i Mondiali di calcio. Tutti fondi erogati dallo Stato e non dalla Citta'.

La Citta', per un seguito di vicende connesse con la liquidazione della Concessionaria Acqua Marcia, nel 1996 ha acquisito, in anticipo sulla scadenza trentennale, anche il completo controllo della gestione e il diritto sui proventi pubblicitari e su tutti gli altri utili connessi con la gestione dello Stadio stesso.

Nel 1997, cedendo alla insistente pressione della Juventus FC che voleva un contributo per "continuare a giocare a Torino" , la Citta' ha ceduto alla Societa' calcistica il diritto di sfruttare i proventi della pubblicita' nello stadio.

La Juventus, non sodddisfatta, continua a minacciare di non giocare piu' a Torino e la Citta', oggi, si accinge all'ulteriore passo di cedere alla Societa' Calcistica anche la piena proprieta' del manufatto e i diritti di sfruttamento commerciale e terziario su aree adiacenti alla Continassa per 17 mila metri quadrati (65 mila in una prima ipotesi) senza nessuna contropartita: a titolo gratuito.

La attuale proposta della Citta' consegue alla rinnovata dichiarazione della Juventus di non voler piu' giocare nello stadio. La presenza della pista di atletica e' il motivo accampato.

La Stampa di Torino, insieme alla Repubblica foglio torinese, hanno sostenuto fin dal 1987 una campagna di aggressione nei confronti dello Stadio delle Alpi. Dalla collazione e organizzazione sequenziale degli avvenimenti, degli articoli e delle dichiarazioni si vede come l'aggressione e la manipolazione sistematica delle informazioni de La Stampa e della Repubblica abbiano strategicamente predisposto le condizioni di sospetto, astio e insofferenza nelle quali la posizione ricattuale della Juventus trova accoglienza presso il pubblico e presso i decisori amministrativi della Citta'. In pratica la Civica Amministrazione, incapace di reagire o per effetto di "plagio" politico, viene costretta alla cessione a titolo gratuito, prima dei proventi della pubblicita', poi del manufatto e quindi di concessioni su aree adiacenti e di licenze per attivita' commerciali e terziarie. Con evidente e indebito privilegio della Societa' FC Juventus ed altrettanto evidente depauperamento dell'assetto patrimoniale e delle risorse della Citta' di Torino e dei torinesi.

 

Ed ecco il "dizionario" dello Stadio delle Alpi 1999

A.Avvertenza Questo dizionario descrive "parola per parola" le vicende della costruzione e dei primi dieci anni di gestione dello Stadio delle Alpi. Molte cose sono state gia' raccontate e trasmesse agli organi di stampa torinesi o all'ANSA, ma mai pubblicate da questi. Anche se la vera storia dello stadio non e' stata mai stampata sui giornali di Torino, questi sono riusciti a creare il mito del "tormentone": con una tecnica classica del giornalismo vuoto di sostanza e pieno di parole, sullo stadio di Torino si e' speso molto inchiostro, ma si e' detto pochissimo e certamente non le cose necessarie alla comprensione della vicenda. Molti avranno una reazione di rifiuto: le solite "querimonie di Matteoli" come le dismetteva Carpanini. Ma leggendo il dizionario, dopo averlo scritto e compilato, mi sono reso conto che, in realta', la storia dello Stadio e' marginale: la storia vera e' un'altra molto piu' importante, seria e amara.

E' la storia di come una Citta', medaglia d'oro della Resistenza, centro di eccellenza dei valori antifascisti, con una tradizione secolare di liberta' e democrazia, la culla della civilta' operaia Italiana, viene prima stancata e poi annullata e quindi circonvenuta con la malversazione della stampa e con la imposizione della conformita' aziendale. E' la storia di come il malcostume e la disonesta' ideologica del giornalismo disponibile, scorretto e incapace possono istruire e consolidare un regime, privare della liberta' i cittadini, impedire l'espressione del pensiero libero. Senza controllo e senza nemmeno venire percepito come il nuovo olio di ricino, i nuovi manganelli, le nuove chiavi inglesi. E' la storia documentata di come sia facile, con il fascismo dell'informazione, minare i fondamenti della democrazia imponendo, alla opinione pubblica, ignara e deformata, decisioni, comportamenti, valori e giudizi. E' il documento di come con la collusione di pochissime persone, senza qualifica professionale, senza mandato degli elettori, senza competenza, si puo' decidere e far decidere quello che si vuole: il disegno della Citta', la fortuna degli speculatori, il danno per decine di migliaia di cittadini. E' la figura, a Torino nel 1999, dell'incubo di Huxley e Orwell. Tutto avviene mentre i vati ufficiali celebrano le magnifiche sorti e progressive e vantano le conquiste di una resistenza mai tanto celebrata a parole e mai tanto tradita nei fatti. La voce dissenziente viene marcata di "psicolabilita'", paranoia, monomania isterica, (querimonie secondo Carpanini buonanima; millanterie, elucubrazioni da delirio secondo Novelli eterno). Una tecnica PCI/PdS, DS) nota e attuale.

Quando leggete questa storia, per cortesia, leggete il racconto della violenza alla liberta' e alla democrazia che vi viene narrato: lo Stadio delle Alpi non c'entra quasi nulla.

Le reazioni del signor Bettega e della professoressa Stefania Viti di Stefano, e delle centinaia di migliaia di Torinesi come loro, sono l'emblematico il risultato della campagna di disinformazione, il comportamento del sindaco Castellani, plagiato e ricattato sulla base di un castello di bugie, e le sue assurde proposte di regali alla Juventus completano il disegno.

I due messaggi del Signor Boffano, cronista de La Repubblica, rivelano e confermano tutte le caratteristiche del giornalismo strumentale torinese. Con esattezza e tempismo e senza rendersene conto, il signor Boffano convalida le mie affermazioni sul giornalismo deteriore: l'arroganza ignorante, il settarismo, la dipendenza aziendale e di parte, la volonta' di deformare e falsificare, la boria e l'accanimento persecutorio, la presunzione di onnipotenza, e, l'elemento piu' deprimente, la scarsa intelligenza. Il generale silenzio della categoria, che non risparmia le migliaia di parole per le statue di madonne piangenti e centinaia di altre analoghe sciocchezze, conferma lo scarso livello etico di quella professione. (torna all'indice)

A.Premessa La Civica Amministrazione si accinge a cedere lo Stadio delle Alpi alla Juventus a condizioni di eccezionale privilegio se non di regalo. La Juventus intende demolirlo, a meno di dieci anni dal suo completamento per i Mondiali del '90. La Citta' viene espropriata di un'opera del valore di circa 180/200 miliardi (250-300 secondo la valutazione del documento della Provincia di Torino), tecnologicamente d'avanguardia, perfettamente funzionante e pressocche' nuova. Il valore e' calcolato scontato al 1999 (tasso di sconto 4%) nell'ipotesi di 25 ulteriori anni di vita utile e al netto dei costi di manutenzione. Tre mesi fa il sindaco, e i maggiorenti torinesi, inneggiavano in Corea alla bellezza dello Stadio delle Alpi e nei documenti della candidatura della Citta' per le Olimpiadi Invernali del 2006 lo Stadio era uno dei "pezzi forti" di Torino. Lo stesso sindaco, oggi, ne propone l'abbattimento. Sembra il capriccio di un Emiro Arabo. Il disprezzo per il patrimonio pubblico e per il senso comune sono al limite della credibilita'. Come se non ci fossero priorita' sociali o infrastrutturali sulle quali spendere denaro (privato o pubblico) per migliorare la vita dei torinesi: manutenzione di edifici pubblici e del patrimonio storico monumentale, assistenza sociale alla societa' marginale urbana e dei giovani, disoccupazione, educazione, trasporti e mobilita', abbattimento e prevenzione dell'inquinamento, sistemazione dei parchi urbani etc. etc. La decisione di regalare e abbattere lo stadio non e' giustificata da motivi di carattere infrastrutturale urbano come lo fu quella di costruirlo che consenti' la riqualificzione del quadro Nord Ovest di Torino e il recupero della Piazza d'Armi a funzioni piu' coerenti con l'attuale morfologia della Citta' in quella zona (cfr dichiarazione della Presidente della Provincia Mercedes Bresso e dell'Assessore Provinciale alla Pianificazione Luigi Rivalta) . La Juventus sta trattando con il Comune di Borgaro una localizzazione sui terreni agricoli della Cascina Santa Cristina: una ipotesi che per diventare fattibile richiedera' centinaia di miliardi di investimento in collegamenti viarii e trasportistici e che ha avuto un giudizio drasticamente negativo da parte della Provincia di Torino. La ipotesi di Borgaro e' un bluff e varrebbe la pena andare a "vedere".

Si dice che la demolizione consentira' di risparmiare i soldi della manutenzione del Delle Alpi che La Stampa in un articolo di Sangiorgio si e' premurata di gonfiare e falsare, ma se si sommano i costi della demolizione, i costi della costruzione di un nuovo stadio e il valore dell'immobile che si demolisce si arriva a una cifra prudenzialmente valutata in circa 536 miliardi il cui interesse annuo al 5% sarebbe di quasi 27 miliardi: piu' di 10 volte il costo della manutenzione corrente annuale del Delle Alpi.(cfr "capriccio costo del" per un valutazione piu' articolata)

Forse una sintetica visitazione della storia di questo edificio puo' essere utile per capire cosa sta succedendo.

Le due redazioni torinesi de La Stampa e de La Repubblica sono riuscite, in dodici anni, a far crescere e radicare nei torinesi la solida convinzione che lo Stadio delle Alpi sia stato luogo di latrocinii, furti, tangenti, errori e pasticci ai danni della Civica Amministrazione. Basta fare una semplice indagine con tre o quattro domande a un centinaio di torinesi scelti a caso e il dato risulta statisticamente confortato. La convinzione e' comune e consolidata: lo Stadio delle Alpi e' il monumento al malaffare (Bettega), la Colonna Infame (Mondo), il simbolo del Mal de la Cittade (Recanatesi). Come pensare che la cittadinanza abbia idee diverse? Ma ne' La Stampa, ne' La Repubblica hanno mai fornito documentazione precisa, fatti, cifre vere, numeri e nomi. Solo gli aggettivi, la associazione dei titoli, la scelta delle notizie, le foto e la associazione delle foto con i titoli etc. etc. Un'opera piu' che decennale e raffinata di condizionamento dell'informazione. Due firme si distinguono per l'accanimento: Lorenzo Mondo de La Stampa e Recanatesi de La Repubblica. Seguono Cannavo', Suttora e Luisa Bianco de l'Europeo (direttore Vaccari). Gli altri, i "minori" delle varie pagine di cronaca, si difendono, resistono, cedono, hanno dei momenti di orgogliosa lucidita', ma con il tempo e con la pressione redazionale alla fine si adeguano. I premi, i privilegi, i brillanti incarichi che premiano la linea torinese alla lunga logorano anche i migliori. E' difficile interpretare questo comportamento con benevolenza: professionisti affermati, autorevoli membri delle rispettive redazioni, non possono dire di non avere le informazioni. Sanno quindi tutto e in modo preciso, ma non lo scrivono. Anzi scrivono versioni settarie, implicitamente o esplicitamente calunniose e diffamanti: per quale motivo? Una strategia in realta' c'e', e molto precisa. La lettura di questo piccolo dizionario la dovrebbe rendere chiara.

L'immagine finale complessiva dello Stadio delle Alpi che La Stampa e la Repubblica hanno artatamente cucinato per i sudditi torinesi e' stata la seguente:

1. che lo Stadio e' costato una cifra spropositata (tra i 280 e i 350 miliardi nel mio campione statistico)

2. che questa cifra e' stata pagata dalla Citta'

3. che la vicenda e' oscura e che sono stati fatti un sacco di pasticci e molti ci hanno mangiato sopra

4. che la Fiat venne esclusa dalla gara con strumenti corruttivi

5. che l'arbitrato non si sa bene come sia finito, ma certamente male per la Citta'

6. che la cifra iniziale era strumentalmente bassa ed e' cresciuta a dismisura in seguito per effetto di corruzione e tangenti

7. che oggi i costi della manutenzione sono insostenibili

8. che le squadre sono jugulate con canoni esorbitanti dal concessionario

9. che la gestione e' fallimentare

10. che la pista di atletica rende praticamente inutilizzabile lo stadio per il calcio

11. che alla Continassa c'e' la nebbia

12. che all'Avvocato lo Stadio delle Alpi non piace

13. che e' giusto quindi regalarlo alla Fiat per abbatterlo e farne un altro

Tutto falso: anche il punto 12 e' contestabile. L'Avvocato rilascio' infatti dichiarazioni entusiaste a suo tempo: come quella del 10 giugno '90: "Il Delle Alpi Ë bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale Ë davvero eccellente."

Tutti questi punti, e molti altri ancora, sono contraddetti dai fatti e dai documenti ufficiali: contratti, libri contabili, deliberazioni, verbali, collaudi, relazioni di periti e dell'arbitro, rapporti e memorie alla giunta, corrispondenza amministrativa, protocolli. E dalle dichiarazioni di soggetti insospettabili (l'Avvocato stesso, il Dottore suo fratello, Vittorio Chiusano, avvocati con la a minuscola, giocatori di calcio, magistrati, allenatori, giornalisti) che illustrano una storia completamente diversa. Ma la falsificazione costruita in dieci anni dalle redazioni torinesi e' oramai inattaccabile, profondamente radicata nella pubblica opinione e negli stessi giornalisti che l'hanno montata: un curioso fenomeno di auto-plagio. Questo castello di falsita' e fantasie costituisce la struttura ideologica della attuale strampalata decisione di regalare lo stadio perche' la Juventus lo demolisca e se ne costruisca un altro nello stesso posto. Al regalo dello stadio si aggiungono concessioni per attivita' commerciali e terziarie su una cospicua fetta della Continassa.

Se nel 1985 una giunta avesse pensato un giochino come quello che sta organizzando adesso Castellani con il concerto del suo assessore all'Urbanistica Corsico, sarebbe successo uno scandalo nazionale, denunce alla magistratura, dimissioni, galera. Oggi la rigorosa, ancorche' informale, associazione stampa/impresa/squadre di calcio/pubblica amministrazione (GPT) impone l'adeguamento entusiasta e un reverente silenzio a destra e a sinistra. Se i torinesi si facessero piu' domande, e non solo sullo stadio, si renderebbero conto di vivere in uno dei peggiori regimi del mondo "libero": un incubo Orwelliano. Con la benedizione debole ed estetica di Vattimo e quella sociologica di Gallino.

Un regime che sta predisponendo per la Juventus/Fiat un regalo da molte centinaia di miliardi di patrimonio pubblico con la assistenza di una stampa strategicamente orientata. Nel "dizionario" ci sono gli elementi conoscitivi per comprendere meglio quello che sta succedendo: la storia che nessun giornale torinese ha potuto mai raccontare.

Queste sono le ragioni per le quali ho scelto di abitare altrove e, dopo il servizio con il MAE a Jakarta, sono venuto in pensione in Australia dove sto molto bene. E' significativa conseguenza della campagna di stampa sistematica della stampa torinese e della sindrome "mani pulite" il fatto che molti a Torino pensino che io me ne sia andato per sottrarmi a indagini o inchieste della magistratura con la quale invece ho avuto rapporti obbiettivi e di reciproco rispetto.

E' vero invece che sono fuggito dall'incubo di una citta' condannata al "servizio", alla connivenza silenziosa, oppressa da una associazione di poteri totali e arroganti, sistematicamente ingannata dalle redazioni cittadine organiche al potere dominante. E quel che e' peggio, felice, e qualche volta orgogliosa, di questo suo deprecabile stato. La stessa idea della liberta' e' diventata oramai inconcepibile ai torinesi.

Per chi non ha voglia di leggere tutte queste cose, e vuole invece una informazione sintetica, ecco i punti che con questo documento si dimostrano in modo che sfida qualunque confutazione:

1. lo Stadio delle Alpi (valore 200 miliardi) e' costato alla Citta' di Torino e ai torinesi meno di 6 miliardi: quasi tutti in parcelle di avvocati, arbitri e periti.

2. la gestione amministrativa della vicenda da parte delle Giunte Cardetti e Magnani Noja e' stata impeccabile

3. un solo tentativo di corruzione emerse e venne provato: la Fiat di Romiti cerco' di comperarsi un membro della commissione consigliare che doveva scegliere il Concessionario.

4. la collocazione alla Continassa risulta ad oggi compiutamente confermata nella sua validita' territoriale, urbana e funzionale

5. la pista per l'atletica non danneggia la visibilita' che risulta fra le migliori complessive per stadi di quella dimensione e questo per dichiarazioni rilasciate all'inizio dagli stessi Agnelli

6. La successiva drammatizzazione del problema pista e' stata funzionale e finalizzata agli interessi e agli schemi speculativi della Juventus/Fiat oggi palesi

7. La Concessionaria Acqua Marcia, jugulata dall'ambiente torinese, tento' di speculare sul contratto ricattando la Citta', ma fu controllata dal rigore e dalla intelligenza della Civica Amministrazione.

8. La Concessionaria Acqua Marcia e' stata comunque oggetto di sistematica e continua aggressione da parte della Fiat, della imprenditoria torinese e della stampa locale

9. La correttezza e i buoni diritti della Civica Amministrazione sono stati riconosciuti dall'Arbitro che ha respinto tutte le istanze della controparte.

10. I vantaggi per la citta', oltre alla acquisizione del manufatto alle condizioni previste dal contratto di concessione, sono stati la rivalutazione dei valori immobiliari e delle aree del quartiere delle Vallette e gli investimenti infrastrutturali finanziati dal Governo (aereoporto, allacciamenti autostradali, sottopasso Grosseto, stazione ferroviaria, linee tramviarie, copertura Torino Lanzo, illuminazione, fognaturaŠ)

La informazione mistificata su tutta la vicenda ha provocato grave danno alla Citta' e alla economia di Torino e ne provochera' ancora in futuro. Ma per il GPT ci sono stati e ci saranno grandi vantaggi.

Abbattimento Quello che si sta verificando a Torino e' un interessante esempio di applicazione della "teoria dei giochi" dove i due soggetti Citta' e Juventus (Fiat) si confrontano a base di minacce credibili alla ricerca di un equilibrio (detto nel gergo "Nash Equilibrium" termine della teoria dei giochi che indica una situazione stabile in cui entrambi i giocatori non hanno interesse a cambiare strategia). La Juventus minaccia di non giocare piu' nello Stadio delle Alpi e di costruirsene uno nuovo, la Citta' si trova senza proposte alternative e non e' capace di esprimere una minaccia sufficientemente "credibile" (non ci prova nemmeno): tipo "fate pure", oppure di denunciare l'atteggiamento ricattuale e abusivo della Juventus, oppure di finanziare un'altra squadra di calcio "sua" che giochi nel "suo" stadio, o di ricostruire la leggendaria Pro-Vercelli, etc. La Civica Amministrazione subisce l'aggressione inerte, spinta nel vicolo cieco dall'ansia degli amministratori di compiacere il Principe e dalla serie di circostanze, non del tutto accidentale, che ha visto l'annullamento del triangolo citta'/Concessionaria/utenti dello stadio. Di fatto oggi la Citta' e' al tempo stesso il soggetto erogatore della concessione e Concessionaria ed e' esposta come un vaso di coccio nel carro dei vasi di ghisa. Un "Nash Equilibrium",costoso e difficile da giustificare al di fuori dell'interesse privato, potrebbe essere quello di cedere lo stadio alla Juventus in cambio della garanzia che la Juventus ci giochi. Ma il sindaco si e' gia' bruciato questa carta: la concessione dello stadio la ha gia' regalata alla Juventus senza contropartite. La Juventus oggi chiede di piu', e minaccia ancora piu' pesantemente. La citta' non sa come "regalare" ancora senza incorrere nei rigori politici (e forse anche della magistratura data l'evidenza dell'interesse privato). Il sindaco Castellani e il suo assessore Corsico hanno promesso vaste concessioni alla Juventus: terziario sportivo e commerciale, cinema multisala, altri impianti sportivi di uso piu' o meno pubblico, ma la Juventus e' insaziabile e vuole di piu'. Ha capito che la controparte e' debole e disponibile.

Nel quadro di questa game theory lo Stadio delle Alpi e' un oggetto imbarazzante: se la citta' lo cede alla Juventus, la Juventus lo deve pagare una cifra congruente con il valore di patrimoniale ovvero il rendimento dei prossimi venti anni scontato all'attualita': circa 200 miliardi, ma la Juve non lo vuole pagare perche' ritiene di poter ottenere ulteriori vantaggi nella sua ottica di profit maximizing agent. E' necessario trovare quindi un "motivo" che consenta di cedere lo stadio a zero lire senza incorrere nella punizione politica (problema facile data la copertura dei media di servizio torinesi) o nella piu' plausibile punizione di un magistrato della Corte dei Conti attento e vigile. Per questo la Juve cerca di annullare il valore patrimoniale dello stadio dichiarando che non ci giochera' piu': e la debolezza del sindaco consente l'operazione. Sangiorgio su la Stampa esagera i costi della manutenzione (attribuendoli a non identificati "tecnici comunali", contraddetta ufficialmente dall'Ingegnere Capo Quirico) e non riporta le vere cifre inviate formalmente da Pubbligest. Si inganna ancora falsando e drammatizzando la storia della visibilita' e della pista (che e' invece una risorsa se saputa sfruttare) e inventando altre storie, come quella della "ritesatura" (Lorenzo Mondo) della struttura, tutto per predisporre l'opinione pubblica alla mossa finale: la cessione dello stadio a titolo praticamente gratuito e qualche cospicuo premio aggiuntivo sulle aree della Continassa.

Se i torinesi non intervengono, se l'opinione pubblica non riporta al senso comune gli amministratori la Citta' nelle mani deboli del sindaco subira' la strategia assurda dell'assessore Corsico. Verranno disperse o spese risorse di capitale per circa 536 miliardi (comprendendo 30 miliardi per ristrutturare il vecchio Comunale per la "transizione" o in alternativa per spostare l'attestamento della linea 10). E' una valutazione molto prudente: secondo Mercedes Bresso e Luigi Rivalta rispettivamente Presidente e Assessore alla Pianificazione della Provincia di Torino la cifra sara' molto piu' elevata. La Juventus con il suo Principe verranno descritti dalla Stampa di servizio come i salvatori della Citta' e premiati con una ricca speculazione multicentimiliardaria. I sudditi, felici e gabbati, applaudiranno e pagheranno il conto. Come Torino ha sempre fatto per la felicita' dei suoi Principi. Dai Savoia in poi. Tutto questo avverra' anche perche' ci sono forti ragioni "antropologico-culturali" che lo impongono. Eccone una breve revisione.

Lo stadio deve essere abbattuto perche' e' stato eretto da una Giunta non subalterna alla Fiat. E' quindi un monumento all'altra Torino, a quella che ci sarebbe se non ci fosse stata la secolare indebita appropriazione storica, ambientale, culturale e ideologica della Citta' da parte dell'azienda, dei suoi dirigenti e dei suoi principi. Lo Stadio delle Alpi e' anche l'emblema della inadeguatezza culturale e imprenditoriale della Fiat e dell'avidita' dei suoi dirigenti, e' la spiacevole memoria della non chalance (un understatement of course) dell'Avvocato che non ebbe, a suo tempo, il garbo di proporre alla Citta' la cosa piu' ovvia: lo stadio della mia Juventus lo faccio io. Nessuno avrebbe protestato e il Principe avrebbe anche fatto un buon investimento. Per un momento la sua dimensione torinese lo annebbio', si dimentico' di essere un Principe, non occupo' lo spazio di competenza principesca e questa momentanea miseria e' rappresentata dalle migliaia di tonnellate di calcestruzzo e di acciaio dello Stadio delle Alpi. Un bastione formidabile che da allora rinnova continuamente il dispitto. Una biblica spina nel fianco (in inglese "a pain in the arse").

Questa e' la vera condanna, oltre alla necessita' di consentire l'acquisizione gratuita o a condizioni di forte privilegio del comprensorio della Continassa da parte dei "poteri forti" per svolgere il programma di privata speculazione multicentimiliardaria conseguente. Lo scontro fra una citta' guidata da un sindaco debole e subalterno e una banda imprenditoriale agguerrita e avida in questo "gioco" non puo' che avere una fine scontata. Il risultato imposto dalla prepotenza non sara' un "Nash Equilibrium", sara' una prevaricazione socialmente inefficiente, si distruggeranno risorse utili, si bloccheranno processi evolutivi di generale vantaggio, la dialettica sara' quella della imposizione e dell'asservimento, la Civica Amministrazione sara' totalmente funzionale agli interessi dei "poteri forti". Il GPT registrera' una nuova vittoria. (torna all'indice)

Accettazione La borghesia di elite, le squadre di calcio, la stampa di servizio torinese, il GPT non accettarono mai l'impresa romana vincitrice. Lo stesso nome, Societý dell'Acqua Pia Antica Marcia, suscitava reazioni di spregio. Anche la collocazione alle Vallette era offensiva per l'immaginario collettivo torinese. Pochi appartenenti alla torino-bene erano mai stati alle Vallette: una "siberia". Anticamente (nel Medio Evo e fino all'800) luogo di quarantena per viandanti in arrivo da zone sospette, ha poi visto la collocazione del Mattatoio, della Sardigna, del Campo Nomadi, delle Prigioni. Alle Vallette ci sono i quartieri dormitorio dell'immigrazione meridionale. I veri "coatti" che hanno costruito, con salari asiatici, il potere della Fiat e l'arricchimento della Famiglia negli anni 50 fatidici. I giornalisti di Torino, pur non essendoci mai stati, erano convinti che le Vallette fossero una palude perennemente nebbiosa: in dieci anni una sola partita e' stata interrotta per nebbia. La indagine fatta dall'Assessorato mediante foto da satellite veniva ridicolizzata come incredibile: la ignoranza era la verita'. Gli organi di stampa di Torino non hanno mai riportato i motivi che hanno provocato la esclusione della Fiat Engineering di Recchi e degli altri torinesi, pur essendone perfettamente a conoscenza dopo la pubblicazione dei verbali della commissione. La decisione di abbattere lo stadio e' la logica finale di una decennale campagna di disinformazione: centinaia di articoli pieni di allusioni false, di aggettivazioni aggressive o insinuanti, sistematica deformazione del vero, parzialitý e partigianeria, spesso insulti. E' un preciso esempio di come a Torino si condiziona l'opinione pubblica attraverso la stampa per fare private, redditizie e capricciose speculazioni. (torna all'indice)

Accessibilita' La collocazione alla Continassa venne verificata, sia con modellazione matematica che con sano metodo empirico dall'Assessore ai Trasporti ing. Aldo Ravaioli, cronometrando in diverse ore del giorno e della settimana i tempi di arrivo alla Continassa dalle diverse zone di Torino. La Continassa risulto' essere la piu' accessibile fra tutte le collocazioni proposte. Alla accessibilita' facile dalla zona urbana si aggiunge la accessibilita' ottima dall'hinterland e dalla regione piu' ampia grazie alle Autostrade e alla tangenziale. La realizzazione della linea dieci e della stazione FFSS alla Continassa ha ulteriormente migliorato la accessibilita' dalla zona urbana e dalla regione. Forse l'unico stadio in Italia al quale si arriva direttamente con la ferrovia. Oltre ad essere accessibile dalla Continassa si va facilmente via attraverso 6 grandi arterie metropolitane: una caratteristica che poche, se alcuna, localizzazioni nella periferia torinese possono vantare. Certamente nessuna ipotesi di localizzazione fuori dall'area urbana e della stretta cinta periferica. Questi elementi sono stati confermati nei dieci anni di funzionamento dello stadio, ma erano nel 1987 oggetto di critica e rigetto settario da parte degli organi di stampa che dovevano ossequiare l'irritazione dell'Avvocato che aveva icasticamente dichiarato nel 1987 : "Non mi piace ne' il posto, ne' la pista." La Stampa torinese evocava regolarmente la nebbia, la distanza, i "terroni", l'infelicita' del quartiere delle Vallette. Pia Luisa Bianco addittura scrisse che avevamo ignorato un fiume sotterraneo che passava in mezzo allo stadio e che non erano state fatte indagini geognostiche: data la matura saggezza di questa giornalista restano da chiedersi i motivi delle volute bugie . La scelta della Continassa viene finalmente riscattata, dopo dieci anni di dimostrazione funzionale, anche dal PDS nella dichiarazione di Mercedes Bresso e Luigi Rivalta, rispettivamente presidente e assessore alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino. (torna all'indice)

Acqua Marcia (SAPAM) La Societa' dell'Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) vinse la gara per la Concessione indetta con la delibera del 27/7/1986. La proposta della SAPAM era complessivamente la migliore: progetto, modello di gestione, chiarezza e rispetto delle condizioni del bando. Una vittoria che fu fatale per Vincenzo Romagnoli e per la SAPAM. L'ira della Fiat e dei managers sconfitti fu funesta e provoco', in modo piu' o meno diretto, il tracollo del gruppo SAPAM costretto a vendere i suoi assetti patrimoniali e finanziarii per procurarsi la liquidita' necessaria alla realizzazione dello Stadio. Perche', con rigore e stile imprenditoriale di altri tempi Romagnoli, voleva mantenere fede all'impegno assunto, un rigore che venne messo a durissima prova e quindi distrutto dalla maramalderia delle consorterie d'impresa torinesi e dal fiscalismo della civica amministrazione che io non riuscivo a moderare. La Fiat si compro' per poche lire la COGEFAR e gruppi Romani si comprarono la Galleria Colonna: il gioiello della collana di assetti immobiliari del gruppo dell'Acqua Pia Antica Marcia. Alla ricerca disperata di liquido per continuare i lavori la SAPAM nel 1988/89 si vide bloccate dalle banche Italiane, timorose di ritorsioni da parte della Fiat di Romiti, tutte le linee di credito, imposto' una insostenibile linea di contenzioso con la Citta' chiedendo soldi per presunti aumenti dei costi e per accelerazioni di lavori surretiziamente richieste dal COL. Non esistevano ne' le premesse contrattuali ne', tantomeno, le condizioni politiche per considerare le richieste dalla Concessionaria, ma era necessario tenere aperta una linea di trattativa per evitare il disastro di una rottura e della interruzione dei lavori: stavano costruendo il nostro Stadio. La gestione amministrativa dello stadio comportava la necessita' continua di approvare deliberazioni (campo nomadi,opere infrastrutturali, allestimenti 90 etc.): le delibere per lo stadio erano urgenti e inderogabili e costituivano un ottimo terreno per lo scontro politico "minore". La ricattualita' fra le correnti PSI e DC, le lotte per il potere all'interno dei gruppi consiliari, la pressione indotta dalle consorterie imprenditoriali torinesi, associavano le manovre interdittive al gioco dell'opposizione. La questione "stadio" consentiva inoltre ad ogni consigliere di acquisire uno spazio sulle pagine della cronaca e molti inseguivano l'effimera gloriuzza. Il numero di voti limitato della maggioranza pentapartita forniva l'elemento di aleatorieta' per aggredire continuamente il sindaco, la giunta e l'assessore competente. In queste condizioni fu facile per il PCI (Carpanini) organizzare un gruppetto di "franchi tiratori" con i quali faceva regolarmente saltare le delibere relative allo stadio: le manovre dei franchi tiratori venivano qualche volta frustrate con l'appoggio segreto del gruppo MSI. Come Assessore responsabile dello Stadio sentivo la responsabilita' di garantire che l'opera venisse portata a termine e vivevo notti e giornate di incubo: ogni Consiglio Comunale nel quale si presentavano delibere per lo Stadio era un processo e scatenava aggressioni la cui violenza e personalizzazione andavano ben oltre i limiti della dialettica di opposizione politica. Per guadagnare tempo e mantenere aperta una ipotesi di trattativa, cercando di evitare la chiusura del cantiere minacciata dalla SAPAM, presentai in Giunta una serie di istanze della Concessionaria suggerendo una posizione interlocutoria con la richiesta di documentarle: la mia memoria alla Giunta venne usata strumentalmente per accusarmi di connivenza e di sospetta disponibilita'. Secondo i paradigmi dominanti di allora la mia proposta confermo' l'opinione che io fossi al soldo della SAPAM, non essendovi nella Amministrazione di Torino (e in Italia) uno stile alternativo al modello delle tangenti e dell'interesse privato in atti d'ufficio. Ma ci fu un risultato: la SAPAM ottenne da una banca Giapponese a Londra un prestito di 40 miliardi con il quale riusci' a completare l'opera. Il mio funzionario ing. Giuseppe Micheletta diceva, con molta saggezza, che il contratto piu' vantaggioso del mondo non vale nulla se l'opera non si realizza. La crisi di quel momento venne risolta, ma io avevo perso qualunque credibilita'. I rapporti con la Concessionaria si deteriorarono: i miei tentativi di istruire una dialettica positiva erano causa di sospetto nei colleghi della Giunta, e la SAPAM si riteneva boicottata dalla Amministrazione. Lo Stadio delle Alpi, dopo innumerevoli altre difficolta', venne finito e consegnato nei termini del contratto e si apri' quindi la vertenza arbitrale (vedi Arbitrato).

Le vicende successive vedono la SAPAM in amministrazione controllata cedere i diritti sulla Concessione per la gestione trentennale dello Stadio al gruppo romano dei Fratelli Caltagirone. Questi ultimi hanno poi ceduto gli stessi diritti all'Istituto San Paolo di Torino, che a chiusura del cerchio, li ha poi ceduti, gratuitamente, alla Citta' di Torino.

Prima di cedere "gratuitamente" la concessione alla Civica Amministrazione il San Paolo (SOGEALPI) fece una vera e propria rapina: stralciando dal contratto i diritti per la pubblicita' allo stadio e vendendoli o regalandoli alla Juventus FC (o a una sua societa' di comodo). La Citta' avrebbe dovuto rifiutare il "regalo" peloso del San Paolo e avrebbe dovto impugnare lo stralcio dalla concessione della "pubblicita'", ma il sindaco Castellani e la sua giunta si sono lasciati circomvenire dai furbi managers del San Paolo e hanno tradito gli interessi dei Torinesi.

La Citta' oggi e' cosi' erogatrice della Concessione e Concessionaria di se stessa: ovvero e' a tutti gli effetti la proprietaria e l'utilizzatrice dello Stadio delle Alpi. Un patrimonio immobiliare del valore di circa duecento di miliardi acquisito con un esborso minimo di denaro pubblico finanziato dallo Stato (30 miliardi piu' le spese per avvocati e periti). Il vantaggio sostanziale della Concessione, come originariamente pensata e approvata, di non dover trattare direttamente con gli utenti privati i problemi connessi con l'uso dello stadio, si e' perso e la Citta', per le sue evidenti debolezze, non e' in grado di resistere alle imposizioni della Juventus e dei suoi dirigenti. (torna all'indice)

Agnelli Gianni Avvocato Un principe capriccioso, elegante, ideologicamente avido, che piace alle donne, ai media (in genere suoi), a se stesso, innamorato del suo potere. Corteggiato dai politici, affascinati dalla patina elegante e dalla luce riflessa, dominati dal carisma e dalla "leggenda". Il Padrone di Torino, non tanto per sua ambizione, essendo naturalmente portato alla nonchalanza blase', quanto per l'affannato servilismo dei responsabili della amministrazione, della politica e delle imprese torinesi. Voleva lo stadio della Juventus, e quando la Citta' delibero' la gara per il Concessionario, l'Avvocato si aspettava il "dono al Principe", troppo torinese per proporsi. Nessuno, a Torino, avrebbe negato al Principe il diritto di costruirsi lo stadio: gli avrebbero regalato il terreno e si sarebbe anche incamerato il contributo della legge Capria. Ma non ebbe il garbo di prendere l'iniziativa: troppo abituato a una gestione imprenditoriale riverita dai cortigiani, protetta dallo Stato e totalmente garantita. La partecipazione della Fiat Engineering alla gara fu un ripiego che l'Avvocato accetto' di malumore e controvoglia: forse aveva intuito che i suoi centurioni non avevano l'intelligenza progettuale per operare "on an even field". La sconfitta lo fece arrabbiare non poco (un understatement per usare un termine che piace all'Avvocato), la nonchalanza blase' venne messa da parte: la testa della Fiat Engineering (Mosconi) salto'. Quello che in particolare irrito' il Principe fu il fatto che i "managersfiat" si erano eliminati con le loro mani dalla gara, inserendo nella offerta, forse per avidita', una clausola suicida: la Fiat Engineering infatti non forniva il Piano Economico e Finanziario, un documento, esplicitamente richiesto dal bando e dalla legge sulle Concessioni, per dimostrare l'interesse proprio del Concessionario a ben condurre l'opera. Peggio: la Fiat Engineering diceva che il piano non era producibile data l'incertezza dei cespiti attivi. Nella sua offerta Fiat Engineering avvertiva che tutti i futuri eventuali contributi dello Stato sarebbero stati di competenza del concessionario. Anche il magistrato piu' torinese e benevolo del mondo difficilmente avrebbe potuto accettare una eventuale scelta della Fiat Engineering. La cosa buffa e' che la Fiat conosceva perfettamente i cespiti perche' da anni la Juventus prendeva dalla Publimondo cospicue fettone dei proventi della pubblicita'. Ma evidentemente non poteva dirlo per timore di rivelare un segreto scomodo. Anni dopo Boniperti mi confesso' candidamente "che la Juventus prendeva da sempre soldi da Bastino, ma che erano tutti regolarmente fatturati". Si trattava chiaramente di "tangenti" sulla concessione pubblicitaria che l'amministrazione di Novelli "concedeva" alla Publimondo per 300 milioni all'anno. Quando gli assessori della Giunta Magnani-Noja imposero di rifare la gara, invece di rinnovare automaticamente il contratto a Publimondo, come faceva l'Amministrazione di Novelli, la pubblicita' venne concessa per 2500 milioni (duemilacinquecentomilioni). La domanda e': dove andava la differenza? Alla mia comunicazione in Consiglio Comunale segui' un significativo silenzio. Ancora nel Maggio del1996 spiegai, in una intervista a la Repubblica, come si facevano le cose al tempo di Novelli. Invece di verificare le mie dichiarazioni sui documenti il giornalista de la Repubblica chiese "conferma" al Novelli il quale le defini' elucubrazioni da delirio: Metodo tipicamente sovietico per affrontare verita' scomode. Il signor Boffano ancora oggi definisce le mie documentate dichiarazioni "millanterie": le verita' del dettato "torinese" non devono essere disturbate nemmeno a dieci anni di distanza.

Ho incontrato una sola volta Gianni Agnelli allo stadio comunale. Mi venne presentato e mi disse arrotolando anche le "elle": Ah! lei e' quello dello stadio - Ricordi che uno stadio si fa una volta sola nella vita e la pista non ci vuole" Io risposi che ero d'accordo, ma che da solo non riuscivo a sbloccare la situazione e che, forse, se si fosse mosso lui qualcosa di meglio si poteva fare. Si volto' verso il suo "entourage" e arrotolando le "emme", le "elle" e le "pi" disse: "Qualcuno di voi conosce questo Primo Nebiolo? bisogna fargli una telefonata" Senza salutare si avvio' all'uscita seguito dai suoi pretoriani. La sua azione fu talmente efficace che lo stesso Chiusano poco tempo dopo proponeva al sindaco Cardetti di fare lo stadio con la pista. Da allora lo Stadio delle Alpi deve essere per lui come una spina nel fianco: tutte le volte che vola con i suoi elicotteri sulle sue terre e vede scintillare la copertura di allumnio del grande anello alla Continassa deve provare il morso del dispetto. E' l'unica cosa che gli e' andata storta nella vita di Principe Felice e forse l'unica alla quale veramente teneva: un bel monumentone imperituro, dal nome che nemmeno si discute. Invece e' costretto a vedere il disco che altri hanno voluto, collocato, realizzato, contro di lui e contro i suoi giornali e i suoi corruttori aziendali. La memoria macro di una sconfitta bruciante. Non basta che la Citta' glielo regali: anzi questo rende la spina ancora piu' dolorosa. Ma quando lo Stadio Delle Alpi sara' livellato, spianato, tritato e polverizzato e al suo posto sorgera' il suo stadio, il Principe provera' una nuova grande delusione: anche questo stadio gli ricordera', inesorabilmente, la sconfittta originaria. Anzi, peggio, gli ricordera' la sconfitta e una cazzata. In chiusura mi piace citare direttamente la prima reazione di Giovanni Agnelli, 10 giugno '90: "Il Delle Alpi Ë bellissimo. Non l'avevo mai visto prima, la visuale Ë davvero eccellente." E l'ultima, sei anni dopo, quando si pone alla testa delle fanterie nella manovra di deprezzamento e il 20 dicembre '96 dichiara: "Questo stadio di Torino Ë veramente pessimo. Temo che sia impossibile migliorarlo e che la Juventus debba abbandonarlo."

E' vero che nella vita si dicono tante cose e che si puo' e si deve cambiare idea specialmente se si e' Principi: e' quando e perche' la si cambia che e' interessante per la storia.

Nel Gennaio del 2003 Gianni Agnelli e' morto.
Ecco la mia "ricordanza" non conforme del principe inconsistente:

Gianni Agnelli
Ho letto con attenzione quasi tutti i messaggi di partecipazione e condoglianze inviati a La Stampa e ho letto un po’ di "eulogie" pubblicate dai giornali italiani e stranieri. Non ho visto la televisione italiana perché vivo in Australia. Ho cercato di confrontare l’ondata di sentimenti e di passioni espresse dai Torinesi e dagli Italiani con i miei ragionamenti e il mio sentire. La sua morte ha esposto con drammatica evidenza il disperato bisogno di "principi" dell’animus Italiano.
Non ho conosciuto Agnelli se non in modo "mediato": attraverso i rapporti con la Fiat e alcuni suoi dirigenti, attraverso le storie pubblicate dai giornali e le sue rare fotografie sui rotocalchi. Come tutti gli Italiani.
Ho cercato nelle biblioteche e in rete suoi scritti, saggi, articoli o libri: si trovano solo biografie scritte da giornalisti o da professionisti della penna. Di originale suo non sono riuscito a trovare nulla.
Ho avuto con lui un "dialogo a distanza" deforme e mediato in occasione della vicenda dello Stadio delle Alpi di Torino, io assessore e lui presidente della Fiat e della Juventus se avessimo avuto un vero incontro forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse meglio, forse peggio. Di lui ho scritto una voce nel mio "dizionario dello stadio" che riletta dopo qualche anno mi sembra adeguata e corretta.
Mi ha sempre affascinato il pensiero di una vita vissuta nell’onnipotenza: tutto quello che vuoi fare lo puoi fare. Vedere luoghi, comperare cose, conoscere personaggi, pagare personaggi, investire grandi somme di denaro nelle iniziative che più ti stimolano culturalmente o per sfizio. Mi sono spesso domandato cosa succede a un uomo mortale quando gli vengono dati gli strumenti di un semidio. Alzarsi la mattina andare a sciare al Fraiteve, poi in Costa Azzurra per fare due bordi su Agneta YCI e la sera a Londra o a Parigi a cena con Rotschild o con Jane Fonda, o Elle McPherson…
Certamente non aveva tempo per "scrivere" saggi, articoli o tantomeno libri. Scriveva sintetici e micidiali promemoria. Telefonava, e si esprimeva colloquialmente per battute "fulminanti": stroncava cinicamente, apprezzava scetticamente, usava con eleganza l’ironia e la eccezionale conoscenza del mondo che la condizione di "semidio" gli consentiva. Usava con garbo naturale l’intelligenza, il potere e il fascino del potere.
Coloriva il suo già vivido personaggio con alcuni vezzi naturali (la "erre" e il sorriso distante) e artefatti (l’orologio sopra il polsino e la cravatta fuori dal gilè).
L’immagine che si era costruita su di lui era travolgente: pochi sfuggivano al fascino di Gianni Agnelli. Era avvenuto quasi naturalmente e per effetto combinato della sua giovinezza di orfano adottato dal "senatore", della avventura in Russia nella seconda guerra mondiale, delle avventure di play-boy negli anni 50 e 60, del potere, della ricchezza, della formale cortesia nel comando e nei rapporti personali.
L’immagine era anche "potente" e lo protesse nell’incontro ravvicinato con "mani pulite": per i "sacerdoti del rito ambrosiano", a differenza di altri presidenti, Agnelli poteva "non sapere". Anche in quella occasione, di fatto non smagliante, l’"aura" di Agnelli si rafforzo’. Altri vennero lussuosamente sacrificati.
Il mio sospetto alla luce degli ultimi anni Fiat/Torino è che nemmeno lui sfuggisse al fascino di se stesso. Era in qualche modo un prigioniero dorato della sua stessa scintillante immagine. Isolato, astratto, distaccato unico e ultimo protagonista del paradigma "agnelli".
I suoi amici, dirigenti, consiglieri, confidenti, segretari, avvocati, giornalisti, collaboratori, skippers, allenatori gli dicevano quello che intensamente speravano gli facesse piacere. Lo sforzo dei dirigenti era quello di "capire" cosa avrebbe pensato il "principe" per poterlo anticipare e per evitare la frecciata sarcastica o, ancora peggio, la annoiata dismissione.
In questa splendida prigionia si trova, a mio avviso, la spiegazione del suo graduale distacco dalla realtà e della sua incapacità conseguente di "vedere" cosa stava succedendo intorno a lui per poter decidere e intervenire.
Il declino della Fiat in mano agli yes-men, la struttura del mercato "globale", il pericolo della cappa protettiva che la politica al suo "servizio" aveva costruito per la Fiat in Italia, il filtro della stampa posseduta e disponibile, la lusinga ammirata e la adulazione servile, diretta, indiretta, esplicita o implicita: nulla sembrava più emergere alla sua attenzione.
Forse, invece, vede e capisce perfettamente, ma, per qualche motivo, non ha piu’ voglia di intervenire e si ritira dentro la sua splendida immagine.
Così l’intelligenza non si esprime più con autonomia critica originale, ma filtrata dall’immagine e dal ruolo che l’immagine gli attribuisce e che lui, a sua volta, assume in una sequenza subdolamente involutiva.
Torino, la sua città per nascita e per cultura, non è amata, ma usata e sacrificata alle esigenze della Fiat. Il grande albero aziendale affonda le radici in un humus sociale e industriale oramai sterile. La fabbrica "mamma" ha dato da mangiare a tutti, ma quello che ha preso da tutti è oggi allo sconto: territorio, ambiente, cultura, investimenti, futuro, vita. Nel mercato globale e ferocemente competitivo la "protezione" del governo italiano non è più sufficiente a coprire le carenze qualitative. Nell’azienda cambiano le generazioni e i secchi promemoria del "principe" non possono sostituire una solida ed elaborata strategia industriale. L’indotto esausto dallo sfruttamento sistematico della "mamma" è travolto per carenza di innovazione. La "cultura Fiat" diventa un logismo negativo e provinciale.
I dirigenti si dedicano alle faide interne per catturare il favore del "principe", e trascurano i loro compiti.
L’immagine fantastica, brillante, efficiente, "smart", del Presidente non si trasferisce all’immagine dell’azienda che invece diventa sempre più modesta e slabbrata. Fix It Again Tony.
Gianni Agnelli muore, lascia il vuoto della Fiat e l’enorme vuoto della immagine di lui che gli italiani avevano e che lui condivideva. (LM)

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Agnelli Umberto in preda ad OD adrenalinica per il 26esimo scudetto ha dichiarato: "Vogliamo lo stadio, subito. Basta con i rinvii. Se la Citta’ non ci da lo stadio ce ne andiamo!" il vice Chiusano ha immediatamente rincarato la dose dettando l’ukase: "Entro maggio vogliamo la risposta del Comune." Il vice sindaco Chiamparino ha immediatamente confermato: "Risponderemo anche prima, non vi dico cosa, ma risponderemo!"
Si avvicinano tempi interessanti quindi. Ci sara’ una gara? Ci saranno diverse offerte? Quali saranno le condizioni? Sarebbe interessante se ci fosse una offerta qualificata in concorrenza con il "dettato" degli Agnelli: cosa fara’ il vicesindaco Chiamparino? Come fara’ a non scegliere la nuova ipotetica Acqua Marcia?
Sara’ anche interessante vedere come risolveranno nella proposta di gara il problema della pubblicita’ gia’ regalata da Castellani alla Juventus (via Sogealpi-San Paolo) con una operazione scandalosa, sulla quale tutti fanno finta di nulla: uno scippo da 3 miliardi all’anno.Senza la pubblicita' lo stadio e' ingestibile. La gara per essere equa deve mettere di nuovo a disposizione la concessione per la pubblicita’: se cosi’ non sara’ ci saranno buone ragioni per invalidarla e recuperare alla dialettica legale un problemino spinosissimo. (torna all'indice)

Annibaldi Cesare Negli anni del mio servizio di assessore Cesare Annibaldi era il responsabile delle Relazioni Esterne della Fiat: un ufficio dalle competenze misteriose e oscure che potevano andare dalle grandi iniziative di strategia culturale agli ammiccamenti ambigui. I suoi rapporti con me erano strani: ogni tanto telefonava e si faceva fissare un appuntamento e quindi veniva a trovarmi. Si siedeva e amministrava il cronico raffreddore da fieno, io offrivo un caffe' e mi attrezzavo per conoscere quali istanze motivavano la visita. Iniziava quindi una conversazione ineffabile dove io cercavo di capire cosa volesse Annibaldi e Annibaldi cercava di capire qualcosa che mi sfuggiva completamente. Si parlava della Fiat, di Torino, dei torinesi, di Roma, del Governo, del momento politico. Annibaldi non faceva domande esplicite e io evitavo qualunque riferimento alla amministrazione e alla giunta. Certo non nascondevo la mia storica disistima per lo stilefiat e credo che questo sentimento sia arrivato chiarissimo all'interlocutore.

Dopo tre o quattro visite (nell'arco di 6 anni) capii che Annibaldi voleva solo "percepire" umori, sensazioni, tensioni, e le mie, ancorche' vaghe, reazioni generiche erano per lui un elemento di "completamento" del quadro. Non so quanto utile sia stata la frequentazione del mio ufficio per Annibaldi in quegli anni. Certamente qualche utilita' minore deve averla avuta: se cosi' non fosse stato dopo la seconda visita avrebbe abbandonato la routine. Per quanto mi concerne avevo capito che Cesare Annibaldi era un grande professionista. Avevo inoltre intuito che non stimava la Fiat e aveva profonde riserve sulla incultura degli smanagers e dell'ambiente "romitiano", ma questo messaggio non era mai espresso in chiaro ed esplicitamente. Anzi al contrario. La Fiat lo interessava perche' gli consentiva di occuparsi di progetti "unici" (Palazzo Grassi ad esempio e il Lingotto) unicamente possibili per l'arroganza e lo strapotere della Azienda. Un uomo colto e intelligente, ambiguo e introverso: sospettava di me (per lui ero un socialista laganghiano) e io sospettavo di lui (per me Annibaldi era un uomofiat).

Annibaldi ha una grande, negativa responsabilita' a Torino: il Palastampa. Chi concepisce il progetto di Palazzo Grassi a Venezia non puo' lasciare fare il Palastampa a Torino. Senza provare vergogna. Cesare Annibaldi e' un lettore di questo dizionario: la mia petulante macchinetta shinystat ha fatto la spia: un saluto cordiale! (torna all'indice)

Anonima Torinese dopo circa 15 anni dall'inizio della vicenda stadio ogni tanto ricevo ancora interessanti messaggi di anonimi cittadini che sono significativi del clima e della cultura che ancora pervade la citta': sono chiaramente casi da manuale di psicopatologia, ma non e' per caso che si esprimano in quel contesto sociale che ovviamente e' particolarmente favorevole a queste forme di rabbia. Di seguito riporto l'ultimo messaggio inviato da un anonimo abituale che io presumo di sesso femminile per il particolare linguaggio che impiega. Da oltre un anno mi perseguita, ma, nonostante le minacce, i toni arroganti e la volgarita' non ha mai avuto il coraggio di andare da un magistrato per la evidente ragione che dietro la rabbiosa volgarita' c'e' il vuoto. Sapremo presto il nome di questa persona e sara' divertente procedere. Ho tolto i nomi che cita nella sua foga velenosa per evitare altri dispiaceri e per non essere a mia volta responsabile di diffamazione. Ecco il messaggio:

ehi, pezzo di merda, vedo che googlando in internet si trovano ancora le tue archeologie su Torino. perchè non la racconti giusta e non dici le cose che so io di te, magari ti audonenunci per le porcherie che hai fatto in comune quando eri assessore per conto di xxxxx? Sei l'essere più ipocrita che abbia mai conosciuto, una merda umana che ha il coraggio di desriversi come un angelo immacolato. vergognati! spiega tutto, spiega che cosa facevi con i xxxxxxx e con xxxxxx, con xxxxx xxxxx e con xxxxx. Il tuo xxxxxx, ricordi?

Arbitrato Storia lunga (una delle tante mai raccontata dai giornali torinesi) che dovro' recuperare per sommi capi: e' peraltro emblematica ed essenziale per capire il senso della intera vicenda. La Concessionaria, subito dopo avere iniziato i lavori (1988) voleva un arbitrato in corso d'opera per agguantare soldi in breve tempo e in questo senso aveva incaricato un noto mastino della professione forense milanese (Schlesinger) di scrivere alla Citta'. La lettera con la quale l'avvocato Schlesinger chiedeva alla Citta', pena la sospensione dei lavori, di nominare il suo arbitro per formare poi la terna, mise la Giunta in crisi e come Assessore competente mi trovai di nuovo sotto pressione. Io non sapevo cosa fare e feci leggere la lettera di Schlesinger a una mia grande amica noto e quotatissimo avvocato a Milano. Conoscendo il modus operandi di Schlesinger l'amica mi disse, molto semplicemente:..." se Schlesinger ti chiede qualcosa vuol dire che non gli tocca." Le sottoposi quindi la clausola compromissoria della convenzione che infatti risulto' inapplicabile: le concessioni non possono essere oggetto di arbitrato in quanto di competenza del TAR. Scrissi alla Concessionaria a nome di Maria Magnani Noja una lettera ferma nella quale dicevo che l'arbitrato si sarebbe fatto alla fine dell'opera e che se avessero fermato il cantiere la Citta' avrebbe fatto una causa per danni da qualche centinaio di miliardi. La SAPAM non fermo' il cantiere, la richiesta di Schlesinger non ebbe seguito e Schlesinger rimise il mandato.

Alla fine dei lavori si apri' la vertenza arbitrale. Paolo Emilio Ferreri e Franzo Grande-Stevens rispettivamente per la Citta' e per la SAPAM elessero come Arbitro il dr. Barbuto un magistrato molto rigoroso: una scelta corretta. Avvocati della Citta' Bruzzone, Grosso, Benessia e Comba e per la SAPAM lo Studio Zauli. In fase iniziale, per coerenza con la posizione precedentemente assunta dalla Citta', gli avvocati della Citta' chiesero la non competenza dell'Arbitro. La richiesta di non competenza era pero' piu' dovuta alla scarsa fiducia che i nostri avvocati avevano nelle possibilita' complessive della Citta' di uscire bene dalla vertenza. I membri esterni del nostro collegio, infatti, erano informati sulla vicenda dalle loro letture della Stampa e della Repubblica la loro opinione sull'operato della Citta' era, di conseguenza, pessima. Per le stesse ragioni gli avvocati della SAPAM erano sicurissimi della vittoria. La terna arbitrale respinse la istanza di non competenza e la procedura arbitrale prosegui'. Quando, alla fine di tutte le perizie, conti, pareri, verifiche contabili, amministrative contrattuali e quant'altro, il team arbitrale si rese conto di come stavamo effettivamente le cose e del rigore con il quale era stata condotta la vicenda dagli amministratori e dai funzionari della Citta', le posizioni cambiarono radicalmente. Furono gli avvocati della SAPAM, a questo punto, a fare l'istanza di non competenza dell'arbitro, per assicurarsi una qualunque via di uscita. Avendo fatto la medesima istanza all'inizio della procedura gli avvocati della Citta' non potevano tirarsi indietro e la terna arbitrale si trovo' obbligata a concordare sulla sua incompetenza. La dichiarazione di non competenza e' pero' accompagnata dalla documentazione di tutti i lavori di istruttoria e di indagine svolti e si conclude comunque con un vero e proprio Lodo Arbitrale. Il parere e' salomonico: in pratica vengono respinte sia le istanze della SAPAM (per qualche centinaio di miliardi) sia le istanze della Citta'. Il parere e' solidamente motivato e documentato e di fatto ha reso impraticabile qualunque azione in altre sedi: una precisa conferma del rigore con il quale era stata gestita tutta la vicenda amministrativa. Della conclusione (nel 1997) dell'arbitrato non si ha notizia sulla stampa torinese. Ne' tantomeno del significato politico, etico e amministrativo di questa conclusione. La chiarissima e ineludibile smentita di tutte le insinuazioni, calunnie e bugie di Lorenzo Mondo, di Recanatesi, Cannavo', Bianco P.L., Suttora, Boffano, e di tutti gli altri rappresentanti della linea giornalistica omologa torinese non "passa" in cronaca. La gente ricorda gli insulti e le insinuazioni volgari, ma non ha mai avuto modo di ricevere l'informazione che avrebbe consentito la istruzione di una opinione ben diversa sulla gestione amministrativa di tutta la vicenda e sugli amministratori responsabili. (torna all'indice)

Arbitro Il giudice Barbuto fu arbitro serenissimo e dal giudizio finale risulta chiaramente:

a. che la citta' ha bene operato

b. che le cifre pagate sono state congruenti con le opere eseguite

c. che gli amministratori sono stati rigorosi e diligenti

d. che l'interesse pubblico e' stato tutelato in modo esemplare

e. che la convenzione venne compiutamente ed esattamente rispettata nello spirito e nella sostanza

f. che le pretese della Concessionaria non erano sostenibili

g. e che le contropretese della Citta' nemmeno

La dichiarazione di non competenza dell'Arbitro, inizialmente chiesta dagli avvocati della Citta', e respinta dal collegio Arbitrale, e alla fine richiesta dagli avvocati della Concessionaria e non piu' eludibile data la iniziale richiesta dei rappresentanti della Citta', sarebbe stata disastrosa per la Citta' se l'Arbitro Dr. Barbuto non avesse deciso di accompagnarla con la completa stesura della istruttoria (computi metrici, stime, e valutazioni delle varianti e delle relative implicazioni di costo e di valore) e con la espressione di un "lodo" cosi' rigorosamente documentato da scoraggiare qualsiasi ulteriore iniziativa in altra sede. (torna all'indice)

Autostrade Due opere autostradali sono state effettuate in occasione dei mondiali del 90: il raccordo della Tangenziale con Corso Regina Margherita e l'uscita per lo stadio in fondo al Viale Grande Torino. Quando la Citta' avra' finito la famosa "gronda nord-sud" in corrispondenza della Via Sacchi il sistema di viabilita' interna di Torino sara' molto piu' efficace anche grazie a questi due tasselli nodali. (torna all'indice)

Avvocati della Citta' All'inizio della fase arbitrale la Citta' decise di fare assistere l'Avvocatura Comunale con un team di principi del Foro torinese (Benessia, Comba e Grosso) con i quali ebbi diversi incontri e colloqui: come Assessore competente e responsabile dovevo dare ai nostri avvocati tutte le informazioni utili alla causa. Mi interrogarono a lungo e su tutti gli aspetti del contenzioso, ma mi accorsi che non erano per nulla convinti dagli argomenti e dalle informazioni che fornivo. A nulla valevano gli avalli dell'Avvocato Bruzzone (il capo della avvocatura comunale) che mi conosceva e conosceva la vicenda amministrativa nel dettaglio. Io rappresentavo, per loro, quello che la Stampa e la Repubblica avevano illustrato: un pasticcione di matrice accademica, scarsamente competente e molto probabilmente corrotto. Qualunque cosa dicessi veniva interpretata secondo il paradigma del pregiudizio che la stampa torinese aveva oramai codificato. Vennero informati dello scambio con Schlesinger e della mia posizione sulla clausola arbitrale della Concessione e accolsero con sufficienza le mie tesi sulla sua invalidita'. Comunque, convinti piu' dalla necessita' di trovare una qualunque via d'uscita, che dalle mie tesi e posizioni, fecero l'istanza di non competenza dell'arbitro. E se la videro respinta. La mia modesta letterina da Assessore a Schlesinger aveva avuto piu' efficacia: blocco della iniziativa mortale della Concessionaria e remissione del mandato da parte dello Schlesinger. La Citta' "vinse" il giudizio arbitrale perche' aveva operato rigorosamente. Con il Collegio degli Avvocati della Citta' ebbi un confronto molto duro nelle fasi iniziali: volevano imporre alla Citta' di non firmare il Collaudo dell'Opera, ritenendo, erroneamente, che questa firma potesse diventare un "titolo" per la controparte. Mi opposi con fermezza ed evitai una manifestazione da celodurismo avvocatizio che ci sarebbe costata carissima. Ecco la mia lettera che attesta il fatto e denuncia uno strano comportamento dell'Assessore agli Affari Pegali (allora Pizzetti):

 

Vice Sindaco e Assessore agli Affari Legali

prof. Franco Pizzetti

SEDE

p.c. Avvocato Renato Bruzzone

p.c. Ing. Franco Pennella

oggetto: collaudo dello stadio

Leggo solo oggi la lettera 31/7/91 firmata dagli avvocati Benessia, Comba e Grosso nella quale si esprime formalmente, a seguito di precise argomentazioni analitiche, una netta riserva sulla opportunitý che la Giunta approvi il collaudo dello stadio. Sarebbe stato molto opportuno ricevere la lettera quando venne inviata e non 4 mesi e mezzo dopo e su questo fatto ho giý espresso la mia forte perplessitý. Ritengo che la Civica Amministrazione debba procedere:

A. all'accoglimento della relazione di collaudo con le riserve pi˜ volte espresse e rinnovate nelle memorie avanti il Collegio Arbitrale,

oppure:

B. alla repulsione della relazione di collaudo e ai conseguenti atti amministrativi di surroga (nomina di una nuova commissione di collaudo, messa a bilancio dei relativi costi, etc.)

Per decidere tra A. e B. la Giunta deve essere compiutamente informata sulle conseguenze e sulle implicazioni della alternativa.

Ripeto comunque quella che Ë la mia personale opinione:

il collaudo va approvato rinnovando le riserve pi˜ volte espresse dalla Civica Amministrazione e rimettendo tutta la controversia al Collegio Arbitrale con il fondamentale assunto che l'approvazione del Collaudo non costituisce alcun "titolo" per la Concessionaria. Approvare una relazione di collaudo vuol dire approvare l'opera della Commissione, sancire che il manufatto Ë in qualche modo compiuto, aprire la vertenza appunto sul "modo". Se cosÏ non fosse non si comprende la necessitý dell'arbitrato: visto che la giurisprudenza definisce l'approvazione del Collaudo una condizione impropria di "procedibilitý" dell'arbitrato stesso. Ritengo che la deliberazione relativa alla decisione che la Giunta vorrý prendere non Ë pi˜ di mia competenza, ma di competenza dell'Assessore agli Affari Legali.

 

L'Assessore Pizzetti, un po' in ritardo, accolse il mio punto di vista. Il collegio degli Avvocati della Citta', si adeguo' e i sospetti su di me vennero consolidati. Non mi hanno mai ringraziato per averli salvati da una cantonata madornale: forse non l'hanno mai nemmeno capito. (torna all'indice)

Avvocati della Concessionaria Gli Avvocati della SAPAM uscirono peggio, rispetto alle loro aspettative, dalla vicenda arbitrale e bene rispetto alle nostre. Dopo Schlesinger la SAPAM si era rivolta ad un altro avvocato torinese, Weigmann, esperto amministrativista. Il Commendator Vincenzo Romagnoli, in un ultimo tentativo di obbligare la Citta' a cedere, su consiglio di qualche manager "celodurista" romano, aveva scritto alla Citta' che non avrebbe consegnato lo stadio per i mondiali '90 se non fossero state accolte una serie di istanze (soldi, arbitrato in corso d'opera, risarcimento della pubblicita' durante i mondiali, etc.). Avrebbe consegnato lo stadio solo di fronte ad una ingiunzione del Sindaco Maria Magnani Noja motivata da ragioni di ordine pubblico. Venni convocato da Maria, molto scoraggiata e pronta a firmare la ingiunzione. Io dissi che era l'ultima cosa da fare e che noi avremmo dovuto invece scrivere alla Concessionaria in termini fermi e pacati respingendo le richieste e avvertendo che avremmo applicato l'art. 30 della Convenzione di Concessione in base al quale la Citta' aveva diritto di usare lo stadio per cinque manifestazioni all'anno. I mondiali di calcio erano stati scelti, appunto, come la manifestazione 1990. C'e' un interessante episodio a lato di questa vicenda: mentre ero nell'ufficio del Sindaco Maria Magnani Noja per spiegare la mia proposta, arrivo' una telefonata dell'onorevole La Ganga che, informato dal Sindaco della situazione, le disse di procedere immediatamente alla ingiunzione motivata da ragioni di ordine pubblico. Maria disse che lei l'avrebbe anche fatto, ma che l'Assessore Matteoli era di parere contrario. Maria mi passo' il telefono e l'onorevole La Ganga mi reitero' il suo suggerimento in termini molto drastici. Gli dissi che si poteva procedere in quel modo, ma con un altro assessore perche' io avrei dato le dimissioni. Si fece a modo mio e si spedi' la raccomandata con la comunicazione della decisione ai sensi dell'art. 30 della Convenzione. Dopo qualche giorno il problema venne riproposto alla Giunta e in una angosciosa riunione, convocata la sera in via straordinaria, dopo avere rilanciato l'idea della ingiunzione, la Giunta autorizzo' l'Assessore competente (me) a ribadire la posizione della Citta' in un telegramma alla Concessionaria con il quale si esigeva risposta nel giro di dodici ore. La Concessionaria si adeguo'. Weigmann, che incontrai qualche tempo dopo, mi disse che la nostra posizione era fortissima e che aveva costretto la Concessionaria a recedere dalla intimidazione. Se avessimo fatto una ingiunzione del Sindaco per motivi di ordine pubblico avremmo costruito un formidabile bastione per le pretese della Concessionaria in sede arbitrale. Questo il motivo della mia ferma opposizione. Anche in questo caso, controcorrente e contro gli altri poteri forti (quelli del PSI) salvai una situazione che era potenzialmente mortale per gli interessi della Citta'. (salvammo: Andrea Galasso come sempre era con me. Porgendo il petto agli strali nemici, come diceva con il suo colorito linguaggio da penalista "vecchio stile") (torna all'indice)

Bando (Vedi anche alla voce "Gara") Il bando per la scelta di un Concessionario con l'Allegato Tecnico sono un esempio di strumento amministrativo originale rimasto senza eguali nell'esperienza amministrativa degli Enti Locali in Italia. Il documento tecnico era concepito come un "metaprogetto esigenziale" dello stadio che vi era specificato in termini di richieste di prestazione. Piu' precisamente veniva specificato uno stadio "ottimale" per mezzo di una serie completa di caratteristiche funzionali: l'idea era di scegliere il Concessionario sulla base del numero e della qualita' delle caratteristiche che intendeva fornire e sulle quali si impegnava. Ai concorrenti si chiedeva di specificare esplicitamente gli oggetti che non avrebbero fornito. Fu molto difficile fare capire il concetto, anzi impossibile. Il testo del documento tecnico diceva chiaramente che i partecipanti dovevano specificare quali "prestazioni" avrebbero offerto e quali no, ma nella bagarre di un Consiglio Comunale isterico non riuscii a far capire il concetto. A documentazione di questa mia affermazione e sconfitta, restano al protocollo della Giunta, diverse versioni dell' "Allegato tecnico" nella prima delle quali si legge chiaramente la logica di impostazione. (torna all'indice)

Bastino Bastino proprietario della Publimondo era da sempre il Concessionario della Pubblicita' al Comunale. La delibera con la quale gli veniva aggiudicata la Concessione non veniva mai discussa in Consiglio, perche' si procedeva al rinnovo d'ufficio con motivazioni di maggiore o minore futilita' (l'aggiustaggio dell'orologio dello Stadio Comunale fu una). La cifra alla quale veniva data la concessione della pubblicita' dalle Giunte Novelli era di circa 300 milioni all'anno (1984/85/86/87). Per l'anno 88 /89, teoricamente l'ultimo anno di gestione pubblica del Comunale, si poneva il problema di rinnovare la concessione per un solo anno: dopo il '90 la pubblicita' sarebbe toccata alla Concessionaria della SAPAM, la Pubbligest. Giorgio Re, Assessore al Bilancio mi propose il rinnovo, come si era sempre fatto e come lui stesso aveva fatto durante i "cento giorni" di Cardetti, addducendo come motivo il fatto che si trattava per un solo anno e che non valeva la pena fare un concorso o una gara. Con Andrea Galasso e Bepi Dondona decidemmo, invece, che era molto opportuno fare la gara. Si fece la gara e l'offerta vincente fu di 2500 milioni, la stessa Publimondo, che si era sempre presa la pubblicita' per 300 milioni all'anno, fece una offerta di 2300 milioni. Io non fui per nulla sorpreso perche' in precedenza, quando stavo predisponendo la delibera per la ricerca di un Concessionario, avevo fatto una semplice indagine personale: contando i cartelloni al vecchio Comunale e chiedendo un'offerta per un cartellone alla Publimondo. Una semplice moltiplicazione mi aveva consentito di scoprire che 300 milioni erano "noccioline" rispetto al valore della concessione pubblicitaria. Novelli, che mi prendeva in giro dicendo che non ci sarebbero state offerte per il nuovo stadio perche' era impossibile realizzzarlo nei termini proposti, faceva finta di ignorare gli enormi margini dei budget pubblicitari. Meglio: doveva far finta di ignorarli per evitare di vedersi chiedere qualche seccante informazione. Il suo vicesindaco e assessore al bilancio Luigi Passoni, che invece non poteva far finta di non sapere, taceva. (torna all'indice)

Bettega [Disponibile] strumento del GPT, ex calciatore della Juventus e dirigente del Juventus FC che in una trasmissione televisiva nazionale (La domenica Sportiva del 2 Aprile, 1995) parlo' dello "stadio del malaffare" riferendosi al Delle Alpi. Bettega, ingenuo uomo dabbene, rappresenta molto bene ed emblematicamente il risultato della mala-informazione che i torinesi hanno ricevuto da La Stampa e dalla Repubblica: dopo anni di quelle letture nessuno poteva ne' pensare ne' esprimersi diversamente. Come dirigente del Juventus FC, Bettega. avrebbe dovuto conoscere in modo diretto e documentato tutta la vicenda: ma ci devono essere filtri interni robusti. Se uno come Bettega e' stato condizionato e parla pubblicamente in questi termini immaginiamo quale puo' essere il livello di informazione e il pensiero del pubblico generale. Questo e' il danno irrecuperabile prodotto dalla mala-informazione servile: settarismo, pregiudizio, astio, odio, risentimento, ostilita'. E non c'e' nessuna legge sulla stampa che possa tutelare la decenza nei confronti della sistematica offesa alla verita' prodotta dal giornalismo strumentale. (torna all'indice)

Blatter Allora Segretario Generale oggi Presidente della FIFA. Venne a Torino per controllare a che punto era la costruzione dello Stadio nel Novembre del 1988. Visito' la Continassa e a mia richiesta dichiaro' che lo stadio doveva essere consegnato al COL trenta giorni prima del primo calcio del Campionato Mondiale del '90. Feci un diligente protocollo della riunione e della visita e lo affidai a una conferenza stampa. Tutti i giornali pubblicarono che lo stadio doveva essere finito il primo di maggio 1990 visto che la prima partita era prevista ai primi di giugno 1990. (vedi "Consegna dello Stadio") e questa data venne poi inserita nella Convenzione di Costruzione e Concessione con la SAPAM. Il protocollo e la conferenza stampa mi salvarono quando il PCI, in una notte di lunghi coltelli, pretendeva la mia testa per avere artatamente istruito una data di consegna che avrebbe consentito la successiva (surrettizia) richiesta di anticipazione da parte del COL. (torna all'indice)

Bianco Pia Luisa la giornalista dell'Europeo che pubblico' un compendio di panzane sullo stadio. Non si capisce istigata da chi, ma le panzane erano chiaramente firmate "Torino". A seguito dell'articolo di Pia Luisa Bianco (che mi era stata raccomandata come "una nostra compagna" dall'Onorevole La Ganga) scrissi una durissima lettera al Direttore dell'Europeo che la ignoro' signorilmente. Quella della Bianco insieme a quelle di Recanatesi, Mondo e Suttora e' stata una delle piu' stupide e gratuite fra le tante aggressioni che ho subito dai giornalisti. Comprendere questi comportamenti e inquadrarli solo come finalizzati all'acquisizione del mercato del lettore-massa e' molto difficile e la ipotesi di ragioni diverse e', obbiettivamente, motivo di paura. Questi personaggi non meritano la liberta' di stampa per la quale si sono fatte battaglie storiche. Niente puo' ripagare il danno morale e materiale che provocano. La cosa ridicola e offensiva e' che i soggetti sono invece convinti di essere emblemi di virtu' sociale. (torna all'indice)

Epilogo: con il 7 dicembre 1999, la Repubblica cambia "linea" sullo stadio (cfr Giro di Boa). Un avvenimento importante. Il mio scontro con il Signor Boffano alla fine e' risultato in una positiva svolta. (torna all'indice)

Boffano

Ho tolto dal dizionario le ripicchine letterariamente modeste con Boffano ex responsabile del foglio Torinese de La Repubblica e forse proprio a seguito di queste rimosso dalla responsabilita'. A chi piace il genere un po' volgare di libellistica da "Merlo Giallo" le trovera' a "ripicchine". (torna all'indice)

Boniperti Giampiero Un grande calciatore beneficiato, come presidente della Juventus, dalle regalie liberali che Bastino elargiva alle squadre quando Novelli distrattamente "regalava" (a circa un decimo del suo valore di mercato) la concessione per la pubblicita' al Vecchio Comunale: Novelli strilla "c'erano anche i socialisti! c'erano anche socialisti!", e dice che io sono "al delirio", ma sui documenti non si confronta. Quando Boniperti candidamente confesso' a me Galasso e Dondona che aveva sempre ricevuto soldi da Bastino (regolarmente fatturati ci disse) mi chiese un miliardo all'anno per continuare a giocare al Delle Alpi e molto esplicitamente minaccio' di usare una scarpetta da calcio (che teneva sulla sua scrivania) "ancora capace di somministrare poderosi calcioni". Alla minaccia risposi con una lettera a La Repubblica che chiuse la diatriba. Quando la Juventus si accorse che il sindaco Castellani era disponibile riapri' il caso. (torna all'indice)

Borgaro Classica mossa da "game theory" che lascia la citta' inebetita per incapacita' di reagire con altrettanta spregiudicatezza: basterebbe dire "andate pure" per vedere nel giro di bre